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	<title>possibilita &amp;laquo; WordPress.com Tag Feed</title>
	<link>http://wordpress.com/tag/possibilita/</link>
	<description>Feed of posts on WordPress.com tagged "possibilita"</description>
	<pubDate>Thu, 16 Oct 2008 21:17:01 +0000</pubDate>

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	<language>en</language>

<item>
<title><![CDATA[Modernità fraintese]]></title>
<link>http://biblicamente.wordpress.com/?p=903</link>
<pubDate>Fri, 12 Sep 2008 10:01:54 +0000</pubDate>
<dc:creator>pj</dc:creator>
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<description><![CDATA[Anche se mio padre e mia madre mi abbandoneranno, il Signore mi accoglierà. Colpisce come un pugno ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><em>Anche se mio padre e mia madre mi abbandoneranno, il Signore mi accoglierà</em>. Colpisce come un pugno allo stomaco la citazione dai Salmi incisa su una lapide posta sul muro esterno di un ospedale ottocentesco. Si indovina facilmente che, appena sotto, quella fessura murata e pietosamente nascosta alla vista ospitava, cent'anni fa, una "ruota degli esposti".</p>
<p>Uno strumento figlio di un'epoca ben diversa dalla nostra, ma che è tornato sotto i riflettori in questi anni. Ultimo in ordine di tempo, anche l'ospedale San Gerardo di Monza ripropone la ruota degli esposti: si tratterà naturalmente di una versione aggiornata, dove una culla termica e dotata di sensori sostituirà il piano di legno grezzo e la campanella che accoglieva i neonati abbandonati nell'Ottocento.</p>
<p>Strano pensare che oggi, nel ventunesimo secolo, ce ne sia bisogno. In una società che si vanta della sua apertura mentale, dove è vietato dare regole, dove non è lecito scandalizzarsi per non passare subito per bacchettoni. Una società dove i matrimoni combinati non esistono più, non esistono barriere di classe, dove non viene negata a nessuno una seconda possibilità; una società post-matrimoniale, sentimentalmente disinibita, senza limiti e confini, dove l'unico limite alla casistica delle unioni è l'immaginazione dei suoi componenti.</p>
<p>Una società dove la parola adulterio ha perso il suo significato di fronte alla coppia "progressista" (secondo il termine usato qualche anno fa da un regista, tradito, che si beffava della fedeltà coniugale), dove i figli naturali, nati fuori dal matrimonio, stanno raggiungendo i figli legittimi (anzi, suona strano che questi ultimi si chiamino ancora così).</p>
<p>Una società dove si può partorire e rifiutare il riconoscimento del neonato, senza nemmeno il fastidio di cercare una motivazione.<br />
Una società dove non ci si crea problemi ad allevare in famiglia i figli avuti insieme, quelli di lei, quelli di lui. Una società dove le relazioni interpersonali si incrociano, si perdono, si ritrovano e si mescolano in un crogiolo sentimental-televisivo a metà tra la vita e il reality show.</p>
<p>Eppure proprio questa nostra società, così libera e realizzata, abbandona i neonati: proprio come quando l'adulterio era un marchio d'infamia e una gravidanza fuori del matrimonio una vergogna.</p>
<p>Come una volta, o peggio: almeno nell'Ottocento si aveva la cura di affidarli alla pubblica pietà, o a un monastero, anziché abbandonarli per la strada in pieno inverno o posarli, con un gesto tra i più orrendi per il suo significato intrinseco, in un cassonetto.</p>
<p>È difficile non rilevare l'assurdità di una società come la nostra, da un lato sempre così sensibile di fronte ai diritti umani, dall'altro capace di inculcare un tale disprezzo della vita.</p>
<p>Una società tecnologica ed emancipata, globalizzata ed ecologica, luminosa e proiettata verso il futuro.</p>
<p>Una società convinta di aver superato i fantasmi del passato, e che invece non ha mai perso il suo cuore di tenebra.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[#71 [possibilità]]]></title>
<link>http://quoteshunter.wordpress.com/?p=106</link>
<pubDate>Fri, 05 Sep 2008 12:08:02 +0000</pubDate>
<dc:creator>Sweetalexiel</dc:creator>
<guid>http://quoteshunter.it.wordpress.com/2008/09/05/71-possibilita/</guid>
<description><![CDATA[In the end, what we regret most are the chances we never took.
Alla fine quello che rimpiangiamo di ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>In the end, what we regret most are the chances we never took.</p>
<p>Alla fine quello che rimpiangiamo di più sono le possibilità che non abbiamo colto.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Primi Giorni]]></title>
<link>http://marcopergioco.wordpress.com/2008/08/29/primi-giorni/</link>
<pubDate>Fri, 29 Aug 2008 21:08:00 +0000</pubDate>
<dc:creator>marcopergioco</dc:creator>
<guid>http://marcopergioco.it.wordpress.com/2008/08/29/primi-giorni/</guid>
<description><![CDATA[Lo abbiamo visto la scorsa settimana: il ritorno dalle vacanze e&#8217; il momento migliore dell]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Lo abbiamo visto la scorsa settimana: il ritorno dalle vacanze e' il momento migliore dell'anno: tutto e' possibile.
<p>Poi torni in ufficio ... L'esperimento e' interessante: se e' vero che e' cambiato il mio modo di vedere il mondo, se e' vero che ho due idee due nuove di zecca da applicare, cosa di meglio che la prova sul campo ?</p>
<p>Beh, sono stati tre giorni 'facili' ma un bel 6+ me lo posso dare.. Come si diceva ? "Di incoraggiamento" ;-)</p>
<p>E voi che voto vi date ?!?</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Marte: sonda Phoenix trova sostanza che impedisce la vita]]></title>
<link>http://frammentidimondo.wordpress.com/?p=138</link>
<pubDate>Wed, 06 Aug 2008 06:36:03 +0000</pubDate>
<dc:creator>antoniosim</dc:creator>
<guid>http://frammentidimondo.it.wordpress.com/2008/08/06/marte-sonda-phoenix-trova-sostanza-che-impedisce-la-vita/</guid>
<description><![CDATA[Pochi giorni dopo aver fatto scalpore con l&#8217;annuncio di aver scoperto l&#8217;acqua su Marte, ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Pochi giorni dopo aver fatto scalpore con l'annuncio di aver scoperto l'acqua su Marte, la Nasa ha diffuso una cattiva notizia a chi spera di trovare segni di vita sul pianeta rosso. La sonda Phoenix si è imbattuta in una sostanza, sul suolo marziano, che viene ritenuta un impedimento allo sviluppo di forme di vita. Gli scienziati dell'agenzia spaziale americana avevano reso noto nei mesi scorsi che la zona dove è scesa la sonda risultava avere un suolo con sostanze 'nutritive' simili a quelle riscontrabili sulla Terra, come magnesio e sodio. Adesso però la Nasa si prepara a presentare nuovi risultati, anticipati oggi, secondo i quali sul suolo marziano sono state trovate tracce di una sostanza ossidante che rappresenta un ostacolo a teorie che ipotizzano forme viventi nell'ambiente marziano. La Nasa sta svolgendo ulteriori analisi, anche per verificare se i risultati siano effettivamente legati al suolo di Marte, o possano essere l'effetto di una qualche forma di contaminazione degli strumenti di Phoenix.</p>
<p style="text-align:right;"><em>Unione Sarda</em></p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Chiedere ciò che è giusto]]></title>
<link>http://gabdegiorgi.wordpress.com/?p=128</link>
<pubDate>Tue, 22 Jul 2008 18:30:44 +0000</pubDate>
<dc:creator>Gabriele De Giorgi</dc:creator>
<guid>http://gabdegiorgi.it.wordpress.com/2008/07/22/chiedere-cio-che-e-giusto/</guid>
<description><![CDATA[Dalla giornata della manifestazione contro le leggi vergogna i tempi si sono compressi, e come spess]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Dalla giornata della manifestazione contro le leggi vergogna i tempi si sono compressi, e come spesso avviene la mia capacità di traslare ragionamenti da linee sconnesse di pensiero a frasi compiute ha subito le maggiori prepotenze del periodo.</p>
<p>Una lettera tuttavia mi impone di intervenire, una lettera che rende sua la richiesta più semplice che l'agone democratico, per essere tale, deve accettare come caratteristica assoluta: il rispetto delle regole. Nella storia di regole ce ne sono state sempre tante, molte scritte male, molte dettate dalla follia ma in democrazia si segue una strada chiara fatta di espressioni e rappresentanza.</p>
<p>Il partito democratico oggi tradisce il suo stesso nome trascinando se stesso di metro in metro in nome di un obiettivo non chiaro, di una funzione da rispettare ancor prima di rispettare la propria identità. Non è Macchiavelli, prestate la dovuta attenzione, perchè cadere nella banalizzazione è questione di pochi istanti.</p>
<p>La ragione di stato, ovvero un'etica fondamentalmente inumana in grado di piegare le regole alla sopravvivenza comune, è materia che non deve essere esercitata dai gruppi ne' tantomeno dai partiti politici perchè tradisce lo stesso campo reso vivo dall'azione di attori consapevoli. Cosa sarebbe una partita di calcio in un campo dove i confini non sono rispettati?</p>
<p>Per questo a quel giorno in cui tutti sbagliammo qualcosa, strada o linea scegliete voi, dobbiamo tornare.</p>
<p>Vi allego la lettera ricevuta dal Prof. Arturo Parisi.</p>
<p><a href="http://gabdegiorgi.files.wordpress.com/2008/07/parisi_19_200.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-129" src="http://gabdegiorgi.wordpress.com/files/2008/07/parisi_19_200.jpg" alt="" width="200" height="133" /></a></p>
<p>"Roma, 15 luglio 2008</p>
<p>alle delegate e ai delegati dell’Assemblea Nazionale del Pd<br />
pc. alle parlamentari e ai parlamentari del Pd</p>
<p>Cara/o delegata/o,</p>
<p>sono passati esattamente nove mesi da quando, rispondendo alla proposta dei<br />
partiti promotori, più di tremilioni e mezzo di italiani, quasi il trenta<br />
per cento degli elettori del Pd,  in un giorno dello scorso ottobre che<br />
ricordiamo ancora come un giornata di festa, hanno messo col loro voto le<br />
fondamenta per la costruzione del Partito Democratico.</p>
<p>Recandosi in tutta Italia nei seggi elettorali, come avevano già fatto a<br />
milioni nelle primarie dell'ottobre 2005, essi hanno dato ancora una volta<br />
la prova della esistenza nel nostro Paese, soprattutto nel campo di<br />
centrosinistra, di una grande quantità cittadini che non si accontentano di<br />
una democrazia intermittente. Recandosi nel 2005 e nel 2007 ai seggi<br />
elettorali, essi ha confermato la disponibilità e la richiesta di<br />
partecipare non solo a manifestare una risposta su proposte avanzate da<br />
altri, ma di partecipare alla formulazione della stessa proposta, sia che<br />
questa riguardi chi deve svolgere le diverse responsabilità politiche sia<br />
che riguardi contenuti e orientamenti da svolgere nelle istituzioni. E,<br />
facendolo in una misura enormemente superiore a quella dei partecipanti e<br />
degli stessi iscritti negli elenchi dei tesserati ai partiti, hanno ancora<br />
una volta messo in evidenza i limiti e l'insufficienza dei partiti che<br />
abbiamo ereditato dal passato, o, almeno, i loro limiti nella condizione<br />
nella quale erano finiti nel momento in cui li abbiamo ereditati dal passato.</p>
<p>A rappresentare questi cittadini tu ti sei a suo tempo candidato, così come<br />
hanno fatto decine di migliaia di cittadini, e come ho fatto anche io nel<br />
collegio della mia città. Da questi cittadini tu ed io siamo stati eletti<br />
perchè dessimo voce al mandato che era implicito nella candidatura che ci<br />
impegnavamo a sostenere per la segreteria del partito, ma ancor più perchè<br />
svolgessimo quel confronto che dentro le primarie non era stato reso<br />
possibile, e, a partire da questo confronto, prendessimo poi le decisioni<br />
conseguenti.</p>
<p>Non è quello che è capitato.  Come sai l'Assemblea Costituente del Partito è<br />
stata da allora convocata tre volte. Ma ogni volta si è svolta senza che che<br />
sia stato possibile dar luogo ad un vero dibattito e soprattutto si è<br />
conclusa con voti di acclamazione che hanno sancito decisioni già prese.<br />
Nessuno si è perciò meravigliato se in questo modo la partecipazione larga<br />
nel primo incontro, si sia ampiamente ridotta nel secondo, per ridursi<br />
praticamente ad una infima minoranza nell'ultimo. Quel che è peggio è che<br />
nell'ultima riunione la Assemblea è stata di fatto "suicidata", con<br />
l'intenzione di mettere così termine al percorso delle primarie, attraverso<br />
modifiche statutarie che contrastano lo Statuto appena approvato, e i poteri<br />
della Assemblea sono stati trasferiti ad una Direzione eletta secondo la<br />
prassi consolidata nelle precedenti assemblee, e costituita nel rispetto di<br />
appartenenze di gruppo definite a partire da abitudini e frequentazioni<br />
passate più che da differenze di opinioni politiche presenti. Nè d'altra<br />
parte si capisce come altrimenti potrebbe essere composta la Direzione una<br />
volta che il partito è stato privato di occasioni di confronto che ci<br />
consentano di conoscere le rispettive opinioni politiche e quindi, a partire<br />
da esse, unirci, o distinguerci tra di noi.</p>
<p>Non è nelle intenzioni di questa lettera quella di intrattenerti sulle<br />
contestazioni formali relative alle trasgressioni della democrazia e della<br />
legalità di partito. Di queste decideranno gli organi competenti presso i<br />
quali alcuni delegati hanno già presentato un formale ricorso nell'interesse<br />
e solo nell'interesse del partito. Di queste dà conto più dettagliato la<br />
nota che allego alla presente.</p>
<p>Quello sul quale voglio richiamare la tua attenzione, al di là della forma,<br />
è la  sostanza del problema. Quale che sia il giudizio sulle cause che ci<br />
hanno condotto a questo punto, è difficile infatti non riconoscere che, a<br />
nove mesi dalle primarie, il partito si trovi in una condizione che nessuno<br />
avrebbe allora immaginato. Molti, avvertiti come me dal crescente abbandono<br />
di nostri elettori verso l'astensionismo, o verso altre scelte politiche o<br />
antipolitiche, guardano con grande preoccupazione alle prove che ci<br />
attendono. Altri sono invece più ottimisti e pensano che i consensi raccolti<br />
costituiscono una solida base di partenza per ulteriori avanzamenti. Altri<br />
ancora nascondono invece purtroppo le attese di futuri esiti  negativi<br />
pensando che essi possano facilitare la ridefinizione dei rapporti interni<br />
al partito quasi che le prossime elezioni europee possano svolgere la<br />
funzione di un congresso. Sullo sfondo di questi diversi scenari il corpo<br />
del partito è intanto attraversato e diviso da dibattiti spesso aspri su<br />
temi che per il loro rilievo sono destinati a definire l'identità e a<br />
decidere del futuro del partito. Dalla legge elettorale al federalismo<br />
fiscale, dalla dissoluzione di alleanze passate alla ricerca di alleanze<br />
nuove, dalla giustizia alla economia. Quel che qui conta è che questi<br />
dibattiti si svolgono dappertutto, all'infuori che nelle sedi ufficiali del<br />
partito, e che sono spesso pensati per segnalare presenze, affermare<br />
preminenze, anticipare dissidenze. Iniziative che, come è stato detto,<br />
potrebbero anche proporsi come affluenti del grande fiume del partito, ma<br />
che privi invece di un approdo vanno producendo un pantano che si allarga<br />
ogni giorno di più.</p>
<p>E' pensando a questo rischio che, all'indomani delle elezioni politiche e<br />
della prima grave sconfitta subita al Comune di Roma, avevo condiviso la<br />
proposta che il segretario del Partito aveva avanzato, anche se all'interno<br />
di organi informali e in modo informale, per l'apertura di un percorso<br />
congressuale che consentisse quel largo confronto e quella verifica comune<br />
che non era stata possibile in passato nè dentro le primarie, nè dentro<br />
l'Assemblea Costituente che le primarie avevano eletto proprio a questo<br />
fine. Una proposta respinta nell'immediato da quasi tutti: chi con<br />
l'argomento che non se ne vedevano i presupposti, chi con la proposta di<br />
rinviare tutto all'indomani del risultato delle europee. Altri invece<br />
obiettarono che piuttosto che pensare a percorsi straordinari era meglio<br />
utilizzare quelli ordinari. E perciò fu convocata l'Assemblea Costituente<br />
con l'idea che potesse finalmente affrontare e decidere tempestivamente i<br />
temi in agenda. E anche per questo si decise di dedicare finalmente ad essa<br />
due giorni. Era e sarebbe stato quello il nostro Congresso si disse. Se non<br />
è un Congresso un organo di 2858 persone cosa è mai un congresso? Si disse.<br />
Se non è un Congresso un organo eletto da 3.554.000 persone cosa mai è un<br />
congresso? Si aggiunse. Il guaio è che è stato detto con vanto, mentre lo si<br />
sarebbe dovuto dire con vergogna. Quale partito si sentirebbe infatti di<br />
avviare il percorso che noi abbiamo avviato, con l'enfasi che abbiamo dato<br />
alla partecipazione diretta, con la risposta che abbiamo raccolto, con la<br />
domanda che abbiamo alimentato, per interromperlo poi così come noi lo<br />
abbiamo interrotto? Come accettare che questo partito sia proprio il nostro<br />
Partito, il Partito che in nome delle primarie si è presentato agli italiani<br />
come un partito nuovo, il Partito Democratico?</p>
<p>E' per questo motivo, che da delegato a delegato, prima di arrendermi<br />
definitivamente alla realtà, sento il dovere di chiederti di associarti alla<br />
mia richiesta per una nuova convocazione della Assemblea Costituente, perchè<br />
possa finalmente dibattere, ma ancor più perchè, nel rispetto delle regole<br />
che ci siamo dati con lo Statuto, possa decidere del futuro del partito.</p>
<p>E' una richiesta guidata solo dalla passione che tu ed io abbiamo per il<br />
partito e per la democrazia in Italia, una richiesta che prescinde dalla<br />
condivisione tra noi di posizioni sui distinti argomenti ora in discussione.</p>
<p>Se convieni sulla sostanza delle mie preoccupazioni e convieni sul senso<br />
della mia proposta ti prego di darmi un riscontro all'indirizzo dal quale ti<br />
scrivo.</p>
<p>Ti ringrazio per l'attenzione e ti saluto con amicizia</p>
<p>Arturo Parisi"</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[I had a dream]]></title>
<link>http://peeble.wordpress.com/?p=165</link>
<pubDate>Mon, 02 Jun 2008 20:29:25 +0000</pubDate>
<dc:creator>peeble</dc:creator>
<guid>http://peeble.it.wordpress.com/2008/06/02/i-had-a-dream/</guid>
<description><![CDATA[&#8220;Ho fatto questo sogno e mi sono svegliata pulita e candida come la neve, i miei debiti diment]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:center;"><em><strong>"Ho fatto questo sogno e mi sono svegliata pulita e candida come la neve, i miei debiti dimenticati e tutti i miei peccati perdonati. </strong></em></p>
<p style="text-align:center;"><em><strong>Sembra fantastico! Ma è un mucchio di stronzate.</strong></em></p>
<p style="text-align:center;"><em><strong>Voglio dire, ieri non può essere non vissuto. E' parte di oggi. Lo trasciniamo in giro come un grande, vecchio cane.</strong></em></p>
<p style="text-align:center;"><em><strong>Oggi è tutto ciò che possiamo controllare.</strong></em></p>
<p style="text-align:center;"><em><strong>Facciamo bene oggi, potremmo anche avere una possibilità domani."</strong></em></p>
<p style="text-align:center;">Citazioni "Samantha" S.1Ep.2</p>
<p style="text-align:center;">
<p style="text-align:center;"><a href="http://peeble.files.wordpress.com/2008/06/hokusai-katsushika-boy-on-mt-fuji-9908267.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-166" src="http://peeble.wordpress.com/files/2008/06/hokusai-katsushika-boy-on-mt-fuji-9908267.jpg?w=300" alt="" width="300" height="217" /></a></p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Da Ferrara in marcia per il clima]]></title>
<link>http://pecollegar.wordpress.com/?p=14</link>
<pubDate>Mon, 02 Jun 2008 07:20:41 +0000</pubDate>
<dc:creator>pecollegar</dc:creator>
<guid>http://pecollegar.it.wordpress.com/2008/06/02/da-ferrara-in-marcia-per-il-clima/</guid>
<description><![CDATA[“Il recente annuncio del ministro Scajola sul ritorno al nucleare dimostra che le nostre preoccupa]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color:#000000;">“Il recente </span><a href="http://www.inserire-annunci.com/"><span style="color:#000000;">annuncio</span></a><span style="color:#000000;"> del ministro Scajola sul ritorno al nucleare dimostra che le nostre preoccupazioni sono fondate e che più che mai è necessario ragionare in termini di investimento su energie rinnovabili”. Lo afferma il circolo di Legambiente di </span><a href="http://www.inserire-annunci.com/31_Ferrara/"><span style="color:#000000;">Ferrara</span></a><span style="color:#000000;"> che chiama i cittadini a raccolta per la manifestazione del 7 giugno, a Milano, “che, già progettata all’inizio dell’anno, assume ora una valenza nuova, fortemente orientata al rifiuto totale di una svolta nucleare in Italia”. </span></p>
<p><span style="color:#000000;">In vista della conferenza stampa congiunta con Wwf e Greenpeace, a livello nazionale, anche sui territori locali si stanno organizzando le collaborazioni per una partecipazione massiccia e congiunta all’appuntamento del 7 giugno. <!--more--></span></p>
<p><span style="color:#000000;">“Oggi il no al nucleare – continua Legambiente per bocca della sua presidente Marzia Marchi - dev'essere tenuto legato a doppio filo alla questione del clima. Il solo modo realistico per farlo è dimostrare che se l'Italia - dallo Stato alle aziende private - s'impegnasse in un nuovo programma nucleare, questo renderebbe impossibile ogni seria scommessa su efficienza e rinnovabili. E poiché la prima centrale nucleare entrerebbe in funzione attorno al 2020, ciò vorrebbe dire azzerare ogni possibilità di centrare gli obiettivi europei”. </span></p>
<p><span style="color:#000000;">“L’associazione che ha fatto dell'opposizione al nucleare uno dei suoi punti cardini – conclude -, con il lavoro storico dell'ufficio scientifico, con la mobilitazione dei circoli locali e regionali, con il sostegno alle popolazioni di Cernobyl, oggi più che mai prosegue con il "no al nucleare" pur conscia, però, che il contesto oggettivo e il clima generale sono molto diversi da quelli non solo di vent'anni fa, ma anche dell'anno scorso”. </span></p>
<p><span style="color:#000000;">Per info: Legambiente 0532/451764, info@legambienteferrara.org.</span></p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[possibilità]]></title>
<link>http://molengai2.wordpress.com/?p=502</link>
<pubDate>Sat, 31 May 2008 03:44:36 +0000</pubDate>
<dc:creator>molengai2</dc:creator>
<guid>http://molengai2.it.wordpress.com/2008/05/31/possibilita/</guid>
<description><![CDATA[piuttosto che svegliarmia ad Alba

preferisco svegliarmi all&#8217;alba

ma decisamente preferirei s]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>piuttosto che svegliarmia ad Alba</p>
<p><img class="alignnone" src="http://www.albainfo.it/images/1.jpg" alt="" /></p>
<p>preferisco svegliarmi all'alba</p>
<p><img class="alignnone" src="http://eiffel.blog.kataweb.it/files/photos/uncategorized/alba.jpeg" alt="" /></p>
<p>ma decisamente preferirei svegliarmi con l'Alba</p>
<p><img class="alignnone" src="http://temple3.files.wordpress.com/2007/05/jessica-alba-wallpapers-3.jpg" alt="" /></p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Also spracht Balaustra]]></title>
<link>http://relaxdesign.wordpress.com/?p=474</link>
<pubDate>Tue, 20 May 2008 09:11:19 +0000</pubDate>
<dc:creator>alex</dc:creator>
<guid>http://relaxdesign.it.wordpress.com/2008/05/20/also-spracht-balaustra/</guid>
<description><![CDATA[
Qui Berlino. Questo mini-tour europeo di una settimana mi sta servendo un mucchio. Niente turismo, ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:center;"><img class="aligncenter" style="border:2px solid black;" src="http://farm3.static.flickr.com/2262/2505713564_9805f079a4.jpg" alt="" width="375" height="500" /></p>
<p style="text-align:justify;">Qui Berlino. Questo mini-tour europeo di una settimana mi sta servendo un mucchio. Niente turismo, sia chiaro: se c'é un motivo per cui amo viaggiare non é certo per scattare le foto di fianco ai monumenti famosi e poter vantare con gli amici di "esserci davvero stato"…piuttosto per osservare con interesse il comportamento delle persone in metro, analizzarne le dinamiche sociali che - senza grosse sorprese - non é poi cosí distante da quelle nostrane.</p>
<p style="text-align:justify;">La mia costante riflessione sulla condizione del nostro paese non cambia: l'Italia é ancora un paese meraviglioso dove vivere - clima, cibo, relazioni umane, amicizie, bellezze locali - ma non per chi lavora in ambito creativo. Puntualizziamo: il lavoro c'é - poco ma c'é - ma le possibilitá di scelta sono estremamente ridotte:</p>
<ol style="text-align:justify;">
<li>O trovi un lavoro temporaneo e precario, e non avete idea di quanti contratti a "progetto" ho visto negli ultimi 6 anni, con la conseguenza che un giovane lavoratore non riesce a pagarci l'affitto e, insomma, nemmeno a sopravviverci (ditemi cosa ci fa uno adesso con 500,00 € "sporchi" al mese);</li>
<li>O trovi un secondo lavoro, preferibilmente serale (tipo bar o ristorante) con cui integrare il lavoro di cui al punto 1, spesso pagato in nero oppure gestito per mezzo di "contratto a chiamata" (nulla di piú inaffidabile e insicuro per un lavoratore) che alla fine si rivela il lavoro principale, quello che ruba piú energie all'altro;<!--more--></li>
<li>O trovi uno stage presso qualche studio di architettura/design di rilievo e accetti di lavorare come un vero dipendente (8 ore al giorno) dal lunedí al venerdí per quei 3/6/9 mesi…GRATIS. Sí, avete capito bene, funziona cosí;</li>
<li>O provi ad aprire un'attivitá indipendente (tipo studio associati e varie) per usufruire di quel minimo di agevolazioni statali previsti per la <em>"prima attivitá" </em>- sí - ma per poi vedertele richiedere indietro in forma di tasse dopo i classici 3 anni e arrivare alla conclusione che é meglio chiudere i battenti (e va da sé che per ques'opzione bisogna avere un po' di soldini da parte, quindi…).</li>
</ol>
<p style="text-align:justify;">L'Italia é il paese dove tornare a spendere la propria vecchiaia per chi vuol fare un minimo di carriera nella vita, parlo almeno dell'ambito relativo al design e alla comunicazione. Pare proprio che se non studi attorno alla zona di Milano non avrai alcuna facilitazione ad entrare nell'olimpo del business italiano…ma sinceramente io detesto Milano. Ragion per cui preferisco faticare di piú, forse, ma trovare il modo di non limitare le possibilitá di conoscenza in cittá bloccate dai propri meccanismi assurdi, vuoi che siano burocratici oppure di costume. L'Italia é un paese arretrato, strutturalmente parlando: oggigiorno un termine che definisce la condizione della "generazione 1000 euro" é <em>sopravvivenza</em>. A nostro modo siamo tornati a un centinaio di anni fa, dove era difficile tirare a campare e ci si doveva arrangiare come si poteva. Siamo tornati a sentire la parola <em>disimpiego</em>. I nostri genitori non l'hanno mai sentita…se eri disimpiegato era colpa tua e basta, perché il lavoro c'era, bastava non fare gli schizzinosi. E dire che si trovava lavoro anche solo con la terza media o la maturitá, e che lavori! Anche oggi certi tipi di impiego abbondano ma non seguono di certo il numero di laureati freschi freschi di universitá. E qual'é il laureato con lode che accetta di buon grado di andare a lavorare in Autogrill?</p>
<p style="text-align:justify;">Sto parlando di possibilitá di scelta: il diritto di scegliere che tipo di lavoro svolgere dopo anni di studio e non vedersi costretti ad accettare quello che c'é perché <em>"é giá tanto che hai trovato da lavorare nel tuo ambito"</em>. La scelta é una di quelle poche cose che abbiamo guadagnato dal dopoguerra: prima non c'era (Henry Ford diceva: <em>"i miei clienti potranno scegliere il colore che preferiscono per la loro auto, basta cha sia nero"</em>) poi ha cominciato a svilupparsi grazie al boom economico. Ragionare sui termini di scelta É normale adesso, non si puó piú tornare indietro. Non si puó piú dire <em>"basta che non fai lo schizzinoso"</em>, non a uno che ha studiato 23 anni. Purtroppo chi é nella condizione di doversi accontentare per campare é la categoria degli immigrati e/o di chi é senza titolo di studio, e io ne vedo il senso se me lo concedete…senza allarmismi.</p>
<p style="text-align:justify;">All'estero (nord Europa, Stati Uniti) questa scelta esiste ancora, anzi, non é mai passata…é normale spedire il CV a 20 realtá aziendali e ricevere risposta da tutti (positiva o negativa) entro 2 giorni lavorativi e concordare colloqui giá dal giorno dopo, se non il giorno stesso in cui si é mandato il curriculum via web. All'estero il trattamento del dipendente é regolamentato a dovere: la propria qualifica viene tenuta in considerazione, nonché le proprie potenzialitá e le prospettive di crescita…un dipendente é un investimento per l'azienda, la quale cerca di rendergli la vita piú semplice e gradevole al lavoro per poi trarne i piú alti vantaggi in termini di profitto, é chiaro. In Italia che cos´é il dipendente? Un peso, una responsabilitá in piú, una persona per colpa della quale si devono spendere altri soldi su assicurazioni, INPS e via dicendo.</p>
<p style="text-align:justify;">L'unica possibilitá di scelta, quindi, é quella di andare. Almeno io, suvvia. ;-)</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Ora, adesso, oggi]]></title>
<link>http://acquadifonte.wordpress.com/?p=114</link>
<pubDate>Thu, 15 May 2008 18:49:25 +0000</pubDate>
<dc:creator>acquadifonte</dc:creator>
<guid>http://acquadifonte.it.wordpress.com/2008/05/15/ora-adesso-oggi/</guid>
<description><![CDATA[ 
Mi sento come una che finito il proprio percorso di formazione si è resa improvvisamente conto c]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"><strong> </strong></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"><strong>Mi sento come una che finito il proprio percorso di formazione si è resa improvvisamente conto che forse avrebbe voluto fare altro nella vita, e che magari avrebbe voluto farlo altrove. Amo questo Paese e questa città, e nonostante quest'ultima sia abbastanza grande da poter scendere in strada e non conoscere nessuno, a volte mi va’ stretta; stretta come un paio di scarpe troppo piccole.</strong></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"><strong>                                     </strong></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"><strong> </strong></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"><strong>Ma accanto a questo, ora, adesso, oggi, capisco che realmente c’è altro. Il <em>potenziale</em>. La gioventù, il talento; il potenziale. La possibilità, la fortuna, di poter scegliere. Il rendersi conto che i <em>se</em> e i <em>ma</em> non contano nulla, perché la vita è ora e va vissuta sfruttando quella potenzialità, cercando di capirla; con paura forse, ma con coraggio.</strong></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"><strong> </strong></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"><strong>Lo stesso che ci permette di chiamarci <em>liberi</em>, lo stesso che ci lascia la possibilità di decidere, il medesimo che è frutto di lacrime e sudore, quello che ci dice chi siamo, da dove veniamo, e che ci ricorda in ogni istante che siamo solo noi a scegliere dove vogliamo andare. Senza rifugiarsi in comodi convenzionalismi, senza nascondere la testa dietro quel muro di ignoranza che più o meno consapevolmente viene costruito ogni giorno al solo scopo di potersi scrollare di dosso responsabilità e impegni. L’onere e l’onore di scegliere. <em>L’onere e l’onore di poter sfruttare quella potenzialità</em>.</strong></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"><strong> </strong></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"><strong>E allora mi dico ora, adesso, oggi, che arrivare un giorno a dire che avrei voluto fare altro e magari altrove, ha poco senso; sarebbe come non frenare quando sai benissimo e con il necessario preavviso che stai andando a sbattere. E’ rimanere a guardare, è far decidere al caso. E’ non fare il passo successivo. Bisogna guardare oltre e provare. <em>Perché è meglio provare e non riuscire che non riuscire a provare</em>.</strong></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"><strong> </strong></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"><strong>E non è che tutto ciò fino a questo istante non mi fosse chiaro. Solo che a volte ci vuole qualcuno o qualcosa che te lo ricordi. <em>Dettagli</em> li chiamo io; o semplicemente benevola casualità. Una cosa, questa sì: quanto scritto in questo post è interamente dedicato a chi ha realizzato il film <em>Lions for Lambs</em>, e a chi, ogni giorno, ha il coraggio di fare il passo successivo, permettendo a noi, di chiamarci <em>liberi</em>. </strong></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"><strong> </strong></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"><strong>C’è chi in questo film ha visto uno schierarsi politicamente. Io, che di politica non mi interesso e che non sto parlando di politica, non ho preso in considerazione questo aspetto neanche per un secondo. Non parlo di politica. Non è questo che mi importa, non è questo che ha importanza. Quanto da me scritto è <em>super partes</em>, non riguarda nessuno schieramento. Ho semplicemente colto un personale insegnamento per la vita di tutti i giorni, per le giornate qualsiasi che <em>qualsiasi</em> non sono mai.</strong></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"><strong> </strong></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"><strong>Parlo <em>dell’onere e dell’onore di poter sfruttare quella potenzialità</em>, ovvero il talento che ciascuno ha nei più svariati campi; di avere il coraggio di utilizzarlo nella vita di tutti i giorni, in cui problemi piccoli sembrano insormontabili, ma che è la stessa vita che ci appartiene e che è il bene più prezioso che abbiamo; la stessa in cui è sempre <em>meglio provare e non riuscire che non riuscire a provare</em>.</strong></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"><strong> </strong></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"><strong>Grazie infine, lasciatemelo dire, a quello che da anni reputo il miglior attore e regista, nonché uno dei produttori maggiormente impegnati, del cinema mondiale. A lui, inoltre, un ringraziamento per aver istituito il <a href="http://www.sundance.org/"><span style="color:#1e90ff;">Sundance Institute</span></a> e il <a href="http://www.sundance.org/festival/"><span style="color:#1e90ff;">Sundance Film Festival</span></a>, per la fiducia e l’entusiasmo che con essi da anni dimostra nei confronti dei giovani: grazie a <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Robert_Redford"><span style="color:#1e90ff;">Charles Robert Redford Junior</span></a>.</strong></span></p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Possibilità importune]]></title>
<link>http://fernandacorona.wordpress.com/?p=90</link>
<pubDate>Wed, 23 Apr 2008 22:17:47 +0000</pubDate>
<dc:creator>Fernanda Corona</dc:creator>
<guid>http://fernandacorona.it.wordpress.com/2008/04/23/possibilita-importune/</guid>
<description><![CDATA[Il tempo passa, e nel mio letto non sento di notte un uomo respirare, dormire nudo e al mio fianco, ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p style="margin-bottom:0;text-align:left;"><em>Il tempo passa, e nel mio letto non sento di notte un uomo respirare, dormire nudo e al mio fianco, allora strane, oscure cose prendono il posto dell’assente, viziosi, malinconici pensieri disseminano per la camera possibilità importune.</em></p>
<p style="margin-bottom:0;text-align:right;"><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Pablo_Neruda" target="_blank"><strong>Pablo Neruda</strong></a></p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[le possibilità, la vita e la mente]]></title>
<link>http://lettoresempre.wordpress.com/?p=4</link>
<pubDate>Sat, 12 Apr 2008 11:39:14 +0000</pubDate>
<dc:creator>smarzy</dc:creator>
<guid>http://lettoresempre.it.wordpress.com/2008/04/12/le-possibilit/</guid>
<description><![CDATA[


Quella dei due ragazzi della poesia di Carver “Felicità” (www.bombacarta.com/?p=693) è la c]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://lettoresempre.files.wordpress.com/2008/04/dscn12831.jpg"><br />
</a></p>
<div class="entry">
<p><a href="http://lettoresempre.wordpress.com/files/2008/04/dscn1283.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-5" src="http://lettoresempre.wordpress.com/files/2008/04/dscn1283.jpg" alt="" width="108" height="127" /></a>Quella dei due ragazzi della poesia di Carver “Felicità” <a href="http://www.blogger.com/%28http://www.bombacarta.com/?p=693%29">(www.bombacarta.com/?p=693)</a> è la coppia delle … possibilità, tanto per essere in tema con l’argomento del momento nel Blog di <a href="http://www.bombacarta.com/">Bombacarta</a>!</p>
<p>Mi rivedo in questi due, io adolescente, ove ogni ora era carica di possibilità, e in alcuni giorni questa “attesa attiva” era ad alta energia.</p>
<p>Mi vedo ora, 50 anni ad ottobre… che c’è ora? La possibilità di quei due ragazzi non c’è più, cosa sola apparentemente ovvia.</p>
<p>Cosa c’é, allora? In questo momento riesco solo a dire come mi vedo: un grande lavorio di mente, di anima, come è sempre stato, e lì ci sono con tutto me stesso, mentre la vita col suo quotidiano e le sue esperienze viaggiano staccate da me.<br />
Non vorrei proprio che fosse così ma è proprio così; anzi, mi garba anche; o almeno, mi rispetto per questo lavorio interiore e questa fatica a vivere la vita e a farne l’esperienza.</p>
<p>Infatti a un precedente gdl portai la poesia della Dickinson, troppo bella:</p>
<p><em>La battaglia che l’anima combatte<br />
con nessuno - è di tutte<br />
le battaglie esistenti<br />
di gran lunga la maggiore-</em></p>
<p><em>Non se ne ha notizia fuori<br />
la sua campagna incorporea<br />
rivendica - e termina -<br />
invisibile - sconosciuta -</em></p>
<p><em>né annali - la registrano -<br />
Come legioni della notte<br />
che il sole disperde - questa resiste -<br />
esegue - e termina -</em></p>
<p>(n° 594, ed. Meridiani Mondadori, p.669)</p>
</div>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[L'effetto farfalla di Napoleone a Waterloo]]></title>
<link>http://lealidellafarfalla.wordpress.com/2008/04/04/leffetto-farfalla-di-napoleone-a-waterloo/</link>
<pubDate>Fri, 04 Apr 2008 08:24:40 +0000</pubDate>
<dc:creator>lealidellafarfalla</dc:creator>
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<description><![CDATA[Organizzare e pianificare implica necessariamente ridurre. Ipotizzare condizioni e situazioni nel co]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><img style="max-width:800px;float:left;margin-top:10px;margin-bottom:10px;margin-right:10px;" src="http://lealidellafarfalla.files.wordpress.com/2008/01/lorenz-attrattore.png" alt="" />Organizzare e pianificare implica necessariamente ridurre. Ipotizzare condizioni e situazioni nel costruire strategie significa essere costretti a scegliere e quindi a eliminare qualcosa, necessariamente. L'asintoto alla perfezione si raggiunge cercando di prendere in considerazione più condizioni e variabili, e i possibili sviluppi che ne possono derivare singolarmente. Come avviene nel gioco degli scacchi, dove il controllo del gioco è dato dal numero di mosse e dalle linee di sviluppo del gioco che riusciamo a ipotizzare e memorizzare per ogni mossa. Ma seppur estremamente <strong>complicato</strong> il gioco degli scacchi non è propriamente <strong>complesso</strong> come un sistema aperto, ovvero un sistema sottoposto a variabili e condizionamenti esterni. Se lo è in alcuni casi (malore di un giocatore) lo è in modo limitato rispetto ai problemi che ci sottopone la vita, o un campo aperto di battaglia come nel caso di Waterloo. La strategia di Napoleone per il <a href="http://cronologia.leonardo.it/battaglie/batta81.htm" target="_blank">18 giugno del 1815</a> era ai limiti dell' eccezionalità sopratutto per una caratteristica: era resiliente.  Ovvero era talmente bene ideata e strutturata da resistere a sollecitazioni esterne che non potevano essere previste:  superò la diserzione del 15 giugno del generale Bourmont che passò al nemico rivelando i piani di battaglia di Napoleone <span style="text-decoration:line-through;">con la 14a divisione del 4° corpo d'armata</span>; sembrò prevalere anche sul fatto che il 15 guigno (giorno dell'inizio della battaglia) il maresciallo Grouchy non riuscì a sconfiggere definitivamente, come previsto, le truppe di Blucher nella piana di Ligny, le quali riuscirono a ripiegare e a far perdere le loro tracce. Ma un evento riuscì a imprimere un'evoluzione diversa alle sorti della battaglia condizionando gli eventi successivi e facendo pesare maggiormente la diserzione di Burmont e la riuscita ritirata di Blucher. La pioggia caduta nella notte tra il 17 e il 18 giugno impedì a Napoleone di sferrare l'attacco alle sette del mattino, costringendolo a ritardare l'offensiva fino alle 11.30 per aspettare un minimo di rassodamento del terreno, utile per lo spostamento dei cannoni. Questo imprevisto e il ritardo  consentì a Wellington, <strong>secondo una ricostruzione attribuibile a Napoleone</strong>, di accorgersi di essere in un sacca dietro Mont Saint Jean e di lasciare quella posizione alquanto pericolosa. Da questo momento in poi il ventaglio delle possibilità di sviluppo sembra ampliarsi, e la battaglia seguirà le vie meno favorevoli a Napoleone. L'attacco al castello di Hougoumont, che doveva essere un diversivo, si trasforma in aspra battaglia che richiede risorse e uomini. La Fanteria Francese, al centro, sarà ostacolata nell'avanzata dal terreno che si asciuga con lentezza. Il ritardo permise a Blucher di rientrare sul campo di battaglia di Waterloo, dopo la ritirata incalzato da Grouchy. Ney, in serata,  ci mise del suo ordinando la carica della cavalleria contro la fanteria di Wellington senza che avesse ricevuto ordini da Napoleone. Una carneficina. Napoleone ritarda l'impiego della guardia. Le sorti della battaglia sono segnate.<strong> Ma se non avesse piovuto quella notte? </strong><a href="http://jennifersaylor.wordpress.com/" target="_blank"><img style="max-width:800px;float:right;margin-top:10px;margin-bottom:10px;margin-left:10px;" src="http://jennifersaylor.files.wordpress.com/2006/12/waterloo-charge.jpg" alt="" width="416" height="301" /></a>Possiamo fare solo delle ipotesi:<strong> l'attacco sarebbe stato sferrato alle sette del mattino;</strong> <strong>Wellington forse non sarebbe riuscito a uscire dalla sacca in cui si era cacciato,</strong> <strong>con quattro ore di anticipo sull'inizio dell'offensiva,forse, Blucher sarebbe arrivato in ritardo a Watertloo; <span style="text-decoration:line-through;">la mancanza dell'armata del disertore Bourmont</span> la diserzione di Bourmont e <span style="text-decoration:line-through;">quella </span> l'assenza dell'armata di Grouchy, disperso alla ricerca di Blucher, <span style="text-decoration:line-through;">sarebbe stata</span> sarebbero state condizioni meno fondamentali.</strong> Sono solo delle ipotesi naturalmente, ma è certo che l'evento imprevisto e trascurato della pioggia ha permesso una <strong>diversa interazione</strong> delle armate in campo, cambiandone la forza relativa e il peso strategico; ha condizionato le scelte, i pensieri, e ha attribuito nuovi valori alle tattiche e ai tempi delle decisioni. Non possiamo sapere se Napoleone avrebbe vinto se non avesse piovuto, ma la battaglia avrebbe preso linee evolutive diverse, forse <strong>radicalmente</strong>. Cambiando l'accezione di significato dell'espressione di Cambronne possiamo dire <strong>"merde".</strong></p>
<p>per approfondimenti:</p>
<p><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Battaglia_di_Waterloo" target="_blank">WIKIPEDIA</a></p>
<p><a href="http://cronologia.leonardo.it/battaglie/batta81.htm">WATERLOO - BATTAGLIE NAPOLEONICHE</a></p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Il rimedio]]></title>
<link>http://rapida.wordpress.com/?p=1200</link>
<pubDate>Thu, 27 Mar 2008 13:12:07 +0000</pubDate>
<dc:creator>rapida</dc:creator>
<guid>http://rapida.it.wordpress.com/2008/03/27/il-rimedio/</guid>
<description><![CDATA[XX
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Questa mattina un piccione mi spiava dal cornicione.
Credo fosse un maschio, non per]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><font color="#ffffff">XX</font><br />
<font color="#ffffff">XX</font><br />
<a href="http://rapida.typepad.com/.shared/image.html?/photos/uncategorized/2008/03/27/330842927.jpg"><img src="http://rapida.typepad.com/filosofia/images/2008/03/27/330842927.jpg" alt="330842927" style="float:left;margin:0 5px 5px 0;" border="0" height="450" width="450" /></a><br />
<font color="#ffffff">XX</font><br />
<font color="#ffffff">XX</font><br />
<font color="#ffffff">XX</font><br />
Questa mattina un piccione mi spiava dal cornicione.<br />
Credo fosse un maschio, non per i colori sgargianti, ma perché aveva l’aria furbina<br />
ed io ero in sottoveste, rapita dal blu della fiamma del gas.<br />
Questo non interessa a nessuno, ma forse può destare un certo interesse il fatto che,<br />
nel momento esatto in cui il caffé cominciava ad uscire,  <a href="http://www.tsfjazz.com/">TSF </a> trasmetteva<br />
una canzone di Melody Gardot.<br />
Ignorando il piccione ho ascoltato una voce straordinaria,<br />
con un fondo di malinconia notturna, un timbro dolce che calma e rallenta.<br />
Poi ho sentito la storia di Melody che cerco di tradurre e riassumere senza annoiare. Questa ragazza di Philadelphia ha 22 anni e a 19 fu vittima di un brutto incidente<br />
mentre andava in bici.<br />
Il suo cervello non era più in grado di funzionare come si deve e la giovane donna<br />
fu costretta a letto per tanto tempo.<br />
Il suo dottore le prescrisse, oltre ai medicinali necessari, una terapia musicale, per cercare di farle recuperare alcune delle capacità intellettive perdute.<br />
I personaggi principali sono un fratello complice, una chitarra ed un piccolo registratore appoggiato sul comodino, accanto al suo letto.</p>
<p>Il risultato è questo ed io, ancora una volta, ringrazio la musica, i musicisti<br />
e, in via del tutto occasionale, anche un dottore.<br />
[audio http://www.rapida.typepad.com/filosofia/files/08_love_me_like_a_river_does.mp3]<br />
<font color="#ff00ff"><i>La gioiosa illustrazione è di Chris Ede, la canzone è di Melody Gardot e s'intitola<br />
Love me like a river does, amami come fa un fiume. Bel titolo.</i></font></p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Cambiamo programma?]]></title>
<link>http://maviserra.wordpress.com/2008/03/04/cambiamo-programma/</link>
<pubDate>Tue, 04 Mar 2008 18:22:13 +0000</pubDate>
<dc:creator>Mavi</dc:creator>
<guid>http://maviserra.it.wordpress.com/2008/03/04/cambiamo-programma/</guid>
<description><![CDATA[Quando mi capita di scovare un concorso interessante per chi ha un talento, una passione lo segnalo ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Quando mi capita di scovare un concorso interessante per chi ha un talento, una passione lo segnalo sempre sperando che davvero significhi qualcosa per chi decide di partecipare.<br />
Oggi vi parlo di <strong>"Cambiamo programma”</strong> che è il concorso con cui Sat2000 invita gli spettatori a mandare le proprie proposte per creare una tv migliore.</p>
<address></address>
<address> <a href="http://jcms.sat2000.it/index.php?option=com_contact&#38;task=view&#38;contact_id=2&#38;Itemid=26">Qui</a> potete quindi inviare la descrizione del format che vi piacerebbe realizzare e se il vostro progetto sarà ritenuto interessante verrete chiamati a partecipare al  “Grande Talk”, sfidandovi con un altro concorrente. </address>
<p>I finalisti saranno giudicati da una giuria presieduta da Renzo Arbore  e Toni Capuozzo : in palio per il vincitore la realizzazione di un “promo” del programma, una possibilità che io credo sia meravigliosa per chi diversamente non avrebbe modo di veder messa in atto la propria creatività. <br />
Spero davvero che qualche ragazzo semplice, preparato e talentuoso come ce ne son tanti possa cominciare un lavoro così bello e appassionante!<br />
Questa settimana per esempio mi ha appassionato l'idea di <a href="http://jcms.sat2000.it/index.php?option=com_pollxt&#38;Itemid=29">Gerardo</a>, <strong>"Una canzone per te”:</strong> si tratta di coinvolgere appassionati di musica non professionisti in una specie di gioco a squadre, in cui lo scopo principale è quello di comporre una canzone (in base ad un tema deciso in trasmissione) e di proporla al pubblico e ad una giuria di esperti.<br />
Un reality sì, in cui però si metterebbe in luce la creatività dei concorrenti, magari giovani che studiano e si applicano ma il cui talento svanirebbe se non incanalato...Io credo ancora nella meritocrazia! ;)<br />
P.s. A breve la recensione di X Factor. Ho già visto Simona Ventura che diceva "brava" a una ragazza che non ha beccato una nota ;)</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Benvenuto sulla mia pagina Internet]]></title>
<link>http://traibajulia.wordpress.com/?p=3</link>
<pubDate>Wed, 13 Feb 2008 16:07:56 +0000</pubDate>
<dc:creator>traibajulia</dc:creator>
<guid>http://traibajulia.it.wordpress.com/2008/02/13/benvenuto-sulla-mia-pagina-internet/</guid>
<description><![CDATA[
Ciao benvenuto sulla mia pagina personale! Mi presento, sono Traiba Julia, una giovane studente lic]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://traibajulia.wordpress.com/files/2008/02/2008-02-19-80960.jpg" title="IO"><img src="http://traibajulia.wordpress.com/files/2008/02/2008-02-19-80960.thumbnail.jpg" alt="IO" /></a></p>
<p>Ciao benvenuto sulla mia pagina personale! Mi presento, sono Traiba Julia, una giovane studente liceale, felicemente sposata da più di un anno. Dopo aver girato l'Europa sono tornata a vivere in Svizzera con mio marito. Sono una persona molto attivà nella vita di tutti i giorni, mi piace correre, andare i bicicletta e leggere.</p>
<p> Dovendo andare incontro a difficoltà finanziarie sempre più presenti nella vita di tutti i giorni, ho cominciato a ricercare un lavoro part-time che potesse adeguarsi alle mie esigenze di vita. Difficile trovare un lavoro fisso se non sai quando sei disponibile. Visto gli impegni diversi da settimana a settimana. Ad esempio potrebbe capitare una settimana, senza esami e senza corsi da poter dedicare interamente al lavoro e quella seguente invece nella quale non avere nemmeno mezz'ora di tempo...</p>
<p>Passando già molte ore al pc a causa dei miei studi, ho pensato che il miglior modo di avere un reddito aggiuntivo fosse quello di lavorare proprio lì! Sul mio PC.</p>
<p>Dopo alcune ricerche, su internet e tra i miei amici, mio marito mi ha parlato del DHS. Pensando che fosse una buona idea rimanevo pur sempre scettica, visto le precedenti aventure con le ditte Multi-level nella famiglia.</p>
<p>Ho dunque deciso di buttarmi in questa attività, presto ho ricevuto notizie da parte del mio Team, che mi ha aiutato nelle prime procedure. Mentre studiavo i corsi di formazione, il mio team ha messo a mio nome dei Members. Non ci credevo! Ma già cominciavo a vedere i primi risultati e dove mi poteva portare questa azienda.</p>
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<title><![CDATA[Complexity is the key of life; and tennis.]]></title>
<link>http://lealidellafarfalla.wordpress.com/?p=173</link>
<pubDate>Mon, 11 Feb 2008 16:21:39 +0000</pubDate>
<dc:creator>lealidellafarfalla</dc:creator>
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<description><![CDATA[E&#8217; sempre affascinante il concetto di complessità e lo stato d&#8217;animo che suscita è  un]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://lealidellafarfalla.wordpress.com/files/2008/01/lorenz-attrattore.png" title="Attrattore di Lorenz"><img src="http://lealidellafarfalla.wordpress.com/files/2008/01/lorenz-attrattore.png" alt="Attrattore di Lorenz" align="left" /></a>E' sempre affascinante il concetto di complessità e lo stato d'animo che suscita è  un misto di ammirazione e piacere difronte a situazioni dove si evidenza uno dei principi più belli della natura e della scienza, che partendo dalla sua semplicità iniziale permette lo svilupparsi di realtà, scenari, mondi e idee estremamente diversi e strutturati. Purtroppo, nonostante siano ormai molti anni che il dibattito scientifico si occupa di questo argomento l'impressione è che, a livello divulgativo, ci sia ancora molto da scrivere e da parlare, affinché tale concetto venga compreso in modo esauriente e possa divenire un fattore consueto per la cultura di ognuno. Perchè sapere intimamente che i gesti, le azioni che svolgiamo ogni giorno sul lavoro e nella vita privata e come li sviluppiamo, o i pensieri che scriviamo su un blog o sulla carta; il semplice atteggiamento verso un'altra persona, una frase pronunciata fra i denti, la scelta del luogo dove piantare un filare di vite, hanno delle enormi potenzialità che permettono l'aprirsi di nuovi scenari  economici, sociali, e umani, non può che essere considerata, a mio parere, una conquista etica, oltre che conoscitiva, dell'umanità. Conquista che ci indurrà a essere attenti a ponderare le nostre scelte e le nostre azioni anche se non siamo in grado di prevedere il futuro, anzi sopratutto perchè non siamo in grado di prevederlo nella sua vastità, con la conseguenza che un piccolo vantaggio immediato potrà un giorno forse innescare una serie di svantaggi non calcolati, o viceversa. La complessità è la chiave della vita, ma la struttura basilare del concetto ha le sue radici nella semplicità. <!--more--><b>Lo sviluppo di un sistema è condizionato dalle  condizioni iniziali a</b><img src="http://www.complexlab.com/Members/cmazzuc/immagini/frattali/foulard-031.jpg" align="right" height="300" width="300" /><b> cui è sensibile.</b> Non fasciatevi la testa, perchè è più comprensibile di quello che si può pensare a prima vista. Cosa c'è di più semplice di questo assunto, forse addirittura banale? E perché è da considerare semplice? E' da considerare semplice perchè esprime un' ovvietà se ci limitiamo all'aspetto concettuale, lasciando le modellizzazioni matematiche ai matematici e ai fisici.  Afferma che qualunque sistema nel suo sviluppo (per sistema si può intendere qualunque cosa composta da più elementi che interagiscono. E' un sistema semplice a feed-back il nostro riscaldamento di casa con termostato e caldaia e quindi anche l'uomo con i suoi organi, la sua mente, la sua spiritualità è da considerare un sistema) è condizionato da alcune caratteristiche iniziali. Nell'approfondire la metafora con l'uomo userò il sostantivo caratteristiche evitando un linguaggio tecnico, perché cosa sono le condizioni iniziali di un sistema se non le sue caratteristiche. Viviamo ogni giorno a stretto contatto con la complessità e con sistemi che hanno le loro caratteristiche che li influenzano in modo macroscopico, e anche se lo studio scientificodi tali fenomeni  è arrivato negli ultimi anni a livello empirico l'esistenza del concetto di complessità era già stata compresa. Tutti hanno sempre saputo che è opportuno assecondare lo sviluppo culturale dei propri figli seguendo le loro qualità o attitudini (caratteristiche), perché è estremamente intuitivo che una <b>capacità intellettiva e analitica maggiore</b> favorirà la formazione culturale specifica di uno scienziato. Mentre la sua assenza chiuderà le porte immediatamente a quella prospettiva di sviluppo. Due ragazzi con delle lievi differenze evolveranno in direzioni opposte, completamente diverse tra loro: uno farà lo scienziato, e l'altro, che magari aveva una naturale capacità oratoria diverrà attore di teatro.<b> Semplice e complesso.</b> Gli uomini hanno sempre vissuto a contatto con la complessità e l'hanno sempre intuita e assecondata, perché è più difficile contrastarla piuttosto che assecondarla, anche se la consueta pratica della raccomandazioni, in Italia, sembra fare miracoli. (Vediamo quanto dura una società che si basa sulle incompetenze, e cerca di far evolvere i sistemi in assenza delle condizioni sensibili iniziali. Sono curioso).</p>
<p>Gli uomini da quando hanno iniziato a coltivare hanno imparato a scegliere i luoghi dove seminare, perché avevano capito che determinate esposizioni, al riparo dai venti e alla luce solare consentivano uno sviluppo florido di alcune piante e di conseguenza un raccolto migliore. Hanno sempre saputo scegliere i terreni per determinate coltivazioni; terreni che per composizione chimica erano i più adatti, ma loro li sceglievano sulla base dell'esperienza non sulla base delle più oculate analisi in provetta. Non penso che sia un'esagerazione affermare che l'attività conoscitiva umana è orientata principalmente da sempre all'aspirazione di capire quali siano le condizioni iniziali che favoriscono determinati sviluppi, favorendo il verificarsi di precisi scenari, che siano fisici, chimici, biologici, individuali,  o sociali.</p>
<p>Nello sport, in particolare nel tennis, le cose non cambiano. Anche qui ci sono determinate condizioni che permetto al singolo individuo di evolvere verso la pratica di una attività a livello di eccellenza, se tali condizioni non ci fossero, o qualora venissero a mancare, al sistema individuo  sarebbe preclusa ogni evoluzione di tipo sportivo, e probabilmente orienterebbe le sue scelte su altre attività. Le fibre muscolari delle persone di colore consentono a determinati individui di correre i cento metri piani in meno di dieci secondi. Il raggiungimento di questo obiettivo è precluso a chi non ha certe strutture muscolari. La mancanza di questa condizione impedisce al sistema di evolvere in quella direzione, e linee di sviluppo saranno diverse. Il fondo o il mezzo fondo, per esempio, o, se proprio se proprio il fisico non lo permette, una bella e produttiva laurea in filosofia o matematica. Tra due ragazzi che giocano a tennis chi avrà la condizione sensibile che gli permetterà di migliorare e affinare la proprie capacità farà molto probabilmente il professionista, mentre chi ne è sprovvisto sceglierà altre strade. Nel linguaggio comune determinate capacità che consentono di riuscire in determinati campi o attività sono chiamate <b>talenti</b>, ma è probabile che corrispondano, in un linguaggio più tecnico, <b>alle condizioni iniziali a cui un sistema è sensibile. Conoscerle significa anche poter evitare sprechi, quindi razionalizzare, e non solo. </b>Eticamente conoscere l'esistenza della complessità ci aiuta a essere più attenti, oculati, ponderati a analitici nelle nostre scelte, nella nostra vita e nel nostro laboro; ci induce a prendere in considrazione una ipotesi in più, una possibile conseguneza in più, nonstante la nostra fallibilità umana.</p>
<p>fabrizio brascugli</p>
<h6>foto: http://www.complexlab.com/</h6>
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<title><![CDATA["ho visto il mare e dentro al mare una piccola barca per me"]]></title>
<link>http://subterraneans.wordpress.com/2007/12/31/ho-visto-il-mare-e-dentro-al-mare-una-piccola-barca-per-me/</link>
<pubDate>Mon, 31 Dec 2007 12:10:03 +0000</pubDate>
<dc:creator>dr3na</dc:creator>
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<description><![CDATA[sempre Cagliari, trentuno dicembre. accarezzo a mani invecchiate quest&#8217;anno alle porte. e qual]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>sempre Cagliari, trentuno dicembre. accarezzo a mani invecchiate quest'anno alle porte. e qualcosa l'ho scoperto, qualcosa come un naufragio, come una paura e come mille possibilità. la mia <em>molle corazza </em>va sgretolandosi aggrappata com'è alle solite parole di viaggio di mancanza di esilio. trema la maglia aderente il petto e sottili vibrano le metalliche piastre a parare i colpi di questo mio lungo addio.</p>
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<title><![CDATA[Predicibilità e caos. Il paradigma della complessità ci propone un'etica delle possibilità? ]]></title>
<link>http://lealidellafarfalla.wordpress.com/2007/11/30/predicibilita-e-caos-il-paradigma-della-complessita-ci-propone-unetica-delle-possibilita/</link>
<pubDate>Fri, 30 Nov 2007 21:34:09 +0000</pubDate>
<dc:creator>lealidellafarfalla</dc:creator>
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<description><![CDATA[Parte seconda - Parte prima
Fredman spense il portatile, chiuse la porta dell&#8217;ufficio e attrav]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Parte seconda - <a href="http://lealidellafarfalla.wordpress.com/2007/11/06/predicibilita-e-caos-il-paradigma-della-complessita-esclude-ogni-forma-di-previsione-semplice-caos-o-caos-deterministico/" target="_blank">Parte prima</a><br />
Fredman spense il portatile, chiuse la porta dell'ufficio e attraversò il lungo corridoio del primo piano fino all'ascensore. Mentre camminava continuava a ripensare alla conversazione avuta con Lieneman. Quell'uomo si comportava nella sua vita <img src="http://www.effettomariposa.com/Images/200px-Lorenz_attractor_yb_svg.png" alt="attrattore di lorenz" align="left" height="172" width="173" />privata e lavorativa proprio come aveva detto, e il paragone con il Myanmar non poteva essere stato più chiaro. Il suo unico scopo era quello di mantenere i propri privilegi: ricchezza e potere. Chiamò l'ascensore e una luce rossa illuminò il suo dito indice nella penombra, sentì il rumore degli ingranaggi che si avviarono. Guardò l'orologio e vide che erano quasi le otto e un quarto di sera, e l'edificio era completamente vuoto.<br />
"Ci riesce perfettamente", pensò.<br />
Nel suo reparto lavoravano altre centododici persone, oltre a lui,  e tutte erano impegnate sullo stesso progetto il cui nome non poteva essere più chiaro "Cutting possibility". Quello che gli era sempre sfuggito, fino a quel giorno in cui ebbe un'intuizione mentre scendeva di piano in piano, era che lui stesso e tutti i suoi colleghi non erano solo dei ricercatori, ma anche delle cavie del progetto a cui lavoravano. L'idea lo folgorò poco prima del  sussultare dell'ascensore all'arrivo del piano e quando le porte  si spalancarono l'immagine della città, che vide attraverso l'ampia vetrata di entrata, fu una conferma. Davanti a sé aveva solo un'infinita serie di tonalità di grigio: l'intonaco dei palazzi, l'asfalto delle strade, il metallo dei pali dei lampioni , e infine anche il cielo, si, anche il cielo. Cercò di ricordare, ma non riuscì a trovare, nei suoi ricordi, una giornata con il cielo che non fosse grigio.<br />
"Forse da bambino. Illusioni più che ricordi", pensò.</p>
<p>Poi osservò con cura ciò che lo circondava: non c'erano né una pianta né un albero, persistevano solo gradazioni di grigio.<br />
"Cutting Possibility". "Tagli quelle ali".<!--more--><br />
Da quel giorno il nome del progetto e la frase pronunciata dal suo  principale, il cinico Gretchen Lieneman, divennero la sua ossessione.<br />
Il suo lavoro e la sua vita gli apparirono come assenza di possibilità. Non riusciva a fare a meno di convincersi di essere una cavia. Una cavia del progetto a cui lui stesso stava lavorando.<br />
Iniziò a domandarsi cosa fosse il suo lavoro e cosa fosse la sua vita, ma ogni volta che se lo chiedeva tutto gli sembrava grigio, come ciò che vide dalla vetrata il giorno in cui ebbe quell'intuizione.<br />
Si alzava tutte le mattine alle sette, e dopo una veloce colazione prendeva la macchina per recarsi in ufficio, da cui usciva per  mezz'ora all'ora di pranzo, e per pochi minuti nel pomeriggio per bere un caffè. La sera perdeva un'ora nel traffico per tornare a casa, dove, una volta arrivato cenava con sua moglie. Avevano sempre avuto il progetto di avere un figlio, ma da quella sera in ascensore cambiò idea. "Cutting Possibility". Gli bastava pensare  al progetto a cui lavorava per non desiderare più nessun figlio.<br />
Suo padre gli aveva garantito di poter studiare e conseguire una laurea in fisica, ma lui non avrebbe potuto garantire questa possibilità a suo figlio, a causa di quel maledetto progetto.<br />
I suoi colleghi erano nella stessa situazione; tutti erano nella sua stessa situazione, se si escludeva Lieneman, naturalmente.<br />
Cosa era rimasto della sua vita? Che fine avevano fatto progetti di quando era giovane? Gli era sempre piaciuto viaggiare e, quando era all'università, era sicuro che una laurea e un lavoro gli avrebbero permesso di girare il mondo, ma ora si accorgeva che non  aveva né tempo né soldi per i viaggi. La sua famiglia gli aveva permesso di imparare a sciare, ma non aveva né soldi né tempo per sciare: suo figlio avrebbe dovuto rinunciarvi. Era sempre stato un appassionato lettore, ma erano rari i mesi in cui gli avanzava qualcosa per comprare un libro.<br />
Pensò ai suoi colleghi e si accorse che era così anche per loro, se si escludeva Lieneman, naturalmente.<br />
Fu tutto chiaro: stava lavorando alla costruzione della sua prigione. Lui era il topo che si costruiva la gabbia intorno.</p>
<p><i>Se decidiamo di analizzare le società nel loro modo di essere organizzate, studiare le vie evolutive che seguono e i cambiamenti che sviluppano; adottando il concetto di complessità, dopo le analisi tecniche, strettamente logiche e filosofiche che ne derivano, prendere in considerazione le problematiche etiche  e di filosofia etica è inevitabile.<br />
Siamo difronte a una dicotomia interpretativa che ci mette difronte due soluzioni opposte: da un lato c'è l'inconoscibile, l'imprevedibile, tutto ciò che è al di fuori del nostro controllo razionale e puntuale; dall'altro lato c'è una conoscenza parziale, probabilistica, ma pur sempre una conoscenza che permette di avere  una buona attendibilità. La scelta ci pone davanti sempre un' incertezza, sia in un caso che nell'altro. La mia opinione è che la scelta della restrizione ci dia un'illusione immediata di controllo, mentre quella dell'apertura credo che aumenti un senso di vaghezza e amplifichi l'insicurezza.<br />
Ma il tutto va inserito in un contesto sociale, e qui credo dobbiamo domandarci come si sono evolute le società, come sono progredite; ovvero come siamo arrivati a essere ciò che siamo: computer potentissimi, voli intercontinentali, mezzi di locomozione e comunicazione impensabili fino a cinquanta anni fa; hobby, letture, interessi, e possibilità di praticare sport e attività di ogni genere che sono aumentate con ritmi esponenziali. La possibilità di confronto culturale è cresciuta di pari passo con lo sviluppo tecnologico, con la rapidità degli spostamenti e della comunicazione. Tutto questo ha innescato, come conseguenza, possibilità nuove al cambiamento, ha aperto la strada a vie evolutive molteplici e a panorami di idee inedite, che a loro volta hanno innescato processi che permettevano ancora nuove possibilità di confronto, e hanno aperto lo sguardo a panorami  possibili di sviluppo. L'umanità  (almeno in certe aree geografiche) ha avuto nuove potenzialità di crescita. Se c'è un progresso che l'uomo è riuscito a ottenere, anche se sempre in quantità relativa, è quello di essere riuscito a dare a se stesso e a chi ha vissuto dopo di lui una possibilità in più di scelta.<br />
Ogni generazione ha cercato di garantire una possibilità in più a chi sarebbe vissuto dopo di lui, che poteva essere lo studio e la possibilità di conseguire una laurea, oppure di dedicarsi a una attività particolare; un hobby che poteva divenire professione. Una società progredisce quando le generazioni future avranno una possibilità in più rispetto a quelle che l'hanno preceduta, e potranno garantirne un'altra ancora in più a chi verrà. Regredisce quando i giovani si trovano davanti minori possibilità di scegliere di chi li ha preceduti. Scegliere per se stessi, la propria vita, i propri interessi il proprio futuro, la propria musica, gli sport, le letture, la professione, il proprio pensiero. Scegliere. Poter scegliere. </i></p>
<p><i> Alcuni potrebbero ritenere che sia meglio una guida determinata che dia le direttive per un'etica stabilita, che si basa su precetti semplici, univoci e chiari; ma ogni tentativo di controllo, se da un lato conferisce un'immediata e facile sicurezza, dall'altro rischia di innescare processi di cristallizzazione sociale e, in fondo, di autodistruzione.<br />
Accettare la complessità significa anche accettare una dose di incertezza e quindi di rischio, ma proprio quel rischio che risiede nell'avere maggiori libertà e opportunità di scelta è la base del progresso, e potrebbe rivelarsi il nostro migliore alleato invece che il peggior nemico.<br />
L'etica che ne scaturisce è un etica non precettiva, ma che tende a garantire sempre nuove possibilità, e non cerca di tagliarle alla base per garantire immediate e apparentemente tangibili sicurezze.</i></p>
<blockquote><p>Progettare in uno spirito evoluzionista non comporta la riduzione dell'incertezza e della complessità, ma il loro aumento. Aumenta l'incertezza perché decidiamo di ampliare lo spettro delle scelte. Entra in gioco l'immaginazione. Invece di fare ciò che è ovvio, vogliamo ricercare e tenere in considerazione anche ciò che non è così ovvio.</p></blockquote>
<p>Erich Jantsch</p>
<blockquote><p>Imperativo etico: agisci in maniera tale da aumentare il numero delle scelte.</p></blockquote>
<p>Heinz von Foerster</p>
<p>Per chi fosse interessato alla filosofia etica si consiglia <a href="http://mariodomina.wordpress.com/2007/02/12/lezioni-di-filosofica-etica/" target="_blank">La botte di Diogene.</a></p>
<p>Give them one possibility more.</p>
<p>Diamogli una possibilità in più.</p>
<p><img src="http://www.edulab.it/roma/prodotti/classeB/fame_mondo_file/image002.jpg" alt="one more" height="499" width="298" /></p>
<p>Fabrizio Brascugli</p>
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<title><![CDATA[possibilità]]></title>
<link>http://sophieboop.wordpress.com/2007/09/24/possibilita/</link>
<pubDate>Mon, 24 Sep 2007 18:44:00 +0000</pubDate>
<dc:creator>Sophieboop</dc:creator>
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<description><![CDATA[Giorno 1
La sveglia suona alle 7.15 esatte, come tutte le mattine. Henry appoggia il piede destro su]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Giorno 1</p>
<p>La sveglia suona alle 7.15 esatte, come tutte le mattine. Henry appoggia il piede destro sul tappetino a bordo del letto, poi si dirige verso il bagno, menandosi il cazzo intorpidito dalla nottata insignificante. Piscia senza alzare la tavoletta, e qualche goccia disegna una costellazione giallo paglierino sul bianco della plastica. Il cervello di Henry è ancora su OFF e accende la macchinetta del caffè senza cambiare la cialda. Beve quello che dovrebbe essere caffè ma che in realtà è solo immondizia sciacquata e una smorfia di disgusto gli si disegna sul volto, quando le sue papille gustative percepiscono il gusto stantio della bevanda, e questa gli scivola nell’esofago tracciando una scia di mucose bruciate. Pensa “oddio ma che cazzo di schifo”  e allora Henry versa il contenuto della tazza nel lavandino, butta la vecchia cialda e ne prende una nuova, la infila nella macchinetta e preme il grosso pulsante argentato vicino alla scritta “espresso” e una grossa spia rossa si accende. Mentre il piccolo elettrodomestico riempie la stessa tazza che aveva svuotato, Henry si passa le dita agli angoli degli occhi per togliere le piccole incrostazioni di siero e sonno che si sono formate durante la notte. Poi passa le dita nelle orecchie, in cerca di tracce di sporco fossile. In un unico sorso trangugia il caffè, che ripercorre nell’esofago la stessa scia ustionata del caffè marcio di prima, prende una brioches confezionata dalla scatola e con il pugno rompe la plastica monodose con un unico, sonoro, “poffff”. Tre morsi e anche la brioches scivola nell’esofago, e poi nello stomaco, per iniziare ad essere scomposta in monosaccaridi ed entrare nel circolo sanguigno, pronta ad assolvere al compito energetico per la giornata appena iniziata. Di nuovo in bagno: lo spazzolino a setole dure ormai aperte a metà come la testa di un bravo ragazzo degli anni ’60 gli graffia le gengive, lasciando una leggera colorazione rosa nello sputo schiumoso nel lavandino; sotto la doccia Henry canticchia motivetti commercial-danzerecci tipo “uah uah uah” insaponando il suo corpo autoabbronzato e banale. Poi si infila in uno dei suoi completi grigio-dipendente, fresco di lavanderia a gettoni, prende la valigetta preparata la sera prima ed esce di casa. In ascensore controlla che lo smalto sui denti non stia iniziando a cedere, prova un paio di smorfie da rimorchio o di sicura affidabilità. Henry percorre due isolati assediati dal traffico delle 8:30 e scende le scale della metropolitana; poi supera i tornelli, arriva alla banchina e sale sulla prima carrozza. Di fronte a Henry siede una biondona tutta curve strizzata in un taillure nero. Henry pensa: “dio santo…” e abbozza un sorriso, che la biondona non vede. Di fianco a lei, una ragazza in jeans e t-shirt, abbozza anche lei un sorriso, che Henry non vede. dopo 9 fermate, ovvero 10 minuti e 46 secondi, Henry si alza e aspetta l’apertura delle porte. Lì, in piedi nella puzza del vagone, Henry sente come una sorta di prurito interiore, ma non si gratta perchè ha le mani occupate dalla valigetta e dalla giacca ripiegata su un braccio; scende dalla metropolitana, sale le scale che lo riportano in superficie, mormorando qualche “dio santo…” alle bellone infighettate che gli passano di fianco, arriva in ufficio, lavora alla sua postazione prefabbricata, pranza in mensa, fuma due sigarette dopo il caffè torna alla sua postazione prefabbricata lavora smette di lavorare esce dall’ufficio scende le scale della metro sale sulla prima carrozza si siede per 9 fermate ovvero 10 minuti e 46 secondi  scende dalla metro, risale in superficie, cammina per due isolati assediati dal traffico delle 8:30 prende l’ascensore controlla lo smalto dei denti apre la porta di casa declina gli inviti degli amici pensa alle ragazze che gli  piacciono e non ci stanno non pensa alle ragazze che potrebbero piacergli e ci starebbero anche se solo lui si sforzasse di andare oltre le curve e i capelli biondi e i vestiti da donna in carriera si masturba pensando alle donne in carriera fa una doccia lava i denti si infila sotto le lenzuola e punta la sveglia. Poi pensa. È tutta la giornata che Henry ha la perenne sensazione di non aver fatto qualcosa, di aver mancato un’occasione importate, come una scia di incombenza e di eventualità, come se avesse dimenticato qualcosa prima di un lungo viaggio. Per tutta la giornata, Henry cerca di focalizzare, di ricordare, fare. Solo ora, prima di andare dormire, riesce a trovare la risposta, il tassello liscio e zigrinato del puzzle. C’è stato un momento, in realtà un qualsiasi momento della giornata, in cui Henry ha inspiegabilmente avuto l’impressione che se avesse fatto un gesto, in realtà un qualsiasi gesto, fuori dalla routine, fuori dalla catena di montaggio dei suoi respiri e dei suoi battiti, fuori dalla lista programmata delle sue azioni, avrebbe potuto cambiare la sua vita per sempre.  Henry sospira con sollievo. È contento di quella rivelazione. Henry ha trovato il suo click. Quel momento in cui la tua vita si dirama come una doppia fila di formiche che viene e va al formicaio, accerchiate da briciole di provviste e dalle orme del percorso. Allora Henry lascia che la testa sprofondi nell’accidia del cuscino. Poi chiude gli occhi, e prima di addormentarsi pensa: “domani è un altro giorno”.</p>
<p>Giorno 2</p>
<p>La sveglia scatta alle 7.15 in punto, come tutte le mattine, ma Henry sa che questa sarà una giornata diversa da tutte le altre. Henry scende dal letto con il piede giusto quella mattina, poi va in bagno, trastullandosi l’uccello intorpidito dall’inattività. Orina distratto, imperlando con qualche goccia la plastica bianca dell’asse. Henry è ancora mezzo addormentato e del tutto rincoglionito e fa andare la macchinetta per l’espresso senza mettere una cialda nuova al posto della vecchia. Trangugia quello che dovrebbe essere caffè ma che in realtà è solo acqua sporca di caffè e una smorfia schifata sconvolge il suo volto che si ripiega come un’auto rottamata, quando la sua lingua ne sente il sapore rancido che gli scivola in gola segnando un percorso di tessuti ustionati. Nella sua testa dice: “oddio ma che cazzo di schifo”  e allora Henry rovescia la tazza nel lavandino, toglie la vecchia cialda e ne mette una nuova, che inserisce nella macchinetta; poi schiaccia il grande bottone metallico del caffè “espresso” e la grande spia rossa si illunina. Mentre il piccolo italiano robotico riempie la tazza, Henry rimuove le incrostazoni notturne passandosi le dita agli angoli degli occhi. Poi le rigira nei padiglioni auricolari, alla ricerca di piccoli grumi di cerume e pelle secchi. Beve il caffè con un unico sorso, che ritrova come un cane antidroga  lo stesso pecorso di tessuti bruciati del caffè marcio di prima, afferrra una brioches da supermercato dalla scatola e con un colpo della mano fa scoppiare l’involucro monodose con un unico sonoro “poffff”. Tre gnam gnam e anche la brioches segue i due caffè nell’esofago, e poi nello stomaco, per iniziare ad essere digerita ed entrare nel circolo sanguigno come zucchero semplice, pronta soddisfare le prime richieste energetiche della giornata appena iniziata. Ancora in bagno: lo spazzolino a setole dure ha ormai la riga in mezzo come la testa di un bravo ragazzo degli anni ’60 gli ferisce un po’ le gengive, che rilasciano una tinta rosa nella schiuma che Henry sputa nel lavandino; sotto la doccia Henry accenna canzonette commercial-danzerecci tipo “uah uah uah” lavando il suo corpo innaturalmente abbronzato e naturalmente banale. Poi indossa uno dei suoi abiti grigio-impiegato, fresco di lavandaia automatica, impugna la valigetta preparata la sera prima come se fosse una borsa di prada e si lascia la casa alle spalle. In ascensore verifica accuratamente che il brillare dei denti non stia diminuendo insidiato dalla placca e dal tartaro, collauda qualche faccina da accalappia-figa o di lasci-fare-a-me-sono-una-personaresponsabile-io. Henry cammina per due isolati circondati dal casino automobilistico delle 8:30 e si addentra nella metropolitana; poi passa i tornelli, va alla banchina e quando il treno arriva sale sulla prima carrozza. Henry è di fronte a una sventola bionda tutta curve confezionata in un abito nero in due pezzi. Henry dice a se stesso: “dio santo…” e schizza un sorriso, che la sventola bionda non nota. Una tipa che non è una sventola bionda tutta curve, schizza anche lei un sorriso, che Henry non nota. Dopo 9 fermate, ovvero 10 minuti e 46 secondi, Henry si prepara a scendere e aspetta l’apertura delle porte. Henry sente come un ronzio in qualche area assopita del cervello, ma non perde tempo a scacciarlo perché pensa:”tanto se ne adrà da solo”; scende dalla metro, sale verso il mondo assolato, farugliando qualche “dio santo…” alle gnocche tirate che lo sfiorano nella calca mattutina, arriva in ufficio, lavora seduto sua postazione prefabbricata, si ciba alla mensa aziendale, succhia due sigarette dopo il caffè torna alla sua postazione prefabbricata lavora smette di lavorare esce dall’ufficio scende le scale della metro sale sulla prima carrozza si siede per 9 fermate ovvero 10 minuti e 46 secondi  scende dalla metro, risale in superficie, cammina per due isolati assediati dal traffico delle 8:30 prende l’ascensore controlla lo salto dei denti e brufoli in arrivo apre la porta di casa dice no agli inviti degli amici pensa alle ragazze che gli  piacciono e non ci stanno non pensa alle ragazze che potrebbero piacergli e ci starebbero anche se solo lui si sforzasse di andare oltre le curve e i capelli biondi e i vestiti da donna in carriera si masturba pensando alle donne in carriera fa una doccia lava i denti si infila sotto le lenzuola e punta la sveglia. Poi pensa. È tutta la giornata che Henry ha la perenne sensazione di non aver fatto qualcosa, di aver mancato un’occasione importate, come una scia di incombenza e di eventualità, come se avesse dimenticato qualcosa prima di un lungo viaggio. Per tutta la giornata, Henry cerca di focalizzare, di ricordare, fare. C’è stato un momento, in realtà un qualsiasi momento della giornata, in cui Henry ha inspiegabilmente avuto l’impressione che se avesse fatto un gesto, in realtà un qualsiasi gesto, fuori dalla routine, fuori dalla catena di montaggio dei suoi respiri e dei suoi battiti, fuori dalla lista programmata delle sue azioni, avrebbe potuto cambiare la sua vita per sempre.  Henry sospira con sollievo. È contento di quella rivelazione. Henry ha trovato il suo click. Quel momento in cui la tua vita si dirama come una doppia fila di formiche che viene e va al formicaio, accerchiate da briciole di provviste e dalle orme del percorso. Allora Henry lascia che la testa sprofondi nell’accidia del cuscino. Poi chiude gli occhi, e prima di addormentarsi pensa: “domani è un altro giorno”.</p>
<p>Giorno 3</p>
<p>La sveglia trilla alle 7.15 spaccate, come ogni giorno…</p>
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