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	<title>presenza &amp;laquo; WordPress.com Tag Feed</title>
	<link>http://wordpress.com/tag/presenza/</link>
	<description>Feed of posts on WordPress.com tagged "presenza"</description>
	<pubDate>Thu, 21 Aug 2008 03:11:09 +0000</pubDate>

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	<language>en</language>

<item>
<title><![CDATA[La solitudine di Giacobbe]]></title>
<link>http://dovecresconoigigli.wordpress.com/?p=47</link>
<pubDate>Fri, 15 Aug 2008 11:04:42 +0000</pubDate>
<dc:creator>Evy</dc:creator>
<guid>http://dovecresconoigigli.wordpress.com/?p=47</guid>
<description><![CDATA[- Giacobbe rimase solo e &#8220;un uomo&#8221; lottò con lui fino all&#8217;apparire dell&#8217;alb]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p align="center"><em>- Giacobbe <span style="text-decoration:underline;">rimase solo</span> e "un uomo" lottò con lui fino all'apparire dell'alba.-</em></p>
<p align="center">(Genesi 32:24)</p>
<p style="text-align:left;">C'è un tempo nella vita in cui ci si ritrova faccia a faccia con se stessi. Soli. Ma non troppo. Un'altra solitaria "Presenza", silenziosa, misteriosa e sconosciuta, indistinguibile nel buio della notte, viene a noi. E si rivela ostile e nemica! Lotta con noi. E la lotta continua finchè... noi ci arrendiamo o finchè si arrende "l'Altro"? E mica l'ho afferrato bene questo punto...</p>
<p>La "Manna per oggi" che mi è arrivata dal ciel del sito "Donne Cristiane nel web" insieme a poche altre righe (che tralascio), stamane, a Ferragosto, mi offre tale nutrimento:</p>
<p><em>"[...] Davide ha detto che Dio ci vuole saziare con il "miele che stilla dalla roccia" (Salmo 81:16). Pens<a href="http://dovecresconoigigli.files.wordpress.com/2008/08/interrogativo1.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-49" src="http://dovecresconoigigli.wordpress.com/files/2008/08/interrogativo1.jpg" alt="" width="95" height="120" /></a>aci. Nulla è più duro di una roccia, e tuttavia la nostra comunione più intensa con Dio si sviluppa sovente durante le opere peggiori della nostra vita... </em></p>
<p><em><span style="text-decoration:underline;">Quando non ti resta più nulla se non Dio</span></em><em>, comprenderai <span style="text-decoration:underline;">chi  Egli è veramente</span>, <span style="text-decoration:underline;">ciò che può fare </span>e soprattutto che <span style="text-decoration:underline;">Egli rappresenta tutto ciò di cui hai bisogno!</span> </em><em><em></em></em></p>
<p>(Vedremo vedremo)</p>
<p><em><span style="text-decoration:underline;">Quando arriverai al punto in cui le spiegazioni sono inutili</span></em><em>, allora scoprirai le cose che hanno più importanza; <span style="text-decoration:underline;">lo scopo ultimo che viene svelato</span>, <span style="text-decoration:underline;">il lampo di saggezza e di ragione che risplende dopo la follia</span>, e soprattutto la grazia che permette di sopportare ogni cosa e di uscire fuori dal "tunnel" più forti di prima." </em></p>
<p>(Speriamo speriamo)</p>
<p align="right"><em>by Evy- Santa Tommasa</em></p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[A Gino De Rogatis]]></title>
<link>http://gennaroneaz.wordpress.com/?p=88</link>
<pubDate>Fri, 25 Jul 2008 14:12:29 +0000</pubDate>
<dc:creator>Gennaro Neaz</dc:creator>
<guid>http://gennaroneaz.wordpress.com/?p=88</guid>
<description><![CDATA[

 
IL suo libro di poesie napoletane &#39;a Fede!
Sono rare le volte che nella vita si incontra un]]></description>
<content:encoded><![CDATA[[caption id="attachment_89" align="alignright" width="485" caption="IL suo libro di poesie napoletane &#39;a Fede!"]
<h4><a href="http://gennaroneaz.files.wordpress.com/2008/07/gino-de-rogatis.jpg"><img class="size-medium wp-image-89" src="http://gennaroneaz.wordpress.com/files/2008/07/gino-de-rogatis.jpg?w=232" alt="IL suo libro di poesie napoletane 'a Fede!" width="485" height="564" /></a></h4>
<p> </p>
<p>[/caption]</p>
<h4>Sono rare le volte che nella vita si incontra una persona dal grande cuore come lui,non posso dire di essere suo amico perche dal giorno in qui io lo incontrai fino al suo ultimo viaggio non passarono molti giorni,ma quei pochi giorni che sono stato affianco a lui per una rappresentazione della vita di Gesù in parrocchia ho avuto la possibilità di vedere la sua fede,la sua carica trascendente di serenità e gioia,una carica esplosiva pronta a defragare da un momento all'altro,tutti coloro che venivano in contatto con Gino si sentivono arricchiti dalla sua presenza,un poeta della fede decantato da molti,una fede viva e provata dalle molte tribolazioni.</h4>
<h4>                   Gennaro Neaz </h4>
<h4> </h4>
<h4> </h4>
<h4>Quanno staje muscjo e scuntruso,</h4>
<h4>sott''o piso 'e quacche croce,</h4>
<h4>e te truove ll'uocchie 'nfuse,</h4>
<h4>p'afflizione ca te coce.</h4>
<h4> </h4>
<h4>Lieggiatella na puesia,</h4>
<h4>ca 'ntramente dà calore,</h4>
<h4>te scancella 'a pecundria.</h4>
<h4>ca t'e scesa dint''o core,</h4>
<h4> </h4>
<h4>E ppò 'o libbro astipatillo,</h4>
<h4>caro caro...,nun 'o jettà,</h4>
<h4>pecchè sempre nu murzillo,</h4>
<h4>'e cunzuolo te pò ddà!</h4>
<h4> </h4>
<h4> </h4>
<h4>Il poeta Salvatore Tolino scive di</h4>
<h4>Gino De Rogatis</h4>
<h4>"Un cuore che palpita unicamente d'amore.</h4>
<h4>Un cuore immenso,generoso.</h4>
<h4>Un cuore che racchiude in sé la vera essenza del giusto vivere.</h4>
<h4>Un cuore che è rimasto dolce nonostante le tante amarezze ricevute.</h4>
<h4>Un cuore ardente di fede e di cristiana carità.</h4>
<h4>Un cuore, infine,</h4>
<h4>che attraverso la poesia riesce a penetrare nei più aridi,</h4>
<h4> rinsecchiti cuori altrui riversando su loro un'esplosione di luce,</h4>
<h4>di amore e di bontà!</h4>
<h4>Questo il tuo cuore!</h4>
<h4>Questo la tua poesia!".</h4>
<h4> </h4>
<h4>Per finire.</h4>
<h4> </h4>
<h4>'A fede!Na fenesta chiena 'e sole,na luce ca scancella ogne scurore e regnenno 'e speranza dà cunzuolo mettenno tanta pace dint"o core...</h4>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[VILLA LITERNO - Fondo incentivante per i Lavoratori socialmente utili]]></title>
<link>http://primapaginacasertana.wordpress.com/?p=3289</link>
<pubDate>Fri, 18 Jul 2008 21:15:15 +0000</pubDate>
<dc:creator>avv. Antonio Gaudiano</dc:creator>
<guid>http://primapaginacasertana.wordpress.com/?p=3289</guid>
<description><![CDATA[

VILLA LITERNO - Istituito un fondo incentivante a supporto dell’attività dei Lavoratori socialm]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="line-height:normal;text-align:justify;margin:0;"><strong><span style="font-size:12pt;color:black;font-family:&#34;letter-spacing:0.05pt;"><a href="http://primapaginacasertana.files.wordpress.com/2008/07/villa_literno_fabozzi_sindaco1.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-3290" src="http://primapaginacasertana.wordpress.com/files/2008/07/villa_literno_fabozzi_sindaco1.jpg?w=228" alt="" width="228" height="300" /></a></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:normal;text-align:justify;margin:0;"><strong></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:normal;text-align:justify;margin:0;"><strong><span style="font-size:12pt;color:black;font-family:&#34;letter-spacing:0.05pt;">VILLA LITERNO - </span></strong><span style="font-size:12pt;color:black;font-family:&#34;letter-spacing:0.05pt;">Istituito un fondo incentivante a supporto dell’attività dei Lavoratori socialmente utili.<!--more--><br />
La decisione è scaturita a seguito dell’assemblea che il Sindaco Enrico Fabozzi ha tenuto con gli Lsu mercoledì scorso, insieme al consigliere delegato <strong>Giuseppe Ucciero</strong> e al responsabile Lsu <strong>Raffaele Teratone</strong>. Un opportuno confronto fra amministrazione e i quasi 100 Lsu che beneficiano dell’integrazione comunale, a seguito dell’approvazione del regolamento deciso dalla giunta municipale la scorsa settimana, contestualmente al rinnovo contrattuale fino al dicembre 2008, come previsto dalla legge.<br />
I criteri di assegnazione dell’incentivo economico, inseriti nel regolamento, saranno professionalità, produttività e presenza, vagliati secondo dati oggettivi da una apposita commissione, della quale faranno parte rappresentanti sia dei lavoratori che dell’amministrazione. Obiettivo principale: garantire l’efficienza e l’efficacia dei servizi e contemporaneamente tutelare le 176 famiglie che riescono a tirare avanti grazie al beneficio di Lsu.<br />
“<em>Vogliamo garantire servizi efficienti ai cittadini </em>- ha dichiarato il consigliere delegato Ucciero-<em> e per fare questo chiediamo ai lavoratori di rispettare semplici ma fondamentali regole di comportamento, nel rispetto reciproco”.</em><br />
Dopo una fase di prova, saranno riorganizzati i servizi e ottimizzate le risorse lavorative, con un occhio al rispetto degli orari, ricorrendo a forme di incentivo per coloro i quali prestano in modo efficiente il proprio lavoro: “<em>tali incentivi</em>- assicura Ucciero- <em>sicuramente porteranno gratificazione all’attività lavorativa e di conseguenza utilità del servizio erogato</em>”.</span></p>
<p><em><span style="font-size:8pt;color:black;line-height:115%;font-family:&#34;letter-spacing:0.05pt;">(fonte:comunicato stampa)</span></em></p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA["Basta la presenza!"]]></title>
<link>http://amperini.wordpress.com/?p=180</link>
<pubDate>Mon, 30 Jun 2008 17:49:20 +0000</pubDate>
<dc:creator>deuspico</dc:creator>
<guid>http://amperini.wordpress.com/?p=180</guid>
<description><![CDATA[Una frase orribile da dire e da scrivere.
Con parole del genere si toglie alla persona la sua person]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Una frase orribile da dire e da scrivere.</p>
<p style="text-align:justify;">Con parole del genere si toglie alla persona la sua personalità, è il corpo che ha valore o meglio: l'involucro.</p>
<p>Assimilato, quindi, a tutti gli altri involucri, divento come carne da macello. Quindi la smentita della frase va ricercata nelle parole stesse.</p>
<p>Se si ricerca solo la presenza dell'involucro tanto vale non partecipare.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Uomo - donna ]]></title>
<link>http://liviuanastase.wordpress.com/?p=49</link>
<pubDate>Tue, 19 Feb 2008 19:00:33 +0000</pubDate>
<dc:creator>Liviu Anastase</dc:creator>
<guid>http://liviuanastase.wordpress.com/?p=49</guid>
<description><![CDATA[
Uomo e donna – immagine di Dio 
a cura di Liviu Anastase
 
La dottrina della creazione è  una ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><!--StartFragment-->
<p class="MsoBodyText" align="center" style="text-align:center;text-indent:35.45pt;line-height:150%;"><span style="font-family:Times;"><b><u>Uomo e donna – immagine di Dio </u></b></span></p>
<p class="MsoBodyText" align="center" style="text-align:center;text-indent:35.45pt;line-height:150%;"><span style="font-family:Times;"><i>a cura di Liviu Anastase</i></span></p>
<p class="MsoBodyText" align="center" style="text-align:center;text-indent:35.45pt;line-height:150%;"><span style="font-family:Times;"><i> </i></span></p>
<p class="MsoBodyText" style="text-align:justify;text-indent:35.4pt;line-height:150%;"><span style="font-family:Times;">La dottrina della creazione è<span>  </span>una dottrina orientata verso la liberazione degli<span>  </span>uomini e della redenzione degli esseri umani. La creazione degli inizi è aperta verso una creazione futura e rimane parziale e provvisoria fino a tramutarsi nell’abitazione della gloria di Dio. Perciò, la creazione è un simbolo di speranza cosmica che prospetta l’abitazione di Dio nella propria creazione e una vera comunione fra le creature e il Creatore. Dio non ha creato il mondo solo per manifestare la propria onnipotenza. Egli chiama piuttosto le creature all’esistenza per comunicare loro la propria perfezione e bontà. </span></p>
<p class="MsoBodyText" style="text-align:justify;text-indent:35.4pt;line-height:150%;"><span style="font-family:Times;">Vi è corrispondenza fra Dio e la sua creatura se si pensa al loro legame ontologico. Il carattere di similitudine del mondo è basato sul dono della partecipazione all’essere divino, partecipazione che da parte della creatura è una inesorabile necessità ontologica e da parte del Creatore libero dono d’amore. “Le cose creaturali sono piuttosto simboliche in sé; esse sono in virtù della loro realtà creata espressione della sua origine e similitudine dell’essere divino, che fluisce incessantemente verso di loro. In questa vicinanza diretta a Dio è racchiusa la loro forza simbolica, perché il simbolico non è originariamente il significato di un segno scoperto in un secondo momento o stabilito per convenzione, ma consiste nel fatto che tale segno è trasparente nei confronti della propria origine e dell’unità originaria: &#60;&#60; L’essenza di Dio può perciò divenire liberamente trasparente nella creazione, al punto che chi contempla le cose del mondo può arrivare a scorgere attraverso l’immagine il modello originario e dimenticare, nel farlo, che egli scorge tale modello originario non direttamente, bensì nello specchio della creatura&#62;&#62;”.<a href="#_ftn1" title="_ftnref1" name="_ftnref1"><span class="MsoFootnoteReference"><span>[1]</span></span></a></span></p>
<p class="MsoBodyText" style="text-align:justify;text-indent:35.25pt;line-height:150%;"><span style="font-family:Times;">Essendo Dio un'unità formata da Tre distinte Persone fra loro dipendenti, quando agisce lascia impresso il suo sigillo in tutte le sue opere, ossia lascia impresso in tutto quello che fa un'immagine e una somiglianza di Sé. È il suo piacere di lasciare impronta nell’uomo la Sua immagine, che è segno della sua regalità e derivazione divina. <sup><span> </span></sup></span></p>
<p class="MsoBodyText" style="text-align:justify;text-indent:35.4pt;line-height:150%;"><span style="font-family:Times;">La distinzione all’interno della Trinità nelle loro azioni e la separazione fra Dio e il mondo (e ovviamente fra Dio e l’uomo) riflettono la dissomiglianza inerente fra gli esseri (nel caso della Trinità non nel senso di essenza, bensì quanto riguarda le loro azioni), ciò che invece non esclude la possibilità di similarità fra di esse. “Creando la sua immagine in terra, il Creatore si pone in particolare relazione con la creatura: <i>imago Dei</i></span><span style="font-family:Times;"> significa innanzitutto un <i>rapporto di Dio con gli esseri umani</i></span><span style="font-family:Times;"> e poi anche un <i>rapporto degli uomini</i></span><span style="font-family:Times;"> – uomini e donne<span>  </span>- <i>con lui</i></span><span style="font-family:Times;">.”<a href="#_ftn2" title="_ftnref2" name="_ftnref2"><span class="MsoFootnoteReference"><span>[2]</span></span></a></span></p>
<p class="MsoBodyText" style="text-align:justify;text-indent:35.4pt;line-height:150%;"><span style="font-family:Times;">L’incontro umano con Dio è uno fra due persone, con personalità distinte. In questa risiede la somiglianza fra il Creatore e il suo capolavoro creaturale, l’uomo. Ogni persona vive in comunanza con gli altri, di cui essa è anche lo spazio vitale. L’unilateralità è esclusa: noi siamo sempre negli altri come gli altri sono in noi; noi siamo agli altri aperti e loro sono disponibili nei nostri confronti. </span></p>
<p class="MsoBodyText" style="text-align:justify;text-indent:35.4pt;line-height:150%;"><span style="font-family:Times;">Il Dio Uno che si differenzia in Se stesso (la Trinità), ha lasciato che la sua immagine in terra sia la <i>comunione</i></span><span style="font-family:Times;"> di uomini, che si congiungono e diventano un'unica cosa. Se Dio è un plurale al singolare, l'uomo è un<span>  </span>singolare al plurale (è il plurale umano che deve corrispondere al singolare divino).<a href="#_ftn3" title="_ftnref3" name="_ftnref3"><span class="MsoFootnoteReference"><span>[3]</span></span></a> L’uomo è la sua donna rappresentano fidelmente, nell’atto creaturale di Dio, la pericoresi trinitaria o la comunione perfetta che si svolge all’interno della Trinità. Questo rapporto è l’espressione dell’alterità in primo luogo, ma anche di somiglianza. È unità ma anche diversità, poiché solo così si realizza l’incontro dialogico che riflette le diverse Persone della divinità: unità di natura e comunionale. </span></p>
<p class="MsoBodyText" style="text-align:justify;text-indent:35.4pt;line-height:150%;"><span style="font-family:Times;">La comunione della coppia umana non è un’unità astratta ma una pratica. Loro sono uno per l’altro un aiuto adatto. Vi è qui l’espressione della reciprocità al livello più profondo. “Il fatto che la prima compagnia data da Dio all’uomo per spezzare la sua solitudine sia stata dell’altro sesso ricorda che Dio non <i>istituisce</i></span><span style="font-family:Times;"> un’alterità astratta: dà un <i>prossimo</i></span><span style="font-family:Times;"> e non semplicemente un &#60;&#60;altro&#62;&#62;: dà una presenza concretamente qualificata, nell’ordine da lui disposto e non nel vuoto.”<a href="#_ftn4" title="_ftnref4" name="_ftnref4"><span class="MsoFootnoteReference"><span>[4]</span></span></a> </span></p>
<p class="MsoBodyText" style="text-align:justify;text-indent:35.4pt;line-height:150%;"><span style="font-family:Times;">Il rapporto polare tra la donna e il maschio sul piano teologico è strettamente collegato con la somiglianza della creatura umana con Dio. <i>Dio creò l'uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò ; maschio e femmina li creò</i></span><span style="font-family:Times;">. In questa espressione ci viene infatti detto che l'essere immagine di Dio è proprio costituito dal fatto di essere maschio e femmina, ossia più di una persona, e queste due persone tendono a diventare una cosa sola. Il maschio e la femmina fungono da rappresentanti o da immagine di Dio solo lì dove portano insieme la loro responsabilità. “Dio appare sulla terra nella coppia umana. L’immagine di Dio non può essere vissuta in solitudine, ma solo nella comunione umana”.<a href="#_ftn5" title="_ftnref5" name="_ftnref5"><span class="MsoFootnoteReference"><span>[5]</span></span></a> L’uomo da solo non esprime il volto di Dio in modo esauriente, ha bisogno della corrispondenza sua simile, per rappresentare in modo adatto una corrispondenza con il divino. Con la diversità esprimerà una similarità e un allineamento con la divinità, fonte della sua essenza e origine. </span></p>
<p class="MsoBodyText" style="text-align:justify;text-indent:35.4pt;line-height:150%;"><span style="font-family:Times;">Barth osserva che &#60;&#60;la differenziazione sessuale è la sola nella quale l’uomo sia stato creato&#62;&#62;. Nessun’altra (diversità razziale, etnica o sociale) è essenziale. L’umanità non si suddivide in specie differenti.<a href="#_ftn6" title="_ftnref6" name="_ftnref6"><span class="MsoFootnoteReference"><span>[6]</span></span></a> La differenza e affinità sessuale tra gli esseri umani non vanno riferiti solo alla fecondità, bensì rientrano nell’immagine di Dio: <i>Imago dei</i></span><span style="font-family:Times;"> è la destinazione ad una vita in comunione. In questa<span>  </span>comunione Dio si corrisponde. L'uomo non può rappresentare l'immagine di Dio in modo<span>  </span>individuale, come entità separata del resto del creato, bensì collocandosi in un<span>  </span>rapportato d'interazione con gli altri. Infatti, Genesi 1:26 afferma una somiglianza a Dio solamente come coppia. Gli esseri umani sono <i>imago trinitatis</i></span><span style="font-family:Times;"> e solo unificandosi<a href="#_ftn7" title="_ftnref7" name="_ftnref7"><span class="MsoFootnoteReference"><span>[7]</span></span></a> possono costituire un corrispondente al Dio-Trino. La Trinità non è chiusa in se stessa. Tutto viene da Dio e a Dio torna: il Figlio è riflesso del Padre, poiché da Lui procede in uguaglianza e identità di natura. <i>Come</i></span><span style="font-family:Times;"> le tre Persone trinitarie sono in modo perfetto un’unica cosa, allo stesso modo gli esseri umani sono <i>imago</i></span><span style="font-family:Times;"> <i>Trinitatis</i></span><span style="font-family:Times;"> nella loro comunione personale. Pertanto la coppia umana costituisce l’immagine della comunicazione intratrinitaria. “Nei loro rapporti di comunione gli esseri umani si comprendono non soltanto come immagine della signoria che Dio esercita sul creato, ma anche come immagine della sua interiore essenza.”<a href="#_ftn8" title="_ftnref8" name="_ftnref8"><span class="MsoFootnoteReference"><span>[8]</span></span></a> L’uomo e la donna hanno la stessa essenza divina; sono due cerchi che si raggirano intorno allo stesso centro (nucleo) divino, che costituisce la loro origine, fonte di vita o essenza. Loro sono diversi ma nello stesso tempo della stessa essenza derivata direttamente da Dio, perché immagine di Dio e destinati alla comunicazione con Dio. </span></p>
<p class="MsoBodyText" style="text-align:justify;text-indent:35.25pt;line-height:150%;"><span style="font-family:Times;">La vita umana è riferita alla comunicazione nella coppia, alla comunicazione naturale e sociale e alla comunicazione con il suo Creatore. Lo scambio crea unione ciò che è possibile solo nella comunione. La comunanza non significa cancellazione della personalità individuale. La vita umana è relazione, comunicazione che non esclude invece l’individualità: comunicazione nella comunione. La comunione della Trinità, l’<i>inhabitatio</i></span><span style="font-family:Times;"> reciproca o la compenetrazione reciproca si estende pure sulle altre creature. Il concetto della pericoresi trinitaria ripropone sul piano creaturale alcune analogie. Per esempio, la <i>comunità</i></span><span style="font-family:Times;"> costituisce lo spazio della reciprocità umana. Lo spazio comunitario vitale è il mezzo tramite cui si sviluppano le relazioni interumane. “L’esperienza che noi facciamo dello spazio è l’esperienza dell’<i>essere-in-sé-nell’altro</i></span><span style="font-family:Times;">. Si può esistere soltanto nell’altro, dato che nulla di ciò che c’è nel mondo può esistere da sé. Ogni esistenza è una <i>in-existenza</i></span><span style="font-family:Times;">.”<a href="#_ftn9" title="_ftnref9" name="_ftnref9"><span class="MsoFootnoteReference"><span>[9]</span></span></a> Quindi, l’uomo è un essere sociale che sviluppa la sua personalità solo in relazione con gli altri. <i>Imago Dei</i></span><span style="font-family:Times;"> significa il rapporto di Dio con gli uomini e poi i rapporti umani nella famiglia e nella società. Questa comunione vitale aperta stabilitasi fra gli uomini è una forma di vita che corrisponde alla pericoresi divina. La comunione interumana è la comunione intratrinitaria che si estende sulla terra. Gli uomini diventano soggetti di una storia divina che si prolunga altresì in terra. In tal mondo si crea la condizione che <i>sia fatta la tua volontà anche in terra come è fatta in cielo</i></span><span style="font-family:Times;">. (Matteo 6:10). La sua volontà è che la rappresentazione della sua immagine sia fatta nondimeno al livello terrestre, nell’immagine di Dio in terra. </span></p>
<p class="MsoBodyText" style="text-align:justify;text-indent:35.25pt;line-height:150%;"><span style="font-family:Times;">La pericoresi trinitaria si rispecchia nella reciprocità in cui l’uomo, attraverso la comunione, supera la sua dimensione corruttibile e ritrova il senso di sé verso Dio, diventando parte spirituale divina. Questo fatto significa, in sostanza, che l’uomo è il campo di battaglia fra due resistenze antagoniste: il male dentro di lui che lo rende impossibilitato e sprovvisto del sentimento dell’eternità, e l’immagine di Dio dentro di lui, che gli sollecita l’accessione verso i cieli. </span></p>
<p class="MsoBodyText" style="text-align:justify;text-indent:35.25pt;line-height:150%;"><span style="font-family:Times;">Il piano originale di Dio con l’uomo è la creazione secondo l’immagine di Dio. Questo piano non è stato mai abbandonato, anche con la presenza del male. Il traguardo di Dio è questo: <i>Facciamo l’uomo a nostra<a href="#_ftn10" title="_ftnref10" name="_ftnref10"><span class="MsoFootnoteReference"><span>[10]</span></span></a> immagine, conforme alla nostra somiglianza.</i></span><span style="font-family:Times;"> Tale scopo non ha mai cessato di essere nell’attenzione suprema di Dio. Lui non si darà pace fin quando non lo realizzerà. Le nostre relazioni sono misurate con queste parole: che <i>siano tutti uno</i></span><span style="font-family:Times;">. “<i>Conservali, nel tuo nome</i></span><span style="font-family:Times;">, <i>affinché siano uno, come noi</i></span><span style="font-family:Times;">.” (Giovanni 17: 11). Gli uomini assistiti da Dio possono vivere come all’interno della Trinità. L’invocazione della preghiera di Gesù <i>anche in terra come in cielo</i></span><span style="font-family:Times;"> (Matteo 6: 10) esprime il desiderio del Figlio che l’umanità viva nel modo in cui la Trinità vive. Siamo chiamati ad una relazione d’unità come fra Dio Padre, Figlio e lo Spirito Santo. </span></p>
<p class="MsoBodyText" style="text-align:justify;text-indent:35.4pt;line-height:150%;"><span style="font-family:Times;">La somiglianza significa “comunicazione di qualcosa ad un altro, in modo che sono una sotto l’aspetto comunicato, due in quanto si distinguono come principio e termine, soggetto e oggetto. Ciò che viene comunicato è la figura, con la quale e nella quale il soggetto si esprime: l’immagine è la figura del soggetto comunicata ad un altro e presente in esso.<a href="#_ftn11" title="_ftnref11" name="_ftnref11"><span class="MsoFootnoteReference"><span>[11]</span></span></a> <sup></sup></span></p>
<p class="MsoBodyText" style="text-align:justify;text-indent:35.25pt;line-height:150%;"><span style="font-family:Times;">La Sacra Scrittura ci insegna così che l'esigenza di comunione che c'è nel cuore di ogni uomo ha la sua origine nella perfetta comunione esistente fra le Tre Persone divine della Santa Trinità; e l'esigenza di comunione nel cuore dell'uomo è già un richiamo, un desiderio che tende ad orientarci verso la sorgente di ogni comunione, verso la sorgente di ogni dialogo, è uno dei mezzi che Dio utilizza per attirarci a Sé, e questo desiderio è destinato a rimanere insoddisfatto fino a quando non giungerà ad immergersi nella sorgente che l'ha fatto sorgere. “Un’immagine non è che un’immagine. Essa non ha che un’esistenza derivata. L’immagine non solo non è l’originale, ma non è nulla senza l’originale. Il fatto che l’uomo sia un’immagine sottolinea la radicalità della sua dipendenza.”<a href="#_ftn12" title="_ftnref12" name="_ftnref12"><span class="MsoFootnoteReference"><span>[12]</span></span></a> L’immagine di Dio, l’uomo, non può essere che in un rapporto di dipendenza totale rispetto all’Autore della sua immagine. </span></p>
<p class="MsoBodyText" style="text-align:justify;text-indent:35.25pt;line-height:150%;">Per quanto la necessità incondizionata dell’atto creaturale di essere, che si attua in una totale dipendenza da Dio, in tale evento da parte della creatura è insito anche un momento di libertà. La comunione implica la libertà; il dialogo implica la libertà; essere ad immagine di Dio implica la libertà. Solo in quanto la libertà donata della creatura risponde alla libertà che la chiama all’essere e accoglie nel suo atto creaturale di essere l’essere che si dona, la creazione nasce come lo spazio della ‘convergenza dialogica’ fra Dio e uomo. Dipendenza e libertà sono nell’atto creaturale congiunte. L’espressione: <i>Dio creò l’uomo a sua immagine</i><span style="font-style:normal;"> sottolinea la dipendenza creaturale. L’uomo è immagine visibile del Dio invisibile ed il riflesso terreno della sua gloria. L’uomo è “un’immagine concreta che rappresenta il suo archetipo, che gli sta di fronte e che gli rassomiglia per natura”.</span><a href="#_ftn13" title="_ftnref13" name="_ftnref13"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-family:Times;"><span>[13]</span></span></span></a> <span> </span></p>
<p class="MsoBodyText" style="text-align:justify;text-indent:35.25pt;line-height:150%;">Da quanto abbiamo appena detto possiamo intravedere che ogni comunione fra le persone e ogni dialogo, potranno sussistere e riusciranno a crescere ed arricchirsi nella misura in cui si orienteranno verso l'esemplare divino di cui portano in sé un'immagine, nella misura in cui il fine della comunione e il fine del dialogo è la crescita nella conoscenza e nell'amore di Dio. <span style="font-family:Times;">La comunicazione, la partecipazione con la divinità fa parte del nostro essere, della nostra identità. L’atteggiamento opposto nei confronti di Dio, condurrà all’estraniazione di se stesso, e questo è, indubbiamente, in detrimento della propria persona. </span></p>
<p class="MsoBodyText" style="text-align:justify;text-indent:35.4pt;line-height:150%;"><span style="font-family:Times;">L’uomo non solo è un’immagine di Dio; egli è eternamente nell’attenzione di Dio. Tutto ciò che l’uomo fa influisce non solo sulla sua vita, ma anche su quella di Dio. La realtà umana si manifesta non nell’isolamento rispetto alla storia di Dio, bensì nell’integrazione e attraverso corrispondenze con essa. La profondità dell’anima è il luogo dove nasce la comprensione di Dio e un’armonia con la possibilità trascendentale. Essere sincronizzato con Dio è qualcosa di più di un sentimento, o un trasporto estatico momentaneo. È un mistero “la misura di questa intensità, il grado di questo accordo.”<a href="#_ftn14" title="_ftnref14" name="_ftnref14"><span class="MsoFootnoteReference"><span>[14]</span></span></a> Il valore dell’uomo eleva l’uomo al di sopra dello stadio di semplice creatura. Egli è un compagno, un partner, ha un ruolo attivo nella vita di Dio.</span></p>
<p class="MsoBodyText" style="text-align:justify;text-indent:35.4pt;line-height:150%;"><span style="font-family:Times;">Maschio e femmina - la coppia umana è l’immagine della Trinità proiettata nella comunione umana. La finalità dell’immagine è la comunione divina. Questa si attua tra simili o uguali, dove vi è unità o di sostanza o di forma o di qualità.<span>  </span>L’uomo non può raggiungere alla comunione se non attraverso la somiglianza. L’uomo è un dissimile da essere trasformato per assomigliarsi a Dio. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"> </p>
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<hr align="left" size="1" width="33%" />
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<p class="MsoBodyText" style="line-height:150%;"><a href="#_ftnref1" title="_ftn1" name="_ftn1"><span class="MsoFootnoteReference"><span>[1]</span></span></a> <span style="font-size:10pt;">E. Schockenhoff, <i>Etica</i></span><span style="font-size:10pt;"> <i>della vita, un compendio teologico</i></span><span style="font-size:10pt;">, Queriniana, Brescia, 1997, p. 165.</span></p>
<p class="MsoFootnoteText"> </p>
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<p class="MsoFootnoteText"><a href="#_ftnref2" title="_ftn2" name="_ftn2"><span class="MsoFootnoteReference"><span>[2]</span></span></a> J. Moltmann,<i> L’avvento di Dio, Escatologia Cristiana, </i><span style="font-style:normal;">Queriniana, Brescia, 1998, p. 86.</span></p>
<p class="MsoFootnoteText"> </p>
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<p class="MsoFootnoteText"><a href="#_ftnref3" title="_ftn3" name="_ftn3"><span class="MsoFootnoteReference"><span>[3]</span></span></a> J. Moltmann, <i>Dio nella creazione, Dottrina ecologica della creazione</i><span style="font-style:normal;">, Queriniana, Brescia, 1992, p. 256.</span></p>
<p class="MsoFootnoteText"> </p>
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<p class="MsoBodyText" style="line-height:150%;"><a href="#_ftnref4" title="_ftn4" name="_ftn4"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-size:10pt;"><span>[4]</span></span></span></a><span style="font-size:10pt;"> H. Blocher, <i>La creazione, L’inizio della Genesi</i></span><span style="font-size:10pt;">, Edizioni G.B.U. Roma, Claudiana, 1979, p. 120.</span></p>
<p class="MsoFootnoteText"> </p>
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<p class="MsoFootnoteText"><a href="#_ftnref5" title="_ftn5" name="_ftn5"><span class="MsoFootnoteReference"><span>[5]</span></span></a> J. Moltmann, <i>Dio nella creazione, Dottrina ecologica della creazione</i><span style="font-style:normal;">, Queriniana, Brescia, 1992, p. 261.</span></p>
<p class="MsoFootnoteText"> </p>
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<p class="MsoFootnoteText"><a href="#_ftnref6" title="_ftn6" name="_ftn6"><span class="MsoFootnoteReference"><span>[6]</span></span></a> K. Barth, <i>Dogmatique III</i><span style="font-style:normal;">, 1, Genève, Labor el Fides, 1960 (trad. fr. F. Ryser), p. 198.</span></p>
<p class="MsoFootnoteText"> </p>
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<p class="MsoBodyText"><a href="#_ftnref7" title="_ftn7" name="_ftn7"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-size:10pt;"><span>[7]</span></span></span></a><span style="font-size:10pt;"> Anche da un altro punto di vista, l’unificazione <i>ricrea</i></span><span style="font-size:10pt;"> un’immagine di Dio. Pure nell’unione sessuale l’uomo è compartecipe alla vita di Dio. Nella capacità di procreare (mettere al mondo un essere-immagine di Dio) si può riconoscere un riflesso dell’opera di creazione divina. (Comunque, la partecipazione creaturale all'attività creatrice di Dio attraverso la benedizione della fecondità "viene accuratamente distinta dalla vocazione dell'uomo alla somiglianza con Dio e ad essa subordinata" in quanto passibile all'impiego abusivo umano). </span></p>
<p class="MsoBodyText"><span style="font-size:10pt;"> </span></p>
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<p class="MsoFootnoteText"><a href="#_ftnref8" title="_ftn8" name="_ftn8"><span class="MsoFootnoteReference"><span>[8]</span></span></a> J. Moltmann, <i>Dio nella creazione, Dottrina ecologica della creazione</i><span style="font-style:normal;">, Queriniana, Brescia, 1992, p. 280.</span></p>
<p class="MsoFootnoteText"> </p>
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<p class="MsoFootnoteText"><a href="#_ftnref9" title="_ftn9" name="_ftn9"><span class="MsoFootnoteReference"><span>[9]</span></span></a> J. Moltmann, <i>L’avvento di Dio, escatologia cristiana</i><span style="font-style:normal;">, Queriniana, Brescia, 1998, p. 329.</span></p>
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<p class="MsoBodyText"><a href="#_ftnref10" title="_ftn10" name="_ftn10"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-size:10pt;"><span>[10]</span></span></span></a><span style="font-size:10pt;"> Gli esseri umani sono immagini della ‘Trinità intera’ (Agostino) in quanto la Trinità è ‘intera’ nell’unicità della Tri-Unità. </span></p>
<p class="MsoFootnoteText"> </p>
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<p class="MsoBodyText"><a href="#_ftnref11" title="_ftn11" name="_ftn11"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-size:10pt;"><span>[11]</span></span></span></a><span style="font-size:10pt;"> E. Ancili, <i>Temi di Antropologia teologica</i></span><span style="font-size:10pt;">, Teresianum, Roma 1981, pp. 501-502.</span></p>
<p class="MsoFootnoteText"> </p>
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<p class="MsoBodyText" style="line-height:150%;"><a href="#_ftnref12" title="_ftn12" name="_ftn12"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-size:10pt;"><span>[12]</span></span></span></a><span style="font-size:10pt;"> H. Blocher, <i>La creazione, L’inizio della Genesi</i></span><span style="font-size:10pt;">, Edizioni G.B.U. Roma, Claudiana, 1979, p. 98. </span></p>
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<p class="MsoBodyText" style="line-height:150%;"><a href="#_ftnref13" title="_ftn13" name="_ftn13"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-size:10pt;"><span>[13]</span></span></span></a><span style="font-size:10pt;"> H. Blocher, <i>La creazione, L’inizio della Genesi</i></span><span style="font-size:10pt;">, Edizioni G.B.U. Roma, Claudiana, 1979, p. 109.</span></p>
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<p class="MsoBodyText"><a href="#_ftnref14" title="_ftn14" name="_ftn14"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-size:10pt;"><span>[14]</span></span></span></a><span style="font-size:10pt;"> A. J. Heschel, <i>Il messaggio dei profeti</i></span><span style="font-size:10pt;">, Edizioni Borla, 1993, pp. 121-122. </span></p>
<p class="MsoFootnoteText"> </p>
</div>
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<p><!--EndFragment--></p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Il volto: essenza, trascendenza e presenza]]></title>
<link>http://liviuanastase.wordpress.com/2007/12/10/il-volto-essenza-trascendenza-e-presenza/</link>
<pubDate>Mon, 10 Dec 2007 17:07:58 +0000</pubDate>
<dc:creator>Liviu Anastase</dc:creator>
<guid>http://liviuanastase.wordpress.com/2007/12/10/il-volto-essenza-trascendenza-e-presenza/</guid>
<description><![CDATA[  
Il volto: essenza, trascendenza e presenza
(Romani 12: 2)
  Copyright © 2007 Liviu Anastase

A]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-family:arial;font-size:13px;line-height:normal;"> <!--StartFragment--> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:center;line-height:150%;" align="center">Il volto: essenza, trascendenza e presenza</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:center;line-height:150%;" align="center">(Romani 12: 2)</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;"> <span style="white-space:pre;"> </span>Copyright <span style="font-family:'Times New Roman';line-height:20px;">© 2007 Liviu Anastase</span></p>
<p><!--StartFragment--></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-left:49.65pt;text-align:justify;text-indent:-14.2pt;line-height:150%;">A.<span style="font:normal normal normal 7pt/normal 'Times New Roman';">  </span>Natura essenziale del volto</p>
<p class="MsoNormal" style="margin-left:36pt;text-align:justify;line-height:150%;"> </p>
<p class="MsoNormal" style="margin-left:54pt;text-align:justify;text-indent:-18pt;line-height:150%;">1.<span style="font:normal normal normal 7pt/normal 'Times New Roman';">     </span>Custodire l’<em>essenza</em><span style="font-style:normal;"> del volto - </span><em>Non conformatevi a questo mondo...</em></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;text-indent:35.45pt;line-height:150%;">La vera essenza dell’uomo si presenta nel suo volto. Il volto è forma ambigua di una suprema presenza: l’uomo è pervaso dal divino. Certamente, il volto è una realtà bivalente: è contrassegno d’umanità e segno d’identità umana; inoltre è anche segno della sua origine divina. Le coordinate dell’anima si misurano dallo status del volto. Il volto è il segno esterno di una realtà interna e intima della persona: la sua essenza divina. Anche il vissuto intimo si esterna nel dinamismo del volto, che porta con se le tracce della lotta o serenità interiore. L’essenza espressa nel volto è l’espressione simultanea dell’assoluta subordinazione e della sua assoluta libertà, della sua origine e della sua essenza. È qualcosa che Dio dona ma che anche l’uomo possiede; è l’unione del divino con l’umano, è l’incarnazione del Dio Creatore nel suo creato, l’archetipo dell’uomo paradigmatico che la creazione promuove.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;text-indent:36pt;line-height:150%;">Il volto dell’altro è l’affermazione genuina della propria essenza. La compartecipazione relazionale (coppia) è sembianza umana dell’essenza divina.<em> </em><span style="font-style:normal;">L’essenza divina appartenente a tutti assicura nel volto lo spazio d’incontro con l’altro. L’essenza di Dio materializzata nell’uomo è secondo l’immagine di Dio, il volto che Dio ha destinato all’uomo di vivere. L’uomo non è egli stesso l’assoluto, è solo una riflessione di esso. Ogni uomo è depositario dell’assoluto splendore originario dell’immagine di Dio (creazione). Questo volto può essere tutelato solo nella contemplazione del volto divino fattasi carne. La riduzione di Cristo allo stato umano per concretizzare la redenzione, dà l’opportunità di restauro e sviluppo del volto verso lo stato d’essenza divina pura. </span><em>Non conformarsi a questo mondo </em><span style="font-style:normal;">significa perciò salvaguardare l’essenza del volto creaturale e promuovere la sua nobilitazione.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;"><span> </span><span> </span><span> </span><span> </span><span> </span><span> </span><span> </span><span> </span><span> </span><span> </span><span> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-left:49.65pt;text-align:justify;text-indent:-14.15pt;line-height:150%;">2.<span style="font:normal normal normal 7pt/normal 'Times New Roman';">   </span>Trasformazione (<em>essenzializzazione</em><span style="font-style:normal;">) del volto - </span><em>Ma siate trasformati mediante il rinnovamento della vostra mente...</em></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;text-indent:35.45pt;line-height:150%;">L’essenza espressa nel volto non è statica: è un valore da conservare ma anche da sviluppare. Il dinamismo del volto vuol dire crescita, rinnovamento costante, non ossificazione. La trasformazione del volto secondo quello di Cristo evidenzia l’attribuirsi il volto di Dio che si attua per opera di Cristo, che ci dà “il volere e l’agire” (Filipesi 2: 13). Egli è il volto del Padre; è il Figlio di Dio e dell’uomo. Chi ha visto il Figlio ha visto pure il Padre. Cristo è l’essenza dell’umanità ed è pure l’essenza della divinità svelatasi all’umanità. Cristo è il volto della trascendenza fattasi manifesta nell’immanenza del volto umano. Cristo è la persona infinita che si rende finita per scoprire l’appariscenza del volto del suo Padre. Cristo è il mistero della divinità che è stato dissimulato dal serpente per poi essere reso palese alla croce. Cristo prende su di se il volto del peccato facendosi peccato per noi per concedere redenzione dal vincolo mortale del peccato. Egli annienta con la croce il volto del peccato per riconquistarsi la sua immagine vera. Cristo dà a tutta l’umanità, la possibilità di riprendersi il volto avuto prima del peccato per ritornare all’essenzialità originaria.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;text-indent:35.45pt;line-height:150%;">Cristo raffigura con la sua umanità l’uomo universale che è immagine di Dio; rappresenta tutta l’umanità e nello stesso tempo ogni individuo, che si riflette in ogni volto con la sua bellezza caratteristica. Ciascun volto non sussiste in virtù di un altro ma ha la sua teleologia; tuttavia è rapportato all’uomo universale, all’immagine di Dio incarnata in Cristo. Adamo è il prototipo dell’umanità caduta; Cristo - di quella vincente. Noi siamo chiamati alla vittoria in Cristo. A Cristo non manca la visione ed è capace di cogliere delle virtù nei credenti. Cristo, il secondo Adamo, vede in noi degli eroi che possono avere vittoria nella trasformazione del volto secondo la somiglianza divina.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;"><span> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-left:49.65pt;text-align:justify;text-indent:-14.2pt;line-height:150%;">B.<span style="font:normal normal normal 7pt/normal 'Times New Roman';">  </span>Natura relazionale del volto</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;"><span> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-left:49.65pt;text-align:justify;text-indent:-14.2pt;line-height:150%;">1.<span style="font:normal normal normal 7pt/normal 'Times New Roman';">   </span><em>Trascendenza</em><span style="font-style:normal;"> del volto - </span><em>Affinché conosciate per esperienza qual sia la volontà di Dio...</em></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;text-indent:35.45pt;line-height:150%;">Nel esporsi ad una relazione con il mondo vi sono diversi generi di rapporto che si realizzano in modo diverso. Il rapporto con un oggetto è diverso da quello con l’altro. Dio non si lascia confinare nella nostra mente o nelle nostre categorie. L’uomo non può vedere Dio, ma lo può percepire. Il senso di mistero appare quando l’uomo sta davanti a Dio. Qui abbiamo un rapporto che s’istaura con la realtà della trascendenza. Il limite della nostra percezione stabilisce Dio come il grande assente (se fosse veramente assente non saremmo in grado di percepire neanche l’assenza) perché troppo grande per noi. Forse questa assenza derivi da un’eccessiva presenza: lo percepiamo assente perché è troppo presente. Vi è un altro modo per capire questa assenza: se Dio non si manifestasse attraverso l’assenza, e se fosse presente alla nostra percezione sarebbe nelle nostre mani. Dio non si lascia percepire come un oggetto.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;text-indent:35.45pt;line-height:150%;">Ciò che abbiamo detto di Dio ha a che fare con il mistero, con l’enigma. Il fenomeno è ciò che si evidenzia grazie a delle impressioni sensibili che uno ha. Il fenomeno è un altro tipo di descrizione della realtà. Il volto ha forma sensibile; è l’essenza del sensibile. Questa sensibilità del volto permette l’esserci della relazione. L’uomo si trova in mezzo fra la realtà fenomenica (sensibile) e quella trascendentale (spirituale). L’uomo può percepire la presenza del volto altrui, come un fenomeno e/o come manifestazione del trascendente. Questo volto non è misurabile né afferrabile poiché l’essenza sua è trascendente. Il volto si rifiuta di essere contenuto, posseduto, spiegato. “Rappresentarsi qualcosa significa assimilarla a sé, includerla dentro di sé, dunque negarne l’alterità.”<a name="_ftnref1"></a></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;text-indent:35.45pt;line-height:150%;">Il volto è il veicolo per conoscere Dio, è il tramite con cui si percepisce di essere percepito. Osservando il volto dell’altro, che è ad immagine di Dio, si può conoscere <em>per esperienza</em><span style="font-style:normal;"> Dio ed il suo volto. Il volto è ciò che accomuna Dio e uomo. Svolgendo una relazione con il volto umano si relaziona con Dio stesso. Il volto è esperienza metafisica solamente quando l’uomo si trova di là di sé stesso, vale a dire quando incontra il volto altrui. “...L’essenza di questa esistenza umana si trova nel proprio autotrascendimento: essere uomo vuol dire, infatti, essere sempre rivolto verso qualcosa o verso qualcuno. L’uomo si protende all’esterno ed effettivamente oltrepassa se stesso e raggiunge il mondo, un mondo in pratica denso d’esseri da incontrare e di significati da realizzare. L’esistenza umana non è autentica se non è vista in termini d’autotrascendenza.”<a name="_ftnref2"></a> Il reale è definito non solo dalla presenza dell’io ma anche dalla presenza dell’altro. Il trascendente si accoglie attraverso dei segni: l’altro è un segno (della trascendenza). L’alterità è concreta, l’io incontra l’assolutamente altro, il luogo d’incontro con la metafisica. Il Signore opera concretamente attraverso gli strumenti della realtà storica, utilizzando delle persone che vivono sulla terra. Dio non violenta l’uomo sospendendo le leggi di natura per inserirsi, imporsi alla realtà umana. Dio si “fa vivo” attraverso il volto altrui, il tramite della relazione con Dio. Incontrare il volto dell’altro è un’esperienza trascendentale. Percepire la divulgazione dell’altro (vale a dire del volto) significa superare la nostra percezione. Il volto disfa la forma ed eccede sempre oltre l’idea che noi ne facciamo.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;text-indent:35.45pt;line-height:150%;">Il volto non indica semplicemente la presenza dell’altro, ma esprime la modalità secondo la quale tale presenza si dispone. Il volto rappresenta un certo modo di essere presente dell’altro e come altro. Altro si presenta come un infinito di modi possibili velati per me. Per questo ciò che nel volto si fa presente è l’Infinito. L’infinito si manifesta nel volto e il volto rivela l’infinito. Questa relazione con l’infinito non è un rinvenimento teorico, né un’ipotesi che rende possibile la descrizione di presupposti di possibilità; è una contiguità che relaziona con l’infinito.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;">La limitazione umana è quella di spiegare il mondo da ciò che già c’è chiaro. L’umanizzazione, in altre parole servirsi di sé per spiegare tutto il mondo, non è poi un male così grande. Di conseguenza, per conoscere Dio occorre iniziare a comprendere il nostro simile. Nel volto s’incontra una componente materiale che costituisce la porta verso il trascendente. Il volto non è un luogo senza contenuto e senza senso, bensì il luogo stesso dell’annuncio della trascendenza.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;"><span> </span>Dio si manifesta nella simmetria: Dio aperto -<span>  </span>uomo aperto. Il Dio rivelatore da una parte, l’umano dall’altra, che è capace di essere raggiunto dalla rivelazione, in quanto esso è, per la sua costituzione, aperto all’evento, alla storia. Egualmente il volto si manifesta nella simmetria. La relazione fra i volti è correlazione fra due trascendenze, che formano il Regno, realtà spirituale formatasi nella dialettica dell’amore, perciò conseguentemente appellante al consenso. Tale dialettica è una relazione di duplice movimento (correlazione simmetrica) di libertà che si dona. La realtà del Regno è possibile solo nell’associazione con gli altri membri del corpo di Cristo. Il volto si evidenzia solo nell’avvicinamento; non sintesi, simbiosi, ma associazione. Il Regno abita nei cuori umani che ne prendono parte e relazionano fra di loro. Ogni volto che è corrispondente del divino nella carne, ha il suo posto nel corpo del Regno. La presenza dell’immagine divina nell’uomo, vale a dire, l’essenza divina nell’uomo provoca la nostalgia per il Regno. Il richiamo all’essenzialità converte l’uomo dalla dispersività della casualità esistenziale alla speranza fiduciosa nell’avvento del Regno, cui testimone fedele è il volto altrui – passaggio verso la trascendenza. Dunque, scopriamo la necessità del volto per comprendere sé stessi, l’altro e altresì Dio.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;"> </p>
<p class="MsoNormal" style="margin-left:49.65pt;text-align:justify;text-indent:-14.15pt;line-height:150%;">2.<span style="font:normal normal normal 7pt/normal 'Times New Roman';">   </span><em>Presenza</em><span style="font-style:normal;"> (manifestazione) del volto - </span><em>La buona, gradita e perfetta volontà.</em></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;text-indent:35.45pt;line-height:150%;"><span> </span>La metafisica è il rapporto con Dio; l’etica – il rapporto con il prossimo, il rispetto del volto altrui. La stessa idea del Regno ammette uno spessore etico alla presenza del volto altrui. Entrare in rapporto con Dio tramite il volto dell’altro vuol dire etica. Così l’etica diviene il luogo della metafisica e la metafisica si realizza al livello dell’etica. <span style="font-size:12.5pt;">L’etica è legata all’attività produttiva (non passiva), quindi è dinamica e coinvolge l’essere. In tal modo i</span>l volto è una presenza viva, che si manifesta nell’etica.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;text-indent:35.45pt;line-height:150%;">La persona non è sempre presente a sé nella sua interezza perché vive anche con e negli altri. <span style="font-size:12.5pt;">Nell’</span>elaborazione della persona, l’io è pienamente in sé quando nella costituzione del sé sa riconoscere il volto dell’altro, partecipando così intimamente al benessere ed alla vita di un altro. Questo non è annientamento dell’essere ma sollecitudine senza limiti, cioè un atto di autentica morale. “Nella struttura della relazione etica l’io non si perde ma, piuttosto, si scopre fedele a sé stesso.”<a name="_ftnref3"></a> Questa norma d’esistenza non dissolve le possibilità dell’essere. In questa direzione, la trascendenza del volto non si corrode e non si esaurisce mai di presentarsi come un’entità infinita. L’io si trova inserito nella relazione ed è destinato alla partecipazione. L’immediata unità dell’essere nel mondo dei <em>fenomeni amici</em><span style="font-style:normal;"> (i volti degli altri) porta con sé la beatitudine del ricongiungersi al mondo armonioso del Regno. L’uomo è completo come uomo solo se è in relazione con i suoi simili. Con il rifiuto dell’ospitalità, l’uomo rinnega la sua stessa elezione originaria per l’altro (con cui collaborazione darebbe forma all’immagine di Dio). Frantumato il vincolo creaturale diventa alienato dall’altro lasciando da parte il privilegio dell’essere per gli altri. Essere per gli altri è l’esatto opposto del possesso, cui il volto si sottrae. La relazione con il volto n’esclude impossessamento che sarebbe disonorare il mistero del volto altrui. L’etica del volto implica l’interrogarsi a vicenda e attuare un progetto comune, vale a dire comunic-azione e azione.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;"> </p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;text-indent:35.45pt;line-height:150%;">In conclusione, l’essenza dell’essere è l’immagine di Dio; il “volto” è il modo della sua manifestazione. Volto vuol dire il luogo di convergenza tra il divino e l’umano: è la modalità di Dio di rendersi fenomenico. Il volto che è dinamico e non si può fotografare, rappresenta la trascendenza dell’uomo poiché il volto trasfigurato di Gesù appartiene all’umanità intera in quanto rivelazione del divino nella carne. Il Regno è il progetto comune realizzatosi con il riferirsi uno all’altro e si situa nei cuori delle persone. Il volto è pure il luogo della scelta etica: luogo di manifestazione del bene o del male. Anche se vi è un’ambiguità del volto, il volto umano è la raffigurazione dell’immagine divina, in virtù della filiazione e della redenzione. Il Regno è vicino a quelli che si lasciano interpellare dalla sua espressione che è la trasfigurazione (rinnovamento) con cui ogni uomo, secondo il volto di Dio, permette che sia rappresentata in sé la propria essenza (origine o appartenenza) divina e destinazione escatologica.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;text-indent:35.45pt;line-height:150%;"> </p>
<hr size="1" />
<p class="MsoFootnoteText"><a name="_ftn1"></a> <span style="font-size:10pt;">Ricoeur, Paul, <em>Sé come un altro</em></span><span style="font-size:10pt;">, Jaka Book, Milano, 2005, p. 452.</span></p>
<p> </p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><a name="_ftn2"></a> <span style="font-size:10pt;">Fizzotti, Eugenio, <em>Verso una psicologia della religione, 1 vol., Problemi e protagonisti</em></span><span style="font-size:10pt;">, Editrice Elle Di Ci,<span>  </span>Torino, 1996, p. 207.</span></p>
<p class="MsoFootnoteText"> </p>
<p> </p>
<p class="MsoNormal" style="margin-left:-2.85pt;text-align:justify;"><a name="_ftn3"></a> <span style="font-size:10pt;">Labate, Sergio, <em>La sapieza dell’amore, In dialogo con Emmanuel Levinas</em></span><span style="font-size:10pt;">, Cittadella Editrice Assisi, 2000, p. 241.</span></p>
<p class="MsoFootnoteText"> </p>
<p><!--EndFragment--></p>
]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[Il Sabato]]></title>
<link>http://liviuanastase.wordpress.com/2007/11/21/il-sabato/</link>
<pubDate>Wed, 21 Nov 2007 17:36:34 +0000</pubDate>
<dc:creator>Liviu Anastase</dc:creator>
<guid>http://liviuanastase.wordpress.com/2007/11/21/il-sabato/</guid>
<description><![CDATA[
 Sabato, dimensione temporale della compartecipazione al divino
 
 Libro di riferimento:  “Il]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><!--StartFragment--></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-left:-2.85pt;text-align:center;line-height:150%;" align="center"><strong><span> </span>Sabato, dimensione temporale della compartecipazione al divino</strong></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-left:-2.85pt;text-align:center;line-height:150%;" align="center"> </p>
<p class="MsoNormal" style="margin-left:-2.85pt;text-align:center;line-height:150%;" align="center"><span> </span>Libro di riferimento:<span>  </span>“Il Sabato” di Abraham J. Heschel</p>
<p class="MsoNormal" style="margin-left:-2.85pt;text-align:center;line-height:150%;" align="center"><span>                                                      </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:center;line-height:150%;" align="center">Motto:</p>
<p class="MsoNormal" style="margin-left:-2.85pt;text-align:center;line-height:150%;" align="center"><em>Tutto quello che occorre per santificare il tempo è Dio, un’anima, e un momento.</em></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;"> </p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;text-indent:36pt;line-height:150%;">L’osservanza del comandamento di riposare nel settimo giorno vuol dire lavorare sei giorni con le cose dello <em>spazio</em><span style="font-style:normal;"> ma essere innamorati dell’eternità (Sabato). Nei giorni lavorativi lottiamo con il mondo (</span><em>presenza nello spazio</em><span style="font-style:normal;">); nel settimo giorno cerchiamo di dominare il nostro io, stando in umiltà davanti a Dio (</span><em>presenza nel tempo</em><span style="font-style:normal;">). La gioia del possesso è forse un antidoto al terrore del </span><em>tempo</em><span style="font-style:normal;">, però non possiamo conquistare il </span><em>tempo</em><span style="font-style:normal;"> attraverso lo </span><em>spazio</em><span style="font-style:normal;">. Questo è la realtà che noi affrontiamo, ma non possediamo in quanto inafferrabile. Possiamo dominare il </span><em>tempo</em><span style="font-style:normal;"> soltanto nel </span><em>tempo</em><span style="font-style:normal;">. L’atto con cui possiamo farlo è la </span><em>presenza</em><span style="font-style:normal;"> spirituale nel </span><em>tempo</em><span style="font-style:normal;">. Il Sabato è lo spirito sotto forma di </span><em>tempo</em><span style="font-style:normal;">, è la presenza di Dio nel mondo, aperta all’anima dell’uomo. Il momento presente esiste perché Dio è presente. Il Sabato esiste perchè Dio esiste.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-left:-2.85pt;text-align:justify;text-indent:38.85pt;line-height:150%;">Il problema è come non essere assenti quando il <em>tempo</em><span style="font-style:normal;"> è presente. E ogni momento è una </span><em>presenza</em><span style="font-style:normal;"> che reca con sé una grande distinzione, ed è peccato credere nella identicità, poiché nessun istante ha dei precedenti. Ogni momento è un nuovo<span>  </span>arrivo della presenza di Dio nel mondo. Questo arrivo chiede di essere salutato, chiede che l’umano abbracci il divino. Non dobbiamo lasciarci sfuggire il momento, anzi dobbiamo riempirlo di un significato. Ciò che resta nell’anima è quel momento di intuizione più che un luogo dove l’atto si è svolto. Un momento d’intuizione è una fortuna che ci trasporta oltre i confini del </span><em>tempo</em><span style="font-style:normal;"> misurato. La vita spirituale comincia a decadere quando non riusciamo più a sentire la grandiosità di ciò che è eterno nel </span><em>tempo</em><span style="font-style:normal;">. Sabato non è un interludio, ma un culmine del vivere. Il riposo perfetto è un’arte, il risultato di un’armonia tra il corpo, la mente e l’immaginazione. La ragione è che il settimo giorno è una miniera nella quale si può trovare il prezioso metallo dello spirito con cui costruire il palazzo nel </span><em>tempo</em><span style="font-style:normal;">, una dimensione in cui l’umano si sente come se fosse in </span><em>presenza</em><span style="font-style:normal;"> con il divino; una dimensione in cui l’uomo aspira a raggiungere la somiglianza con il divino.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-left:-2.85pt;text-align:justify;text-indent:38.85pt;line-height:150%;">Il rituale ebraico può essere caratterizzato come l’arte delle forme significative nel <em>tempo</em><span style="font-style:normal;">, come architettura del </span><em>tempo</em><span style="font-style:normal;">. Non c’è santità nello </span><em>spazio</em><span style="font-style:normal;">. Dio è dappertutto, non può essere in un luogo preciso. A nessun oggetto dello </span><em>spazio</em><span style="font-style:normal;"> viene attribuito il carattere della santità come per il </span><em>tempo</em><span style="font-style:normal;"> (Sabato). La santità del </span><em>tempo</em><span style="font-style:normal;"> sabatico stabilitasi alla creazione, sarebbe stata sufficiente per il mondo; ma la santità dello </span><em>spazio</em><span style="font-style:normal;"> (Santuario) era un compromesso necessario per corrispondere a una richiesta che il popolo rivolgeva a Dio. L’essenza del Sabato è completamente al di fuori dello </span><em>spazio</em><span style="font-style:normal;">. Sabato ed eternità sono una cosa sola – o della medesima essenza. Il Sabato ci mette in sintonia con la </span><em>santità del tempo</em><span style="font-style:normal;">. Il Sabato è un esempio del mondo futuro. In questo giorno siamo chiamati a partecipare a ciò che è eterno nel </span><em>tempo</em><span style="font-style:normal;">, a volgerci dai risultati della creazione al mistero della creazione; dal mondo della creazione alla creazione del mondo. Infatti, il Sabato è un ricordo dei due mondi: questo mondo e il mondo futuro; esso è un esempio di entrambi i mondi. Il Sabato è gioia, santità e riposo; la gioia è parte di questo mondo, la santità e il riposo sono del mondo futuro. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-left:-2.85pt;text-align:justify;text-indent:38.85pt;line-height:150%;">Sperimentare il sapore dell’eternità è la vita eterna nell’ambito del <em>tempo</em><span style="font-style:normal;">. Un requisito importante per essere capaci di affrontare e accogliere il presente è il senso di anticipazione, il cui opposto è, invece, l’evasione e il timore dei momenti futuri. L’uomo agisce e reagisce nei confronti di quel che incontra o conosce, cioè degli esseri che gli sono concomitanti, che gli stanno di fronte. Ma stabilisce un rapporto anche con ciò che non è ancora entrato nell’esistenza. L’uomo si rapporta tanto a ciò che esiste quanto a ciò che potrà o non potrà esistere. Pertanto i due modi fondamentali con cui egli si pone in rapporto con le cose sono il confronto e l’anticipazione. La benedizione dell’esistenza si rivela nella facoltà di anticipare il futuro. L’esistenza comporta la visione, la speranza, la capacità di attendere.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-left:-2.85pt;text-align:justify;text-indent:38.85pt;line-height:150%;">Il <em>tempo</em><span style="font-style:normal;"> è il prodotto dell’eternità in azione, ossia l’eternità in movimento. I giorni dello spirito non svaniscono mai. La materia si disolve ma un atto non muore mai. La materia è ricordo di momenti, è </span><em>tempo</em><span style="font-style:normal;"> accumulato, congelato. Così la fede è il concretizzarsi di tanti momenti di meraviglia. Vivere in modo spirituale, creativo è convertire le cose dello </span><em>spazio</em><span style="font-style:normal;"> in momenti di </span><em>tempo</em><span style="font-style:normal;">. Il sacro non è presente nella materia stessa; è una preziosità che viene conferita alle cose da un atto di consacrazione e persiste in forza del rapporto con Dio. Come eternità, l’essenza del </span><em>tempo</em><span style="font-style:normal;"> è attaccamento, la comunione. Il settimo giorno è come un palazzo nel </span><em>tempo</em><span style="font-style:normal;"> come un regno per tutti. Il </span><em>tempo</em><span style="font-style:normal;"> non è perso quando sai esaltare la coincidenza del tuo essere con tutti gli esseri: lo </span><em>spazio</em><span style="font-style:normal;"> divide (Babele) invece il </span><em>tempo</em><span style="font-style:normal;"> (Sabato) unisce. Non è una data ma un’atmosfera; non un diverso livello di coscienza ma un clima diverso; è come se in qualche modo fosse cambiato l’aspetto di tutte le cose.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-left:-2.85pt;text-align:justify;text-indent:38.85pt;line-height:150%;">L’immagine, una cosa dello <em>spazio</em><span style="font-style:normal;">, divenne portatrice delle verità, involucro di una presenza, di una grazia, dotata non soltanto di santità ma anche di vita. Siamo chiamati a essere un’immagine nel </span><em>tempo</em><span style="font-style:normal;">, a vivire come immagine ed esempio di Dio. La Sua presenza non è una cosa dello </span><em>spazio</em><span style="font-style:normal;">, ma la continuità stessa per cui io sono. Egli non è soltanto di fronte a me, ma è il mio stesso essere come continuo essere creato. La creazione è il linguaggio di Dio, e il Tempio è il Suo canto, mentre le cose dello </span><em>spazio</em><span style="font-style:normal;"> ne costituiscono le consonanti. Santificare il </span><em>tempo</em><span style="font-style:normal;"> significa cantare le vocali all’unisono con Lui.</span></p>
<p class="MsoNormal"> </p>
<p><!--EndFragment--></p>
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