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	<title>pilloledigermania &amp;laquo; WordPress.com Tag Feed</title>
	<link>http://wordpress.com/tag/pilloledigermania/</link>
	<description>Feed of posts on WordPress.com tagged "pilloledigermania"</description>
	<pubDate>Sun, 18 May 2008 07:59:14 +0000</pubDate>

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	<language>en</language>

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<title><![CDATA[Flädle (Minestra di frittatine)]]></title>
<link>http://isadora.wordpress.com/2007/12/10/fladle-minestra-di-frittatine/</link>
<pubDate>Mon, 10 Dec 2007 18:52:21 +0000</pubDate>
<dc:creator>Isadora</dc:creator>
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<description><![CDATA[Ora, questo, decisamente, non è un food blog, no. Non ci provo nemmeno. Questo blog contiene 304 ar]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Ora, questo, decisamente, non è un food blog, no. Non ci provo nemmeno. Questo blog contiene 304 articoli suddivisi in 19 categorie e la bellezza di 3115 commenti (e qualcosa come 35800 commenti spam). Di quei trecentoquattro post, ben otto sono ricette (semiserie). A guardare le statistiche riguardanti le chiavi di ricerca con cui arrivate qui dovrei dire: grazie al cielo che li ho scritti. Quindi ora ve ne beccate un altro (e sono nove).</p>
<p>I Flädle sono una specialità della Svevia. Il nome sta per piccole frittate, anche se, a dire il vero un Fladen (che è la versione grande del Flädle) è anche un'altra cosa brutta che fanno le mucche, ma è meglio che non scenda in particolari. Ora, che ci fanno, in Svevia, con le frittatine (o crespelle che dir si voglia)? Le arrotolano e le tagliano a striscioline, e poi le mettono in una bella scodella di brodo fumante. Sono buonissime e semplici da fare (tra l'altro si prestano anche per essere fatte con la farina senza glutine); se è buono anche il brodo, è un ottimo primo piatto per una cena invernale.<br />
<!--more leggi la ricetta &#62;&#62;--><br />
Per fare i Flädle vi servono:</p>
<ul>
<li>1/4 l di latte</li>
<li>mezz'etto di burro</li>
<li>3 uova</li>
<li>un etto di farina</li>
</ul>
<p>Poi, a piacere, prezzemolo, erba cipollina o quello che vi pare basta che sia verde (sminuzzato), noce moscata e sale.</p>
<p>Fate sciogliere il burro (io lo metto per un minuto nel microonde a 440 W, si può dire?) e mescolate tutti gli ingredienti (a parte le erbette) possibilmente con una frusta elettrica, così che venga fuori una pastella piuttosto liquida e, soprattutto, senza grumi. Ora aggiungete anche le erbette (se le mettete prima rischiate di fare le frittatine verdi). Con l'aiuto di una padella antiaderente e magari un filino d'olio fatene tante belle crespelle sottili. Arrotolatele su sé stesse e tagliatele a striscioline (come le tagliatelle). Poi ditemi se non sono buone.<br />
(Se non avete il brodo, potete anche lasciarle intere, farcirle con quello che più vi piace e gratinarle al forno con la besciamella... va be', lasciamo perdere).</p>
]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[Die Posse der Genossen]]></title>
<link>http://isadora.wordpress.com/2007/12/09/die-posse-der-genossen/</link>
<pubDate>Sun, 09 Dec 2007 18:40:04 +0000</pubDate>
<dc:creator>Isadora</dc:creator>
<guid>http://isadora.wordpress.com/2007/12/09/die-posse-der-genossen/</guid>
<description><![CDATA[C&#8217;era una volta un SPD con Schröder (il &#8220;Genosse der Bosse&#8221;, il compagno dei boss]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>C'era una volta un SPD con Schröder (il "Genosse der Bosse", il compagno dei boss intesi come capitani d'industria) che governava con piglio quasi neoliberale la Germania del dopo Kohl. Schröder non è più cancelliere, i verdi sono <a href="http://www.tagesschau.de/inland/meldung77174.html">spariti alla ricerca di un nuovo logo</a>, ora c'è <a href="http://isadora.wordpress.com/2005/10/17/non-sono-timorosa/">Angie</a>, alla guida di una grande coalizione, quella fra CDU ed SPD, contraddistinta dall'assoluta mancanza di idee, a parte quella di alzare le tasse. È sparito anche <a href="http://isadora.wordpress.com/2005/11/12/genosse-muntefering/">Müntefering</a>, che si è dimesso dal governo per essere vicino alla moglie seriamente malata ed ora Angie deve vedersela con un SPD che, nel tentativo di rimescolare gli equilibri politici e darsi un profilo, si lancia alla riscoperta del socialismo.</p>
<p>È uno spettacolo (una Posse, appunto) obbrobrioso, il cui protagonista è Kurt Beck che, finalmente liberatosi di Müntefering, ci offre un paio di assaggini di delirio populista: qualche settimana fa ci ha martoriati con l'auspicata introduzione del salario minimo per i postini e con il prolungamento del pagamento del sussidio di disoccupazione per i disoccupati più anziani (facendo retromarcia su una delle poche riforme del governo precedente), ma è di ieri la proposta più aberrante: un disegno di legge per impedire il pagamento di buoneuscite milionarie ai manager di imprese private, una proposta inutile e populista, che fa leva sulla <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Schadenfreude">Schadenfreude</a> del popolino ed ha come unico fine distrarre potenziali elettori dall'agghiacciante spettacolo di una classe politica alla deriva.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Der Adventskalender]]></title>
<link>http://isadora.wordpress.com/2007/12/02/der-adventskalender/</link>
<pubDate>Sun, 02 Dec 2007 17:04:48 +0000</pubDate>
<dc:creator>Isadora</dc:creator>
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<description><![CDATA[
Una delle tradizioni che più mi piacciono del Natale tedesco è quella dell&#8217;Adventskalender:]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://isadora.wordpress.com/files/2007/12/advent.jpg" alt="Adventskalender" /><br />
Una delle tradizioni che più mi piacciono del Natale tedesco è quella dell'Adventskalender: un calendario oggi standardizzato a 24 caselle che accompagnano i giorni dell'Avvento fino a Natale.<br />
L'usanza risale al XIX. secolo, quando la celebrazione del Natale entrò nei salotti borghesi: le famiglie credenti appendevano al muro un'immagine per ogni giorno dell'avvento, un modo per solennizzare l'attesa dell'arrivo del Natale e renderla tangibile anche per i bambini. Un'altra usanza legata alla celebrazione dell'attesa è in Germania quella dell'Adventskranz, la corona dell'Avvento, una corona di rametti d'abete intrecciati con quattro candele che vengono accese una ad una nelle quattro domeniche dell'Avvento, a celebrare la venuta di Cristo alla fine dei tempi, la preparazione all'arrivo del Salvatore, San Giovanni Battista e la Vergine Maria.</p>
<p>In passato e talvolta ancora oggi le mamme tedesche preparavano un calendario dell'avvento da mangiare, più spesso si ricorre ad un calendario di produzione industriale: si dice che l'idea di fare un calendario stampato per l'Avvento l'abbia avuta un certo Gerhard Lang, che nel 1908 commercializzò il primo calendario dell'Avvento "industriale" con 24 immagini da ritagliare ed incollare su un pannello con 24 apposite caselle. Negli anni Venti fecero la loro comparsa i primi calendari con porticine da aprire. La produzione fu interrotta durante la seconda guerra mondiale; nel '58 alla carta si aggiunse la cioccolata. </p>
<p>[L'immagine riportata è di un calendario dell'Avvento in vendita su <a href="http://www.adventskalender.net/shop/index.php">Adventskalender.net</a>]</p>
]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[Un mito compie sessant'anni]]></title>
<link>http://isadora.wordpress.com/2007/10/07/un-mito-compie-sessantanni/</link>
<pubDate>Sun, 07 Oct 2007 18:29:07 +0000</pubDate>
<dc:creator>Isadora</dc:creator>
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<description><![CDATA[Scrivo poco in questi giorni, sì, è che ho poco tempo: mi sono comprata una machina da cucire e po]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://isadora.wordpress.com/files/2007/10/bulli1.jpg" alt="Bulli wird 60" align="left" style="margin-right:3px;">Scrivo poco in questi giorni, sì, è che ho poco tempo: mi sono comprata una machina da cucire e poi ora devo scappare che c'è <a href="http://de.wikipedia.org/wiki/Tatort_%28Fernsehreihe%29">Tatort</a> alla televisione. Vi metto qui un'immagine carina per "festeggiare" il sessantesimo compleanno di "Bulli", come viene chiamato il pullmino Volkswagen dai veri appassionati, un vero mito per svariate generazioni di tedeschi. Compleanno <a href="http://vw-bus-treffen.core4.de/deu/folgeseite.php">festeggiato ad Hannover tra ieri ed oggi</a>, con tanto di concerto degli "Who" (che dovrebbero essere sulla sessantina anche loro, o sbaglio?).</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[XVII]]></title>
<link>http://isadora.wordpress.com/2007/10/02/xvii/</link>
<pubDate>Tue, 02 Oct 2007 10:15:43 +0000</pubDate>
<dc:creator>Isadora</dc:creator>
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<description><![CDATA[
Domani si festeggerà il diciassettesimo anniversario della Riunificazione delle due Germanie (la ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><img src='http://isadora.wordpress.com/files/2007/10/wiedervereinigung.jpg' alt='Karikatur zur deutschen Wiedervereinigung - Antonio Maia' /><br />
Domani si festeggerà il diciassettesimo anniversario della Riunificazione delle due Germanie (la "Wiedervereinigung", con la maiuscola) e solo ora, lentamente, la Germania trova le parole per descrivere uno dei periodi più neri della sua travagliatissima storia. Per anni tutti si sono adoperati per cancellare le tracce della separazione, per donare ai nuovi stati della federazione (i "Neue Bundesländer") i paesaggi fioriti che erano stati promessi da Kohl all'alba della caduta del muro. In silenzio, maniche rimboccate e testa bassa. Le "<a href="http://de.wikipedia.org/wiki/Bl%C3%BChende_Landschaften">blühende Landschaften</a>" di cui sopra non sono arrivate, alla riunificazione politica non si è (ancora) aggiunta la riunificazione di fatto, nei cuori e nelle teste: chi può continua a scappare dall'altra parte di un confine che, geopoliticamente, non esiste più; "di là" rimangono i vecchi e i disperati, sorretti dalla "Ostalgie", la nostalgia di quello che il tempo ha trasformato nella memoria in uno stato quasi "materno".<br />
<!--more continua a leggere &#187;--><br />
Così i primi film che hanno avuto il coraggio di fare breccia nel muro del silenzio e si sono occupati del tema est-ovest, lo hanno fatto in modo ironico, presentandoci una Repubblica Democratica Tedesca coccolona, un po' ingenua, in fondo simpatica. "<a href="http://www.sonnenallee.de/start.html">Sonnenallee</a>" o "<a href="http://www.good-bye-lenin.de/index2.php">Goodbye Lenin!</a>" fanno sorridere, dipingendo una RDT edulcorata e, per chi non l'ha conosciuta, anche teneramente esotica. Film educati e politically correct, in cui si abbassa lo sguardo con pudore di fronte alle mille storture ed ingiustizie di quel sistema, di fronte ai prigionieri politici, ai morti, alle attività di spionaggio, alle repressioni, al collaborazionismo, alla StaSi, la Volkspolizei, il commercio umano tra RDT e RFT in cambio di migliaia di marchi "pesanti".</p>
<p>L'interesse del pubblico per questi film ha mostrato che i tempi sono maturi per uno sguardo più approfondito e critico di quel periodo storico e, quest'anno, ne abbiamo visti più d'uno: "<a href="http://isadora.wordpress.com/2007/03/24/the-lives-of-others/">Das Leben der Anderen</a>", in primis; negli ultimi giorni due produzioni televisive di ottima qualità: "<a href="http://www.spiegel.de/kultur/gesellschaft/0,1518,507179,00.html">Prager Botschaft</a>", che racconta la storia della fuga di massa (per un totale di circa 17.000 persone) di cittadini della RDT attraverso l'ambasciata federale tedesca a Praga nel settembre dell'89, e "<a href="http://www.spiegel.de/kultur/gesellschaft/0,1518,508303,00.html">Die Frau von Checkpoint Charlie</a>", che racconta la storia di Jutta Gallus (leggermente modificata, ma nei punti salienti basata su eventi realmente accaduti), divenuta famosa nella Germania ovest degli anni ottanta per la sua disperata battaglia per ottenere il ricongiungimento con le figlie, rimaste nella RDT dopo un fallito tentativo di fuga e la prigionia della madre. Una storia straziante, anche se a lieto fine, che mostra tutto l'orrore di una dittatura che calpesta i più elementari diritti umani con brutale efficienza, tutta la mostruosità di un sistema che ha il controllo totale sulla vita di ogni singolo cittadino grazie ad un capillare sistema di delazioni, spionaggio e punizioni sempre dirette a limitare la già circoscritta libertà personale.</p>
<p>Interessante e ben fatto il film, ancora più interessante il fatto che la prima parte è stata seguita da più di otto milioni di spettatori (24% dello share), una quota enorme, che dimostra (si spera) che la Germania è finalmente disposta a confrontarsi criticamente con gli eventi più drammatici della sua storia recente e con un processo di riunificazione che, in molti aspetti, non ha ancora avuto luogo.</p>
<hr />
<p>Informazioni sull'immagine del post:<br />
<em>Deutschland-Flagge<br />
Karikatur zur deutschen Wiedervereinigung.</em><br />
Antonio Maia<br />
Portugal, 2. Oktober 1990<br />
Federzeichnung<br />
26,2 x 40,5 cm<br />
Haus der Geschichte, Bonn<br />
EB-Nr.: 1995/02/0381</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Indovina chi viene a cena]]></title>
<link>http://isadora.wordpress.com/2007/09/24/indovina-chi-viene-a-cena/</link>
<pubDate>Mon, 24 Sep 2007 17:57:37 +0000</pubDate>
<dc:creator>Isadora</dc:creator>
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<description><![CDATA[Angela Merkel è sempre buona per una sorpresa: ci sorprese quando divenne ministro dell&#8217;ambie]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://isadora.wordpress.com/files/2007/09/dalai-lama_angie_reuters.jpg" alt="Angela Merkel riceve il Dalai Lama - Foto Reuters" align="left" style="margin-right:3px;" />Angela Merkel è sempre buona per una sorpresa: ci sorprese quando divenne ministro dell'ambiente nel governo Kohl apparendo dal nulla, sorprese persino quella vecchia volpe di Schröder quando fu eletta cancelliere ed ora sorprende la Cina invitando il Dalai Lama per una chiacchierata in Kanzleramt, ieri. I blogger tedeschi, tra ieri ed oggi, si sono consumati i polpastrelli per commentare la notizia, i giornali on- e offline traboccano di articoli e chiose, incerti se lodare l'iniziativa o preoccuparsi per le relazioni commerciali con la Cina, i diplomatici cinesi si affrettano a cancellare un paio di incontri mentre il mondo politico berlinese fa cerchio intorno a lei e loda l'iniziativa.</p>
<p>Angie, che in politica interna deve orchestrare una complicatissima Große Koalition e ci riesce solo a prezzo di compromessi più che discutibili, si riscatta con una politica estera volta sì a mantenere relazioni economiche intense e produttive, ma non al prezzo di mettere sotto ai piedi i diritti umani, i principî della democrazia e la libertà di espressione, riscuotendo consensi da parte di tutta l'opinione pubblica.</p>
<p>Tanto di cappello, Angie.</p>
<p>[E per chi non ne ha ancora abbastanza, ho scoperto un sito che vende le bambole di Angie e persino del Dalai Lama: <a href="http://www.deutsche-klassiker.de/schildkroet/index.php" target="_blank">vedere per credere</a>.]</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Pistole e spaghetti]]></title>
<link>http://isadora.wordpress.com/2007/08/16/pistole-e-spaghetti/</link>
<pubDate>Thu, 16 Aug 2007 19:16:41 +0000</pubDate>
<dc:creator>Isadora</dc:creator>
<guid>http://isadora.wordpress.com/2007/08/16/pistole-e-spaghetti/</guid>
<description><![CDATA[Proprio l&#8217;anno scorso, ma di tanto in tanto qualche specialista a corto di notizie ritira fuor]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Proprio l'anno scorso, ma di tanto in tanto qualche specialista a corto di notizie ritira fuori l'argomento, un articolo dichiaratamente satirico apparso su <a href="http://www.spiegel.de" target="_blank">Spiegel-online</a> fece indignare tutta l'Italia, anche grazie ad una traduzione infame prontamente pubblicata urbi et orbi. Ci scrissi su anche un post (<a href="http://isadora.wordpress.com/2006/06/27/la-lingua-batte/">La lingua batte</a>, e mai scelsi titolo più appropriato, direi), arrabbiata com'ero: io che in Germania ci vivo da anni e, al contrario della maggior parte dei miei compatrioti qui residenti, sono in grado di esprimermi in modo intellegibile in tedesco, non ho alcuna difficoltà con questo tipo di pregiudizio, primariamente per via del fatto che non è a me applicabile (e nessuno si è mai sognato di farlo). Ma, si sa, l'italiota ha il codone di paglia, e giù tutti a fare uso dei più biechi luoghi comuni sulla Germania ed i suoi abitanti, con inappropriati riferimenti storici sempre dimentichi dei tristi parallelismi. Le discussioni erano tutte piuttosto banali, tutti sembravano conoscere la famosa copertina di "Der Spiegel" del 1977, "Pistole auf Spaghetti", sul tema dell'Italia come meta di vacanze (purtroppo non ho trovato l'immagine, che avrei linkato volentieri).</p>
<p>Perché mi viene in mente proprio oggi? Perché sono italiana e vivo in Germania e, proprio stamattina, la mia vicina in metropolitana stava leggendo questo: "<a href="http://www.zeit.de/online/2007/34/Mafia-Duisburg" target="_blank">Mafia ante portas</a>", un articolo sulla <a href="http://www.corriere.it/Primo_Piano/Cronache/2007/08_Agosto/15/duisburg_italiani.shtml" target="_blank">strage di Ferragosto a Duisburg</a>. Ecco, e poi ci meravigliamo delle copertine con le pistole e gli spaghetti. Chissà come gli sarà mai venuta in mente una copertina così...</p>
<p>Aggiornamento: grazie all'aiuto del caro <a href="http://grandiclassicidellanatura.blogspot.com/">Filter</a> è arrivata anche la copertina di cui scrivevo sopra.<br />
<a href="http://service.spiegel.de/digas/find?DID=40763857" title="e-paper dell'articolo originale"><img src="http://isadora.wordpress.com/files/2007/08/pistoleaufspaghetti.jpg" alt="Pistole auf Spaghetti" /></a></p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Non solo birra]]></title>
<link>http://isadora.wordpress.com/2007/07/29/non-solo-birra/</link>
<pubDate>Sun, 29 Jul 2007 13:54:44 +0000</pubDate>
<dc:creator>Isadora</dc:creator>
<guid>http://isadora.wordpress.com/2007/07/29/non-solo-birra/</guid>
<description><![CDATA[Un birrificio sull&#8217;orlo del fallimento in una Germania che beve sempre meno birra, un&#8217;id]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://isadora.wordpress.com/files/2007/07/bionade_hol_klein.jpg" alt="Bionade Holunder (Sambuco)" align="left" />Un birrificio sull'orlo del fallimento in una Germania che beve sempre meno birra, un'idea e la forza di continuare a crederci, un concetto assolutamente in linea con l'attuale sentire comune, un branding perfetto: sembra una favola, ma è la realtà di una bevanda che, dopo una partenza in sordina, ha conquistato la Germania. Si chiama <a href="http://www.bionade.com/" target="_blank">Bionade</a>, dalla sincrasi di "bio", che si riferisce alla provenienza degli ingredienti della bevanda, e "Limonade", il termine tedesco che indica le bevande analcoliche. Quattro gusti non troppo intensi e vagamente stravaganti (Sambuco, Arancia-Ginger, Erbe e Litchi), un packaging accattivante, poco zucchero, bollicine sì, ma senza esagerare, niente coloranti, ingredienti biodinamici, questa bevanda sta conquistando le tipologie di consumatore più diverse, a partire dai trend-setter sempre alla ricerca di novità, passando per i fanatici della nutrizione salutare, agli antagonisti della globalizzazione, arrivando alle mamme preoccupate per la salute dei loro piccoli.<br />
<!--more continua a leggere &#187;--><br />
Il tutto è partito da un'idea fissa del proprietario del birrificio Peter, un tal signor Leipold, che ha passato otto anni a sviluppare un processo di fermentazione dell'orzo, per ottenere una bevanda rinfrescante analcolica. Alla fine c'è riuscito; il principale prodotto della fermentazione è l'acido gluconico, che funge da conservante naturale e, dal punto di vista organolettico, esalta il potere dolcificante dello zucchero rendendone necessaria una quantità inferiore. Il prodotto finale è una bevanda dal sapore delicato e non zuccherino, lievemente gassata e rinfrescante.</p>
<p>Dal punto di vista organolettico, a mio parere, nulla più di un succo di frutta diluito con acqua gassata (per i tedeschi, specialmente nel sud, una "Schorle"), ma il successo di questo prodotto sembra basarsi su meccanismi psicologici che poco hanno a che vedere col gusto: acquistare Bionade è una sottile rivolta contro la dittatura massificatrice dei grandi global player delle bevande analcoliche, una piccola dichiarazione d'indipendenza, un'espressione di uno stile di vita. Non per niente, si narra che il piccolo birrificio si sia rifiutato nel 2004 di vendere alla Coca-Cola, suscitando lo stupore della delegazione da Atlanta ("So, you don't want to be rich?") e contribuendo a costruire una piccola leggenda tutta tedesca.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Pietre d'inciampo]]></title>
<link>http://isadora.wordpress.com/2007/07/15/pietre-dinciampo/</link>
<pubDate>Sun, 15 Jul 2007 13:26:37 +0000</pubDate>
<dc:creator>Isadora</dc:creator>
<guid>http://isadora.wordpress.com/2007/07/15/pietre-dinciampo/</guid>
<description><![CDATA[Sto andando in ufficio, cammino veloce, ho fretta. Non mi guardo gran ché intorno, faccio questa st]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://isadora.wordpress.com/files/2007/07/stolpersteine_klein.jpg" alt="Stolpersteine" align="left" />Sto andando in ufficio, cammino veloce, ho fretta. Non mi guardo gran ché intorno, faccio questa strada ogni giorno, non c'è niente di nuovo. Un passo, un altro, sono quasi arrivata e, all'improvviso, faccio appena in tempo a sentire qualcosa di liscio sotto al piede, ma non a chiedermi di che cosa si tratti, che mi sorprendo ad annaspare a mezz'aria per evitare di sbattere il muso per terra. Rimango in piedi per miracolo, mi fermo e vado a guardare che cosa mi abbia fatta inciampare.<br />
<!--more continua a leggere &#187;--><br />
È uno "Stolperstein". Liscio e lucido, grande (e scivoloso) come un <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Sampietrino" target="_blank">sampietrino</a> bagnato , incassato nel marciapiede, di fianco ad altri due o tre. Lo guardo un po' perplessa, poi mi viene da pensare che l'artista, Gunter Demnig, che ha avuto l'idea di questa installazione, ha appena centrato il suo obiettivo. Ma qui bisogna fare un passo indietro. Cosa sono questi "Stolpersteine"? Ne parlava qualche giorno fa anche <a href="http://farfadet.splinder.com/post/13063595/Stolpersteine" target="_blank">Weingarten</a>: si tratta di piccole "targhe" in ottone, in memoria delle vittime delle persecuzioni del nazismo, incastonate nei marciapiedi di fronte agli edifici in cui hanno vissuto. Sono piccoli e discreti, si vedono appena; l'idea è quella di attirare l'attenzione del passante facendolo inciampare (stolpern), distrarlo dai suoi pensieri e ricordargli i nomi di quelle persone che hanno vissuto nelle case davanti alle quali passa, spesso senza degnarle di uno sguardo.</p>
<p>Obiettivo raggiunto, nel mio caso: pur avendoli visti tante volte e conoscendo l'iniziativa, è stato proprio <em>l'atto di inciampare</em> su uno di questi nomi a risvegliare la mia attenzione e a portarmi a riflettere sul significato di queste installazioni. Improvvisamente i nomi di questi sconosciuti hanno fatto irruzione nel mio quotidiano; sono persino andata a leggere la loro storia sul <a href="http://www.stolpersteine-stuttgart.de/" target="_blank">sito delle installazioni a Stoccarda</a>. Siete avvertiti: se vi trovate in Germania, osservate con attenzione i marciapiedi!</p>
<p>L'immagine è tratta dal <a href="http://www.stolpersteine.com/start.html" target="_blank">sito ufficiale dell'iniziativa</a>. </p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Come guidare in Germania felici e contenti]]></title>
<link>http://isadora.wordpress.com/2007/07/09/come-guidare-in-germania-felici-e-contenti/</link>
<pubDate>Mon, 09 Jul 2007 19:11:14 +0000</pubDate>
<dc:creator>Isadora</dc:creator>
<guid>http://isadora.wordpress.com/2007/07/09/come-guidare-in-germania-felici-e-contenti/</guid>
<description><![CDATA[Come guidare in Germania felici e contenti: con questo titolo Pierluigi Mennitti pubblica oggi un po]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ideazione.com/alexanderplatz/09_luglio.htm" target="_balnk">Come guidare in Germania felici e contenti</a>: con questo titolo Pierluigi Mennitti pubblica oggi un post che vi consiglio assolutamente di leggere: riflette esattamente le mie catastrofiche esperienze col traffico tedesco, in particolar modo sulle strade a più corsie che fendono Berlino e sull'aggrovigliatissimo nodo autostradale del bacino della Ruhr. Io, che sono sempre stata una grande appassionata di auto e di guida, ho praticamente spesso di guidare da quando mi sono trasferita in Germania e le ragioni (tutte psicologiche, s'intende) le descrive Pierluigi molto meglio di come avrei potuto fare io.<br />
Una frase, però, mi ha davvero fatta sorridere: </p>
<blockquote><p>Attenti alle corsie preferenziali delle bici (questo vale anche quando siete a piedi): i ciclisti hanno la precedenza su tutto, ormai credo anche sulle ambulanze, sulla polizia e sui pompieri.</p></blockquote>
<p>perché questo è un fenomeno squisitamente (ed esclusivamente) berlinese. A Berlino il ciclista ha la precedenza dappertutto e ha sempre ragione: provate a contraddirlo e c'è una possibilità non nulla che vi ritroviate una fiancata rigata in men che non si dica. Nel resto della Bundesrepublik, gli unici ad avere la precedenza incorporata ("eingebaute Vorfahrt") sono i guidatori di BMW e talvolta di Audi (tanto per dar voce ad un paio di miei personalissimi pregiudizî).</p>
<p>Purtroppo ideazione non consente di commentare: se vi va scrivete pure qua sotto, ché Pierluigi ogni tanto, quatto quatto, passa.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Un amore di pane]]></title>
<link>http://isadora.wordpress.com/2007/07/07/un-amore-di-pane/</link>
<pubDate>Sat, 07 Jul 2007 18:02:04 +0000</pubDate>
<dc:creator>Isadora</dc:creator>
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<description><![CDATA[Se c&#8217;è una cosa che i tedeschi del sud amano e di cui vanno orgogliosi – a ragione – è i]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://isadora.wordpress.com/files/2007/07/1brezel.jpg" alt="Foto di anubis_632_de" align="left">Se c'è una cosa che i tedeschi del sud amano e di cui vanno orgogliosi – a ragione – è il pane. In particolar modo in Baden-Württemberg e in Baviera la cultura del pane è particolarmente diffusa e le panetterie (quelle buone) sono una specie di paese dei balocchi. Una vera specialità di queste zone è il Laugengebäck, una famiglia di pani caratterizzati dalla superficie lucida e dal colore ambrato scuro, spesso spolverata di grani di sale grosso, il cui rappresentante più famoso è il Brezel, il tipico "nodo" della foto.<br />
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Lauge, in tedesco, è una soluzione acquosa di idrossido di sodio (o anche soda caustica), una roba fortemente basica, che è difficile collegare a prodotti commestibili. Eppure è proprio la reazione della soda caustica con l'anidride carbonica dell'aria a formare il carbonato che lucida la superficie. Il sapore che ne deriva è difficile da descrivere, molti lo conosceranno dai salatini (quelli che quasi hanno strangolato Bush, per intenderci): un morbido Brezel tagliato a metà e spalmato di burro è un goloso snack molto apprezzato; io trovo l'abbinamento con la Nutella irresistibile, anche se alcuni dei miei amici tedeschi sono scettici per via della combinazione dolce-salato (ma ne ho già convertiti parecchi).</p>
<p>Il Brezel è per molti versi un pane particolare: si dice che il nome derivi dal latino bracellus o braccicum (braccino) e che rappresenti un bambino a braccia incrociate o un monaco che prega. La forma cambia leggermente passando dalla Baviera, in cui "corpo" e "braccine" hanno più o meno lo stesso diametro, al Baden-Württemberg, dove i Brezel hanno una pancia morbida e pronunciata e braccine sottili (e la pancia è deliziosa): un po' come i pizzaioli fanno ruotare la pasta da pizza fino a farla diventare un disco sottile, i panettieri si piccano di "annodare" i Brezel con una speciale tecnica di rotazione della striscia di pasta, seguita dal "fissaggio" delle braccine. Se passate dal sud della Germania non lasciatevi scappare l'occasione di assaggiare un Brezel originale.</p>
<p>Grazie ad <a href="http://www.flickr.com/photos/anubis632_de/">anubis</a> per la foto (non solo li ha fotografati, ma li ha anche fatti!).</p>
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<title><![CDATA[Paese che vai]]></title>
<link>http://isadora.wordpress.com/2007/06/19/paese-che-vai/</link>
<pubDate>Tue, 19 Jun 2007 21:18:11 +0000</pubDate>
<dc:creator>Isadora</dc:creator>
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<description><![CDATA[In Italia, almeno a giudicare dalle statistiche di accesso qui e dalla lista dei post più gettonati]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>In Italia, almeno a giudicare dalle statistiche di accesso qui e dalla lista dei post più gettonati su wordpress, i grandi problemi del momento sono i DICO, le crocs, gli esami di maturità e... il nocino (eh, sì, tra poco è san Giovanni). In Germania, <a href="http://carlettodarwin.blogspot.com/2007/06/notazione-polacca-inversa.html">come riporta anche Carletto</a>, le radici quadrate. </p>
<p>La notizia è presto detta: la Polonia vuole riaprire la discussione sulla Costituzione Europea per cambiare i rapporti di potere tra i paesi membri. Nell'attuale proposta, infatti, è previsto che, per ottenere una maggioranza qualificata occorra il voto dei rappresentanti di almeno quindici paesi che rappresentino almeno il 65% della popolazione complessiva. La Polonia, invece, minaccia di porre il veto al pacchetto costituzionale se non verrà accettata la sua proposta, che prevede una maggioranza calcolata in base alla radice quadrata del numero dei cittadini degli stati membri.<br />
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Sembra un'idea balzana, in realtà si tratta di un calcolo politico che diminuirebbe a scalare l'influenza dei paesi con il maggior numero di abitanti (Germania, Francia, Inghilterra, Italia, Spagna e Polonia) ed aumenterebbe quella degli altri paesi, più piccoli (<a href="http://www.spiegel.de/img/0,1020,896644,00.gif" target="_blank">il grafico di Der Spiegel</a>) rispetto alla proposta, lasciando i rapporti di forza più o meno come sono ora (linea arancione nel grafico).</p>
<p>Proprio questa troppa influenza da parte dei paesi più piccoli, che attualmente hanno un potere decisionale "pro capite" molto più alto di quelli più grandi, è da sempre motivo di accese discussioni a livello europeo, essendo spesso usata per fare leva in occasione di trattative sulla distribuzione di sovvenzioni, mentre la Polonia vuole sdoganare la proposta costituzionale, più aderente ai reali equilibri, come ingiusta, probabilmente per paura di perdere una parte delle abbondanti sovvenzioni per l'agricoltura, ma anche come personalissima battaglia contro l'invisa Germania.</p>
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<title><![CDATA[The Lives of Others]]></title>
<link>http://isadora.wordpress.com/2007/03/24/the-lives-of-others/</link>
<pubDate>Sat, 24 Mar 2007 16:02:50 +0000</pubDate>
<dc:creator>sgrignapola</dc:creator>
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<description><![CDATA[Ho letto da qualche parte che era &#8220;un&#8217;avvincente storia di spionaggio&#8221;.
The lives ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><img src='http://isadora.files.wordpress.com/2007/03/daslebenderanderen.jpg' alt='Das Leben der Anderen' align="left" />Ho letto da qualche parte che era "un'avvincente storia di spionaggio".<br />
<a target="_blank" href="http://www.sonyclassics.com/thelivesofothers/">The lives of the others</a>. Ho visto poi le locandine: una foresta di allori.<br />
Venerdì vado a salti –mi son detto.<br />
Mi piacciono molto le avvincenti storie di spionaggio: città esotiche, personaggi misteriosi con accenti strani e azione quanto basta. In “The life of the others” non c'è  nulla di tutto ciò.<br />
Lo spionaggio che viene raccontato qui è fatto di lunghe giornate di intercettazioni, ricatti, minacce, torture, paranoie e mense aziendali. Non c’è nessun agente segreto che se la mena male se il Martini è agitato piuttosto che mescolato e non sono in forse le sorti del mondo. Solo le vite dei personaggi coinvolti, quella di un importante drammaturgo e quella del funzionario della Stasi che è incaricato di sorvegliarlo, fino a quando la caduta del muro cambierà tutte le coordinate.<br />
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Appena prima che inizi il film una scritta appare sullo schermo: è il 1984. La Berlino Est comunista rivela un mondo ormai talmente lontano da apparire esotico.<br />
Una sorta di nostalgia per ciò che è scomparso arranca durante tutta la visione ed erompe quando il ridicolo emerge dalle assurdità del regime: c’è uno stridiio tra l’estrema serietà -e crudeltà-  di certe situazioni e la loro involontaria comicità: le dimensioni degli apparecchi per lo spionaggio e l’aria compunta della spia, le macchine da scrivere e il linguaggio delle schedature.</p>
<p>Vista da questo futuro la miseria umana, fatta di continui scambi di innumerevoli quantità di dolore, sembra soltanto un gioco di convenzioni senza senso.</p>
<p>No, giusto per dire che il film mi è piaciuto parecchio. In Italia uscirà, credo, ad Aprile.</p>
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<title><![CDATA[Primavera]]></title>
<link>http://isadora.wordpress.com/2007/03/23/primavera/</link>
<pubDate>Fri, 23 Mar 2007 07:58:30 +0000</pubDate>
<dc:creator>Isadora</dc:creator>
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<description><![CDATA[
Questa è l&#8217;immagine della stazione della linea suburbana con cui tutte le mattine vado al la]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><img src='http://isadora.files.wordpress.com/2007/03/primavera.png' alt='Primavera' /><br />
Questa è l'immagine della stazione della linea suburbana con cui tutte le mattine vado al lavoro, fotografata una mezz'oretta fa. La suburbana per il momento è bloccata e io, che nella momentanea situazione di progetto pagherei per non dover andare in ufficio, ho deciso di tornare a casa a bere un caffé e pensare al da farsi. Il problema è che l'unica cosa a cui riesco a pensare è come sia possibile che per dieci centimetri di neve - in Germania, eh, mica all'equatore - la rete di trasporto pubblico vada completamente in tilt...</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Giovedì grasso]]></title>
<link>http://isadora.wordpress.com/2007/02/15/giovedi-grasso/</link>
<pubDate>Thu, 15 Feb 2007 20:25:53 +0000</pubDate>
<dc:creator>Isadora</dc:creator>
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<description><![CDATA[
Me l&#8217;ero quasi dimenticato. Mi è venuto in mente questa mattina, quando, sulla via dell]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://de.wikipedia.org/wiki/Bild:Poppelezunft_Singen_Hooriger_B%C3%A4r_Narrentreffen_Me%C3%9Fkirch_2006.jpg" target="_blank"><img src="http://isadora.wordpress.com/files/2007/02/poppelezunft_singen_hooriger_bar_narrentreffen_meskirch_2006.jpg" alt="Hooriger B&#228;r Poppelzunft Singen" /></a><br />
Me l'ero quasi dimenticato. Mi è venuto in mente questa mattina, quando, sulla via dell'ufficio, ho incrociato due bimbi in costume da fantasma (lenzuolo con due buchi per gli occhi). Poco più tardi, imbattendomi in un paio di signore travestite da galline, mi è venuto in mente: oggi comincia il carnevale tedesco con la Weiberfastnacht, in Renania, o Schmutziger Donnerstag in Svevia e il carnevale, in Germania, è una cosa seria.<br />
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Weiberfastnacht significa più o meno "carnevale delle donne" (Weib significa femmina, Fastnacht è una delle parole tedesche per carnevale, come Fasching e Karneval) e nella Renania è un giorno quasi festivo: molte ditte chiudono i battenti verso ora di pranzo, anche perché i festeggiamenti cominciano solitamente undici minuti dopo le undici. Da Bonn a Colonia a Düsseldorf una delle più popolari tradizioni di questa giornata è il taglio della cravatta, simbolo del potere maschile; le donne hanno oggi "Narrenfreiheit", la libertà che si concede ai matti, e si fanno perdonare con un bacio.</p>
<p>Gli Svevi, invece, sono più prosaici e festeggiano il Giovedì grasso (in questo caso, infatti, schmutzig non deriva da Schmutz, lo sporco, ma da dal termine alemanno per grasso), nel medioevo uno degli ultimi giorni in cui si poteva mangiare carne prima del digiuno precedente la Pasqua e, a causa dei complessi rituali liturgici, l'ultimo giorno utile per macellare prima dell'arrivo del mercoledì delle ceneri. Ancora oggi, il carnevale in questa zona si festeggia esclusivamente il giovedì grasso, il lunedì seguente (Rosenmontag) ed il martedì grasso, gli unici giorni in cui la liturgia cattolica lo permetteva. A sud di Stoccarda i festeggiamenti più pittoreschi e noti sono quelli di Villingen e di Rottweil, che celebrano il carnevale svevo-alemanno secondo tradizioni secolari.</p>
<p>Un paio di link da Wikipedia per chi parla il tedesco:<br />
<a href="http://de.wikipedia.org/wiki/Schw%C3%A4bisch-alemannische_Fastnacht" target="_blank">Schw&#228;bisch-alemannische Fastnacht</a><br />
<a href="http://de.wikipedia.org/wiki/Rheinischer_Karneval" target="_blank">Rheinischer Karneval</a></p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Taxi 2.0]]></title>
<link>http://isadora.wordpress.com/2007/01/12/taxi-20/</link>
<pubDate>Fri, 12 Jan 2007 17:31:00 +0000</pubDate>
<dc:creator>Isadora</dc:creator>
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<description><![CDATA[Il Web 2.0 lo conoscete tutti: il content-driven web, la rete dei contenuti offerti dall&#8217;utent]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Il Web 2.0 lo conoscete tutti: il content-driven web, la rete dei contenuti offerti dall'utente, la tecnologia al servizio dell'informazione e chi più ne ha più ne metta.</p>
<p>Nella cittadina tedesca di Paderborn nasce quello che a me, già infervorata al solo pensiero, verrebbe di chiamare il Taxi 2.0. Una specie di incrocio fra il treno ed il taxi: trenini ad uso individuale che l'utente "chiama" quando ne ha bisogno per farsi portare dove vuole, senza fermate intermedie e senza cambi, utilizzando la rete di rotaie ferroviarie e cercando il percorso più breve via GPS, il tutto senza un conduttore. Il principio di funzionamento, nell'era di Internet, non appare più rivoluzionario di tanto: non c'è una centrale di controllo, ma le mini-carrozze si muovono autonomamente e si calcolano il percorso richiedendo le informazioni di cui necessitano alla centrale.</p>
<p>Un'idea brillante, che, almeno sul suolo tedesco, purtroppo, non trova un pigmalione, forse perché la Deutsche Bahn, finora, non ha interesse a finanziare quella che chiama "ricerca di base", forse per paura della concorrenza, o forse perché le ferrovie tedesche, rese miopi dalla necessità di ottenere ritorni economici immediati in tempi di vacche magre, non hanno il coraggio di investire in concetti innovativi.</p>
<p>Tutto l'articolo su Spiegel International: <a href="http://www.spiegel.de/international/spiegel/0,1518,458893,00.html" target="_blank">German Company Engineers Driverless Taxi</a></p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Viva la libertà]]></title>
<link>http://isadora.wordpress.com/2006/12/17/viva-la-liberta/</link>
<pubDate>Sun, 17 Dec 2006 16:22:57 +0000</pubDate>
<dc:creator>Isadora</dc:creator>
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<description><![CDATA[Freie Fahrt für freie Bürger (via libera ai cittadini liberi): così, grossolanamente tradotto, re]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Freie Fahrt für freie Bürger (via libera ai cittadini liberi): così, grossolanamente tradotto, recitava negli anni settanta uno slogan della potentissima lobby automobilistica tedesca a difendere la presunta libertà dell'automobilista tedesco, a tutt'oggi libero di guidare in autostrada senza limiti di velocità (almeno in teoria) e senza pedaggi di sorta. Risale a pochi giorni fa l'ennesimo fallimento del tentativo di introdurre il pedaggio autostradale per le automobili. Tra le vacche sacre dei tedeschi, oltre alla macchina e alla birra, c'è la sigaretta.<br />
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Così, mentre nel resto d'Europa sempre più paesi introducono normative che restringono gli spazî pubblici nei quali sia permesso fumare, qui, la (all'estero tanto decantata) Große Koalition non riesce a far passare un disegno di legge per la tutela dei non fumatori. Partiti con una proposta di legge simile a quella italiana, si sono persi per strada in discussioni con la lobby della gastronomia, che, senza alcun riscontro oggettivo in base alle esperienze di altri paesi, agita lo spauracchio della perdita di clienti in caso d'introduzione del divieto assoluto di fumare in bar e ristoranti. </p>
<p>Ne è venuto fuori l'ennesimo disegno di legge monco, che prevedeva il divieto di fumo nei ristoranti, escludendo i bar. Dopo una settimana di discussioni sulla definizione di bar (un bar che serve spuntini è un bar o un ristorante, ai fini del divieto?) e sull'assurdità della distinzione, figlia di estenuanti contrattazioni con i rappresentanti della gastronomia tedesca, i Länder ci hanno messo la pezza, respingendo in toto il disegno di legge.</p>
<p>E noi, liberi cittadini della libera Germania, rimaniamo liberi di stare per ore in fila in autostrada senza limiti di velocità e senza pagare il pedaggio, di farci affumicare dal vicino di tavolo sia al bar che al ristorante e di pagare un caffé o un bicchier d'acqua la somma equivalente a due litri di birra. Viva la libertà.</p>
]]></content:encoded>
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<item>
<title><![CDATA[Senza cartelli]]></title>
<link>http://isadora.wordpress.com/2006/12/06/senza-cartelli/</link>
<pubDate>Wed, 06 Dec 2006 21:17:25 +0000</pubDate>
<dc:creator>Isadora</dc:creator>
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<description><![CDATA[Provate ad immaginare città prive di segnali stradali. Niente semafori. Niente Stop. Niente divieti]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Provate ad immaginare città prive di segnali stradali. Niente semafori. Niente Stop. Niente divieti di transito. Niente sensi unici. Automobilisti e pedoni che interagiscono utilizzando il buonsenso. Niente divieti, niente restrizioni.<br />
Un sogno? Un incubo? Secondo un <a href="http://www.spiegel.de/international/spiegel/0,1518,448747,00.html" title="European Cities Do Away with Traffic Signs" target="_blank">articolo apparso su Spiegel Online</a>, una realtà.<br />
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Il progetto Shared Space, partito dall'Olanda e finanziato dall'Unione Europea ha eliminato i cartelli stradali in sette città in Germania, Belgio, Olanda, Danimarca e Gran Bretagna, con l'obiettivo di rendere il traffico più sicuro e più a misura d'uomo.</p>
<p>Un progetto che in Germania, in cui sono disseminati 20 milioni di cartelli stradali di 648 tipi diversi, ha sollevato una serie di discussioni pro e contro l'iniziativa: da una parte i tedeschi hanno una vera passione per regole, regolette e regolamentazioni delle eccezioni, d'altra parte esistono studi che affermano che ca. il 70% dei cartelli stradali vengono inconsciamente ignorati. I sostenitori del progetto Shared Space sostengono che la mancanza di divieti e cartelli porti automobilisti e pedoni ad essere automaticamente più rispettosi e responsabili proprio in virtù del fatto che non ci sono regole fisse a cui attenersi. </p>
<p>La città di Drachten in Olanda è stata l'ispirazione del progetto Shared Space: i cartelli sono stati dimezzati, i semafori completamente eliminati e solo in due casi sostituiti da rotatorie. Le regole sono solo due: "tieni la destra" e "non bloccare altri": il numero di incidenti è drasticamente calato in seguito ai cambiamenti e la cittadina è diventata luogo di pellegrinaggio per esperti da tutto il mondo.</p>
<p>Mi sono chiesta come mai nessuna città italiana prenda parte al progetto: forse perché in un paese in cui i cartelli ed i semafori sono visti  più come consigli che come regolamentazioni a cui attenersi non c'è bisogno di toglierli?</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Quando finisce un amore]]></title>
<link>http://isadora.wordpress.com/2006/09/20/quando-finisce-un-amore/</link>
<pubDate>Wed, 20 Sep 2006 18:14:16 +0000</pubDate>
<dc:creator>Isadora</dc:creator>
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<description><![CDATA[Almeno in Germania, basta rivolgersi alla Trennungsagentur, un&#8217;agenzia specializzata nella chi]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Almeno in Germania, basta rivolgersi alla <a href="http://www.trennungsagentur.com/" target="_blank">Trennungsagentur</a>, un'agenzia specializzata nella chiusura professionale di relazioni amorose. Il concetto è semplice: l'agenzia offre quattro "prodotti" ad un prezzo più che abbordabile: per 19,95 € si può scegliere tra le opzioni "Rimaniamo amici" e "Lasciami in pace"; in ambedue i casi il contatto tra l'agenzia e lo "scaricato" è esclusivamente telefonico.<br />
Per 29,95 si può optare per il rimpallo scritto, mentre un colloquio di persona costa, nel migliore dei casi, 49,95 €.<br />
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Gli addii telefonici sono i più richiesti; l'ambasciata di persona, il cui prezzo sale se si aggiungono prestazioni opzionali quali il recupero degli effetti personali rimasti in possesso del partner un po' meno; il pacchetto numero tre, l'addio per lettera, è quello che ha meno successo di tutti. Il pagamento è anticipato e il cliente deve fornire una classificazione sul potenziale di violenza ed irritabilità del ricevente.</p>
<p>Dopo una prima risata viene da chiedersi: ma che razza di gente è quella che si rivolge ad un'agenzia per chiudere una storia? E quanto scarsa dev'essere la considerazione del partner (e di sé stessi) per arrivare a pagare un estraneo perché metta fine (per telefono?!) ad una relazione? </p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Salvate Linda]]></title>
<link>http://isadora.wordpress.com/2006/09/05/salvate-linda/</link>
<pubDate>Tue, 05 Sep 2006 20:36:33 +0000</pubDate>
<dc:creator>Isadora</dc:creator>
<guid>http://isadora.wordpress.com/2006/09/05/salvate-linda/</guid>
<description><![CDATA[Che cosa c&#8217;è di più tipico tedesco, nell&#8217;immaginario collettivo, delle patate? Non del]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://isadora.wordpress.com/files/2006/09/linda.jpg" align="left" />Che cosa c'è di più tipico tedesco, nell'immaginario collettivo, delle patate? Non del tutto a torto, effettivamente: in Germania c'è uno specifico tipo di patata per ogni piatto, a seconda della consistenza, del colore, del sapore, delle dimensioni. Hanno nomi interessanti (Astoria, Beluga, Bolero, Lolita, Topas...), a volte esotici. Per quanto strano possa quindi apparire ad un italiano medio, la Linda di cui si parla qui non è una ragazza, ma, appunto, una <em>patata</em>. Per l'esattezza si tratta di una specie particolare di patata che, dopo un'onorata carriera trentennale, rischia di essere ritirata dal commercio.<br />
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In Italia questa notizia probabilmente non sarebbe degna neanche di un trafiletto per riempire uno spazio vuoto delle dimensioni di un francobollo. Qui in Germania invece, per l'esattezza nella Lüneburger Heide, dove questa patata in particolare viene coltivata, è persino nato un movimento dal nome "rettet Linda": salvate Linda, in seguito alla decisione di Europlant, una ditta specializzata nella coltivazione di patate che ne detiene la licenza esclusiva, di sospenderne la produzione al più tardi nel 2007, allo scadere di detta licenza. A decidere sarà il "Bundessortenamt", un istituto federale che si occupa di tutto ciò che riguarda la tipologia e classificazione delle sementi e la loro messa in commercio.</p>
<p>I fans di Linda, tra cui pare ci sia anche il più famoso dei giornalisti televisivi tedeschi, Ulrich Wickert, sono costernati e il movimento per il salvataggio di Linda sta organizzando una campagna dal battagliero slogan "Freiheit für Linda" (Libertà per Linda), accompagnata da una serie di manifestazioni che culmineranno in una festa in onore di Linda il 7 di Ottobre a Berlino. Se questo basterà a salvare Linda, non si sa; la procedura per ottenere una nuova licenza è lunga, complessa e costosa. Ma i sostenitori di Linda sono pronti a tutto.</p>
<p>Links (in tedesco):<br />
<a href="http://www.kartoffelvielfalt.de/rettet_linda/index.php" target="_blank">Iniziativa "Rettet Linda"</a><br />
<a href="http://www.spiegel.de/wirtschaft/0,1518,435111,00.html" target="_blank">Articolo su "Spiegel online"</a></p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[L'autostrada è blu o verde?]]></title>
<link>http://isadora.wordpress.com/2006/08/18/lautostrada-e-blu-o-verde/</link>
<pubDate>Fri, 18 Aug 2006 12:53:30 +0000</pubDate>
<dc:creator>Isadora</dc:creator>
<guid>http://isadora.wordpress.com/2006/08/18/lautostrada-e-blu-o-verde/</guid>
<description><![CDATA[Uno crede che i problemi della vita in un paese straniero siano legati ai grossi temi: le differenze]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Uno crede che i problemi della vita in un paese straniero siano legati ai grossi temi: le differenze culturali e religiose, l'alimentazione, i costumi. Falso. Le maggiori incomprensioni nascono dalle piccole differenze, così piccole che uno ci fa caso solo quando ci va a sbattere contro con il naso.<br />
<!--more continua a leggere&#62;&#62;--><br />
Chiudete gli occhi e ditemi quale colore associate all'autostrada. Ci avete mai pensato? Probabilmente no, ma se siete italiani e vivete in Italia, per voi l'autostrada sarà <em>verde</em>. Perché la convenzione della segnaletica italiana prevede il verde per i cartelli che indicano l'autostrada ed il blu per quelli che indicano le altre strade. Ecco, se venite in Germania, l'autostrada è <em>blu</em>, sappiatelo.</p>
<p>Che uno dice: va be', che mi frega a me di che colore sono i cartelli? E qui casca l'asino, ad esempio mio suocero. Il pover'uomo, un paio d'anni fa, ha trascorso ore girandosi tutto l'appennino tosco-emiliano alla ricerca dell'ingresso autostradale seguendo i cartelli blu ed ignorando sistematicamente quelli verdi, finché la provvidenza non ha fatto sì che, casualmente, passasse davanti ad uno svincolo dall'inequivocabile aspetto autostradale. Non ha ancora superato lo shock. </p>
<p>Così come per mia madre, anima semplice, che, tempo fa, dopo un centinaio di chilometri di autostrada su territorio germanico, se n'è uscita con la domanda, ormai leggendaria: "Ma che città è, questa <em>Ausfahrt</em>, che non ho mai sentito nominare? Eppure dev'essere <em>enorme</em>, con tutte quelle uscite!". Chissà quanti tedeschi si saranno chiesti, in Italia, quanti cacchi di sinonimi abbiamo, in italiano, per la parola "uscita". Magari qualcuno è convinto che "Como" significhi "uscita", che so io.</p>
<p>Sono le piccole differenze, quelle che ti fregano.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Due parole su Günter Grass]]></title>
<link>http://isadora.wordpress.com/2006/08/15/due-parole-su-gunter-grass/</link>
<pubDate>Tue, 15 Aug 2006 12:17:56 +0000</pubDate>
<dc:creator>Isadora</dc:creator>
<guid>http://isadora.wordpress.com/2006/08/15/due-parole-su-gunter-grass/</guid>
<description><![CDATA[Günter Grass è un signore ormai anziano, premio Nobel per la letteratura, fino a due giorni fa ido]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Günter Grass è un signore ormai anziano, premio Nobel per la letteratura, fino a due giorni fa idolo (quasi) indiscusso dell'intellighenzia tedesca. Ha scritto opere-capisaldo della letteratura europea del dopoguerra come, ad esempio, "Il tamburo di latta". Alzi la mano chi non ne ha mai sentito parlare. Un'istanza morale, un simbolo, alcuni, qui, dicono: la coscienza del paese.</p>
<p>Fino ad un paio di giorni fa.<br />
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All'alba dell'uscita della sua autobiografia, Günter Grass, ormai ottantenne, decide di rivelare un particolare <em>scabroso</em> della sua gioventù: l'appartenenza alle SS. Una truppa d'élite, mica roba da nulla. Non mi sorprende che gli ci siano voluti sessantadue anni per ammetterlo pubblicamente. Anche senza aver partecipato ad alcuna azione violenta, la semplice appartenenza ad una truppa del genere è un marchio a fuoco. Lo è anche dopo tanto tempo. </p>
<p>Qui le terze pagine di questa settimana sono affollate di commenti, controcommenti, accuse. C'è chi auspica il ritiro del premio Nobel, chi sogghigna soddisfatto, chi si strappa le vesti. A me Günter Grass è sempre stato sulle scatole. Del "Tamburo di latta" devo essere riuscita sì e no a leggere due o tre pagine in una qualche antologia. Non l'ho mai considerato un punto di riferimento o una particolare autorità in campo etico, anche se quello è il ruolo che per decenni ha rivestito nell'immaginario collettivo di lingua tedesca. Forse proprio per questo, proprio perché non sono <em>delusa</em>, improvvisamente provo una certa simpatia. Günter Grass ha fatto un errore, ha creduto, alla tenera età di diciassette anni, nella causa sbagliata. Sbagliatissima, intendiamoci. Su questo non ci sono dubbi.</p>
<p>Però questa – in tedesco si dice "Schadenfreude" – soddisfatta presa d'atto della tardiva rivelazione di un uomo anziano, che probabilmente sta facendo i suoi bilanci e al quale questa confessione sicuramente è costata molto, queste pacche sulle spalle figurate che i suoi detrattori (vecchi e nuovi) in questi giorni si danno sulla stampa ed in televisione, questi improvvisi voltafaccia da parte dei suoi ammiratori di un tempo (diciamo fino alla settimana scorsa), mi fanno rivoltare lo stomaco. Tutti bravi a giudicare, a chiedersi perché non ha avuto il coraggio di dirlo prima. Quanti di noi avrebbero avuto <em>quel</em> coraggio? Quando sarebbe stato <em>il momento giusto</em>? E, soprattutto, quanto pesa, nel bilancio di una vita, l'errore di un diciassettenne, in rapporto ai seguenti sessant'anni?</p>
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<title><![CDATA[otto Marzo]]></title>
<link>http://isadora.wordpress.com/2007/03/08/otto-marzo/</link>
<pubDate>Wed, 07 Mar 2007 23:01:45 +0000</pubDate>
<dc:creator>Isadora</dc:creator>
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<description><![CDATA[L&#8217;otto marzo è in alcuni paesi, tra cui l&#8217;Italia, ma anche la Russia, un giorno carico ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>L'otto marzo è in alcuni paesi, tra cui l'Italia, ma anche <a href="http://guide.dada.net/lingua_russa/interventi/2002/03/96350.shtml" target="_blank">la Russia</a>, un giorno carico di significati, la giornata dedicata alle donne.<br />
Qui in Germania questa cosa è assolutamente sconosciuta e ancor più misteriosa appare ad un tedesco l'usanza di regalare mimose per l'occasione. Non so bene da dove derivi questa tradizione; gironzolando per la rete ho trovato parecchie storie, <a href="http://www.fvg.cgil.it/Donne/8marzo_storia.htm" target="_blank">più</a> o <a href="http://guide.dada.net/italiano/interventi/2002/03/96346.shtml" target="_blank">meno</a> convincenti. In Germania a nessuno verrebbe in mente di regalare mimose ad una donna, probabilmente, perché in tedesco il nome di questa pianta, nota per essere delicatissima, è sinonimo di persona permalosa o quantomeno lamentosa, eccessivamente sensibile. In inglese, il nome colloquiale della mimosa è addirittura "Touch-me-not", non mi toccare.<br />
Alle donne che oggi passano di qui regalo quindi non mimose, ma <a href="http://www.blimunda.net/?p=590">un bel post di blimunda</a>.<br />
Eh, ah, sì: buon otto marzo.</p>
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<title><![CDATA[Angeli del focolare?]]></title>
<link>http://isadora.wordpress.com/2006/01/14/angeli-del-focolare/</link>
<pubDate>Sat, 14 Jan 2006 18:01:53 +0000</pubDate>
<dc:creator>Isadora</dc:creator>
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<description><![CDATA[Il settimanale &#8220;Die Zeit&#8221; ha pubblicato la settimana scorsa i risultati di uno studio, i]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Il settimanale "Die Zeit" ha pubblicato la settimana scorsa <a href="http://www.zeit.de/online/2006/01/gleichberechtigung?page=all " target="_blank">i risultati di uno studio</a>, il cosiddetto "Frauen Daten Report" dell' Istituto di Scienze Sociali ed Economiche (WSI) della Fondazione Hans Böckler, che viene svolto ad intervalli quinquennali.</p>
<p>A che serve uno studio del genere, nel bel mezzo dell'Europa del XXI secolo? A quanto pare serve, se non altro a mettere nero su banco un paio di fatti che forse non a tutti sono noti. Il primo risultato, positivo, è che, almeno per quanto riguarda il livello d'istruzione, la parità tra uomini e donne, in Germania, è stata raggiunta.<br />
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Fine delle buone notizie: per quanto riguarda il mondo del lavoro, le donne guadagnano in media nei Länder dell'ovest il 23%, in quelli dell'est il 10% (con tendenza al peggioramento) in meno degli uomini. Ciò è solo parzialmente riconducibile al fatto che i mestieri tradizionalmente  "femminili " siano pagati peggio: purtroppo nella Germania del giorno d'oggi è ancora  "normale"  che, a parità di qualificazione e tipo di occupazione, le donne vengano pagate meno dei colleghi uomini, nonostante ciò sia proibito dalla legge (anche se il legislatore si è guardato bene dall'agevolare eventuali ricorsi da parte di privati).</p>
<p>Se poi si vanno a vedere i numeri che riguardano le tipologie contrattuali si scopre che, in Germania, la classica divisione dei ruoli (l'uomo lavora e mantiene la famiglia, la donna fa l'angelo del focolare) è ancora il modello dominante; in particolare nella Germania ovest, dove gran parte (il 45%) delle donne che lavorano hanno contratti part-time (nell'est il 28%, una differenza che ha origine nella storia dell'ex DDR).</p>
<p>Questi i numeri. Ma quali saranno le ragioni? Sicuramente lo Stato non incoraggia le donne ad intraprendere una carriera lavorativa al di fuori dalle mura di casa: il cosiddetto  "Ehegattensplitting ", una specialità del sistema fiscale vigente che dovrebbe favorire i nuclei familiari, rende di fatto poco o affatto conveniente un secondo reddito, se non per lo stato stesso.<br />
In aggiunta a questo, la quasi totale mancanza di nidi, asili e scuole a tempo pieno, specialmente nei centri di medie e piccole dimensioni, rende praticamente impossibile un'occupazione full-time da parte di entrambi i genitori. Quando poi i figli sono grandi e non hanno più bisogno della mamma a tempo pieno, le possibilità di rientro nel mondo del lavoro sono pressoché nulle. Un problema di soldi, come dicono i politici, di mentalità, o di convenienza politica, come dicono i maliziosi come me? In fondo, ogni casalinga in più è una disoccupata in meno...</p>
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<title><![CDATA[Genosse Müntefering]]></title>
<link>http://isadora.wordpress.com/2005/11/12/genosse-muntefering/</link>
<pubDate>Sat, 12 Nov 2005 18:11:29 +0000</pubDate>
<dc:creator>Isadora</dc:creator>
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<description><![CDATA[Franz Müntefering nasce nel &#8216;40 in una ridente cittadina del Sauerland, la zona più a sud de]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Franz Müntefering nasce nel '40 in una ridente cittadina del Sauerland, la zona più a sud della Westfalia, il Land conosciuto soprattutto per via del bacino della Ruhr, terra di minatori (ora per lo più disoccupati), zoccolo duro dell'elettorato di sinistra. Bel signore dalla solida biografia vicina quanto basta al suo elettorato ideale, con un passato politico di tutto rispetto sempre al servizio della causa socialdemocratica, Müntefering è noto ed amato dai suoi sostenitori come esempio di politico coerente, onesto e affidabile: praticamente una mosca bianca.<br />
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Il curriculum vitæ di Müntefering si legge in un soffio, non ha sbavature né "spigoli" e ci racconta la costante ascesa da semplice membro del partito socialdemocratico nel '66 a capo del partito socialdemocratico a partire dal 2004, carica dalla quale si è dimesso pochi giorni fa in seguito alla candidatura (e nomina - in seguito rifiutata) di Andrea Nahles a segretaria generale del partito, contrariamente ai suoi desiderî. </p>
<p>Il suo <a href="http://www.bundestag.de/mdb/bio/M/muentfr0.html">profilo sul sito ufficiale del parlamento</a> racconta la favola di una Germania economicamente forte, ma "sociale", il famoso capitalismo dal volto umano, i cui valori di base sono libertà, giustizia e solidarietà. E sotto alla faccia così onesta e corretta di quest'uomo, vien persino da crederci. Müntefering è anche colui che alla fine di Agosto, durante la turbocampagna elettorale in vista delle elezioni anticipate, ha avuto un collasso cardiocircolatorio nel bel mezzo di un comizio, alimentando l'immagine del politico tutto d'un pezzo, che mette in gioco anche la propria salute in nome della sua missione.</p>
<p>Un <a href="http://www.spiegel.de/fotostrecke/0,5538,PB64-SUQ9MTEzNzUmbnI9MQ_3_3,00.html " target="_blank">ottimo riassunto</a> delle tappe salienti della carriera politica del nostro ce la offre <a href="http://www.spiegel.de" target="_blank">Der Spiegel</a> in forma fotografica: Müntefering con Scharping, con la Nahles (sì, proprio lei), Müntefering ministro dei Trasporti che, in occasione dello storico trasloco da Bonn a Berlino nel 1999, si porta il suo bravo cartone pieno di scartoffie, Müntefering con la sciarpa rossa, Müntefering e il collasso di cui si parlava poco sopra. </p>
<p>Un politico da molti amato e da tutti rispettato (persino da Edmund Stoiber, l'altro volto storico della vecchia Germania che ha fatto parlare di sè in questi giorni decidendo di non traslocare a Berlino per partecipare come superministro del governo Merkel): tanto che la sua inaspettata ed infantile reazione alla candidatura della Nahles gli ha portato quasi solo messaggi di solidarietà e rammarico per la sua decisione. Il tutto da leggere in un sito dal nome programmatico: <a href="http://wir-wollen-franz.de " target="_blank">Wir wollen Franz</a> (noi vogliamo Franz), una specie di dichiarazione d'affetto pubblica, in questa forma, senza precedenti.</p>
<p>In ogni caso, una cosa è certa: il prossimo governo, con a capo il duo Merkel-Müntefering, è figlio del suo tempo. L'era Schröder-Fischer, iniziata all'insegna di abbigliamento di classe, diete e storie di donne e contraddistinta fino all'ultimo da un utilizzo dei media senza precedenti, è definitivamente chiusa. Ora ci aspettano anni di lacrime e sangue, e, per questa incombenza, la Germania si è data un governo dal volto serio e corrucciato. Stiamo a vedere.</p>
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