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	<title>sfera-pubblica &amp;laquo; WordPress.com Tag Feed</title>
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	<description>Feed of posts on WordPress.com tagged "sfera-pubblica"</description>
	<pubDate>Sat, 26 Jul 2008 03:17:10 +0000</pubDate>

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	<language>en</language>

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<title><![CDATA[La sinistra indignata. Berlusconi e i coglioni.]]></title>
<link>http://frammentinomadi.wordpress.com/?p=411</link>
<pubDate>Tue, 08 Jul 2008 17:16:08 +0000</pubDate>
<dc:creator>sparkaos</dc:creator>
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<description><![CDATA[Berlusconi è un razzista, una maccheitta, raccogliamo le firme che li mandiamo a casa, ma anche no ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Berlusconi è un razzista, una maccheitta, raccogliamo le firme che li mandiamo a casa, ma anche no tanto l'ho scritto ho fatto il mio. Shopping per rilassarmi vah.</p>
<p>Bossi è un mentecatto razzista ed idiota che non sa leggere. (uhm come cavolo ha fatto a fondare la Lega?)</p>
<p>I bambini rom poverini con le loro manine. (pussa via idiota puzzolette a chi vuoi fottere)</p>
<p>I cattolici sono omofobici e oscurantisti medievali. (viva il papa pacifista) (com'è che hanno uno dei centri media più avanzati?)</p>
<p>Quest'italietta di merda... gli italiani si meritano... sono delle pecore che non si rendono conto... credono che i libbri servano a tenere aperte le finestre... incivili... razzisti... subumani.</p>
<p>Una domanda: ma perchè la sinistra può dire tutto ciò e se Berlusconi dice che chi vota sinistra è un coglione è così scandaloso?</p>
<p><span style='text-align:center; display: block;'><object width='425' height='350'><param name='movie' value='http://www.youtube.com/v/dtdJOajB668'></param><param name='wmode' value='transparent'></param><embed src='http://www.youtube.com/v/dtdJOajB668&rel=0' type='application/x-shockwave-flash' wmode='transparent' width='425' height='350'></embed></object></span></p>
<p>La mia risposta: cazzo ho appena difeso il berlusca, ma meglio questo che la puzza smob della cosidetta sinistra italiana. eh forse ci sono cascato anche io, ma porco cavolo è tanto pensare che nessuno possiede la giustizia, la verità assoluta e che le cose sono molto più complesse e continuare a piagniucolare non serve a niente?</p>
<p>ma dove cazzo sta una sola proposta di sinistra sensata, non campata in aria e che non sia pura difesa di una verità indiscutibile? Che non sia pura difesa di un interesse particolare spacciato per altro? che non risalga a quando mio nonno non era ancora nato?</p>
<p>P.S. piccolo giallo questo post lo segnalo su ok notizie, nel mio elenco c'è ma poi sul sito non risulta ne dalle ricerche ne nelle ultimissime. boh ce ne saranno troppe in aggragazione. almeno spero vah</p>
<p>P.S.2: beh su ok notizie stessa storia boh</p>
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]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Rete e News: Tempo]]></title>
<link>http://frammentinomadi.wordpress.com/?p=275</link>
<pubDate>Sat, 26 Apr 2008 09:46:22 +0000</pubDate>
<dc:creator>sparkaos</dc:creator>
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<description><![CDATA[Rete e news
Macro-effetti della rete sulle notizie
Spazio/tempo:
Le dimensioni spazio temporali dell]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="margin-bottom:12pt;text-align:center;" align="center"><strong><span style="font-size:18pt;">Rete e news</span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom:36pt;text-align:center;" align="center"><em><strong><span style="font-size:14pt;">Macro-effetti della rete sulle notizie</span></strong></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom:30pt;"><strong><span style="font-size:14pt;">Spazio/tempo</span>:</strong></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom:30pt;text-indent:17.85pt;">Le dimensioni spazio temporali delle notizie sono state completamente stravolte dall’avvento della rete.</p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom:12pt;text-indent:17.85pt;"><em>Il tempo è da sempre la dimensione fondamentale dell’informazione. Le news sono per definizione qualcosa di nuovo</em> (anche se per nuovo spesso si intende qualcosa di insolito, non visto). <strong>La rete restringe e dilata il tempo delle notizie.</strong></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom:12pt;text-indent:17.85pt;"><em>La competizione per lo scoop, per essere i primi a dare una notizia è sempre più serrata. La notizia in rete diventa subito obsoleta. La notizia in rete rincorre il tempo</em>. <em>La rincorsa continua svilisce la notizia, la rende spesso vuota.</em> Il giornalismo rinuncia a quel ruolo di contestualizzazione del fatto nella realtà sociale, di inquadramento culturale. O meglio, cerca sempre, e anche forse con maggiore intensità, di fornire schemi mentali, frame interpretativi, in cui inquadrare e comprendere l’avvenimento, ma lo fa in modo superficiale e poco profondo. Questo è vero, però, solo per alcuni tipi di notizie e siti. La rete oltre che restringere il tempo contemporaneamente lo dilata, perché nessuna notizia prima della rete era fruibile per così tanto tempo. Gli archivi fioriscono<em>. <span> </span>Le notizie restano lì nei server a disposizione, la loro vita si allunga e su questa possibilità nascono iniziative giornalistiche che mirano ad offrire contenuti più approfonditi e durevoli nel tempo, avvicinando ancor più il giornalismo ad una sorta di storia del presente. </em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom:12pt;text-indent:17.85pt;"><strong>Il tempo si de-massifica.</strong> Nella società industriale il tempo era socialmente organizzato per favorire i tempi dell’industria sia nel corso della giornata che nell’arco dell’anno. Oggi gli orari, le ferie, i periodi di veglia e di sonno sono molto più diversificati. La rete offre notizie 24 ore su 24 senza interruzione e rispettando i tempi di fruizione individuale, la TV a determinati orari giornalieri e il giornale addirittura una sola volta al giorno. <em>La rete incontra il nuovo tempo personale e la notizia è costretta a divenire un fluire ininterrotto</em>, ma in questo fluire ancora una volta va perso qualcosa e guadagnato altro.</p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom:12pt;text-indent:17.85pt;"><strong>L’uomo è finalmente libero a qualsiasi ora del giorno e della notte di farsi un idea di ciò che lo circonda, ma perde (ancora una volta) quel comune accordo su ciò che accade, che i media di massa offrivano ad un popolo. Il popolo, che sempre si fondò su una memoria condivisa, svanisce nelle volatili comunità di rete e non sembra aver trovato la forza di farsi virtuale, per essere reale. </strong></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom:12pt;text-indent:17.85pt;">CONTINUA</p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom:12pt;text-indent:17.85pt;"><a href="http://frammentinomadi.wordpress.com/2008/04/24/rete-e-news-spazio/" target="_blank">Rete e News: Spazio</a></p>
<p class="MsoEndnoteText"><span style="font-size:14pt;"><a href="../media-e-societa/stampa-e-giornalismo-nell%E2%80%99epoca-della-comunicazione-digitale/">Stampa e giornalismo nell’epoca della comunicazione digitale</a></span></p>
<p class="MsoEndnoteText"><span style="font-size:14pt;"> </span></p>
<p class="MsoEndnoteText"><span style="font-size:14pt;"><a href="../media-e-societa/">Media</a></span></p>
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</item>
<item>
<title><![CDATA[Rete e news: Spazio]]></title>
<link>http://frammentinomadi.wordpress.com/?p=274</link>
<pubDate>Thu, 24 Apr 2008 11:08:05 +0000</pubDate>
<dc:creator>sparkaos</dc:creator>
<guid>http://frammentinomadi.wordpress.com/?p=274</guid>
<description><![CDATA[Rete e news
Macro-effetti della rete sulle notizie
Spazio/tempo:
Le dimensioni spazio temporali dell]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="margin-bottom:12pt;text-align:center;" align="center"><strong><span style="font-size:18pt;">Rete e news</span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom:36pt;text-align:center;" align="center"><strong><em><span style="font-size:14pt;">Macro-effetti della rete sulle notizie</span></em></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom:30pt;"><strong><span style="font-size:14pt;">Spazio/tempo</span>:</strong></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom:30pt;text-indent:17.85pt;">Le dimensioni spazio temporali delle notizie sono state completamente stravolte dall’avvento della rete.</p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom:12pt;text-indent:17.85pt;"><strong>Lo spazio si è allargato all’improvviso</strong>. La maggiore facilità di trasmissione favorisce il diffondersi di notizie a livello globale, proprio mentre la rete stessa contribuisce a creare maggiori connessioni spaziali ed insieme a destabilizzare la concezione geografia di vicino e distante meramente spaziale. Vicino molto spesso è ciò che è simile, ciò che interessa indipendentemente dalla sua posizione fisica. L’America è più vicina della Turchia. Questo processo è precedente alle reti digitali, ma esse lo amplificano e lo portano alle estreme conseguenze. Oggi una persona può vivere sapendo tutto di ciò che succede in Cina e nulla del proprio quartiere</p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom:12pt;text-indent:17.85pt;"><strong>Ma al contempo lo spazio si è ristretto</strong>. In rete le poche testate professionali che producono guadagni sono quelle locali, che possono sfruttare le reti sia per raggiungere pubblici interessati ma distanti dalla località di cui si parla (es. migranti), sia per offrire contenuti più specifici in modo economicamente sostenibile e che favorisce la creazione di un senso di comunità che è alla base di ciò che il marketing definisce fidelizzazione<a name="_ednref1" href="#_edn1"><span class="MsoEndnoteReference"><span><!--[if !supportFootnotes]--><span class="MsoEndnoteReference"><span style="font-size:12pt;">[1]</span></span><!--[endif]--></span></span></a> del cliente.</p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom:12pt;text-indent:17.85pt;"><em>In pratica la notizia in rete diventa più glocal e il lettore è in grado di vivere virtualmente dove vuole, anche in un mondo che lui stesso crea fatto di piccoli frammenti di informazione in una sorta di collage post-moderno. </em>Questo offre certamente possibilità informative che vanno incontro maggiormente agli interessi delle persone, ma insieme spezza il filo di un discorso pubblico e disconnette le identità da uno specifico ancoraggio territoriale o al contrario le incastra in localismi risorgenti. Ancora una volta la rete offre possibilità liberatorie e nuovi drammi. Nella dissoluzione di una minima narrazione condivisa, le basi stesse su cui le persone riflettono divengono fortemente differenti e il particolarismo esplode. L’idea di un identità nazionale o di una storia nazionale, il classico racconto della giornata dei TG svaniscono lasciando il posto ad un nomadismo in apparenza senza confini, ma segnato da fratture linguistiche, culturali ed economiche. (<a href="../2008/04/08/stampa-e-giornalismo-nellepoca-della-comunicazione-digitale/">per il Digital Divide cenni qui</a>). Insieme si formano nuove comunità con concetti spaziali dirompenti per l’attuale organizzazione politica. Che si tratti di comunità locali o totalmente virtuali, il principio di appartenenza ad esse è quanto minimo in contrasto con quello su cui gli stati oggi si basano.</p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom:12pt;text-indent:17.85pt;">Ma l’effetto più profondo delle reti digitali sulle notizie da un punto di vista spaziale è la possibilità per chiunque (abbia gli strumenti) di trasmettere flussi dati da qualsiasi luogo. Ci sono due aspetti principali che derivano da ciò. Il primo è mostrato in tutta la sua potenza dai video dei telefonini che diventano notizie riprese dai TG o dalla giornalista che trasmette in diretta con il telefono satellitare i bombardamenti di Bagdad. <strong>Ovunque l’occhio elettronico è virtualmente presente e nulla che accade può più sfuggire.</strong> E si arriva alla seconda conseguenza. <strong>I media da sempre tendono a restringere la sfera privata, lontana dagli occhi del pubblico.</strong> La rete rendendo tutti produttori di informazione estremizza questo processo.</p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom:12pt;text-indent:17.85pt;"><em><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Erving_Goffman">Goffman</a> insegna che la vita è un po’ come il teatro con un palcoscenico e un dietro le quinte. Il telone è caduto e il dietro le quinte oggi è la materia principale che sul palcoscenico globale rimbalza. Il processo borghese di esaltazione della vita privata, in una sorta di paradosso proprio mentre la privacy svanisce, trova un immane propagatore nella visibilità mondiale di mille vite private vendute in pubblico.</em> <strong>Il privato scaccia il pubblico dal palcoscenico. E la dimensione pubblica, comunitaria della vita si privatizza sempre più. Mentre l’uomo non è mai più solo, perennemente interconnesso</strong>.</p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom:12pt;text-indent:17.85pt;">P.S. tre articoli interessanti su giornalismo, citizen journalism e crisi dei modelli economici da LSDI. <a href="http://www.lsdi.it/2008/04/22/in-forte-crisi-le-testate-di-citizen-journalism-%E2%80%9Cpuro%E2%80%9D/">Qui,</a> <a href="http://www.lsdi.it/2008/04/19/modello-bbc-o-donazioni-esplorare-nuove-strade-per-i-quotidiani-di-qualita/">qui</a> e <a href="http://www.lsdi.it/2008/04/17/la-redazione-come-motore-dell%E2%80%99-innovazione/">qui</a>.</p>
<div><!--[if !supportEndnotes]--></p>
<hr size="1" /><!--[endif]--></p>
<div id="edn1">
<p class="MsoEndnoteText"><a name="_edn1" href="#_ednref1"><span class="MsoEndnoteReference"><span><!--[if !supportFootnotes]--><span class="MsoEndnoteReference"><span style="font-size:10pt;">[1]</span></span><!--[endif]--></span></span></a> Per fidelizzazione si intende riuscire a rendere stabile il rapporto tra azienda e cliente, proprio per ottenere ciò le aziende adottano approcci più attenti alla qualità, alla partecipazione attiva del consumatore e all’assistenza pre e post vendita.</p>
<p class="MsoEndnoteText">
<p class="MsoEndnoteText">
<p class="MsoEndnoteText">
<p class="MsoEndnoteText"><span style="font-size:14pt;">CONTINUA</span></p>
<p class="MsoEndnoteText"><span style="font-size:14pt;"> </span></p>
<p class="MsoEndnoteText"><span style="font-size:14pt;"><a href="../media-e-societa/stampa-e-giornalismo-nell%E2%80%99epoca-della-comunicazione-digitale/">Stampa e giornalismo nell’epoca della comunicazione digitale</a></span></p>
<p class="MsoEndnoteText"><span style="font-size:14pt;"> </span></p>
<p class="MsoEndnoteText"><span style="font-size:14pt;"><a href="../media-e-societa/">Media</a></span></p>
</div>
</div>
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]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[L'evoluzione della sfera pubblica all'epoca della Rete]]></title>
<link>http://mediamondo.wordpress.com/?p=435</link>
<pubDate>Wed, 16 Apr 2008 22:01:14 +0000</pubDate>
<dc:creator>gboccia</dc:creator>
<guid>http://mediamondo.wordpress.com/?p=435</guid>
<description><![CDATA[
Da domani mi trovate a Lecce con un sacco di amici per il convegno su Trasformazioni nello/dello ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.marketingroutes.com/wp-content/images/social_network.jpg" alt="" /></p>
<p>Da domani mi trovate a Lecce <a href="http://incertezzacreativa.wordpress.com/">con</a> <a href="http://lamemoriadellecose.wordpress.com/">un</a> <a href="http://larica-virtual.soc.uniurb.it/nextmedia/">sacco</a> <a href="http://larica-virtual.soc.uniurb.it/redline/">di amici </a>per il convegno su <a href="http://www.unile.it/ateneo/news/mostradoc.asp">Trasformazioni nello/dello spazio pubblico</a>.<br />
Il tema è oggi centrale.</p>
<p>La sfera pubblica all'epoca del Farsi Media e dello sviluppo dei social network e dei mondi online trasforma la sua funzione rispetto alla società. Non più rappresentativa ma "irritativa".</p>
<p>Cambia la percezione che come individui abbiamo della nostra "posizione" nella comunicazione della società.<br />
Emerge una nuova cultura partecipativa a base mediale.</p>
<p>Gli eventi connessi alla nostra esistenza non vengono più considerati fatti privati ma possono essere resi "oggetti" di comunicazione pubblica.</p>
<p>C'è una mutazione in atto sempre più evidente. Proveremo ad esplorarla.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Risultati delle elezioni e rete]]></title>
<link>http://frammentinomadi.wordpress.com/?p=250</link>
<pubDate>Mon, 14 Apr 2008 16:13:54 +0000</pubDate>
<dc:creator>sparkaos</dc:creator>
<guid>http://frammentinomadi.wordpress.com/?p=250</guid>
<description><![CDATA[A volte mi rendo conto che la rete è un mondo a parte.
Fuori dalla finestra la vita cointinua e gli]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>A volte mi rendo conto che la rete è un mondo a parte.</p>
<p>Fuori dalla finestra la vita cointinua e gli echi delle elezioni sono infondo fievoli.</p>
<p>In rete una spasmodica corsa all'ultimo dato a chi lo pubblica per primo. Non ne capisco il senso.</p>
<p>La rete dicono dovrebbe essere la liberazione democratica, ma a volte mi sembra che tenda semplicemente a portare agli eccessi la spettacolarizazione delle notizie e la superficialità.</p>
<p>Tutti a seguire la corsa dei cavalli impazziti e le dichiarazioni dei personaggi da operetta che spopolano tanto sui media Mainstream, che sulla rete a cui tanto piace presentarsi come nuova.(intanto parla delle stesse cose e con gli stessi linguaggi)</p>
<p>La vita intanto scorre rumorosa in strada... e la rete resta lo strumento di falsa liberazione che dà solo un nuovo palcoscenico a una ristretta minoranza, superficiale quasi sempre, in cerca di 15 minuti di fama.</p>
<p>Sto sputando nel piatto dove mangio? Beh a voi il giudizio. Io mi rifuto di associarmi a questa vuota frenesia dei numeri e di quotazioni da scommesse.</p>
<p>Cazzo costruiamo una rete che serva a pensare non a mandare altre teste al macero?</p>
<p>P.S. lecitissimo pensare che io sia più superficiale di tutti</p>
<p><a href="http://frammentinomadi.wordpress.com/media-e-societa/stampa-e-giornalismo-nell%E2%80%99epoca-della-comunicazione-digitale/" target="_blank">Stampa e giornalismo nell’epoca della comunicazione digitale</a></p>
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]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Sfera pubblica e New Media]]></title>
<link>http://frammentinomadi.wordpress.com/?p=242</link>
<pubDate>Sun, 13 Apr 2008 10:54:42 +0000</pubDate>
<dc:creator>sparkaos</dc:creator>
<guid>http://frammentinomadi.wordpress.com/?p=242</guid>
<description><![CDATA[Sfera pubblica e New Media
Stampa e giornalismo nell’epoca della comunicazione digitale (4)
 
La p]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="margin-bottom:24pt;text-align:center;" align="center"><span style="font-size:24pt;">Sfera pubblica e New Media</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom:24pt;text-align:center;text-indent:17.85pt;" align="center"><span style="font-size:10pt;">Stampa e giornalismo nell’epoca della comunicazione digitale (4)</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent:18pt;"><span> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent:18pt;"><span>La prima formulazione del concetto di sfera pubblica si deve ad Habermas, da allora spopola in ogni libro sui media e nei discorsi pubblici dei non esperti.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent:18pt;"><span> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom:12pt;text-indent:17.85pt;"><strong><em><span>La sfera pubblica è semplicemente lo spazio metaforico in cui i cittadini discutono sugli argomenti di interesse pubblico, anche al fine di esercitare un controllo attivo sull’ operato del governo</span></em></strong><strong><span>.</span></strong><span> Sin dall’inizo (anche se Habermas si riferiva della sfera pubblica borghese dei caffè del XVIII secolo) il ruolo dei media è stato di fondamentale importanza; sia come stimolo e socializzazione della conversazione, sia come segnalazione dei temi più importanti, sia come fornitori di argomentazioni e punti di vista. Proprio per questo Hebermas è scettico sulla democrazia moderna. “… i media tendono a manipolare il loro pubblico piuttosto che aiutarlo nella formazione di un’opinione razionale…”</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom:36pt;text-indent:17.85pt;"><span>I media costituiscono la principale fonte di informazione per i cittadini e con l’avanzare della mediatizzazione della società si è iniziato a parlare di Sfera Pubblica Mediatizzata o, con l’ingresso dei nuovi media interattivi, di Sfera Pubblica Dialogica. <em>Proprio chi ha abbracciato questa teoria del ruolo dei media ha, spesso, visto nella rete l’occasione di rinascita di forme più avanzate di democrazia; grazie alla più libera e cosciente partecipazione dei cittadini e allo sfaldarsi del falso dialogo unidirezionale dei Media Tradizionali, sostituito dal polifonismo della società civile che riacquista facoltà di parola</em>.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom:12pt;text-indent:17.85pt;"><span>Molti hanno invece criticato gli apologeti della rete per svariate ragioni, tacciandoli di ottimismo. (le principali)</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom:12pt;text-indent:17.85pt;"><span>La critica più forte riguarda il fatto che <strong>un dialogo non è mai paritario, ma intriso del potere sociale, dello status e delle capacità culturali dei diversi partecipanti</strong>. <em>In rete si riproducono gli squilibri di potere della società e le elite mantengono nel dialogo virtuale il potere fondamentale di definire la realtà. </em>Ovviamente si creano anche opportunità di definizioni oppositive, ma vale anche in questo caso il discorso del Digital Divide (<a href="http://frammentinomadi.wordpress.com/2008/04/08/stampa-e-giornalismo-nellepoca-della-comunicazione-digitale">qui</a>) e della difficoltà ad ottenere contatti.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom:12pt;text-indent:17.85pt;"><span>C’è poi da considerare che, anche se molti possono prendere la parola, <strong>tutti formano le proprie opinioni cmq in base ad informazioni ed opinioni (frame) provenienti dai media professionali.</strong> (la quantità di realtà che esperiamo direttamente è sempre più ridotta, osserviamo il mondo quasi solo attraverso la finestra dei media)</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom:12pt;text-indent:17.85pt;"><span>Ancor più, c’è da considerare il differente potere dei media (e delle elite) rispetto ai comuni cittadini di influire sulla scelta dei temi all’ordine del giorno (per cenni approssimativi sulla teoria <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Agenda_setting">dell’Agenda setting</a>). <strong><em>L’agenda discussa nella sfera pubblica ricalca quasi in pieno quella dei media </em></strong><em>(di solito in confronto competizione con quella dei politici), mentre per i comuni cittadini risulta difficile, anche in rete, imporre un tema e per di più, di solito, confermando il rapporto parassitario che ci intrattengono, <strong>i siti non professionali tendono a strutturarsi secondo la stessa agenda proposta dai media professionali</strong>. </em>Quindi, a limite, la rete aumenta le opportunità di discussione per tutti, ma <em>i temi in discussione sono ancora fortemente decisi dalle solite minoranze e dai media <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Mainstream">mainstream</a></em>. Molti invece credono che la possibilità di diffusione virale della rete abbatta questo meccanismo e portano esempi eclatanti di temi nati dal basso che alla fine sono riusciti ad entrare in agenda. Sembra poco probabile che una modalità di diffusione, che raggiunge la grande massa dei cittadini solo in rarissimi casi, possa davvero sbilanciare questo rapporto di potere almeno nell’immediato (sono fortemente scettico anche sul più lungo periodo).</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom:36pt;text-indent:17.85pt;"><span>E, forse, c’è da considerare che, come afferma la <a href="http://www.sociologia.uniroma1.it/users/nobile/12%20Spirale%20del%20silenzio%20e%20teoria%20della%20coltivazione.pdf">Teoria  della Spirale del Silenzio</a>, <em>le  persone tendono ad esprimere più facilmente le opinioni personali che sembrano  maggioritarie nella società e deducono il clima di opinione principalmente  dalla presentazione che i media fanno dell’opinione pubblica.</em> Questo  significa che in rete si troveranno <strong>molti più interventi di persone che  condividono gli atteggiamenti dominanti che di persone fortemente critiche.</strong></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom:36pt;text-indent:17.85pt;"><span>La rete ha anche un forte impatto sul <strong>controllo che l’opinione pubblica e i media possono avere sul governo.</strong> Da una parte l’amministrazione deve stare molto più attenta ai suoi utenti, che sono tutti potenziali creatori di scandali; quindi il cittadino può direttamente controllare l’efficacia dell’azione di governo e dell’amministrazione. Dall’altra <em>i media professionali più che a controllare il governo, spinti anche dalla crisi delle redazioni, rinunciano al tradizionale ruolo di cani da guardia del potere (watchdog) e sposano più che altro la filosofia del “bad news, is good news” alimentando il cinismo e rinunciando ad un reale controllo dell’operato del potere, molto più impegnativo</em>. Inoltre, affidandosi sempre più a fonti partitiche e di parte, come fossero fonti obiettive, si fanno strumento di propaganda, anche involontaria, del potere e di certo non di suo controllo (alcuni parlano di stretta fratellanza tra giornalisti e politici). Tutto questo precipita a cascata sul dibattito pubblico che assume i contorni dell’antipolitica e del cinismo, in cui, anche, i produttori indipendenti, spesso, scadono; finendo per passare dal controllo allo sfogo vuoto e cinico o alla pura difesa cieca di interessi di nicchia. Anche in considerazione del fatto che la precarizzazione della professione giornalistica e i licenziamenti rendono rarissimi i casi di inchieste approfondite e specializzate sull’amministrazione, che difficilmente possono essere sostituite dal generoso impegno di tanti professionisti che mettono la loro esperienza a disposizione degli altri in rete sia dall’interno delle istituzioni che da posizione lavorative che offrono uno sguardo privilegiato sullo stato (uno dei fenomeni più interessanti della rete che offre approfondimenti da punti di vista interni e specializzati)</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom:12pt;text-indent:17.85pt;"><strong><span>Sommando tutti i limiti della sfera pubblica mediatizzata, si può certamente affermare che il differente potenziale di influenza sul dibattito pubblico resta sostanzialmente invariato</span></strong><span>, <em>si assiste semplicemente ad un lieve spostamento verso classi sociali non appartenenti direttamente alle elite, ma cmq già privilegiate e inserite nel dibattito pubblico.</em></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom:12pt;text-indent:17.85pt;"><span>Colpisce il risultato di una ricerca Americana che, qualche anno fa, ha indagato sull’uso che i giovani dei ghetti facevano delle postazioni pubbliche di accesso alla rete. La maggioranza ne faceva un occasione ulteriore di chiacchiera con amici e simili o di raccolta di informazione su temi già di suo interesse come la musica o anche il quartiere da cui non erano mai usciti. A queste condizioni, oggi, sembra del tutto ideologico voler vedere nel web una grande occasione di partecipazione e democratizzazione. (e non abbiamo ancora toccato il presupposto implicito, alla base di quasi tutte le teorie trattate, del cittadino informato che tratteremo più avanti)</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom:12pt;text-indent:17.85pt;">
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom:12pt;text-indent:17.85pt;"><span> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom:12pt;text-indent:17.85pt;"><span> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom:12pt;text-indent:17.85pt;"><span>CONTINUA PROSSIMAMENTE</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom:12pt;text-indent:17.85pt;"><span> </span></p>
<p><a href="http://frammentinomadi.wordpress.com/2008/04/08/stampa-e-giornalismo-nellepoca-della-comunicazione-digitale/"><br />
Stampa e giornalismo nell’epoca della comunicazione digitale (1)</a><br />
<a href="http://frammentinomadi.wordpress.com/2008/04/10/la-responsabilita-sociale-dei-media/">La responsabilità sociale dei media (2)</a><br />
<a href="http://frammentinomadi.wordpress.com/2008/04/11/la-giustificazione-della-censura-e-del-controllo-culturale/">La giustificazione della censura e del controllo culturale (3)<br />
</a><br />
<a href="http://frammentinomadi.wordpress.com/media-e-societa/">Media e Società</a></p>
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]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Stampa e giornalismo nell'epoca della comunicazione digitale (1)]]></title>
<link>http://frammentinomadi.wordpress.com/?p=238</link>
<pubDate>Tue, 08 Apr 2008 18:36:33 +0000</pubDate>
<dc:creator>sparkaos</dc:creator>
<guid>http://frammentinomadi.wordpress.com/?p=238</guid>
<description><![CDATA[Da quando la rete è nata, uno dei temi più dibattuti è la possibile scomparsa dei giornali cartac]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="margin-bottom:42pt;text-indent:17.85pt;"><span>Da quando la rete è nata, uno dei temi più dibattuti è la possibile scomparsa dei giornali cartacei e le trasformazione che questa ha imposto alla professione giornalistica e alle “news” in quanto tali. (ne parla, anche, un articolo molto interessante su <a href="http://www.newyorker.com/reporting/2008/03/31/080331fa_fact_alterman?currentPage=1">The New Yorker</a>, sintetizzato al massimo in italiano <a href="http://mediablog.corriere.it/2008/04/not_dead_yet.html">qui</a>)</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent:18pt;"><span> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom:12pt;text-indent:17.85pt;"><span>Il dibattito tocca alla larga temi vastissimi e di importanza vitale per la società. Quindi non bisogna perdere di vista le poche certezze che si hanno. Una di queste è che, attualmente: <em>anche i giornali cartacei, che hanno per primi e con migliori risultati accettato la sfida della rete, stanno affrontando profonde crisi economiche; perché gli introiti provenienti dalla rete come pubblicità </em>(e in alcuni casi tariffe d’accesso) <em>non compensano la perdita degli introiti che un tempo provenivano dalla vendita delle copie e dalla pubblicità su carta</em> (questo nonostante i maggiori investimenti in pubblicità on-line da parte delle aziende, ma nel solco di tante aziende che in rete dopo primi trionfi stentano a trovare un modello economico che senza chiudersi alla forma aperta e collaborativi della rete sia sostenibile da un punto di vista di bilancio). </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent:18pt;"><span> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom:42pt;text-indent:17.85pt;"><span>In una sorta di paradosso, le notizie delle testate on-line spesso trovano una diffusione ampissima, rimbalzano sui blog e aprono discussioni accese, ma non generano profitti. Hanno la possibilità di raggiungere una quota potenziale di lettori molto più vasta; ma, anche nei casi in cui riescono in questa diffusione virale, raramente generano introiti per il produttore sufficienti a coprire le spese e guadagnarci abbastanza perché i capitali restino investiti in simili attività economiche. Spesso generano molti più profitti iniziative di giornalismo partecipativo che prevedono il diretto intervento dei lettori e che privi di una propria struttura di raccolta informativa si appoggiano alle grandi testate, come fonti primarie, e ai contenuti dal basso. Alcuni fanno notare che blog e siti sociali per la maggioranza non fanno che commentare e rilanciare il contenuto dei giornali o dei media in generale e che sono come dei parassiti che sopravvivano rubando il lavoro di altri.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent:18pt;"><span> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom:36pt;text-indent:17.85pt;"><span>Storicamente la professione del giornalismo ha generato grandi dibattiti, visioni deontologiche ed ideali opposte e discussioni accese sul ruolo stesso della professione da cui sono discesi diversi tipi di giornalismo, che emergevano quasi sempre in concomitanza di grandi cambiamenti sociali o tecnologici. Cosa debba essere un giornalista, è un tema molto dibattuto perché dalla risposta, che si da a questa domanda, discendono visioni opposte di società e democrazia. Una delle poche certezze, di cui parlavo, è che <em>dalla qualità della stampa dipende la qualità della vita politica e del suo strutturarsi in una sfera pubblica di discussione sempre più mediatizzata e virtuale.</em></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent:18pt;"><span> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom:30pt;text-indent:17.85pt;"><span>Una delle prime teorie sul ruolo della stampa può essere riassunta sotto l’etichetta<span> </span>generale di <strong><em>Libertà di Stampa</em></strong><em>, Quarto Potere o Mercato delle Idee</em>. Affonda le radici nella filosofia politica liberale e utilitaristica. In questa ottica <strong>la libera stampa è il fondamento della democrazia, in cui il cittadino informato, dalla stampa, può tutelare i suoi interessi. Il libero mercato delle idee e delle opinioni farà di certo trionfare la verità sull’errore</strong>. Questa visione idealistica stava per essere abbandonata definitivamente, quando qualche apologeta della rete ha annunciato l’avvento imminente (grazie al web, al giornalismo partecipativo, alla sfera pubblica dialogica della realtà virtuale moderna) di questo libero mercato delle idee, dimenticando come i suoi ottimistici predecessori parecchie cose.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent:18pt;"><span> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom:12pt;text-indent:17.85pt;"><span>La più scontata e antica critica a questo presunto libero mercato delle idee è che di libero non ha proprio niente. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom:12pt;text-indent:17.85pt;"><span>Nell’epoca della comunicazione di massa generalista la poca libertà del mercato delle idee era reso evidente dal flusso verticale ed unidirezionale della comunicazione. <strong><em>Poche redazioni selezionavano per tutti quale parte del mondo doveva divenire “news”</em></strong>, cioè acquisire importanza sociale, e dava i primi imput su come la notizia doveva essere interpretata. Cioè come si direbbe oggi offrivano (ed offrono) la cornice culturale, il quadro cognitivo, la narrazione generale in cui inquadrare il singolo evento (<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Framing_(scienze_sociali)">framing</a>). Per di più, <strong><em>l’appartenenza sociale degli operatori delle redazioni molto diversa dalla composizione sociale della popolazione, il contesto aziendale che presuppone la sopravvivenza dell’azienda, cioè del mercato e del capitalismo; gli introiti pubblicitari che condizionano la redazione e la proprietà dell’azienda con propri interessi personali e di classe/gruppo sociale; erano (e sono) un pesante condizionamento che crea una sorta di monopolio dell’informazione, contro l’ideologia del libero mercato</em></strong></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent:18pt;"><span>L’avvento della rete spezza la verticalità e favorisce la partecipazione del lettore senza alcun dubbio, ma contro ogni apologia la realtà resta un monopolio o al massimo un oligopolio. La selezione di ciò che avviene nella realtà affinché divenga notizia è forse ancora più faccenda di ristrette elite di prima. E’ ovvio che <strong>la rete offre a chiunque di lanciare un tema, ma il punto è farlo diventare notizia</strong>. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent:18pt;"><span>Eloquente a riguardo la storia del <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Scandalo_Watergate">Watergate</a>, uno dei più grandi scandali e successi della stampa statunitense. <span> </span>Per mesi i due reporter scrissero della vicenda sul <a title="Washington Post" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Washington_Post">Washington Post</a> senza suscitare grandi reazioni. Solo grazie alla caparbietà dei due e del giornale, alla fine, il tema entro nell’agenda pubblica e divenne rilevante per l’opinione pubblica portando alle dimissioni del presidente Americano. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom:12pt;text-indent:17.85pt;"><em><span>Non basta scrivere qualcosa perché si tratti di notizia: primo deve rispettare criteri professionali che ne garantiscano la qualità; secondo deve essere percepita come una notizia vera, scritta da una fonte affidabile; e terzo acquisire di una certa visibilità, pena il diventare uno sfogo personale che nessuno ha letto</span></em><span>. <em>La rete da accesso a molti ad uno spazio, ma in questo spazio continuano a valere le regole del mondo esterno, semplicemente deformate/forzate dalle caratteristiche proprie del mezzo</em>. In questo spazio contano i contatti, senza contatti non esisti. La maggioranza dei contatti, di utenti che cercano news, va verso grandi motori di ricerca e siti professionali di testate on-line, che spesso sono il volto immateriale di versioni cartacee. <strong><em>In questo spazio, che di per se sarebbe tendente a quel libero mercato, si formano nuovi oligopoli informativi basati sulla capacità di attrarre, infinitamente superiore se si possiede un marchi storico di riconosciuta affidabilità e professionalità, capitali ingenti e professionisti del marketing</em></strong>. La possibilità di farsi diffusore di notizie viene in gran parte vanificata dalla difficoltà di attrarre contatti. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent:18pt;"><span> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom:12pt;text-indent:17.85pt;"><strong><em><span>La rete si dimostra a volte più efficace nell’attività di framing e commento interpretativo</span></em></strong><em><span>, che oggi è quanto minimo un dialogo a più voci. Ma un dialogo è un atto intriso di potere e il potere resta nelle mani delle grandi Media Company, nonostante la brutta situazione economica in cui versano. </span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom:30pt;text-indent:17.85pt;"><em><span>Per di più la raccolta informativa, chi sceglie per primo i pezzi di mondo da rendere disponibili e da illuminare, è un attività sempre più chiusa e spartita tra <strong>poche grandi agenzie mondiali. Da queste poche fonti tutti gli altri scelgono e commentano</strong></span></em><span>. Queste fonti, sempre più, si affidano agli uffici PR di enti ed associazioni, che per proprio carattere intrinseco hanno natura pubblicitaria e non informativa, e senza alcuna verifica o analisi fanno passare i comunicati di parte come notizia oggettiva. <em>Questi due processi messi insieme ed amplificati dalla crisi economica delle redazioni, che hanno reagito tagliando ulteriormente le informazioni raccolte di prima mano e i corrispondenti, portano quasi ad una restrizione della pluralità delle fonti di informazione ed ad una moltiplicazione infinita di commenti ed opinioni nel cui mare magnum diventa sempre più difficile orientarsi.</em> Ciò resta vero nonostante la tendenza crescente di siti non professionali che riescono a dare notizie in esclusiva o rilanciare notizie passate quasi inosservate. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom:30pt;text-indent:17.85pt;"><em><span>La rete non è una soluzione neanche per i condizionamenti dovuti alla pubblicità</span></em><span>, sia per il crescente fenomeno di siti non professionali che guadagnano da essa, sia per il già citato aspetto della grande quantità di siti non professionali che tendono a rilanciare temi presi dai grandi media e che quindi hanno già subito l’influenza commerciale (anche maggiore visto che ora la pubblicità è l'unica antrata di aziende che prima si finanziavano anche con l'acqisto della copia cartacea).</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom:30pt;text-indent:17.85pt;"><em><span>Riesce invece ad offrire una platea maggiore, con i limiti già detti, a temi contrari al sistema economico vigente, che difficilmente grandi aziende possono mettere in dubbio senza una certa tendenza suicida</span></em><span>. Ma i limiti restano nella difficoltà di emergere dal caos in un contesto in cui pochi continuano ad accaparrarsi la maggioranza degli sguardi.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom:12pt;text-indent:17.85pt;"><span> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom:12pt;text-indent:17.85pt;"><em><span>Forse però la delusione peggiore della rete è la mancata realizzazione di quella partecipazione, presa di parola per tutti, che tanti avevano annunciato come certezza.</span></em><span> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent:18pt;"><em><span>Il <strong>Digital Divide</strong> è una realtà e sembra che tenda <span> </span>a stabilizzarsi</span></em><span>. <em>Il Digital Divide riguarda, si, la differente possibilità di accesso alla tecnologia e ai media, ma, nelle sue più avvedute formulazioni, riguarda anche la capacità di usare quelle tecnologie</em>. Oggi il Digital Divode riguarda più il diverso uso che della rete fanno i diversi gruppi socio-culturali. La maggioranza delle persone naviga in rete attraverso pochissimi nodi, quasi sempre di grandi multinazionali, e tende a vedere nella rete un mezzo per fruire di video e musica attraverso nuovi canali, ma con metodi tradizionali e poco interattivi; o un mezzo per coltivare piccole discussioni di nicchia, spesso superficiali e simili alla chiacchiere di quartiere e al gossip. In rete quello che va è il sesso, il gossip e il pruriginoso. Solo una piccola fetta di utenti sfrutta pienamente le potenzialità rivoluzionarie della rete, e questa fetta di utenti ha specifiche caratteristiche in termini di età, condizione economica, residenza ed istruzione. <strong><em>La sfera pubblica mediatizzata della rete, oggi , è quasi più classista. Esclude totalmente una parte delle persone e offre maggiori potenzialità di influenza a cittadini già privilegiati, che di solito erano già attivi prima e disponevano già di influenza sociale.</em></strong></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent:18pt;">
<p class="MsoNormal" style="text-indent:18pt;"><span> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent:18pt;"><span> <strong>Continua prossimamente --&#62;<a href="http://frammentinomadi.wordpress.com/media-e-societa/stampa-e-giornalismo-nell%E2%80%99epoca-della-comunicazione-digitale/" target="_blank">qui</a></strong><br />
</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent:18pt;">
<p class="MsoNormal" style="text-indent:18pt;">P.S.un bell'articolo sui media condivisi da <a href="http://www.pourparler.ilcannocchiale.it/?id_blogdoc=1859767" target="_blank">Pourparler</a></p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent:18pt;">P.S.un altro articolo interessante sull'accordo tra il NYTimes e Google Earth che va verso la diffusione dei contenuti attraverso piattaforme e canali molteplici e la piena accettazzione e valorizzazione del Web da parte di uno dei giornali più attivi in rete --&#62; <a href="http://mariotedeschini.blog.kataweb.it/giornalismodaltri/2008/04/09/pubblicare-dove-la-gente-sta-il-nyt-su-google-earth/" target="_blank">qui</a></p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent:18pt;"><a href="http://frammentinomadi.wordpress.com/media-e-societa/">Media e società</a></p>
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]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Recessione in USA la Federal Reserve ammette - "L'occidente diviso" - Kabul]]></title>
<link>http://frammentinomadi.wordpress.com/?p=200</link>
<pubDate>Wed, 02 Apr 2008 20:48:37 +0000</pubDate>
<dc:creator>sparkaos</dc:creator>
<guid>http://frammentinomadi.wordpress.com/?p=200</guid>
<description><![CDATA[48 ORE A KABUL
“Reportage. In volo da Herat a Kabul e poi il dipanarsi di una lunga giornata nella]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<h1><span style="font-size:18pt;font-family:'Tempus Sans ITC';color:#9900ff;"><a href="http://www.lettera22.it/showart.php?id=8432&#38;rubrica=64"><span style="color:#9900ff;">48 ORE A KABUL</span></a></span></h1>
<h1><i><span style="font-size:12pt;font-family:Arial;font-weight:normal;">“Reportage. In volo da Herat a Kabul e poi il dipanarsi di una lunga giornata nella capitale afgana tra attentati, proclami, ospedali, vita più o meno normale al bazar. Al centro della guerra che si è trasformata in una palude che risveglia poco interesse. E che nessuno sembra aver voglia di raccontare”</span></i><span style="font-size:12pt;font-family:'Tempus Sans ITC';font-weight:normal;"></span></h1>
<p class="MsoNormal"><span style="font-family:'Tempus Sans ITC';">Da Lettera 22 <b>il racconto appassionato e penetrante di un viaggio di 48 ore al centro del conflitto Afghano </b>(di cui in questi giorni si parlerà al <b><a href="http://frammentinomadi.wordpress.com/2008/04/01/nato-usa-russia-e-leuropa-che-non-ce-conflitti-in-europa/">vertice NATO</a></b>)</span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-family:'Tempus Sans ITC';"> </span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-family:'Tempus Sans ITC';"> </span></p>
<h2><span style="font-size:18pt;font-family:'Tempus Sans ITC';color:#9900ff;"><a href="http://www.sherpatv.it/sherpa/dettaglio_appuntamento.jsp?id=46677"><span style="color:#9900ff;">«Allarme recessione in Usa»</span></a></span></h2>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size:18pt;font-family:'Tempus Sans ITC';"> </span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-family:'Tempus Sans ITC';">Il presidente della Federal Reserve americana Ben Bernanke ha ammesso per la prima volta che la possibilità di recessione negli Stati Uniti. <b>Video in Italiano</b></span></p>
<p class="MsoNormal"><b><span style="font-family:'Tempus Sans ITC';"> </span></b></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-family:'Tempus Sans ITC';"> </span></p>
<p class="MsoNormal"><b><span style="font-size:18pt;font-family:'Tempus Sans ITC';color:#9900ff;"><a href="http://www.giornaledifilosofia.net/public/scheda.php?id=13"><span style="color:#9900ff;">“Governare al di là dello Stato nazionale”</span></a></span></b></p>
<p class="MsoNormal">&#160;</p>
<p class="MsoNormal"> <span style="font-family:'Tempus Sans ITC';">Intervista a <b>Jürgen Habermas</b> sul suo ultimo volume <b><i>L’Occidente diviso</i></b> (Laterza 2005)</span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-family:'Tempus Sans ITC';"> </span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-family:'Tempus Sans ITC';">“…</span>In tutti i confronti è presente l’alternativa tra violenza e dialogo. Finché ci si riconosce reciprocamente come possibili partner di un dialogo, non ci si uccide gli uni con gli altri. Nella politica la comunicazione pubblica è in prima linea un medium per lo scambio di informazioni e opinioni e per la composizione degli interessi – per arguing and bargaining. Alcuni temi richiedono anche di conquistare empatia per ciò che all’altro è estraneo. In tali contesti la comunicazione di sentimenti può essere più importante della comunicazione di ragioni. Sentimenti morali sono già da soli ragioni implicite. Io qui non ci vedo nessuna contraddizione. Ogni tentativo di comunicazione ha come scopo quello di convincere l’altro di qualcosa, della verità di una asserzione, della giustezza di un divieto, del valore di una condotta di vita – oppure quello di far sì che io stesso mi convinca del contrario…”<span style="font-size:18pt;font-family:'Tempus Sans ITC';"></span></p>
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]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[I sogni Americani e la tristezza Italiana. Discorsi politici a confronto.]]></title>
<link>http://frammentinomadi.wordpress.com/?p=173</link>
<pubDate>Thu, 20 Mar 2008 14:51:25 +0000</pubDate>
<dc:creator>sparkaos</dc:creator>
<guid>http://frammentinomadi.wordpress.com/?p=173</guid>
<description><![CDATA[La comunicazione politica storicamente si è affidata molto al discorso pubblico.
Una delle capacit]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="text-indent:18pt;"><span style="font-family:'Century Gothic';">La comunicazione politica storicamente si è affidata molto al discorso pubblico.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent:18pt;"><span style="font-family:'Century Gothic';">Una delle capacità più ricercate in un uomo politico è sempre stata il saper parlare, la <b>retorica.</b></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent:18pt;"><b><span style="font-family:'Century Gothic';"> </span></b></p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent:18pt;"><b><span style="font-family:'Century Gothic';"> </span></b></p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent:18pt;"><span style="font-family:'Century Gothic';">Dopo l’introduzione dei <b>giornali</b>, il discorso ebbe una <i>più vasta platea</i>; visto che spesso veniva in parte riportato da questi (solo quelli più importanti integralmente, pratica cmq più diffusa nel mondo anglosassone); ma insieme cambiò in parte caratteristiche.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent:18pt;"><span style="font-family:'Century Gothic';"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent:18pt;"><span style="font-family:'Century Gothic';">Divenne meno focalizzato sulla specifica platea di spettatori presenti sul luogo della manifestazione, quindi più <i>generalizzato ed indifferenziato</i>; ed insieme per adeguarsi al nuovo mezzo di diffusione tese ad usare <i>forme più adatta allo scritto e frasi ad effetto e brevi</i> che potessero essere più spesso citate.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent:18pt;"><span style="font-family:'Century Gothic';"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent:18pt;"><span style="font-family:'Century Gothic';">Ma divenne, anche, <i>più dialogico</i> (se pur in forma indiretta). Sui giornali spesso appariva con il commento di una firma di rilievo della redazione e spesso, poi, il politico rispondeva in successivi interventi alle critiche della stampa; creando un dialogo a distanza tra un numero ridotto di persone, ma sempre più ampio di prima. A cui si aggiungeva un sottofondo di discorso politico nelle classi più istruite che avendo accesso ai giornali disponevano di maggiori informazioni per interagire consapevolmente ed efficacemente con lo stato.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent:18pt;"><span style="font-family:'Century Gothic';"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent:18pt;"><span style="font-family:'Century Gothic';">E’ la nascita della <b>Sfera Pubblica</b> di Habermas.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent:18pt;"><i><span style="font-family:'Century Gothic';">In cui i cittadini borghesi informati discutono e partecipano alla vita pubblica.</span></i></p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent:18pt;"><i><span style="font-family:'Century Gothic';"> </span></i></p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent:18pt;"><span style="font-family:'Century Gothic';"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent:18pt;"><span style="font-family:'Century Gothic';">Con l’avvento della <b>Radio</b> e poi della <b>Televisione</b>, alcune tendenze in atto sul discorso politico sono accelerate, altre mutano per adeguarsi ai linguaggi specifici del mezzo.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent:18pt;"><i><span style="font-family:'Century Gothic';">L’allargamento della quantità di informazioni disponibile e della possibilità di partecipazione alla vita pubblica è evidente</span></i><span style="font-family:'Century Gothic';">; ma si basa su presupposti molto <i>meno razionali e dialogici</i>.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent:18pt;"><span style="font-family:'Century Gothic';">Il discorso politico <i>si frantuma sempre più in brevi battute ad effetto, l’immagine spesso conta più della parola; i contenuti emotivi, coinvolgenti e il personale del candidato divengono sempre più la parte principale della comunicazione politica.</i></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent:18pt;"><span style="font-family:'Century Gothic';"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent:18pt;"><span style="font-family:'Century Gothic';">I discorsi però sopravvivono e raggiungo, se pur così frammentati e maggiormente romanzati, milioni di spettatori o anche audience globali. <i>Divengono tasselli di un romanzo di successo e ascesa sociale.</i></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent:18pt;"><span style="font-family:'Century Gothic';"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent:18pt;"><span style="font-family:'Century Gothic';"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent:18pt;"><span style="font-family:'Century Gothic';">Con l’ultima rivoluzione dei New Media e il <i>rinascere della parola scritta</i>, unita ad una fruizione di contenuti di ogni tipo continuata e personalizzata (vedi video discorsi su youtube) la comunicazione politica <i>esplode si decentralizza, sposa i caratteri del viral marketing</i> e molto spesso, anche, i media tradizionali cambiano modalità di copertura. Oltre ad <i>aumentare enormemente la quantità di informazione e di fonti informative.</i></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent:18pt;"><span style="font-family:'Century Gothic';"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent:18pt;"><span style="font-family:'Century Gothic';">Il discorso politico, ne viene esaltato in ogni sua forma da quella scritta che riacquisisce valore, a quella video che trova milioni di canali per essere trasmessa; diviene anche <i>più dialogica</i> per il moltiplicarsi dell’analisi professionali e non. Molti sostengono che il discorso politico sta riacquisendo una notevole importanza, che aveva in parte perso a favore di Sound Bit ed immagini.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent:18pt;"><span style="font-family:'Century Gothic';"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent:18pt;"><span style="font-family:'Century Gothic';">I video rimbalzano da mille pagine web (es. il video Youtube del bellissimo discorso di Obama sul razzismo), i testi spopolano di solito nei passaggi principali o anche nelle versioni integrali (es. il testo integrale dello stesso discorso, entrambi i link segnalati in questo <a href="http://www.webgol.it/2008/03/19/il-miglior-discorso-di-obama-lo-dice-internet/">post</a>); i commenti e le analisi si moltiplicano a dismisura; come il lavoro dello staff che deve continuamente fornire la versione aggiustata e più conveniente delle dichiarazioni più ambigue o clamorose del candidato, al fine di influenzare la loro interpretazione ed analisi (spin).</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent:18pt;"><span style="font-family:'Century Gothic';"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent:18pt;"><i><span style="font-family:'Century Gothic';">Gli stessi contenuti e linguaggi del discorso cambiano per adeguarsi ad una fruizione parzialmente interattiva, despazializata, detemporalizzata e multimediale.</span></i></p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent:18pt;"><i><span style="font-family:'Century Gothic';"> </span></i></p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent:18pt;"><span style="font-family:'Century Gothic';"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent:18pt;"><span style="font-family:'Century Gothic';">Questo lo scenario di fondo (non di certo completo) su cui poi influiscono specificità culturali, mediali, sociali e politiche della singola realtà, nazione, popolo, comunità e momento storico. Più le ovvie idiosincrasie, capacità e background del singolo.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent:18pt;"><span style="font-family:'Century Gothic';"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent:18pt;"><span style="font-family:'Century Gothic';">Tentando una comparazione del differente ruolo del discorso politico (qui si intende nel senso ristretto di parlare in pubblico, non in quello generale di flusso di comunicazione politica) in Italia ed in America, alcune cose sono del tutto evidenti.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent:18pt;"><span style="font-family:'Century Gothic';"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent:18pt;"><span style="font-family:'Century Gothic';"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent:18pt;"><i><span style="font-family:'Century Gothic';">In America il livello medio di capacità retoriche dei politici è molto più alto</span></i><span style="font-family:'Century Gothic';"> sia perché si dà più importanza a questo fattore nella selezione del personale politico, sia per lo studio molto più diffuso nelle scuole della retorica; teorica e pratica, con continue esercitazioni.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent:18pt;"><span style="font-family:'Century Gothic';"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent:18pt;"><span style="font-family:'Century Gothic';">In Italia, se anche meno che nel passato, i discorsi sono più letterali e, solo, negli ultimi anni la battuta ad effetto ha raggiunto una grande diffusione ed importanza. In America il discorso usa frasi più brevi e semplici, e ripete di più; fa maggior uso di contenuti personali ed emotivi per coinvolgere il pubblico (nonostante il rapido trasformarsi in questo senso anche dei discorsi Italiani).</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent:18pt;"><span style="font-family:'Century Gothic';"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent:18pt;"><span style="font-family:'Century Gothic';"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent:18pt;"><i><span style="font-family:'Century Gothic';">Un tratto assolutamente caratteristico dei discorsi politici Americani è il continuo e immancabile riferirsi alla religione ed ad una sorta di destino manifesto dell’America pseudo-religioso.</span></i></p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent:18pt;"><span style="font-family:'Century Gothic';">I politici Romani, legatissimi alla chiesa e non, usano richiami più a singole affermazioni del Vaticano che alla religione in generale. Questo è, però, un altro tratto che si sta evolvendo molto velocemente. Sembra, però, confermato un riferirsi in modi diversi alla religione e una quasi assenza della parola “dio” dal linguaggio politico Italiano, mentre a Washington è un riferimento retorico costante.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent:18pt;"><span style="font-family:'Century Gothic';"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent:18pt;"><span style="font-family:'Century Gothic';"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent:18pt;"><span style="font-family:'Century Gothic';">Colpisce molto anche la maggiore abitudine a fare discorsi degli Americani. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent:18pt;"><span style="font-family:'Century Gothic';">Per un politico a qualsiasi livello è quasi impossibile evitare di farne con cadenza costante ed elevata. <i>Una sorta di dovere ad informare i cittadini, i finanziatori etc è iscritto nel DNA della politica USA. Devono metterci la faccia e la voce</i>. Storicamente la politica ha fatto ricorso ai grandi discorsi per convincere i cittadini delle proprie scelte, il che è stato favorito dalla forte personalizzazione a tutti i livelli di potere e dalla scarsa strutturazione dei partiti.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent:18pt;"><i><span style="font-family:'Century Gothic';">In Italia solitamente i discorsi li fanno quasi solo i Leader e molto meno spesso</span></i><span style="font-family:'Century Gothic';">. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent:18pt;"><span style="font-family:'Century Gothic';"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent:18pt;"><span style="font-family:'Century Gothic';"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent:18pt;"><span style="font-family:'Century Gothic';">Ciò che colpisce di più, però, è il diverso uso che si fa del discorso e il modo in cui esso è performato.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent:18pt;"><span style="font-family:'Century Gothic';"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent:18pt;"><i><span style="font-family:'Century Gothic';">I politici USA sono molto più abili nel coinvolgere emotivamente gli spettatori, questo per maggiore abilità appresa e per maggiore cura ed emotività nella stesura, ma anche per l’enfasi dei toni e della gestualità.</span></i><span style="font-family:'Century Gothic';"></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent:18pt;"><span style="font-family:'Century Gothic';"><span> </span>Al confronto i politici Italiani risultano spesso noiosi e cavillosi, burocratici a volte e quasi mai riescono a comunicare quell’aura di sogno, speranza, libertà di cui molti oratori Usa vogliono e sanno ricoprire i propri discorsi.Usano i discorsi più che altro per comunicare proposte, alleanze, candidature e quasi mai offrono una visione storica d’insieme, una prospettiva futura e una mission.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent:18pt;"><span style="font-family:'Century Gothic';">Obama, Clinton, McCain fanno vibrare i loro discorsi di analisi storiche molto coinvolgenti sul paese; offrono, per quanto spesso semplificatorie, visioni d’insieme del passato del paese e delle sue sfide future e sempre immancabilmente concludono con un sogno, una missione verso cui tendere, per cui lavorare.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent:18pt;"><span style="font-family:'Century Gothic';"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent:18pt;"><span style="font-family:'Century Gothic';"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent:18pt;"><i><span style="font-family:'Century Gothic';">Si può dire che il discorso in Italia serve ad informare i cittadini e raccogliere consenso elettorale. In America ha anche questo scopo, ma serve molto di più a definire, casomai in modo fantasioso, ma emotivamente coinvolgente; la società Americana, come mission Storica e del momento. E’ un modo per mobilitare sostenitori, attivisti, elettori e società nel suo insieme verso un sogno.</span></i></p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent:18pt;"><span style="font-family:'Century Gothic';"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent:18pt;"><span style="font-family:'Century Gothic';">In Italia con i discorsi si cerca solo il voto; in America si cerca l’adesione emotivo-ideale che spinga verso il successo nei propri obiettivi.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent:18pt;"><span style="font-family:'Century Gothic';"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent:18pt;"><span style="font-family:'Century Gothic';"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent:18pt;"><span style="font-family:'Century Gothic';"><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Franklin_D._Roosevelt">Roosevelt</a> non solo decise il <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/New_Deal">New Deal</a>, infuse il coraggio ad un America depressa per affrontare le dure sfide; e molto di questo lo ottenne grazie a discorsi radiofonici.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent:18pt;"><span style="font-family:'Century Gothic';"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent:18pt;"><span style="font-family:'Century Gothic';">E questo suggerisce il punto focale. Come per i totalitarismi, per i movimenti rivoluzionari il discorso politico USA è un atto concreto e trasformativo, mira a trasformare la visione che le persone hanno del mondo e a dargli l’energia emotiva per agire in esso verso una metà difficile, un sogno.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent:18pt;"><span style="font-family:'Century Gothic';">In Italia i discorsi restano un’occasione per la dovuta comunicazione col cittadino e per rubargli il consenso.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent:18pt;"><span style="font-family:'Century Gothic';"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent:18pt;"><i><span style="font-family:'Century Gothic';">Resta presente nei discorsi dei Politici usa il carattere rivoluzionario della parola che nell’atto di definire qualcosa la trasforma.</span></i></p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent:18pt;"><span style="font-family:'Century Gothic';"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent:18pt;"><span style="font-family:'Century Gothic';">Dopo una serie di discorsi in America la persona eletta avrà già impegnato i suoi sostenitori verso un obbiettivo, nel paesello saremo a discutere all’infinito su programmi così vaghi e vuoti che non dicono nulla e soprattutto non dicono dove stiamo andando.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent:18pt;"><span style="font-family:'Century Gothic';"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent:18pt;"><span style="font-family:'Century Gothic';"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent:18pt;"><span style="font-family:'Century Gothic';"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent:18pt;"><span style="font-family:'Century Gothic';"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent:18pt;"><span style="font-family:'Century Gothic';">P.S. è ovvio che le cose dette non dipendono solo da specificità del discorso ma da fenomeni sociali più complessi e dalla cultura politica in generale.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent:18pt;"><span style="font-family:'Century Gothic';"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent:18pt;"><span style="font-family:'Century Gothic';"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent:18pt;"><span style="font-family:'Century Gothic';"> </span><code><span style='text-align:center; display: block;'><object width='425' height='350'><param name='movie' value='http://www.youtube.com/v/pWe7wTVbLUU'></param><param name='wmode' value='transparent'></param><embed src='http://www.youtube.com/v/pWe7wTVbLUU&rel=0' type='application/x-shockwave-flash' wmode='transparent' width='425' height='350'></embed></object></span></code></p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent:18pt;"><span style="font-family:'Century Gothic';"> </span><a href="http://frammentinomadi.wordpress.com/politica-e-comunicazione-politica/" title="Politica e Comunicazione Politica">Politica e Comunicazione Politica</a></p>
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]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Birmania]]></title>
<link>http://motobrowniano.wordpress.com/2007/09/27/birmania/</link>
<pubDate>Thu, 27 Sep 2007 09:46:59 +0000</pubDate>
<dc:creator>Federico Bo</dc:creator>
<guid>http://motobrowniano.wordpress.com/2007/09/27/birmania/</guid>
<description><![CDATA[Se volete sostenere la lotta pacifica del popolo e dei monaci birmani contro la dittatura militare s]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Se volete sostenere la lotta pacifica del popolo e dei monaci birmani contro la dittatura militare seguite <a href="http://novaspivack.typepad.com/nova_spivacks_weblog/2007/09/help-support-th.html" target="_blank">queste istruzioni</a> dal blog <a href="http://novaspivack.typepad.com/nova_spivacks_weblog/">Minding the Planet</a> di Nova Spivack.</p>
<p>E' un nuovo tipo di protesta online che usa i blog per diffondere un appello globale.</p>
<p>Sostanzialmente si tratta di ricopiare il post sul proprio blog. Un numero speciale permetterà di monitorare la diffusione del meme nella blogosfera.</p>
<p>Io ho aderito con il mio blog <a href="http://strutturafine.blog.kataweb.it/2007/09/27/help-the-people-of-burma-birmania-post-this-meme-on-your-blog/" target="_blank">Struttura Fine</a>.</p>
<blockquote></blockquote>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Non privarmi della privacy]]></title>
<link>http://motobrowniano.wordpress.com/2007/09/25/non-privarmi-della-privacy/</link>
<pubDate>Tue, 25 Sep 2007 07:10:53 +0000</pubDate>
<dc:creator>Federico Bo</dc:creator>
<guid>http://motobrowniano.wordpress.com/2007/09/25/non-privarmi-della-privacy/</guid>
<description><![CDATA[A destra avete notato il logo che ho creato per sostenere l&#8217;appello lanciato da Stefano Rodot]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>A destra avete notato il logo che ho creato per sostenere <a href="http://www.adunanzadigitale.org/privacy/index.php" target="_blank">l'appello</a> lanciato da Stefano Rodotà, Fiorello Cortiana, Carlo Formenti, Arturo Di Corinto.</p>
<p>Logo rozzo - non sono un grafico - ma penso che l'appello per impedire passi indietro sulla privacy sia importante e da non sottovalutare.</p>
<p>In pochissimi giorni <strike>l'appello</strike> è stato firmato da più di 5.000 persone malgrado il tardivo interesse dei media tradizionali ed il sostanziale silenzio degli <em>opinion makers </em>della blogosfera.</p>
<p>Peccato, perché questa mobilitazione nata nel Web ha prodotto <a href="http://www.repubblica.it/2007/09/sezioni/cronaca/privacy-ufficio/ritirato-piano/ritirato-piano.html" target="_blank">risultati positivi</a> in tempo reale, rendendo evidenti le potenzialità della democrazia digitale molto più che gli isterismi alla Grillo.</p>
<p>update: se qualcuno vuole scaricare il logo lo può fare <a href="http://motobrowniano.wordpress.com/files/2007/09/logoprivacy.thumbnail.png" target="_blank">qui</a></p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Noosfera]]></title>
<link>http://motobrowniano.wordpress.com/2007/08/16/noosfera/</link>
<pubDate>Thu, 16 Aug 2007 10:18:08 +0000</pubDate>
<dc:creator>Federico Bo</dc:creator>
<guid>http://motobrowniano.wordpress.com/2007/08/16/noosfera/</guid>
<description><![CDATA[
[via The promise of noöpolitik by David Ronfeldt and John Arquilla]

[via Struttura Fine]
Ce la gi]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://motobrowniano.wordpress.com/files/2007/08/noosfera.gif" alt="noosfera.gif" /></p>
<p>[via <a href="http://www.firstmonday.org/issues/issue12_8/ronfeldt/index.html" target="_blank"><em>The promise of noöpolitik</em></a> by David Ronfeldt and John Arquilla]</p>
<p><img src="http://motobrowniano.wordpress.com/files/2007/08/memetrip4.png" alt="memetrip4.png" /></p>
<p>[via <a href="http://http://strutturafine.blog.kataweb.it/2007/07/29/memes-trip/" target="_blank">Struttura Fine</a>]</p>
<p><font size="2">Ce la giochiamo, io e la <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/RAND" target="_blank">Rand Corporation</a>... ma non so se esserne contento...</font></p>
<p><font size="2"><a href="http://www.google.it/url?sa=t&#38;ct=res&#38;cd=5&#38;url=http%3A%2F%2Fwww.ilmanifesto.it%2FMondeDiplo%2FLeMonde-archivio%2FSettembre-1999%2F9909lm22.01.html&#38;ei=WiPERq-ADZfuwwHz2Jz-Cg&#38;usg=AFQjCNHRqLmFwMGSqW4MGBjXURAGOPSUKA&#38;sig2=WIpjsl17aGCEjSCfWa044Q" target="_blank">Qualche notizia sugli autori</a> del <a href="http://www.firstmonday.org/issues/issue12_8/ronfeldt/index.html" target="_blank">paper</a> sulla noöpolitik.</font></p>
]]></content:encoded>
</item>

</channel>
</rss>
