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	<title>norberto-bobbio &amp;laquo; WordPress.com Tag Feed</title>
	<link>http://wordpress.com/tag/norberto-bobbio/</link>
	<description>Feed of posts on WordPress.com tagged "norberto-bobbio"</description>
	<pubDate>Sun, 07 Sep 2008 04:13:49 +0000</pubDate>

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	<language>en</language>

<item>
<title><![CDATA[Risveglio democratico?]]></title>
<link>http://peppecarpentieri.wordpress.com/?p=216</link>
<pubDate>Fri, 29 Aug 2008 16:01:37 +0000</pubDate>
<dc:creator>matierno</dc:creator>
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<description><![CDATA[
Norberto Bobbio nel 1963 al Convegno promosso dall’Institut International de philosophie sul “f]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><span style='text-align:center; display: block;'><object width='425' height='350'><param name='movie' value='http://www.youtube.com/v/-zt-wCkwUJ0'></param><param name='wmode' value='transparent'></param><embed src='http://www.youtube.com/v/-zt-wCkwUJ0&rel=0' type='application/x-shockwave-flash' wmode='transparent' width='425' height='350'></embed></object></span></p>
<p class="MsoNormal"><strong>Norberto Bobbio</strong> nel <strong>1963</strong> al Convegno promosso dall’Institut International de philosophie sul “fondamento dei diritti dell’uomo” disse: “<em>il problema grave del nostro tempo era non già quello di fondarli ma di proteggerli</em>.“</p>
<p class="MsoNormal">
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><a href="http://www.beppegrillo.it/2008/08/comuni_a_5_stelle_acquanegra.html">Grillo scrive: <em>La democrazia in Italia non c’è più</em></a>, prima di lui Paul Ginsborg ha scritto un libricino molto eloquente dal titolo <a href="http://peppecarpentieri.wordpress.com/2008/05/17/la-democrazia-che-non-ce/"><strong><em>la democrazia che non c'è</em></strong></a>, e prima ancora che Berlusconi attuasse il piano della P2, Bobbio scrisse chiaramente che la partecipazione democratica è <strong><em>distorta, manipolata</em></strong><em>,</em> ci avvertì parlando di plutocrazia, videocrazia. Egli scrisse: <em>la partecipazione si risolve nella migliore delle ipotesi nella formazione della volontà della maggioranza parlamentare; ma <strong>il parlamento</strong> non è più nella società industriale avanzata il centro del potere reale, essendo <strong>spesso soltanto una camera di registrazione di decisioni prese altrove.</strong></em><span> Più chiaro di così? I Sindaci dei comuni responsabili della salute umana amministrano vere <a href="http://peppecarpentieri.wordpress.com/2008/01/17/il-furto-legalizzato/">monarchie</a> locali, opprimono i cittadini, ed offendono i diritti fondamentali dell'uomo: <a href="http://peppecarpentieri.wordpress.com/2008/07/01/caso-fonderie-pisano-c%e2%80%99e-del-marcio-a-salerno/">vita</a> e <a href="http://peppecarpentieri.wordpress.com/2007/10/23/le-ragioni-per-la-revoca-del-mandato-ci-sono-tutte-e-si-fondano-sui-principi-costituzionali-ampiamente-violati-e-traditi/">libertà</a>.<br />
</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;">Thomas Benedikter, in <em>democrazia diretta più poteri ai cittadini,</em> raccoglie le migliori esperienze di democrazia diretta oggi esistenti nel mondo, Brasile, 27 stati in USA, Svizzera ed alcune regioni europee Le associazioni <a href="http://www.democraticidiretti.org/">Democratici Diretti</a> e <a href="http://www.movpartecipazione.it/">Movimento di Partecipazione</a> da anni trattano il tema.</p>
<p class="MsoNormal">
<p class="MsoNormal"><a href="http://www.slideshare.net/matierno/cesena-10-aprile-2008-358171" target="_blank">appunti in internet e considerazioni sulla democrazia</a></p>
<p>Beppe Grillo scrive la prefazione del libro di <a href="http://www.eliolannutti.it/" target="_blank">Elio Lannutti di Idv,</a> la Repubblica delle banche ed a pag. 64 c'è il titolo del paragrafo <strong>Il danaro dal nulla</strong>, dove Lannutti ricopia un lungo intervento di <a href="http://www.davidicke.com/index.php/" target="_blank">David Icke</a> (<a href="http://dicke.meetup.com/18/messages/boards/">meetup italiano di Icke Group</a>) che spiega come le banche usino la <strong>moneta debito</strong> per schiavizzare i popoli.<br />
<em><br />
</em><span>Icke<em>: Oggi gli iniziati e gli uomini dell'elite controllano, la politica, le banche, gli affari, i servizi segreti, gli eserciti, l'istruzione, e i media di tutto il mondo. Forse il più importante dei settori, in termini di controllo, è quello delle banche: la creazione e la manipolazione del denaro.</em></span></p>
<p class="MsoNormal">
<p class="MsoNormal">Da dove crediamo che vengano i soldi per finanziare le guerre ed i politici?</p>
<p class="MsoNormal">
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;">E’ necessario comprendere che non c’è democrazia in un sistema virtuale dove il controllo e l’emissione di moneta è in mano a poche persone, BCE SpA, e non più in mano al popolo violando <span style="text-decoration:underline;">palesemente </span>il principio di sovranità insito in tutte le democrazie rappresentative. Per cui la radice del problema è di natura giuridico-economica: la <em>moneta debito</em>. L'invenzione della moneta debito ed il sistema debito/PIL serve esclusivamente per schiavizzare i popoli e “finanziare” i partiti amici.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;">
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;">Sfogliando le pagine del su citato libro si "scoprono" le fonti e le citazioni per scrivere il libro di Lannutti, presidente dell'Adusbef una delle 16 CNCU che ha appoggiato la famosa FALSA Class Action, in opposizione alla VERA Class Action sostenuta dal Coordinamento Reset Class Action National Group.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;">A pag. 24 si cita Marcello Pamio di <a href="http://www.disinformazione.it/">disinformazione.it</a><!--[if gte vml 1]&#62;                    &#60;![endif]--><!--[if !vml]--><img class="brImage" src="/DOCUME~1/Peppe/IMPOST~1/Temp/msohtml1/01/clip_image001.gif" border="0" alt="" width="1" height="1" /><!--[endif]-->, a pag. 59 si cita <a href="http://antonellarandazzo.blogspot.com/2008/07/la-protesta-ieri-e-oggi.html">Antonella Randazzo</a>, a pag. 143 Milena Gabanelli e Report, a pag. 39 e a pag. 234 si cita Andrea Cinquegrani de <a href="http://beppegrillo.meetup.com/280/messages/boards/thread/4392251/0#16222566">La Voce della Voci e/o Voce della Campania,</a> la stirpe dei Draghi, a pag. 227 finalmente si parla di <a href="http://www.signoraggio.com/">signoraggio bancario</a> e a pag. 229 si parla riserva frazionaria.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;">Insomma il libricino di Lannutti passa l'esame, ed è una discreta raccolta di articoli, commenti ed opinioni che condannano definitivamente le banche italiane e non solo ma l’interno sistema politico <em>camerieri dei banchieri</em>. Peccato per l'ombrello politico di Idv e per <a href="http://beppegrillo.meetup.com/280/messages/boards/thread/4392251/0#16327770">la battaglia sulla class action</a>.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;">Avere la possibilità di leggere a mezzo internet gli scritti e vedere i video delle persone che da anni svelano il <em>potere invisibile</em> e vanno alla radice della corruzione politica: sovranità monetaria, l'elite politica degli illuminati, opus dei […] è di fondamentale importanza per seguire la strada della corretta informazione.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;">I media e gli opinion maker ci hanno raccontato che il problema dell'Italia si chiama Berlusconi, ma svegliamoci <strong>il problema dell'Italia è l'ignoranza degli italiani</strong>, nessun sano di mente darebbe un centesimo in mano a Veltrusconi.<span> </span>L’elite ha prima inventato la <strong>moneta debito</strong> creata dal nulla, e gli italiani non sanno cosa sia. Poi tentano col <a href="http://peppecarpentieri.wordpress.com/2008/06/13/irish-thanks-for-freedom-i-love-you/">Trattato di Lisbona </a>di fare un unico Stato fascista e gli italiani non sanno cosa sia. Poi commercializzeranno i <a href="http://www.google.it/search?q=Microchip+sottocutanei&#38;ie=utf-8&#38;oe=utf-8&#38;aq=t&#38;rls=org.mozilla:it:official&#38;client=firefox-a">microchip sottocutanei</a> e gli italiani non sanno nulla.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;">Attraverso la propaganda e gli opinionisti continuano a dividere gli italiani fra chi sta con Silvio e chi contro per alimentare un'<strong><a href="../2008/08/28/dualita-ed-etichette/">infantile dualità</a></strong>. Ci programmano ogni volta che vogliono e ci fanno fare lodevoli ed <strong>inutili lotte </strong><span>civili</span> per dare <strong>sfogo</strong> alla rabbia accumulata, per farci sentire <strong>appagati</strong> dopo averla svolta, e mentre in realtà i “problemi” vengono creati ad arte per sottolineare la dualità: <em>divide et impera</em>. Attraverso la Programmazione Neuro Linguistica (PNL) usano le emotività collettive e nascondono le origini della corruzione. Ci mostrano furbescamente i corrotti e non i corruttori, ci mostrano i difetti dei politici e ci impediscono di agire direttamente grazie ad un sistema chiuso: no alle primarie vere, no alla democrazia diretta. Ci mostrano le <strong>mezze verità</strong> per convincerci delle loro ragioni, per farci votare chi dicono loro o per dirti non andare a votare.</p>
<p>Non ho mai visto i TG nazionali difendere la sovranità popolare degli italiani e dire chiaramente la nascita dei problemi, così come non lo fanno gli intellettuali di destra e di sinistra, sodali fra loro.<br />
<!--[endif]--></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><strong>Democrazia vera, energia e decrescita sono strettamente connesse</strong>.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;">
<ul style="margin-top:0;" type="disc">
<li class="MsoNormal">La decrescita si basa sul concetto di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Bioeconomia">bioeconomia.</a> Di contro oggi viviamo in un sistema virtuale poggiato sulla moneta debito      e sul debito/PIL che non misura la felicità nazionale.</li>
<li class="MsoNormal">L'assenza di vera democrazia impedisce agli uomini      liberi e consapevoli di emergere e di poter condividere la conoscenza.</li>
<li class="MsoNormal">Il mondo governato dell'elite della finanza      virtuale investe le principali risorse nell'accaparramento delle fonti      energetiche di loro uso frequente oggi petrolio e gas, ma le stesse      corporations SpA che detengono la conoscenza sono pronte ad usare le      tecnologie "migliori" e non inquinanti.</li>
</ul>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;">
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;">Uscire della matrix dell'elite finanziaria significa vivere in un mondo democratico che usi il buon senso e la ragionevolezza umana. Per cui una politica che non tiene conto dei diritti fondamentali dell'uomo, come avviene oggi, e che adegua i diritti alla politica stessa è disumano. <strong>E' la politica che deve essere adeguata ai diritti.</strong> Appena 25 anni fa i consumi non erano così sfrenati come oggi. Un politico illuminato, nel senso buono, se ne frega del PIL e misura il BIL (Benessere Interno Lordo) o la Felicità Nazionale Lorda (FNL) che tiene conto della vera ricchezza e cioè della qualità della salute e dell'ambiente, la cultura, il tempo libero per socializzare...</p>
<p>Più armi si vendono e più cresce il PIL, più ammalati di cancro ci sono e più cresce il PIL, più incidenti ci sono e più cresce il PIL. Solo in una vera democrazia potrà emergere un soggetto politico portatore dei valori umani, per cui una comunità che usa regole democratiche, come le primarie vere, i bilanci partecipativi, i referendum in maniera del tutto virtuosa farà emergere le competenze, e le conoscenze genuine, sincere e vere finora volutamente oppresse dall’elite e tenute nascoste nella società civile.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;">Da sempre ci sono comunità che praticano la decrescita, o meglio il buon senso, ma il sistema socio-economico regionale, nazionale e globale continua ad essere quello della moneta debito e del debito/PIL. Per cui è bene sapere che i comportamenti virtuosi all'interno di un sistema consumistico non incidono sulla società, rimane un atteggiamento volontaristico che non porta benefici definitivi all'umanità. Un cambiamento a sostegno di una società più umana ha bisogno un soggetto politico realmente democratico e trasparente, genuino, fatto dalla gente per la gente e che inizi a parlare di cose "nuove": democrazia diretta, decrescita, <a href="../2008/06/16/azione-collettiva-risarcitoria-class-action-allitaliana-nonostante-sia-inefficace-confindustria-ha-gia-paura/">class action vera</a>...</p>
<p>Nel concreto provate ad immaginare la Regione Campania che non usa più l'euro, ma una moneta di proprietà del popolo e calcola il BIL e non più il PIL. Questo è un cambiamento reale. Ed è possibile grazie al cospicuo numero di cittadini che hanno compreso il cambiamento da fare per uscire da matrix ed entrare nel mondo reale ed umano.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;">Se conosciamo la PNL sapremo come guarirci dalle paure indotte e sapremo leggere le loro manipolazioni e menzogne. Impariamo a giudicare la politica dai fatti, e per valutarla è necessaria la conoscenza proveniente da un'informazione non filtrata. Abbiamo la possibilità di verificare le manipolazioni di tutti, con piccole ricerche anche a mezzo internet.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;">
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom:12pt;text-align:justify;">Un esempio banale di come giocare con le emotività collettive per creare prima una shock.<br />
Il meetup/280 segnala il Trattato di Lisbona <a href="http://beppegrillo.meetup.com/280/messages/boards/thread/4685848/0/#17658178">il 10 marzo 2008</a>, il blog di Grillo lo mostra a cose fatte. Ecco come alimentare la rabbia dei cittadini, cioè mostrando la scelta errata e contestata dei politici.<br />
Anziché aprire una discussione nei tempi giusti, quindi molto prima che il Governo lo approvasse, si decide di far scatenare le emotività dei cittadini mostrando gli errori politici a cose fatte.</p>
<p>Il caso rifiuti Campania è l'esempio più eclatante - <a href="http://peppecarpentieri.wordpress.com/2007/05/14/senza-parole-stato-di-polizia/">Stato di polizia 1</a>, <a href="http://peppecarpentieri.wordpress.com/2008/02/20/senza-parole-stato-di-polizia2-de-gennaro-allopera/">Stato di polizia 2</a>, <a href="http://peppecarpentieri.wordpress.com/2008/05/25/chiaiano-stato-di-polizia3/">Stato di polizia 3</a> - tutti sapevano dei piani errati e nessuno ha fatto nulla. Ora si gioca con le forti emotività dei cittadini esasperati per manipolarli ed orientare il consenso politico. Anche il non voto è un orientamento politico volto a togliere consensi da una parte o dall'altra e/o impedire la nascita di un nuovo competitore politico come un movimento genuino.</p>
<p><strong>Il potere fa esattamente ciò che vuole per conservarsi: IMPEDIRE CHE UOMINI USINO LA RAGIONE.</strong> <span> </span></p>
<p>I problemi creati ad arte dall’elite servono per ingabbiare gli <strong>automi</strong> ribelli, impegnarli in lotte, ed in quella ristretta cerchia di persone che aspirano alla libertà. Il “<em>ricatto lavoro</em>” è il primo mezzo per “accontentare”, “ indirizzare”, e rendere schiave le persone ed impedire loro la crescita di una "pericolosa" autostima e consapevolezza. Viviamo in un modo illusorio esattamente come descritto dal film Matrix. La gabbia mentale è la moneta debito, quanti italiani sanno che i soldi da loro posseduti sono di proprietà della BCE SpA privata ed ogni volta che li usiamo aumenta il debito pubblico? Quanti cittadini sanno che siamo noi ad alimentare tale debito poiché siamo stati programmati a non sapere ed accettare un pezzo di carta che <strong>non vale nulla</strong>?<br />
Siamo noi che diamo valore all'euro della BCE quando l’accettiamo. Certo ci sono gli accordi come il Trattato di Maastricht, ma qualcuno l'ha mai letto? Il popolo sovrano è stato consultato in Occasione del Trattato di Lisbona? Meno male che l'Irlanda ha votato NO.<br />
Quanti sanno che il PIL non calcola la felicità dei popoli?</p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom:12pt;text-align:justify;">Dovremmo smetterla di vivere come automi programmati ed <strong>iniziare a vivere da essere umani.</strong> Dovremmo pensare ai nostri reali bisogni non quelli indotti da altri. Siamo essere umani dotati di passioni, amore e creatività. PIL e finanza non hanno nulla a che fare con noi, sono programmi mentali ideati dall'elite.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;">Il potere supremo è in mano al popolo, solo che lui non lo sa, ignoranza ed assenza di autostima collettiva gli impediscono di agire, di parlare e dire la verità.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;">
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;">I rappresentanti - Presidente Regione, Provincia e Sindaci e consigli - eletti hanno il potere e dovere costituzionale e morale di fare gli interessi del popolo sovrano, quindi possono chiedere al proprio Governo e Parlamento di <strong>usare una moneta di proprietà del popolo</strong> sostitutiva dell'euro e/o a doppio corso legale. Non fatevi ingannare e manipolare dal Trattato di Maastricht, poiché il Trattato di Lisbona è stato bocciato e questo significa che la nostra malata Costituzione rimane ed è la nostra prima legge da applicare. Ed essa dice chiaramente che abbiamo il potere e dovere morale di usare una moneta di nostra proprietà e che la banca centrale nazionale deve essere sotto <strong>controllo pubblico</strong> e non privato come ora. Le cose vanno male per volontà politica di tutti, compreso il popolo suddito, e non per diritto, i <em>camerieri dei banchieri</em> ignorano la nostra volontà, "bene", sostituiamoli con altri che rispettino la Costituzione e colgano l'<strong>obiettivo primario della sovranità monetaria.</strong> Ad oggi non vedo un soggetto politico che abbia come priorità numero 1 tale obiettivo, se non c'è inventiamolo.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;">Il popolo sovrano può chiedere di fare questo ai loro dipendenti e licenziare chi non accetta l'applicazione dell'articolo 1 della nostra costituzione. Molti politici e loro sodali e fedeli si lavano spesso la bocca con la parola <strong>corruzione</strong>, chi non ha ancora realizzato che la fonte principale economica di ciò sono i proventi dal signoraggio bancario delle banche centrali privati è ignorante o in mala fede.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;">L'ignoranza si può rimediare, la mala fede no.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Bons Homes]]></title>
<link>http://albertbalada.wordpress.com/?p=21</link>
<pubDate>Sun, 20 Jul 2008 20:05:02 +0000</pubDate>
<dc:creator>albertbalada</dc:creator>
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<description><![CDATA[Diuen que les passions mouen als homes. Potser és veritat, potser no, en tot cas al transcórrer de]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">Diuen que les passions mouen als homes. Potser és veritat, potser no, en tot cas al transcórrer dels segles, aquelles indomables aventures esdevenen repetides una i una altra vegada en la nostra quotidianitat, de si hom pregunta per l’edat de “El Príncep” de Maquivelli, hom podria trobar que la seva validitat abasta alguna cosa més que la gestió de les repúbliques norditalianes i segurament podria afirmar, amb la rotunditat del profà que havia estat escrit fa no pas gaire, però el cert és que aquella virtut de descriure amb tot luxe de detalls les intrigues de palau, per complaure al senyor que l’havia empresonat, amb les corresponents analogies en descriuen el món de la política, és a dir els seus bastidors, en els seus justos termes.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">De fet doncs, aquesta ciclicitat de la visió historiogràfica de la política no fa si no recrear-nos la seva pròpia universalitat i com aquells presocràtics, en certa manera pares de determinades doctrines inspiren les següents tradicions i en la ciclicitat, les següents a les següents, com aquella llavor que germina un i un altre cop, mentre avança inexorablement a través dels segles. Qui ens diria per exemple que una descripció com la de “...Imatges planes, economia de la forma, profunditat i dinamisme constitueixen la magistral combinació que aconsegueix un efecte de realisme;.. “ correspon en realitat no a una crítica d’art contemporània, sinó a un comentari científic a l’entorn de l’art rupestre</span><a name="_ftnref1" href="http://albertbalada.wordpress.com/wp-admin/#_ftn1"><span class="MsoFootnoteReference"><span><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-size:12pt;font-family:&#34;">[1]</span></span></span></span></a><span style="font-size:small;"><span style="font-family:Times New Roman;">?. <span> </span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">Resulta doncs aclaridor recercar en els estudis, en la ciència, per a trobar aquella anàlisi acurada del fet polític que no és pas cap art com algú afirma, sinó la essència de les idees que prenen <span> </span>forma en el desenvolupament del context de “la pàtria dels humans”, de la polis com a lloc de relació, d’interrelació personal i col·lectiva que va conformant-se amb les aportacions culturals pròpies en aquella xarxa simbiòtica extensa que ens defineix el <span> </span>món en cada moment històric amb el seu llenguatge polític, un llenguatge en el que s’ha produït “un canvi de vocabulari que no revela, com alguns podrien pensar <span> </span>que la política ha estat reemplaçada per la moralitat, sinó que la política s’està expressant en el registre moral”</span><a name="_ftnref2" href="http://albertbalada.wordpress.com/wp-admin/#_ftn2"><span class="MsoFootnoteReference"><span><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-size:12pt;font-family:&#34;">[2]</span></span></span></span></a><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">. És aquesta diferenciació en el llenguatge, en la interpretació semàntica per una banda del discurs polític, de la dialèctica en si mateixa, com de l’aplicabilitat política, del pragmatisme, en que es produeix aquella evolució en permanència que ens porta a aquest segle XXI, recuperant-ne no tan sols aquella moralitat, exigible al rigor expositiu, sinó també la moralitat en clau kantiana en la interpretació de les polaritats per una banda, com en les pròpies convencions i interpretacions de la realitat, per l’altra.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">És evident que sense una base, un substrat intel·lectual, analític, científic, tot llenguatge, <span> </span>tota la aventura política queda a l’empara del populisme creant aquella realpolitik que ens endinsa en les decisions improvisades, sense un valor teòric real. Però hi ha altres valors que conformen aquell fet moral que cal recuperar i estabilitzar en la pragmàtica política, valors com la temprança o la intransigència, la temprança a la que cal entendre com un model en si mateixa, com una manera d’entendre la praxis i els axiomes polítics, és per ella mateixa la antiretòrica, com la intransigència és el sacrifici del propi interès per la idea en la que hom creu, <span> </span>potser més que valors: són principis conformadors en ells mateixos que ens transmeten aquella essència vital de la res politicæ com un deure moral. “...El deure moral, és un deure de consciència, un deure interior; el deure jurídic un deure exterior, un deure de respecte al altre. Si atenem als nombrosos llibres escrits sobre el deure des de Ciceró fins als nostres dies, comprovarem la contínua presència d’aquesta distinció.”</span><a name="_ftnref3" href="http://albertbalada.wordpress.com/wp-admin/#_ftn3"><span class="MsoFootnoteReference"><span><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-size:12pt;font-family:&#34;">[3]</span></span></span></span></a><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:small;"><span style="font-family:Times New Roman;">L’apologia de la reforma buscava la revitalització del cristianisme primitiu, com ho van fer en el seu dia els “homes bons” d’Occitània, però interpretacions religioses a banda, el llegat polític d’aquestes difusions d’idees és absolutament transcendent perquè va més enllà, molt més enllà de la significació de lo sagrat, ens parla de voluntat de sacrifici i abnegació, de voluntats exigibles. La confluència dels valors cristians primitius i els profans en la definició política occidental doncs, en allò que mou la civilització, ens descriu com la essència reformadora pot veure d’aquelles sotileses, d’aquelles simples rutines noves, tant reprovables per part de l’establishment, com vàlides en tant que han perdurat al llarg dels segles, músiques que busquen les seves lletres en el context contemporani. <span> </span><span> </span><span> </span></span></span></p>
<div>
<span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"><br />
<hr size="1" /></span></p>
<div id="ftn1">
<p class="MsoFootnoteText" style="margin:0;"><a name="_ftn1" href="http://albertbalada.wordpress.com/wp-admin/#_ftnref1"><span class="MsoFootnoteReference"><span><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-size:10pt;font-family:&#34;">[1]</span></span></span></span></a><span style="font-size:x-small;font-family:Times New Roman;"> Alonso Tejada, Anna i Grimal Navarro, Alexandre. L’art rupestre de Cogul. Primeres imatges humanes a Catalunya. Pagès editors. Lleida. 2007. pag 116.</span></p>
</div>
<div id="ftn2">
<p class="MsoFootnoteText" style="margin:0;"><a name="_ftn2" href="http://albertbalada.wordpress.com/wp-admin/#_ftnref2"><span class="MsoFootnoteReference"><span><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-size:10pt;font-family:&#34;">[2]</span></span></span></span></a><span style="font-size:x-small;font-family:Times New Roman;"> Mouffe, Chantal. En torno a lo político. Fondo de Cultura Economica SA. Buenos Aires. 2007. pag. 81</span></p>
</div>
<div id="ftn3">
<p class="MsoFootnoteText" style="margin:0;"><a name="_ftn3" href="http://albertbalada.wordpress.com/wp-admin/#_ftnref3"><span class="MsoFootnoteReference"><span><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-size:10pt;font-family:&#34;">[3]</span></span></span></span></a><span style="font-size:x-small;font-family:Times New Roman;"> Bobbio, Norberto i Viroli Maurizio. Diálogo en torno a la República. Tusquets editors.Barcelona. 2002. pag. 45 </span></p>
</div>
</div>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Você se incomoda?]]></title>
<link>http://oladob.wordpress.com/?p=96</link>
<pubDate>Sun, 13 Jul 2008 15:33:12 +0000</pubDate>
<dc:creator>oladob</dc:creator>
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<description><![CDATA[Às vezes acontece de sentir saudades dos personagens dos quadrinhos que leio. E o engraçado é que]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;"><a href="http://oladob.files.wordpress.com/2008/07/persepolis.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-97" src="http://oladob.wordpress.com/files/2008/07/persepolis.jpg" alt="" width="450" height="243" /></a>Às vezes acontece de sentir saudades dos personagens dos quadrinhos que leio. E o engraçado é que isso se dá não quando termino de ler, mas ainda durante a leitura. Posso estar na metade ou quase no fim; se bate aquela sensação de saudade antecipada, dou uma pausa na leitura. Coloco a HQ de lado, apenas pra dar mais tempo ao meu desconhecimento do personagem em questão. Aconteceu na leitura de <a title="Mafalda Inédita" href="http://oladob.wordpress.com/2008/05/13/mafalda-inedita/">Mafalda</a> e de <a title="Lost Girls" href="http://oladob.wordpress.com/2008/02/04/lost-girls/">Lost Girls</a>. Persépolis é o caso mais recente. Agora mesmo a revista tá ali, em cima da minha escrivaninha, desde ontem. Já passei da metade da história e me apeguei tanto a Marji (a autora e protagonista), que não quero terminar logo a leitura. É um sentimento confuso, pois ao mesmo tempo eu não quero parar de ler. Na minha indecisão, acabo pondo o gibi de lado. Nem sempre consigo, é claro.</p>
<p style="text-align:justify;"> </p>
<p style="text-align:justify;">O relato da vida de Marjane Satrapi (a Marji) no Irã e na Europa é de uma sinceridade quase infantil, impossível de se ficar indiferente. Acompanhar suas descobertas, as maneiras como apreendia e lidava com a realidade da guerra em seu país, e posteriormente os rumos - des-rumos, talvez - que toma na Europa, me deram a sensação de estar mergulhando não apenas na alma daquela iraniana, mas em certas contradições sociais que de maneira alguma possuem fácil solução.</p>
<p style="text-align:justify;"> </p>
<p style="text-align:justify;"><a href="http://oladob.files.wordpress.com/2008/07/persepolis-4.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-98" src="http://oladob.wordpress.com/files/2008/07/persepolis-4.jpg" alt="" width="450" height="243" /></a>Quando ela, ainda criança, lendo sua história em quadrinhos predileta - chamada "O materialismo dialético" - conclui que a causa de todos os problemas da sociedade é a diferença entre as classes sociais, ela começa a se questionar sobre sua realidade imediata. "Como podíamos manter uma empregada em casa?". "Por que havia crianças que precisavam limpar vidros de carros ou tecer tapetes para sobreviver?". "Por que meu pai possuía um Cadillac enquanto a maioria das minhas amigas andava a pé?". Os questionamentos são tipicamente infantis, mas não é esse o ponto.</p>
<p style="text-align:justify;"> </p>
<p style="text-align:justify;"><a href="http://oladob.files.wordpress.com/2008/07/persepolis.gif"><img class="alignleft size-medium wp-image-99" src="http://oladob.wordpress.com/files/2008/07/persepolis.gif?w=300" alt="" width="300" height="269" /></a>O que me incomodou foi pensar que, hoje, talvez nossa capacidade de estranhar o mundo tenha enfraquecido - aquela sensação de que a realidade poderia ser melhor, se incomodar com isso, e então tentar transformá-la. Marji sentiu isso no micro-universo que a rodeava quando criança; arrisco dizer que o sentimento jamais a abandonou. E penso que deveríamos cultivá-lo. Buscar, no nosso incômodo com a realidade - mas quem se incomoda? - meios de superá-la. Talvez esse seja um dos motivos que me levaram a desejar a vida acadêmica - e com isso não quero dizer que não haja outros caminhos, melhores ou piores. Enxergo na academia o potencial de transformar esse estranhamento do mundo em ferramentas para mudá-lo. Porque ele me incomoda. E, assim como Marji, recém-chegada na Europa, se incomodou com sua amiga que "falava de futilidades" enquanto as pessoas morriam no Irã, eu me perturbo quando vejo a academia se consumar nesses "debates masturbatórios" de que Bobbio fala (ver post abaixo). Afinal, há uma realidade aí fora - alias, corrijo-me: estamos <em>na </em>realidade - e simplesmente não me conformo quando os acadêmicos voltam o olhar apenas para si mesmos.</p>
<p style="text-align:justify;"> </p>
<p style="text-align:justify;">Tenho medo de parecer determinista. "Analisar o pensamento de Fulano é necessariamente uma masturbação intelectual". Não é isso. O estudo do pensamento teórico é uma das chaves da <em>práxis</em> acadêmica. É a maneira como esse estudo se dá que a meu ver precisa ser reformulada. Terry Eagleton, na nota introdutória do livro <em>Depois da Teoria</em>, afirma que a teoria cultural, no atual estágio do seu desenvolvimento, não dá "atenção a questões suficientemente inquiridoras e penetrantes que atendam às demandas de nossa situação política".<em> </em>E Bobbio, falando do marxismo (tema do seu artigo), questiona-se se, em vez de utilizar Marx para disputas obscuras e sem sentido (como determinar se ele é funcionalista ou estruturalista), "não seria mais sábio... utilizar a obra de Marx para aquilo que é ainda utilizável, com o objetivo de tirar proveito de instrumentos conceituais adequados à análise da sociedade contemporânea?".<a href="http://oladob.files.wordpress.com/2008/07/cialetras_persopolis_enc.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-100" src="http://oladob.wordpress.com/files/2008/07/cialetras_persopolis_enc.jpg" alt="" width="200" height="296" /></a></p>
<p style="text-align:justify;"> </p>
<p style="text-align:justify;">Ambas as críticas são especificas, mas creio que podem ser generalizadas de forma saudável, indicando caminhos que a academia deveria tentar seguir na sociedade. O cultivo do estranhamento da realidade contemporânea é, a meu ver, um bom ponto de partida. Um estranhamento que identifico com a trajetória de Marji, que aliás me espera em cima da escrivaninha. É hora de me incomodar.</p>
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<title><![CDATA[Sempre confiei em marxistas...]]></title>
<link>http://oladob.wordpress.com/?p=95</link>
<pubDate>Sat, 12 Jul 2008 03:43:14 +0000</pubDate>
<dc:creator>oladob</dc:creator>
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<description><![CDATA[“Pois bem. O relacionamento entre teoria e prática é muito mais complexo do que aquilo em que se]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;">“Pois bem. O relacionamento entre teoria e prática é muito mais complexo do que aquilo em que sempre tinha acreditado o puro racionalista, que afirma que uma certa prática pode ser deduzida de uma certa teoria, ficando talvez escandalizado se lhe dissesse que a maior parte das teorias são, em geral, racionalizações póstumas de práticas já passadas ou que se gostaria de concluir”. Quem fala é Norberto Bobbio no artigo <em>Existe uma doutrina marxista do estado?</em>. A pergunta-título é o mote para o desenvolvimento de uma crítica a várias atitudes acadêmicas da época (década de 70, mais ou menos). “Marx era um estruturalista ou um historicista?” “Você viu aquela frase de <em>A ideologia alemã</em>? Ela sem dúvida definirá os rumos da discussão”... “Não, pelo contrário, você a interpretou errado”. Muitos estudiosos marxistas da política – uma “área” cuja importância <em>direta</em> para o social não pode ser negada – encaminhavam suas pesquisas condicionados por um pensamento “masturbatório”. Superada – talvez – essa contenda específica, o artigo de Bobbio ainda consegue alfinetar os leitores de hoje: a situação (e aí o leitor entende as palavras transcritas abrindo o texto), no que diz respeito à academia em geral, mudou?</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;">Me preocupam os caminhos dessa instituição criada na Idade Média. Universidades pipocam no país. Isso significa maior geração de mão-de-obra (mais) qualificada. Ótimo. Mas os milhares de cursos de onde saem, enfileirados, engravatados-com-diploma-atrás-de-emprego têm, também, algo chamado “parte teórica”. Não vou falar do que não tenho certeza: que nas “universidades pagas” essa tal “parte” só é cumprida por obrigação curricular e olhe lá. Nas universidades federais, por outro lado (e aqui posso falar um pouco), há cursos que quase que se resumem à teoria. Não se assuste o leitor pensando que tal “desequilíbrio” é o único problema. A pesquisa teórica, de importância decisiva independente de que curso se esteja falando, parece-me, em grande parte, determinada por aquela atitude “masturbatória” com a qual Bobbio se preocupa. Às vezes penso que muitos “pesquisadores” confundem seu trabalho com jardinagem: vamos nos preocupar em deixar as flores bem bonitas, para algumas pessoas, apenas, olharem. É sempre bom ressaltar que há, claro, exceções. Mas o fato é que o velho – velhíssimo – problema “teoria e prática” precisa de uma solução urgentemente. Os debates aqui no blog estão abertos.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;">Os tiques marxistas denunciados por Bobbio no artigo em questão parecem, sem dúvida, que se esmaeceram. Claro que sempre encontramos um ou outro “Quixote” nos departamentos de humanas, mas os tiques de hoje – tão “obstáculos” quanto esses marxistas – são outros. Pena. Tenho sempre mais simpatia por esses Quixotes. Aliás, com relação aos livros de teoria cultural por onde tento obter ferramentas para desvendar o hoje, sempre confiei mais nos marxistas. Bobbio teria me repreendido... As alfinetadas de <em>Existe uma doutrina marxista do estado?</em> são mais que bem-vindas. Se confia-se em marxistas, dizem elas, deve-se fazê-lo, no mínimo, com sensatez. São alfinetadas das quais qualquer um que queira começar a pesquisar não deve se defender. E ah: o livro que esse artigo de Bobbio abre (<em>O marxismo e o estado</em>, de Bobbio et all., Graal) é um início maravilhoso.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;">
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><em>Fragmento da discussão realizada em 05/07/2008<span> </span></em></p>
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<title><![CDATA[Democràcia de mercat, democràcia de compromís]]></title>
<link>http://albertbalada.wordpress.com/?p=8</link>
<pubDate>Sun, 01 Jun 2008 20:33:44 +0000</pubDate>
<dc:creator>albertbalada</dc:creator>
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<description><![CDATA[Tot i les crítiques que es puguin fer a les seves teoritzacions, fonamentalment degudes a la intera]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">Tot i les crítiques que es puguin fer a les seves teoritzacions, fonamentalment degudes a la interacció de la seva experiència política amb la seva investigació politològica, Norberto Bobbio és per a mi, sense cap mena de dubte un dels principals teòrics sobre la democràcia, en el ben entès que descriu els principis del model continental i de les característiques que la defineixen en el context contemporani, sense menystenir, per altra banda altres teoritzacions en l’àmbit acadèmic.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:small;"><span style="font-family:Times New Roman;"><span> </span>Bobbio aventura que en el moment en el que es produeix una crisi de la democràcia, -és aleshores quan hom entra en una crisi de l’Estat de dret, per això és important vetllar per les excel·lències “del sistema” a banda del processos electorals.</span></span><a name="_ftnref1" href="http://albertbalada.wordpress.com/wp-admin/#_ftn1"><span class="MsoFootnoteReference"><span><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-size:12pt;font-family:&#34;">[1]</span></span></span></span></a><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"> Tot i que hi ha qui critica el fet de la “no alternativa” al model de la democràcia contemporània, també es cert que aquest axioma ens permet establir una garantia en el propi model. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">M’interessen del politòleg italià especialment la que s’anomena definició formal, procedimental y no substantiva del terme democràcia en lo que Bobbio ens proposa una definició de mínims; també m’interessa la seva conceptuació sustentada en el pensament liberal com a pressupost històric i lògic a partir dels valors de la igualtat i la llibertat, aquells que han de fonamentar substancialment l’Estat de dret; però el científic ens recorda també que s’ha de tenir present la importància de l’individu i del pluralisme, moment en el que incorpora els valors heretats de la Revolució francesa, la fraternitat i la renovació gradual de la societat a partir del debat de les idees.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">Però un punt substantivament interessant de les teoritzacions de Norberto Bobbio, el representa també dos de les característiques que defineixen a l’Estat modern, la democràcia com a mercat: el mercat de la negociació i el dels processos electorals, <span> </span><span> </span>i la democràcia com a compromís, el que ens situa veritablement en el context de la democràcia real. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"> </span></p>
<div>
<span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"><br />
<hr size="1" /></span></p>
<div id="ftn1">
<p class="MsoFootnoteText" style="margin:0;"><a name="_ftn1" href="http://albertbalada.wordpress.com/wp-admin/#_ftnref1"><span class="MsoFootnoteReference"><span><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-size:10pt;font-family:&#34;">[1]</span></span></span></span></a><span style="font-size:x-small;font-family:Times New Roman;"> Bobbio Norberto. La crisis de la Democracia y la lección de los clásicos. Pensar la Democràcia. UNAM. Barcelona. 2001</span></p>
</div>
</div>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Contro i nuovi dispotismi]]></title>
<link>http://jeth.wordpress.com/?p=33</link>
<pubDate>Fri, 11 Apr 2008 17:15:02 +0000</pubDate>
<dc:creator>jeth</dc:creator>
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<description><![CDATA[
Nel breve che ormai ci separa dal Voto, si fa alto il richiamo alla propria coscienza ed ai propri ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:center;"><a href="http://jeth.wordpress.com/files/2008/04/bobbio_controinuovidispotismi.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-35" src="http://jeth.wordpress.com/files/2008/04/bobbio_controinuovidispotismi.jpg" alt="Norberto Bobbio - Contro i nuovi dispotismi" width="129" height="220" /></a></p>
<p><span style="color:#000000;"><span style="color:#ffffff;">Nel breve che ormai ci separa dal Voto, si fa alto il richiamo alla propria coscienza ed ai propri valori, ai propri intendimenti ed ai propri punti di riferimento.</span></span></p>
<p><span style="color:#000000;"><span style="color:#ffffff;">Tra i miei v'è</span></span><span style="color:#000000;"> <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Norberto_Bobbio"><strong>Norberto Bobbio</strong></a></span><span style="color:#000000;"><span style="color:#ffffff;">, di cui per l'occasione segnalo alla lettura "</span><a href="http://www.edizionidedalo.it/cgi-bin/gded.cgi?azione=RICERCA&#38;codice=9788822055088&#38;cart_id=filefVLM81&#38;aname=5">Contro i nuovi dispotismi</a></span><span style="color:#000000;"><span style="color:#ffffff;">", nuova illuminante raccolta di scritti ed articoli, a cura della fondazione</span></span><span style="color:#000000;"> <a href="http://www.criticaliberale.it/">Critica Liberale</a></span><span style="color:#000000;"><span style="color:#ffffff;">.</span></span></p>
<p><span style="color:#000000;"><span style="color:#ffffff;">Altrettanto utile la rassegna di approfondimenti</span></span><span style="color:#000000;"> <a href="http://www.mulino.it/edizioni/primopiano/index_elezioni.html">verso il voto</a></span><span style="color:#000000;"> </span><span style="color:#000000;"><span style="color:#ffffff;">proposta dalla casa editrice Il Mulino, nonchè una fondamentale</span></span><span style="color:#000000;"> <a href="http://www.caffeeuropa.it/index.php?id=10,132" target="_blank">analisi</a> </span><span style="color:#000000;"><span style="color:#ffffff;">di Carlo Carboni sul paese che si affaccia all'appuntamento elettorale. </span></span></p>
<p><span style="text-decoration:underline;"> </span></p>
<p> </p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[La società della gioventù]]></title>
<link>http://politiche.wordpress.com/?p=42</link>
<pubDate>Mon, 17 Mar 2008 13:04:53 +0000</pubDate>
<dc:creator>brasseriefoucault</dc:creator>
<guid>http://politiche.wordpress.com/?p=42</guid>
<description><![CDATA[In quale età della vita noi ci troviamo? Giovinezza, maturità, vecchiaia? Cos’è la morte e quan]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal">In quale età della vita noi ci troviamo? Giovinezza, maturità, vecchiaia? Cos’è la morte e quando accade inconfutabilmente? Non scambiate queste mie banali domande per delle fantasticherie New Age o solo per un mio improvviso inebetimento senile. Vari episodi di cronaca dimostrano che queste domande sono attuali. La Cassazione ha aperto, infatti, il caso di <b>Eluana Englaro</b>, creando uno spazio affinchè si ritorni a parlare di eutanasia. Il dibattito etico e scientifico dimostra che, incredibilmente, non c’è consenso sulla morte. Stato vegetativo, coma irreversibile, coma persistente? Un fatto apparentemente evidente è dibattuto.</p>
<p class="MsoNormal">E’ un paradosso della postmodernità. <b>Norberto Bobbio</b> notava come gli Stati Democratici moderni fossero, in pratica, più assoluti delle monarchie assolute seicentesche, proprio perché legislavano su aspetti della vita, un tempo, confinati nella sfera del privato: embrioni, staminali, morte. La politica estende la sua sfera di influenza sulla società e la assorbe interamente. Lo Stato contemporaneo esercita un potere sulla vita degli individui “biopolitico” che non può prescindere dalla determinazione del suo opposto: la morte. Anche l’età è un problema. Una determinazione storico-sociale, piuttosto che un dato biologico, si direbbe. Sorpresi? Padoa-Schioppa è recentemente scivolato sulla gaffe dei “bamboccioni”. Egli guardava attraverso le lenti di una società pre-moderna. I sociologi ci dicono che le difficoltà del mercato del lavoro, la lunghezza degli studi fra lauree di I e II livello, Specializzazioni, Master, Dottorati e Tirocini e l’impossibilità di emanciparsi economicamente dalle opulenti famiglie pasciute all’ombra di un paternalistico stato sociale keynesiano, espandono i confini dell’adolescenza<span>  </span>fino ad i trent’anni (!). Achille guerreggiava con Troia a 15 anni (ma era un semidio, in fondo), Alessandro Magno conquistava il suo impero a 21, ma la maggior parte dei “ragazzi” italiani trentenni, fra contratti a termine e a progetto, prende ancora i soldi dalla “borsetta di mammà”. I conti, però, tornano: se Veltroni viene salutato come “il nuovo” alla guida del PD, è ovvio che un trentenne sia un pischello. Già; e la vecchiaia dov’è? Ai nostri arzilli vecchietti non basta più di essere definiti eufemisticamente “terza età”. Cedere il posto ad un anziano su un bus può costarvi l’ira del beneficiato della gentilezza. Ottuagenari protagonisti dello spettacolo, tirati in lifting e sotto abuso di Viagra e pillolame vario, dichiarano alle riviste di gossip di sentirsi giovani, scattanti, pronti a tuffarsi in nuove avventure lavorative ed amorose. Le conseguenze di queste improvvide dichiarazioni è che l’età pensionabile verrà alzata e i giovani bamboccioni moriranno sul posto di lavoro, se ce l’avranno mai. In fin dei conti il lavoratore intellettuale può lavorare fin quando le sue facoltà lo consentono, e la terza età di oggi non è la vecchiezza di un tempo. Certo: l’età è una variabile dipendente dalla società in cui viviamo. Le fresche fanciulle in età da marito dell’Ottocento hanno poi studiato per emanciparsi (e ancora si devono emancipare completamente, con buona probabilità) e l’età dei matrimoni e schizzata <span> </span>più in là. Vent’anni per una donna non sono più l’età del matrimonio. Stante le difficoltà lavorative odierne, c’è da aspettarsi che anche l’età per avere figli si sposti; grazie alla scienza che muove le lancette dell’orologio biologico. Ma mentre l’età si dilata, fedele all’assunto che il tempo è relativo, la grande assente è la morte. Lo “scandalo” della morte è da sempre elaborato psicoanaliticamente dalle società umane attraverso il rito. Lo stesso “senso della morte” nelle nostre società ha subìto delle profonde trasformazioni. Philippe Aries parla del passaggio fra medioevo ed età moderna, dalla “morte addomesticata”, alla “morte proibita”. La prima è una morte pubblica e preparata ritualmente; dove il guerriero si eterna e il religioso si sacrifica come Cristo in croce, attraverso “mortificazioni”, cilici e martiri. Anche l’eroe romantico emula la simbologia cristiana, perché Cristo si immola per l’amore dell’umanità e Werther per amore dell’amata; la morte è percepita come un evento naturale, al centro del discorso pubblico. La “morte proibita” è, invece, privata, occultata e temuta. Allo stesso malato terminale l’equipe medica nasconde la verità. Il moribondo è sottratto al teatro della tragica rappresentazione della dipartita. Muore nell’asetticità di una stanza illuminata dal neon. Viene poi truccato affinchè non lo si mostri come morto. La morte non deve essere vista, anzi l’uomo tenta di ingannarla, dissimularla. La contemporaneità segna un ulteriore passaggio. Mentre lo Stato normativizza il concetto (morte celebrale, testamento biologico o patrimoniale), la società degli “adolescenti trentenni”, dei “giovani cinquantenni”, dove il culto della bellezza e della giovinezza è officiato, non solo dalla cultura bassa della TV, ma dalla cultura alta, borghese e legittima, dove anziani-biologici leader politici si sottopongono al lifting e si fanno ritrarre con maglioncini sportivi su barche a vela, bene, questo mondo espunge la morte da ogni narrazione. La morte dolorosa e sofferente di Wojtyla è un’eccezione. La morte semplicemente non c’è più.</p>
<p class="MsoNormal">Ma come può una società che non elabora la morte pensare la vita?</p>
<p class="MsoNormal">&#160;</p>
<p class="MsoNormal"><i>Alessio Postiglione</i></p>
<p class="MsoNormal">(pubblicato su Notizie Verdi)</p>
<p class="MsoNormal">&#160;</p>
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</item>
<item>
<title><![CDATA[Appunti sul saggio &#8220;Destra e Sinistra&#8221; di Norberto Bobbio]]></title>
<link>http://sunfree.wordpress.com/?p=5</link>
<pubDate>Thu, 06 Mar 2008 23:41:32 +0000</pubDate>
<dc:creator>Andrea Cortese</dc:creator>
<guid>http://sunfree.wordpress.com/?p=5</guid>
<description><![CDATA[WORK IN PROGRESS .. LAVORI IN CORSO
Nella prefazione della prima edizione del 1994, Bobbio, pone l]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>WORK IN PROGRESS .. LAVORI IN CORSO</p>
<p>Nella prefazione della prima edizione del 1994, Bobbio, pone l'importanza sulla definizione stessa dei due concetti, proprio alla vigilia delle elezioni del 1994, gli anni in cui nasceva al seconda Repubblica e del bipolarismo.</p>
<p><!--more--><br />
Le due parole per Bobbio sono ancora cariche di significato, e più attuali che mai. Quindi destra e sinistra sono due termini antitetici, impiegati per descrivere il contrasto delle ideologie e dei movimenti in cui è diviso il panorama politico. Ma il signficato di entrambi è ancora maggiore, in quanto hanno anche un valore storico, descrittivo.</p>
<p>Non sono solo portatrici di visioni ideologiche, sarebbe una semplificazione,  "indicano contrapposti programmi rispetto a molti problemi la cui soluzione appartine e abitualmente all'azione politica, contrasti nn solo d'ideee ma anche di interessi e di valutazioni sulla direzione da dare alla società..." La netta suddivisione della società in due grandi fette è inadeguata non rispettando a pieno la complessita della società, ma per Bobbio anche questa obienzione non è decisiva, dato che una demarcazione precisa non esclude affatto l'esistenza di posizione moderate o intermedie: il centro.</p>
<p>L'autore prende in considerazine anche la perdita del valore descrittivo dei due termini antitetici, prendendo in considerazione il caso dei Verdi, un partito politico ambigo, che non è possibile definirlo ne di destra ne di sinistra: il valore stesso del'ambientalismo appartiene a tutti i partiti politici "ragionevoli".</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[aborto? no, grazie - la 194? sì, grazie]]></title>
<link>http://lineadombra.wordpress.com/2008/02/29/163/</link>
<pubDate>Fri, 29 Feb 2008 10:13:04 +0000</pubDate>
<dc:creator>ubik</dc:creator>
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Sollecitato da alcune discussioni con diversi amici. Sollecitato da un commento ad un mio post se]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align:center;"><img src="http://psg.com/~sghuter/emilio/autunno-2004/bambini-autunno.jpg" height="281" width="424" /></div>
<div style="text-align:center;"></div>
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<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;">Sollecitato da alcune discussioni con diversi amici. Sollecitato da un commento ad un mio post sento l’urgenza di scrivere quanto penso dell’aborto e della 194. Vista la battaglia culturale, ma non solo, che si sta facendo intorno a questo tipo di questioni. Secondo un’opinione molto diffusa e sostenuta con <!--more-->molta caparbietà, e non senza qualche ragione, dalle donne, un uomo non dovrebbe intromettersi oppure dovrebbe intervenire con molta cautela. Ecco, io sono di questo secondo avviso. Del resto rimango convinto che gli uomini in materia c’entrano eccome. Però dal lato peggiore. Perché non è raro imbattersi in mascalzoni che spariscono quando capiscono di trovarsi davanti ad una gravidanza che li vede, come minimo, responsabili.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;">Discutere di questi temi, secondo me, significa affrontarli secondo i due aspetti seguenti: la legge 194 da una parte e l’aborto dall’altra. Può apparire singolare, ma solo all’apparenza. Cerco di spiegarmi meglio.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;">La legge si occupa della salute e della tutela della donna, secondo valutazioni fatte all’epoca dlla stesura. L’aborto è un problema più grande e doloroso. Personalmente credo sia un errore considerarlo un diritto, come fanno i radicali. È un dramma, spesso vissuto in solitudine.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;">A volte i detrattori della legge sostengono che per alcune donne non si tratti di una sofferenza, ma una forma contraccettiva “post-extremis”. Però non viene considerato che una persona che fa un tale ragionamento, forse non è neanche in grado di pensare la responsabilità e i compiti onerosi per crescere un figlio.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;">Nel post “elettorale” sostenevo che la 194, dimezzando il numero degli aborti, è una legge “prolife” e sono stato invitato al seguente ragionamento: “gli aborti non sono dimezzati” bisognerebbe “confrontarli coi nati” per vedere “la differenza”. A questo punto ho voluto dare un’occhiata ai numeri per capire come poter mettere in relazione le due cose. Leggendo e traducendo i numeri del Ministero della Salute per gli anni 2005 e 2006 ho fatto delle scoperte interessanti: nel 2006 si registra il minimo storico da quando è stata introdotta la legge: 130.000 (!) e incrociando i dati si vede che il rapporto è di 234 aborti ogni 1000 nascite. Quindi mi rimane ancora oscura l’obiezione succitata e penso che non sia del tutto corretta l’interpretazione che ne deriva. Inoltre le ragazze sotto i vent’anni che ricorrono a questa dolorosa esperienza sono solo 7 su 1000 –tra l’altro inferiore alla media europea, con buona pace di chi sostiene l’utilizzo “contraccettivo”.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"> Però non voglio far finta di niente e devo confessare che il numero di 130000 aborti mi ha colpito. Secondo il mio punto di vista non sono pochi. E il sospetto che sono i soggetti più deboli e più esposti a incrociare tale destino viene confermato da una serie di dati: le italiane sono state 93.000 (confrontando con il 1982 sono il 60% in meno), il resto sono donne immigrate, infatti dal 10% del 1996 si è passati al 29% del 2006. il rapporto è che ogni tre donne, una è una donna immigrata. Considerando che probabilmente nel 1996 le donne immigrate erano meno numerose rispetto al 2006, dobbiamo aspettarci una crescita di questo fenomeno. Le cui ragioni sono in una serie di difficoltà di vita e non godono di garanzie e tutele. Tra le italiane le laureate sono il 6.5%, contro il 46.7% di chi è in possesso di una licenza media. È un fatto di fragilità e quindi di protezioni che vanno applicate se si vuole che quel numero (per la mia sensibilità, molto alto) scenda.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;">&#160;</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;">Parlato della legge vorrei aggiungere alcune cose riguardo la battaglia culturale in campo. Che con la legge –secondo me- non ha da spartire molto se non il fatto che legifera una materia.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;">Tranne qualche scriteriato estremista, non penso che l’aborto sia un diritto. Ma una scelta che a volte s’impone per una gravidanza che non viene desiderata. Personalmente uso un’espressione attribuita a Pasolini (che sia chiaro: non lo amo e sono molto critico con il suo pensiero): favorevole con la testa, contrario con il cuore. Infatti mi riesce difficile accettare una scelta del genere. E mi angoscio se solo ci penso. Sarà che avrei desiderato una famiglia numerosa e che riusciremo a realizzarla.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;">Comunque trovo indecente le argomentazioni di Giuliano Ferrara perché –scusate la presunzione- sono fatte in malafede. E dimostra come la borghesia comunista non sia capace di evitare la cosiddetta “doppia morale”, molto in voga nella chiesa comunista. Tradotto significa: “parla come mangi” e volendo essere un pochino più raffinati: coerenza tra quello che si pensa e quello che si fa. Tra l'altro, visto che Ferrara la butta sul privato delle singole scelte di vita (come ha fatto nel caso di Napoli) allora va detto che forse (forse?) la sua foga nella battaglia antiabortista sta nel fatto che ha avuto ben 3 occasioni in cui le sue compagne hanno abortito: senso di colpa?</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;">Comunque alle tesi di Ferrara, Socci, Binetti e compagnia bella bisognerebbe ribattere con una sola domanda per poi chiudere il discorso: se così tanto vi sta a cuore la vita, addirittura di quelli che dovranno nascere perché –vista la vostra privilegiata posizione sociale, economica e culturale- non adottate dei ragazzi grandini già orfani e indegnamente dimenticati nel limbo degli istituti? Non chiedete ad una giovane coppia di farsi carico di ciò, ma fatevi voi carico della praticità delle vostre idee. La verità è che prevale un’idea slegata dal principio di realtà e si sconfina con irruenza nella etica di principio (tanto cara ai relativisti, che loro dicono di combattere) ignorando l’etica della responsabilità. Quindi non rimane che prendere atto della messa in scena di questi avventuristi dannunziani. Dispiace solo che parte (purtroppo oggi maggioritaria) della Chiesa dia retta a questi tribuni. E il conto quando presenterà spiacevole.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;">Chiudo sta tiritera proponendovi due scritti “celebri”: quello del molestatore Pasolini “reazionario progressista” che scrisse contro l’aborto e di Norberto Bobbio (uno dei miei maestri: il suo “elogio della mitezza” è uno dei testi fondamentali della mia formazione). Infine consiglio la lettura di un libro di cui si sta parlando tanto e che appena finito il trasloco cercherò di leggere: Lo Spazio Bianco. Di seguito la breve e fulminante recensione di Goffredo Fofi per <a href="http://www.internazionale.it/firme/articolo.php?id=18189" target="_blank">Internazionale</a>.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><b><span class="txt16Bold">Zone di incertezza</span></b> <b></b>di Goffredo Fofi - da Internazionale 729, 31 gennaio 2008<br />
Al terzo libro, la napoletana Parrella si cimenta con il romanzo mescolando autobiografia e invenzione, con una bravura che nasce dall’ambizione di essere una vera scrittrice, in un momento in cui il romanzo è quasi solo una merce come tutte le altre.<br />
La tensione della vicenda si riverbera nella scrittura, che la potenzia, la accosta al romanzo. Maria, abbandonata dal suo amico quando gli ha detto di essere incinta, dà alla luce una bambina eccezionalmente prematura, di cui deve seguire giorno per giorno la lotta per la vita, in un ospedale napoletano non migliore né peggiore di altri.<br />
Lo "spazio bianco" è quello del ricominciare, tra una storia che si chiude (positivamente: la bambina vive ed è sana) e una nuova, dell’adulto allievo proletario di Maria alle serali che non sa come far ripartire il proprio tema-racconto. Ma è soprattutto lo spazio della zona d’incertezza segnata dai "Lei lo sa" dei medici: lei lo sa che sua figlia può morire, o nascere menomata, o normale?<br />
Il romanzo è la risposta di una scrittrice che crede nella definizione di un proprio rigoroso stile e sa coinvolgere il lettore nelle paure, nei dubbi, nelle stanchezze e ostinazioni della protagonista, ma che forse è più brava nel récit che nel romanzo e nei suoi artifizi.<br />
<b><br />
</b><b>Valeria Parrella, <a href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2170&#38;isbn=9788806190965">Lo spazio bianco</a></b><i><br />
Einaudi, 116 pagine, 14,80 euro </i></p>
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<p class="MsoNormal" align="justify"><span>Da Pier Paolo Pasolini </span><b><span style="font-size:11pt;color:maroon;">Il coito, l’aborto, la falsa tolleranza del potere, il conformismo dei progressisti </span></b><span>in “Scritti Corsari” Garzanti 1975 - Articolo apparso sul Corriere della sera del 19 gennaio 1975, con il titolo “Sono contro l’aborto” </span></p>
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<p class="MsoNormal" align="justify"><span></span><span style="font-size:10pt;font-family:Batang;">Io sono per gli otto referendum del partito radicale, e sarei disposto a una campagna anche immediata in loro favore. Condivido col partito radicale l’ansia della ratificazione, l’ansia cioè del dar corpo formale a realtà esistenti: che è il primo principio della democrazia. </span><span style="font-size:10pt;font-family:Batang;">Sono però traumatizzato dalla legalizzazione dell’aborto, perché la considero, come molti, una legalizzazione dell’omicidio. Nei sogni, e nel comportamento quotidiano – cosa comune a tutti gli uomini – io vivo la mia vita prenatale, la mia felice immersione nelle acque materne: so che là io ero esistente. Mi limito a dir questo, perché, a proposito dell’aborto, ho cose più urgenti da dire. Che la vita sia sacra è ovvio: è un principio più forte ancora che ogni principio della democrazia, ed è inutile ripeterlo. </span><span style="font-size:10pt;font-family:Batang;">La prima cosa che vorrei invece dire è questa: a proposito dell’aborto, è il primo, e l’unico, caso in cui i radicali e tutti gli abortisti democratici più puri e rigorosi, si appellano alla “Realpolitik” e quindi ricorrono alla prevaricazione “cinica” dei dati di fatto e del buon senso. </span><span style="font-size:10pt;font-family:Batang;">Se essi si sono posti sempre, anzitutto, e magari idealmente (com’è giusto), il problema di quali siano i “principi reali” da difendere, questa volta non l’hanno fatto. </span><span style="font-size:10pt;font-family:Batang;">Ora, come essi sanno bene, non c’è un solo caso in cui i “principi reali” coincidano con quelli che la maggioranza considera propri diritti. Nel contesto democratico, si lotta, certo, per la maggioranza, ossia per l’intero consorzio civile, ma si trova che la maggioranza , nella sua sanità, ha sempre torto: perché il suo conformismo è sempre, per propria natura, brutalmente repressivo. </span><span style="font-size:10pt;font-family:Batang;">Perché io considero non “reali” i principi su cui i radicali e in genere i progressisti (conformisticamente) fondano la loro lotta per la legalizzazione dell’aborto? </span><span style="font-size:10pt;font-family:Batang;">Per una serie caotica, tumultuosa e emozionante di ragioni. Io so intanto, come ho detto, che la maggioranza è già tutta, potenzialmente, per la legalizzazione dell’aborto (anche se magari nel caso di un nuovo “referendum” molti voterebbero contro, e la “vittoria” radicale sarebbe molto meno  clamorosa). L’aborto legalizzato è infatti – su questo non c’è dubbio – una enorme comodità per la maggioranza. Soprattutto perché renderebbe ancora più facile il coito – l’accoppiamento eterosessuale – a cui non ci sarebbero  più praticamente ostacoli. Ma questa libertà del coito della “coppia” così com’è concepita dalla maggioranza – questa meravigliosa permissività nei suoi riguardi – da chi è stata tacitamente voluta, tacitamente promulgata e tacitamente fatta entrare, in modo ormai irreversibile, nelle abitudini? Dal potere dei consumi, dal nuovo fascismo. Esso si è impadronito dalle esigenze di libertà, diciamo così, liberali e progressiste e, facendole sue, le ha vanificate, ha cambiato la loro natura. </span><span style="font-size:10pt;font-family:Batang;">Oggi la libertà sessuale della maggioranza è in realtà una convenzione, un obbligo, un dovere sociale, un’ansia sociale, una caratteristica irrinunciabile della qualità della vita del consumatore. Insomma, la falsa liberazione del benessere, ha creato una situazione altrettanto e forse più insana che quella dei tempi della povertà. Infatti: primo: risultato di una libertà sessuale &#60;relegata&#62; dal potere è una vera e propria generale nevrosi. La facilità ha creato l’ossessione; perché è una facilità &#60;indotta&#62; e imposta, derivante dal fatto che la tolleranza del potere riguarda unicamente l’esigenza sessuale espressa dal conformismo della maggioranza. </span><span style="font-size:10pt;font-family:Batang;">Protegge unicamente la coppia (non solo, naturalmente, matrimoniale): la coppia ha finito dunque col diventare una condizione parossistica, anziché diventare segno di libertà e felicità (com’era nelle speranze democratiche). Secondo: tutto ciò che sessualmente è “diverso” è invece ignorato e respinto. Con una violenza pari solo a quella dei lager (nessuno ricorda mai, naturalmente, che i sessualmente diversi son finiti là dentro). È vero; a parole il nuovo potere estende la sua falsa tolleranza anche alle minoranze. Non è magari da escludere che, prima o poi, alla televisione se ne parli pubblicamente. Del resto le “élites” sono molto più tolleranti verso le minoranze sessuali che un tempo, e certo sinceramente (anche perché ciò gratifica le loro coscienze). In compenso l’enorme maggioranza (la massa: cinquanta milioni di italiani) è divenuta di una intolleranza così rozza, violenta e infame, come non è certo mai successo nella storia italiana. Si è avuto in questi anni , antropologicamente, un enorme fenomeno di abiura: il popolo italiano, insieme alla povertà, non vuole neanche più ricordare la sua “reale” tolleranza: esso, cioè, non vuole più ricordare i due fenomeni che hanno meglio caratterizzato la sua storia. Quella storia che il nuovo potere vuole finita per sempre. È questa stessa massa (pronta al ricatto, al pestaggio, al linciaggio delle minoranze) che, per decisione del potere, sta ormai passando sopra la vecchia convenzione clerico-fascista ed è disposta ad accettare la legalizzazione dell’aborto e quindi l’abolizione di ogni ostacolo nel rapporto della coppia consacrata. </span><span style="font-size:10pt;font-family:Batang;">Ora, tutti, dai Radicali a Fanfani (che stavolta, precedendo abilmente Andreotti, sta gettando le basi di una sia pur prudentissima abiura teologica, in barba al Vaticano), tutti, dico, quando parlano dell’aborto, omettono di parlare di ciò che logicamente lo precede, cioè il coito. </span><span style="font-size:10pt;font-family:Batang;">Omissione estremamente significativa. Il coito – con tutta la permissività del mondo – continua a restare tabù, è chiaro. Ma per quanto riguarda i radicali la cosa non si spiega certamente col tabù: essa indica invece l’omissione di un sincero, rigoroso e completo esame politico. Infatti il coito è politico. Dunque non si può parlare politicamente in concreto dell’aborto, senza considerare come politico il coito. Non si possono vedere i segni di una condizione sociale e politica nell’aborto (o nella nascita di nuovi figli ) senza veder gli stessi segni anche nel suo immediato precedente, anzi, “nella sua causa”, cioè nel coito. </span><span style="font-size:10pt;font-family:Batang;">Ora il coito di oggi sta diventando, politicamente, molto diverso da quello di ieri. Il contesto politico di oggi è già quello della tolleranza (e quindi il coito è un obbligo sociale) mentre il contesto politico del matrimonio di ieri era la repressività (e quindi il coito, al di fuori del matrimonio, era scandalo). Ecco dunque un primo errore di “Realpolitik”, di compromesso col buon senso, che io ravviso nell’azione dei radicali e dei progressisti nella loro lotta per la legalizzazione dell’aborto. Essi isolano il problema dell’aborto, coi suoi specifici dati di fatto, e perciò ne danno un’ottica deformata: quella che fa loro comodo (in buonafede, su questo sarebbe folle discutere).(…)</span></p>
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<p class="MsoNormal">Intervista di Giulio Nascimbeni a <b><span style="font-size:11pt;color:maroon;">Norberto Bobbio</span></b> per il Corriere della Sera dell’8 maggio 1981.<br />
<b>Domanda</b>: "Quali diritti e quali doveri sono in conflitto?"<br />
«Innanzitutto il diritto fondamentale del concepito, quel diritto di nascita sul quale, secondo me, non si può transigere. E' lo stesso diritto in nome del quale sono contrario alla pena di morte. Si può parlare di depenalizzazione dell'aborto, ma non si può essere moralmente indifferenti di fronte all'aborto».<br />
<b>D</b>: "Lei parlava di diritti, non di un solo diritto".<br />
«C'è anche il diritto della donna a non essere sacrificata nella cura dei figli che non vuole. E c'è un terzo diritto: quello della società. Il diritto della società in generale e anche delle società particolari a non essere superpopolate, e quindi a esercitare il controllo delle nascite».<br />
<b>D</b>: "Non le sembra che, così posto, il conflitto fra questi diritti si presenti pressoché insanabile?"<br />
«E' vero, sono diritti incompatibili. E quando ci si trova di fronte a diritti incompatibili, la scelta è sempre dolorosa».<br />
<b>D</b>: "Ma bisogna decidere".<br />
«Ho parlato di tre diritti: il primo, quello del concepito, è fondamentale; gli altri, quello della donna e quello della società, sono derivati.<br />
Inoltre, e questo per me è il punto centrale, il diritto della donna e quello della società, che vengono di solito addotti per giustificare l'aborto, possono essere soddisfatti senza ricorrere all'aborto, cioè evitando il concepimento. Una volta avvenuto il concepimento, il diritto del concepito può essere soddisfatto soltanto lasciandolo nascere».<br />
<b>D</b>: "Quali critiche muove alla legge 194?"<br />
«Al primo articolo è detto che lo Stato “garantisce il diritto alla procreazione cosciente e responsabile”. Secondo me, questo diritto ha ragione d'essere soltanto se si afferma e si accetta il dovere di un rapporto sessuale cosciente e responsabile, cioè tra persone consapevoli delle conseguenze del loro atto e pronte ad assumersi gli obblighi che ne derivano. Rinviare la soluzione a concepimento avvenuto, cioè quando le conseguenze che si potevano evitare non sono state evitate, questo mi pare non andare al fondo del problema. Tanto è vero che, nello stesso primo articolo della 194, è scritto subito dopo che l'interruzione della gravidanza non è mezzo per il controllo delle nascite».<br />
<b>D</b>: "E se, abrogando la legge 194, si tornasse ai "cucchiai d'oro", alle "mammane", ai drammi e alle ingiustizie dell'aborto clandestino? L'aborto è una triste realtà, non si può negarla".<br />
«Il fatto che l'aborto sia diffuso, è un argomento debolissimo dal punto di vista giuridico e morale. E mi stupisce che venga addotto con tanta frequenza. Gli uomini sono come sono: ma la morale e il diritto esistono per questo. Il furto d'auto, ad esempio, è diffuso, quasi impunito: ma questo legittima il furto? Si può al massimo sostenere che siccome l'aborto è diffuso e incontrollabile, lo Stato lo tollera e cerca di regolarlo per limitarne la dannosità. Da questo punto di vista, se la legge 194 fosse bene applicata, potrebbe essere accolta come una legge che risolve un problema umanamente e socialmente rilevante».<br />
<b>D</b>: "Esistono azioni moralmente illecite ma che non sono considerate illegittime?"<br />
«Certamente. Cito il rapporto sessuale nelle sue varie forme, il tradimento tra coniugi, la stessa prostituzione. Mi consenta di ricordare il 'Saggio sulla libertà' di Stuart Mill. Sono parole scritte centotrent'anni fa, ma attualissime. Il diritto, secondo Stuart Mill, si deve preoccupare delle azioni che recano danno alla società: 'il bene dell'individuo, sia esso fisico o morale, non è una giustificazione sufficiente' ».<br />
<b>D</b>: "Questo può valere anche nel caso dell'aborto?"<br />
«Dice ancora Stuart Mill: 'Su se stesso, sulla sua mente e sul suo corpo, l'individuo è sovrano'. Adesso le femministe dicono: 'Il corpo è mio e lo gestisco io'. Sembrerebbe una perfetta applicazione di questo principio.<br />
Io, invece, dico che è aberrante farvi rientrare l'aborto. L'individuo è uno, singolo. Nel caso dell'aborto c'è un 'altro' nel corpo della donna.<br />
Il suicida dispone della sua singola vita. Con l'aborto si dispone di una vita altrui».<br />
<b>D</b>: "Tutta la sua lunga attività, professor Bobbio, i suoi libri, il suo insegnamento sono la testimonianza di uno spirito fermamente laico. Immagina che ci sarà sorpresa nel mondo laico per queste sue dichiarazioni?"<br />
«Vorrei chiedere quale sorpresa ci può essere nel fatto che un laico consideri come valido in senso assoluto, come un imperativo categorico, il “non uccidere”. E mi stupisco a mia volta che i laici lascino ai credenti il privilegio e l'onore di affermare che non si deve uccidere».</p>
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]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Embrione umano: il dialogo possibile]]></title>
<link>http://terradinessuno.wordpress.com/2008/01/13/embrione-umano-il-dialogo-possibile/</link>
<pubDate>Sun, 13 Jan 2008 17:00:29 +0000</pubDate>
<dc:creator>giampierotrere</dc:creator>
<guid>http://terradinessuno.wordpress.com/2008/01/13/embrione-umano-il-dialogo-possibile/</guid>
<description><![CDATA[Disegno di Leonardo da Vinci
Il dialogo tra laici e cattolici italiani sui temi cosiddetti eticament]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p align="right"><a href="http://terradinessuno.wordpress.com/files/2008/01/feto-02.jpg" title="Disegno di Leonardo da Vinci"><img align="right" src="http://terradinessuno.wordpress.com/files/2008/01/feto-02.jpg" alt="Disegno di Leonardo da Vinci" /></a><a href="http://terradinessuno.wordpress.com/files/2008/01/feto-02.jpg" title="Disegno di Leonardo da Vinci">Disegno di Leonardo da Vinci</a></p>
<p>Il dialogo tra laici e cattolici italiani sui temi cosiddetti eticamente sensibili ha ultimamente ripreso vigore. Se, dopo la polemica sul caso Welby, la vicenda dei DiCo, le prese di posizione di Benedetto XVI, intellettuali laici come Gian Enrico Rusconi, Gustavo Zagrebelsky ed Eugenio Scalfari ritenevano ormai alla fine la stagione del dialogo, dopo il successo della moratoria sulla pena di morte le cose sembrano cambiate. In particolare da quando il direttore del quotidiano "Il Foglio", Giuliano Ferrara, ha inaugurato una campagna per giungere ad una moratoria dell'interruzione della gravidanza. Obiettivo: dichiarare inesistente il diritto di aborto, contrastare certe prassi abortive eugenetiche che si vanno affermando in Paesi asiatici ed africani, giungere ad una definizione internazionale sull'intangibilità della vita umana dal concepimento al suo esito naturale.<!--more--><br />
Anche in passato intellettuali laici hanno affermato il dovere della difesa della vita umana fin dal concepimento rimanendo su un piano squisitamente razionale. Sarebbe sufficiente citare Ippocrate, nel cui giuramento il medico dell'Antica Grecia si impegnava a non procurare aborto. Ma per rimanere a noi più vicini nel tempo e nello spazio possiamo indicare i nomi di Pier Paolo Pasolini e Norberto Bobbio. Pasolini ritiene l'aborto moralmente inaccettabile in nome di un sentimento della sacralità della vita che informa di profonda umanità le nostre tradizioni popolari. Diversamente, per Bobbio (che è tuttora considerato da molti la massima autorità, anche morale, del pensiero laico, non solo italiano, del novecento) i diritti umani, in primo luogo alla vita, non hanno bisogno d'essere fondati ma d'essere difesi. L'affermazione del diritto alla vita stabilisce, tra il no alla pena capitale e quello all'aborto, un legame di stretta coerenza razionale. La difesa del diritto alla vita dell'embrione era per Bobbio «un onore da non lasciare ai soli cattolici». Penso che con questa frase egli intendesse dire che, com'è storicamente accaduto per ogni diritto umano, anche il diritto alla vita dell'embrione umano, che oggi può apparire incerto e controverso, domani risulterà evidente e indiscutibile. Alcuni commentatori hanno addirittura voluto vedere in alcune dichiarazione di Benedetto XVI un'adesione alla proposta di moratoria di Giuliano Ferrara. Questi ha giustamente precisato che è stato piuttosto lui ad approdare alle stesse conclusioni del Pontefice. La vera novità, infatti, nell'impegno di taluni intellettuali laici, come Ferrara, sul fronte della difesa del diritto alla vita dell'embrione consiste nel fatto che oggi si pone il problema sugli stessi punti di partenza in cui tradizionalmente si colloca l'antropologia cristiana: la questione dello statuto personalistico dell'embrione umano.</p>
<p>I principi etici cui, in materia di aborto, si richiama l'attuale magistero della Chiesa cattolica sono:<br />
-La persona umana trattata sempre come fine e mai come mezzo<br />
-Intrinseca malvagità della soppressione della vita umana innocente.</p>
<p>Lo stato della questione sull'aborto, si trova attualmente definita, in campo cattolico, dalla enciclica <i>Casti Connubii</i> di Pio XI (1930), ripresa e ribadita dal concilio nella <i>Gaudium et Spes</i> (1965) nell'enciclica <i>Humanae Vitae</i> di Paolo VI e in numerosi altri pronunciamenti del magistero ordinario di Giovanni Paolo II. Con Pio XII, la posizione della Chiesa è stata precisata, con l'applicazione ad alcuni casi del teorema del duplice effetto (es.: caso dell'isterectomia in stato di gravidanza; e dell'asportazione della tuba in gravidanza ectopica).<br />
Si sente dire talvolta che la valutazione della Chiesa sia radicalmente mutata nel tempo. Si tratta di un'opinione errata, che confonde due distinte questioni: la valutazione morale dell'aborto procurato e la questione ontologica degli inizi della vita umana nell'embrione. L'illiceità dell'interruzione volontaria della gravidanza, in realtà, ha sempre avuto un alto grado di certezza nel corso della storia della Chiesa, nonostante il fatto che la S. Scrittura non presenti alcuna norma di diritto divino positivo nella specifica materia. Nella Chiesa primitiva l'aborto, come l'infanticidio, rientravano sotto la proibizione di uccidere contemplata nel Decalogo (cfr. <i>Didaché</i>; <i>Lettera di Barnaba</i>; Minucio Felice; Tertulliano). Le argomentazioni fondavano la norma sul comando dell'amore del prossimo e sull'atto creativo di Dio.<br />
Nel Medio Evo la condanna dell'aborto viene mantenuta e codificata a partire dal <i>Decreto</i> di Graziano. Nella ricerca teologica, tuttavia, intervengono due novità: la riflessione sulla questione della cosiddetta "animazione" del feto e la riflessione sulle eccezioni al quinto comandamento (legittima difesa; condanna a morte; uccisione in guerra). Quest'ultima perviene alla conclusione che non sempre in tali casi, l'uccisione è peccato, anche se non tutte le vittime di queste eccezioni sono colpevoli. Per ciò che riguarda la questione dell'animazione del feto, che, secondo la teoria aristotelica accettata da S. Tommaso, avverrebbe a 40 giorni dal concepimento per i maschi e a 80 per le femmine, diremo che essa non apportò nessuna novità per ciò che riguarda il giudizio etico sull'aborto, quanto piuttosto sulla valutazione della gravità: Tommaso pensa che prima dell'animazione non possa trattarsi di vero omicidio. La sua posizione fu accettata dal papa Gregorio IX, che la codificò canonicamente. La questione dell'animazione differita condusse alcuni teologi a sostenere la liceità dell'aborto, entro i 40 giorni, limitatamente ad alcune circostanze (per salvare la vita della madre, nel caso di minacce di morte, ad es., se si fosse scoperta la gravidanza, ma non semplicemente per sfuggire al ludibrio). Così ad es. Sanchez e S. Alfonso de' Liguori. Ancora il Catechismo romano (1566) lascia aperta la discussione su questo punto.<br />
Con Sisto V (1585-1590) si ha una svolta. La legge canonica pone sotto pena qualsiasi <i>abortus provocatus</i>. Gregorio XIV ritrattò questa condanna limitandola all'aborto dopo il terzo mese di gravidanza e mitigando le pene, ma Innocenzo XI ripristinò la decisione di Sisto V (1679), che entrò nel codice del 1917. Intanto si fa strada il superamento della teoria dell'infusione differita dal concepimento (Th. Fienus; P. Zacchia XVII sec.). Le scoperte biologiche del XIX e XX sec. hanno quasi universalmente imposto la teoria dell'infusione immediata.<br />
La teoria dell'animazione differita, anche se occasionalmente ripresa da teologi del secolo scorso, come K. Rahner) non ha fornito alcun decisivo apporto riguardo al giudizio morale sull'aborto, ma solo a mitigare il giudizio sulla gravità dell'atto (non equiparato all'omicidio). La teoria dell'animazione differita, infatti, non sembra in grado di replicare adeguatamente alle due principali difficoltà sollevate contro di essa: l'antropologia rudimentale, dal punto di vista biologico, che le fa da sostrato e la conseguente impossibilità, in ogni caso, di determinare con oggettiva esattezza il momento dell'animazione.<br />
Ma anche sullo sfondo di un riconoscimento di principio del diritto alla vita sin dal concepimento non sarà sbarrata la strada verso un più articolato giudizio sull'atto; per esempio, verso il possibile riconoscimento della liceità di alcune indicazioni mediche dell'interruzione di gravidanza.</p>
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<title><![CDATA[Sobre o direito à comunicação]]></title>
<link>http://rafaelfortes.wordpress.com/2008/01/05/sobre-o-direito-a-comunicacao/</link>
<pubDate>Sat, 05 Jan 2008 18:20:29 +0000</pubDate>
<dc:creator>Rafael Fortes</dc:creator>
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<description><![CDATA[Em um texto do livro A era dos direitos, datado dos anos 1960, Norberto Bobbio já alertava para a r]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Em um texto do livro <i>A era dos direitos</i>, datado dos anos 1960, Norberto Bobbio já alertava para a reivindicação de que a comunicação se tornasse um direito. Mais precisamente, "(...) no direito à liberdade de expressão, por um lado, e no direito de não ser enganado, excitado, escandalizado, injuriado, difamado, vilipendiado, por outro."</p>
<p><a href="http://www.intervozes.org.br/destaque-4" target="_blank">Texto</a> do Intervozes situa o que se entende por direito humano à comunicação e o que isso significa na prática.</p>
<p>Na mesma linha, vale a pena conferir a <a href="http://www.intervozes.org.br/destaque-4" target="_blank">Campanha pela democracia nas concessões de rádio e TV</a>.</p>
<p style="text-align:center;"><img src="http://www.intervozes.org.br/destaque-1/image" height="132" width="186" /></p>
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<title><![CDATA[Oggi]]></title>
<link>http://squilibri2.wordpress.com/?p=370</link>
<pubDate>Sat, 27 Jan 2007 19:39:36 +0000</pubDate>
<dc:creator>Stefania Mola</dc:creator>
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È accaduto. Potrebbe ripetersi.
(Norberto Bobbio)
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<content:encoded><![CDATA[<p align="center"><img src="http://squilibri.altervista.org/_altervista_ht/giornodellamemoria.gif" alt="" /></p>
<p align="center"><a href="http://www.ucei.it/giornodellamemoria/" target="_blank">È accaduto</a>. Potrebbe ripetersi.</p>
<p align="center">(Norberto Bobbio)</p>
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