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	<title>signorinaeffe &amp;laquo; WordPress.com Tag Feed</title>
	<link>http://wordpress.com/tag/signorinaeffe/</link>
	<description>Feed of posts on WordPress.com tagged "signorinaeffe"</description>
	<pubDate>Fri, 05 Sep 2008 07:15:12 +0000</pubDate>

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<title><![CDATA[Un film, anzi due]]></title>
<link>http://pessimesempio.wordpress.com/2008/01/21/un-film-anzi-due/</link>
<pubDate>Mon, 21 Jan 2008 18:53:37 +0000</pubDate>
<dc:creator>pessimesempio</dc:creator>
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<description><![CDATA[Ho voglia di parlare di un film che ho visto la scorsa settimana. Si intitola Riparo, è di un (giov]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Ho voglia di parlare di un film che ho visto la scorsa settimana. Si intitola <a href="http://www.riparo.info/indexframe.html">Riparo</a>, è di un (giovane?) regista italiano che si chiamana Marco Simon Puccioni e racconta la storia di due donne. Le due donne hanno una storia tra loro, una storia seria, tanto che abitano insieme nella casa di Anna, la più grande delle due, si suppone, o almeno la più ricca: è proprietaria con la madre e il fratello di una fabbrica di scarpe in cui Anna, l'altra donna (molto bella, l'attrice, devo dire) lavora come operaia.</p>
<p>Di ritorno da un viaggio in Marocco, Anna scopre alla frontiera un ragazzo nascosto nel bagagliaio della sua auto e decide di portarlo in Italia, aiutarlo e poi addirittura accoglierlo nella sua casa e dargli un lavoro nel magazzino della fabbrica. Al fratello che le dice che non può accollarsi tutti i problemi del mondo, Anna risponde così: <i>Tutti no, ma uno solo sì.</i></p>
<p>La presenza di Anis, il giovane marocchino, che non capisce il modo di vivere delle due donne e  le difficoltà tra Mara e Anna che si creano a seguito della decisione di spostare una parte della produzione in Romania e del fatto che Mara viene tutelata rispetto agli altri operai dalla presenza della sua compagna, provocano una rottura, non si sa se definitiva tra le due donne.</p>
<p>Dopo che ho visto il film, ho scritto qualcosa. Risale a diversi giorni e già mi sembra passata, ma l'avevo scritta per riportarla qui e allora lo faccio.</p>
<p><font color="#808000">Qualche appunto dopo il film Riparo</font></p>
<p><font color="#808000">Ma perchè due donne che stanno insieme, nell'immaginario dei registi uomini, sono sempre una nera e una bionda? Bisogno di ricreare un dualismo, la coppia degli opposti che si unisce, come <i>normalmente</i> nella coppia donna-uomo? Penso al film di Linch <i>Mulhollnad drive</i> .</font></p>
<p><font color="#808000">Immedesimarsi (o schierarsi  che è uguale) con un personaggio del film non è di nessuna utilità per la sua comprensione. Anzi la ostacola. Per capire un film occorre piuttosto guardarlo se possibile con lo stesso occhio della macchina da presa, essere neutrali (sempre che la macchina, ovvero sia il regista che c'è dietro lo sia) In questo film è difficile la neutralità per una donna che lo guada, visto che i principali personaggi sono due donne e il terzo è un giovane marocchino. Il quale personaggio si identificherà nella coppia di donne una donna che le guarda? e in quale personaggio si potrà identificare uno spettatore maschio? Se il cinema è un gioco di specchi. Si tratta allora di una scelta del regista che ci aiuta semplicemente a guardare quello che accade, non ad immedesimarci.  Ma la neutralità alla fine è impossibile, perchè c'è un'altra antitesi narrativa, quella di classe tra le due donne.</font></p>
<p><font color="#808000">Certo è che Mara si ribella ad un amore che è gestito dall'altra, vuole essere soggetto e non solo oggetto e non in quanto al genere (sono due donne), quanto piuttosto perché operaia della fabbrica. </font></p>
<p><font color="#000000">Comunque sia, un altro film che parla di operai, come <a href="http://www.cineblog.it/post/8590/signorinaeffe-recensione-in-anteprima">Signorinaeffe</a>, dopo tanto parlare di invisibilità della classe operaia, e di Friuli, vale a dire di Italia del Nord-est. Certo che fa una certa impressione vedere il corteo dei 40.0000   di Torino, con i fischi tutti intorno e quelli con gli striscioni tutti incravattati o le manifestazioni degli scioperanti nei filmati d'epoca. Ma la cosa che ho pensato mentre guardavo è che non avevo più paura di quello che sarebbe venuto dopo, come invece qualche anno fa. </font>Ho pensato che protestare per i propri diritti e il proprio lavoro è legittimo e che non dobbiamo avere più paura di farlo.</p>
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<title><![CDATA[SIGNORINAEFFE]]></title>
<link>http://tuttialcinema.wordpress.com/2008/01/17/signorinaeffe/</link>
<pubDate>Thu, 17 Jan 2008 21:04:22 +0000</pubDate>
<dc:creator>tuttialcinema</dc:creator>
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<description><![CDATA[servizio di DARIA CIOTTI 
(tratto da Nuovo Civitavecchia Oggi di venerdì 18 gennaio 2008) - Ambien]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p align="justify">servizio di DARIA CIOTTI </p>
<p align="justify"><u><font color="#000080"><img border="0" align="left" width="150" src="http://www.mymovies.it/filmclub/2007/12/064/imm.jpg" height="215" />(tratto da Nuovo Civitavecchia Oggi di venerdì 18 gennaio 2008)</font></u> - Ambientato sullo sfondo del lungo sciopero degli operari della Fiat nel 1980, quando la casa automobilistica minacciò il licenziamento di 15.000 operari, "Signorinaeffe" racconta la storia di Emma, una ragazza proveniente da una famiglia operaia di origini siciliane trapiantata a Torino, che per la prima volta nella sua vita esce dalla bambagia in cui è cresciuta per scontrarsi con una realtà dura e storica.<br />
Emma (Valeria Solarino), impiegata alla Fiat, è fidanzata con Giulio (Fabrizio Gifuni) un ingegnere che nella società occupa un posto di rilievo e, pur provenendo da una famiglia operaia, sembra non essere minimamente solidale con le condizioni (precarie) di lavoro delle migliaia di persone che rischiano il licenziamento. Forse a causa delle continue raccomandazioni di Giulio, che le fa avere promozioni sul lavoro e voti con lode all’università, forse a causa del conformismo in cui si sente intrappolata suo malgrado. Al contrario della sorella e del fratello, più "semplici" e alla mano di Emma, la ragazza si trincera dietro un atteggiamento di sufficienza nei confronti della classe operaia, dettato forse dall’agiatezza che la sua vita privata le regala, o forse da un’ostinato rifiuto di guardare in faccia la realtà. Fin quando incontra Sergio (Filippo Timi), un giovane operaio militante che lavora alle presse, dal quale si sente immediatamente attratta, seppur contro la sua stessa volontà. Dopo un primo approccio a dir poco scontroso, la ragazza si accorge di amare Sergio e decide di voltare radicalmente pagina, rivoltandosi contro la classe dirigente e schierandosi a favore di quella operaia, che manifesta giorno e notte per salvare il proprio posto di lavoro. Anche Emma decide di manifestare insieme agli operai, fino all’inevitabile e conclusivo "non lieto fine".<br />
L’intenzione della regista di raccontare le condizioni degli operai, fin troppo spesso "dimenticati" dalla stampa e dall’opinione pubblica, è sicuramente lodevole. L’evento storico è raccontato, anche grazie all’inserimento nella pellicola di immagini di repertorio, in maniera abbastanza fedele. Peccato però che la storia di Emma e Sergio, e di tutti i personaggi di contorno che fanno parte della storia, abbia un sapore piuttosto banale, quasi fosse stata messa là come "riempitivo" per quello che poteva essere tranquillamente realizzato come documentario, invece che come lungometraggio di fiction. Il personaggio di Emma Martano non possiede uno spessore, una coscienza politica tale da giustificare il suo improvviso cambio di ideologia. E’ l’amore che la spinge a fuggire di casa, ad unirsi alla lotta operaia, salvo poi tornare sui suoi passi quando si rende conto di essere andata troppo lontana. La storia d’amore stessa tra Sergio ed Emma è intrappolata in cliché fin troppo scontati: l’incotro/scontro, la negazione dell’attrazione, l’improvvisa presa di coscienza e, infine l’abbandono "terapeutico", finalizzato alla salvezza del suo uomo. Senza contare l’incontro fortuito a distanza di oltre 20 anni, ciliegina sulla torta di un plot fin troppo standardizzato. Stesso dicasi dei dialoghi, che non ci raccontano niente di nuovo, che nulla tolgono ma nulla aggiungono alla cinematografia odierna.</p>
<p align="center"><img border="0" align="absBottom" width="600" src="http://l.yimg.com/eur.yimg.com//xp/ansa/20080117/10/363505094-signorinaeffe-arriva-nelle-sale.jpg" height="450" style="width:428px;height:323px;" /></p>
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