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	<title>scudo-antimissile &amp;laquo; WordPress.com Tag Feed</title>
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	<description>Feed of posts on WordPress.com tagged "scudo-antimissile"</description>
	<pubDate>Sat, 19 Jul 2008 00:16:41 +0000</pubDate>

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<title><![CDATA[Europa, destinazione turistica]]></title>
<link>http://byebyeunclesam.wordpress.com/?p=299</link>
<pubDate>Fri, 30 May 2008 17:52:59 +0000</pubDate>
<dc:creator>byebyeunclesam</dc:creator>
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<description><![CDATA[&#8220;Vecchia e nuova Europa, non significate nulla, non siete nulla. Siete una colonia americana. ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>"<em>Vecchia e nuova Europa, non significate nulla, non siete nulla. Siete una colonia americana. Tirate giù le vostre bandiere, esponete quella americana e riconoscete il vostro status coloniale. Siete una destinazione turistica esotica. È l'unica cosa che siete in grado di fare</em>"<em>.</em><br />
Scott Ritter, ex-capo ispettore degli armamenti per le Nazioni Unite.</p>
<p>Nel 2001, George Bush annuncia il ritiro unilaterale degli Stati Uniti dal trattato ABM contro i missili balistici, che fino ad allora aveva garantito una certa stabilità internazionale. Poco tempo dopo, gli Stati Uniti avviano trattative segrete con la Polonia e la Repubblica Ceca per realizzare il cosiddetto "scudo antimissile", che prevede la dislocazione di missili intercettori nella prima e di una base radar nella seconda.<br />
In seguito, il governo ceco dichiara che il progetto è stato approvato all'interno della NATO, quando a tutt'oggi molti Stati membri continuano ad essere contrari. È stato inoltre detto che non accettare questo piano significherebbe dividere l'Europa: si è visto però come questo di fatto stia già accadendo, nell'ambito della strategia statunitense di “geopolitica del caos” di cui l’indipendenza del Kosovo e Metohija dalla Serbia rappresenta solo l’ultimo tassello.<br />
Il governo ceco ha poi cercato di minimizzare l’importanza della struttura dove dovrebbe essere installato il radar, ma - com'è noto - i governi dei Paesi ospiti hanno un controllo pressoché simbolico sulle basi statunitensi presenti nel loro territorio.<br />
Nel febbraio 2007, il governo ceco ha quindi cominciato a discutere ufficialmente con quello degli Stati Uniti pur sapendo bene che la maggioranza della popolazione è contraria ed oltre il 70% vorrebbe che la decisione fosse presa tramite un referendum.<br />
Da anni viene detto che lo scudo antimissilistico è fondamentalmente pensato come difesa da una minaccia iraniana che appare però solo teorica: secondo il rapporto di sedici agenzie statunitensi di intelligence, l'Iran ha smesso di lavorare alla produzione di armi nucleari già nel 2003 (e nemmeno possiede, e possiederà in tempi brevi, missili in grado di raggiungere il suolo europeo).<br />
Pare dunque evidente che questo sistema non serve come protezione dall'Iran o dalla Corea del Nord, ed alcuni esperti militari arrivano ad affermare che esso sarebbe del tutto inefficace anche contro le migliaia di testate atomiche a disposizione della Russia.</p>
<p>Quali sono le aziende direttamente interessate alla costruzione dello scudo antimissile, e quali i loro strumenti di pressione sull'opinione pubblica?<br />
Qual è la posizione dei Paesi europei, ed in particolare il ruolo dell'Italia?<br />
Cosa possiamo aspettarci nel futuro immediato? Quali sono i mezzi a disposizione dei cittadini e del movimento di protesta?</p>
<p>Questo video, diviso in due parti per una durata complessiva di circa 18 minuti, tenta di fare il punto della situazione e di tracciare le possibili risposte:</p>
<p><span style='text-align:center; display: block;'><object width='425' height='350'><param name='movie' value='http://www.youtube.com/v/CMsSOjnJ1hc'></param><param name='wmode' value='transparent'></param><embed src='http://www.youtube.com/v/CMsSOjnJ1hc&rel=0' type='application/x-shockwave-flash' wmode='transparent' width='425' height='350'></embed></object></span></p>
<p><span style='text-align:center; display: block;'><object width='425' height='350'><param name='movie' value='http://www.youtube.com/v/QoNUokXAgZQ'></param><param name='wmode' value='transparent'></param><embed src='http://www.youtube.com/v/QoNUokXAgZQ&rel=0' type='application/x-shockwave-flash' wmode='transparent' width='425' height='350'></embed></object></span></p>
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<title><![CDATA[Scudo antimissile: l'Europa alza la voce, Varsavia e Praga la posta]]></title>
<link>http://byebyeunclesam.wordpress.com/?p=214</link>
<pubDate>Tue, 13 May 2008 06:39:28 +0000</pubDate>
<dc:creator>byebyeunclesam</dc:creator>
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<description><![CDATA[
Il progetto statunitense di scudo antimissilistico in Europa Orientale, i cui costi ammonterebbero ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://byebyeunclesam.files.wordpress.com/2008/05/scudo.jpg"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-282" src="http://byebyeunclesam.wordpress.com/files/2008/05/scudo.jpg?w=128" alt="" width="128" height="78" /></a></p>
<p>Il progetto statunitense di scudo antimissilistico in Europa Orientale, i cui costi ammonterebbero a circa 5 miliardi di dollari, ha suscitato non poche perplessità anche negli ambienti istituzionali europei, e tedeschi in particolare.<br />
Ad iniziare dal ministro degli Esteri, Frank-Walter Steinmeier, che in un’intervista pubblicata dall’Allgemeine Sonntagszeitung il 19 marzo 2007, ha avvertito Washington di non cercare di dividere l’Europa in “vecchia” e “nuova”. Anche il presidente del SPD, Kurt Beck, ha criticato gli Stati Uniti per il loro tentativo di cooptare gli europei in chiave antirussa, dichiarando alla Bild che il suo partito non vuole una nuova corsa agli armamenti in stile Guerra Fredda.<br />
Lo stesso ex leader socialdemocratico Gerhard Schroeder, dopo più di un anno di assenza dalle scene, è riapparso per affermare che “gli Stati Uniti stanno tentando un ridicolo accerchiamento della Russia che è tutto tranne che nell’interesse dell’Europa”, ossia quello di “collegare più strettamente la Russia alle strutture europee” (gasdotto North Stream docet).<br />
Dal canto suo Joshka Fisher, il verde già Ministro degli Esteri nel governo Schroeder, ha smesso la veste del pacifista ed invocato un esercito comune europeo per affrancarsi dalla tutela a stelle e strisce. “A mio avviso si tratta di un errore” ha infine chiosato il Ministro della Difesa Franz Jung.<br />
Nonostante il Parlamento Europeo abbia invitato il Consiglio dell’Unione Europea e l’Alto Rappresentante per la politica estera, Javier Solana, ad occuparsi direttamente della questione, nulla è stato fatto sotto questo riguardo, contraddicendo nei fatti le ambizioni dichiarate dell’Unione Europea di definire una propria politica di difesa ed istituire un esercito cosiddetto europeo.<br />
Nel frattempo, fra le parti direttamente interessate i negoziati sono proseguiti.<br />
Dopo che nell’autunno 2007 l’esecutivo dei gemelli Kaczynski è stato rimpiazzato dal governo di Donald Tusk, il nuovo ministro degli Esteri polacco Radek Sikorski ha dichiarato che il suo governo doveva riconsiderare i vari costi e rischi dell’operazione, affermando inoltre che il progetto ha origini unicamente statunitensi e che i polacchi non si sentono affatto minacciati dall’Iran. “Dobbiamo discutere a fondo non solo dei benefici, ma anche dei rischi. Non può essere che siamo gli unici a pagare dei costi”. La virata polacca, più che un ripensamento della propria politica estera, può essere letta sotto la lente del pragmatismo. Varsavia sta infatti negoziando con gli Stati Uniti degli aiuti per la formazione e l’equipaggiamento del suo esercito, ed il passo indietro sullo scudo potrebbe mascherare la volontà di trattare da una posizione più forte. Sikorski non ne ha fatto mistero quando ha affermato di attendersi un’offerta statunitense tale da convincere la maggioranza del Parlamento, visto che esso dovrà comunque ratificare ogni eventuale accordo.<br />
Questioni non dissimili da quelle affrontate durante i negoziati intercorsi con la Repubblica Ceca, dove dovrebbe essere ricollocato il radar attualmente in uso sull’atollo di Kwajalein nell’Oceano Pacifico. Le richieste formulate agli statunitensi dal Primo Ministro ceco Mirek Topolanek riguardano il raggiungimento di un accordo per facilitare le procedure dei visti di ingresso e, soprattutto, la partecipazione ad almeno cinque progetti di ricerca in campo militare. Probabilmente per fronteggiare adeguatamente quella che Topolanek ha definito – in un discorso pronunciato alla Heritage Foundation di Washington - la “rinnovata politica imperialista “ della Russia, che “utilizzando una aspra retorica, vuole spargere i semi della confusione tra gli alleati occidentali al fine di indebolire la NATO”. Senza accorgersi del proprio involontario umorismo, Topolanek ha quindi concluso il proprio intervento affermando che “è un imperativo storico della nazione ceca non diventare ancora un burattino di interessi militari stranieri”.<br />
In occasione del recente Vertice NATO di Bucarest, le diplomazie statunitensi e ceche hanno comunicato la conclusione dei negoziati, e che la firma del relativo accordo (e di quello che regola lo stazionamento delle truppe americane nella Repubblica Ceca) sarebbe giunta entro il mese di maggio. A fine aprile è poi giunto l’annuncio di uno slittamento a giugno, causato da impedimenti “logistici” del Segretario di Stato USA Condoleezza Rice. Il trattato sarà successivamente sottoposto alla per nulla scontata ratifica parlamentare ed infine dovrà essere controfirmato dal Presidente ceco Vaclav Klaus.</p>
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<title><![CDATA[Radar antimissile, dove e come]]></title>
<link>http://byebyeunclesam.wordpress.com/?p=211</link>
<pubDate>Mon, 12 May 2008 06:37:04 +0000</pubDate>
<dc:creator>byebyeunclesam</dc:creator>
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<description><![CDATA[
Il sito dove dovrebbe essere installato il radar dello scudo antimissilistico USA nella Repubblica ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://byebyeunclesam.files.wordpress.com/2008/05/radar.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-294" src="http://byebyeunclesam.wordpress.com/files/2008/05/radar.jpg?w=92" alt="" width="92" height="118" /></a></p>
<p>Il sito dove dovrebbe essere installato il radar dello scudo antimissilistico USA nella Repubblica Ceca è un vecchia base dell’esercito sovietico, adesso terreno di manovra dell’esercito ceco, ad 80 km dalla frontiera tedesca ed a 70 km da Praga. Il terreno confina con il minuscolo (80 abitanti) comune di Trokavec, dove il 17 marzo 2007 si è svolto un simbolico referendum durante il quale 71 dei 72 votanti si sono espressi contro l’installazione del radar. Prendendo esempio dall’iniziativa del sindaco di Trokavec, diversi altri primi amministratori della regione hanno organizzato a loro volta delle consultazioni pubbliche, non prima di aver rifiutato la proposta di aiuti finanziari proveniente dal governo ceco in cambio del loro assenso all’installazione della base. Aiuti che sono stati qualificati come “pizzo”.<br />
Sulle altitudini del vicino paese di Jince ci sono invece le due vecchie caserme, con campi di gioco e parcheggi rifatti a nuovo, che dovrebbero ospitare i 200 soldati statunitensi addetti al radar con potenza di 500 megawatt (tanti da far ipotizzare a molti, effetti non proprio benefici sulla salute, causa inquinamento elettromagnetico).<br />
Secondo i sondaggi più recenti, quasi il 70% dei cechi si oppone all’installazione dello scudo, con l’opposizione socialdemocratica, i comunisti ed i pacifisti che chiedono a gran voce, ma inascoltati, un referendum popolare in merito. Nulla in tal senso è sortito dalla massiccia manifestazione dello scorso 17 novembre 2007, che ha visto scendere in piazza decine di migliaia di persone.<br />
D’altro canto, chi in un referendum (locale) aveva avuto la possibilità di pronunciarsi, come gli ungheresi di Pécs il 4 marzo 2007 a riguardo della prevista costruzione di un’altra stazione radar della NATO (sul monte Tubes), è rimasto deluso. Il mancato raggiungimento del quorum necessario per poterne convalidare l’esito – quasi plebiscitario, con oltre il 90% dei votanti contrari – ha reso inutile lo sforzo e fatto infuriare i promotori. Essi hanno infatti sottolineato che in occasione del referendum (nazionale) per l’ingresso dell’Ungheria nella NATO era stato previsto che, se l’affluenza fosse risultata inferiore al 50%, per renderlo valido sarebbe bastato che almeno il 25% degli aventi diritto si fosse espresso con un voto, favorevole o contrario. Condizioni che effettivamente si verificarono, inducendo in seguito taluni osservatori maliziosi ad affermare che la soglia di accettabilità fosse stata abbassata appositamente tenendo conto dei sondaggi effettuati prima delle consultazioni.</p>
]]></content:encoded>
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<title><![CDATA[Quello scudo spaziale a forma di lancia]]></title>
<link>http://byebyeunclesam.wordpress.com/?p=240</link>
<pubDate>Fri, 18 Apr 2008 20:54:32 +0000</pubDate>
<dc:creator>byebyeunclesam</dc:creator>
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<description><![CDATA[
Gli Stati Uniti hanno deciso di installare dieci missili intercettori in Polonia ed un radar nella ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://byebyeunclesam.wordpress.com/files/2008/04/scudo-spaziale.jpg"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-245" src="http://byebyeunclesam.wordpress.com/files/2008/04/scudo-spaziale.jpg?w=128" alt="" width="128" height="128" /></a></p>
<p>Gli Stati Uniti hanno deciso di installare dieci missili intercettori in Polonia ed un radar nella Repubblica Ceca come primi elementi di uno scudo spaziale per difendersi da attacchi dei cosidd etti “Stati canaglia”. L’accordo è stato fatto direttamente con i due Paesi senza coinvolgere la NATO né, tanto meno, l’Unione Europea.<br />
Le proteste delle popolazioni ceca e polacca non sembrano fermare il progetto, e nemmeno le forti proteste russe. E se l’obiettivo di questi missili non fossero in effetti i missili iraniani ma quelli russi, potrebbero dieci missili contrastare le migliaia di testate atomiche russe? Gli ex generali intervistati formulano un’altra spiegazione: “Questi missili polacchi – dice Vladimir Dvorkin, ex Generale Maggiore – sono programmati per colpire apparati spaziali lanciati dal Kazakhistan o da altri cosmodromi. Non fa differenza da dove sono lanciati perché li possono colpire sulle orbite basse e medie”.<br />
Secondo i militari russi, i missili dislocati in Polonia potrebbero appunto servire a distruggere i satelliti, sia russi e cinesi, che verranno lanciati nello spazio con finalità strategiche. In conformità alla politica spaziale dell’amministrazione Bush che non permette ad altri paesi, al di fuori degli Stati Uniti, l’uso strategico dello spazio.</p>
<p>Il collegamento al video è alla seguente pagina:<br />
<a href="http://www.rainews24.it/ran24/rainews24_2007/inchieste/17052007_scudospaziale/">http://www.rainews24.it/ran24/rainews24_2007/inchieste/17052007_scudospaziale/</a></p>
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<title><![CDATA[L'Europa e l'Italia sotto lo scudo]]></title>
<link>http://byebyeunclesam.wordpress.com/?p=183</link>
<pubDate>Thu, 17 Apr 2008 21:27:57 +0000</pubDate>
<dc:creator>byebyeunclesam</dc:creator>
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<description><![CDATA[
Il 27 marzo 2007 il generale Henry Obering III, direttore dell’Agenzia di difesa missilistica deg]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://byebyeunclesam.wordpress.com/files/2008/04/obering.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-243" src="http://byebyeunclesam.wordpress.com/files/2008/04/obering.jpg" alt="" width="136" height="104" /></a></p>
<p>Il 27 marzo 2007 il generale Henry Obering III, direttore dell’Agenzia di difesa missilistica degli Stati Uniti, ha annunciato: “Lo scorso febbraio abbiamo stabilito un memorandum di accordo quadro con l’Italia e possiamo ora iniziare a sviluppare possibilità di condivisione di tecnologie di difesa missilistica, analisi e altre forme di collaborazione”. L’Italia entrava così ufficialmente nel programma dello scudo antimissilistico che gli Stati Uniti intendono allestire in Europa, mentre nessun annuncio arrivava invece dal governo italiano.<br />
Probabilmente il memorandum era stato firmato al Pentagono il precedente 7 febbraio, contestualmente all’assunzione, da parte del sottosegretario alla difesa Giovanni Lorenzo Forcieri, di ulteriori impegni nel (onerosissimo) programma per lo sviluppo del caccia F-35 Joint Strike Fighter. Ipotesi più che verosimile sulla base del decreto promulgato dal ministro della difesa Arturo Parisi il 4 agosto 2006, e pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il 3 ottobre successivo, che espressamente delega Forcieri “alla trattazione delle problematiche relative ai programmi più rilevanti di cooperazione internazionale nel campo degli armamenti”.<br />
Quando il successivo 12 marzo, il segretario generale della NATO Jaap de Hoop Scheffer aveva rilasciato dichiarazioni in merito a presunte discriminazioni all’interno dell’organizzazione in tema di difesa missilistica, il ministro degli esteri italiano D’Alema si era limitato ad auspicare che il progetto statunitense venisse discusso in ambito sia NATO che UE, senza rivelare che in realtà l’Italia si era già “autopromossa in serie A”.<br />
Il progetto prevede, inizialmente, l’installazione di dieci missili intercettori in Polonia e di una stazione radar nella Repubblica Ceca. La funzione dei missili intercettori è distruggere i missili balistici nemici una volta lanciati. Altri missili e radar dovrebbero/potrebbero essere installati in Ucraina (che però smentisce) e nella stessa Italia, che diventerebbe a sua volta oggetto di rappresaglia. Ufficialmente predisposti a difesa dell’Europa e degli Stati Uniti dai missili nordcoreani ed iraniani, in realtà nessuno di questi due Paesi possiede (né possiederà entro tempi brevi) missili in grado di portare una tale minaccia. Peraltro, se partissero missili dalla Corea del Nord in direzione degli Stati Uniti, certamente essi non sarebbero lanciati verso ovest al di sopra dell’Europa ma piuttosto verso est seguendo il tragitto più diretto per raggiungere il bersaglio. A questo proposito, quindi, non mancano di allarmare neanche le insistenti voci di un analogo scudo progettato per l’area del Pacifico, interessante principalmente Giappone ed Australia: “vittima predestinata” la Cina. L’elenco completo dei Paesi che si sono impegnati a collaborare con gli Stati Uniti comprenderebbe anche, oltre quelli già citati, Danimarca, Francia, Germania, Gran Bretagna, India, Israele, Olanda, Spagna e Taiwan.<!--more--><br />
L’ormai ex presidente francese Jacques Chirac ha inquadrato perfettamente la questione, ammonendo che il piano statunitense potrebbe “spaccare il continente e provocare una nuova guerra fredda”. Gli Stati Uniti acquisterebbero infatti un ulteriore vantaggio strategico sulla Russia, ai confini della quale sono già arrivati con l’espansione della NATO avviata nel 1999. L’altro realistico e non meno significativo vantaggio sarebbe quello di avere in mano un altro strumento per impedire all’Europa di rendersi, finalmente un bel giorno, militarmente autonoma dal protettorato yankee. L’intero sistema di stazioni radar – centri di intelligence e postazioni missilistiche dipenderebbe infatti dal Centro di comando e controllo all’interno della catena che fa capo ai vertici istituzionali statunitensi. Da ultimo ma non per ultimo, gli Stati Uniti potrebbero scaricare sugli europei un parte non indifferente dei costi, ammontanti sinora a 10 miliardi di dollari all’anno.</p>
<p>Il memorandum siglato dall’Italia prevede una serie di accordi specifici che coinvolgeranno nel programma non solo le industrie militari della penisola ma anche università e centri di ricerca. Non c’è però da stupirsi che ciò sia opera di un governo di centro-sinistra, anzi pare una tradizione che continua. Il memorandum d’intesa con cui l’Italia era entrata operativamente in uno dei programmi dello scudo – il Medium Extended Air Defence System (MEADS) – era stato firmato dal primo governo Prodi nel maggio 1996; ora è proprio il secondo governo Prodi a siglare la ben più importante intesa del febbraio 2007, senza alcuna modifica della versione redatta dal Pentagono con il precedente governo Berlusconi.<br />
L’ammissione ufficiale di tale intesa è arrivata soltanto il 12 aprile 2007, in una dichiarazione alla Camera dei Deputati del sottosegretario per la difesa Marco Verzaschi. Egli ha affermato che il memorandum si inserisce nelle molteplici iniziative intraprese in ambito NATO fin dal 1996, entrando in palese contraddizione con le dichiarazioni del generale Obering il quale precedentemente aveva chiarito che lo schieramento di missili intercettori in Europa non rientra in ambito NATO e che gli Stati Uniti non sono disponibili a cedere la responsabilità del progetto. Infatti, essi – consapevoli dei dubbi di numerosi governi europei - hanno scavalcato l’alleanza, cercando di ottenere il consenso di singoli governi attraverso accordi bilaterali. Verzaschi ha infine usato toni tranquillizzanti per quanto concerne gli oneri finanziari del progetto, la cui suddivisione tra le parti sarebbe demandata ad accordi attuativi successivi, alludendo poi anche a presunti profitti per le industrie italiane sulla falsariga di quelli attesi dalle industrie polacche e ceche. Intanto, però, per il MEADS, l’Italia sostiene il 17% del primo contratto di 3,4 miliardi di dollari, pari ad oltre 500 milioni di euro sborsati per l’avvio di una joint venture con quartier generale in Florida.</p>
]]></content:encoded>
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<item>
<title><![CDATA[A Bucarest ha vinto il perdente]]></title>
<link>http://byebyeunclesam.wordpress.com/?p=215</link>
<pubDate>Wed, 09 Apr 2008 08:03:13 +0000</pubDate>
<dc:creator>byebyeunclesam</dc:creator>
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<description><![CDATA[ 
Secondo alcuni commentatori, in particolare russi, Mosca avrebbe “perso” il vertice NATO di B]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://byebyeunclesam.wordpress.com/files/2008/03/bucarest.jpg"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-98" src="http://byebyeunclesam.wordpress.com/files/2008/03/bucarest.jpg" alt="" width="88" height="96" /></a> </p>
<p>Secondo alcuni commentatori, in particolare russi, Mosca avrebbe “perso” il vertice NATO di Bucarest. In effetti, la delegazione statunitense non ha concesso nulla alla Russia. L’ingresso di Georgia ed Ucraina nel processo di adesione alla NATO (Membership Action Plan) è stato solo rinviato, al prossimo dicembre, mentre il successo più evidente della diplomazia a stelle e strisce parrebbe consistere nell’aver convinto gli altri Paesi membri della NATO a costituire un sistema di raccordo con lo scudo antimissile che gli Stati Uniti vogliono installare in Polonia e Repubblica Ceca, estendendo la protezione di tale strumento a tutto il territorio NATO, anche quello che l’originale progetto statunitense avrebbe lasciato scoperto. I risultati del relativo studio di fattibilità dovrebbero essere presentati al prossimo vertice in programma nell’aprile 2009, che celebrerà anche il sessantesimo della nascita dell’Alleanza Atlantica.<br />
La Russia, attraverso le parole del ministro degli esteri Sergej Lavrov, rimane convinta del fatto che la NATO non dovrebbe garantirsi la sicurezza a spese di quella altrui e si è detta pronta ad affrontare vari scenari promettendo una risposta “pragmatica” (neanche tanto velata allusione al sostegno di un’eventuale dichiarazione d’indipendenza dalla Georgia delle repubbliche secessioniste di Abkhazia ed Ossezia del Sud).<br />
Dato però l’evidente scontento della parte russa, è stato lo stesso presidente Putin - al suo ultimo discorso importante prima di cedere il testimone al neoeletto Medvedev – a voler fare qualcosa per controbilanciare la situazione, avanzando alcune concrete proposte sulle future relazioni fra i due interlocutori. Il senso di tutto questo è probabilmente da cercare sui monti impervi del lontano Afghanistan, dove la NATO – a detta di tanti (fra cui Paddy Ashdown, ex-leader del Partito Liberal Democratico britannico e già rappresentante dell’Unione Europa in Bosnia) – è ad un passo dal perdere il controllo della situazione.<br />
La Russia, <strong><a href="http://byebyeunclesam.wordpress.com/2008/03/25/nato-niet-nato-da/">come avevamo anticipato alcuni giorni fà</a></strong>, ha gettato una corda alla quale l’Alleanza Atlantica si è aggrappata fingendo di non accorgersi di nulla: si tratta dell’accordo che autorizza il transito attraverso il territorio della stessa Russia (e di Kazakhistan ed Uzbekistan) di approvvigionamenti alimentari e di “alcuni tipi di equipaggiamento militare non letale” diretti ai contingenti ISAF in Afghanistan. Il fatto che la Russia si sia mossa in sintonia con e per conto degli altri Paesi membri della Organizzazione del Trattato per la Sicurezza Collettiva (OTSC, che comprende anche Armenia, Bielorussia, Kirghizistan e Tagikistan) ha implicazioni rilevanti, non soltanto relative a ragioni geografiche. Lavrov a tal proposito ha dichiarato: “Se fingiamo di offenderci e blocchiamo il transito, (…) l’unico risultato sarà che in assenza di un fattore limitante tutti questi trafficanti di droga e terroristi si sentiranno più liberi di agire in Asia Centrale ed in Russia”.<br />
Ma c’è anche di più. L’ambasciatore russo a Kabul, Zamir Kabulov, ha sottolineato che più a lungo la NATO rimarrà in Afghanistan, peggio sarà per essa. E che la Russia non la lascerà uscire finché non avrà risolto i problemi che ha creato, fra cui la crescita incontrollata del traffico di droga. Vale a dire che la Russia fornirà tutto il supporto logistico necessario alla NATO perché essa possa svenarsi in Afghanistan.<br />
Premesso che è ancora tutta da verificare la propensione del nuovo governo pakistano ad essere un alleato fedele nella “Guerra al Terrore”, l’accordo sul transito fornisce alla Russia un ruolo nelle operazioni NATO che è destinato a diventare vitale qualora il passaggio attraverso il Pakistan – nella misura in cui si svolge oggi, più del 70% del totale – divenga insostenibile. Segnali in tal senso giungono dalle ultime azioni dei Talebani, giunti ormai a prendere di mira la postazione di Torkham sul confine tra Afghanistan e Pakistan, principale punto di ingresso per i rifornimenti alle forze NATO, dove il 20 marzo u.s. sono state fatte esplodere quaranta autocisterne di carburante. Da ultimo ma non ultimo vi è l’aspetto economico, un vero e proprio salasso per le sempre più sconnesse finanze statunitensi (100 milioni di dollari al giorno ovverosia 36 miliardi l’anno, 127 già spesi dal 2001 a questa parte).<br />
Se sono rose, fioriranno.</p>
]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[Realtà e finzioni dello scudo antimissile]]></title>
<link>http://byebyeunclesam.wordpress.com/?p=152</link>
<pubDate>Tue, 08 Apr 2008 07:28:09 +0000</pubDate>
<dc:creator>byebyeunclesam</dc:creator>
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<description><![CDATA[
“La ricerca, condotta da Washington, della supremazia nucleare, aiuta ad esempio a spiegare la st]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><a title="scudo1" href="http://byebyeunclesam.wordpress.com/files/2008/04/scudo1.jpg"><img src="http://byebyeunclesam.wordpress.com/files/2008/04/scudo1.thumbnail.jpg" alt="scudo1" /></a></p>
<p>“La ricerca, condotta da Washington, della supremazia nucleare, aiuta ad esempio a spiegare la strategia di difesa missilistica. I critici della difesa antimissile argomentano che uno scudo, tipo il prototipo che gli USA hanno realizzato in Alaska e California, sarebbe facilmente sopraffatto da una pioggia di vere e finte testate lanciate dalla Russia o dalla Cina. Hanno ragione: anche un sistema multilivello, con elementi posti a terra, in aria, nel mare e nello spazio, molto probabilmente non saprebbe proteggere gli Stati Uniti da un massiccio attacco nucleare. Ma sbagliano a concludere che un simile sistema di difesa missilistica sia perciò privo di senso; allo stesso modo sbagliano i sostenitori della difesa antimissile secondo cui, per la medesima ragione, un tale sistema preoccuperebbe solo gli Stati canaglia e non le altre grandi potenze nucleari.<br />
Ciò che entrambi gli schieramenti trascurano, è che una difesa antimissile del genere che, presumibilmente, gli Stati Uniti potrebbero dispiegare, andrebbe valutata principalmente in un contesto offensivo, e non in uno difensivo – come una aggiunta alla capacità statunitense di primo colpo, e non come uno scudo a sé stante. Se gli Stati Uniti lanciassero un attacco nucleare contro la Russia (o la Cina), il paese colpito rimarrebbe tutt'al più con un piccolissimo arsenale superstite. A quel punto, anche un sistema di difesa antimissile relativamente modesto o inefficiente potrebbe essere sufficiente a proteggere da attacchi di rappresaglia, perché il nemico devastato si ritroverebbe con pochissime testate (e finte testate).”</p>
<p>Oggi iniziamo a parlare del progetto di scudo antimissilistico che gli Stati Uniti vorrebbero installare in Polonia e Repubblica Ceca, proponendovi <a href="http://byebyeunclesam.wordpress.com/files/2008/02/lo-scudo-antimissile-ed-il-suo-obiettivo.pdf">lo studio di Daniele Scalea</a> dal quale abbiamo estrapolato la citazione precedente. Esso risulta utile soprattutto per inquadrare la questione dal punto di vista strategico-militare, mentre riguardo la valenza geopolitica diremo più avanti.<br />
Buona lettura.</p>
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<title><![CDATA[In Germania un G8 riscaldato dalla guerra fredda ]]></title>
<link>http://bloguepol.wordpress.com/2007/06/06/in-germania-un-g8-riscaldato-dalla-guerra-fredda/</link>
<pubDate>Wed, 06 Jun 2007 16:35:54 +0000</pubDate>
<dc:creator>Fab-Blogue Pol</dc:creator>
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<description><![CDATA[
 
Sarà il tema del cambiamento climatico e la problematica del riscaldamento globale a tener banc]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><font face="tahoma,arial,helvetica,sans-serif"></p>
<p style="line-height:16.8pt;"><strong><span style="font-size:10pt;color:#4b4637;font-family:Verdana;"><img border="0" width="450" src="http://www.eurotopics.net/img/db/presseschau_g8_zaun_450_070605_450_120_100.jpg" alt="G8 Germania (ap,eurotopics.net)" height="120" /> </span></strong></p>
<p><strong><span style="font-size:10pt;color:#4b4637;font-family:Verdana;">Sarà il tema del cambiamento climatico e la problematica del riscaldamento globale a tener banco durante la 3 giorni del vertice dei 7 paesi più industrializzati più la Russia</span></strong><span style="font-size:10pt;color:#4b4637;font-family:Verdana;"> che sta iniziando a Heilingendamm, nella zona baltica della Germania. La padrona di casa nonché Presidente di turno dell’Unione europea, (fino alla fine di giugno) la cancelliera tedesca <strong><span style="font-family:Verdana;">Angela Merkel</span></strong>, si è prodigata in colloqui bilaterali con alcuni capi di Stato e di governo dei paesi partecipanti (Italia, Francia, Gran Bretagna, Germania, Giappone, Canada e Stati Uniti, oltre alla già citata Russia) e in aperture verso la partecipazione di altri paesi ma appare difficile poter giungere ad un accordo sulle misure da adottare e gli obiettivi di lungo termine per ridurre l’inquinamento ambientale. Il tema sarà ripreso nella conferenza delle Nazioni Unite del prossimo dicembre. Ed è nel quadro delle Nazioni Unite sostenuto dalla Merkel che Bush non accetterebbe i limiti imposti e punterebbe ad un rinvio della discussione alla fine del 2008.</span></p>
<p><span style="font-size:10pt;color:#4b4637;font-family:Verdana;"></span><span style="font-size:10pt;color:#4b4637;font-family:Verdana;"></span><strong><span style="font-size:10pt;color:#4b4637;font-family:Verdana;">Malgrado un’annunciata <em>svolta</em> ecologista degli ultimi giorni, il Presidente George Bush</span></strong><span style="font-size:10pt;color:#4b4637;font-family:Verdana;">, <strong><span style="font-family:Verdana;">che si prepara ad una visita nel nostro paese che si terrà il 9 giugno</span></strong> e per la quale si prevede una manifestazione di protesta verso la sua politica imperialista, <strong><span style="font-family:Verdana;">non sembra</span></strong> <strong><span style="font-family:Verdana;">intenzionato</span></strong> a fare grandi passi e <strong><span style="font-family:Verdana;">a convergere sulle proposte avanzate</span></strong>, come quella della cancelliera tedesca e del primo ministro giapponese Shinzo Abe, (al suo primo G8, così come il neo presidente francese Nicolas Sarkozy, mentre il premier britannico Blair è alla sua ultima partecipazione) che prevede di <strong><span style="font-family:Verdana;">ridurre del 50% entro il 2050 le emissioni totali di gas a effetto serra</span></strong>, in rapporto al livello del 1990, andando oltre gli obiettivi del protocollo di Kyoto che scadrà nel 2012 e che non è mai stato ratificato dal presidente americano. Bush ha già fatto sapere che non prenderà iniziative se queste non saranno prese prima da <strong><span style="font-family:Verdana;">paesi ad economia emergente come Cina e India</span></strong>, osservatori invitati ad una parte del vertice insieme a Brasile, Messico e Sudafrica (e Commissione europea nel suo Presidente Barroso).</span></p>
<p><span style="font-size:10pt;color:#4b4637;font-family:Verdana;"></span><span style="font-size:10pt;color:#4b4637;font-family:Verdana;"></span><strong><span style="font-size:10pt;color:#4b4637;font-family:Verdana;">Altri temi in agenda <!--more-->riguarderanno gli aiuti per il continente africano, il genocidio in Darfur, i negoziati di Doha sul commercio mondiale, il Kosovo e il nucleare</span></strong><span style="font-size:10pt;color:#4b4637;font-family:Verdana;">. E sarà quest’ultimo il tema informale e sotteso di scontro che potrebbe far passare in secondo piano gli altri previsti per il summit. <strong><span style="font-family:Verdana;">I vertici G8 non si sono mai distinti in senso decisionale, ma piuttosto come terreno di dichiarazioni d’intenti sui generis e il faccia a faccia tra Bush e Putin sembra essere la ragion prima d’interess</span>e</strong>, in seguito al contenzioso sempre più preoccupante sull’ipotesi americana di <strong><span style="font-family:Verdana;">installazione di uno scudo antimissili balistici</span></strong> nella Repubblica Ceca (e con installazioni militari anche in Polonia, Romania e Bulgaria) alla quale Putin ha risposto con toni stizziti, minacciando il pericolo di un ritorno al riarmo in stile guerra fredda. </span></p>
<p><span style="font-size:10pt;color:#4b4637;font-family:Verdana;"></span><span style="font-size:10pt;color:#4b4637;font-family:Verdana;"></span><span style="font-size:10pt;color:#4b4637;font-family:Verdana;">Putin ha ragione di sostenere di aver firmato e ratificato <strong><span style="font-family:Verdana;">l'accordo sugli armamenti</span></strong> <span style="font-family:Verdana;"><strong>convenzionali in Europa </strong>allorché<strong> </strong></span>molti paesi della Nato non l'hanno ancora ratificato e gli americani sono usciti dal trattato Abm. (Anti-missili balistici) Da parte loro, gli Stati Uniti, per ragioni strategiche di difesa preventiva anti-Iran e Corea del Nord e/o altri stati definiti “canaglia”, vorrebbero riempire con nuovi armamenti l'Europa orientale, con la conseguenza che lo stesso Putin, tacciando l’America di imperialismo e unilateralismo, ha minacciato a sua volta installazioni russe in Europa e posizionamento di missili verso interessi americani.  <br />
Le ultime dichiarazioni <em>diplomatiche</em> rilasciate da Bush a Praga hanno contribuito, pur a ragione, a riscaldare gli animi, sottolineando i problemi della Russia sui temi della democrazia e dei diritti umani. </span></p>
<p><span style="font-size:10pt;color:#4b4637;font-family:Verdana;"></span><span style="font-size:10pt;color:#4b4637;font-family:Verdana;"></span><span style="font-size:10pt;color:#4b4637;font-family:Verdana;">Sul terreno del controllo del vertice, non sono mancati alcuni <strong>scontri </strong><em><strong>preventivi</strong> </em>nei giorni scorsi tra <strong><span style="font-family:Verdana;">manifestanti anti “potenti della terra” e forze dell’ordine</span></strong>, (<u>due attivisti italiani sono in stato di fermo <em>preventivo </em>inaccettabile, solo perché trovati in possesso di maschere antigas, forse per paura che Putin desse un generoso ordine di disperdere un po’ di gas in giro per sciogliere la manifestazione</u>) di cui in Italia si è avuta notizia con un’abituale schema di superficie costruito dagli organi di stampa. In seguito, è stata issata una barriera metallica alta 3 metri nei dintorni della sede del vertice. </span></p>
<p><span style="font-size:10pt;color:#4b4637;font-family:Verdana;"></span><span style="font-size:10pt;color:#4b4637;font-family:Verdana;"></span><span style="font-size:10pt;color:#990000;font-family:Verdana;">E’ chiaro che i leader di Usa e Russia sono in una posizione di forza prevaricante che dovrebbe far riflettere sul ruolo strategico e diplomatico dell’Europa che appare in queste situazioni come terreno di deposito militare e di partenza di eventuali operazioni belliche. L’Unione europea dovrebbe trovare il modo di poter esprimere la propria voce, forse un’unica voce nella persona di un ministro degli Esteri Ue, che sappia rappresentare i valori di pace, indipendenza e non sottomissione nei confronti delle superpotenze che giocano sul futuro del mondo ma dubitiamo che i rappresentanti degli Stati europei, impegnati più dalla vetrina della partecipazione personale al vertice, prenderanno il coraggio di obiettare una posizione sulla vicenda.   </span><span style="font-size:10pt;color:#4b4637;font-family:Verdana;"></span><span style="font-family:Verdana;"> </span></p>
<p></font></p>
]]></content:encoded>
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