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	<title>reporter-di-guerra &amp;laquo; WordPress.com Tag Feed</title>
	<link>http://wordpress.com/tag/reporter-di-guerra/</link>
	<description>Feed of posts on WordPress.com tagged "reporter-di-guerra"</description>
	<pubDate>Sun, 07 Sep 2008 19:17:48 +0000</pubDate>

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	<language>en</language>

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<title><![CDATA[fotografi di guerra]]></title>
<link>http://specchioincerto.wordpress.com/?p=506</link>
<pubDate>Mon, 04 Aug 2008 09:45:34 +0000</pubDate>
<dc:creator>Rosa Maria Puglisi</dc:creator>
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<description><![CDATA[In un recente post dal titolo &#8220;un illustre sconosciuto&#8220;, avevo avuto occasione di parlar]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>In un recente post dal titolo "<a href="http://specchioincerto.wordpress.com/2008/07/08/un-illustre-sconosciuto/" target="_blank">un illustre sconosciuto</a>", avevo avuto occasione di parlare dell'incredibilmente dimenticato fotografo di guerra italiano <strong>Ennio Iacobucci</strong>, per via di una mostra in corso a Roma, dove il suo lungo lavoro di testimonianza durante la Guerra del Vietnam viene infine riportato all'attenzione del pubblico. Della mostra, ma soprattutto del fotografo, ho poi parlato più diffusamente in una <a href="http://www.cultframe.com/default.asp?content=%2F26%2F32%2F6273%2Farticolo%5Finformazioni%2Easp%3F" target="_blank">recensione</a> apparsa su <em>Cultframe.</em></p>
<p>Me lo richiama oggi alla mente, per confronto, un articolo  ("<a href="http://www.pdnonline.com/pdn/newswire/article_display.jsp?vnu_content_id=1003828935" target="_blank"><span class="headline">Disembedded: Marines Send a War Photographer Packing</span></a>") apparso non molto tempo addietro su  <a href="http://www.pdnonline.com/pdn/index.jsp" target="_blank"><em>pdnonline</em></a> e che solo oggi ho letto quasi per caso.</p>
<p>Tratta del caso di un reporter, Zoriah Miller (più comunemente conosciuto semplicemente come Zoriah), il quale sarebbe stato destituito dal suo ruolo di reporter aggregato alle truppe americane in Iraq per aver pubblicato sul <a href="http://www.zoriah.net/blog/2008/06/anbar-province.html" target="_blank">suo blog</a> alcune immagini di marines morti durante un attacco suicida. Ufficialmente perché era venuto meno alla regola sottoscritta nel suo contratto con l'esercito, per la quale non si possono pubblicare immagini di soldati morti, la cui morte non siano stata ancora notificata alle famiglie (accusa subito opportunamente ricusata), ma anche per aver fornito al nemico informazioni sugli effetti causati dal suo attacco. Di fatto perché sono sgradite immagini di questa "turbolenta" pace diverse da quelle che ritraggono i militari mentre "<span class="Testo11">regalano lecca-lecca ai bambini o quando prestano soccorso", come afferma Zoriah.</span></p>
<p><span class="Testo11">Il fatto che per l'<em>establishment</em> americano "fotografare la guerra in corso è inaccettabile" è lapalissiano, quanto il fatto che  le immagini pubblicate  di questa guerra in cui appaiano i loro militari caduti siano davvero rare. </span></p>
<p><span class="Testo11">Si è già parlato, del resto, di come nell'era dei media e del "tutto visibile", nonché della presunta libertà di diffusione delle informazioni, abbiamo in realtà una vera e propria cortina impenetrabile intorno alle reali vicende in Iraq, e le immagini che filtrano sono scelte per raccontarci  esattamente quello che "dobbiamo" sapere, più che quello che accade. </span></p>
<p><span class="Testo11">Niente di nuovo, quindi, ma magari non fa male ricordarlo, citando questo nuovo caso che ha avuto un qualche risalto, mentre di altri analoghi probabilmente non sappiamo nulla.</span></p>
<p>Tornando a Iacobucci, ricordiamo che anche lui a suo tempo aveva dovuto subire le "pressioni" dell'esercito americano, e che in un caso erano addirittura arrivate al punto da farlo avventurosamente scappare su di una moto attraverso la foresta inseguito minacciosamente per aver rivelato (quella volta davvero!) notizie di prima mano e non ancora trapelate alla stampa: la sconfitta americana di Quang Tri nel marzo 1972.</p>
<p>A quel tempo si può dire che pressioni da parte dello US Army, da un canto, dall'altro intraprendenza giornalistica, fossero l'ordine del giorno. Come si può evincere anche leggendo le vivide testimonianze di un Tiziano Terzani, per esempio.</p>
<p>Al giorno d'oggi, quello che forse dovrebbe un po' dar da pensare non sono solo (o non sono tanto) i tentativi di censura - in genere oltretutto perfettamente riusciti se non ne arriva neanche la notizia -, ma piuttosto potrebbe magari stupirci di più il fatto che la copertura di una guerra sembra ormai scontato che venga affidata a gente che, come Zoriah, è "fotografo ufficiale" aggregato all'esercito.</p>
<p>Mi chiedo se esista o meno la possibilità di fare ancora davvero il freelance come Iacobucci. Se, per caso, non esistano alternative e all' "arruolamento" fra le truppe americane e alla consuetudine odierna da parte di giornalisti e fotoreporter di muoversi in comitiva come in gita organizzata per scattare da lontano con potenti obiettivi, registrando immagini  più o meno artistiche di questa strana pace, attenendosi sempre scrupolosamente allo stereotipo o alla notizia ortodossa.</p>
<p>.............</p>
<p>Per i più curiosi:</p>
<p>Le immagini che in  questo post non ho potuto inserire, e molte altre ancora (non necessariamente truculente!), potrete trovarle sull'<a href="http://www.flickr.com/photos/zoriah/" target="_blank">account che Zoriah ha in Flickr</a>, immagino per puri motivi di marketing considerati i suoi oltre 7.500 contatti. Non parlo di statistiche delle visite, ma come ben sanno gli utenti di Flickr, di  persone che da lui (o chi per lui) sono state inserite fra i suoi "contatti", per attirare l'attenzione sul suo avatar sul quale appare in bella vista una schiera di teschi allineati, prima ancora che sulla sua produzione fotografica!</p>
<p><span class="Testo11"><br />
</span></p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[La scrittura di Babsi Jones]]></title>
<link>http://giovannacosenza.wordpress.com/?p=293</link>
<pubDate>Mon, 23 Jun 2008 09:08:34 +0000</pubDate>
<dc:creator>giovannacosenza</dc:creator>
<guid>http://giovannacosenza.wordpress.com/?p=293</guid>
<description><![CDATA[Avevo cominciato a leggere Sappiano le mie parole di sangue di Babsi Jones, subito dopo la sua uscit]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:left;">Avevo cominciato a leggere <strong><a title="Sappiano le mie parole di sangue" href="http://www.bol.it/libri/scheda/ea978881701765.html" target="_blank"><em>Sappiano le mie parole di sangue</em></a></strong> di <a title="Babsi Jones" href="http://slmpds.net/babsi/bio/" target="_blank"><strong>Babsi Jones</strong></a>, subito dopo la sua uscita nel settembre 2007. L'avevo interrotto dopo una trentina di pagine (troppo lontano da me in quel momento, troppo indigesto), ripromettendomi, però, di continuarlo, che certo il libro meritava. (Quando si legge, bisogna pur assecondare le proprie disposizioni transitorie.) Ora lo sto finendo e - ti giuro - non c'è pagina che non mi turbi o meravigli: per come Babsi scrive, oltre che per ciò che racconta.</p>
<p>Ti passo un brano in cui distingue fra il <strong>reporter</strong> e lo <strong>scrittore di guerra</strong>.</p>
<p style="text-align:left;">Senti qua:</p>
<p style="text-align:left;">«Il reporter di guerra, che segua intrepidamente l'azione militare o si inventi panzane da trincea seduto a sorseggiare una birra nella hall di un albergo a centinaia di chilometri dal fronte, dalla sua ha un vantaggio: dita sciolte e un minimo di cognizione geopolitica, se compare una notizia che regge, la dà in pasto all'opinione pubblica. Sa perfettamente che <em>il primo lancio di agenzia è quello che conta</em>. Il suo pezzo ti arriva in tempo reale: merce pronta al consumo che presenta e illustra i feriti e i salvati, gli innocenti e gli infami. A grandissime linee.</p>
<p style="text-align:left;">Il percorso dello scrittore è diverso: nello stato di assedio, nell'intramontabile pogrom, nella guerra civile che ha più nomi di quanti si possano enumerare o distinguere, lo scrittore si adagia; le sue frasi affiorano lentamente, come ascessi; il tempo per ripensarle, nelle stanze scelte a caso, di notte, è un tempo rischioso; parola per parola per parola per parola: una monotona emorragia semantica mi consuma. Le parole si sospendono di colpo, in certe ore, in certe stanze più ripugnanti delle altre; poi il flusso riprende: parola per parola per parola, la piaga verbale spurga e mi spossa.»</p>
<p style="text-align:left;">(Babsi Jones, <em>Sappiano le mie parole di sangue</em>, Rizzoli, Milano, 2007, p. 65)</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Robert Capa: i negativi ritrovati]]></title>
<link>http://ideebn.wordpress.com/?p=228</link>
<pubDate>Sun, 27 Jan 2008 17:00:18 +0000</pubDate>
<dc:creator>Giulia Riccio</dc:creator>
<guid>http://ideebn.wordpress.com/?p=228</guid>
<description><![CDATA[
Una storia da romanzo. Un film-maker messicano riceve in eredità una valigia da una zia, figlia di]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://ideebn.wordpress.com/files/2008/01/capacache.jpg" alt="La valigia con i negativi di Robert Capa" /></p>
<p>Una storia da romanzo. Un film-maker messicano riceve in eredità una valigia da una zia, figlia di un generale e diplomatico messicano che negli anni '30 era stato di stanza a Marsiglia, in Francia, dove le truppe messicane si trovavano per aiutare i repubblicani spagnoli a fuggire in Messico.</p>
<p>Dev'essere stata sicuramente una grande emozione scoprire che la valigia contenente migliaia di negativi custodiva nientemeno che le immagini scattate durante la guerra civile spagnola dal più grande fotoreporter di guerra della storia, Robert Capa, nonché da Gerda Taro, fotoreporter e sua compagna dell'epoca, e da Chim (David Seymour), che avrebbe poi fondato la Magnum insieme a Capa.</p>
<p><img src="http://ideebn.wordpress.com/files/2008/01/capa6b.jpg" alt="Robert Capa" /></p>
<p>La valigia era stata ritenuta dispersa per decenni e le ricerche erano state abbandonate. Capa, ormai emigrato in America, la aveva affidata nel 1939-40 ad un amico, Imre Weisz, detto Cziki, perché la mettesse in salvo dalla violenza della Seconda Guerra Mondiale appena scoppiata. Solo nel 1995 si è venuto a sapere del ritrovamento ad opera del film-maker messicano, ma da allora è trascorso più di un decennio prima che si riuscisse a trovare un accordo tra l'erede del generale e la fondazione che custodisce e gestisce l'opera di Robert Capa. Adesso la valigia è finalmente tra le mani degli esperti dell'<a href="http://www.icp.org/" target="_blank" title="International Center of Photography">International Center of Photography</a> di New York, fondato dal fratello di Capa.</p>
<p>Ufficializzata ieri dal New York Times in <a href="http://www.nytimes.com/2008/01/27/arts/design/27kenn.html?_r=4&#38;pagewanted=1&#38;oref=slogin&#38;oref=slogin&#38;oref=slogin" title="Articolo sul New York Times" target="_blank">un lungo e dettagliato articolo</a>, questa eccezionale notizia ha scosso il mondo degli appassionati di fotografia. In particolare, si ritiene che i negativi ritrovati possano far luce sulla genesi del più famoso scatto di Capa, “The falling soldier” (qui sotto): un'immagine divenuta simbolo della causa repubblicana nella guerra di Spagna e che, secondo alcuni ricercatori, era stata costruita ad arte.</p>
<p><img src="http://ideebn.wordpress.com/files/2008/01/capa-thefallingsoldier.jpg" alt="The falling soldier - Robert Capa" /></p>
<p>Il ritrovamento dei negativi potrebbe anche fare luce sulla produzione fotografica di Gerda Taro, che condivise con Capa l'esperienza di fotoreporter durante la guerra civile spagnola e la cui opera è rimasta in un oblio pressoché totale fino a pochi anni fa, anche a causa della sua precocissima morte proprio durante il conflitto spagnolo.</p>
<p>La notizia è stata riportata in Italia dall'<a href="http://www.ansa.it/opencms/export/site/notizie/rubriche/inbreve/visualizza_new.html_10616979.html" title="Ansa" target="_blank">Ansa</a> e da <a href="http://www.repubblica.it/2008/01/sezioni/persone/fotografo-capa/fotografo-capa/fotografo-capa.html" title="Repubblica" target="_blank">Repubblica</a>, pur con qualche imprecisione relativa alla descrizione di “The Falling Soldier”.</p>
<p>Prossimamente su queste pagine una biografia e immagini di Bob Capa e la recensione della prima biografia di Gerda Taro, recentemente pubblicata in Italia.</p>
<p>La foto della valigia ritrovata è di Tony Cenicola.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Web e giornalismo. Una soluzione dagli Usa]]></title>
<link>http://indipendenteonline.wordpress.com/2007/04/17/web-e-giornalismo-una-soluzione-dagli-usa/</link>
<pubDate>Tue, 17 Apr 2007 16:17:43 +0000</pubDate>
<dc:creator>Lorenzo Grossini</dc:creator>
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<description><![CDATA[Ci siamo già occupati qui e qui delle problematiche relative ai giornalisti inviati nei territori c]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://img441.imageshack.us/img441/2448/l2428899vb6.jpg" align="left" height="121" hspace="5" width="106" />Ci siamo già occupati <a href="http://indipendenteonline.wordpress.com/2007/03/20/mastrogiacomo-e-gli-altri-reporter-come-non-diventare-strumenti-di-ricatto/">qui</a> e <a href="http://indipendenteonline.wordpress.com/2007/03/22/giornalisti-non-rambo-con-carta-e-penna/">qui</a> delle problematiche relative ai giornalisti inviati nei territori caldi. <a href="http://www.msnbc.msn.com/id/17722026/" target="_blank">Qui c'è un esempio</a> (e ringrazio <a href="http://frantoiodesign.splinder.com/post/11473065/Giornalismo+2.0">4lb3rt0</a> per la segnalazione) di come opera un embedded journalist (in questo caso si tratta dell'inviato Nbc <a href="http://it.news.yahoo.com/19032007/38/immagine/this-2006-photo-released-by-nbc-news-shows-correspondent-richard.html">Richard Engel</a>). Non solo, il sito da anche una spiegazione chiara e semplice sul conflitto iracheno. Basta osservare, come di fronte a un normale servizio video, solo che le potenzialità di strumenti di webdesign come flash, permettono di avere un maggior controllo sui contenuti e sulla fruizione degli stessi (ci sono dei punti chiave che permettono di andare direttamente alla sezione di proprio interesse). Spiegazioni sintetiche con l'ausilio della grafica che non è solo un orpello, ma diventa elemento chiave per l'esposizione dei fatti. Il tutto condito dall'esperienza del reporter.</p>
<p>Ovviamente per realizzare un'operazione del genere i soldi della Nbc e i soldi di Microsoft sono un bel vantaggio e fanno sentire la loro presenza. Attendiamo fiduciosi altri speciali realizzati con questa tecnica e vedremo se i mezzi di informazione italiana accetteranno questa sfida e faranno qualcosa di altrettanto all'avanguardia, o forse di ancora migliore.</p>
<p><a href="http://www.msnbc.msn.com/id/17722026/"><img src="http://farm1.static.flickr.com/223/462962248_0f46284336.jpg?v=0" align="middle" height="287" width="500" /></a></p>
]]></content:encoded>
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<title><![CDATA[Mastrogiacomo e gli altri reporter. Come non diventare strumenti di ricatto?]]></title>
<link>http://indipendenteonline.wordpress.com/2007/03/20/mastrogiacomo-e-gli-altri-reporter-come-non-diventare-strumenti-di-ricatto/</link>
<pubDate>Tue, 20 Mar 2007 10:50:01 +0000</pubDate>
<dc:creator>Lorenzo Grossini</dc:creator>
<guid>http://indipendenteonline.wordpress.com/2007/03/20/mastrogiacomo-e-gli-altri-reporter-come-non-diventare-strumenti-di-ricatto/</guid>
<description><![CDATA[Riportiamo di seguito il pezzo di Filippo di Robilant apparto sul numero odierno dell&#8217;Indipend]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://img261.imageshack.us/img261/7416/mastrogiacomo03gwt3.jpg" align="left" height="119" hspace="5" width="156" />Riportiamo di seguito il pezzo di Filippo di Robilant apparto sul numero odierno dell'Indipendente. Cosa ne pensate? Sul nostro sito abbiamo anche <a href="http://www.indipendenteonline.it/">aperto un sondaggio</a>.</p>
<blockquote><p><em><strong>Il codice di condotta dei giornalisti nei teatri di guerra non è soltanto un problema di etica professionale.<br />
Una lezione da imparare: come si può evitare il rischio di diventare strumenti di terribili ricatti</strong></em></p>
<p><em>Dopo il sollievo per la liberazione di Daniele Mastrogiacomo è forse possibile affrontare con serenità il tema del comportamento dei giornalisti nei teatri di guerra o in fragili situazioni post-belliche. Per le potenziali conseguenze, è un tema che ci riguarda tutti. Allora, esiste una via di mezzo tra il giornalista rintanato nella stanza d’albergo a scrivere il pezzo guardando la Cnn e quello scalpitante che pensa che il pericolo sia il suo mestiere? O tra il reporter embedded e quello pronto a gettarsi nella mischia? Certamente sì. Per assolvere il compito di vedere, capire, decifrare e raccontare, un reporter che interroga e s’interroga, ma in maniera prudente, non è meno professionale di uno che sfida il pericolo, soprattutto in un contesto labile come l’Afghanistan.</em><!--more--><em> Si tratta di un Paese dove molte province sono da decenni fuori da qualsiasi controllo e dove attività illecite, violenza, impunità e omertà fanno parte della vita quotidiana. Tra queste vanno certamente annoverate le province di Kandahar, roccaforte talebana, e Helmand, una delle principali aree di coltivazione del papavero. In ontesti simili, qualsiasi giornalista farebbe bene a non sentirsi investito da improbabili “missioni” o sottostare a vaporose e fuorvianti “leggi del mestiere”. Semmai, l’unico faro dovrebbe essere quello di conciliare il proprio ruolo con il buon senso. Anzi, c’è da chiedersi se il clima di competizione tra giornali, alimentato dalle redazioni spesso ignare della situazione sul terreno, sia in questo caso solo foriero di disastri annunciati. C’è una lezione da imparare, nonostante le diverse sfumature tra loro, da casi come quelli di Daniel Pearl in Pakistan, di Giuliana Sgrena in Iraq, e, per rimanere in Afghanistan, di Maria Grazia Cutuli, di Gabriele Torsello, di Daniele Mastrogiacomo oppure di Karen Fisher, la giovane reporter della Deutsche Welle recentemente uccisa con un collega sulla strada Kabul-Bamyan, considerata tra le più sicure? Sì, c’è. Che in queste situazioni il giornalista non viene visto per quello che è, ma come un attore tra tanti altri – militari, civili, diplomatici – presenti sulla scena e che può diventare un utile strumento per ottenere soldi (come nel caso di Clementina Cantoni) o visibilità politica (come nel caso dei sequestri di matrice talebana o al qaedista). Quindi non può ritenersi esente dal prendere le ragionevoli precauzioni che gli altri operatori s’impongono. Durante le elezioni parlamentari del 2005, la Ue aveva più di 160 osservatori (la maggior parte casalinghe e pensionati!) sparsi per il Paese: sono tutti tornati a casa perché avevano un codice di condotta da rispettare e chi sgarrava veniva rimpatriato su due piedi. Il senso di responsabilità dovrebbe prevalere, sempre. Perché scelte avventurose, quando non vanno per il verso giusto, possono avere effetti devastanti a tutti i livelli: dalla sorte dei propri collaboratori locali (la cui incolumità è sempre a rischio) fino a condizionare il destino di una missione di peace- keeping. Nel caso di Mastrogiacomo veniamo informati anche della liberazione di 3, 4, forse 6 talebani, uno dei quali avrebbe la sorte già segnata. A volte il vero coraggio, in questo mestiere, è quello di sapersi tirare indietro al momento giusto. </em></p></blockquote>
]]></content:encoded>
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