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	<title>rrregole &amp;laquo; WordPress.com Tag Feed</title>
	<link>http://wordpress.com/tag/rrregole/</link>
	<description>Feed of posts on WordPress.com tagged "rrregole"</description>
	<pubDate>Sat, 26 Jul 2008 02:59:18 +0000</pubDate>

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	<language>en</language>

<item>
<title><![CDATA[MaiuscoLe abusate]]></title>
<link>http://farsileggere.wordpress.com/2008/01/21/la-maiuscola-abusata/</link>
<pubDate>Mon, 21 Jan 2008 13:36:41 +0000</pubDate>
<dc:creator>Francesco</dc:creator>
<guid>http://farsileggere.wordpress.com/2008/01/21/la-maiuscola-abusata/</guid>
<description><![CDATA[Ma quanti inchini, quante reverenze, quante maiuscole affettate appuntiscono gli scritti di lavoro:
]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://tbn0.google.com/images?q=tbn:Tw3IU34vaHCQAM:http://www.zooscape.com/dataimg/zoo0051/5/big/515814_b.jpg" align="right" height="96" width="118" />Ma quanti inchini, quante reverenze, quante <b>maiuscole</b> affettate appuntiscono gli scritti di lavoro:</p>
<blockquote><p>Gentile Cliente, Le scriviamo per informarLa che La Sua richiesta ci è pervenuta...</p></blockquote>
<p>Troppo? Credo di sì. Anche nelle lettere commerciali<b> le piogge di maiuscole hanno fatto il loro tempo</b>. Nelle email , poi, fanno crepare dal ridere. Eppure questa deformazione professionale è dura a morire. La manterrei, al massimo, per il Padre Eterno (se volete).</p>
<p>Io seguo una regola di carattere generale: <b>l'iniziale maiuscola per i nomi propri e per i nomi comuni usati come propri</b>. Ad esempio:</p>
<blockquote>
<ul>
<li><i>Il cavaliere</i> (se è un comune cavaliere)</li>
<li><i>Il Cavaliere</i> (se è proprio <i>lui</i>, avete capito bene)</li>
</ul>
</blockquote>
<p>Perciò, gentile azienda, io non le faccio il torto di adularla con ecatombi lettere capitali. Ma lei  non mi illuda  di essere il Cliente, perché so che sono uno tra i tanti.</p>
<h2>La maiuscola dove la metto?</h2>
<p>In italiano l'uso della maiuscola è piuttosto contenuto. E necessaria con:</p>
<h4><!--more--></h4>
<ul>
<li>qualsiasi parola<b> dopo il punto</b> o all'<b>inizio</b> di un paragrafo, capitolo, testo ecc.</li>
<li>i<b> nomi propri</b> di persone, animali, luoghi geografici, enti ecc.: Francesco, Giovanni, Fido, Torino, Piemonte.</li>
</ul>
<p>E inoltre con:</p>
<ul>
<li>gli <b>appellativi professionali</b>, ma solo quando sostituiscono il nome proprio: il Cavaliere, l'Avvocato, il Dottore... <b>mai </b>quando lo accompagnano: il<i> dottor Bianchi</i>, il<i> cavalier Bernardi</i>, l'<i>avvocato Rossi.</i></li>
<li>i nomi di <b>feste e ricorrenze</b> (<i>Natale</i>, <i>Capodanno, Pasqua</i>...), i nomi dei <b>secoli </b>(<i>il Novecento, il Settecento</i>...) e di <b>periodi storici</b> (<i>il Rinascimento, il Medio Evo, le Guerre Mondiali</i>) ma <b>non i nomi di mesi e giorni </b>della settimana (<i>gennaio, lunedì</i>).</li>
<li>i nomi di <b>corpi celesti</b> (<i>Marte, Giove, Sirio</i>...). Però <i>sole, terra</i> e <i>luna </i>si scrivono minuscoli al di fuori di contesti scientifici (<i>ho la luna storta, una giornata di sole</i>...).</li>
<li>le lettere che formano una <b>sigla </b>(<i>CGIL, RIAA</i> ecc.), se non sono talmente familiari (<i>Fiat, Rai...</i>) da essere sentite come parole a sé stanti.</li>
</ul>
<p><b>In pubblicità e sul web</b> la maiuscola è invece sempre meno usata anche a inizio frase. Era prevedibile, visto che in molti casi sulla rete (domini, indirizzi email, motori di ricerca) non c'è differenza tra maiuscole e minuscole. Non ci vedo nulla di male, a patto che siano testi molto brevi. La maiuscola è utilissima per adocchiare l'inizio di una frase all'interno di un paragrafo.</p>
<p>Per approfondimenti vi rimando alla <a href="http://www.accademiadellacrusca.it/faq/faq_risp.php?id=4093&#38;ctg_id=93" target="_blank">Crusca</a>.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Cielo igiene e superficie]]></title>
<link>http://farsileggere.wordpress.com/2008/01/11/cielo-igiene-e-superficie/</link>
<pubDate>Fri, 11 Jan 2008 12:41:44 +0000</pubDate>
<dc:creator>Francesco</dc:creator>
<guid>http://farsileggere.wordpress.com/2008/01/11/cielo-igiene-e-superficie/</guid>
<description><![CDATA[
Avete fatto caso a come Battiato pronuncia il &#8220;cielo&#8221;?
 Il c-i-elo è primordialmente p]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.fioriblu.org/images/igiene.jpg" height="190" width="235" /></p>
<p>Avete fatto caso a come Battiato pronuncia il "cielo"?</p>
<blockquote><p> Il c-<b>i</b>-elo è primordialmente puro...</p></blockquote>
<p>Ovviamente si tratta di una genuina e simpatica inflessione sicula. Però in italiano <b>la <i>i</i> che sta in <i>cielo </i>in realtà non si pronuncia</b>.</p>
<p>E' una lettera fantasma, così come in <i>ig<b>i</b>ene</i>, <i>superfic<b>i</b>e </i>e in <i>c<b>i</b>eco, </i>e non c'è davvero nessuna differenza tra la pronuncia di <i>c<b>i</b>elo</i> e <i>celo </i>(nascondo), <i>c<b>i</b>eco </i>e <i>ceco </i>(abitante della Rep. Ceca). Quella <i>i </i>è il residuato di vecchie convenzioni non più in voga, ma si è conservata fino ad oggi. (Ecco<a href="http://forum.accademiadellacrusca.it/forum_5/interventi/1202.shtml" target="_blank"> la spiegazione dell'Accademia</a>).</p>
<p>Be'? Perche quelle facce? Tutti teniamo qualche pezza, qualche abito aldilà dello stretto necessario. La lingua fa lo stesso, quella scritta soprattutto.</p>
<p>Tuttavia quella <i>i</i> può giocare brutti scherzi. Una spiegazione esauriente è un'impresa ardua e improbabile. Vediamo come evitare gli errori più comuni. Tornerò sull'argomento sicuramente (e sono bene accetti gli interventi dei lettori!).</p>
<h3>I nomi in -gia/-cia</h3>
<p style="margin-top:0.42cm;margin-bottom:0;">Nelle parole che finiscono in <i>cia/gia</i>  la i serve a distingure dal suono "velare" o duro di <i>ga/ca</i>.  <b>Se </b><i><b>c/</b></i><i><b>g</b></i><b> è preceduta da vocale</b>, la <i>i </i>si conserva anche al la e del plurale:</p>
<blockquote>
<p style="margin-bottom:0;"><i>ciliegia/cilieg</i><i><b>i</b></i><i>e            </i><i>acacia                   /acac</i><i><b>i</b></i><i>e</i><i>     camicia/camic</i><i><b>i</b></i><i>e       </i>(occhio però a <i>camicetta)</i><i></i></p>
</blockquote>
<blockquote></blockquote>
<p style="margin-top:0.42cm;margin-bottom:0;"><b>Se </b><i><b>c</b></i><b>/</b><i><b>g</b></i><b> è doppia o preceduta da un’altra consonante,</b> la <i>i</i> scompare al plurale:</p>
<blockquote>
<p style="margin-bottom:0;"><i>spiaggia/spiagge     pioggia/piogge     treccia/trecce      freccia/frecce      frangia/frange    arancia/arance  lancia/lance    pancia/pance</i></p>
</blockquote>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Il congiuntivo]]></title>
<link>http://farsileggere.wordpress.com/2008/01/09/il-congiuntivo/</link>
<pubDate>Wed, 09 Jan 2008 10:43:43 +0000</pubDate>
<dc:creator>Francesco</dc:creator>
<guid>http://farsileggere.wordpress.com/2008/01/09/il-congiuntivo/</guid>
<description><![CDATA[
Viste le recenti cronache, è sacrosanto un bel post sull&#8217;uso del congiuntivo. Per farlo, abb]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://lostslade.splinder.com/" target="_blank"><img align="justify" src="http://lostslade.altervista.org/_altervista_ht/dannunzio_piccola.jpg" alt="created by Lost Slade"></a><br />
Viste <a href="http://www.tg5.mediaset.it/cronaca/articoli/2008/01/articolo5970.shtml">le recenti cronache</a>, è sacrosanto un bel post<font face="Verdana, sans-serif"> sull'<b>uso del congiuntivo</b>. Per farlo, abbiamo bisogno di una tronista e un corteggiatore:</font></p>
<blockquote><p><i>Il corteggiatore:</i> Forse ti chiedi chi io penso che tu sei<br />
<i>La tronista:</i> Già, dimmelo, chi pensi che io sono?"<br />
<font face="Verdana, sans-serif">(Conversazione captata da <i>Amici </i>di Maria de Filippi)</font></p></blockquote>
<p><font face="Verdana, sans-serif"> Il congiuntivo apre una finestrella sul <b>possibile</b></font><font face="Verdana, sans-serif"><span>: quel che ti dico adesso è un'ipotesi (<i>chi io penso che tu <b>sia</b></i></span></font><font face="Verdana, sans-serif"><span>), non una radiografia (</span></font><font face="Verdana, sans-serif"><i><span>chi io penso che tu </span></i></font><font face="Verdana, sans-serif"><span style="font-style:normal;"><b>sei</b></span></font><font face="Verdana, sans-serif"><span style="font-style:normal;"><span>)</span></span></font><font face="Verdana, sans-serif"><span>. Chi evita il congiuntivo azzarda opinioni spacciandole per dati di fatto.   </span></font></p>
<p style="margin-bottom:0;"><font face="Verdana, sans-serif"><span>Ma non solo. Se dico <i>"chi io penso che tu sei"</i> prendo in considerazione solo il mio punto di vista, il giudizio perentorio su te. Se dico "</span></font><font face="Verdana, sans-serif"><span><i>chi io penso che tu sia"</i> lascio uno spiraglio <b>al punto di vista di chi ascolta</b>. Provare per credere.</span></font></p>
<p style="margin-bottom:0;">&#160;</p>
<h3>Guida al congiuntivo</h3>
<p style="margin-bottom:0;"><font face="Verdana, sans-serif"><span>L'errore più ricorrente, secondo la mia esperienza, è nel periodo ipotetico. Attenzione: il <b>condizionale </b>non è congiuntivo!</span></font></p>
<blockquote>
<p style="margin-bottom:0;">Se io <strike>farei</strike> facessi</p>
</blockquote>
<h4><b><u>E' OBBLIGATORIO</u></b></h4>
<ul>
<li>Dopo 	le congiunzioni <i><b>sebbene</b>, 	<b>purché</b>, <b>nel caso che</b>,</i> 	e simili.</li>
<li>Dopo 	espressioni impersonali che evidenziano uno <b>scopo</b> 	o una <b>eventualità</b>: <i>è necessario che, può darsi che</i>, 	e simili</li>
<li>Dopo 	i verbi che esprimono un <b>desiderio</b> o 	una <b>volontà</b>: 	<i>augurarsi, 	sperare</i>, e simili</li>
<li>Dopo 	<i><b>qualunque 	</b></i>e <i><b>chiunque 	</b></i>quando esprimano un'idea di possibilità</li>
</ul>
<h4><b><u>PUÒ ESSERE USATO IN ALTERNATIVA ALL'INDICATIVO</u></b></h4>
<ul>
<li>Dopo 	le espressioni <i>è 	bene, è utile, ecc. + che</i> 	se si vuole fornire una sfumatura di <b>possibilità</b></li>
<li>Nelle 	<b>interrogative indirette</b> (<i>Mi domando se va/vada bene</i>) e nelle <b>comparative </b>(<i>Sei</i> <i>arrivato più tardi</i> <i>di quanto temevo/temessi</i><i>)</i><b><i>.</i></b></li>
<li>Dopo verbi di <b>opinione </b>come <i>credere, 	sembrare, pensare </i>ecc<i>.<br />
</i></li>
</ul>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Qual è l'accento sulla e?]]></title>
<link>http://farsileggere.wordpress.com/2008/01/05/qual-e-laccento-sulla-e/</link>
<pubDate>Sat, 05 Jan 2008 10:45:04 +0000</pubDate>
<dc:creator>Francesco</dc:creator>
<guid>http://farsileggere.wordpress.com/2008/01/05/qual-e-laccento-sulla-e/</guid>
<description><![CDATA[
Non per mettere i cosiddetti puntini sulle i. Però noto   sul sito di un importante quotidiano tor]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.robertopatriarca.it/strafalcione/banner_sgrammaticato_2.png" align="top" height="166" hspace="7" width="219" /></p>
<p>Non per mettere i cosiddetti puntini sulle i. Però noto <b></b>  sul sito di un importante quotidiano torinese (si sa, <a href="http://www.lastampa.it" target="_blank">su internet non si fanno mai i nomi</a>) una certa lassezza riguardo agli <b>accenti</b>. Alcuni esempi:</p>
<blockquote><p> <a href="http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/grubrica.asp?ID_blog=40&#38;ID_articolo=92&#38;ID_sezione=55&#38;sezione=" target="_blank" class="titolo">Il dono senza perch<b>è</b> </a> (Barbara Spinelli, 23/12/2007)<br />
<a href="http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/cronache/200710articoli/26539girata.asp" class="titolo">Germania, violenta la sua ex: sconto della pena perch<b>è</b> sardo</a> (incredibile sentenza ad Hannover, cronaca, 11/10/2007)<br />
<a href="http://www.lastampa.it/sondaggi/cmsVota.asp?IDsondaggio=914" target="_blank" class="titolo">Perch<b>è</b> fate sesso?</a> (instant poll online)</p></blockquote>
<p>Già, perché?  L'accento grave, intendo. <b>Su <i>perché </i>dovrebbe essere</b><b> acuto</b> (ovvero: <i>e </i>chiusa), malgrado qui in Piemonte si tenda ad aprire tutte le vocali.</p>
<p>Non me ne vogliano gli autori. Si sa, l'<b>html</b> <b>è malandrino</b>. Bisogna inserire manualmente gli accenti e molto spesso gli addetti ai lavori non vanno per il sottile.</p>
<h3>Acuto o grave?</h3>
<p>Eppure nell'italiano scritto le <b>regole per l'accento tonico </b>sono molto semplici. Dimenticatevi <i>pèsca </i>e <i>pésca</i>, perché nella scrittura la questione si pone molto raramente:</p>
<ul>
<li>
<blockquote><p>Le vocali <b>a</b>,<b> i</b>, <b>o</b>, <b>u </b>hanno sempre l'accento grave (suono aperto): <i>dovrà</i>, <i>Forlì</i>, <i>può</i>, <i>più</i></p></blockquote>
</li>
<li>
<blockquote><p>Solo la <b>e</b> ha di regola l'accento acuto: <i>perch<b>é</b> </i>(come <i>bench<b>é</b></i>, <i>affinch<b>é</b></i>, <i>nonch<b>é</b> </i>ecc.), <i>n<b>é </b></i>(altro tasto dolente), <i>s<b>é</b> </i>(il pronome), <i>pot<b>é</b></i><b>,</b> <i>ventitr<b>é</b> </i>ecc.</p></blockquote>
</li>
</ul>
<p><u>Fanno eccezione</u>: <i><b>è</b> </i>(verbo), <i>cio<b>è</b></i>, <i>caff<b>è</b></i>, <i>t<b>è</b></i>, <i>ahim<b>è</b></i>/<i>ohim<b>è</b></i>, <i>bign<b>è</b>.</i></p>
<p><u>E inoltre</u>:  una serie di altre parole <i>demod<b>è</b> </i>come <i>coccod<b>è</b></i>, <i>beb<b>è</b></i>, <i>canap<b>è</b></i>, <i>lacch<b>è</b></i>, <i>narghil<b>è</b></i>, e i nomi propri <i>No<b>è</b></i>, <i>Mos<b>è</b></i>, <i>Giosu<b>è</b></i>, <i>Averro<b>è</b></i>, <i>Salom<b>è</b></i> (per questi ultimi esempi, grazie a <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Accento_grafico" target="_blank">Wikipedia</a>).</p>
<p>Chi volesse l'ultimo verdetto, può consultare la  spiegazione dell'<a href="http://www.accademiadellacrusca.it/faq/faq_risp.php?id=4319&#38;ctg_id=93" target="_blank">Accademia della Crusca</a>. Esauriente ma labirntica e poco web-genica.</p>
<p>Grazie infine allo spassosissimo <a href="http://strafalcione.splinder.com" target="_blank">Osservatorio Permanente dello Strafalcione</a> per l'immagine in testa a questo post.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Di tutto un pò]]></title>
<link>http://farsileggere.wordpress.com/2007/12/18/di-tutto-un-po/</link>
<pubDate>Tue, 18 Dec 2007 11:07:40 +0000</pubDate>
<dc:creator>Francesco</dc:creator>
<guid>http://farsileggere.wordpress.com/2007/12/18/di-tutto-un-po/</guid>
<description><![CDATA[Ovvero dei monosillabi. Un po&#8217; si scrive proprio così, con l&#8217;apostrofo, perché è il t]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://naturacolorata.files.wordpress.com/2007/03/fiume_po_po_river.jpg" alt="Il fiume Po" align="left" height="150" hspace="7" vspace="7" width="250" />Ovvero dei monosillabi. Un <strong>po'</strong> si scrive proprio così, con l'apostrofo, perché è il troncamento di <em>poco</em>. Per lo stesso motivo vogliono l'apostrofo anche gli imperativi <em>fa</em>' (fai), <em>va</em>' (vai), <em>di</em>' (dici).</p>
<p>Il <a href="http://http://it.wikipedia.org/wiki/Text_on_9_keys" target="_blank">software T9</a> del mio cellulare (un Samsung di fascia alta), compone automaticamente <strong>pò</strong>,<strong> fà, và, dì</strong>. Da notare che solo l'ultima di queste parole esiste in italiano.  Ogni tentativo di rieducazione del software si è rivelato finora inutile.</p>
<p>Accenti e apostrofi sui monosillabi non sono un abbellimento come le palline di natale che in questo periodo infestano le case: basta un segnetto sopra  o accanto alla lettera e si ottiene una parola diversa. Vediamo di fare un po' di ordine.</p>
<h3>L'accento</h3>
<p>Nella grafia dell'italiano, un monosillabo ha l'accento se ne esiste un altro che si scrive allo stesso modo, ma è atono.  Ecco un elenco di coppie omografe:</p>
<blockquote><address><strong>che</strong> (cong. o pron. relativo)	<strong>/ ché</strong> (abbreviazione di <em>perché</em>)</address>
<address><strong>da</strong> (prep.) 		/	<strong>dà</strong> (verbo <em>dare</em>)</address>
<address><strong>di</strong> (prep.) 		/	<strong>dì</strong> (= "giorno", nome)</address>
<address><strong>e</strong> (cong.) 			/	<strong>è</strong> (verbo <em>essere</em>)</address>
<address><strong>la</strong> (art. o pron.) /			<strong>là</strong> (avverbio di luogo)</address>
<address><strong>li</strong> (pron.) /			<strong>lì</strong> (avv.)</address>
<address><strong>ne</strong> (pron.) 		/	<strong>né</strong> (cong.)</address>
<address><strong>se</strong> (cong.) 			/	<strong>sé</strong> (pron.)</address>
<address><strong>si</strong> (pron.) 				/	<strong>sì</strong> (avv.)</address>
<address><strong>te</strong> (pron.) /					<strong>tè</strong> (nome)</address>
</blockquote>
<p>Non hanno invece mai l'accento le parole: <em>do, fa, fu, me, mi, no, qua, re, sa, so, sta, sto, su, tre</em>.</p>
]]></content:encoded>
</item>

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