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	<title>ricerca-clienti &amp;laquo; WordPress.com Tag Feed</title>
	<link>http://wordpress.com/tag/ricerca-clienti/</link>
	<description>Feed of posts on WordPress.com tagged "ricerca-clienti"</description>
	<pubDate>Sat, 26 Jul 2008 02:46:03 +0000</pubDate>

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	<language>en</language>

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<title><![CDATA[Sviluppo Economico ed Autoimprenditorialità: il caso del Banchiere dei Poveri Muhammad Yunus]]></title>
<link>http://dottorantonioromano.wordpress.com/?p=33</link>
<pubDate>Sat, 19 Jul 2008 15:35:37 +0000</pubDate>
<dc:creator>dottorantonioromano</dc:creator>
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<description><![CDATA[Ho da poco finito di leggere “Il banchiere dei poveri” di Muhammad Yunus: un classico del pensie]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;font-family:Verdana;">Ho da poco finito di leggere <a href="http://www.ibs.it/code/9788807815836/yunus-muhammad/banchiere-dei-poveri.html">“Il banchiere dei poveri” di Muhammad Yunus</a>: un classico del pensiero economico contemporaneo. Un libro molto bello dove il professor Yunus racconta la sua mutazione professionale ed esistenziale da economista teorico ad economista pratico, avvenuta sul campo prima con i poveri in Bangladesh e poi con i poveri in diversi paesi del mondo. Il libro merita <span> </span>di essere letto con attenzione e meditato. </span><!--more--><span style="font-size:10pt;font-family:Verdana;">Yunus critica pesantemente l’approccio teorico economico e politico alla risoluzione di molti problemi economici come la povertà, la disoccupazione, l’esclusione sociale.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;font-family:Verdana;">Non è particolarmente tenero con l’Europa per quel che riguarda le politiche di Welfare il cui costo sociale è l’azzeramento delle passioni professionali, del desiderio di intraprendere e di migliorarsi. Questo diviene poi particolarmente vero in un paese burocratizzato come l’Italia che, desiderosa di uscire da una trappola di miseria e staticità economica, manca proprio di quello slancio e di quello spirito che potrebbe riportarla ai fasti che le sono propri. È di questi giorni la pubblicazione del rapporto Svimez sull’emigrazione meridionale interna italiana:</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;font-family:Verdana;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;font-family:Verdana;"><a href="http://www.corriere.it/ultima_ora/notizie.jsp?id=%7bCCFE9BD4-F066-4F13-A390-B62D1F7FA4BD%7d">http://www.corriere.it/ultima_ora/notizie.jsp?id=%7bCCFE9BD4-F066-4F13-A390-B62D1F7FA4BD%7d</a></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;font-family:Verdana;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;font-family:Verdana;">Il professor Yunus, forte dell’esperienza nei paesi del Terzo Mondo, fa un elogio profondo del lavoro indipendente. Ho letto con molto interesse le pagine che ho ricopiato nel file che trovate ciccando su questo <a href="http://dottorantonioromano.googlepages.com/ilbanchieredeipoveri.pdf">link</a>.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;font-family:Verdana;">Sono forse le pagine più belle che abbia mai letto in un libro di Economia: ho apprezzato moltissimo l’entusiasmo e la passione nel considerare il lavoro autonomo come possibilità di liberazione per le persone che sono fuori dal mercato del lavoro, e come strumento per far esplodere la creatività e sviluppare completamente il proprio potenziale. <span> </span>Ma, come insegnano gli economisti occidentali, la libera iniziativa degli individui è condizione necessaria ma non sufficiente per il raggiungimento dell’equilibrio. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;font-family:Verdana;">Il lavoro autonomo è per definizione foriero di innovazione tecnologica, di prodotto, di processo, di pensiero: risulta quindi necessario che il legislatore incentivi sempre più l’imprenditoria giovanile, l’imprenditoria femminile per svecchiare più velocemente l’economia nazionale.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;font-family:Verdana;">Prima di tutto serve una Rivoluzione Culturale affinché si consideri positivamente il lavoro autonome tralasciando preconcette e spesso insulse criminalizzazioni.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;font-family:Verdana;">C’è da dire che il professor Yunus nel suo libro loda le iniziative svolte da Sviluppo Italia: per una volta il nostro paese è citato per un’iniziativa positiva. Ci sono gli strumenti legislativi, ci sono le risorse, manca forse sia una cultura di impresa diffusa, sia le sinergie positive fra istituzioni universitarie, istituzioni locali a sostegno del territorio e della competitività. Se un po’ conosco l’Italia, posso dire che il mio paese non ha nulla da invidiare a nessuna nazione del <span> </span>mondo per quel che riguarda la creatività. Ha solo la necessità di dotarsi di una cultura economica moderna che esca dai circoli ristretti delle accademie e dei potentati economici e che porti nuovamente al centro della vita della persone il mercato come luogo della vita e dell’incontro, dove le regole siano a tutela e a sostegno della concorrenza e dove le imprese sanno di dover avere come obiettivo centrale la redditività, delegando la politica a svolgere il ruolo fondamentale di tutela e promozione.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size:10pt;font-family:Verdana;"> </span></p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Competitività e Marketing Diretto]]></title>
<link>http://dottorantonioromano.wordpress.com/?p=27</link>
<pubDate>Wed, 09 Jul 2008 12:27:12 +0000</pubDate>
<dc:creator>Antonio Romano</dc:creator>
<guid>http://dottorantonioromano.wordpress.com/?p=27</guid>
<description><![CDATA[Ho letto con molto interesse questo articolo comparso sul www.b2b24.it
Parla della propensione all]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;">Ho letto con molto interesse questo articolo comparso sul <a href="http://www.b2b24.it/">www.b2b24.it</a></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;">Parla della propensione all’export delle imprese italiane:</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><a href="http://www.b2b24.ilsole24ore.com/articoli/0,1254,24_ART_90486,00.html?lw=24;3">http://www.b2b24.ilsole24ore.com/articoli/0,1254,24_ART_90486,00.html?lw=24;3<!--more--></a></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;">
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;">Il sondaggio realizzato da Seat Pagine Gialle fotografa un’Italia meno incline all’export rispetto ad altri paesi europei. <span> </span>Nell’epoca della globalizzazione e delle opportunità per tutti, saper cogliere le opportunità stesse diviene condizione sufficiente per la crescita della quota di fatturato realizzato all’estero.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;">Con l’avvento di Internet il Commercio Internazionale non si realizza solo grazie all’intervento delle Camere di Commercio Estere che aiutano le imprese ad ovviare problemi di natura legale o contrattuale con imprese estere.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;">Per poter realizzare fatturato non basta essere dei bravi produttori, non basta investire in comunicazione, non basta avere la conoscenza dei mercati. La possibilità di scambiare informazioni in tempo reale con qualsiasi azienda di qualsiasi paese consente all’imprenditore di potersi fare un quadro abbastanza chiaro della situazione di mercato in un determinato settore.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;">Diviene quindi necessario implementare un approccio di marketing diretto, finalizzato a costruire una rete informale di relazioni con partner e clienti potenziali, allo scopo di poter costruire un flusso costante di informazioni fra l’azienda e la Clientela Potenziale stessa.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;">Quel che in via teorica appare come scontato, diviene di difficile realizzazione in special modo per quelle piccole e medie imprese che non hanno al loro interno le risorse umane necessarie da dedicare allo sviluppo della Clientela Potenziale. Penso che questo sia un settore enorme nel quale esercitare la libera iniziativa privata. Ad una condizione però: che fra il Committente ( la PMI che voglia esportare) ed il Consulente di Mercato si crei quella relazione fiduciaria che consenta una collaborazione di medio-lungo periodo.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;">E’ necessario un approccio collaborativi che implichi che una parte della remunerazione per l’attività di Consulenza sia commisurata alle vendite realizzate.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Ricerca del lavoro e marketing di se stessi]]></title>
<link>http://dottorantonioromano.wordpress.com/?p=20</link>
<pubDate>Tue, 01 Jul 2008 16:16:28 +0000</pubDate>
<dc:creator>Antonio Romano</dc:creator>
<guid>http://dottorantonioromano.wordpress.com/?p=20</guid>
<description><![CDATA[Ho letto con estremo interesse questa lettera ricevuta da Beppe Severgnini sulla sua rubrica Italian]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Ho letto con estremo interesse questa lettera ricevuta da Beppe Severgnini sulla sua rubrica Italians sul Corriere della Sera:</p>
<p><a href="http://www.corriere.it/solferino/severgnini/08-06-29/04.spm">http://www.corriere.it/solferino/severgnini/08-06-29/04.spm<!--more--></a></p>
<p>Sono rimasto molto negativamente impressionato dal tono della lettera che secondo me denota un vecchio vizio della formazione universitaria e professionale di chi oggi ha la ventura di essere italiano. Non basta studiare e lavorare a Londra per perdere una forma mentis che giudico oltremodo deleteria. Chi studia oggi pensa che una volta finito il percorso di lavoro, ci sia il mercato pronto ad accogliere lo studente a braccia aperte. Quasi come se al neolavoratore sia risparmiato l’onere di ricercare e di presentare la propria offerta professionale al meglio. Bisogna sempre commisurare le proprie competenze con la capacità che il mercato ha di recepire e valorizzare al meglio le competenze stesse. Ancora più grave è sentire persone con una storia professionale alle spalle lamentarsi del fatto che in una determinata area le proprie competenze non siano valorizzate. Ma se uno costruisce un proprio percorso professonale a Londra o New York, è evidente che sia poi difficile se non impossibile pensare  ad una propria collocazione in un luogo diverso da quelli sopraccitati. Vivo e lavoro ad Ariano Irpino in provincia di Avellino (zona remota e davvero penalizzata dell’Appennino Meridionale) e mi occupo professionalmente di Ricerca Clienti per Piccole e Medie imprese. Lavoro da casa ed ho clienti un po’ ovunque in Italia, specialmente in Veneto. Non mi lamento, anzi: ho un sacco di lavoro, alla faccia di chi dice che lavoro non c’è e men che meno al Sud. Sono tornato da tre anni da Londra e penso che il mio paese possa valorizzarmi al meglio.  Perché non devo più emigrare, perché non devo più sentire nostalgia per la mia terra, perché posso uscire la sera con i miei amici d’infanzia, perché credo nelle Rete e nella possibilità che ognuno ha di costruirsi la migliore professionalità possibile stando anche a casa propria.  È questione in fondo di mentalità, di Spirito Animale di Keynesiana memoria. Ognuno deve essere imprenditore di se stesso e proporsi al meglio, tenendo conto di quel che il mercato domanda o che vorrebbe domandare se ci fosse un’offerta adeguata di quel servizio o bene. Sembra quasi un discorso da professionisti del Marketing, mi rendo conto che è solo un discorso di buon senso.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Dinamica dei prezzi ed efficienza economica]]></title>
<link>http://dottorantonioromano.wordpress.com/?p=18</link>
<pubDate>Wed, 25 Jun 2008 17:03:09 +0000</pubDate>
<dc:creator>dottorantonioromano</dc:creator>
<guid>http://dottorantonioromano.wordpress.com/?p=18</guid>
<description><![CDATA[Ho letto con molto interesse questo articolo

http://www.b2b24.ilsole24ore.com/articoli/0,1254,24_AR]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;">Ho letto con molto interesse questo articolo</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;">
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><a href="http://www.b2b24.ilsole24ore.com/articoli/0,1254,24_ART_90041,00.html?lw=24;1">http://www.b2b24.ilsole24ore.com/articoli/0,1254,24_ART_90041,00.html?lw=24;1</a></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;">
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;">comparso sul portale B2B24.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;">
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;">Parla di un argomento al quale sono molto sensibile dal punto di vista culturale ed anche professionale. <!--more-->Mi interessa sempre capire come un produttore arrivi al consumatore del bene che ha prodotto e come in qualche modo i benefici dell’attività economica si distribuiscano lungo i diversi anelli della catena del valore. Gli ultimi anni sono stati caratterizzati da un aumento dei prezzi al consumo a fronte di una certa stabilità se non diminuzione dei prezzi alla produzione.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;">Tutto questo è avvenuto nello scenario dell’Euro che ha imposto alle imprese la ricerca dell’organizzazione più efficiente alla luce della maggiore competizione a livello continentale.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;">Nei fatti si è inoltre realizzata una redistribuzione della ricchezza dai percettori di redditi fissi ai percettori di redditi variabili.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;">Che i prezzi alla produzione diminuiscano è di per sé un fatto positivo: vorrà dire che le merci sono prodotte con maggiore efficienza e minor impiego di risorse umane e materiali, vorrà dire che il settore è caratterizzato da economie di scala volta volta crescenti, vorrà dire che il consumatore potrà beneficiare di prezzi decrescenti, vorrà dire che il produttore otterranno profitti totali crescenti con prezzi decrescenti: è il caso delle merci high-tech.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;">Un caso contrario è quello del petrolio: prezzi crescenti perché esiste un cartello mondiale di produttori che controlla l’offerta a seguito di una domanda mondiale crescente di energia.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;">Un argomento sempre molto interessante è come si trasmettono i risparmi di costi nella produzione al consumatore finale. In un mondo ideale senza distribuzione commerciale, ci sarebbe un rapporto diretto fra consumatore e produttore. In effetti in molti settori i produttori cercano di accorciare la catena distributiva creando un rapporto diretto: questo grazie alle tecnologie moderne che lo consentono. Non ho più bisogno di andare dal libraio sotto casa per i libri, se posso comprarli su internet e mi vengono comodamente recapitati a casa mia il giorno dopo.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;">Ma saper produrre non significa saper vendere, per cui la vendita non è un’attività inutile: tutt’altro! Spesso<span> </span>è più facile saper produrre che saper vendere, e la fortuna di un’azienda dipende dalla sua capacità di presidiare, servire, accrescere i mercati e la clientela. Vorrei vedere in Italia un commercio davvero libero, una grande distribuzione sempre più grande capace di competere a livello europeo con i grossi nomi della Grande Distribuzione. Vorrei vedere sempre più merci che passano attraverso la grande distribuzione, relegando la distribuzione al dettaglio alle merci ad alto valore aggiunto e di immagine. Il commercio forse è il settore culturalmente più arretrato in Italia, quello che meno ha beneficiato dei nuovi scenari economici che si sono presentati negli ultimi anni.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;">Il commercio deve sapere realizzare profitti con prezzi decrescenti, cosi come fanno le aziende di produzione che vogliono sopravvivere sul mercato, e non attraverso una manipolazione dei prezzi consentita da una struttura inefficiente della rete distributiva e da accordi collusivi fra attori.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;">L’obiettivo non è solo l’equità sociale, è anche l’efficienza economica e la modernità del sistema economico e produttivo italiano.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Trasporto aereo ed integrazione logistica ed economica]]></title>
<link>http://dottorantonioromano.wordpress.com/?p=16</link>
<pubDate>Mon, 31 Mar 2008 22:40:47 +0000</pubDate>
<dc:creator>dottorantonioromano</dc:creator>
<guid>http://dottorantonioromano.wordpress.com/?p=16</guid>
<description><![CDATA[Durante questi mesi si è assistito a molte discussioni che hanno riguardato il sistema aeroportuale]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;">Durante questi mesi si è assistito a molte discussioni che hanno riguardato il sistema aeroportuale italiano. Prima la questione del progetto di investimento di Ryanair sugli scali lombardi di Malpensa, Linate, Orio al Serio; <span> </span>poi la vicenda di Alitalia. Questo post nasce con un altro intento, ovvero di sottolineare la necessità di una maggiore attenzione al trasporto aereo.<!--more--></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;">Un ex collega di Roma mi ha chiamato dicendomi se vogliamo andare a Londra. La città che amo di più è sempre nei miei sogni. Il mio ex collega ed ormai amico mi invita ad andare a Roma e a volare da Ciampino con Ryanair. Da dove vivo io ci vogliono 3 ore per arrivare a Roma. Vado sul sito di <a href="http://www.ryanair.com/site/IT/?culture=IT">Ryanair</a> e come sempre rimango affascinato dalla mappe delle rotte.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;">&#160;</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><img src="http://dottorantonioromano.googlepages.com/mapparyanir.jpg" /></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;">&#160;</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;">Noto due cose: la prima è la scarsa presenza di Ryanair nel Sud Italia, la seconda cosa la scarso numero di collegamenti fra le città del Sud Italia e le città del Nord Italia o dell’Europa in generale. Sicuramente non è difficile andare a Londra anche dall’Irpinia, potendo scegliere fra Bari, Napoli e Roma, ma quanto è complesso andare in Romania oppure in Turchia, oppure in Grecia o in Russia.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;">Capisco che la compagnia irlandese fa altri tipi di valutazioni nella scelta di localizzazione degli scali e nell’individuazione delle rotte.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;">Capisco la scarsa sensibilità della politica locale per quel che riguarda l’esportazione di merci e di uomini dal Sud Italia alle zone di Europa più vicine a noi, e quindi la scarsa attenzione a problemi di integrazione logistica ma anche culturale.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;">Si sa inoltre che quando la politica parla di infrastrutture per il Sud si parla o della Salerno Reggio Calabria o del treno alta velocità Bari-Roma o del treno super veloce Roma Napoli o del Ponte sullo Stretto di Messina. Non si parla dell’infrastruttura più importante nell’epoca della globalizzazione: gli aeroporti. Cosa aspettano i politici locali e nazionali per favorire l’investimento in queste infrastrutture per poter consentire l’incremento dell’interscambio commerciale e culturale fra Sud Italia e le altre zone dell’Europa? C’è da favorire l’integrazione economica nei processi europei e globali per consentire agli imprenditori del Sud di pensare alla internazionalizzazione delle loro aziende come fase naturale e relativamente poco onerosa nel ciclo di vita dell'azienda stessa. Sorge quindi l’esigenza che la politica locale e nazionale possa pensare a nuovi incentivi per rendere appetibile il Sud Italia per nuove rotte. Bari, Napoli, Foggia, Pescara devono poter avere un maggiore numero di rotte con un numero crescente di destinazioni europee del Nord ma specialmente dell'Est. Molise, Puglia, Basso Lazio, Campania per poter competere a livello internazionale e sopravvivere devono vivere processi di infrastrutturazione non slegati dai processi di sviluppo in essere o in attivazione. Come suggeriva nel 1943 <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Paul_Rosenstein-Rodan">Paul Rosenstein Rodan</a> nel suo articolo comparso sull’Economic Journal ed intitolato” Problems of Industrialization of Eastern and South Europe”, dando inizio ad una nuova tradizione negli studi di Geografia Economica che sarebbe andata recuperata<span>  </span>40 anni dopo, quel che conta per poter avviare processi sani e sostenibili di sviluppo economico è coordinare le decisioni di investimento pubblico con le decisioni di investimento privato .</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Le multinazionali nell'economia mondiale (compresa quella italiana....)]]></title>
<link>http://dottorantonioromano.wordpress.com/?p=15</link>
<pubDate>Sat, 15 Mar 2008 21:06:55 +0000</pubDate>
<dc:creator>dottorantonioromano</dc:creator>
<guid>http://dottorantonioromano.wordpress.com/?p=15</guid>
<description><![CDATA[Ho appena finito di leggere un libro davvero interessante: Le multinazionali nell&#8217;economia mon]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><i><b>Ho appena finito di leggere un libro davvero interessante: <a href="http://www.internetbookshop.it/code/9788815113139/barba-navaretti-giorgio/multinazionali-nell-economia.html">Le multinazionali nell'economia mondiale</a> di Anthony Venables della London School of Economics e del Professor Giorgio Barba Navaretti dell’Università degli Studi di Milano. Ho avuto notizia di questo libro navigando sul sito dell’Università Cattolica e vedendo le bibliografie dei vari esami.</b></i><!--more--></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;">Un titolo secco e netto come si addice a qualsiasi libro universitario, che suscita per<span>  </span>definizione una certa repulsione da parte di coloro che hanno un giudizio critico sulla globalizzazione. Ed invece il libro fa un’analisi precisa e puntuale di cosa sia un’impresa internazionale, di cosa determini gli Investimenti Esteri Diretti, di come questi flussi condizionino sia i paesi destinatari degli investimenti, che i paesi di origine delle Multinazionali stesse.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;">Ci si rende subito conto che molti argomenti che hanno animato il dibattito spesso acceso e violento negli ultimi anni non sempre sono razionalmente e scientificamente fondati.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;">Come ad esempio pensare che le multinazionali siano un danno per le economie ospiti perché sono più disposte rispetto ad un’impresa nazionale a reagire ad eventuali shock negativi, chiudendo gli impianti e trasferendo la produzione altrove. Dall’evidenza empirica e dalla teoria, si evince invece il contrario. Una multinazionale tende a ripartire il rischio di un investimento in un paese su gli investimenti fatti su più paesi. Ed inoltre l’occupazione creata da un’impresa multinazionale in un paese tende ad essere meno volatile dell’occupazione creata da un’impresa nazionale. Certo le imprese multinazionali possono trasferire la produzione altrove chiudendo stabilimenti in una data economia. Ma se chiude un’impresa nazionale, l’impresa è morta e basta.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;">Una seconda idea che mi ha fatto riflettere: le multinazionali investono solo nei paesi poveri per sfruttare la manodopera locale e pagarla poco. A parte che poco è sempre di più rispetto ai salari garantiti da imprese nazionali dei paesi poveri, comunque il 70% degli investimenti esteri avvengono fra paesi industrializzati ed il processo di globalizzazione dei mercati ha avuto l’effetto di rendere più efficiente la produzione mondiale e di garantire la crescita mondiale trainata dai settori high-tech. Ma vi lascio alla lettura del libro per confrontarvi con luoghi comuni ed idee errate spesso dominanti o anche solo per rimanere convinti delle vostre idee.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;">I capitoli più interessanti riguardono il Case Study Irlanda, ed il capitolo dedicato alle implicazioni e agli effetti della Politica Economica.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;">Come ha fatto una piccola nazione come l’Irlanda, <span> </span>che ha una popolazione di poco inferiore a quelle della Regione Campania, ad arrivare ad avere un reddito procapite fra i più alti del mondo, doppio rispetto a quello della Campania? Come è riuscita a divenire nel giro di meno di 20 anni la cosiddetta Tigre Celtica, capace di divenire modello per altre economie che vogliono uscire dalla trappola del sottosviluppo o del ritardo nello sviluppo? Nel libro si focalizza l’attenzione su alcune condizioni favorevoli detenute dall’Irlanda prima dell’avvio del processo di crescita:</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;">&#160;</p>
<ul>
<li class="MsoNormal">essere un paese di lingua inglese</li>
<li class="MsoNormal">detenere un elevato livello di capitale umano</li>
<li class="MsoNormal">avere un’agenzia pubblica come l’IDA capace di      gestire il processo di transizione</li>
<li class="MsoNormal">l’elevato predisposizione all’apertura verso l’economia      internazionale</li>
<li class="MsoNormal">essere un paese stabile</li>
</ul>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;">&#160;</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;">Vi rimando alla lettura del capitolo 6 del libro per un’analisi approfondita di questi aspetti.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;">Nel capitolo dedicato alle implicazioni per la Politica Economica, si analizza il ruolo che le Agenzie di Sviluppo possono avere per poter competere nell’attrarre gli investimenti esteri.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;">Tutto sommato ne viene fuori che il coordinamento delle politiche a livello internazionale è la strada più corretta, anche se non sempre la più facile da percorrere, per poter garantire uno sviluppo sostenibile all’economia regionale in questione ed il raggiungimento di uno stato di corretta allocazione delle risorse a livello internazionale. La politica può anche quindi ritardare o distorcere il processo di sviluppo economico.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;">Ho letto questo libro con molto interesse, cercando di cogliere fra le righe indicazioni o suggerimenti da seguire per consentire al nostro Sud di uscire dalla trappola del ritardo nello sviluppo. Sono ben consapevole che questi processi hanno luogo in almeno 15/20 anni e che certo, se mai si avviano, mai possono giungere a compimento.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><img src="http://dottorantonioromano.googlepages.com/uuu.jpg" /></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><i><b>Tabella di confronto fra alcune grandezze delle 5 regioni del Sud Italia e l'Irlanda </b></i></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><i><b></b></i><br />
Il Sud oggi vive in una doppia trappola, quella della malavita e della politica che condizionano lo sviluppo, e quello del vantaggio competitivo nelle produzioni agroalimentari di qualità, nel tessile di qualità, nelle manifatture artigianali di qualità. Basta dare uno sguardo alla mappa dei distretti industriali sul sito <span class="a"><a href="http://www.clubdistretti.it/">www.club<span>distretti</span>.it/</a>.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span class="a">Settori per definizione ad alta intensità di lavoro non altamente qualificato, caratterizzati quindi da un livello medio di produttività inferiore rispetto a quella dei settori high-tech. Questo implica necessariamente una remunerazione più bassa del fattore lavoro. Il Sud quindi è destinato a rimanere imbrigliato nella trappola dei bassi salari e di uno sviluppo più lento, eternamente incapace quindi di attrarre investimenti esteri finalizzati a far fare quel salto tecnologico necessario a trasformare l’economia meridionale in un’economia moderna e completamente integrata con l’economia internazionale?</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span class="a">Se si pensa al fatto che oggi ormai l’emigrazione riguarda risorse umane ad alto potenziale, con un elevato grado di scolarizzazione, si capisce che quindi le risorse più importanti per avviare un processo di sviluppo sostenibile non mancano. Quel che manca è un’agenzia pubblica capace non solo di individuare i settori e le aziende da attrarre sul territorio meridionale, ma capace di pensare ad una formazione o ad una riqualificazione funzionale all’impiego nelle aziende stesse da attrarre delle risorse umane da incentivare a tornare. Gli enti territoriali locali devono quindi interloquire stabilmente a livello istituzionale con i paesi delle aziende che dovrebbero investire, secondo un’ottica di concertazione. Devono essere attratti quindi i settori che nei prossimi anni si stimi possano crescere e consolidarsi nell’economia internazionale.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span class="a">Il ruolo fondamentale del Pubblico deve essere di garantire in maniera efficiente senza sprechi il coordinamento delle diverse attività ed inoltre la credibilità e la serietà del processo stesso messo in atto. Ecco perché il ruolo delle Regioni diviene quello di interlocuzione e di promozione dei territori sulla scena internazionale. Il Sud non può e non vuole neanche essere la terra del Turismo.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span class="a">Vuole essere la terra del lavoro e della produzione, in un’epoca caratterizzata dalla sua smaterializzazione e dove la differenza nella Ricchezza delle Nazioni, per citare Adamo Smith, è fatta dal livello di modernità e competitività delle aziende presenti su un territorio.</span></p>
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<title><![CDATA[I primi passi di un’impresa]]></title>
<link>http://dottorantonioromano.wordpress.com/2008/02/25/i-primi-passi-di-un%e2%80%99impresa/</link>
<pubDate>Mon, 25 Feb 2008 11:45:04 +0000</pubDate>
<dc:creator>dottorantonioromano</dc:creator>
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<description><![CDATA[Dopo una laurea in Teoria dello Sviluppo Economico e dopo anni a fare il consulente informatico, ho ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Dopo una laurea in Teoria dello Sviluppo Economico e dopo anni a fare il consulente informatico, ho deciso tre anni fa di avviare una mia attività libero professionale come Sviluppatore di Business.<br />
Lavoro sempre con aziende già affermate che però vogliono costruire un  Potenziale di Clientela e verificare la possibilità di crescere ulteriormente.<br />
Il mio ultimo cliente è invece un caso a parte: un’azienda nuova di zecca che nasce dall’idea un po’ folle di un caro amico, una di quelle idee che non si possono che sposare completamente. <!--more-->Questo cliente ed amico arianese decise tempo fa di seguire il mio esempio di tornare in Irpinia e di avviare un’impresa glocale innovativa. L’idea che soggiace al suo Business è il cosiddetto “ Modello Hollywood” riportato da Jeremy Rifkin nel suo “L’Era dell’Accesso”. Il mio cliente vuole occuparsi nello specifico di Project Management nell’ambito della Comunicazione di Impresa: va alla ricerca di Commesse e  poi organizza il gruppo di lavoro responsabile del progetto, utilizzando le professionalità detenute da una serie di partner strategici che collaborano stabilmente. In questa sua struttura flessibile e leggera, il mio ruolo è quello come al solito di verificare il mercato e di andare alla ricerca di potenziali clienti.<br />
Ho trovato per lui una ditta di Caserta che ha la necessità di rilanciare il marchio e la comunicazione sia presso la Clientela Privata locae sia nei confronti della Clientela Business. Una ditta che deve vivere il cambio generazionale e che vede alla Direzione Generale un ragazzo nostro coetaneo. Siamo partiti da Ariano alla volta di Caserta verso le 6.30 del mattino con circa 8 gradi sottozero manco fossimo in Siberia. Le luci dell’alba e le prime presenze umane sulla piazza. Ero emozionato quanto il mio cliente nel pensare di andare al primo appuntamento di affari:è stato come veder nascere l’azienda. Lungo il tragitto con il mio cliente abbiamo parlato della necessità di considerare il Business ed un approccio market-oriented come la soluzione non solo  alle nostre esistenze come giovani professionisti, ma anche come unica soluzione alla secolare paralisi che attanaglia molte zone del Sud. Fare impresa oggi al Sud nel mondo di Internet significa costruire con pazienza una rete di relazioni significative all’interno della Comunità delle Imprese localizzate ovunque sul Territorio, dove ricercare continuamente il Valore della Propria Idea di Business. Il capitale di conoscenze diviene il capitale più importante per l’Impresa che vive di informazioni e relazioni, e la gestione continua e garbata dei contatti una funzione strategica e vitale. L’attenzione che si dedica al cliente finale diviene il Valore Aggiunto che l’impresa deve fornire e che la caratterizza e distingue sul Mercato.</p>
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<title><![CDATA[Capitale Umano: necessità di una sua accumulazione permanente]]></title>
<link>http://dottorantonioromano.wordpress.com/2008/02/17/capitale-umano-necessita-di-una-sua-accumulazione-permanente/</link>
<pubDate>Sun, 17 Feb 2008 18:37:08 +0000</pubDate>
<dc:creator>dottorantonioromano</dc:creator>
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<description><![CDATA[È molto interessante assistere in queste settimane al dibattito elettorale a proposito del problema]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;">È molto interessante assistere in queste settimane al dibattito elettorale a proposito del problema del livello dei salari. Non voglio entrare nella polemica sul caro euro: <i>contra</i> <i>facta non valet argumentum.</i></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;">Ci tengo invece molto a capire quale possa essere uno scenario che garantisca una crescita non inflazionistica dei salari. Ovvero vedere crescere i salari senza vedere crescere i prezzi ulteriormente e quindi non alimentare la famosa spirale prezzi-salari. La risposta di scuola è la crescita più che proporzionale della produttività del lavoro.<!--more--></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;">E come insegnano gli economisti neoclassici, la produttività del fattore lavoro cresce se cresce la dotazione del Capitale.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;">Da un punto di vista teorico, in un contesto di bassa crescita dell’economia il fatto che i salari non crescono non è assolutamente un male se la redistribuzione del reddito a favore dei profitti viene finalizzata all’accumulazione del capitale necessaria ad alimentare gli investimenti necessari a sostenere un nuovo percorso di crescita economica.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;">Alla crescita economica può poi seguire una redistribuzione del reddito a favore dei salari che hanno in precedenza finanziato la crescita.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;">Ma certo questo non è stato lo scenario delle imprese italiane che hanno accumulato profitti senza reinvestirli per la <span> </span>crescita della competitività del sistema delle imprese sui mercati internazionali. Il sistema Italia è sempre più marginale rispetto ad altri sistemi paese.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;">C’è quindi un triplice obiettivo che l’Italia deve porsi: vedere crescere i salari, vedere crescere la produttività del lavoro e di conseguenza la competitività delle imprese. Sono obiettivi fra di loro concatenati e che possono essere raggiunti se si investe nella formazione permanente dei lavoratori.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;">Ovvero nell’unica forma di capitale che nel Capitalismo Post Industriale ha valore: il Capitale Umano. <b><u>Formazione permanente dei lavoratori che valorizzi non solo le competenze tecniche ma <span> </span>anche la crescita umana e della personalità dei lavoratori stessi.</u></b></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;">Chi deve finanziare la formazione permanente dei lavoratori? Un fondo aziendale cofinanziato dall’impresa e dal lavoratore stesso. Se la formazione ha una valenza strategica sia per l’impresa che vede crescere la produttività del lavoro e quindi i profitti che per i lavoratori che vedono crescere i propri salari, <b><u>l’obiettivo della formazione permanente diviene un obiettivo condiviso fra lavoro e impresa.</u></b></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;">Politiche che devono essere implementate a livello aziendale e che diano al legislatore l’onere di definire la cornice normativa entro la quale far muovere le imprese in piena autonomia. La contrattazione non può che essere aziendale, favorendo quindi la crescita differenziata dei settori.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;">Un’impresa che diventi non solo portatrice degli interessi degli azionisti ma dei lavoratori tutti che partecipano alla creazione del valore. I rapporti sindacali, come quella di oggi, che invece prevedono ancora il conflitto fra capitale e lavoro non aiuta a disegnare uno scenario cooperativo che aiuti il sistema delle imprese ed il mondo del lavoro italiano a dotarsi dei mezzi e delle risorse necessarie per <b><u>cooperare ed affrontare insieme</u></b> la competizione globale.</p>
]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[Innovazione e Nascita di Impresa]]></title>
<link>http://dottorantonioromano.wordpress.com/2008/02/14/innovazione/</link>
<pubDate>Thu, 14 Feb 2008 15:48:03 +0000</pubDate>
<dc:creator>dottorantonioromano</dc:creator>
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<description><![CDATA[Ho letto con molto interesse questo articolo breve de&#8221; Il Sole 24 ore&#8221;:
http://www.ilsol]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Ho letto con molto interesse questo articolo breve de" Il Sole 24 ore":</p>
<p><a href="http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Mondo/2008/02/innovazione-rapporto-europea.shtml?uuid=911c1136-db0b-11dc-a54d-00000e251029&#38;DocRulesView=Libero">http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Mondo/2008/02/innovazione-rapporto-europea.shtml?uuid=911c1136-db0b-11dc-a54d-00000e251029&#38;DocRulesView=Libero</a></p>
<p>attraverso le cifre si delinea un quadro dell'Italia che non so se definire fosco o meno.<!--more--></p>
<p>Lascio agli esperti la possibilità di esprimere i pareri più motivati.</p>
<p>Mi limito solo a fare una piccola considerazione: in uno scenario globale dove la Produzione Manifatturiera è sempre più prerogativa di altre macroregioni del Pianeta ( Cindia e Sud Est asiatico in testa), per la Vecchia Europa si presentano nuove opportunità di Sviluppo nell'ambito della cosiddetta Economia della Conoscenza.</p>
<p>Produrre informazioni conoscenze tecnicalità che possano poi trovare applicazione in altri contesti geografici e produttivi.</p>
<p>Da sempre penso che questa possa essere l'unico sentiero di sviluppo per alcune aree come il Sud Italia che presentano bassi tassi di crescita, alti livelli di disoccupazione intellettuale, elevata dotazione di Capitale Umano al netto di esperienze professionali performanti.</p>
<p>Il punto di partenza per lo sviluppo penso possa essere la piccola impresa tecnologica che, per cultura ed età media degli addetti, debba accollarsi l'onere di definire ed implementare nuovi paradigmi di crescita.</p>
<p>Dico questo anche perchè penso che non sempre gli amministratori locali, funzionalmente responsabili di promuovere lo sviluppo globale di imprese locali, siano in grado di fornire l'adeguata struttura per sostenere ed incubare tali progetti.</p>
<p>Alla fine penso sempre che non esista miglior incubatore di impresa del mercato. Anche la piccola e giovane impresa senza grossi mezzi che sappia andare e stare sul mercato può fare la differenza. La storia economica della seconda metà del XX secolo ce lo ha insegnato: il Capitalismo ha spesso dismesso il doppiopetto dei cinquantenni per indossare le T-shirt di ragazzi poco più che adolescenti.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Viva i distretti]]></title>
<link>http://dottorantonioromano.wordpress.com/?p=5</link>
<pubDate>Thu, 14 Feb 2008 08:25:36 +0000</pubDate>
<dc:creator>dottorantonioromano</dc:creator>
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<description><![CDATA[Questo interessante intervento di Riccardo Viale su &#8220;Il Sole 24 ore&#8221;
http://www.ilsole24]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Questo interessante intervento di Riccardo Viale su "Il Sole 24 ore"</p>
<p><a href="http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Tecnologia%20e%20Business/2008/02/nova-innovazione-distretto.shtml?uuid=a76b205c-da53-11dc-864a-00000e251029&#38;DocRulesView=Libero">http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Tecnologia%20e%20Business/2008/02/nova-innovazione-distretto.shtml?uuid=a76b205c-da53-11dc-864a-00000e251029&#38;DocRulesView=Libero</a></p>
<p>pone l'accento sulla  collaborazione fra imprese all'interno di un distretto industriale come fattore di successo per le imprese e per il territorio. La scienza economica da Alfred Marshall in poi ha sempre pensato alla localizzazione come fattore strategico per il successo dell'impresa.<!--more-->Nell'articolo si fa inoltre riferimento alla localizzazione del Capitale Umano e alle politiche di attrazione dello stesso come elemento di successo. Inoltre le politiche delle istituzioni pubbliche locali hanno un ruolo positivo nel definire gli scenari entro i quali le imprese vanno a lavorare.</p>
<p>Quel che oggi nessuno ci dice e quel che forse è anche difficile misurare è l'effetto che relazioni significative che nascono sulla Rete Internet hanno sulle decisioni di imprese geograficamente lontane.</p>
<p>Ebbi mesi fa uno scambio epistolare con il professor Ciciotti, docente dell'Università Cattolica di Milano di Economia Regionale, che mi disse  che ad oggi non esistono ancora filoni di studio che analizzano questo argomento. Esiste quindi un nuovo filone di ricerca nell'ambito dell'Economia Regionale e della Localizzazione?</p>
<p>Sarebbe interessante capire questi fenomeni ed individuare quelle politiche finalizzate a favorire nuove forme di aggregazione di impresa che vanno al di là dello spazio fisico.</p>
]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[Ricerca Clienti: un business possibile?]]></title>
<link>http://dottorantonioromano.wordpress.com/?p=3</link>
<pubDate>Tue, 12 Feb 2008 04:07:03 +0000</pubDate>
<dc:creator>dottorantonioromano</dc:creator>
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<description><![CDATA[Benvenuti sul mio nuovo blog che utilizzerò per comunicare con i miei clienti reali e con quanti lo]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Benvenuti sul mio nuovo blog che utilizzerò per comunicare con i miei clienti reali e <u>con quanti lo vorranno diventare</u>.</p>
<p>Spero che questo spazio possa diventare nel tempo un luogo di incontro e confronto su tematiche generali o su tematiche specifiche singoli settori di attività o singole aree geografiche. C'è sempre bisogno, nel momento storico che stiamo vivendo, di uno spazio dove le persone possano incontrarsi e discutere civilmente ma dove, soprattutto, le persone possano discutere su potenziali opportunità di Business che il mercato possa offrire.<!--more--></p>
<p>L'idea del blog nasce dalla mia esperienza professionale di consulente freelance nell'ambito della Ricerca dei Clienti.</p>
<p>Svolgo con amore e passione questo lavoro perchè ho visto in Italia la possibilità di esercitare una vera e propria missione: <b>aiutare le piccole e medie imprese ad individuare, accrescere, gestire il proprio potenziale di mercato.</b></p>
<p>Sempre presso le PMI mie clienti, distribuite equamente in tutte le regioni d'Italia, ho notato un aspetto di cultura aziendale secondo me preoccupante. La preoccupazione delle aziende di concentrarsi sulla gestione dei costi fa si che le imprese si concentrino poco sulla gestione e sull'incremento dei ricavi. Un atteggiamento in parte giustificabile dal fatto che le imprese quotidianamente si trovano ad operare in contesti di mercato con bassa redditività, dove quindi è necessaria la massima attenzione per i costi per poter mantenere nel tempo l'Equilibrio Economico. Ma facendo quotidianamente Ricerche per i miei clienti, mi sono accorto che ogni azienda quotidianamente perde profittevoli occasioni di Business proprio perchè troppo concentrata sulla gestione operativa dell'Attività. Come è giusto che sia.</p>
<p>Ma la sopravvivenza di ciascuna impresa, dalla più piccola alla più grande, è legata comunque alla capacità di investire continuamente in attività strategiche come la Ricerca Tecnologica, l'innovazione dei processi interni, la ricerca continua sul mercato di potenziali committenti. Può essere certo difficile per una piccola impresa implementare al suo interno la funzione Marketing o Business Development. Spesso questa funzione è demandata al Titolare dell'Impresa che non sempre dedica a questa attività le risorse di tempo necessarie per ottenere risultati soddisfacenti. Si prospetta quindi la presenza sul mercato di una immensa opportunità professionale per tutti quei professionisti e società che seriamente vogliano fornire i propri servizi a supporto delle imprese che desiderano crescere sul mercato.</p>
<p>Penso in conclusione che la Ricerca dei Clienti sia un'attività strategica per l'impresa: ne va della sua sopravvivenza e della sua possibilità di perseguire un sentiero di crescita costante nel tempo. Spero vivamente che possa esserci un nuovo clima culturale nel mondo dell'impresa che porti l'Italia nei prossimi anni ad essere nuovamente la potenza economica di primo piano che è stata nei decenni scorsi.</p>
]]></content:encoded>
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