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	<title>paroleparole &amp;laquo; WordPress.com Tag Feed</title>
	<link>http://wordpress.com/tag/paroleparole/</link>
	<description>Feed of posts on WordPress.com tagged "paroleparole"</description>
	<pubDate>Mon, 13 Oct 2008 23:49:38 +0000</pubDate>

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	<language>en</language>

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<title><![CDATA["L'essenziale è invisibile" - 2a puntata]]></title>
<link>http://wordstones.wordpress.com/?p=41</link>
<pubDate>Sun, 14 Sep 2008 10:45:03 +0000</pubDate>
<dc:creator>antoniomigliore</dc:creator>
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<description><![CDATA[
Una nuova avventura ha coinvolto quest&#8217;estate la Coop. Cartellone: lo sviluppo e la messa in ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:center;"><img class="aligncenter" src="http://wordstones.wordpress.com/files/2008/09/img-015.jpg?w=128" alt="" width="374" height="282" /></p>
<p>Una nuova avventura ha coinvolto quest'estate la <a href="http://www.cartellone.org/" target="_blank">Coop. Cartellone</a>: lo sviluppo e la messa in scena della "seconda puntata" dell'adattamento tratto da "Il Piccolo Principe" di Saint Exupery, "<a href="http://cartellone.wordpress.com/2008/08/27/lessenziale-e-invisibile/" target="_blank">L'essenziale è invisibile</a>"(<a href="http://cartellone.files.wordpress.com/2008/08/lessenziale-e-invisibile11.pdf" target="_blank">locandina</a>). Il progetto ha coinvolto i ragazzi del <a href="http://cartellone.wordpress.com/tessuto-inclusivo/" target="_blank">Tessuto Inclusivo</a>, guidati come sempre dalle follie avventurose dei loro maestri Serena Cartia, Simonetta Cartia, Giovanni Spadola e Lillo Contino ed è stato inserito nel cartellone degli eventi estivi "<a href="http://www.comune.modica.rg.it/docs/passionedestate.pdf" target="_blank">Passioni Destate</a>" del <a href="http://www.comune.modica.rg.it/" target="_blank">Comune di Modica</a>. A un anno dal <a href="http://cartellone.wordpress.com/tessuto-inclusivo/piccoli-principi/" target="_blank">primo esperimento</a>, il progetto ha goduto di una maggiore forza creativa, ma anche di maggiori difficoltà.</p>
<p>Mettere insieme uno spettacolo in così breve tempo (circa venti giorni), partendo da idee sconnesse e a volte confusionarie, è impresa ardua per tantissimi ma NON per la Cooperativa Cartellone che, ancora una volta, ha dimostrato professionalità e sapienza nel lavoro</p>
<p>Ripensando a questa intensissima e breve avventura, riaffiorano in me le parole di Italo Calvino, non per caso citato nella partitura de "L'essenziale è invisibile": cadere nel vuoto. In fondo il tempo che scorreva, le mille difficoltà, le corse, le notti trascorse sul testo, hanno tutte quest'eco: "Si cadeva così, indefinitamente, per un tempo indefinito..."; ma non avendo punti di riferimento non si può affermare di cadere davvero.</p>
<p>Cadendo si cresce. <em>Crisis</em> altro non è che crescita. E in queste settimane è cresciuto un gruppo, inizialmente spaesato, di giovani che hanno creduto in loro stessi e nei loro insegnanti, affrontando giorno per giorno la "paura d'avere paura". Provando a parlare di legami, ci siamo resi conto che quello che creavamo era niente poco di meno che un legame tra noi e il nostro intendere il teatro.</p>
<p>Con un pizzico d'orgoglio affermo che forse senza il sottoscritto "Il Piccolo Principe" e la Coop. Cartellone non si sarebbero mai incontrati e, in un momento tanto peculiare, fatto accorgere la città di avere giovani che hanno voce, che urlano la loro voglia di crescere e andare avanti in un momento di stallo totale. Se qualcuno "fremeva", questi erano sicuramente i ragazzi del Tessuto Inclusivo che hanno dimostrato attaccamento alla propria città, dedizione e talento. Per una volta, e non è la sola, abbiamo imparato da loro, ingenui maestri di domani.</p>
<p>E <em>noi</em> non avremmo mai rafforzato in così poco tempo, quella consapevolezza di fare teatro e di "essere teatro", un palcoscenico di follie che senza perderebbe tutto il suo senso.</p>
<p>Adesso è tempo di rimettere i multilingue Piccoli Principi in libreria (non per molto però) e iniziare una nuova avventura, continuando quella già cominciata con la speranza che la distanza non possa ostacolare il rafforzamento del legame affettivo e creativo che, cari amici, ci lega.</p>
]]></content:encoded>
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<title><![CDATA[Lo spazio della libertà.]]></title>
<link>http://wordstones.wordpress.com/?p=35</link>
<pubDate>Thu, 26 Jun 2008 12:56:05 +0000</pubDate>
<dc:creator>antoniomigliore</dc:creator>
<guid>http://wordstones.it.wordpress.com/2008/06/26/lo-spazio-della-liberta/</guid>
<description><![CDATA[C&#8217;era uno spazio che desiderava avere il suo spazio. Così domandò ad un altro amico spazio s]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>C'era uno spazio che desiderava avere il suo spazio. Così domandò ad un altro amico spazio se era disposto a cedergli il suo di spazio. Quell'altro spazio, un pò offeso a dire il vero, perchè uno spazio senza spazio è come un re senza trono, lo rimproverò dicendo di farsi gli spazi suoi, invece di andare a rompere gli spazi degli altri. Spazio così si sentì ancora più solo e inutile di quanto fosse prima, ma decise: "Voglio essere uno spazio libero!". Non aveva ben chiaro il concetto di libertà: un pò credeva che la libertà per uno spazio consisteva nell'assenza di gravità; un pò che la libertà potesse essere sinonimo di vacuità.<br />
Pensò ancora: "Libertà non so cosa sia, perchè non diventare spazio per qualcuno o qualcosa che si dice "libero"?". Così conoscendo il Popolo delle Libertà si rallegrò e decise di essere uno spazio libero con questo popolo. Per la fiducia mostrata fu designato addirittura Ministero degli Spazi Liberi. I primi giorni fu orgoglioso e contento di ricoprire quell'incarico, ma col passare del tempo capì che quello non era il posto giusto per uno spazio senza spazio, come dire uno spazio non libero. A breve si dimise dal suo incarico di Ministro degli Spazi Liberi. Ma non aveva ancora trovato un senso alla sua esistenza. Iniziò così, un po' per gioco, a riempire i posti vuoti tra le righe e le parole dei libri. Lì comprendeva che la libertà se l'inventava di volta in volta, era "libero" di spaziarsi come voleva e di significare ciò che voleva. Spazio comprese così che sarebbe stato libero solo quando sarebbe stato libero di scegliere il suo ruolo nell'universo. Così agendo e così pensando visse per sempre spazio libero e felice.</p>
]]></content:encoded>
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<title><![CDATA[Cronaca da un palco]]></title>
<link>http://wordstones.wordpress.com/?p=32</link>
<pubDate>Fri, 20 Jun 2008 12:15:37 +0000</pubDate>
<dc:creator>antoniomigliore</dc:creator>
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<description><![CDATA[Le parole nel vuoto.
Passo dopo passo, un altro passo ancora: raggiunge il palco, sale la scena. Si ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Le parole nel vuoto.</p>
<p style="text-align:justify;">Passo dopo passo, un altro passo ancora: raggiunge il palco, sale la scena. Si guarda, ascolta intorno. Silenzio. Davanti a sè il vuoto, una voragine di luce bianca. Le parole sono tante: partono spedite, pensieri che si rincorrono, si sperdono nel silenzio, nel vuoto di occhi incuriositi che ascoltano attentamente. "Lui" non era lì. L'"altro" aveva preso il suo posto, il suo corpo, la sua immagine: non prepotentemente, solo <em>per gioco</em>. Lo trascinava anzi con sè, lo spingeva e lo aiutava lì dove sembrava inciampare.</p>
<p style="text-align:justify;">Il vuoto continuava a rimanere tale. Le parole non bastavano a saziarlo. Un'esplosione prima, un'implosione poi. D'improvviso il vuoto li avvolge, li coccola, diventa loro compagno, coprotagonista di un intreccio inaspettato.</p>
<p style="text-align:justify;">E non fa più paura: quel meraviglioso unico vuoto che quando ti sporgi per sentirlo è già "tuo".</p>
<p style="text-align:right;"><em>6 giugno 2007</em></p>
]]></content:encoded>
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<title><![CDATA[Sant'Antonio da Padova]]></title>
<link>http://wordstones.wordpress.com/?p=30</link>
<pubDate>Fri, 13 Jun 2008 11:22:59 +0000</pubDate>
<dc:creator>antoniomigliore</dc:creator>
<guid>http://wordstones.it.wordpress.com/2008/06/13/santantonio-da-padova/</guid>
<description><![CDATA[&#8221; «È nato per noi un bambino». Di questo bambino, dice il vangelo: &#8220;Se non vi convert]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>" «È nato per noi un bambino». Di questo bambino, dice il vangelo: "Se non vi convertirete e non diventerete come questo bambino, non entrerete nel Regno dei Cieli." (cf. <a href="http://www.labibbia.org/pls/bibbiaol/GestBibbia.Ricerca?Libro=matteo&#38;Capitolo=18" target="_blank">Mt 18,3</a>). Osserva: il bambino quando è sveglio, nella sua culla, piange; se è nudo non arrossisce; se è sculacciato si rifugia in braccio alla mamma. La mamma, quando vuole svezzarlo, si unge di amaro le mammelle; il bambino non sa nulla della malizia del mondo; è incapace di fare peccati; non fa del male al prossimo; non serba rancore; non odia nessuno; non cerca ricchezze; non è sedotto dalla bellezza di questo mondo; non fa preferenza di persone.<br />
Il bambino simboleggia il penitente convertito che, dopo essere stato una volta con il cuore gonfio di superbia, altero e borioso nelle parole, tronfio nella sua ricchezza, ora è diventato piccolo, umile e spregevole ai propri occhi. Quando è sveglio, quando cioè richiama alla mente il suo precedente modo di vivere, piange amaramente; divenuto nudo e povero per amore di Cristo non arrossisce, e neppure si vergogna di denudare se stesso nella confessione; se subisce un'ingiuria non si offende, ma corre alla chiesa e prega per coloro che lo calunniano e lo perseguitano. La chiesa lo ha, per così dire, svezzato quando, con l'amarezza dei castighi e delle pene, gli ha cosparso la mammella del piacere carnale, alla quale era solito succhiare.<br />
Le altre analogie sono chiare, e quindi vanno intese alla lettera.<br />
Quando perciò un mondano si converte e diventa «bambino» di Cristo, con il giubilo del cuore e l'allegria nella voce, dobbiamo esultare dicendo: «Ci è nato un bambino». E Giovanni: «La donna», cioè la chiesa, «quando partorisce» con la predicazione o con la misericordia verso i peccatori, «è afflitta; ma quando ha dato alla luce» con la contrizione e con la confessione «il bambino», cioè il neoconvertito, « non si ricorda più della sofferenza, per la gioia che è venuto al mondo un uomo» (Gv 16,21). E di Giovanni «grazia di Dio» [il Battista] è detto: «Molti si rallegreranno della sua nascita» (Lc 1,14)."</p>
<p><em>Sermone morale </em>del giorno di Natale, da <em>I Sermoni </em>di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Antonio_di_Padova" target="_blank">Sant'Antonio</a>. Fonte: <a href="http://www.santantonio.org/portale/home.asp">Portale di Sant'Antonio</a></p>
]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[Spinti dalle onde]]></title>
<link>http://wordstones.wordpress.com/?p=28</link>
<pubDate>Fri, 06 Jun 2008 07:12:58 +0000</pubDate>
<dc:creator>antoniomigliore</dc:creator>
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<description><![CDATA[Pozzallo come Ellis Island: un paragone azzardato, ma legittimo. Tra la fine del XIX secolo e gli in]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Pozzallo" target="_blank">Pozzallo</a> come <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Ellis_Island" target="_blank">Ellis Island</a>: un paragone azzardato, ma legittimo. Tra la fine del XIX secolo e gli inizi del XX, circa venti milioni di uomini (molti dei quali Italiani) hanno sfidato il mare e la sorte per conquistare una vita migliore, per sé e per i propri figli, raggiungendo la costa atlantica degli <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Stati_Uniti_d%27america" target="_blank">Stati Uniti d’America</a>. Prima però del grande passo verso il sogno americano occorreva superare dure prove: la partenza, il viaggio, l’arrivo.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;">Lasciare la propria terra, la propria casa, i propri affetti, partire insomma uomini per affrontare un viaggio come bestie e arrivare alla come di merci di scambio. Le stive delle navi, proclamate come alberghi lussuosi per chiunque volesse avventurarsi verso un nuovo destino, forse migliore, altro non erano che recipienti di uomini infelici e tristi, in cui il protrarsi del viaggio per giorni e settimane faceva si che le condizioni igienico sanitarie fossero pessime e le malattie tra questi poveretti dilagassero. Ma cosa poteva importare: si era a un passo da un sogno. Cosa potevano essere questi duri giorni in confronto ad una vita “migliore” nella patria della democrazia?</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;">Il punto di confluenza di tutte queste navi di migranti per l’approdo nelle coste americane era l’isola di Ellis Island, rinominata in seguito il primo Centro di Permanenza Temporanea della storia. Oggi sappiamo bene di che si tratta. Lì quegli uomini bestie erano sottoposti a visite mediche e psicologiche, trattati come ammassi di pulci e portatori di malattie, selezionati e dichiarati idonei o meno ad essere ammessi sul suolo americano per diventare, un giorno, cittadini americani. I malsani e i pazzi venivano rispediti a casa con le stesse identiche navi che lì li avevano portati.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;">Buona parte di quegli uomini-bestie sono nostri antenati.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;">Oggi non meno uomini si scagliano contro il loro destino rischiando la vita per potere raggiungere un posto dove la loro vita sia un po’ più dignitosa. Nella stragrande maggioranza dei casi il mare è sempre il loro unico amico-nemico, mezzo di sopravvivenza e anche morte.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;">Ammassati, stretti, corpi contro corpi, uomini, donne, bambini su barconi grandi poco più di una camera, si affidano al loro amico-nemico per continuare a sperare ancora. Spesso Lui li divora prematuramente, quasi come se la morte fosse l’unica via d’uscita; altre li spinge con la forza delle sue onde verso paesi sconosciuti. Lì non saranno più trattati come animali, bestie umane: soltanto come corpi di reato, merce illegale su una terra “libera”, “libera” di decidere cosa “farsene di tutti questi migranti”. Lei, figlia della grande migrazione.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;">Ieri noi, oggi loro. Un circolo vizioso che fa parte della ciclicità della storia. E domani? Non è un invito alla prevenzione, ma un pretesto a riflettere su cosa siamo oggi e perché, senza impedire che gli abitanti del nostro stesso pianeta possano perdere la loro libertà e la loro dignità solamente spostandosi da un punto all’altro di questa Grande Casa.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;">Siamo tutti in cerca della stessa cosa, tutti abbiamo bisogno di sentirci a casa e liberi di poter pensare al nostro futuro.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;">Pensiamo a quello che un tempo fu per i nostri avi Ellis Island. Pensiamo oggi cosa sono e cosa rappresentano per i migranti Pozzallo, Lampedusa, Otranto.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Una favola..]]></title>
<link>http://wordstones.wordpress.com/?p=25</link>
<pubDate>Fri, 23 May 2008 08:57:03 +0000</pubDate>
<dc:creator>antoniomigliore</dc:creator>
<guid>http://wordstones.it.wordpress.com/2008/05/23/favola/</guid>
<description><![CDATA[Intimidito dalla sua condizione troppo essenziale e apparentemente inutile, un Punto decise un giorn]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Intimidito dalla sua condizione troppo essenziale e apparentemente inutile, un Punto decise un giorno di cambiare mestiere. Tante erano le alternative da seguire, i mestieri da poter provare a fare. Per caso s'imbattè nell'idea di lavorare come "a", la prima lettera dell'alfabeto, la prima vocale, la prima di tutte le classi, utilizzata quasi in ogni parola. Ma quella condizione di esagerato lavoro non piacque al Punto, abituato a lavorare tanto ma senza troppa ripetività.<br />
Decise così di cambiare completamente lavoro: indirizzato dal suo amico Pennino, conobbe Pennello che gli fece conoscere il duro lavoro di imbianchino. Sveglia mattina presto, correndo qua e là da una parete all'altra per tutto il giorno, quello di imbianchino era un lavoro davvero duro per il Punto che, oltretutto, rischiava continuamente di essere cancellato dalla faccia della terra dal suo distratto collega Pennello.<br />
In preda al panico per la neo-disoccupazione, il Punto trascorreva i giorni rotolando per le strade. A un certo punto si accorse che tutte le parole delle insegne dei negozi e delle botteghe delle strade che attraversava erano confuse. Non c'era più ordine nei testi. Anche i segnali stradali davano informazioni sbagliate; per non parlare delle librerie e delle edicole: le parole avevano invaso tutti i locali, pendevano da libri e giornali, insegne e segnali ed erano diventate confuse e illegibili. Il Punto non riusciva a spiegarsi bene cosa potesse essere accaduto.<br />
Un po' nostalgico del suo vecchio mestiere, il Punto decise così di ritornare al suo lavoro di sempre: certo, sarebbe stato difficilissimo rientrare proprio in quel momento in cui sembrava essersi perso l'ordine di sempre. Pian pianino, spingendo da una parte le piccole "o" di fine frase e dall'altra le sorelle maggiori e decisamente più ingombranti "O" d'inizio frase, iniziò silenziosamente a mettere ordine in quel soqquadro di parole e frasi senza senso. In poco tempo e non senza grandi difficoltà (immaginate come far saltare il rigo alle timide e poco coraggiose "i" che trovano sempre una buona scusa per far dittongo con le amiche vocali), il Punto riuscì a ripristinare l'ordine e il significato tra i testi e a riprendersi il proprio posto di lavoro, risollevato e incoraggiato: aveva compreso quanto importante fosse il suo ruolo tra le amiche parole, silenzioso facchino di senso.</p>
]]></content:encoded>
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