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	<title>professionalita &amp;laquo; WordPress.com Tag Feed</title>
	<link>http://wordpress.com/tag/professionalita/</link>
	<description>Feed of posts on WordPress.com tagged "professionalita"</description>
	<pubDate>Fri, 18 Jul 2008 20:00:53 +0000</pubDate>

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	<language>en</language>

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<title><![CDATA[lavoro: la professionalità e i costi]]></title>
<link>http://mybside.wordpress.com/?p=168</link>
<pubDate>Wed, 02 Jul 2008 15:41:52 +0000</pubDate>
<dc:creator>My B Side</dc:creator>
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<description><![CDATA[In italia secondo me stiamo proprio arretrando ed è un problema di mentalità più che di situazion]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>In italia secondo me stiamo proprio arretrando ed è un problema di mentalità più che di situazione economica. Lo stavo notando leggendo <a href="http://www.gnucitizen.org/blog/tiger-team-operations-vs-penetration-tests/" target="_blank">questo articolo</a> di cui riporto un pezzo interessante:</p>
<h3>"Pricing</h3>
<p>Tiger team operations cost a lot more when compared to penetration tests, because they involve several experts for a longer period if time, as you will see in the next section. A single tiger team operation may take a lot of money but at the end of the day you get what you pay for. You can buy jeans from the local market for 5-a but if you want the quality stuff you might want to get the American denim which will cost you a lot more.</p>
<p>In UK for example, anything that is less then £1000 per-day onsite work should tell you that the people who will test you will run Nessus and this is how far their commitment to your situation goes. Still, many companies are doing exactly this. In some very rare situations you get good stuff for not much but this is very, very rare. Probably you’ve hired a good startup company which does not know how much to charge you just yet."</p>
<p>Ok e da noi ?</p>
<p><span>1) Ottima conoscenza ISS e sicurezza in generale (Firewall Checkpoint, Juniper ecc) Seniority 2 anni/ </span><span>Contratto a progetto o in P.IVA di lunghissima visibilità</span></p>
<p>2) <span><span style="font-size:10pt;font-family:Tahoma;">Esperti di sicurezza informatica, che abbiamo maturato almeno 3/4 anni di esperienza nel settore.</span></span></p>
<p><span style="font-size:10pt;font-family:Tahoma;">CONOSCENZE TECNICHE</span></p>
<p style="text-indent:-18pt;margin:0 -34.7pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;font-family:Symbol;"><span>-<span style="font-style:normal;font-variant:normal;font-weight:normal;font-size:7pt;line-height:normal;font-family:'Times New Roman';"> </span></span></span><span style="font-size:10pt;font-family:Tahoma;">Risk Management</span></p>
<p style="text-indent:-18pt;margin:0 -34.7pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;font-family:Symbol;"><span>-<span style="font-style:normal;font-variant:normal;font-weight:normal;font-size:7pt;line-height:normal;font-family:'Times New Roman';"> </span></span></span><span style="font-size:10pt;font-family:Tahoma;">Business Continuity</span></p>
<p style="text-indent:-18pt;margin:0 -34.7pt 0 36pt;"><span><span style="font-size:10pt;font-family:Tahoma;">Si offre un contratto di somministrazione a tempo determinato per la durata di almeno nove mesi.</span></span></p>
<p>ecc... ecc...</p>
<p>Lavori insomma con un elevato grado di competenza, responsabilità e specializzazione pagati poco e per un periodo limitato di tempo. Un tempo c'erano i veri consulenti, gente che pagavi cara ma che valeva.</p>
<p>Un pò come chiamare un idraulico, pretendere di pagarlo poco e fargli fare una cosa complicata. Chi è bravo si fa pagare, se uno accetta di lavorare per 4 soldi, poi non ti lamentare del risultato e non piangere se alla fine devi rifare tutto... no ?</p>
<p>Che poi non è un problema di farsi pagare tanto o poco, ma il <span style="text-decoration:underline;">giusto</span>.</p>
<p><img class="aligncenter" src="http://www.grikamilume.com/trauddia/miniera.gif" alt="" /></p>
<p>P.S.: si lo so, poi ci sono anche quelli disonesti, ma non era questo il punto... :)</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Il Dream Team]]></title>
<link>http://acquadifonte.wordpress.com/?p=155</link>
<pubDate>Sat, 14 Jun 2008 15:12:28 +0000</pubDate>
<dc:creator>acquadifonte</dc:creator>
<guid>http://acquadifonte.wordpress.com/?p=155</guid>
<description><![CDATA[ 
Quella per la Formula Uno è una passione nata quando ero piccola, una passione che è cresciuta ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span lang="EN-GB"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"><strong> </strong></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"><strong>Quella per la Formula Uno è una passione nata quando ero piccola, una passione che è cresciuta in me e con me. E’ così che inizia l’amore per i motori, la curiosità verso un mondo che procede a suon di millesimi di secondo, che fa della precisione e del perfezionismo i suoi punti base, che ricerca affidabilità e prestazioni spingendosi a livelli estremi.</strong></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"><strong>Credo che tra tutti gli sport che hanno a che fare con la cosiddetta <em>meccanica</em>, probabilmente la Formula Uno è quello che nobilita maggiormente questa arte, che la racconta di più; che la mostra e dimostra meglio; quello in cui trova il suo habitat naturale.</strong></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"><strong> </strong></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"><strong>Quando sono nata erano già molti i piloti straordinariamente bravi: Alain Prost, Ayrton Senna; solo per citarne due. Un’epoca in cui la Formula Uno era molto diversa, molto distante da quella di oggi. C’era una folle ricerca della prestazione ad ogni costo, a scapito, molto spesso, di un’affidabilità precaria.</strong></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"><strong> </strong></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"><strong>Poi ci fu quel Gran Premio di San Marino, anno 1994, che vide morire Roland Ratzenberger sabato 30 aprile, e Ayrton Senna, domenica 1 maggio. Da quella gara molte cose cambiarono. Si capì finalmente che la vita valeva più di una corsa, che la sicurezza doveva avere la priorità, che quello era davvero uno sport pericoloso in cui si rischiava tutto ogni volta, senza la dovuta tutela. Fu così ricostituito dopo dodici anni il <em>Grand Prix Drivers Association</em>, associazione dei piloti, nella quale poter discutere anche e soprattutto di sicurezza. Venne posto un limite di velocità per la percorrenza della corsia dei box, molti circuiti furono modificati nei punti più pericolosi, i Team cominciarono ad investire un quantitativo maggiore di capitale per migliorare sicurezza e affidabilità.</strong></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"><strong>Rimane, nonostante questo, la tragica constatazione che furono le due morti di Ratzenberger e Senna a spingere chi di dovere verso la ragionevole strada della sicurezza. Come spesso accade, è la tragedia a portare coscienza. </strong></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"><strong>E mi chiedo sempre più spesso perché l’uomo sia tanto ottuso e insensibile da non riuscire mai a prevenire, specialmente lì dove curare poi risulta troppo tardi; tanto stupido da non capire prima, e tanto bravo a versare lacrime di coccodrillo poi.</strong></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"><strong> </strong></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"><strong>La Formula Uno, questo mondo dorato e non, cambiò. Pagando un prezzo altissimo. Cambiò. Ebbe inizio una nuova era, un’era che avrebbe visto l’affermazione e il definitivo trionfo del più grande pilota che la Formula Uno abbia mai conosciuto: Michael Schumacher. </strong></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"><strong> </strong></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"><strong>Con lui, la Ferrari, che da anni non vinceva più nulla, ritrovò se stessa, gli stimoli giusti, una squadra affiatata e semplicemente vincente. Trovò nell’uomo Schumacher l’uomo-squadra, e così la Rossa riuscì a perfezionarsi, progredì, diventando la più affidabile, la più veloce; la più bella monoposto in circolazione. La più competitiva in assoluto. </strong></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"><strong> </strong></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"><strong>Ma non nacque semplicemente una macchina vincente, non ci fu soltanto il miglior pilota esistente alla sua guida. Fu la squadra a vincere. Una squadra unita nel segno di un Cavallino Rampante un po’ bizzarro e imbizzarrito certo, ma simbolo di una compattezza e di un senso del gruppo senza precedenti. Simbolo, quel Cavallino, di un dominio assoluto, simbolo di un orgoglio italiano che insieme alla Ferrari rinacque, che con la Ferrari venne consacrato e legittimato. Il Dream Team era nato. </strong></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"><strong> </strong></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"><strong>Passarono così i primi anni difficili, fatti di sacrifici e inondati di perchè. Ricerche accurate per ottenere il massimo, perfezionismo depurato da critiche che era troppo facile scagliare, dal momento che questa macchina non vinceva più da troppo tempo. Ma fu in quel periodo che cominciò a prendere forma la Ferrari vincente e affidabile che negli anni successivi avrebbe letteralmente creato il vuoto dietro di sé. Troppo veloce, decisamente inarrivabile.</strong></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"><strong> </strong></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"><strong>Ma non fu semplice spingersi a livelli tanto alti. Questa macchina e questa squadra nacquero da giorni di riflessione, da sciami di pensieri, da rapide di parole e strapiombi di silenzio. Questa monoposto trovò vita innanzi tutto in un gruppo unito e consapevole di poter fare bene, conobbe la prima luce nella mente di ingegneri e tecnici costretti a fare scelte e a prendere decisioni che li avrebbero portati a dormire poco, alzandosi presto la mattina e andando a letto tardi la sera.</strong></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"><strong> </strong></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"><strong>I ragazzi del box raccontano così di Schumacher, in uno dei primi test pre-campionato svolti all’Estoril, in Portogallo, nel 1995 alla guida di una 412T:</strong></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"><strong> </strong></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><em><span style="font-size:small;"><span style="font-family:Times New Roman;"><strong>“Avevamo appuntamento in pista per una prova. Noi della squadra ci presentammo alle 8.15, come sempre. Lui era già lì, in tuta, seduto sui gradini del motor home. Ci guardò, sorrise e disse: Se vogliamo cominciare a vincere, bisogna iniziare prima al mattino... Questo fu l’esordio”.</strong></span></span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"><strong> </strong></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"><strong>Michael Schumacher, Jean Todt, Paolo Martinelli, Ross Brawn, decine di meccanici, centinaia di ore di lavoro. Tutti attenti ed efficienti, tutti bravi in una professione che è innanzi tutto passione. Gente straordinaria se si pensa che il periodo in cui la Ferrari conobbe il suo sviluppo fu quello dei grandi figli d’arte Damon Hill e Jacques Villeneuve. Un periodo costellato da intoppi, assetti mancati, gomme sbagliate, e da errori. </strong></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"><strong>Uno su tutti: Mondiale 1997, Jerez de la Frontera, Gran Premio d’Europa, ultima gara del Mondiale, gara che deciderà il titolo. Michael parte in seconda posizione, nonostante i primi tre piloti sullo schieramento abbiano fatto registrare il medesimo tempo, uguale al millesimo di secondo. La statistica parla chiaro: casi così possono verificarsi una volta su duecentoventitre milioni. Villeneuve parte in pole, è lui che ha fatto registrare il tempo per primo. Ma le cose sembrano ugualmente mettersi bene per la Ferrari, Schumacher infatti alla prima curva è già davanti, e nella classifica mondiale ha 78 punti, uno in più di Jacques. Ma a 21 giri dal termine succede qualcosa. Villeneuve si avvicina alla monoposto italiana, ormai gli è addosso; tenta il sorpasso, Michael lo chiude, i due si scontrano: Schumacher è fuori; Villeneuve arriverà secondo in gara, ma vincerà il Mondiale Piloti. </strong></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"><strong>Dopo i fatti di Jerez, Schumacher finì sotto accusa. Il campione tedesco dichiarò di aver sbagliato, e che in una futura analoga situazione si sarebbe di sicuro comportato diversamente. Ci fu ad ogni modo un processo, che ebbe luogo l’11 novembre a Londra. Fu decretato l’annullamento del secondo posto nel Mondiale Piloti, ma la classifica costruttori non venne toccata. Tutto si risolse, fortunatamente per il Team Ferrari, con tanto clamore ed un’immagine ancora credibile e rispettabile.</strong></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"><strong>Fu questo <em>l’Errore</em> di Schumacher. Un solo errore, in una carriera che da lì in avanti lo avrebbe visto brillare tanto per bravura quanto per correttezza. </strong></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"><strong> </strong></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"><strong>Fu poi la volta di una sfida infinita, dalle sfumature rosso-argento: quella tra il campione tedesco e Mika Hakkinen. Il Mondiale 1998 andò al finlandese, dopo che, a Spa, Gran Premio del Belgio, Schumacher urtò violentemente la McLaren di Coulthard, che doveva essere doppiata. L’incedente fu brutto, ma fortunatamente i due ne uscirono illesi. Molte discussioni seguirono allo scontro. Lo scozzese avrebbe dovuto lasciare pista libera al tedesco, dal momento che era in testa e si trattava di un doppiaggio. Ma ciò non avvenne per diversi giri, fino al 25°, momento dell’impatto. Ancora una volta molto clamore, stavolta con uno Schumacher incolpevole e nuovamente perdente sul fronte Mondiale.</strong></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"><strong> </strong></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"><strong>Si va comunque avanti. La squadra Ferrari non molla. Anno 1999. Si arriva a Silverstone, 11 luglio. Michael va fuori pista, urtando a poco più di 100 Km/h il muro di gomme. E’ lì, nella curva Stowe, che finiscono ancora una volta i sogni di gloria del tedesco. Frattura di tibia e perone. Schumacher verrà operato e rimarrà a lungo fuori dall’abitacolo della sua monoposto. Rientrerà a Sepang, dove dovrà fare gioco di squadra a favore del compagno di box Irvine, ora a soli due punti da Hakkinen con due sole gare ancora da disputare. Schumacher è di nuovo in pista dopo oltre tre mesi da Silverstone. Zoppica ancora ma al volante è il campione di sempre: conquista la pole position e in gara fa realmente gioco di squadra. In molti non se lo spettavano. Ma un campione non è un campione a caso: Michael è al primo posto ma si farà superare dal suo compagno di squadra, in modo da regalargli la vittoria e tenere la McLaren a debita distanza. </strong></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"><strong>Il Mondiale si deciderà quindi in Giappone, con Eddie avanti di quattro punti rispetto ad Hakkinen. Prove disastrose per l’irlandese, Schumacher invece parte in pole, ma tuttavia male, tanto che Mika lo passa e diventa irraggiungibile, andando a conquistare gara e Campionato Piloti.</strong></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"><strong>Ancora una volta non è un uomo in rosso a conquistare il titolo Mondiale, ma il primo passo verso l’Era Ferrari è compiuto: dopo sedici anni il Mondiale Costruttori torna a Maranello. Da qui in poi sarà sempre e solo Ferrari.</strong></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"><strong> </strong></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"><strong>Il 2000 è l’anno della consacrazione. Sarà la F1 2000 a scendere in pista. Prima gara, Melbourne, Australia: Michael vince, Barrichello, che da quest’anno lo affianca al posto di Irvine, arriva secondo. E’ questo il segnale che tutti stavano aspettando. La Ferrari era tornata.</strong></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"><strong>Un tecnico dichiarerà: </strong></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"><strong> </strong></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><em><span style="font-size:small;"><span style="font-family:Times New Roman;"><strong>“I briefing con Michael sono sempre produttivi, con lui non si rischia di perdere tempo. Sa l’obbiettivo che vuole raggiungere, sa come spiegartelo”. </strong></span></span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"><strong> </strong></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"><strong>Il tedesco è inarrestabile; altre due vittorie nelle due gare seguenti: in Brasile e a Imola.</strong></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"><strong>Al termine del Gran Premio di San Marino Schumacher dichiarerà: </strong></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"><strong> </strong></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><em><span style="font-size:small;"><span style="font-family:Times New Roman;"><strong>“Ha vinto la squadra migliore”. </strong></span></span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"><strong> </strong></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"><strong>Michael usa il termine <em>squadra</em>. Ed è un messaggio ben preciso. Insieme si vince, non solo lui, ma lui insieme agli altri. Squadra.</strong></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"><strong>I primi problemi arriveranno al quarto appuntamento stagionale; Silverstone, Inghilterra. La pista si trasformerà in un fiume sotto un’incessante pioggia battente. Alla fine trionferà Coulthard, davanti ad Hakkinen e a Schumacher terzo. E male dirà alla Ferrari anche in Spagna, a Barcellona. Ma al Gran Premio d’Europa, Nürburgring, Schumacher torna sul gradino più alto. </strong></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"><strong>Seguirà però il sempre difficoltoso e ricco di imprevisti Gran Premio di Montecarlo. Nonostante la pole e 55 giri in testa, un problema al braccetto della sospensione posteriore sinistra mette fuori gioco il tedesco, costretto al ritiro. Vincerà Coulthard, ora diretto inseguitore nella classifica Mondiale. Ma il vero pericolo si chiama ancora Mika Hakkinen.</strong></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"><strong>A Montreal torna a splendere il tricolore: doppietta Ferrari. Il Mondiale sembra davvero vicino, con Hakkinen a 24 punti e Coulthard a 22. Ma non è così. Nei tre Gran Premi successivi i due piloti della McLaren riuscirono a recuperare rispettivamente 22 e 20 punti. La Ferrari in quei tre lunghissimi fine-settimana rimase a quota zero. In Francia, in Austria e in Germania Schumacher è costretto al ritiro. Unica nota positiva la prima vittoria di Barrichello sul circuito tedesco. Punti preziosi, perché permettono a Michael di rimanere nonostante tutto in testa al Mondiale. Ma Budapest e Spa videro trionfare il finlandese, che concretizzava così rimonta e sorpasso ai danni del ferrarista. Mancavano ora quattro gare, e sei punti di svantaggio nella classifica piloti.</strong></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"><strong>Seguirà Monza, Gran Premio triste perché vedrà morire un volontario della Cea colpito da una ruota staccatasi dalla Jordan di Frentzen. Michael vincerà quella domenica, uguagliando a quota 41 il numero di vittorie di Ayrton Senna. Michael piangerà quella domenica. Il tedesco di ghiaccio piangerà per la morte del commissario della Cea, Paolo Ghislimberti. Schumacher è un campione, ma è innanzi tutto un uomo. Il mondo intero quel giorno se ne rese conto.</strong></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"><strong>Il Campionato proseguì oltreoceano, nove anni dopo l’ultimo Gran Premio, la Formula Uno tornava in terra americana. Schumacher vincerà anche qui, portandosi in testa alla classifica con otto punti di vantaggio su Hakkinen che a causa della rottura del motore fu costretto a ritirarsi. Ora mancavano due gare; e bastavano due secondi posti per diventare campione del mondo.</strong></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"><strong>E si arriva così a Suzuka, Giappone. Un circuito che storicamente non porta bene alla Ferrari: qui ha perso gli ultimi due Mondiali, i medesimi finiti nel bottino di Hakkinen. Michael conquista la pole, ma in gara è costretto ad inseguire fin dalla prima curva il finlandese, che parte meglio di lui e fa sua la prima posizione. E qui, proprio qui, fu evidente al mondo intero uno dei punti di forza della Scuderia di Maranello: la tattica delle soste ai box. Lì si sarebbe deciso il Mondiale. Schumacher lo sapeva, i suoi uomini anche. A tredici giri dalla fine Michael rientrò per il pit stop, tre giri dopo Mika. </strong></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"><strong>Queste le parole di Ross Brawn in quegli attimi:</strong></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"><strong> </strong></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><em><span style="font-size:small;"><span style="font-family:Times New Roman;"><strong>“Vieni Michael, è un hot stop” (lo chiama letteralmente così Ross Brawn, per indicare quanto si tratti di una sosta delicata).</strong></span></span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><em><span style="font-size:small;"><span style="font-family:Times New Roman;"><strong>“Ok Michael, lui sarà lì quando uscirai. Io cercherò di guidarti, di parlarti mentre uscirai dai box…”</strong></span></span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><em><span style="font-size:small;"><span style="font-family:Times New Roman;"><strong>“E’ stato un pit abbastanza buono Michael”.</strong></span></span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><em><span style="font-size:small;"><span style="font-family:Times New Roman;"><strong>“No, è stato buono Michael”.</strong></span></span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><em><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"><strong>“Vai, vai, è stato perfetto Michael. Position one. Position one. Ora ti basta restare in pista…”</strong></span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"><strong> </strong></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"><strong>E Schumacher in pista ci rimase eccome. Semplicemente vinse quel Gran Premio, vinse proprio quel Gran Premio di Suzuka che così tanti problemi aveva creato negli anni precedenti. Vinse il Mondiale Piloti, riportando la Ferrari ai vertici della Formula Uno, scrivendo la Storia, facendo esplodere di gioia migliaia di tifosi in tutto il mondo, senza dubbio quei piccoli grandi uomini, all’incirca seicento, che con lui avevano lavorato, sudato, gioito e pianto. Che con lui, insieme a lui, quella Storia l’avevano riscritta. Era solo l’inizio di un dominio assoluto che avrebbe portato persino delle modifiche ai regolamenti, forse a causa di una Ferrari troppo vincente, così tanto distante da tutti gli altri da rendere le gare noiose per alcuni. Le regole furono riscritte, ma la Ferrari continuò a vincere.</strong></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"><strong>Nell’inverno precedente a quella stagione, Schumacher aveva dichiarato: </strong></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"><strong> </strong></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><em><span style="font-size:small;"><span style="font-family:Times New Roman;"><strong>“Mi piacerebbe diventare il primo campione del mondo del nuovo secolo”. </strong></span></span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"><strong> </strong></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"><strong>Detto fatto Schumi; la F1 2000, una squadra compatta e affiatata, gente di talento e spinta dalla passione, tifosi sparsi in tutto il mondo e un Paese intero, il nostro, che forse da quel momento più che in ogni altro è diventato anche un po’ il tuo, ti hanno aiutato, sostenuto. E ora gioiscono con te. Campione. Campioni.</strong></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"><strong> </strong></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"><strong>La lunga serie di successi e di record che Schumacher e la Ferrari avrebbero negli anni successivi fatto segnare, erano solo all’inizio. Stagione 2001, stagione in cui era necessario confermarsi leader, stagione quindi di grandi pressioni, di grandi attese. Bisognava vincere ancora. </strong></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"><strong>Il Gran Premio di esordio fu nuovamente in Australia, il 4 marzo. Ed esattamente come l’anno precedente, Michael conquisterà pole e vittoria, ma questo sarà comunque un Gran Premio triste, perché morirà un commissario a bordo pista, colpito da una ruota scattatasi durante la collisione tra Villeneuve e Ralf Schumacher.</strong></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"><strong>E ci si cominciò davvero a chiedere quali potevano essere le contromisure per salvaguardare non solo la vita dei piloti e dei meccanici, ma anche quella dei commissari e del pubblico stesso, che quel giorno a Melbourne contò nove feriti.</strong></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"><strong>La seconda gara venne disputata in Malesia, e per la Ferrari si trattò di un doppio successo: non solo Schumacher vinse, ma Barrichello arrivò secondo, regalando agli uomini in Rosso la cinquantesima doppietta della storia Ferrari.</strong></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"><strong>A San Paolo, quindici giorni dopo, la Scuderia di Maranello ebbe invece qualche problema. Michael venne superato sia da un giovane e ambizioso Montoya che proprio quell’anno faceva il suo ingresso in Formula Uno, sia dal solito David Coulthard. Schumacher arriverà secondo, ritrovandosi in testa al Mondiale con soli sei punti di vantaggio sullo scozzese dopo appena tre gare disputate.</strong></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"><strong>E a Imola non sarebbe andata meglio: Schumacher fu costretto al ritiro a causa del danneggiamento e della successiva foratura della ruota anteriore sinistra. Barrichello invece, partito dalla sesta posizione, riuscì ad arrivare terzo limitando i danni quantomeno sul fronte Costruttori. Quel giorno la gara fu vinta da Ralf, fratello di Michael. Unica nota positiva per il tedesco, che quello stesso giorno si vide raggiungere ed appaiare in classifica da Coulthard.</strong></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"><strong>Il quinto Gran Premio della stagione andò in onda a Barcellona, dove un imprevisto servì su un piatto d’argento dieci importantissimi punti al numero uno della Ferrari. Infatti Mika Hakkinen, l’eterno corretto rivale di Michael, ruppe il motore all’ultimo giro. </strong></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"><strong>A fine gara Schumacher non esulterà come al suo solito. Andrà piuttosto da Mika, lo abbraccerà confessandogli il dispiacere per un vittoria ottenuta così. A Michael piace vincere in pista, e non superando una macchina ferma. E Hakkinen è stato il suo grande rivale per quattro anni, tra loro c’è stima e rispetto reciproci.</strong></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"><strong>Il sesto Gran Premio sarà un Gran Premio particolare, ricco di emozioni. Quello austriaco è uno dei pochissimi circuiti su cui Schumacher non ha ancora vinto. La pole è sua, ma in gara il tedesco parte male. E’ subito costretto ad inseguire Ralf e Montoya. Il giovane Schumacher però si ritirerà al 10° giro, e Michael riuscirà a riprendere il colombiano, cercando ripetutamente di superarlo. Alla fine entrambe le macchine finiranno nella sabbia: Montoya infatti ritardò così tanto la frenata per non farsi passare, da trascinare fuori pista anche la monoposto Rossa. Schumacher riuscì comunque a ripartire dalla sesta posizione. Nel frattempo Barrichello aveva raggiunto la testa della corsa. Col passare dei giri le cose cambiarono ancora: Coulthard riuscì a passare Rubens ai box, e Michael a risalire fino in terza posizione. Ma David è l’avversario più temibile, e sta andando a vincere il Gran Premio. Così dai box arriva l’ordine di far passare Schumi, di invertire le posizioni con Barrichello, secondo in quel momento davanti al tedesco.</strong></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"><strong> </strong></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><em><span style="font-size:small;"><span style="font-family:Times New Roman;"><strong>“Rubens, lascia passare Michael”.</strong></span></span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><em><span style="font-size:small;"><span style="font-family:Times New Roman;"><strong>“Rubens, lascia passare Michael, fallo per il campionato”.</strong></span></span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><em><span style="font-size:small;"><span style="font-family:Times New Roman;"><strong>“Lascialo passare, per favore…”</strong></span></span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><em><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"><strong> </strong></span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"><strong>Il brasiliano, chiaramente controvoglia, ubbidì agli ordini di scuderia, ma lo fece solo a pochi metri dal traguardo, tanto da far risaltare il tutto platealmente. Dopo l’accaduto, in molti pensarono ad una definitiva rottura dei rapporti fra i due piloti. Ma non fu così. La forza della Ferrari è sempre stata anche questa: tutti per uno e uno per tutti. Una grande famiglia.</strong></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"><strong>A Montecarlo Michael tornerà a vincere, mentre quindici giorni dopo, in Canada, otterrà il secondo posto dietro al fratello Ralf e davanti al rivale di sempre Mika. Ora i punti di vantaggio su Coulthard erano 18, e aumenteranno ancora, diventando 24 al Gran Premio d’Europa, durante il quale i due fratelli tedeschi si daranno battaglia, una battaglia che alla fine vedrà vincere Michael. E in Francia le cose andranno persino meglio: i punti di vantaggio diventeranno 31, Schumacher vincerà la gara, la cinquantesima della sua carriera, grazie ad una strategia vincente ai box, che gli permetterà di superare il fratello, secondo alla fine della gara. A completare l’ottimo week-end il terzo posto di Barrichello.</strong></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"><strong>A Silverstone Michael non vincerà, arriverà terzo alle spalle di Hakkinen e del giovane ed esuberante Montoya. Ma i punti di vantaggio in prospettiva Mondiale salgono ancora, ora sono 37, con Coulthard ancora una volta fuori dai giochi, protagonista di un incidente con Trulli alla prima curva. A Monza e in Germania Schumacher sarà costretto al ritiro per problemi tecnici che lo vedranno coinvolto in due pericolosi incidenti, fortunatamente senza conseguenze. </strong></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"><strong>Ma la situazione era comunque rimasta invariata, anzi, si faceva ancora più favorevole: 37 punti di vantaggio e sole cinque gare al termine. E il giorno perfetto sarà quello del Gran Premio d’Ungheria: pole e vittoria per Schumi, seconda posizione per Barrichello. In un colpo solo Mondiale Piloti e Mondiale Costruttori, doppietta Ferrari, cinquantunesima vittoria per il tedesco, quarto mondiale, il secondo consecutivo con la Scuderia di Maranello. Schumacher non riesce a trattenere la gioia; piange, salta. Il suo inconfondibile salto sul podio, il suo, quello che lo ha sempre contraddistinto. E che quel giorno, con ancora quattro Gran Premi da disputare ed il titolo già in tasca, sembrò un po’ più alto del solito. L’uomo dei record, gli fecero notare tutti. Lui rispose, la squadra dei record. Disse:</strong></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"><strong> </strong></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><em><span style="font-size:small;"><span style="font-family:Times New Roman;"><strong>“Qui c’è un calore, un’umanità che in altri posti non ho trovato. Dopo la mia famiglia, sono loro le persone più importanti della mia vita. Li amo tutti. Ho cercato di gridarglielo via radio, dopo la gara.”</strong></span></span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><em><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"><strong> </strong></span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"><strong>Negli ultimi quattro Gran Premi rimanenti Schumacher vincerà ancora in Belgio e in Giappone, portando a nove il numero della gare vinte durante la stagione, e a 123 i punti in classifica. Una stagione da sogno. Un sogno diventato realtà. E il meglio doveva ancora arrivare.</strong></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"><strong> </strong></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"><strong>La leggenda Ferrari è solo all’inizio. Un’altra stagione, quella 2002. Possibile vincere meglio della stagione precedente? Possibile fare di più? Possibile.</strong></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"><strong>La Ferrari raggiungerà il culmine del suo dominio, un dominio assoluto. Su 17 Gran Premi ne vincerà 15, 11 soltanto Schumacher. Il tedesco diventerà, piangendo di felicità per tutto l’ultimo giro del Gran premio di Francia, campione del mondo con 6 gare d’anticipo, finendo la stagione con un bottino di 221 punti, ovvero l’esatta somma di tutti i punti degli avversari messi insieme. Michael quell’anno andò sempre sul podio, così come la Rossa, sempre sul podio dal Gran Premio della Malesia in poi, anno 1999. </strong></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"><strong>Fu una stagione strepitosa, nella quale i colpi di scena non mancarono. A Zeltweg, a Barrichello venne chiesto di farsi passare da Schumacher. Il brasiliano rispettò gli ordini di scuderia, frenando quasi sulla linea d’arrivo. Con il senno di poi, visto lo strapotere Ferrari, non ce ne sarebbe stato bisogno. Michael quel giorno lasciò simbolicamente il gradino più alto del podio e il trofeo del primo classificato a Rubens, il tedesco era infatti perfettamente consapevole di essere arrivato lui in seconda posizione, nonostante l’ordine d’arrivo ufficiale.</strong></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"><strong>Più tardi, ad Indianapolis, le due Ferrari arriveranno sul traguardo appaiate, Michael frenerà negli ultimi metri, lasciando vincere Rubens. Favore ricambiato, segno di gratitudine e di stima. Reciproca. Barrichello otterrà così il secondo posto nel Mondiale Piloti. E si chiuderà una stagione fantastica che vedrà la Ferrari esercitare il più lungo dominio nella Storia della Formula Uno, e Michael Schumacher affermarsi come il più grande pilota di tutti i tempi.</strong></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"><strong> </strong></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"><strong>Il 2003 sarà un anno meno facile, ma ugualmente vincente. Fu ancora una volta il Gran Premio del Giappone lo scenario dell’ultimo atto di un’annata che avrebbe ancora una volta visto vincere gli uomini in Rosso. In pole c’era Barrichello, con il diretto rivale di Michael, Raikkonen, in ottava posizione. Schumacher invece partiva dalla quattordicesima. </strong></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"><strong>Al 6° giro un incidente con Salo, l’alettone anteriore danneggiato: subito ai box e rientro in pista in ventesima posizione. Michael è nervoso, tanto che comincia a parlare senza sosta con gli uomini al box, chiedendo informazioni sulle posizioni degli altri. Ross Brawn, uomo di motori, uomo esperto, che ben conosce il campione tedesco, interviene cercando di ristabilire calma e concentrazione. Dice a Michael:</strong></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"><strong> </strong></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><em><span style="font-size:small;"><span style="font-family:Times New Roman;"><strong>“Michael, stai zitto e guida”</strong></span></span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"><strong> </strong></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"><strong>Parole che in certi momenti possono sembrare brutali, ma che ti aiutano, ti accompagnano, ti guidano verso un trionfo che è ancora una volta di squadra. </strong></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"><strong>Quello fu il Gran Premio in cui La Ferrari vinse Mondiale Piloti e Mondiale Costruttori. Barrichello vinse la gara, tenendo dietro Raikkonen e permettendo a Schumacher di vincere il suo sesto mondiale, nonostante l’ottavo posto in gara. Un punto, un piccolo preziosissimo punto che alimentò la Leggenda. Ancora Campioni.</strong></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"><strong> </strong></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"><strong>La professionalità di Schumacher fu ancora una volta determinante. Il suo motorista, Mattia Binotto, racconta:</strong></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"><strong> </strong></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><em><span style="font-size:small;"><span style="font-family:Times New Roman;"><strong>“La sua dedizione non è più una sorpresa per noi. C’è stato una anno in cui due giorni dopo aver vinto il Mondiale Piloti, lo trovammo alle 8.00 già in pista al Mugello, per alcuni test programmati da tempo. Chiunque si sarebbe fatto sostituire da un collaudatore, Michael no. Era lì in pista come se il Mondiale fosse ancora in gioco. Tutto questo serve a<span>  </span>fare squadra, a dare ancora più motivazioni a chi lavora con lui”.</strong></span></span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><em><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"><strong> </strong></span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"><strong>Già, la squadra. E’ una squadra che segue Schumacher, che vuole bene a Schumacher, e che il tedesco considera la sua seconda famiglia. E rimane indelebile nella memoria quel sesto giro dell’ultimo Gran Premio, in Giappone, quando Michael rientrò ai box per sostituire l’alettone anteriore danneggiato in seguito allo scontro con Salo. Massimo Trebbi, addetto a sollevare la monoposto con il cavalletto piazzandolo proprio sotto l’ala anteriore, si rese immediatamente conto che i sostegni necessari per l’operazione erano saltati nel tamponamento. E così non ci pensò su due volte: si piegò sul muso della F2003-GA e lo sollevò, lo tenne su, subito aiutato da altri quattro meccanici. Questa mossa permise alla Ferrari numero uno di essere riparata, di ripartire, di finire la gara, di vincere il Mondiale. </strong></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"><strong>Questo episodio è il simbolo di quella compattezza e di quel senso del gruppo che spinsero la Scuderia di Maranello a livelli inarrivabili per chiunque altro. La forza stava tutta lì. In un gruppo di circa seicento uomini. Tutti ugualmente importanti.</strong></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"><strong> </strong></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"><strong>Il 2004 sarà l’anno della consacrazione definitiva. Un anno in cui molti si aspettavano un calo da parte della Scuderia di Maranello. E anche da parte di un pilota ormai vincitore di sei titoli mondiali, e quindi, forse, già sufficientemente appagato. Ma si sbagliavano. </strong></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"><strong>La Ferrari vinse il suo sesto Mondiale Costruttori consecutivo, Schumacher conquistò il suo settimo titolo mondiale, il quinto consecutivo, con quattro Gran Premi ancora da disputare. </strong></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"><strong>E’ l’anno in cui non c’è competizione. La Rossa corre sostanzialmente da sola, è l’anno dei record, di nuovi record che vanno a perfezionare quelli già ottenuti nelle stagioni precedenti. Un anno in cui il trionfo sarà assoluto, con ben otto doppiette e oltre ottanta vittorie in carriera per il fuoriclasse tedesco.</strong></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"><strong>Jean Todt dice di lui:</strong></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"><strong> </strong></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><em><span style="font-size:small;"><span style="font-family:Times New Roman;"><strong>“Professionalmente parlando ciò che mi impressiona di più è la sua fame di vittorie; è unica. Lui è già nella leggenda da molto tempo, però non ci pensa, resta sempre concentrato sulle gare, su quello che fa”.</strong></span></span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"><strong> </strong></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"><strong>Questo è Michael Schumacher. E’ questo ed è molto altro. Michael è un campione, il più grande campione di Formula Uno di tutti i tempi. Da quando ha lasciato le corse la sua mancanza si sente moltissimo. Tanto che è forte la sensazione, quelle rare volte che lo si vede ancora all’interno dell’abitacolo di una Ferrari per qualche test, che quella macchina sia ancora sua, sua soltanto. E che gli altri l’abbiano solo in prestito. </strong></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"><strong>E accanto al suo immenso talento mi piace sempre ricordare il suo lato umano e generoso, quello che tiene nascosto, quello che non mostra alle telecamere. La dolcezza e la solidarietà di un uomo, di uomo come tutti gli altri. In molti forse non sanno che Schumacher si è sempre dato molto da fare per chi è meno fortunato. Donazioni, partecipazioni, telefonate, visite. E chi lo ha sempre criticato per non aver mostrato questo suo lato, non ha capito nulla. Perché queste sono cose che non si mettono sotto ai riflettori, che non si sbandierano al mondo intero. Sono gesti che nascono nel cuore, e che lì devono rimanere gelosamente custoditi.</strong></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"><strong> </strong></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><strong><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">Non rimane che un semplice ma grande e sentito <em>grazie</em> a questa Scuderia, alla Ferrari, ai suoi uomini; escluso nessuno. Grazie per le vittorie sudate e i trionfi schiaccianti. Grazie per lo spirito di squadra, per quel senso dell'altro e del gruppo che ha dato una lezione di professionalità al mondo intero, facendoci sentire orgogliosi di essere italiani. Grazie all'uomo-simbolo di questa Squadra, a Michael Schumacher, per la dedizione e la serietà con cui ha lavorato in tutti questi anni. Grazie perchè la passione, mia personale, per questo sport, è cresciuta insieme a voi. Voi che siete e rimarrete sempre il Dream Team.</span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"> </p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><strong><span style="font-family:Times New Roman;"><span style="font-size:small;">{Per le dichiarazioni dei diretti protagonisti (frasi virgolettate e in corsivo): <em>Formula Ferrari</em>, Boroli Editore}</span></span></strong></p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Lavoro e dignità]]></title>
<link>http://skrivere.wordpress.com/?p=58</link>
<pubDate>Wed, 11 Jun 2008 13:50:56 +0000</pubDate>
<dc:creator>skrivere</dc:creator>
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<description><![CDATA[
Sul Corriere della Sera del 7 giugno 2008 il giornalista Beppe Severgnini scrive che un ragazzo ita]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://i292.photobucket.com/albums/mm33/skrivere/italiaans.jpg" target="_blank"><img style="vertical-align:baseline;" src="http://i292.photobucket.com/albums/mm33/skrivere/italiaans.jpg" alt="" width="647" height="599" /></a></p>
<p><a href="http://i292.photobucket.com/albums/mm33/skrivere/italiaans.jpg" target="_blank">Sul Corriere della Sera del 7 giugno 2008</a> il giornalista Beppe Severgnini scrive che un ragazzo italiano laureato in scienze della comunicazione non accetterebbe mai un lavoro da spazzacamino. La cosa viene detta con un palese sentimento di commiserazione, in quanto Severgnini lascia intendere che il ragazzo farebbe bene ad accettare simili lavori, visto che "non c'è più molto da comunicare" e si rischia di "arrivare a quarant'anni tra contrattini e collaborazioni".</p>
<p>Vorrei spiegare a Severgnini un paio di cose.</p>
<p>Anzitutto, non è vero che c'è poco da comunicare, visto che si tratta di una attività vecchia quanto l'uomo su questa terra e i mezzi di comunicazione si evolvono con tale rapidità da coinvolgere un numero sempre crescente di soggetti coinvolti. Lui stesso è un comunicatore, e queste cose dovrebbe saperle. Tra l'altro, dovrebbe pure sapere che molti comunicatori di oggi farebbero bene a starsene un po' zitti, ogni tanto, almeno a giudicare dalle stronzate che dicono.</p>
<p>Secondo, se qualche giovane laureato in comunicazione fatica a trovare un cantuccio presso una redazione o un ufficio dove possa occuparsi di affari inerenti alle sue qualifiche, è colpa di gente ultraraccomandata e politicamente sponsorizzata, possibilmente coi capelli bianchi, che non lascia spazio a giovani più freschi e capaci.</p>
<p>Terzo, i contrattini e le collaborazioni sono la vergogna dell'Italia, che non si preoccupa della stabilità e del futuro dei giovani. Paghe da fame, orari di lavoro elastici (ma sempre a favore del datore), niente ammortamenti per una futura pensione: perché Severgnini, che scrive libri, articoli e tiene in mano il microfono davanti a una telecamera, non parla più ampiamente di queste cose? Perché non ci informa sul precariato con dovizia di particolari anziché parlarci di spazzacamini e della nobile umiltà di chi pratica questa professione?</p>
<p>Quarto, l'Italia è una Repubblica fondata sul lavoro. Mi pare che una sessantina d'anni fa questo fosse chiaro, tanto da andarlo a scrivere nel primo articolo della Costituzione.<br />
Chi ha tradito lo spirito della Costituzione italiana? Con quali leggi? Come si permette, qualcuno, di affermare che un laureato farebbe meglio a improvvisare una carriera da spazzacamino? Se uno ha studiato, è bene che segua le proprie aspirazioni e svolga un lavoro attinente alle materie su cui si è formato. E' un diritto sacrosanto di ogni cittadino, trovare un lavoro che lo soddisfi. Se questo non è possibile, ciò è dovuto a chi ha trasformato l'Italia in una nazione sottosviluppata, nella quale non si va avanti per meriti e persino le attività che richiedono cultura, intelligenza, istruzione e preparazione tecnica vengono "assegnate" dai potenti in base alle amicizie.</p>
<p>Ecco come si è ridotta l'Italia: chirurghi politicanti, primari ospedalieri con la tessera di partito, assessori e sindaci con quote e azioni di cliniche private, giornalisti obbedienti, intellettuali di basso rango che predicano lo <em>status quo</em> (l'intellettuale dovrebbe invece porre nuovi problemi, aprire discussioni), scrittori adulatori del potere, imprenditori che sfruttano i dipendenti col beneplacito dei governi, che a loro volta sono fatti da imprenditori, editorialisti che auspicano il ritorno ai mestieri di una volta.</p>
<p>Solo su una cosa Severgnini ci ha visto bene: personalmente, anche se fossi laureato in qualche altra cosa e non in scienze della comunicazione, riterrei offensiva la soluzione di fare lo spazzacamino, e spero che la pensino così tutti i laureati italiani. Non si tratta, come tenterà qualche malizioso, di screditare la figura dello spazzacamino, che come uomo vale quanto un medico. Qui si tratta di tenere alta la considerazione che si ha di se stessi, senza dover accettare per forza dei lavori che sono al di sotto della propria formazione. Gente come Severgnini, gente come il signor Bagli che gli ha scritto una lettera melensa, e gente come i nostri politici che gridano al bamboccione ed esortano a fare lavori manuali anche con la laurea, non fanno altro che attentare alla dignità di chi ha studiato, spesso con sacrifici economici ingenti da parte della famiglia, laddove lo Stato è latitante e non finanzia né gli studi né la ricerca dei suoi giovani.<br />
<a href="http://tracking.publicidees.com/clic.php?partid=13107&#38;progid=820&#38;promoid=16367" target="_blank"><br />
</a></p>
<p><a href="http://tracking.publicidees.com/clic.php?partid=13107&#38;progid=705&#38;promoid=13312" target="_blank"><br />
</a></p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Siamo una squadra fortissimi!!]]></title>
<link>http://acquadifonte.wordpress.com/?p=89</link>
<pubDate>Tue, 29 Apr 2008 13:24:28 +0000</pubDate>
<dc:creator>acquadifonte</dc:creator>
<guid>http://acquadifonte.wordpress.com/?p=89</guid>
<description><![CDATA[ 
Oggi voglio parlare della mia prima esperienza lavorativa, come scrutatrice durante le recenti vo]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"><strong> </strong></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"><strong>Oggi voglio parlare della mia prima esperienza lavorativa, come scrutatrice durante le recenti votazioni. </strong></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"><strong> </strong></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"><strong>E’ stata una prova che mi ha arricchita sotto il punto di vista umano, assolutamente. Ho avuto la fortuna di capitare in ‘squadra’ con persone in gamba, oneste e professionali, precise e gran lavoratrici.</strong></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"><strong> </strong></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"><strong>Chi non ha mai vissuto questa esperienza probabilmente non può rendersi conto dell’enorme mole di lavoro che in appena tre giorni, a partire dal sabato, bisogna portare avanti. </strong></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"><strong> </strong></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"><strong>Innanzi tutto la preparazione delle schede, che vanno contate, timbrate, firmate. E ancora contate, contate, e contate di nuovo per essere assolutamente sicuri del numero esatto. La precisione e l’attenzione sono fondamentali.</strong></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"><strong> </strong></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"><strong>Poi c’è la lunga preparazione dei verbali, delle buste; e il vero e proprio rapporto con la gente, nel momento in cui la sezione apre per quattordici ore filate la domenica e otto il lunedì. </strong></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"><strong> </strong></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"><strong>Senza parlare del momento in cui c’è il conteggio: ancora verbali, montagne di verbali; una preparazione scrupolosa e precisa, una sorta di puzzle in cui ogni pezzo deve combaciare esattamente con ogni altro. Non si può sbagliare nulla.</strong></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"><strong>E poi contare più e più volte le schede, dividerle per partito, dividerle per candidato e dividerle per preferenze laddove presenti.</strong></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"><strong>Vi assicuro che tutto questo comporta uno stress non indifferente e stanchezza ovviamente (ci si alza all’alba e si torna a casa a notte fonda se non addirittura la mattina del giorno dopo!).</strong></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"><strong> </strong></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"><strong>Ma al di là della stanchezza e della perenne massima concentrazione, c’è stato il lavoro di squadra, l’attenzione di ciascuno per far sì che ogni conto tornasse. E allora penso di essere stata davvero fortunata, perché con voi ragazzi, c’è stato un ottimo lavoro di squadra, un affiatamento nato subito anche se non ci conoscevamo, la voglia di lavorare seriamente, l’attenzione da parte di tutti, la precisione in ogni gesto.</strong></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"><strong> </strong></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"><strong>Senza poi dimenticare i momenti comici, perché anche quelli ci sono stati; come quando dopo centinaia di ‘prego signora, cabina numero tot’ c’è stato un ‘prego signora, si accomodi nell’urna!’; frase sulla quale ovviamente abbiamo riso molto, tra la stanchezza e la consapevolezza di aver trovato persone con cui condividere nel migliore dei modi questa esperienza di lavoro e di vita.</strong></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"><strong>Come quando abbiamo rincorso le persone per farci restituire la matita, o quando a causa di uno scambio di documenti, abbiamo dovuto recuperarli e riconsegnarli ai legittimi proprietari, ritrovando in quei ‘grazie’ degli interessati, un sorriso e l’energia per continuare al meglio.</strong></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"><strong> </strong></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"><strong>Abbiamo lavorato tantissimo e bene ragazzi! E posso dirvi in tutta sincerità che con persone come voi questa esperienza la rifarei, perché quando ci sono serietà, collaborazione, attenzione e per giunta ci si trova anche bene a livello umano, allora la fatica lascia il posto alla soddisfazione per il buon lavoro svolto, la stanchezza scompare di fronte all’arricchimento umano, ai tanti sorrisi, al rispetto.</strong></span><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"><strong> </strong></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"> </p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"><strong>E allora, detto questo non mi rimane che aggiungere, come tante volte ci siamo detti nei giorni passati: </strong></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"><strong> </strong></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"><strong>SIAMO UNA SQUADRA FORTISSIMI!!</strong></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"><strong> </strong></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"><strong>Un grande saluto a ciascuno di voi ragazzi</strong>  :-)</span></p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Caserta- Lettera aperta al PD (di Pasquale Iorio CGIL Campania)]]></title>
<link>http://altocasertano.wordpress.com/?p=2251</link>
<pubDate>Sun, 20 Apr 2008 19:10:25 +0000</pubDate>
<dc:creator>ufficistampa</dc:creator>
<guid>http://altocasertano.wordpress.com/?p=2251</guid>
<description><![CDATA[Caserta-(di Pasquale Iorio) In questi giorni sulla stampa locale si è animato il dibattito -con int]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft" style="float:left;" src="http://www.cgil.it/ffr/images/loghi_vari/logoCGIL.gif" alt="" width="69" height="87" />Caserta</strong>-(di <em>Pasquale Iorio</em>) In questi giorni sulla stampa locale si è animato il dibattito -<img class="alignright" style="float:right;" src="http://democraticicorsichesi.blog.kataweb.it/files/2007/11/logo_pd1.jpg" alt="" width="94" height="62" />con interviste, commenti e dichiarazioni - sui risultati alle elezioni politiche, che anche nella nostra provincia hanno punito le forze del Partito Democratico e della sinistra, a vantaggio del centro destra.<br />
Pur comprendendo l'amarezza e la dura condanna verso un sistema elettorale che rischia di schiacciare ogni forma di partecipazione attiva<!--more Continua a leggere-->, non condivido le posizioni estreme (quasi una forma di "antipolitica") espresse da alcuni autorevoli esponenti del mondo della cultura e dell' associazionismo  cattolico. Infatti, considero la rinuncia al voto come un atto di protesta sterile ed un messaggio pericoloso per la vita civile e democratica. In una democrazia il voto rappresenta comunque uno strumento di partecipazione e di cittadinanza attiva. Non esercitarlo significa togliere alle persone un diritto/dovere sancito dalla nostra Costituzione, come prima regola e valore basilare per ogni cittadino. Nello stesso tempo trovo giuste tutte le osservazioni critiche rivolte nei confronti di quelle forze (come il PD e la sinistra arcobaleno) che governano le istituzioni locali. Finora è mancato un radicamento nel territorio; non emergono programmi e progetti per cambiare e innovare l'economia e la società. A questo punto è necessario da parte di tutti uno scatto di umiltà e di ricerca autocritica. Continuo a pensare che anche nel Mezzogiorno ed in Terra di Lavoro si può rilanciare una politica fatta di valori e di contenuti, di proposte e di progetti per il raggiungimento del bene comune . Bisogna mettersi all'opera innanzitutto con il contributo e con l'intelligenza di tante persone del mondo della cultura e dell'università, del lavoro e delle imprese, delle competenze e delle professionalità. I partiti devono aprirsi alle forze più attive della società, in primo luogo al mondo dell'associazionismo e del volontariato (laico e cattolico), che è presente ed attivo in tanti settori e realtà locali. Per quanto riguarda il PD (nel quale continuo a militare), auspico che a partire dalla prossima riunione dell'esecutivo provinciale venga fuori un programma di lavoro per organizzare la rete dei circoli e delle strutture organizzative in tutto il territorio (non serve a nessuno un partito del leader senza collegialità e senza basi sociali). L'altra strada da percorrere è quella di promuovere iniziative su contenuti e progetti, a partire dalla promozione di aree tematiche aperte al contributo di competenze su temi fondamentali per lo sviluppo (dall'ambiente ai beni culturali, dal lavoro alle imprese,dalla sanità ai trasporti, dai giovani alle politiche sociali).  In questo senso, insieme con altre persone del mondo della scuola e della formazione, abbiamo avviato la costruzione dell'area tematica del sapere (allo stato l'unica presente sul sito casertano). Di questi temi nella campagna elettorale si è parlato molto poco, sono rimasti del tutto marginali (tranne qualche iniziativa sporadica). Invece bisogna recuperare -soprattutto nel Sud - la consapevolezza che solo investendo nel sapere e nella conoscenza si possono creare le condizioni per ridare una speranza ed un futuro ai giovani, alla vera ricchezza che è costituita dal "capitale umano e sociale" dei nostri territori. Il ruolo delle scuole autonome e delle università deve diventare strategico per ogni progetto di sviluppo e di innovazione (in tal va accolto l'accorato appello lanciato su un quotidiano dal preside <strong>Nicola Melone</strong> ). Con questa Area Tematica cercheremo di rilanciare delle proposte ed un piano di lavoro per porre al centro alcune priorità: la formazione permanente (a breve si insedierà a Caserta la prima conferenza provinciale dell'EDA); l'educazione per la cittadinanza e la cultura della legalità (in primo luogo come contrasto all'evasione scolastica); la formazione tecnico superiore e la diffusione di una cultura scientifica; il ruolo dei centri di competenza e di ricerca per nuova occupazione; un osservatorio per i patti formativi locali e per la formazione continua. Con l'iniziativa e con il lavoro concreto - speriamo anche negli altri settori strategici - si può dare un senso alla "politica" come costruzione di una partecipazione attiva alla vita civile ed istituzionale, come valore fondante di una democrazia fatta di diritti e tutele, di eguaglianza, di solidarietà e di sussidiarietà, capace di tenere insieme processi di innovazione e di coesione sociale nelle politiche territoriali di sviluppo. (Articolo di <strong>Pasquale Iorio </strong>CGIL Campania )<br />
Pubblicato da red. prov. "Alto Casertano-Matesino &#38; d"</p>
<p> </p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Professionalità premiata]]></title>
<link>http://owblog.wordpress.com/?p=246</link>
<pubDate>Sun, 13 Apr 2008 08:41:57 +0000</pubDate>
<dc:creator>Jack</dc:creator>
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<description><![CDATA[Lunedì scorso sono stati assegnati i premi Pulitzer. Addirittura sei sono andati al Washington Post]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Lunedì scorso sono stati assegnati i <a title="Pulitzer 2008" href="http://www.pulitzer.org/" target="_blank">premi Pulitzer</a>. Addirittura sei sono andati al Washington Post, due al New York Times, e via via tutti gli altri. Quest'anno - come tutti gli anni - c'è stato un Pulitzer alla carriera (Special citation): i premiati in questa categoria sono tutti coloro, solitamente non giornalisti, che nella loro vita artistica hanno dato qualcosa più degli altri. L'edizione 2008 ha visto assegnare il Pulitzer al poeta del rock Bob Dylan.</p>
<p>Perché in Italia non riusciamo a premiare il giornalismo di qualità e soprattutto dare la garanzia a chi legge i giornali, vede un reportage in tv, guarda i documentari, che il giornalista che l'ha ideato, girato e scritto è "<em><strong>bravo e premiato</strong></em>"?<br />
Pensiamo anche alle cose fuori dagli schemi classici, il mestiere del giornalista può anche esserlo. Innovazione è anche questo. O no?</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Edizioni Gallivantis presenta: Il manuale del semplice approccio]]></title>
<link>http://pattymeet.wordpress.com/?p=797</link>
<pubDate>Fri, 11 Apr 2008 08:57:21 +0000</pubDate>
<dc:creator>pattymeet</dc:creator>
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<description><![CDATA[Con le donne sei sfigato, sei una merda con gli approcci, non capisci le regole fondamentali, per fa]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:10pt;font-family:Georgia;">Con le donne sei sfigato, sei una merda con gli approcci, non capisci le regole fondamentali, per far colpo credi ancora che basti citare Narciso e Boccadoro e mettere occhiali da sole a specchio. Le donne ti odiano.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:10pt;font-family:Georgia;">Compra oggi stesso il manuale del semplice approccio. Identifica il tipo di uomo che sei e segui le indicazioni. Troverai la tua anima gemella. Infallibile.</span></p>
<p><!--more se sei interessato continua--></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;font-family:Georgia;">Sei crepuscolare? </span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;font-family:Georgia;">L'uomo crepuscolare  e’ un depresso centripeto che si crogliola nella propria solitudine e non fa nulla per irretire. L’intimista si mette in un angolo e aspetta. L’intimista non infastidisce ma intriga, percio’ e’ ideale per catturare la donna nervosa eppure sensibile <span> </span>e attenta alle mode. </span><span style="font-size:10pt;font-family:Georgia;">La donna strozzata dalla sua infecondita’ definitiva, quella che lavora che ha poco tempo, la libera professionista ma anche la casalinga<span>  </span>che consulta siti, che si informa, utilizza il pc quale nuovo alleato per spaziare nel mondo della cultura e della scrittura, la casalinga ozpetekizzata che regala il videolibro di Hikmet. Un uomo crepuscolare </span><span style="font-size:10pt;font-family:Georgia;">offre loro la possibilita’ di uscire dalla mediocrita’ del quotidiano. </span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;font-family:Georgia;">Sei depresso? </span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;font-family:Georgia;">Il depresso ottimizza le sue crisi sfruttando il fascino del lamento esistenziale. Ha una personalita’ inquieta ed un fisico sciupato dall’affanno. Se ti riconosci in questo tipo di uomo buttati su animi adolescenti e tormentati, trafiggi le loro sensibilita’ emorragiche. Agli occhi di una ragazza apparirai profondo ed aprirai una crepa in cui s’infiltreranno volentieri per empatia gli animi infiammati delle giovani ragazze che sanno essere romantiche_quelle che un giorno avranno mariti perfetti che non si grattano il pacco_ e per simpatia quelli tristi, grinzosi e ribelli.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;font-family:Georgia;">Sei introverso, timido, impacciato? </span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;font-family:Georgia;">Il tuo approccio consiste nel gettare un complimento rivolto strabicamente a piu’ fanciulle in modo che si possa inceppare nella loro traiettoria ma senza dare a nessuna di esse la sicurezza di esserne la destinataria. In questo modo ne solleciterai la vanita’ senza farle sentire invase. Ovviamente si tratta di una tattica che richiede tempo, ideale per avvicinare giovani universitarie che hanno tempo da perdere e tutta la vita davanti per farsi irretire da qualche depresso. </span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="font-size:x-small;font-family:Georgia;">Ordina oggi stesso il Manuale del semplice approccio. Ti garantiamo almeno due incontri sessuali alla settimana! Soddisfatti o rimborsati. In allegato il libretto delle citazioni giuste, per essere ammiccanti ed andare ancora piu' a colpo sicuro!!!! </span></p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Litigate e sarete creativi]]></title>
<link>http://winp.wordpress.com/?p=166</link>
<pubDate>Wed, 20 Feb 2008 09:33:32 +0000</pubDate>
<dc:creator>thebiker</dc:creator>
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<description><![CDATA[Nell&#8217;inserto TuttoScienze de La Stampa di oggi, c&#8217;è un articolo sull&#8217;innovazione ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Nell'inserto TuttoScienze de <a target="_blank" href="http://www.lastampa.it">La Stampa </a>di oggi, c'è un articolo sull'<strong>innovazione</strong> e la miglior maniera possibile per perseguirla. Il pezzo è interessante di per sé, ma anche molto calzante nel dibattito sulle <strong>professionalità old/new media</strong>. L'autrice - Susanne Justesen, ricercatrice dell'Università di Copenhagen - parte con una considerazione antropologica tanto ovvia quanto poco tenuta assai poco nella giusta considerazione nei processi creativi, ma non solo: gli umani tendono a circordarsi di persone simili perché è più facile, senza considerare che in questo modo socchiudono, o addirittura sbarrano le porte all'innovazione. La novità, prosegue Justesen, consiste invece nel lavorare con <strong>individui diversi da noi</strong>, con tanti background culturali e professionali. E poi ancora: "l'innovazione è il risultato combinatorio di saperi diversi, provenienti da tante discipline e sensibilità, con i quali si crea un nuovo prodotto, un nuovo processo, un nuovo servizio.<br />
Dalla composizione dei team innovatori, l'autrice dell'analisi passa poi alla metodologia: "nelle squadre che hanno successo, ogni membro <strong>sfida apertamente gli altri</strong>, continuamente e con grande convinzione, e tutti i partecipanti non smettono di scambiarsi informazioni e punti di vista (...). Nelle squadre meno innovative, invece, gli individui tendono a trattarsi con un <strong>rispetto quasi eccessivo</strong> e la disciplina è sempre molto alta. (...) Ma com'è possibile mettere in forse le certezze del presente, se tutti sono sempre d'accordo?"</p>
<p>In barba a qualsiasi paradosso, io mi trovo d'accordo... :)</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Il padre dei vizi]]></title>
<link>http://pattymeet.wordpress.com/?p=698</link>
<pubDate>Tue, 12 Feb 2008 10:04:12 +0000</pubDate>
<dc:creator>pattymeet</dc:creator>
<guid>http://pattymeet.wordpress.com/?p=698</guid>
<description><![CDATA[
M’han fatto storta. Io volevo stare quieta ed in posizione orizzontale e dicevo guardate che anch]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p align="center"><a href="http://pattymeet.wordpress.com/files/2008/02/bientot.jpg" title="bientot.jpg"><img src="http://pattymeet.wordpress.com/files/2008/02/bientot.jpg" alt="bientot.jpg" /></a></p>
<p align="justify"><span style="font-size:10pt;font-family:Georgia;">M’han fatto storta. Io volevo stare quieta ed in posizione orizzontale e dicevo guardate che anche i romani antichi facevan il tifo per l’ozio ma loro, con sguardo sbieco, m’han spiegato che no, che l’ozio non e’ mica la pigrizia. <span> </span></span><span style="font-size:10pt;font-family:Georgia;">Per cui ieri, in preda ad una specie di inutile senso di colpa congenito -il retaggio cattolico me l’ha innestato nel dna e poi il superio di paterna matrice l’ha nutrito giorno dopo giorno- e galvanizzata da una passeggera fiducia in me stessa, ho accettato un terzo lavoro. </span></p>
<p align="justify"><span style="font-size:10pt;font-family:Georgia;">Io non volevo. Eh, caramia, ma che volevi fare? Lo sai quanti anni hai? Sei piu’ grande di Sharon Stone quando ha girato Basic Instinct. E lei e’ stata una tardona. Per cui, rassegnati, l’artista non la puoi fare, la speculazione non la puoi praticare e di ozio non ci puoi vivere. Han ragione loro: devi lavorare. E poi, scusa se te lo dico, ma come speculatrice sei una segaccia.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-size:10pt;font-family:Georgia;">Cosi' domani comincio il terzo lavoro ma in fondo non e' mai troppo tardi, voglio dire, la speranza e' l'ultima  a morire e magari non si sa mai, in fondo, mai dire mai. </span></p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Sara' un fallimento]]></title>
<link>http://pattymeet.wordpress.com/?p=656</link>
<pubDate>Mon, 11 Feb 2008 09:53:27 +0000</pubDate>
<dc:creator>pattymeet</dc:creator>
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<description><![CDATA[Sono qui a guardare Ratatouille e mi sento meglio. Mercoledi&#8217; dovro&#8217; andare a salvare il]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><font size="2">Sono qui a guardare Ratatouille e mi sento meglio. Mercoledi' dovro' andare a salvare il mondo dalla catastrofe. Ho lavato il mantello. Sono quasi pronta. </font></p>
<p align="justify"><font size="2">-Lei e' esperta in materia di fallimento? -Beh, via. -Se la sente di assistere ad una riunione del consiglio di amministrazione  il mio miglior cliente miliardario? -Fico. - Sono in gioco somme grosse, contiamo su di lei. - Oh, suvvia...  -Diciassette milioni di euro. </font></p>
<p align="justify"><font size="2">Quindi ora smettila di piagnucolare, potevi dirla la verita', no? Potevi dirglielo avvocato scusi tanto ma a parte la cosa di salire sull'aereo privato di rockefeller di tutto il resto sono incapace. Quindi adesso non ti rimane che vederla cosi'; se un topo puo' essere un grande chef, anche tu puoi prendere un aereo con rokfeller, andare alla riunione, parlare di opzioni su azioni, revocatorie fallimentari, parlare a giudici delegati, curatori, giusto? </font><font size="2"></font></p>
<p align="justify"><font size="2">-Giusto? -Zi.  -Meglio? -Zi. -E poi, fattelo dire, col mantello stai una favola.</font></p>
<p align="justify"><font size="2"><font size="+0"></font></font></p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Parliamo di clima organizzativo.....]]></title>
<link>http://cobasreto.wordpress.com/2007/12/19/parliamo-di-clima-organizzativo/</link>
<pubDate>Wed, 19 Dec 2007 15:27:47 +0000</pubDate>
<dc:creator>massimopanzani</dc:creator>
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<description><![CDATA[Parlare di CLIMA oggigiorno è  molto di moda, per i seri problemi che tutti, bene o male, conos]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p align="justify">Parlare di CLIMA oggigiorno è  molto di moda, per i seri problemi che tutti, bene o male, conosciamo e con i quali dobbiamo convivere e confrontarsi, per la nostra e le future generazioni.</p>
<p align="justify">Ma il CLIMA che ieri, all'assemblea organizzata dai COBAS RSU-Regione Toscana in via Alderotti presso la DG Diritto alla Salute e Politiche di Solidarietà, è stato affrontato, era di ben altra natura.</p>
<p align="justify"><em>Clima Organizzativo</em> suona bene, e a pronunciarlo, ti riempie la bocca, ti fa sentire bene; eppure, dentro l'Ente Regione Toscana è lui l'unico "assenteista" riconosciuto.</p>
<p align="justify">Ieri appunto, durante l'assemblea, si sono susseguiti vari interventi di colleghi presenti; tutti ricchi di contenuti preziosi e proposte interessanti, segno evidente che, se stimolate le persone dimostrano un bisogno vero e concreto di confrontarsi, di avere un "contatto intellettuale" con chi condivide il proprio stesso ufficio, corridoio, edificio.</p>
<p align="justify"><em>Clima Organizzativo</em>; qualcuno più famoso certamente di me potrebbe esclamare "..ma che belle parole!", ma davvero in Regione sono solo belle parole, davvero questo termine non dovrebbe servire a far fare bella figura a qualcuno o a giustificare la spesa sostenuta per incaricare una società (che magari nemmeno sa cosa sia Regione Toscana) a propinare ai dipendenti un questionario di valutazione;</p>
<p align="justify"><strong><em>Clima Organizzativo</em> a mio avviso dovrebbe essere un qualcosa che tutti i giorni, come si arriva sul posto di lavoro, si accende come si accende il proprio computer oppure la luce della stanza!</strong></p>
<p align="justify"><em>Clima Organizzativo</em> non deve discendere dal lavoro di verifica fatto con un test astratto dalla ditta XY, ma deve essere parte della "vita lavorativa", è il dirigente che, in quanto tale, con coscienza di essere umano deve creare il clima organizzativo all'interno della sua struttura.<br />
Se dirigenti lo si è con la "D maiuscola" , il <em>Clima Organizzativo</em> lo si crea girando per le stanze dei propri collaboratori, soffermandosi a parlare di lavoro e non solo di quello, instaurando una relazione basata sulla stima e rispetto professionale, ma fondata sul rispetto dell'individuo in quanto tale. Allora immaginate l'ente come un enorme puzzle, in cui i tasselli sono le varie strutture, partendo dall'alto fino a tutto il personale del comparto che fa parte del puzzle, e se ogni pezzetto portasse con se la sua parte di <em>Clima Organizzativo</em> ecco che si estenderebbe a tutto l'ente il valore di questa parola.</p>
<p align="justify"><strong>UTOPIA?<br />
Forse, ma certo non possiamo nemmeno subire un sistema</strong> ! che qualcuno sta cercando di trasformare in una sorta di neo-feudalesimo di bassa lega dove i rapporti tra le persone tendenzialmente vengono ignorati o peggio si cerca di mettere gli uni contro gli altri, e dove la classe dirigente tende ad accentrarsi poteri che consentano solo a pochi eletti di avere un futuro di carriera e di riconoscimento economico.</p>
<p align="justify">Ha ragione il collega Gaetano Stella quando dice che abbiamo perso l'importanza della relazione tra gli individui, è vero, anche noi dovremmo "girare" di più per le stanze per instaurare quelle relazioni che sono insite nell'indole dell'uomo che da quando mondo è mondo, è fatto per stare insieme ai suoi simili e ha il dono della parola per comunicare con gli altri.</p>
<p align="justify">Il <em>Clima Organizzativo</em> così come è ora sembra un malato agonizzante.<br />
Io come referente informatico (anche se meno coinvolto dall'arrivo della ditta che cura l'assistenza) grazie al mio lavoro del tutto trasversale all'attività della mia DG, sono in contatto con colleghi/e di ogni settore e generalmente il clima che si respira è pesante, direi in ogni ordine di livello (escludendo una parte delle PO e ovviamente tutto quello che poi sta sopra!).<br />
<strong>Una cosa però mi colpisce ogni volta di più: vedere comunque come le persone, ricche della loro professionalità e del loro senso di responsabilità, continuino a svolgere al meglio il loro lavoro, dentro un sistema che, incancrenito da una dirigenza spesso incapace e impegnata solo a compiacere se stessa, cerca di togliere diritti e dignità a chi non gli è in qualche modo a servizio.<br />
</strong>Ritengo inoltre assurdo come, invece di "oliare"questi ingranaggi perché tutto funzioni ancora meglio,  si continui invece a penalizzare chi è il vero motore della macchina regionale.</p>
<p align="justify">Galardi, direttore generale della DG Organizzazione, ieri era presente ed ha ascoltato (credo!!) quanto si è detto;<br />
.....che possa essere il segno di qualcosa che sta cambiando?<br />
Ce lo auguriamo tutti.</p>
<p align="justify">Intanto oggi, un'altra giornata di morti bianche, sembra un clamoroso bollettino di guerra; in Regione Toscana possiamo dire che è piuttosto difficile morire per un incidente sul lavoro, anche se ogni giorno muore un pezzetto della nostra dignità di lavoratori.<br />
<strong>Non permettiamo che venga fatta strage della nostra dignità, c'è tanto di buono dentro gli uffici del nostro ente, e allora diamoci da fare perché i nostri capi ne riprendano coscienza!</strong></p>
<p align="justify">Un affettuoso saluto a tutti e un augurio sincero per le prossime Festività!</p>
<p align="justify">Massimo Panzani - COBAS RSU</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Manda i miei saluti a tutti]]></title>
<link>http://pattymeet.wordpress.com/2007/10/19/manda-i-miei-saluti-a-tutti/</link>
<pubDate>Fri, 19 Oct 2007 09:47:03 +0000</pubDate>
<dc:creator>pattymeet</dc:creator>
<guid>http://pattymeet.wordpress.com/2007/10/19/manda-i-miei-saluti-a-tutti/</guid>
<description><![CDATA[
E cosi&#8217;mentre adolescenti greci a decine impazzivano d&#8217;amore per la lingua italiana, i]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p align="left"><img border="0" align="middle" width="240" src="http://www.ilcannocchiale.it/blogs/bloggerarchimg/fateimg/rottermeier.jpg" height="184" /></p>
<p align="left">E cosi'mentre adolescenti greci a decine impazzivano d'amore per la lingua italiana, io mi muovevo incredula verso lo scranno della mia italica cattedra. Te l'ho detto, no, che sono un'insegnante di italiano? Questo significa che:</p>
<ul>
<li>
<p align="justify">in classe parlo greco</p>
</li>
<li>
<p align="justify">quel che dico e' un imparaticcio a memoria. quel che vi dico vi deve bastare.</p>
</li>
<li>
<p align="justify">nonostante cio' qualche studente filoitalico rompiballe con la sindrome da primo della classe ritiene non esaurite le questioni grammaticali cosi' come da me illustrate e mi pone interessanti quesiti che faccio fatica a comprendere.  che hai detto? come dici?  puoi ripetere len-ta-men-te per favore?</p>
</li>
</ul>
<p align="justify">Dunque per evitare l'inversione dei ruoli nella mia classe e sotto la mia giurisdizione vige il divieto di porre domande alla professoressa. si dice metodo di apprendimento intuitivo.</p>
<p align="justify">Dell'amore, cosa vuoi che ti dica? al solito. ah, ultimamente costringo il fidanzato a dormire sul divano letto perche' c'e' la televisione. lui per questo mi odia. di notte mi tira via la coperta e  il pertugio intercosciale a beneficio dei miei piedi e' da tempo un sigillo impenetrabile. dice che per dormire c'e' apposta la camera da letto. stupido borghese conformista.  </p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Perche' io sono una persona brillante]]></title>
<link>http://pattymeet.wordpress.com/2007/08/29/perche-io-sono-una-persona-brillante/</link>
<pubDate>Wed, 29 Aug 2007 10:00:53 +0000</pubDate>
<dc:creator>pattymeet</dc:creator>
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<description><![CDATA[Stavo seduta sulla mia scrivania da avvocato e pensavo ad un modo per farmi accettare dagli ellenici]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p align="justify">Stavo seduta sulla mia scrivania da avvocato e pensavo ad un modo per farmi accettare dagli ellenici colleghi, per mettere in chiaro che si, non parlo la loro lingua, non sempre li capisco, ma che ecco, questo non significa che io non sia intelligente. E spiritosa. Sagace.</p>
<p align="justify">No avvocato, non si faccia trarre in inganno da ieri quando prima, con fermezza le ho comunicato che avevano tolto la fermata dell'autobus davanti al nostro studio e poi, affacciandomi alla finestra, io non so come sia successo, quella era di nuovo al suo posto. Che colpa ne ho io se l'amministrazione comunale si diverte a fare le cacce al tesoro, no? E quando poi, intronita sul mio sedile da professionista, ho fatto quella battuta che non e' stata compresa. Posso usare il suo computer signorina? E va bene, per questa volta faccia pure avvocato. Gelo. E' che lei non capisce l'ironia italiana. E va bene, per questa volta faccia pure avvocato e risata.</p>
<p align="justify">No ecco, vede, io sono pur sempre un ottimo elemento per il suo studio. E non pensi che sia, come dire, poco attenta, distratta o, ancor peggio, cretina. No no, no, questo non lo deve pensare. Perche' io sono una persona brillante. E glielo dimostrero'.</p>
<p align="justify">E dunque dicevo, poco fa, stavo ragionando su come evidenziare le mie doti intellettuali ed ero tutta presa da questa cosa. Entra l'avvocato. Buongiorno avvocato, tutto bene? Bene signorina grazie, senta mi scriva una lettera cosi' e cosa' per quella cosa li' che sappiamo. Certo, sara' fatto, non ne dubiti. </p>
<p align="justify">Perche' puo' capitare a tutti, pensavo, di perdersi una fermata dell'autobus, la nebbia, lo smog, lo stress della vita metropolitana, e io che c'entro?</p>
<p align="justify">Entra l'avvocato. Buongiorno avvocato come sta oggi? Mi guarda storto. Cosa ha da fissarmi in quel modo? L'ho solo salutato, allora qui non c'entra niente che mi perdo le fermate o che faccio battute incomprensibili per le elleniche sensibilita', qui si respira un'aperta ostilita' nei miei confronti. Signorina guardi che mi ha gia' salutato dieci minuti fa. Ah. ecco. Si. Giusto.</p>
<p align="justify">Ma ero assorta, concentrata, cercavo per l'appunto una maniera per sottolineare la mia intelligenza. E' che in Italia si e' zelanti avvocato. Tutto qua. Ed io scema non sono mica. Perche' io sono una persona brillante.</p>
<p align="justify">La prego non mi licenzi.</p>
]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[GP di Nurburgring. Alonso e Massa due bambini che si insultano]]></title>
<link>http://elfobianco.wordpress.com/2007/07/23/gp-di-nurburgring-alonso-e-massa-due-bambini-che-si-insultano/</link>
<pubDate>Mon, 23 Jul 2007 10:53:12 +0000</pubDate>
<dc:creator>elfobianco</dc:creator>
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<description><![CDATA[
Dopo tanti GP noiosi, finalmente una gara interessante fatta di sorpassi, incidenti e molto altro a]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.ilgiornale.it/art_jpg.php?ID=170710&#38;X=284&#38;Y=284" height="168" width="284" /></p>
<p>Dopo tanti GP noiosi, finalmente una gara interessante fatta di sorpassi, incidenti e molto altro ancora!!!</p>
<p>Peccato per il finale di gara, quando Alonso e Massa ingaggiano un'altro duello, quello degli insulti.</p>
<p>Riporto la discussione integrale :</p>
<p>Alonso critica Massa, per aver rischiato l'incidente a 3 giri dalla fine del gran premio.</p>
<p>Massa: «Mica ho fatto apposta».</p>
<p>Alonso: «Mi hai rotto tutto il deflettore».</p>
<p>Massa: «Ma va a cagare, vinci e dici una cosa così, sei un coglione».</p>
<p>Alonso: «Ho lottato con Heidfeld, ho lottato con tutti, ma questo non si può fare a tre giri dalla fine».</p>
<p>Massa: «Vinci e fai una cosa così, amico prova a imparare».</p>
<p>Alonso: «Prova tu a imparare, ho lottato con tutto il mondo e a tre giri dalla fine ci tocchiamo ».</p>
<p>Massa: «Bravo».</p>
<p>Alonso: «Bravo te»</p>
<p>Tralasciando il fatto che sembra un dialogo tra due bambini mongoloidi (con tutto il rispetto per i bambini) e mettiamoci pure la scusante dell'adrenalina che ancora girava in corpo..... mi sembra proprio che la professionalità di questi presunti "campioni" lascia notevolmente a desiderare.</p>
]]></content:encoded>
</item>

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