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	<title>parliamo-tanto-di-me &amp;laquo; WordPress.com Tag Feed</title>
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	<description>Feed of posts on WordPress.com tagged "parliamo-tanto-di-me"</description>
	<pubDate>Thu, 16 Oct 2008 20:41:32 +0000</pubDate>

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	<language>en</language>

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<title><![CDATA[Le cronache di Camelot]]></title>
<link>http://vautrin.wordpress.com/?p=132</link>
<pubDate>Fri, 27 Jun 2008 01:00:18 +0000</pubDate>
<dc:creator>Alessio Miglietta</dc:creator>
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<description><![CDATA[
Qualche giorno fa, con estrema soddisfazione, ho ultimato la lettura degli otto volumi della serie ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://vautrin.files.wordpress.com/2008/06/image0034.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-148" src="http://vautrin.wordpress.com/files/2008/06/image0034.jpg?w=189" alt="" width="189" height="300" /></a></p>
<p style="text-align:justify;">Qualche giorno fa, con estrema soddisfazione, ho ultimato la lettura degli otto volumi della serie di romanzi storici "<em>Le cronache di Camelot</em>" del bravissimo <a href="http://www.camulod.com/">Jack Whyte</a> (la serie ha una continuazione nei due volumi, quattro nell'edizione italiana, del ciclo "<em>Lancillotto</em>").</p>
<p style="text-align:justify;">Il ciclo di romanzi racconta la genesi del mito di Camelot, abbracciando nel racconto il periodo di tempo che va dagli ultimi anni di occupazione romana della Britannia (IV secolo) alla consacrazione di Artù Pendragon a <em>riothamus</em>, re di tutti i britanni.</p>
<p style="text-align:justify;">Tutti i romanzi sono raccontati, ad eccezione di <em>Uther</em> (nell'edizione italiana diviso, sciaguratamente, in due tomi: <em>Le porte di Camelot</em> e <em>La donna di Avalon</em>), in prima persona a mo' di diario. Quattro sono i personaggi principali che si avvicendano nelle cronache. I due narratori sono Publio Varro (per i primi due volumi), padre fondatore di Camelot e insuperabile fabbro (il realizzatore di Excalibur, la spada che canta) e il nipote Merlino (per il terzo, quarto e quinto). Il terzo personaggio è Uther Pendragon (padre di Artù e fratello di Merlino), che per indole e predisposizione, non era personaggio adatto a tenere un diario: in quel caso Whyte propende per il discorso in terza persona. Il libro <em>Uther</em> (ultimo della serie ad esser stato scritto), ha anche un'altra peculiarità: sulle orme dello scrittore di fantascienza <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Orson_Scott_Card">Orson Scott Card</a> (<em>Ender's shadow</em>), Whyte decide di dedicare il libro ad eventi accaduti nello stesso periodo di tempo in cui si svolge <em>La stirpe dell'aquila </em>(si potrebbe rintracciare un illustre, forse troppo, precursore anche in Blazac, nella <em>Commedia Umana</em>), per chiarire punti oscuri e i misteri lasciati dall'autore volutamente in sospeso. Una storia parallela nel tempo, quindi. Il quarto protagonista è Artù, anche se la narrazione s'interrompe quando, ancora giovanissimo, viene incoronato re.</p>
<p style="text-align:justify;">La grande intuizione di Whyte sta nell'aver reinterpretato il mito della Tavola Rotonda in modo "razionale",<a href="http://vautrin.files.wordpress.com/2008/06/image0035.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-150" src="http://vautrin.wordpress.com/files/2008/06/image0035.jpg?w=193" alt="" width="193" height="300" /></a> convogliando tutte le grandi leggende popolari in merito (la spada nella roccia, Merlino mago, la dama del lago, Avalon, per esempio) in altrettante spiegazioni verosimili, contestualizzate nell'epoca storica in cui si sono svolti i fatti. Ma lascio il piacere di scoprire tutti i risvolti e gli aspetti di quest'opera, che non esito definire tra le migliori del genere, a chiunque voglia affrontarne la lettura.</p>
<p style="text-align:justify;">Come tutte le esperienze divertenti e costruttive della mia vita, anche la lettura de <em>Le cronache di Camelot</em> rappresenta per me una piacevole sequenza di ricordi, legati non solo alla stessa lettura, ma anche al contesto in cui si è svolta. Ricordo quando lessi le prime righe, dentro un vagone arroventato dal sole, durante uno dei miei tanti viaggi da Seregno a Genova; era l'estate del 2004. In questi quattro anni ho centellinato, come faccio sempre con le cose più belle, questi otto libri. Ricordo le vicende del secondo libro, lette nella casa di campagna in Liguria; ricordo di aver cominciato a conoscere la vita e la vera storia di Uther Pendragon a Staffolo, nelle Marche. Poi, attraverso gli ultimi due libri, letti nella casa di Seregno, ho seguito le ultime vicende: l'infanzia di Artù, la metamorfosi di Merlino e la scena conclusiva dell'incoronazione. Poi, all'ultima pagina, il solito nodo in gola mi annuncia che un'altra grande esperienza si è conclusa.</p>
<p style="text-align:justify;">Mi sento di consigliare quest'opera, per la sua precisione storica, per lo stile agile e avvincente, per la sua originalità, a tutti gli amici blogger che non l'avessero ancora letta.  </p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Enfant terrible - II]]></title>
<link>http://vautrin.wordpress.com/?p=129</link>
<pubDate>Fri, 20 Jun 2008 01:00:40 +0000</pubDate>
<dc:creator>Alessio Miglietta</dc:creator>
<guid>http://vautrin.it.wordpress.com/2008/06/20/enfant-terrible-ii/</guid>
<description><![CDATA[Continua da qui.
Stavo divagando, questo è certo; divagavo da un tema ad un altro, proprio come il ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;"><a href="http://vautrin.wordpress.com/files/2008/06/image0027.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-131" style="float:left;" src="http://vautrin.wordpress.com/files/2008/06/image0027.jpg?w=300" alt="" width="197" height="205" /></a>Continua da <a href="http://vautrin.wordpress.com/2008/05/05/enfant-terrible/">qui</a>.</p>
<p style="text-align:justify;">Stavo divagando, questo è certo; divagavo da un tema ad un altro, proprio come il grande Prokofiev, ma era una divagazione coerente, logica, una tela di armonie intrecciate, dissonanti e no,  legate da un sottile filo che le univa, il filo dei miei pensieri.</p>
<p style="text-align:justify;">Ancora una volta il primo tema dell'andantino del concerto n.2 mi risuonava nella mente con i suoi registri misteriosi ed esotici, mentre fissavo il vetro opaco del mio bicchiere appoggiato al tavolino. Quella musica da sempre m'immerge, con la fantasia, in un mondo notturno, di tempesta. E spesso rabbrividisco; proprio un brivido mi ridestò d'improvviso. Poco dopo, il fischio della locomotiva: era in arrivo il treno che aspettavo.</p>
<p style="text-align:justify;">Giusto il tempo di notare, ancora sul giornale, che la data di morte del musicista fu la stessa del suo dittatore Stalin; strana coincidenza, quasi grottesca. Nessuno quasi s'accorse, a quell'epoca, che il più grande compositore del novecento se n'era andato, tale fu lo scalpore per la dipartita dell'altro illustre deceduto. Destino amaro, comune a tutti i grandi artisti.</p>
<p style="text-align:justify;">Canticchiai ancora una volta il tema che mi ossessionava, mentre mi avvicinavo al marciapiede del binario.  A Londra, promisi a me stesso, andrò in cerca dei suoi diari.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Dai miei blog tematici - I]]></title>
<link>http://vautrin.wordpress.com/?p=100</link>
<pubDate>Tue, 10 Jun 2008 01:00:48 +0000</pubDate>
<dc:creator>Alessio Miglietta</dc:creator>
<guid>http://vautrin.it.wordpress.com/2008/06/10/dai-miei-blog-tematici-i/</guid>
<description><![CDATA[
 


Memorie di un partigiano 1943 - 1945: A morte!
Ricordi di guerra 1913 - 1918: Prima dell]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:center;"><img class="aligncenter" src="http://vautrin.wordpress.com/files/2008/06/vautrin_piece11.jpg" alt="" width="148" height="217" /></p>
<p style="text-align:center;"> </p>
<p><strong></strong></p>
<ul>
<li><strong>Memorie di un partigiano 1943 - 1945</strong>: <a href="http://memoriediunpartigiano.wordpress.com/1944/06/16/a-morte/">A morte!</a></li>
<li><strong>Ricordi di guerra 1913 - 1918</strong>: <a href="http://ricordidiguerra.wordpress.com/1913/10/08/prova/">Prima dell'esilio</a></li>
<li><strong>Ludus in fabula</strong>: <a href="http://ludusinfabula.wordpress.com/2008/06/09/sugli-dei-e-sulle-cose-dellade/">Sugli dèi e Sulle cose dell'Ade</a></li>
</ul>
<p> </p>
<p style="text-align:center;"> </p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Ricordi di guerra]]></title>
<link>http://vautrin.wordpress.com/?p=91</link>
<pubDate>Fri, 06 Jun 2008 16:06:46 +0000</pubDate>
<dc:creator>Alessio Miglietta</dc:creator>
<guid>http://vautrin.it.wordpress.com/2008/06/06/ricordi-di-guerra/</guid>
<description><![CDATA[
 
http://ricordidiguerra.wordpress.com/
]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://ricordidiguerra.wordpress.com"><img src="http://ricordidiguerra.wordpress.com/files/2008/06/cropped-haeder5.jpg" alt="" width="492" height="96" /></a></p>
<p> </p>
<p style="text-align:center;"><a href="http://ricordidiguerra.wordpress.com/">http://ricordidiguerra.wordpress.com/</a></p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Enfant terrible - I]]></title>
<link>http://vautrin.wordpress.com/?p=32</link>
<pubDate>Mon, 05 May 2008 10:00:26 +0000</pubDate>
<dc:creator>Alessio Miglietta</dc:creator>
<guid>http://vautrin.it.wordpress.com/2008/05/05/enfant-terrible/</guid>
<description><![CDATA[Un mese è trascorso da quando, in attesa di ben più lungo viaggio, scendevo da un treno locale all]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;"><img class="alignleft" style="float:left;" src="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/b/be/Sergei_Prokofiev.jpg" alt="" width="193" height="258" />Un mese è trascorso da quando, in attesa di ben più lungo viaggio, scendevo da un treno locale alla stazione di Arquata Scrivia. Là attendevo, come già da tempo si era stabilito, alcuni passeggeri di mia conoscenza provenienti da altro treno, coi quali avrei dovuto proseguire, in macchina, fino alla mia casa di campagna, dove le colline sono abbastanza alte e vicine alla costa da consetirmi la vista rassicurante dell'amato mare di Liguria. Attendevo il loro arrivo seduto ad un tavolo del bar della stazione, rinfrescato da una bibita che mi difendeva dalla calura insolita per un pomeriggio di inizio primavera. Da tempo, la colonna sonora che scandiva i miei giorni, era la musica ipnotica e geniale del pianista e compositore sovietico <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Sergej_Sergeevi%C4%8D_Prokof%27ev">Sergei Prokofiev</a>. Sfogliando il giornale a disposizione degli avventori attirò la mia attenzione un <a href="http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/cultura/200804articoli/31630girata.asp">articolo</a> che annunciava l'imminente uscita della traduzione inglese dei diari perduti di quel sommo musicista. Il giornalista, in perfetta sintonia con la sua categoria di sciatti e superficiali cronisti, sciorinava le solite considerazioni partigiane intese solo a tirar l'acqua al mulino politico dei suoi committenti; mi stupì oltremodo negativamente la considerazione inopportuna che chiudeva l'articolo: "<em>L’autore di quel Pierino e il lupo che tutti i bambini del mondo sono costretti a sorbirsi a scuola</em> [...]". Semplicemente penoso, pensai; ad esser costretti a sorbirsi qualcosa erano semmai i poveri lettori del quotidiano, leggendo quell'articolo. Ma lasciamo da parte il giornalista e occupiamoci del musicista. Prokofiev fu bambino prodigio e indisciplinato (ecco perché lo soprannominarono l'<em>enfant terrible</em>) e crebbe sostanzialmente conservando tali caratteristiche. Focosi rapporti con i suoi colleghi e con il potere caratterizzarono tutta la sua esistenza. Non m'interessa qui descrivere nemmeno in sommi capi la sua vita e la sua produzione artistica: vorrei soffermarmi su un<img class="alignright" style="float:right;" src="http://eldib.files.wordpress.com/2007/11/grosz.jpg" alt="" width="206" height="345" /> problema per me cruciale e che costituisce da sempre un difficile rompicapo.  Proprio in quella stazione di provincia, riflettendo su Prokofiev, che rappresenta il confine tra la musica classica tradizionale e quella contemporanea, ripresi a riflettere su questa (almeno per me) difficile questione: il valore della forma nella musica e nell'arte in generale; ovvero: l'arte ha bisogno di regole? Se delle regole devono esistere, può avere senso infrangerle? Chi stravolge regole formali si nasconde forse dietro l'alibi della trasgressione perché è incapace tecnicamente? Permango tuttora nel dubbio, non ho risposte univoche. Certamente di diverso avviso fu il governo comunista in Unione Sovietica (e lo stesso Prokovief lo sperimentò personalmente) e il Nazismo in Germania che, convinti di preservare il valore estetico e formale dell'arte, proibirono a più riprese (seppur, alla fine, con moderazione) l'espressione di forme alternative, giudicate degenerate. Credo che, in realtà, esistano sia forme alternative e valide che forme "degenerate" e di poco conto, ma di certo non sta al potere valuterne il valore. Spesso certe opere m'indignano per la loro sconclusionata impalpabilità  o per la loro mancanza di senso estetico e più volte m'accorgo che dietro a quelle opere si cela un mediocre artista (mi faccio coraggio e cito qualcuno: Stockausen, Fontana, Duchamp). Ma non sempre è così. Gli schemi che Prokofiev rompe appartengono al sistema tradizionale di comporre musica, ma il musicista compie questa frattura (grazie all'uso spregiudicato delle dissonanze, in un contesto, però, di grandi tessuti armonici) all'interno dello stesso sistema, al contrario di quanto accade nella musica contemporanea che pretenderebbe di rompere gli schemi tradizionali adottando un sistema del tutto nuovo (peraltro non privo di regole) (cfr. Massimo Mila, Breve storia della musica). Tutto ciò pensavo, e penso tuttora, seduto a quel bar. Pensai che, come Prokofiev, anche l'opera di Picasso si estrinsecava in modi e principi analoghi, seppur trasposti in pittura. Tutti e due gli artisti possedevano un tecnica straordinaria: Prokofiev era un pianista concertista e un ottimo compositore di musica "formale" (ne è un esempio la Haydniniana Sinfonia n.1), Picasso un ottimo pittore dotato di grande tecnica; tutti e due decisero d'intraprendere la strada delle dissonanze, della trasgressione artistica. (Continua...)</p>
<p style="text-align:justify;">Nell'immagine: Sergei Prokofiev.</p>
<p style="text-align:justify;">Nel quadro: George Grosz, esponente di quella "arte degenerata" avversata del Nazismo, si vendica dei suoi potenti detrattori.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Il ritorno]]></title>
<link>http://vautrin.wordpress.com/?p=27</link>
<pubDate>Thu, 01 May 2008 10:01:05 +0000</pubDate>
<dc:creator>Alessio Miglietta</dc:creator>
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<description><![CDATA[Eccomi di ritorno, con mille ricordi e mille nuove idee, stanco ma contento. In questo mese di viagg]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;">Eccomi di ritorno, con mille ricordi e mille nuove idee, stanco ma contento. In questo mese di viaggi sono accadute molte cose: <strong>notizie</strong> tanto inattese quanto importanti (per doverosa scaramanzia ne parlerò solo quando si concretizzeranno), <strong>nuovi progetti</strong> (anche per un nuovo blog dedicato alla Grande Guerra), nuovi <strong>ritrovamenti</strong> (documenti inediti, sempre sulla prima guerra mondiale), <strong>visite emozionanti</strong>.</p>
<p style="text-align:justify;">Su quest'ultime avrò da scrivere ampiamente nei prossimi mesi in questo blog (categoria Paris-London). Ve ne anticipo solo alcune: Il <strong>Museo delle armi</strong> di Parigi, la casa di Emile Zola a <strong>Médan</strong>, il castello di <strong>Montecristo</strong>, il <strong>British Museum</strong>, <strong>Baker Street</strong>, la casa di Dickens, il <strong>Carnavalet</strong>, la <strong>National Gallery</strong>, il <strong>Louvre</strong>, il museo di <strong>Montmartre</strong> ...</p>
<p style="text-align:justify;">A presto, dunque. Intanto, ecco due foto in antemprima: la torre di Saint-Jacques a Parigi e il vecchio Vautrin mentre interroga con lo sguardo il volto profondo dell'enciclopedista Diderot.</p>
<p style="text-align:justify;">  </p>
[gallery]
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Zaino in spalla]]></title>
<link>http://vautrin.wordpress.com/?p=26</link>
<pubDate>Fri, 04 Apr 2008 21:49:33 +0000</pubDate>
<dc:creator>Alessio Miglietta</dc:creator>
<guid>http://vautrin.it.wordpress.com/2008/04/04/zaino-in-spalla/</guid>
<description><![CDATA[ 
 
Parto per Parigi e poi, come un novello D&#8217;Artagnan, mi metto in viaggio per Londra. A pr]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p> </p>
<p> <img src="http://static.flickr.com/116/308959991_c2d3180b92_o.jpg" alt="" width="388" height="153" /></p>
<p>Parto per Parigi e poi, come un novello D'Artagnan, mi metto in viaggio per Londra. A presto.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Heimat I, II e III]]></title>
<link>http://vautrin.wordpress.com/?p=19</link>
<pubDate>Tue, 01 Apr 2008 15:59:30 +0000</pubDate>
<dc:creator>Alessio Miglietta</dc:creator>
<guid>http://vautrin.it.wordpress.com/2008/04/01/heimat-i-ii-e-iii/</guid>
<description><![CDATA[



Proprio ieri ho ultimato la visione dell’intero ciclo di Heimat di Edgar Reitz. Diviso in tre ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size:10pt;"></span></p>
<p align="justify"><span style="font-size:10pt;"></span></p>
<p align="justify"><span style="font-size:10pt;"><img border="0" width="600" src="http://www.sottodiciottofilmfestival.it/immagini/catalogo_2007/HeimatFr.jpg" height="424" style="width:377px;height:284px;" /></span></p>
<p align="justify"><span style="font-size:10pt;"></span></p>
<p align="justify"><span style="font-size:10pt;">Proprio ieri ho ultimato la visione dell’intero ciclo di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Heimat_%28serie%29">Heimat</a> di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Edgar_Reitz">Edgar Reitz</a>. </span><span style="font-size:10pt;">Diviso in tre capitoli, per un totale di trenta film, è forse l’opera cinematografica più ampia e ambiziosa d’ogni tempo. </span><span style="font-size:10pt;">Premetto che non sono un esperto di cinema, né un appassionato. </span><span style="font-size:10pt;">Nonostante ciò, Heimat mi ha colpito come poche altre opere artistiche hanno fatto nella mia esistenza. </span><span style="font-size:10pt;">Emozioni e sensazioni che ricordo di aver provato solo con le opere di Wagner, per la musica, e con i libri di Hugo e Zola, per la letteratura. </span></p>
<p align="justify"><span style="font-size:10pt;"></span><span style="font-size:10pt;"></span><span style="font-size:10pt;">Riflettevo su un elemento che lega i tre capitoli della saga dei Simmon: la casa, intesa come il luogo che attira intorno a sé le esperienze umane, che funge da centro di gravità attorno al quale ruotano le vite dei protagonisti. Nel <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Heimat">primo capitolo</a> è la casa natale di Schabbach, nel <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Heimat_2_-_Cronaca_di_una_giovinezza">secondo</a> la villa degli artisti a Monaco di Baviera, nel <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Heimat_3_-_Cronaca_di_una_svolta_epocale">terzo</a> la casa ristrutturata sul Reno. Simboli, rispettivamente, delle radici familiari, del fermento creativo e culturale, dell’equilibrio e della maturità. </span></p>
<p align="justify"><span style="font-size:10pt;">Un’opera irrinunciabile per chi ama il cinema.</span></p>
]]></content:encoded>
</item>

</channel>
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