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	<title>scritti-e-racconti &amp;laquo; WordPress.com Tag Feed</title>
	<link>http://wordpress.com/tag/scritti-e-racconti/</link>
	<description>Feed of posts on WordPress.com tagged "scritti-e-racconti"</description>
	<pubDate>Thu, 21 Aug 2008 07:52:26 +0000</pubDate>

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	<language>en</language>

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<title><![CDATA[ultima pagina]]></title>
<link>http://alessandromiglio.wordpress.com/?p=78</link>
<pubDate>Sun, 10 Aug 2008 13:10:40 +0000</pubDate>
<dc:creator>alessandro</dc:creator>
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<description><![CDATA[

Le città dovrebbero essere costruite in campagna, 
dove l’aria è più salubre 
(Henri Monnier)]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class="storycontent">
<div class="snap_preview">
<p style="text-align:right;"><em>Le città dovrebbero essere costruite in campagna, </em></p>
<p style="text-align:right;"><em>dove l’aria è più salubre </em></p>
<p style="text-align:right;">(Henri Monnier)</p>
<p>Quando abbiamo deciso di andare a vivere in <strong>campagna</strong> pensavamo ai vicini cortesi e sorridenti, sempre disponibili per due parole o per darti una mano; al <strong>silenzio</strong>, quello vero, privo del rumore di fondo della città, all’aria pulita e alle piante e ai fiori.</p>
<p>Be’, in effetti è andata <em>abbastanza</em> così, almeno per ciò che riguarda i vicini, l’aria e la vegetazione…</p>
<p>Però non immaginavamo il <strong>chiasso</strong>. Pensavamo di andare a vivere in un tranquillo posto di campagna. Avevamo sottovalutato la tenacia felina di quegli onesti lavoratori, dediti a caricare mattoni su autocarri sul far del giorno o a tagliare l’erba dopo pranzo.</p>
<p>Così abbiamo deciso di tornare in <strong>città</strong>. Chiasso ce n’è anche qui, forse un po’ più che in campagna, se devo dirla tutta. Ma non è stato solo il baccano ad allontanarci dalle lande boscherecce. Motivi positivi, vedere le persone che conosciamo, intraprendere una nuova professione.</p>
<p>Insomma il vecchio quaderno è finito. Ora ne cominciamo <a title="uno nuovo" href="http://redattorisidiventa.wordpress.com/" target="_blank">uno nuovo</a>.</div>
</div>
]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[il muro]]></title>
<link>http://alessandromiglio.wordpress.com/2007/12/22/il-muro/</link>
<pubDate>Fri, 21 Dec 2007 22:43:34 +0000</pubDate>
<dc:creator>alessandro</dc:creator>
<guid>http://alessandromiglio.wordpress.com/2007/12/22/il-muro/</guid>
<description><![CDATA[ Scavalcarlo, aggirarlo, scavare alle fondamenta, farlo saltare in aria, provare a bussare con un ma]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p> <a href="http://alessandromiglio.wordpress.com/files/2007/12/muro-berlino.jpg" title="il muro di Berlino"><img src="http://alessandromiglio.wordpress.com/files/2007/12/muro-berlino.jpg" alt="il muro di Berlino" align="left" border="2" height="215" width="323" /></a><b>Scavalcarlo, aggirarlo, scavare alle fondamenta, farlo saltare in aria, provare a bussare con un martello - nel caso qualcuno fosse all'ascolto dall'altra parte, perché ci sono eventualità che non si possono escludere del tutto senza almeno avere provato a verificarle. Ma non lo saltò, non lo aggirò, non lo bucò, non esplose dinamite, né picchiò alle sue pareti</b>.<!--more--></p>
<p>Scelse un luogo un po' riparato, sotto i rami di un albero, e si mise in una strana posizione d'attesa come se qualcosa fosse lì lì per succedere. Qualcosa sarebbe bene successo, pensava. E mentre pensava passava il tempo; prima i giorni, poi le settimane e i mesi, ma qualcuno riferisce di aver visto almeno un paio di volte le foglie diventare gialle per poi cadergli tutt'intorno.</p>
<p>Chi passava lì appresso non mancava di chiedersi cosa aspettasse, i più colti a volte intrattenevano gli amici con azzardati paragoni con la celebre tragicommedia di Beckett, mentre i più distratti lo sfioravano con uno sguardo traverso.</p>
<p>Aveva guardato le montagne scure che diventavano candide e circondate dall'azzurro dei cristalli di ghiaccio. Tutto e tutti si muovevano, andavano, facevano, si affannavano, mentre le montagne avevano il pregio di rimanere fisse, sempre uguali a sé stesse benché rivestite da mantelli diversi per assecondare le stagioni. Ma per la maggior parte del tempo rimase a fissare l'ostacolo che aveva davanti, e il muro aveva taciuto, non si era mosso, aveva opposto la stessa identica e molle resistenza ai suoi sforzi di penetrarlo o almeno di conoscerlo.</p>
<p>Un giorno, con grande sorpresa degli abituali passanti, si alzò in piedi e, scrollatesi di dosso le foglie secche e la polvere che nel frattempo si erano depositate, si diresse verso il muro. Tutti si aspettavano che prendesse la rincorsa per saltarlo, o che astutamente lo aggirasse, che pigliasse una mazza per praticarne una breccia, che provasse finalmente a picchiare ritmicamente dei suoni per attirare l'attenzione dell'eventuale confinante. Qualcuno temeva che , preso da esasperazione, preparasse una carica esplosiva. Non successe nulla di tutto questo.</p>
<p>Solo lo tastò seguendo la fuga della malta tra i mattoni, ne sentì le superficie ruvida e fredda, grattò il muschio che cresceva qua e là; infine guardò per l'ultima volta la cima che tagliava il cielo sopra la sua testa.</p>
<p>Poi, infilate le mani nelle tasche, riprese a camminare dal punto in cui s'era interrotto.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[l'eroico sacrificio]]></title>
<link>http://alessandromiglio.wordpress.com/2007/11/27/leroico-sacrificio/</link>
<pubDate>Tue, 27 Nov 2007 01:39:14 +0000</pubDate>
<dc:creator>alessandro</dc:creator>
<guid>http://alessandromiglio.wordpress.com/2007/11/27/leroico-sacrificio/</guid>
<description><![CDATA[Uno - Dunque un altro soldato è morto in missione di pace in Afghanistan?
Un altro - Sì, un ragazz]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p align="left"><strong>Uno</strong> - Dunque un altro soldato è morto in missione di pace in Afghanistan?<a href="http://alessandromiglio.wordpress.com/files/2007/11/marines.jpg" title="commozione ai funerali"><img src="http://alessandromiglio.wordpress.com/files/2007/11/marines.jpg" alt="commozione ai funerali" align="right" height="261" hspace="10" vspace="10" width="361" /></a></p>
<p align="left"><strong>Un altro</strong> - Sì, un ragazzo della leva del '72, padre di una piccola. E non è tutto.</p>
<p align="left"><strong>il Terzo</strong> - Ho sentito che sono morti anche dei bambini.</p>
<p align="left"><strong>Uno</strong> - Un eroico sacrificio.</p>
<p align="left"><strong>il Terzo</strong> - Quello dei bambini?</p>
<p align="left"><strong>Un altro</strong> - No, stupido: quello del soldato!<!--more--></p>
<p align="left"><strong>Uno</strong> - Ha evitato che l'uomo-bomba arrivasse fino alla folla e facesse strage di molti più innocenti.</p>
<p align="left"><strong>Un altro</strong> - Una cosa orribile.</p>
<p align="left"><strong>il Terzo</strong> - Orribile. Spesso i bambini corrono verso i soldati, per pigliare qualche caramella, oppure per due soldi.</p>
<p align="left"><strong>Uno</strong> - Sì, orribile, ma io mi sento anche orgoglioso. D'altronde non possiamo lasciare i nostri amici afgani alla mercè di qualsiasi aggressione.</p>
<p align="left"><strong>Un altro</strong> - Giusto, pensate cosa accadrebbe se si ritirassero adesso tutti i soldati.</p>
<p align="left"><strong>il Terzo</strong> - Dovremmo dichiarare di avere perso un'altra guerra?<a href="http://alessandromiglio.wordpress.com/files/2007/11/marines.jpg" title="commozione ai funerali"><img src="http://alessandromiglio.wordpress.com/files/2007/11/afghanistan-isaf-italiens-debutjuin2004-1.jpg" alt="isaf" align="left" height="235" hspace="10" vspace="10" width="359" /></a></p>
<p align="left"><strong>Un altro</strong> - Ma quale guerra? Noi siamo lì per proteggere la democrazia.</p>
<p align="left"><strong>Uno</strong>- La democrazia e la pace. Perché noi siamo lì in missione di pace. "Nation building" la chiamano nei master all'università. Me l'ha detto mio nipote che, sapete, è un gran cervellone e che...</p>
<p align="left"><strong>Un altro</strong> - Lascia stare! Il nipote tuo va al quel corso? Ah, ci fosse stato ai miei tempi un corso così; pensa: costruire uno Stato, costruire la pace...</p>
<p align="left"><strong>il Terzo</strong> - Forse ai suoi tempi quei corsi si chiamavano "Accademie militari" e le missioni di pace di chiamavano "guerre?".</p>
<p align="left"><strong>Uno</strong> - Ma che c'entra ora la guerra?</p>
<p align="left"><strong>Un altro</strong> - Già, che c'entra?</p>
<p align="left"><strong>il Terzo</strong> - A me fa molta pena quell'uomo che è morto. Mi fanno pena i bambini che sono morti. Per alcuni versi mi fa pena anche l'uomo che s'è fatto esplodere, anche se lui, in realtà, più che altro mi fa incazzare. Mi fanno pena la famiglia del soldato, sua figlia e i suoi amici. Purtroppo è una cosa che succede abbastanza di frequente, che un soldato muoia, durante una guerra.</p>
<p align="left"><strong>Un altro</strong> - Ma qui non stiamo parlando di guerra. Abbiamo liberato un paese dalla dittatura dei talebani e di al-Qaeda... -</p>
<p align="left"><strong>Uno</strong> - Tolto il velo alle donne!</p>
<p align="left"><strong>Un altro</strong> - ... e adesso stiamo cercando di aiutare quei poverini a diventare democratici.</p>
<p align="left"><strong>il Terzo</strong> - Eppure: si invade un altro paese con elicotteri da combattimento, mezzi blindati, carri armati, bombardieri e caccia. Si bombarda a tappeto per settimane, si rade al suolo il poco che ancora resisteva, si occupa il territorio per anni armati di tutto punto.</p>
<p align="left"><strong>Un altro</strong> - A te sembra una guerra?<img src="http://alessandromiglio.wordpress.com/files/2007/11/isaf_partita.jpg" alt="isaf afghanistan" align="right" height="281" hspace="10" vspace="10" width="373" /></p>
<p align="left"><strong>Uno</strong> - A me proprio no; ma me l'ha detto mio nipote che girano tipi strampalati che vanno a raccontare questo tipo di sciocchezze. Sarà uno di quelli. Quelli che poi vanno a spaccare le vetrine.</p>
<p align="left"><strong>Un altro</strong> - E ad incendiare le macchine.</p>
<p align="left"><strong>Uno</strong> - E a scrivere sui muri.</p>
<p align="left"><strong>Un altro</strong> - E poi ho visto anche che fumano la droga.</p>
<p align="left"><strong>Il Terzo</strong> - Ho visto i corpi carbonizzati, i bimbi mutilati, le bare avvolte nelle bandiere. Ho sentito il dolore della carne straziata e l'odore di pelle e capelli bruciati. I miei occhi sono rimasti abbagliati dal fosforo. La terra ha tremato incessantemente anche sotto il mio culo. Ho visto cadere inglesi, americani, olandesi, e italiani. Ho visto morire tanti afgani. Non ho mai ucciso, però. Ho deciso di non premere il grilletto della mia arma. Sono tornato senza onori o stupide medaglie. Come tanti altri ho disertato la guerra.</p>
<p align="left"><strong>Uno</strong> - Un disertore!</p>
<p align="left"><strong>Un altro</strong> - Una guerra.</p>
<p align="left"><strong>il Terzo</strong> - Ho capito che il mio nemico è chiunque voglia togliermi la vita, ho capito che non ci sono buoni o cattivi, vincitori e vinti. Ci sono solamente i vivi e i morti. Io voglio vivere, proprio come <a href="http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Yossarian&#38;oldid=6863997" title="yossarian" target="_blank">Yossarian</a>.</p>
<p align="left"><strong>Un altro</strong> - E mo' chi sarebbe questo Yossarian?</p>
<p align="left"><strong>il Terzo</strong> - Un soldato che voleva vivere.</p>
<p align="left"><strong>Un altro</strong> - E dunque ha disertato? Un disertore...</p>
<p align="left"><strong>Uno</strong> - ...dunque, una guerra.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[colui che raccoglie]]></title>
<link>http://alessandromiglio.wordpress.com/2007/10/22/colui-che-raccoglie/</link>
<pubDate>Mon, 22 Oct 2007 01:51:44 +0000</pubDate>
<dc:creator>alessandro</dc:creator>
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<description><![CDATA[Solo l&#8217;altra mattina la questione mi è apparsa davanti in tutta la sua semplicità e chiarezz]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<h2>Solo l'altra mattina la questione mi è apparsa davanti in tutta la sua semplicità e chiarezza; dopo qualche giorno di domande e speculazioni che sembravano dover rimanere prive di risposta. A dire il vero, non è che tutto quel domandare mi tenesse occupato giorno e notte, però è stato un compagno di viaggio in auto per qualche decina di chilometri.</h2>
<p align="right"><a href="http://alessandromiglio.wordpress.com/files/2007/10/duchamp.jpg" title="marcel duchamp"><img src="http://alessandromiglio.wordpress.com/files/2007/10/duchamp.thumbnail.jpg" alt="marcel duchamp" align="left" /></a>Sì, perché viaggio molto, in automobile. Anche se questo non è del tutto rilevante circa la questione che mi si è così improvvisamente svelata, penso valga la pena sprecare qualche parola a proposito di questa mia abitudine.</p>
<p align="right">&#160;</p>
<p align="right">Beh, abitudine. Dopotutto ne farei volentieri a meno, anche perché molti sono chilomentri che vedo passare mentre vado al lavoro [ipotesi peggiore] oppure mentre ritorno a casa [ipotesi che preferisco].</p>
<p align="left">Ad ogni modo, ogni giorno passo in strade che sembrano dover essere inghiottite dai muri  di <em>melga</em> [mais] da un momento all'altro. E se dovessi essere sincero dovrei usare il passato, perché il maledetto mais l'hanno già raccolto nei giorni precedenti. Ma di questo vi racconterò in un altro momento; inoltre il mais c'era ancora quando l'Omino compariva quotidianamente.<!--more--><a href="http://alessandromiglio.wordpress.com/files/2007/10/duchamp.jpg" title="marcel duchamp"><img src="http://alessandromiglio.wordpress.com/files/2007/10/duchamp.thumbnail.jpg" alt="marcel duchamp" align="right" /></a></p>
<h2>Quale omino? Un omino secco secco, grigiovestito, alto e senza cappello. Un omino sempre con la bici al passo. Qualche giorno lo vedevo sporgersi in mezzo alla strada, altre mattine invece stava come acquattato sulla riva del canale di irrigazione.</h2>
<p>Sembrava che osservasse. Forse contava le macchine che passavano, oppure i camion, oppure ancora aspettava qualcuno. Era attento a non guardarti in faccia e questo lo dico a ragion veduta perché più volte ho rallentato la marcia per cercare di scrutarlo, ma senza riuscirci.</p>
<p>Intendiamoci. C'è almeno un altro tipo strano sulla stessa strada di cui vi sto parlando, appena un po' oltre. Quest'altro tipo è diverso dall'Omino. E' parecchio grasso, con la faccia rossa rossa e la barba trascurata. Si trascina dalla sua catapecchia, dove un cane tristissimo langue appoggiato sul balcone, fino a poche decine di metri sulla strada, indossando le ciabatte e un maglione rosso. Poi osserva con aria ebete la gente che passa e quando ti guarda negli occhi sembra addirittura che ti chieda scusa.</p>
<h2><a href="http://alessandromiglio.wordpress.com/files/2007/10/duchamp.jpg" title="marcel duchamp"><img src="http://alessandromiglio.wordpress.com/files/2007/10/duchamp.thumbnail.jpg" alt="marcel duchamp" align="left" /></a>L'Omino è differente. Lui non ti guardava, benchè io sia sicuro che egli tutto vedesse e tutto osservasse. Lui aspettava. Non sapevo chi o che cosa, ma lo sapevo che lui stava aspettando.</h2>
<p align="right">&#160;</p>
<p align="right">Io invece spero sempre che non succeda niente in quella strada. Soprattutto spero che nessun trattore-mietitrebbiatrice-rimorchio-cingolatoagricolo- apecar-unobiancaguidatadaanzianocolcappello si intrometta tra me e il fantastico orizzonte. Eppure succede tutti i giorni di incontrare queste seccature, e dover sorridere, perché dopotutto vivo in campagna.</p>
<p>Ma lui ogni giorno era lì. Semovente nella sua staticità dondolante. In attesa disperata di un semaforo verde per arrischiarsi a superare la striscia bianca della carreggiata. Eppure, come ho avuto infine conferma, l'Omino qualcosa lo aspettava sul serio.</p>
<p>Quando ho avuto la verità di fronte agli occhi non ho potuto fare altro che rimanere basito. Non so perché facesse quello che gli ho visto fare e so che comunque non avrei lo stomaco per chiederglielo. L'Omino dava l'impressione di essere un predatore, magari uno di quelli immobili, una specie pinerolese di pianta carnivora fuori misura. E invece non era un predatore. Era una sorta di spazzino, era lo sciacallo alla corte dei leoni, oppure, forse, era il medico pietoso delle ali spezzate.<a href="http://alessandromiglio.wordpress.com/files/2007/10/duchamp.jpg" title="marcel duchamp"><img src="http://alessandromiglio.wordpress.com/files/2007/10/duchamp.thumbnail.jpg" alt="marcel duchamp" align="right" /></a></p>
<h2>A questo punto perdersi in domande circa i perché, i come, i dove non mi interessa granché. Io ho la risposta alla mia domanda, cioè: <em>Che cosa faceva l'Omino in attesa perenne sul ciglio della strada?</em></h2>
<p>Vi racconterò solo quello che ho visto, senza fronzoli.</p>
<p>Ero sul rettilineo, il Po era appena dietro le mie spalle, i campi di mais erano ancora rigogliosi e naturalmente c'era l'Omino. Immobile. L'auto che mi precedeva, un centinaio di metri più avanti, ha avuto uno scontro con un uccello.  Non ho riconosciuto che volatile fosse, ma era grosso almeno come un corvo. L'uccello è rimasto a terra, io ho guardato l'Omino. Si stava decisamente muovendo verso il centro della strada, la bici a mano; io ho rallentato, visto che non avrei voluto fargli fare la fine di quella povera bestia.</p>
<p>L'Omino ha raccolto l'animale (morto?) da terra, lo ha stretto col braccio al petto ed è ritornato da dove era venuto, questa volte però ritirandosi dentro i campi e sfuggendo dal mio campo visivo.</p>
<p>Io ho la mia risposta. L'Omino aspettava proprio che succedesse quello. Non l'ho più rivisto da allora.</p>
<h2>Forse è ancora sazio?</h2>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[joshua duemila007]]></title>
<link>http://alessandromiglio.wordpress.com/2007/06/23/joshua-duemila007/</link>
<pubDate>Tue, 12 Jun 2007 00:11:57 +0000</pubDate>
<dc:creator>alessandro</dc:creator>
<guid>http://alessandromiglio.wordpress.com/2007/06/23/joshua-duemila007/</guid>
<description><![CDATA[ Gli anni trascorsi, parecchi direi, non avevano cambiato di molto il suo aspetto. Il volto era semp]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p style="margin-bottom:0;line-height:150%;" align="justify"> <font size="2">Gl</font><font size="2">i ann</font><font size="2">i trascorsi, parecchi direi, non avevano cambiato di molto il suo aspetto. Il volto</font><font size="2"> era sempre incorniciato dalla barba poco curata, gli occhi profondi e la pelle olivastra un po' invecchiata dal sole. </font><font size="2">Gli abiti erano forse un po' vecchi ma comunque decorosi; peraltro, almeno per ciò che riguarda l'abbigliamento, non era mai stato un modello per nessuno. Aveva avuto degli amici, non moltissimi a dire il vero, ma </font><font size="2">per lui erano sempre stati dei compagni. No, non compagni come lo si intende adesso nelle scuole o nei partiti, ma nel senso vero del termine: condividevano il poco o tanto cibo che avevano mentre viaggiavano di villaggio in villaggio o durante i giorni di festa, con i loro amici e parenti.</font></p>
<p style="margin-bottom:0;line-height:150%;" align="justify"><font size="2"><!--more-->	Forse qualcuno avrebbe potuto riconoscerlo, ma almeno per il momento non era successo. Bisogna dire che ora girava per le str</font><font size="2">ade di una città in cui non era mai stato prima d'allora ed è anche vero che quando aveva potuto osservare i ritratti e le sculture che lo raffiguravano, aveva potuto ritrovare i particolari di mille volti, i corpi diversi di diversi uomini che sì gli assomigliavano, ma che d'altronde avrebbero potuto rassomigliare a molti altri. Un viso comune, non così atipico da rimanere i</font><font size="2">mpresso, un volto tra i tanti che popolano le strade in cui camminiamo.</font></p>
<p style="margin-bottom:0;line-height:150%;" align="justify"><font size="2">	Gli capitava di girovagare a vuoto, tanto per guardarsi un po' intorno. Ogni tanto si fermava a pensare ciò che aveva lasciato, le persone che aveva incontrato e con le quali aveva condiviso speranze e paure, sorrisi e pianti. O</font><font size="2">ra, estraneo tra estranei, scambiava occhiate fugaci con le donne e gli uomini che incontrava lungo il suo cammino.</font></p>
<p style="margin-bottom:0;line-height:150%;" align="justify"><font size="2">	Un giorno, sempre preso nel</font><font size="2"> suo peregrinare, vide una grande piazza, sembrava il ventre di un grande palazzo. Si trovava immerso in una folla di uomini e donne di tutte le età. Da lontano poteva vedere un palco ed un trono, cui si avvicinava un uomo canuto. Dall'alto dominava una cupola molto più imponente di quelle che fino allora aveva potuto vedere e un simbolo che per lui era stato di dolore e abbando</font><font size="2">no. Aveva deciso di rimanere ad ascoltare e lo fece alla sua maniera assorta e distesa. Le parole, ora gentili, ora severe, scorrevano sulla distesa di teste. Gli sembrava di poter rivivere</font><font size="2"> tempi passati, quando era lui a parlare in mezzo ad un cerchio di gente accorsa ad ascoltarlo. </font></p>
<p style="margin-bottom:0;line-height:150%;" align="justify"><font size="2">	Quando era più giovane si era chiesto molte volte dove lo avrebbe condotto tutto il suo viaggiare e parlare, e non poteva in alcun modo non ripensare alle conseguenze delle sue attività. C'era stato un momento in cui aveva perso ogni speranza e si era sentito lasciato solo da tutti. La fine di un sogno, alm</font><font size="2">eno per lui. Forse non aveva molta fiducia che i suoi compagni avrebbero continuato lungo la strada che lui aveva tracciata. Ora, immerso nella folla, tra i marmi, i vestiti di seta ed oro e le guardie con le uniformi fuori dal tempo, si rese conto che aveva sbagliato a dubitare.</font></p>
<p><font size="2">Quello che aveva seminato non era appassito, anche se forse non era cresciuto nemmeno come lui aveva potuto im</font><font size="2">maginarsi. Sicuramente tutto era andato al di là di ogni sua aspettativa.</font></p>
]]></content:encoded>
</item>

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