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	<title>spinelli &amp;laquo; WordPress.com Tag Feed</title>
	<link>http://wordpress.com/tag/spinelli/</link>
	<description>Feed of posts on WordPress.com tagged "spinelli"</description>
	<pubDate>Sat, 11 Oct 2008 16:41:24 +0000</pubDate>

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	<language>en</language>

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<title><![CDATA[Wall Street Main Street]]></title>
<link>http://daleggere.wordpress.com/2008/10/06/wall-street-main-street/</link>
<pubDate>Mon, 06 Oct 2008 15:24:53 +0000</pubDate>
<dc:creator>mperone</dc:creator>
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<description><![CDATA[5 Ott 08
Barbara Spinelli
A una delle figlie del presidente del Consiglio è sfuggita qualche giorno]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><em>5 Ott 08</em></p>
<p>Barbara Spinelli</p>
<p>A una delle figlie del presidente del Consiglio è sfuggita qualche giorno fa una dichiarazione singolare e parecchio infelice: forte della sua esperienza di imprenditrice e militante politica, Marina Berlusconi ha vantato le virtù di un governo che finalmente fa quello che gli italiani chiedono, cioè decide, aggiungendo «che di governi che decidono non c’è mai stato tanto bisogno come adesso, con questo tsunami che sta scuotendo l’economia mondiale e la speculazione che ha messo nel mirino anche le nostre banche». È a questo punto che stupefatta si è domandata: come mai, se così stanno le cose, l’opposizione invece di criticare questo o quel provvedimento «tira ancora in ballo il rischio di regime»? Il mondo è troppo burrascoso e vasto, per indugiare su questioni marginali. È come mettersi a spolverare un comodino, mentre le pareti ti cascano addosso. Come mai tanto spreco d’energia, tanta passione per l’irrilevante?</p>
<p>Molti ragionano come l’imprenditrice: in effetti certe lentezze della democrazia, certe sue puntigliose regole, son vissute come ostacoli alla decisione lesta che s’impone. John McCain, candidato alla presidenza Usa, voleva addirittura sospendere la democrazia e interrompere la competizione con Obama, a causa della frana finanziaria. Fare le due cose insieme ­ salvare l’economia e preservare il conflitto che della vita democratica è il sale ­ sembra impresa non solo difficile ma inopinata. Dichiarazioni simili sono singolari perché del tutto prive di memoria: le crisi economiche, a cominciare dal grande crollo del 1929 e dal successivo decennio di depressione, hanno inaugurato epoche in cui le istituzioni liberali hanno più vacillato, in alcuni casi naufragando. Gli Stati veramente liberali non hanno mai cessato di funzionare, uscendone invece rafforzati. Non è dunque ozioso discutere sui rischi di regime, in presenza della scossa finanziaria, per il semplice fatto che gli esecutivi tendono a irrigidirsi, in queste circostanze.</p>
<p>Certe volte non si sa neppure bene cosa venga prima: se l’emergenza vera, o l’uso antidemocratico del discorso emergenziale. Il ricorso a vocaboli catastrofici come tsunami è significativo: l’inondazione è come un’orda che irrefrenabile avanza. S’apparenta alla guerra, e in guerra non c’è spazio per gli ingredienti liberali classici: separazione dei poteri, controllo dell’esecutivo e decentramento decisionale, indipendenza della giustizia, rispetto della Costituzione e della legalità, critica esercitata dai giornali. L’esempio della repubblica di Weimar è tra i più istruttivi. Il governo di Franz von Papen restrinse le regole democratiche prima ancora che Hitler prendesse il potere, e nonostante i nazisti avessero già cominciato a calare nelle elezioni del novembre ’32. L’invocata forza di causa maggiore era anche allora l’economia. In suo nome fu eliminata l’autonomia della Prussia, e fu annunciato (in un libro del pubblicista Walther Schotte con la prefazione di von Papen, nel ’32) un «Nuovo Stato» decisionista: riordinato in maniera autoritaria, capace di decidere perché affrancato dal ricatto dei partiti, con un Parlamento esautorato.</p>
<p>Nel settembre 1932, quattro mesi prima dell’ascesa di Hitler, furono abolite conquiste rilevanti dello stato sociale, introdotte da Weimar. Esistono poi esempi più recenti. A partire dall’11 settembre e dalla guerra in Iraq, la Casa Bianca ha svuotato la democrazia accampando l’emergenza bellica: ha aggirato la Costituzione e le convenzioni internazionali, ha accentrato i poteri dell’esecutivo, ha tolto poteri ai giudici, ha cercato di piegare la stampa. Cheney alla vice presidenza teorizzò la «flessibilità» della Costituzione ­ un argomento ripreso da Sarah Palin, candidata alla vice presidenza ­ e facilitò la doppia deriva di Bush: la manipolazione della realtà che precipitò la guerra in Iraq, e l’impunità d’un esecutivo sottratto alle procedure di controlli e contrappesi (check and balance) che fondano il liberalismo politico. Gli tsunami ­ siano essi naturali, militari, economici ­ non inaugurano tempi in cui interrogarsi sulla democrazia diventa meno importante.</p>
<p>Diventa più che mai importante, e per questo la domanda di Marina Berlusconi oltre che immemore è infelice. Quando l’esecutivo non è disciplinato da altri poteri («Perché non ci sia abuso di potere, occorre che il potere arresti il potere», secondo Montesquieu) l’errore di decisione diventa più probabile, non meno. Il leader può avere il carisma del capo (il carisma «dell’azione e dell’esempio», dice Max Weber) ma può svegliare spettri che poi non controlla più, se non con misure illiberali estreme. L’Italia auspicata ultimamente da Berlusconi (essendoci troppo conflitto si vieterà a giornalisti e magistrati l’uso delle intercettazioni; l’esecutivo deciderà sempre più con decreti ed eviterà contraddittori in tv) è un Paese dove per forza ci si chiederà: è un regime? È un Paese dove le crisi saranno meno governabili, perché informazioni e controlli son mancati? La crisi scoppia quando la realtà viene manipolata o occultata, e quando la decisione è magari veloce ma poggia su tale manipolazione o nascondimento: nascono così le bolle, i mondi paralleli che sembran veri senza esserlo. Nel 2005 avremmo ignorato i rischi economici che gli italiani correvano, se non fossimo stati informati sugli abusi di furbetti e Banca d’Italia. Ci saremmo trovati davanti a un male non curato in tempo, perché non visto.</p>
<p>La trasparenza delucida e può prevenire le crisi. Non le provoca, contrariamente a quel che sostiene Cheney quando evoca il Watergate. Parlare di tsunami finanziario in questi termini è proporre, ancora una volta, la logica emergenziale: una logica che mette in risalto i difetti della democrazia, che in essa non vede altro che clasa discutidora, classe chiacchierona, come nelle requisitorie ottocentesche di Donoso Cortés. Una logica che favorisce la nascita del Führerprinzip, il principio di comando assoluto fatto proprio non solo da Hitler ma da von Papen. Che spinge i governi a chiudersi nell’illusione di fare da sé: anche per questo è cruciale il vertice finanziario che Sarkozy ha convocato ieri a Parigi per metter fine a autarchiche chimere. La politica della paura ha finito col generare l’economia della paura, e non a caso la crisi finanziaria è paragonata all’11 settembre. Anche in Italia è così: stessa economia della paura, stessa paura non solo dell’opposizione ma del diverso, dello straniero. Berlusconi, il decisionista che vorrebbe rincuorare la nazione, accentua negli italiani le «tendenze alla chiusura autarchica e all’arroccamento sociale», e ha in realtà «poca memoria e pochissima speranza»: lo scrive con lucide parole don Vittorio Nozza sull’Osservatore Romano del 27 settembre.</p>
<p>Chi invoca l’emergenza dice che pensa a Main Street più che a Wall Street, al cittadino più che agli speculatori. Ma Main Street ha bisogno di una democrazia con poteri suddivisi e autonomi, ha bisogno di responsabilizzarsi sapendo come si è arrivati a questo punto e in seguito a quali menzogne. Se attorno a sé vedrà sprezzo delle leggi e magistrati inermi accetterà il caos per infine scoprire che sarà lei, comunque, a pagare. Lo si vede in America e in Italia. Per non aver detto la verità ai cittadini, il governo ha salvato l’Alitalia affidando a una cordata di industriali solo la parte buona della compagnia, e lasciando che gli italiani paghino debiti finanziari, prestito ponte, debiti con fornitori, ammortizzatori sociali, tutela degli azionisti. Secondo Carlo Scarpa e Tito Boeri la somma pagata dallo Stato ­ dal contribuente ­ oscilla fra 2,9 e 3 miliardi di euro (www.lavoce.info). Verità, separazione dei poteri, libera informazione: in tempi di tsunami, vigilare sulla società aperta e i suoi nemici interiori non è secondario, ma vitale.</p>
]]></content:encoded>
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<title><![CDATA[Svizzera. Giovani: bevono e fumano meno di altri, ma amano lo spinello]]></title>
<link>http://hempyreum.wordpress.com/?p=1395</link>
<pubDate>Sat, 04 Oct 2008 09:44:36 +0000</pubDate>
<dc:creator>le0nard</dc:creator>
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<description><![CDATA[23 settembre 2008
BERNA - Gli adolescenti svizzeri bevono e fumano un po&#8217; meno rispetto ai lor]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><em>23 settembre 2008</em></p>
<p>BERNA - Gli adolescenti svizzeri bevono e fumano un po' meno rispetto ai loro coetanei europei e nordamericani, ma sono molto più attaccati allo spinello: è quanto emerge da un'inchiesta condotta in 41 paesi e i cui risultati sono stati pubblicati oggi dall'Istituto svizzero di prevenzione dell'alcolismo e altre tossicomanie (ISPA).</p>
<p>Il 31% dei 15enni svizzeri ha ammesso di aver già fumato cannabis, molto più della media del 18% registrata sul piano internazionale: il 12% (il doppio dei coetanei stranieri), ha consumato canapa nel mese precedente l'indagine.</p>
<p>Lo studio "Health Behaviour in School-aged Children" (HBSC) si basa su dati del 2006 e li confronta con le cifre del 2002. Secondo l'ISPA in questi quattro anni il calo del consumo di alcol in Svizzera è stato notevole. Alla voce ubriachezza la Confederazione si trova oggi ben al di sotto della media: il 23% dei quindicenni elvetici ha ammesso di essersi già ubriacato almeno due volte, contro il 33% della media internazionale. I risultati concernenti il consumo regolare sono invece meno rallegranti: circa il 22% degli adolescenti svizzeri beve alcol almeno una volta la settimana, contro il 26% dei coetanei stranieri.</p>
<p>La diminuzione del consumo di tabacco rilevato in Svizzera è superiore a quello registrato su scala internazionale: se nel 2002 il 23% dei giovani svizzeri fumava almeno una volta la settimana contro il 24% dei coetanei internazionali, nel 2006 il tasso elvetico è sceso al 15%, mentre quello europeo e nordamericano si è arrestato al 19%.</p>
<p>"Gli ultimi sviluppi sono positivi, ma non devono mascherare il fatto che sono sempre troppi gli adolescenti che bevono e fumano", osserva Michel Graf, direttore dell'ISPA. La sigaretta è comunque meno di moda: secondo l'ISPA gli sforzi compiuti a favore dei non fumatori e il dibattito pubblico sul fumo passivo hanno contribuito a sensibilizzare la popolazione. Alla stessa stregua, anche il calo rilevato nel consumo di canapa è riconducibile alla maggiore consapevolezza dei pericoli per la salute. Il divieto di fumare nei locali pubblici potrebbe inoltre aver frenato anche il consumo di spinelli.</p>
<p>L'inchiesta HBSC tiene conto anche dell'ambiente in cui vivono gli adolescenti. Secondo l'ISPA il fatto che i genitori siano al corrente di cosa facciano i figli e di chi frequentino significa che in famiglia si è instaurata una relazione aperta che può avere un effetto preventivo. Interessante anche la valutazione sull'impegno scolastico: il 71% dei quindicenni si sente poco o per nulla stressato dal lavoro scolastico, il 20% si dichiara abbastanza stressato e il 9% molto stressato. Il numero di adolescenti che consuma regolarmente sostanze che rendono dipendenti, in particolare tabacco, è proporzionalmente maggiore tra coloro che si sentono molto stressati dalla scuola. (ATS)</p>
<p>Fonte: <a href="http://www.swissinfo.ch/ita" target="_blank">swissinfo</a></p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Droga: il rapporto, cannabis meno dannosa di alcol e sigarette  ]]></title>
<link>http://hempyreum.wordpress.com/?p=1382</link>
<pubDate>Fri, 03 Oct 2008 10:03:59 +0000</pubDate>
<dc:creator>le0nard</dc:creator>
<guid>http://hempyreum.it.wordpress.com/2008/10/03/droga-il-rapporto-cannabis-meno-dannosa-di-alcol-e-sigarette/</guid>
<description><![CDATA[02 ottobre 2008
Roma, 2 ott. (Adnkronos Salute) - La cannabis è meno dannosa di alcolici e  sigaret]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><em>02 ottobre 2008</em></p>
<p>Roma, 2 ott. (Adnkronos Salute) - La cannabis è meno dannosa di alcolici e  sigarette. Lo sostiene la Global Cannabis Commission della Ong Beckley  Foundation, in un rapporto messo a punto in vista della revisione della politica  delle Nazioni unite in materia di droga nel 2009. Nel documento, oltre a  sottolineare il fallimento dell'attuale strategia proibizionista, si chiede un  cambiamento di rotta. La proposta, destinata a sollevare non poche polemiche, è  di liberalizzare la marijuana all'interno di un "mercato controllato", soggetto  a tasse, regole precise, obbligo di età minima per l'acquisto. Il rapporto,  frutto del lavoro di un gruppo di scienziati, accademici ed esperti di droga e  presentato oggi in una conferenza alla camera dei Lord, parte da un dato  piuttosto eloquente.</p>
<p>Sono 160 milioni i consumatori di marijuana nel  mondo. "Nonostante la cannabis abbia un impatto negativo sulla salute, inclusa  quella mentale - si sottolinea nel testo - in termini relativi è meno dannosa di  alcol e tabacco". Un'affermazione ancora suffragata dai dati. "Storicamente -  ricorda il rapporto - ci sono stati soltanto due morti al mondo attribuibili a  questa sostanza, mentre alcol e fumo di sigarette sono responsabili di circa 150  mila decessi l'anno nella sola Gran Bretagna". La gran parte dei danni  riconducibili al consumo di marijuana, è la presa di posizione del documento, "è  il risultato del proibizionismo. Senza considerare che le politiche adottate nei  confronti dell'uso di cannabis, draconiane o liberali che siano, sembrano non  avere effetto sulla diffusione e sulla prevalenza dei consumi".</p>
<p>L'alternativa di una "disponibilità regolamentata", cioè liberalizzare  la sostanza con regole e controlli, limitando anche la quantità di principio  attivo negli spinelli, potrebbe "minimizzare i danni". Un suggerimento che  difficilmente potrà essere raccolto dal Governo o dai Conservatori, entrambi  contrari ad allentare le maglie della legislazione sul consumo di cannabis.</p>
<p>Fonte: <a href="http://www.adnkronos.com/IGN/Salute" target="_blank">adnkronos</a></p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Multa per spinelli: Dario Fo, provvedimento stupido]]></title>
<link>http://hempyreum.wordpress.com/?p=1329</link>
<pubDate>Thu, 25 Sep 2008 10:31:38 +0000</pubDate>
<dc:creator>candidus</dc:creator>
<guid>http://hempyreum.it.wordpress.com/2008/09/25/multa-per-spinelli-dario-fo-provvedimento-stupido/</guid>
<description><![CDATA[Milano, 24 settembre 2008 - &#8220;Di fronte alla stupidita&#8217; di certi provvedimenti non si puo]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><em>Milano, 24 settembre 2008</em> - "Di fronte alla stupidita' di certi provvedimenti non si puo' restare fermi": questa la reazione di Dario Fo all'annunciata ordinanza del sindaco di Milano, Letizia Moratti, che intende multare chi fuma spinelli in strada con 500 euro di sanzione. "Drogarsi per strada e' un'offesa al decoro della citta'", con queste parole la Moratti ha sintetizzato il concetto chiave dell'ordinanza. Secondo il drammaturgo di Sangiano, sono altri i problemi di cui la Moratti dovrebbe occuparsi: "nella scala del degrado urbano, uno spinello fumato in pubblico sta al centesimo posto. Il sindaco cerchi di stimolare nei nostri ragazzi interessi culturali e si preoccupi che la gente non va piu' ai concerti, a teatro o alle mostre". "Se invece gli spinelli", continua il Premio Nobel per la letteratura, "venissero venduti in farmacia a nessuno verrebbe in mente di multare chi li fuma in pubblico". Allora sorge spontaneo all'attore e regista di dover ironicamente multare anche i normali fumatori di tabacco: "fumare tabacco fa venire il cancro, quindi andrebbero multati anche i normali fumatori; pero' la Moratti avrebbe contro tutte le multinazionali del tabacco, e non certo qualche ragazzino che si fa una canna al parco Sempione e che non conta niente", conclude cosi' Fo.  </p>
<p>fonte: <a href="http://www.agi.it" target="_blank">agi</a></p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Atti osceni in luogo pubblico]]></title>
<link>http://orybal.wordpress.com/?p=747</link>
<pubDate>Wed, 24 Sep 2008 07:41:04 +0000</pubDate>
<dc:creator>orybal</dc:creator>
<guid>http://orybal.it.wordpress.com/2008/09/24/atti-osceni-in-luogo-pubblico/</guid>
<description><![CDATA[Come si sa, le persone si dedicano più o meno saltuariamente al sesso, al nutrimento, al dissetarsi]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Come si sa, le persone si dedicano più o meno saltuariamente al sesso, al nutrimento, al dissetarsi e altri atti libidinosi come il fumare e il grattarsi oppure alla liberazione dalle scorie. Spesso amano uscire e parlare, mangiare e bere e fumare in compagnia in luoghi affollati.</p>
<p><a href="http://orybal.wordpress.com/files/2008/09/cartello_simpatico.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-751" title="cartello_simpatico" src="http://orybal.wordpress.com/files/2008/09/cartello_simpatico.jpg" alt="" width="157" height="165" /></a></p>
<p>Alcune di queste attività in pubblico sono ritenute disdicevoli, come la liberazione del surplus: tempo fa si usava vedere quella cosa chiamata <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Vespasiano_(igiene)">vespasiano</a>, per soli uomini. Al mio paese, ricordo di infanzia, stavano a fianco della chiesa perchè forse l'ascolto della messa incoraggiava le prostate anziane a purificarsi... Poi li hanno eliminati, forse son calate le presenze dei fedeli maschi alle messe. Da un lato, meglio così, perchè lo spettacolo degli uomini al pisciatorio <em>open air</em>  non era un belvedere.</p>
<p>L'estate appena conclusa è stata notevole anche all'estero per <a href="http://www.periodicamente.it/Un-estate-di-divieti">l'aumentare dei divieti </a>sul territorio italiano, frutto anche della normativa che ha conferito <a href="http://www.repubblica.it/2008/07/sezioni/cronaca/sicurezza-politica-12/maroni-sindaci/maroni-sindaci.html">superpoteri ai sindaci</a> di emanare ordinanze autonome urgenti. "I sindaci saranno ufficiali di governo", ha detto il ministro Roberto Maroni al termine di un incontro con l'Anci, l'Associazione nazionale comuni italiani. "Saranno in grado di <em>imporre una stretta all'illegittimità strisciante</em>, per salvaguardare l'incolumità pubblica e offrire maggiore sicurezza ai cittadini". E i sindaci si sono fatti prendere dall'entusiamo normativo, incoraggiati dal finanziamento di 100 milino di euro all'uopo destinati dal governo.</p>
<p>Pare che anche mangiare in vari luoghi pubblici sia stato quest'anno proibito, fra cui <a href="http://www.veronablog.com/2007/06/24/centro-storico-al-via-la-nuova-segnaletica/">piazza Brà </a>a Verona. Ora a Verona vietano anche l'esposizione di una grande <a href="http://www.repubblica.it/2008/09/sezioni/cronaca/verona-vieta-bandiere/verona-vieta-bandiere/verona-vieta-bandiere.html">bandiera della pace</a>. Anche la prostituzione - cioè il sesso - in luogo pubblico è stato vietato, sempre per motivi di decoro più che per lo sfruttamento sottostante al sistema della tratta delle persone.</p>
<p>L'ultima novità è che a Milano è vietato non <a href="http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/cronache/200809articoli/36727girata.asp">drogarsi, ma farlo in pubblico</a>. La pena è una sanzione di 500 euro e l’obbligo di avviare un percorso psicoterapeutico con comunità o associazioni di recupero per tossicodipendenti. In sostanza, appare evidente che si stanno spingendo tutti i problemi sotto il tappeto, invece di risolverli. Il vecchio Dario Fo ritiene che vada fatta una provocazione perchè "di fronte alla stupidità di certi provvedimenti bisogna fare qualcosa. Sarei prontissimo, giusto per vedere l’effetto che fa". Sostiene che quale vigile può provare che non si stia fumando una sigaretta <em>selfmade</em>, tornate tanto di moda dati i rincari dei prezzi delle sigarette?</p>
<p>Oltre al fatto che alcune ricerche sostengano che la cannabis sia <a href="http://www.aduc.it/dyn/salute/noti.php?id=235111">meno pericolosa di alcool e tabacco</a>, esisterebbe anche un'incongruenza normativa: «Il consumo di droga leggera (uso personale) è stato depenalizzato da tempo. Se non è più un reato, non può nemmeno essere sanzionato con una multa. Se no a questo punto diamo la multa anche a chi soffre di flatulenza", sostiene sempre <a href="http://">Dario Fo</a>.</p>
<p>Vedremo come andrà e come imprecheranno gli operatori dei <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Servizio_per_le_tossicodipendenze">SerT</a>, dopo i giudici che si vedranno arrivare migliaia di clienti delle prostitute da condannare a 15 giorni di carcere.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Quando muore il cervello]]></title>
<link>http://daleggere.wordpress.com/2008/09/14/quando-muore-il-cervello/</link>
<pubDate>Sun, 14 Sep 2008 18:59:45 +0000</pubDate>
<dc:creator>mperone</dc:creator>
<guid>http://daleggere.it.wordpress.com/2008/09/14/quando-muore-il-cervello/</guid>
<description><![CDATA[14 Set 08
Barbara Spinelli
L’articolo di Lucetta Scaraffia sull’Osservatore Romano del 3 settemb]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><em>14 Set 08</em></p>
<p>Barbara Spinelli</p>
<p>L’articolo di Lucetta Scaraffia sull’Osservatore Romano del 3 settembre ha suscitato scandalo e proprio per questo aiuta a pensare profondamente due esperienze di frontiera dell’esistenza umana: il coma irreversibile, e la fine della vita che una commissione di scienziati a Harvard ha deciso, quarant’anni fa, di far coincidere con la morte cerebrale, senza attendere che nel paziente sopraggiunga anche l’arresto cardiocircolatorio. È vero che quella decisione, oggi parametro indiscusso, non cessa di turbare e ha cambiato il nostro rapporto con la morte.</p>
<p>E’difficile non pensare che essa sia stata anticipata non solo grazie a più accurate conoscenze, ma anche per render possibili - sul piano etico, giuridico - i prelievi di organi. I trapianti infatti avvengono in presenza di elettroencefalogramma piatto, ma riescono pienamente solo se cuore e respiro restano attivi grazie a apparecchi esterni: è uno dei motivi per cui il paziente con elettroencefalogramma piatto, incamminato sicuramente verso la morte, vien dichiarato a questo punto trapassato e del suo corpo - tenuto in vita artificialmente - si parla come di cadavere a cuor battente. L’articolo sull’Osservatore introduce in tutte queste certezze la spina dell’angoscia: parole come cadavere a cuor battente resuscitano archetipi impaurenti (morti-viventi, zombie) e per questo la spina d’angoscia aiuta a pensare, su quel che si fa col corpo dell’uomo. I molti testi apparsi ultimamente, di medici e scienziati come Umberto Veronesi o Giuseppe Remuzzi, non sarebbero stati scritti con lo stesso sforzo pedagogico se non avessero dovuto reagire a inquietudini rilevanti.</p>
<p>Cosa accadde esattamente nel ’68, quando la commissione della Medical School di Harvard decretò che la fine delle funzioni cerebrali era morte, anche se il malato continuava a esser attaccato a macchine di respirazione e circolazione sanguigna? Aveva a cuore il paziente, o era mossa anche da altri interessi, di persone disperate e però estranee al morente? Scaraffia cita Hans Jonas, il filosofo tedesco che dal ’69 combatté la definizione di Harvard, proseguendo la battaglia fino a metà degli Anni 80. Sconfortato, scrisse poi che la guerra era perduta. In un post-scriptum dell’85 al testo pubblicato nel ’74 (Controcorrente, in Tecnica, medicina ed etica, Einaudi ’97) constatò: «La mia è stata un’esercitazione in inutilità». L’articolo sull’Osservatore gli rende omaggio: l’esercitazione non è stata vana. Vale dunque la pena rievocare quel che disse precisamente su morte cerebrale e vocazione medica, per estendere la discussione e ricordare alcune sue idee di fondo, lasciate in ombra dall’articolo.</p>
<p>Jonas non era affatto contrario ai trapianti, ne capiva profondamente il dramma, l’urgenza, la natura di dono. Non è vero, insomma, che «consentendo al trapianto si accetta implicitamente la definizione della morte data a Harvard». Quel che il filosofo chiedeva era di dare priorità assoluta al morente, temendo che il suo corpo venisse trasformato innanzi tempo in cadavere e che a questo passo ne seguissero altri ben più scabrosi: i cadaveri potevano esser tenuti artificialmente in vita a tempo indefinito, e trasformati in banche semi-permanenti di organi, sangue, ormoni. Voleva regole più rigide sui prelievi, sperando che essi iniziassero immediatamente dopo lo stacco del respiratore. Dare priorità al morente significava per lui una cosa soltanto: non essendo quest’ultimo più una persona a tutti gli effetti, ed essendo la morte imminente e sicura, ogni tubo o macchina dovevano essere staccati. In maniera chiara, Jonas fa capire che se la nuova definizione della morte avesse avuto come scopo primario quello di consentire il distacco del tubo, sarebbe stata da lui benvenuta.</p>
<p>Jonas era contro l’eutanasia ma favorevole al lasciar morire, in caso di coma irreversibile e se il paziente lo voleva. Anche se incosciente, il moribondo ha infatti diritti inalienabili, e «il diritto di morire è inalienabile come il diritto alla vita». È anzi parte del diritto alla vita («l’essere è un’avventura della mortalità»). Scaraffia sostiene che secondo la dottrina cattolica e le direttive della Chiesa il comatoso irreversibile è persona completa, non identificandosi quest’ultima con le sole attività cerebrali. Jonas era convinto che l’opinione della Chiesa fosse un’altra, vicina alla sua: in particolare la voce di Pio XII, i cui discorsi del ’57 - su rianimazione e analgesia - sono più volte citati nei suoi testi (nel sito Vaticano appaiono solo in spagnolo). Nei due discorsi il Papa considera leciti sia l’interruzione della terapia artificiale in caso di coma irreversibile, sia il ricorso a analgesici che sollevino dal dolore pur accorciando la vita. La definizione della morte, per Pio XII, non appartiene a Dio o alla natura: «Spetta al medico e all’anestesista dare una definizione chiara e precisa della “morte” e del “momento della morte” di un paziente in stato di incoscienza» (24-11-57).<br />
L’obiezione di Jonas alla morte cerebrale resta tuttavia intatta, da meditare sempre. È vero ad esempio che i requisiti che consentono di certificare la morte sono severi, in Italia («La nostra legge è molto più attenta al donatore che all’attività di trapianto. I requisiti \ sono ad abundantiam», scrive Remuzzi sul Sole-24 Ore del 6 settembre). Ma altrove le pratiche sono più disinvolte. Il rischio, scrive Jonas, è che il trapianto diventi soverchiante, e la trasformazione del paziente in cadavere venga sempre più anticipata. Memore dell’uso che il nazismo fece della scienza, Jonas mette in guardia contro questo sperimentare attorno al corpo umano sulla soglia della morte, in nome di entità astratte come la razza, la società, o anche l’umanità. Il rapporto di Harvard creava pericolosi equivoci, minacciando il rapporto di fiducia tra malato e medico: «Il paziente deve esser totalmente sicuro che il medico non sarà il suo boia, e che nessuna definizione della morte gli darà il potere di divenirlo. \ Nessuno ha il diritto al corpo d’un altro».</p>
<p>Il diritto a morire è essenziale in Jonas, e fonda la sua obiezione al rapporto Harvard. La tecnica che simula vita è il suo avversario, e non la convinzione che la persona resti integra con elettroencefalogramma piatto («Non è umanamente giusto prolungare artificialmente la vita di un uomo privato di cervello» - Il paziente immobile o comatoso «non ha meno diritti di chi sceglie di morire rifiutando la dialisi»). Il pericolo non è lo stacco del tubo ma il riattacco del tubo, che simulando vita facilita trapianti. Tracciare confini evidenti tra vita e morte è difficilissimo, aggiunge, e di una cosa è persuaso: l’arresto cerebrale è l’anticamera della morte - è uno «stadio intermedio», una «soglia» - e non la morte (tra la morte del tronco del cervello e l’arresto del cuore passano 48-72 ore, scrive Remuzzi, e tuttavia per il certificato di morte e il trapianto le ore requisite sono 6 per l’adulto e 12 per i bambini, in Italia). Il dubbio di Jonas si riassume così: «In realtà, abbiamo tutti i vantaggi del donatore vivo senza gli svantaggi, che nascono dai diritti e dagli interessi del donatore stesso, che non ha più diritti essendo un cadavere».</p>
<p>Giungiamo così a quella che per Jonas è l’urgenza vera: una ridefinizione della medicina, più che della morte. Il medico deve seguire il comandamento fondatore (primo, non nuocere) ma imparare ad accordare tale comandamento con l’etica. In presenza di atroce dolore non potrà non somministrare medicine che alleviano il dolore, pur accorciando o interrompendo la vita. In ogni momento, si guarderà dal mutare l’uomo in cosa, in mezzo. Lo si tramuta in cosa in ambedue i casi: se non si rispetta il suo diritto a morire, e se gli si antepongono interessi della Società. La morte appartiene all’uomo, non all’umanità.</p>
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<title><![CDATA[La politica del pancione]]></title>
<link>http://daleggere.wordpress.com/2008/09/11/la-politica-del-pancione/</link>
<pubDate>Thu, 11 Sep 2008 17:54:21 +0000</pubDate>
<dc:creator>mperone</dc:creator>
<guid>http://daleggere.it.wordpress.com/2008/09/11/la-politica-del-pancione/</guid>
<description><![CDATA[7 Set 08
Barbara Spinelli
D’un tratto in politica s’accampa un Nuovo che scompiglia ogni cosa, c]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><em>7 Set 08</em></p>
<p>Barbara Spinelli</p>
<p>D’un tratto in politica s’accampa un Nuovo che scompiglia ogni cosa, che promette addirittura di ricominciare il mondo. Il Nuovo è il corpo del candidato, e non del solito candidato ma del candidato-donna. E neppure di una donna che ha speciali esperienze: quando i giornali americani scrivono che con Sarah Palin «è nata una stella» alludono a un candidato forte perché enormemente simile a tutte le donne e alla loro vita quotidiana, fatta di tanti bambini, tante famiglie accidentate. È la prima volta e questa formula («È la prima volta») ha le virtù d’un mantra: è un cumulo di sillabe che protegge con magica efficacia.</p>
<p>Tutto sembra tramutarsi in mantra, non appena sul palcoscenico fa irruzione la biologia femminile: non intercambiabile con quella dell’uomo, perciò primeva, inaugurale. Nel rifare il mondo, la donna può anche ricorrere all’arma suprema, all’atomica che dissuade l’avversario azzittendolo. Mette in mostra, modernamente disinibita, quel che ancor ieri era intimo: la pancia incinta, dunque il rapporto primordiale con la vita e la morte. Giacché questa è la politica al grado zero: vita o morte, pace o guerra, tutto o nulla. Nella favola di Esopo erano le membra del corpo che si ribellavano alla pancia oziosa. Adesso fa secessione la pancia, reclama il primato assoluto.</p>
<p>C’erano una volta due corpi del Re - accadeva nelle monarchie medievali descritte da Kantorowicz negli Anni 50: il corpo mortale e quello eterno, santo, che raffigura l’istituzione e la Corona e s'incarna in questo o quel re. Ora s’aggiunge un terzo corpo: la pancia incinta che la donna politica, non senza cinismo, eleva come trofeo. La pancia della diciassettenne Bristol, figlia della candidata alla vice presidenza. O la pancia del ministro della giustizia Rachida Dati, in Francia. Un mistero circonda quasi sempre il Terzo Corpo. Il padre è figura secondaria: trascurabile nel caso di Bristol Palin, incerta per Rachida Dati. Il Mondo Nuovo non appartiene ai padri. In questi giorni in America è nata una santa, oltre che stella: il ventre immemorialmente è benedetto. Il corpo politico, chiamato per secoli body politic perché paragonato all’organismo umano, diventa body e null’altro, senza più i parafernali della politica.</p>
<p>In realtà quest’irrompere del corpo non è nuovo. Accadde all’inizio del ’900, quando si cominciò a paragonare le virtù dello sportivo con quelle dell’intelligenza o dello spirito. Robert Musil costruisce un romanzo su questa scoperta: improvvisamente l’Uomo Senza Qualità s’accorge che lo spirito del tempo (lo spirito della comunità) esalta il corpo come la cosa più autentica dell’uomo. Ulrich lo annuncia a Diotima, la cugina borghese che di autenticità è insaziabilmente affamata: «Dio, per ragioni che non ci sono ancora note, sembra aver inaugurato un'epoca della cultura del corpo; perché l'unica cosa che in qualche modo sostiene le idee è il corpo, cui esse appartengono». Aprendo il giornale, un mattino, Ulrich s’imbatte sulla vittoria di un «geniale cavallo da corsa». Il corpo (animale o femminile) ha occupato l'intera scena, divorando la genialità letteraria o politica: è diventato totem, simbolo soprannaturale in cui il clan si identifica. Basta dire corpo di donna ed è Mondo Nuovo, Moderno. Non importa quel che la donna fa: conta l'apparire corporeo, con cui il suo essere coincide perfettamente specie quando la pancia ne è sintesi e apoteosi.</p>
<p>Eventi simili non cadono dal cielo. Hanno antecedenti. In principio c’è un ammalarsi della politica, della democrazia, non per ultimo dei mezzi di comunicazione. Basta sfogliare i giornali, non solo in America, e si vedranno analoghe fatali attrazioni per ciò che è considerato autentico nell’uomo politico. In Italia non avremo forse l’infame curiosare su una diciassettenne incinta, ma lo spazio è egualmente invaso dal gossip, dalla cronaca rosa oltre che nera. Perfino la critica letteraria è spesso solo rosa. Attrae il privato dei politici, in particolare se donne. Si fruga nelle loro vite, nelle pance, come i rotocalchi che spiano divi e sportivi. Da tempo diminuiscono i giornalisti che indagano su altro che questo, con la stessa continuità. In Francia questa metamorfosi si chiama pipolisation: dai rotocalchi people emulati da giornali e tv. Il fenomeno concerne inizialmente sia uomini che donne. Sarkozy ha sfoggiato i propri matrimoni. Ancor prima s'è distinto Berlusconi: il corpo, i capelli, la prestanza fisica sono stati sue sciabole. I giornali si sono adattati al gusto del tempo, al finto realismo che inghiotte il reale.</p>
<p>La donna in politica tende a impigliarsi nella pipolisation: non fosse altro perché viene presentata come nuova e migliore in sé, a prescindere da quello che fa o pensa. Ségolène Royal era ineguagliabile in quanto donna, Hillary Clinton è caduta nella stessa trappola e ora si trova davanti la nemesi che è Sarah Palin. In Italia non è diverso. Di recente, Veltroni s’è augurato un direttore nuovo all’Unità. Non s’è soffermato sulla bravura o non-bravura del direttore Antonio Padellaro, sulla nuova linea che auspicava, sulla vecchia che esecrava. S’è limitato a proferire il mantra, lo scorso 25 maggio sul Corriere della Sera: «Ci vorrebbe una donna alla direzione dell’Unità». Senza spiegare in cosa consistesse l’ancien régime, disse che la rivoluzione era questa. Qualcuno ha commentato, con saggezza: Padellaro era un uomo, purtroppo.</p>
<p>McCain è tutt’altro che maldestro. Adopera la crisi della politica, della democrazia, dei media. Sa di poter contare sull’estensione del gossip, della cultura del corpo. La pancia della povera figlia di Sarah Palin e il corpo del neonato down ostentato nella campagna portano voti, perché riaccendono la guerra culturale che il populismo di destra conduce contro la presunta egemonia della sinistra. Gli studiosi George Lakoff e Thomas Frank denunciano da tempo, in libri e articoli, la fuga della destra nel falso realismo dell’autenticità e nel risentimento dei piccoli verso i forti. È una destra che s’è impossessata di molte bandiere di sinistra: la discriminazione delle piccole città, della povera gente, di chi «non è stato cooptato dall’élite cosmopolita», infine delle donne.</p>
<p>Obama è considerato elitario, cooptato: quindi cosmopolita, non genuinamente americano. Palin invece incarna il nuovo valore dell'Autenticità ed è contro tutte le élite, specie mediatiche. Alla convenzione repubblicana ha entusiasmato: «Ecco una notizia flash per tutti i reporter e commentatori - ha gridato -: vado a Washington non per strappare la loro buona opinione. Vado a Washington per servire il popolo di questo Paese. Non sono parte dell'establishment politico. In questi giorni ho presto imparato che se non sei parte dell’élite, alcuni media non ti considereranno il candidato qualificato». Il politico più seduttore oggi è un maverick: un cane sciolto, una personalità più che una persona. McCain è maverick e anche Sarah Palin perché - così pare - la donna in quanto tale ieri era mobile e oggi è maverick.</p>
<p>La vecchia guerra contro la sinistra dominatrice riprende, e permette a McCain di fingersi nuovo pur continuando Bush. Ma è guerra assai temibile, ricorda Lakoff su Huffington Post: i repubblicani la maneggiano perfettamente da quando Nixon, nel ’69, convocò la maggioranza silenziosa contro il Sessantotto. È guerra che seduce giornali e intellettuali; che ha fatto vincere Reagan e Bush jr. Viene rispolverata ogni volta che i repubblicani, pur di non evocare quel che hanno fatto, si gettano su valori che dividono la sinistra e la intimidiscono sino a incastrarla (famiglia, aborto). Anche l’uso delle donne serve a tale scopo. Se attacchi Sarah Palin sarai accusato di sessismo ed è massima ingiuria. Forse la candidata inciamperà; son numerose le sue azioni passate non pulite. Ma finché resta un totem è vincente, e inattaccabile.</p>
]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[Incidenti stradali: scooter finisce in canale, muore 15enne]]></title>
<link>http://agropoli.wordpress.com/?p=650</link>
<pubDate>Thu, 04 Sep 2008 11:56:54 +0000</pubDate>
<dc:creator>mimillo</dc:creator>
<guid>http://agropolilive.com/2008/09/04/pontecagnano-si-schiantano-con-lo-scooter-muore-15enne-ferito-gravemente-il-fidanzato/</guid>
<description><![CDATA[Tragico incidente nella notte in via Cristoforo Colombo. Il ragazzo sedicenne che era alla guida del]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class="sommario">Tragico incidente nella notte in via Cristoforo Colombo. Il ragazzo sedicenne che era alla guida dello scooter è ora ricoverato in gravi condizioni all'ospedale "Ruggi" di Salerno</div>
<p>Una ragazza di 15 anni, S.F., ha perso la vita la notte scorsa in un incidente stradale avvenuto in via Cristoforo Colombo a Pontecagnano (Salerno), mentre il suo fidanzato è rimasto seriamente ferito. I due giovani viaggiavano in sella ad uno scooter, quando per cause in fase di accertamento da parte della Polizia Stradale, sono usciti di strada finendo in un canale di irrigazione. Pare che la giovane sia deceduta per annegamento.<br />
Il fidanzato, C.M. di 16 anni, invece ha riportato gravi ferite.<br />
Sottoposto ad intervento chirurgico è ora ricoverato in prognosi riservata all'ospedale di Salerno. Sulle cause che hanno determinato la tragedia indagano anche gli agenti della sezione volanti della questura di Salerno.</p>
<p>fonte www.ansa.it</p>
<p><span style="font-size:small;"><strong>Pontecagnano</strong>: si schiantano con lo scooter, muore 15enne, ferito gravemente il fidanzato</span></p>
<p><img src="http://www.salernonotizie.it/archivio_foto/a_incidente_moto_pontecagnano_notte_scooter_2.jpg" border="0" alt="" hspace="5" vspace="5" align="left" /> Viaggiavano a bordo di un motorino datogli in prestito da un amico, forse stavano andando verso il mare, per regalarsi qualche minuto di romanticismo. Federica Santamaria, 15 anni, e il fidanzato, un 18enne, entrambi di Pontecagnano, stanotte stavano percorrendo in sella ad uno scooter via Cristoforo Colombo, strada che collega il centro del comune picentino alla litoranea, quando sono usciti di strada finendo in un canale di irrigazione.</p>
<p>L’incidente ha provocato la morte della ragazza. Stando ai primi accertamenti effettuati sul corpo la quindicenne non sarebbe deceduta per le ferite riportate nell’impatto ma per annegamento: il canale di scarico era infatti pieno di scarico di acqua.</p>
<p>Il diciottenne, che nell'incidente ha riportato lo spappolamento della milza, è stato operato e si trova attualmente ricoverato in prognosi riservata presso l’ospedale di via San Leonardo. Dopo la caduta il ragazzo ha chiesto aiuto al custode di un parcheggio che sorge a pochi metri dal luogo dell’incidente.</p>
<p>Quando i volontari del Vopi sono giunti sul posto il ragazzo era in forte stato confusionale, sul braccio una profonda ferita poi lancinanti fitte alla pancia. «Avevo aperto il cancello per far uscire un camion – ha raccontato Michele Maresca custode del parcheggio Autuori – quando ho visto il ragazzo avvicinarsi a me.</p>
<p>Mi ha chiesto di accompagnarlo a Sant’Antonio. Era pieno di sangue». Il diciottenne ancora nulla ricorda di quanto successo, non ha neanche raccontato di essere in compagnia di Federica. Sono stati i poliziotti della sezione Volanti a ritrovare nel canale di irrigazione il corpo della ragazza. A rendere difficili le ricerche l’assenza di illuminazione lungo la strada.</p>
<p>Saranno le indagini ad accertare la precisa dinamica dell’incidente. Stamani gli uomini della Questura, coordinati dal vice questore Carmine Soriente e dal dott, Pio Russo, dirigente della Polizia Stradale, sono tornati sul luogo dell’incidente per effettuare gli ultimi rilievi.</p>
<p>fonte www.salernonotizie.it</p>
<table border="0" cellspacing="0" cellpadding="0" width="600" align="center">
<tbody>
<tr>
<td class="titolo" colspan="2"><em><strong>Cade dallo scooter, muore a 15 anni </strong></em></td>
</tr>
<tr>
<td class="sottotitolo" colspan="2"><em><strong></strong></em></td>
</tr>
<tr>
<td class="sommariotitolo" colspan="2"><em><strong>Lei annega in un canale di irrigazione mentre lui, ferito,  va a cercare i soccorsi</strong></em></td>
</tr>
<tr>
<td class="testo" colspan="2"><img class="image" src="http://www.ilmattino.it/mattino/20080905/foto/HE10_2742.jpg" alt="" /><br />
Ancora un tragico incidente. La vittima è una ragazza di 15 anni, Federica Santamaria. Il suo fidanzato, Emanuele Citro, è invece rimasto ferito. È accaduto la scorsa notte in via Cristoforo Colombo a Pontecagnano. I due giovani viaggiavano in sella ad uno scooter, quando per cause in fase di accertamento da parte della polizia, sono usciti di strada finendo in un canale di irrigazione. Pare che la giovane sia deceduta per annegamento. Il fidanzato, invece, ha riportato gravi ferite. Sottoposto ad intervento chirurgico è ora ricoverato in prognosi riservata all’ospedale di Salerno. Il giovane si è subito rialzato dopo la caduta e ha, invano, chiesto aiuto ma era sotto choc e così non ha saputo dare indicazioni precise su quanto accaduto e su dove fosse la sua fidanzata. La ragazza, difatti, è stata ritrovata soltanto in un secondo momento.fonte www.ilmattino.it</p>
<p><strong><em>Federica annega mentre la stanno cercando</em></strong></p>
<p>EMANUELA ANFUSO Pontecagnano Faiano. Federica Santamaria di appena 15 anni ha perso la vita annegata in un canale d'irrigazione mentre stava percorrendo via Colombo a Pontecagnano, a bordo del ciclomotore guidato dal fidanzato Emanuele Citro 18enne, anche lui di Pontecagnano. È questa l'ipotesi sostenuta dagli inquirenti che stanno cercando di fare piena luce sull'incidente stradale avvenuto l'altra sera intorno alle 22, sulla strada che collega il centro Picentino alla Litoranea. Stando ad una prima ricostruzione dei fatti, Emanuele avrebbe perso il controllo del mezzo finendo nel canale colmo d'acqua. Federica sarebbe caduta dallo scooter con la testa all'ingiù finendo con il corpo sott'acqua. Nonostante il forte impatto e le ferite riportate, il ragazzo è riuscito a chiedere aiuto ad un vicino parcheggio di autocarri. Emanuele era sotto choc e pare non si trovasse nelle condizioni psico-fisiche tali da fornire le modalità dell'incidente. È stato allertato il servizio di emergenza del 118. Sul posto sono giunti gli operatori del Vopi di Pontecagnano che hanno condotto il ragazzo in ospedale. Qui è stato operato e ora è in prognosi riservata, è grave. Ma solo in un secondo momento i poliziotti della Sezione Volanti della questura di Salerno, allertati dal personale in servizio presso il drappello del locale nosocomio, si sarebbero accorti della presenza di Federica nel canale mentre stavano effettuando un attento monitoraggio del luogo dell'incidente. Emanuele pare non si trovasse nelle condizioni di fornire tutte le notizie utili. In un primo momento si era pensato ad una lite, ma quando i poliziotti hanno rinvenuto lo scooter e la ragazza nel canale hanno compreso che si era trattato effettivamente di un incidente. Purtroppo Federica non ce l'ha fatta ed il silenzio della notte che la ha prematuramente avvolta ha lasciato il posto allo strazio dei genitori Arturo Santamaria ed Angelina Castagna. Con i figli Gennaro ed Amalia, hanno cercato di rintracciare Federica sul cellulare, disperatamente, per tutta la serata, in preda ad un funesto presagio. Non vedendola arrivare a casa hanno tentato di mettersi in contatto più volte con la ragazza, ma invano. Appena avuta la notizia del sinistro, il fratello ha raggiunto in tutta fretta il luogo dell'incidente ed avrebbe visto la sorella riversa nel canale. Federica, studentessa al secondo anno all'istituto tecnico "Amendola", viveva con la sua famiglia in via Scavata Caserosse dove la mamma gestisce l'unica salumeria della zona. Il papà, invece, è un dipendente della fabbrica di alluminio Gam. Le indagini sono state condotte dagli uomini della squadra mobile di Salerno diretta dal vicequestore Carmine Soriente con i colleghi della sezione Volanti, ad intervenire sul posto per i rilievi tecnici anche personale della polizia Stradale. Il ragazzo è ricoverato all'ospedale di San Leonardo in prognosi riservata dove è stato sottoposto ad un delicato intervento per l'asportazione della milza. La polizia ha accertato che si è trattato di un incidente nel quale non sono stati coinvolti altri mezzi. Con molta probabilità Emanuele avrebbe perso il controllo del motorino finendo nel canale d'irrigazione. Intanto, il corpo di Federica non è stato ancora consegnato alla famiglia. Le cause della morte dovrebbero essere note nella giornata di oggi quando il medico legale dovrebbe eseguire l'autopsia esterna sul cadavere della ragazzina. I funerali dovrebbero tenersi nella chiesa di Fuorni.</p>
<p>fonte www.ilmattino.it</p>
<table border="0" cellspacing="0" cellpadding="0" width="600" align="center">
<tbody>
<tr>
<td class="titolo" colspan="2"><strong><em>«L’ho visto insanguinato, non riusciva a parlare»</em></strong><br />
<img class="image" src="http://www.ilmattino.it/mattino/20080905/foto/HE10_2807.jpg" alt="" /><br />
Pontecagnano Faiano. «Quella irresistibile voglia di vivere nei tuoi occhi un po' timidi resterà come rugiada fresca e pura nel cuore… e quando non basteranno più le lacrime per piangerti, le parole per raccontarti, i sogni per sognarti… quella goccia avrà il tuo odore, il tuo sapore, il tuo sorriso dentro noi, lì dove vivrai per sempre». Sono le parole rivolte a Federica dalle sue più care amiche. Le stesse con le quali ha condiviso per anni sogni, attese, speranze e tanti giorni di spensieratezza. Queste parole rappresentavano il bene che provavano per Federica. La ricordano come una ragazza allegra e piena di vita sempre disponibile con gli altri. Ora mancherà a tutti e sarà difficile colmare il vuoto che ha lasciato tra i familiari, i parenti e gli amici. Le più care amiche di Federica sono rimaste accanto alla famiglia per tutta la giornata di ieri. Hanno condiviso il dolore per una perdita così assurda ed inspiegabile. «Non riusciamo ancora a credere che Federica non sia più tra noi. Ci è sembrato di vivere un brutto sogno, ma poi abbiamo dovuto fare i conti con un destino crudele che ci ha portato via Federica», hanno detto alcune compagne. Intanto parla il custode del parcheggio di autocarri di via Colombo. Ai giornalisti ha descritto qui terribili momenti in cui si è visto davanti Emanuele Citro sanguinante. «Stavo facendo entrare un camion nel parcheggio quando mi sono visto arrivare questo ragazzo tutto sanguinante che cercava aiuto. Ho pensato al peggio e mi ha chiesto di accompagnarlo a Sant'Antonio, ma non ha saputo darmi delle spiegazioni su quanto gli era accaduto». Così Michele Maresca, il custode del parcheggio per autocarri Autori dove Emanuele Citro si è recato per chiedere soccorsi. L'uomo era ancora sotto choc per l'accaduto quando ieri mattina si è concesso ai giornalisti. «Non ho potuto fare molto se non avvisare i soccorsi. Ho pensato che il ragazzo fosse rimasto coinvolto in qualcosa di serio e così ho allertato le forze dell'ordine. Non ho potuto fare di più in quanto ero impegnato sul lavoro». Grazie all'intervento di Maresca, Emanuele Citro, già gravemente ferito, è stato trasportato in tutta fretta all'ospedale di San Leonardo. A soccorrerlo sono stati gli operatori del Vopi di Pontecagnano con il medico del Saut. Il ragazzo aveva ferite dappertutto e forti dolori alla pancia. I medici lo hanno sottoposto a tutti gli accertamenti di rito, ma si è resa necessaria lì'asportazione della milza. Emanuele vive con la famiglia in via Abate Conforti a Sant'Antonio di Pontecagnano con il papà Marcello e la mamma Donata sorrentino e poi i fratelli Biagio, Luca e Jonathan Mauro con la sorella Sonia. I familiari del ragazzo sono preoccupati per le sue condizioni di salute. Emanuele non sarebbe in pericolo di vita, ma i medici non hanno ancora sciolto la prognosi. em.an.<br />
<strong> La giovane  Federica Santamarina</strong></p>
<table border="0" cellspacing="0" cellpadding="0" width="600" align="center">
<tbody>
<tr>
<td class="titolo" colspan="2"><em><strong>Un  dramma in pochi attimi: il fidanzato, ferito e sotto choc, non riesce a dare indicazioni utili ai soccorritori</strong></em></td>
</tr>
<tr>
<td class="sottotitolo" colspan="2"></td>
</tr>
<tr>
<td class="sommariotitolo" colspan="2"></td>
</tr>
<tr>
<td class="testo" colspan="2"><img class="image" src="http://www.ilmattino.it/mattino/20080905/foto/HE10_2800.jpg" alt="" /></td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p><strong>fonte www.ilmattino.it</strong></p>
<p><strong><br />
</strong></p>
<p><strong><span style="font-size:small;">Pontecagnano: oggi l’autopsia sul corpo della giovane Federica</span></strong></p>
<p><img src="http://www.salernonotizie.it/archivio_foto/ospedale_corsia_2.jpg" border="0" alt="" hspace="5" vspace="5" align="left" /> Pontecagnano piange la giovane Federica. La ragazza deceduta nella notte tra mercoledì e giovedì dopo che il motorino guidato dal suo fidanzato è sbalzato fuori strada finendo in un canale di irrigazione, tra qualche giorno avrebbe preso a frequentare il secondo anno dell’Istituto Superiore Amendola.</p>
<p>A poche ore dal terribile incidente di via Cristoforo Colombo, strada che collega il centro del comune picentino alla litoranea, il 18enne alla guida dello scooter resta ricoverato al San Giovanni di Dio e Ruggi D’Aragona. Ascoltato ieri dal capo della Squadra Mobile, il vice questore Carmine Soriente, il ragazzo ha ripercorso quei terribili istanti. Una carezza rubata mentre lo scooter era in corsa, poi lo schianto ed in pochi istanti la tragedia.</p>
<p>Nulla quindi lascia pensare che l’incidente sia stato provocato da terzi. Prende sempre più piede, invece, l’ipotesi che la 15enne sia morta per annegamento. Federica sbalzata dalla sella dello scooter e finita in quel terribile canale di irrigazione, lungo pochi metri, non molto profondo, dolorante e priva di sensi, con il viso nell’acqua, molto probabilmente non sarebbe morta per le ferite riportate.</p>
<p>Sarà l’autopsia che sarà eseguita nel pomeriggio dal medico legale Giovanni Zotti ad accertare la precisa causa del decesso della quindicenne. Sulla morte di Federica il Pubblico Ministero Dionigio Verasani ha aperto un fascicolo di inchiesta. Quella notte sarà ricostruita in ogni dettaglio. Importante anche la testimonianza del custode del parcheggio dove il 18enne ha chiesto aiuto dopo l’impatto e che ieri ai microfoni del liratg ha raccontato quelle terribili ore di ricerche.</p>
<p>fontewww.salernonotizie.it</p>
<table border="0" cellspacing="0" cellpadding="0" width="600" align="center">
<tbody>
<tr>
<td class="titolo" colspan="2"><strong><em>Il giovane, dal letto d’ospedale, chiede come sta la sua fidanzata. Non sa che è morta, bugie pietose</em></strong></td>
</tr>
<tr>
<td class="sottotitolo" colspan="2"><strong><em></em></strong></td>
</tr>
<tr>
<td class="sommariotitolo" colspan="2"></td>
</tr>
<tr>
<td class="testo" colspan="2"><img class="image" src="http://www.ilmattino.it/mattino/20080906/foto/HE10_2699.jpg" alt="" /></td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p><strong><em>Emanuele non sa nulla e vuole Federica</em></strong></p>
<p>EMANUELA ANFUSO Pontecagnano Faiano. Con molta probabilità la 15enne Federica Santamaria ha perso la vita annegando nel canale di irrigazione dopo essere stata sbalzata dalla sella del motorino sul quale viaggiava in compagnia del fidanzato 18enne Emanuele Citro di Pontecagnano. L'autopsia eseguita nella serata di ieri nell'obitorio dell'ospedale di San Leonardo dal medico legale Giovanni Zotti sul corpo della ragazza non ha fornito indizi certi sulle cause del decesso, ma quella dell'annegamento resta l'ipotesi più probabile. «Soltanto con un esame istologico potremo esprimerci con certezza sulle cause che avrebbero provocato la morte della ragazza. Ed i primi risultati definitivi si avranno solo tra una ventina di giorni», dice il medico legale Zotti. Intanto, prosegue il lavoro degli investigatori, coordinati dal pm Dionigio Verasani, per ricostruire la dinamica dell'incidente stradale avvenuto mercoledì sera lungo via Colombo, la strada che collega il centro cittadino di Pontecagnano con la Litoranea. Gli uomini della Squadra Mobile di Salerno, diretti dal vice questore Carmine Soriente sono alla ricerca di particolari ed indizi per fare piena luce sul sinistro. Federica ed Emanuele si trovavano su un motorino preso in prestito da un amico del ragazzo. Per qualche motivo Emanuele ha perso il controllo del mezzo finendo nel canale d'irrigazione. Federica è stata sommersa dall'acqua del canale. Il fidanzato è riuscito a rialzarsi ed a raggiungere il vicino parcheggio di autotrasporti Autori. Il custode Michele Maresca se l'è visto di fronte sanguinante: «Mi ha chiesto di accompagnarlo a Sant'Antonio, ma non potevo allontanarmi così ho allertato subito i soccorsi» ha detto. Emanuele è stato soccorso dagli operatori del Vopi di Pontecagnano e trasportato al vicino ospedale di San Leonardo dove i medici lo hanno sottoposto all’asportazione della milza. Mentre il corpo senza vita di Federica è stato rinvenuto solo dopo alcune ore dall'incidente chè è avvenuto intorno alle 22. A quanto pare Emanuele è già stato ascoltato dagli investigatori e non ha ancora saputo della morte della ragazza. I familiari non gli avrebbero ancora comunicato la brutta notizia e dal letto dell'ospedale avrebbe chiesto della fidanzata: «I giornali hanno parlato sia di me che di Federica», avrebbe detto Emanuele. La morte della ragazza ha lasciato sgomento l'intero quartiere di Scavata Caserosse dove viveva con il papà Arturo, la mamma Angelina Castagna, il fratello Gennaro e la sorella Amalia. La madre della ragazza gestisce l'unica salumeria della zona mentre il padre lavora in una vicina fabbrica per la lavorazione dell'alluminio. E si moltiplicano i messaggi di cordoglio. Dopo la lettera scritta dalle compagne care, ieri gli amici della "banca" (punto di ritrovo dei ragazzi) le hanno dedicato queste parole: «Federica ci ha lasciato all'improvviso lasciando un vuoto nella vita di tutti noi e dei suoi parenti che l'amavano. Se n'è andata, speriamo senza soffrire, né capire quello che le stava accadendo, senza poter salutare nessuno, lasciandoci soli a piangere per lei. Federica, cara amica nostra, sappiamo che non vorresti vederci piangere, non tu che ridevi sempre, non tu che ci hai sempre incoraggiato e sostenuto per ogni difficoltà. Ti vogliamo ricordare così con il tuo sorriso, con la tua dolcezza, con la tua voglia immensa di vivere, con la forza che hai sempre avuto in qualunque momento. Con il sorriso rimarrai nei nostri cuori per sempre».</p>
<p>fonte www.ilmattino.it</p>
<p><strong><em><span style="font-size:small;">Incidente mortale: denunciato</span></em></strong></p>
<p><strong><em><span style="font-size:small;"> dalla Polizia il fidanzato di Federica,</span></em></strong></p>
<p><strong><em><span style="font-size:small;"> aveva bevuto troppo </span></em></strong></p>
<table class="mytable" border="0" width="468">
<tbody>
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<td class="mytitle" colspan="2" width="468">
<p align="left"><span style="font-size:small;"> </span></p>
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<td class="vuoto" colspan="2" width="468"><img src="http://www.ecodibergamo.it/EcoOnLine/Assets/CRONACA/INCIDENTI/2007/05_20_Treviglio/incidente%20tr--320x213.jpg" border="0" alt="" hspace="5" vspace="5" align="left" /> Gli esiti delle indagini relative all’incidente stradale, avvenuto a Pontecagnano la sera del 3 settembre u.s., nel quale ha perso la vita la giovane F. S., espletate, nell’immediatezza dei fatti dalla Sezione Volanti, dalla Squadra Mobile e dalla Polizia Stradale di Salerno, hanno consentito di ricostruire la dinamica dell’incidente.E. C., nato a Battipaglia, di anni 18, mentre era alla guida del ciclomotore ha perso il controllo del mezzo ed è finito fuori strada, finendo la sua corsa in un canale pieno d’acqua, posto a margine della carreggiata. Il forte impatto ha causato gravi ferite al centauro ed il decesso della giovanissima passeggera.</p>
<p>Gli esami clinici hanno evidenziato lo stato di ebbrezza da sostanze stupefacenti di E. C. che aveva assunto sostanze cannabinoidi. Tale circostanza, insieme al fatto che tutte le verifiche hanno escluso il coinvolgimento di terzi responsabili, hanno determinato la denuncia in stato di libertà di E. C., responsabile di guida sotto l’effetto di sostanza stupefacente.</p>
<p>Lo stesso, inoltre, è stato contravvenzionato ai sensi del Codice della Strada perché era alla guida senza aver conseguito il patentino di abilitazione e perché lo scooter era privo di assicurazione, per aver condotto il ciclomotore a velocità non moderata in ore notturne nonché per aver trasportato un passeggero su un veicolo non omologato.</p>
<p>fonte www.salernonotizie.it</td>
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<td class="sottotitolo" colspan="2"></td>
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<td class="sommariotitolo" colspan="2"></td>
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<td class="testo" colspan="2">
<h1 class="titolo">SALERNO INCIDENTE MORTALE DELLA 15ENNE, ERA DROGATO IL CONDUCENTE</h1>
<p>Aveva fumato uno spinello Emanuele Citro, il 18enne che era alla guida del Piaggio Liberty finito fuori strada, mercoledì notte, in via Cristoforo Colombo, a Pontecagnano. La caduta in una vasca di scolo causò la morte della sua fidanzatina, la quindicenne Federica Santamaria, morta sul colpo, come ha poi accertato l´esame autoptico effettuato dal medico legale Giovanni Zotti, per una gravissima emorragia interna. Gli esami clinici a cui il diciottenne è stato sottoposto subito dopo il drammatico incidente, hanno evidenziato l´assunzione di sostanze cannabinoidi e per questo è stato denunciato in stato di libertá per guida in stato di ebbrezza. Il ragazzo è stato inoltre contravvenzionato ai sensi del Codice della Strada perchè era alla guida senza aver conseguito il necessario patentino di abilitazione e perchè lo scooter era privo di assicurazione. E´ stato poi multato anche per aver condotto il ciclomotore a velocitá non moderata nelle ore notturne e per aver trasportato un passeggero su un veicolo non omologato. La giornata di ieri ha segnato una svolta nelle indagini sulla morte di Federica Santamaria, la quindicenne di Pontecagnano rimasta uccisa mentre era a bordo di un Liberty Piaggio 50 guidato dal fidanzato diciottenne Emanuele Citro, coinvolta in un drammatico incidente avvenuto nella notte del 3 settembre scorso in via Cristoforo Colombo, a pochi passi dalla litoranea di Pontecagnano. Gli agenti della Questura di Salerno, dopo una serie di accertamenti condotti dalla polizia hanno denunciato a piede libero Emanuele Citro, a tutt´oggi ricoverato in condizioni critiche presso l´ospedale Ruggi di Salerno, con l´accusa di guida sotto effetto di sostanze stupefacenti e nello specifico di cannabinoidi. Gli agenti hanno accertato che nella dinamica del sinistro non è rimasta coinvolta nessun´altra autovettura o motocicletta e che lo scooter con i due ragazzi a bordo è finito fuori strada solo per una manovra errata e per l´elevata velocità.<br />
Inoltre Citro è stato sanzionato per aver guidato senza patentino e ad eccessiva velocità uno scooter che era anche sprovvisto di regolare assicurazione. Altra conferma ufficiale arriva dal referto del medico legale che ha eseguito l´autopsia sul corpo della quindicenne. Federica è deceduta in seguito ad un tremendo colpo di frusta che le ha reciso di vasi sanguigni del collo e non, come si pensava all´inizio, per annegamento essendo finita nel canale laterale alla strada dove scorrono le acque per l´irrigazione dei campi.Ieri mattina, intanto, presso la chiesa dell´Immacolata a Pontecagnano, si sono svolti i funerali della ragazza con la presenza di centinaia di persone. La lista delle morti sulle strade salernitane purtroppo continua ad allungarsi. Nella tarda serata di venerdì, nei pressi dello svincolo di Lancusi Fisciano della Salerno- Avellino, ha perso la vita una infermiera quarantasettenne Nicolina Pecoraro anni di Mercato San Severino nella Valle dell´Irno, rimasta uccisa dopo una carambola a bordo della sua autovettura. Ancora sangue sulle autostrade dopo Cetara in Costiera Amalfitana e il Cilento.</p>
<p>www.positanonews.com</p>
<table border="0" cellspacing="0" cellpadding="0" width="600" align="center">
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<td class="titolo" colspan="2"><em><strong>«Non avevamo mai visto il suo ragazzo»</strong></em></td>
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<td class="sommariotitolo" colspan="2"></td>
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<td class="testo" colspan="2">Pontecagnano Faiano. «Non conoscevamo questo ragazzo. I genitori di Federica non lo hanno mai visto. Era solo uno dei suoi tanti amici non sappiamo neanche se fossero davvero fidanzati». A parlare è lo zio di Fede Francesco Bottone, sposato con AnnaMaria Castagna sorella della mamma della 15enne che ha perso prematuramente la vita. «Federica frequentava spesso la nostra casa. Eravamo i suoi genitori putativi. Con mia figlia Lucia erano come sorelle. In questo momento non abbiamo parole per poter esprimere il nostro dolore, specie i genitori di Federica. Siamo tutti addolorati».</p>
<table border="0" cellspacing="0" cellpadding="0" width="600" align="center">
<tbody>
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<td class="sottotitolo" colspan="2">La polizia chiude le indagini sull’incidente che è costato la vita alla quindicenne Federica Santamaria il fidanzato Emanuele non era lucido</td>
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<td class="sommariotitolo" colspan="2"></td>
</tr>
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<td class="testo" colspan="2"><img class="image" src="http://www.ilmattino.it/mattino/20080907/foto/HE10_2696.jpg" alt="" /></p>
<table border="0" cellspacing="0" cellpadding="0" width="600" align="center">
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<td class="titolo" colspan="2">Il parroco: ragazzi, abbiate  rispetto per la vita</td>
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<td class="sottotitolo" colspan="2"></td>
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<td class="testo" colspan="2">PETRONILLA CARILLO Proprio mentre in chiesa a Pontecagnano arriva il feretro bianco che custodisce il corpo di Federica Santamaria, a Salerno il capo della Mobile, il vicequestore Carmine Soriente, firma gli atti da portare in procura: una denuncia, sia pure in stato di libertà, nei confronti di Emanuele Citro, il 18enne che l’altra sera era alla guida dello scooter-killer. I risultati delle analisi eseguite sul giovane fidanzatino della vittima sono state consegnate l’altra sera alla polizia. Parlano chiaro: Emanuele si era messo alla guida dello scooter nonostante lo stato di alterazione dovuto all’uso di sostanze cannabinoidi. Gli uomini della Mobile, in collaborazione con i colleghi della Polstrada (diretti dal vicequestore Pio Russo), hanno dunque chiuso le indagini e consegnato il fascicolo in procura. Escluso il coinvolgimento di terzi responsabili, gli investigatori non hanno dubbi sul fatto che la responsabilità dell’incidente che ha causato la morte della 15enne, sia da attribuire alla guida dello scooter sotto effetto di sostanza stupefacente. Il ragazzo, dunque, era in uno stato di alterazione psicofisica dovuto al fatto di aver fumato una canna, e così avrebbe perso il controllo dello scooter. Di qui, secondo gli inquirenti, anche il suo stordimento quando è andato a chiedere aiuto al custode dell’Autotrasporti Autuori: il forte stato di choc dovuto, secondo gli investigatori, non era dovuto soltanto alla violenta caduta dallo scooter. Difatti Emanuele, secondo la testimonianza di Michele Maresca, il primo a soccorrerlo, non ricordava di essere in compagnia di Federica: o meglio, cercava di parlare, senza riuscire a farsi comprendere. Il ragazzo è anche stato contravvenzionato, ai sensi del codice della strada, perché alla guida del motorino senza aver conseguito il patentino di abilitazione e perché lo stesso mezzo era privo di assicurazione; infine per aver condotto il ciclomotore a velocità non moderata in ore notturne nonché per aver trasportato un passeggero su un veicolo non omologato. La polizia, dunque, adotta il pugno duro. Sarà ora compito del magistrato valutare se, a carico del giovane, possano essere gli estremi per un’accusa di omicidio colposo. Questa la ricostruzione dei fatti. Mercoledì sera in via Colombo, il 18enne, mentre era alla guida del ciclomotore ha perso il controllo del mezzo, complice anche la forte velocità, ed è finito fuori strada. Lo scooter ha finito la sua corsa in un canale pieno d’acqua, posto a margine della carreggiata. Il forte impatto ha causato gravi ferite al centauro ed la morte della giovanissima passeggera la quale, secondo gli esiti dell’autopsia potrebbe essere morta per annegamento. La famiglia della ragazza, affranta dal dolore, preferisce non commentare la decisione degli investigatori. Per tutti parla soltanto uno zio di Federica, Francesco Bottone, cognato della mamma della ragazza. «Questo ragazzo - dice - noi non lo conoscevamo neanche. A quindici anni non si può parlare di fidanzato ma soltanto di un amico. In questo momento il dolore è tanto grande che non riusciamo neanche a pensare al futuro. Per quanto accaduto sarà la giustizia a fare il suo corso». Intanto Emanuele resta ricoverato in ospedale e soltanto ieri la sua famiglia ha iniziato, con l’aiuto di uno psicologo, a raccontargli quanto accaduto l’altra sera. Alcuni dei suoi parenti sono invece andati a trovare Federica all’obitorio. (Ha collaborato Emanuela Anfuso)<br />
fonte www.ilmattino.it</p>
<p><em><strong>PONTECAGNANO. DOPO LA TRAGICA MORTE DI FEDERICA</strong></em></p>
<p><em><strong>La madre del ragazzo: «Emanuele non si droga»</strong></em></p>
<p>EMANUELA ANFUSO Pontecagnano Faiano. «Emanuele non è un drogato e non fa uso di alcol. In questi giorni si è detto di tutto su di lui, ma mio figlio è un ragazzo semplice senza grilli per la testa». È lo sfogo di Donata Sorrentino, mamma di Emanuele Citro rimasto coinvolto mercoledì scorso in un incidente stradale dove ha perso la vita Federica Santamaria di 15 anni. La signora Donata ha dichiarato al telefono: «È un momento di dolore sia per la mia famiglia che per quella di Federica. Per adesso voglio solo stare vicino ad Emanuele. I medici mi hanno detto che dovrebbe essere sottoposto anche ad un intervento al braccio. Anche noi abbiamo il cuore spezzato e ci stiamo facendo forza per superare tutto». Ma Emanuele è a conoscenza di quanto è capitato a Federica? «No, i sanitari ci hanno consigliato di lasciarlo tranquillo e non sa nulla circa la morte della ragazza e dei funerali». Avete intenzione di rivolgervi ai genitori di Federica? «Con molta probabilità lo faremo. Nei prossimi giorni potremo pensare di inviare una lettera di condoglianze ai genitori della povera Federica. Siamo dispiaciuti anche noi di quanto è accaduto. I ragazzi pare si conoscessero da poco». Intanto, continuano a giungere messaggi di cordoglio per Federica. Le sue tante amiche hanno intenzione di mantenere vivo il ricordo «di una ragazza splendida e piena di vita. Federica rimarrà per sempre nei nostri cuori». Anche i compagni di Emanuele si sono fatti avanti. «Ha sbagliato, ma è un bravo ragazzo e non lo abbandoneremo». E la morte assurda di una ragazza di appena 15 anni ha sensibilizzato tutti. La città si è divisa in colpevolisti ed innocentisti, ma tanti genitori si dicono preoccupati delle precarie condizioni delle strade cittadine. Chiedono maggiori controlli: «C’è scarsa illuminazione e l'asfalto in molti punti è sconnesso». L'incidente è avvenuto in via Colombo, una strada poco illuminata con canali di irrigazione ai bordi della carreggiata. Emanuele e Federica erano su un motorino ed all'improvviso il ragazzo pare abbia perso il controllo del mezzo finendo nel canale. La caduta si è rivelata fatale per la 15enne, deceduta in seguito ad una emorragia. Intanto proseguono le indagini della squadra mobile di Salerno diretta dal vice questore Carmine Soriente e della Polstrada del comandante Pio Russo. La posizione di Emanuele Citro è al vaglio della magistratura.</p>
<p>fonte www.ilmattino.it</td>
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]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[L'anima dell'Europa]]></title>
<link>http://daleggere.wordpress.com/?p=1134</link>
<pubDate>Sun, 31 Aug 2008 19:13:42 +0000</pubDate>
<dc:creator>mperone</dc:creator>
<guid>http://daleggere.it.wordpress.com/2008/08/31/lanima-delleuropa/</guid>
<description><![CDATA[31 Ago 08
Barbara Spinelli
Il vertice europeo sulla Georgia che Sarkozy ha convocato per domani a Br]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><em>31 Ago 08</em></p>
<p>Barbara Spinelli</p>
<p>Il vertice europeo sulla Georgia che Sarkozy ha convocato per domani a Bruxelles sarà importante non tanto per i risultati che produrrà, ma per le riflessioni che potrebbero iniziare intorno a quel che l’Unione vuol essere in un continente ridivenuto instabile e brutale. L’essenza stessa dell’Unione è infatti malferma, non da oggi ma da anni, e questa è forse l’occasione di ridefinirla, di capire le fonti del disaccordo interno, di vedere se dal chiarimento potrà nascere un modo meno dissonante di vedere le cose e agire. È dai primi Anni 90 che una discussione simile viene elusa, ed è il motivo per cui l’Unione continua a subire gli eventi, lasciandosi dividere da Washington o Mosca. La guerra georgiana e il riconoscimento russo di Sud-Ossezia e Abkhazia hanno lacerato la costruzione europea, strategicamente e anche esistenzialmente. È messa in causa la sua filosofia (alcuni la chiamano postmoderna) fondata sul superamento di Stati sovrani assoluti. È messa in causa l’idea di potenza civile, interessata a fondare i rapporti internazionali su leggi e trattati. La potenza europea non è solo economica. È un modello di relazioni tra Stati che non guerreggiano su territori, che tutelano le minoranze senza più usarle per irredentismi. Ed è un modello di uso della memoria: l’Unione scommette su un futuro comune in memoria del passato, non è fatta per punire gli ingiusti di ieri, regolar conti coi vinti e compiacersi delle loro catastrofi.</p>
<p>Proprio quest’Europa è considerata oggi non più servibile, dalle sue periferie orientali. A esse s’associa l’Inghilterra, da sempre ostile a una Comunità post-nazionale. Parlando in nome di molti orientali, il presidente estone Toomas Ilves è stato perentorio, nei giorni scorsi. In un mondo dove tornano in auge potenze ottocentesche, ha detto, non c’è più spazio per le idee di Monnet e Schuman. Perde senso «l’Europa postmoderna che privilegia incontri e discussioni»; che presuppone «un mondo dove tutti sono buoni e gentili» (Le Monde, 29-8). La Russia è una potenza pre-moderna, e al premoderno di Hobbes tocca tornare, dove l’uomo è lupo per l’uomo. Il dissenso in Europa è acuto, come sull’Iraq. Occorrerà parlarne, per sapere se davvero è al premoderno che urge tornare o se la scommessa comunitaria vale ancora.</p>
<p>In fondo è il momento più adatto per spiegarsi. La forza Usa non è svanita ma le ultime amministrazioni l’hanno indebolita, fino a renderla, in Georgia, irrilevante. Il riconoscimento del Kosovo si è rivelato un boomerang, e l’ultimo Bush è un unico fallimento: dopo la Georgia, intervenire in Iran è impensabile. È sempre più pericolante anche la Nato.</p>
<p>Man mano che s’allarga è meno credibile. A partire dalle guerre balcaniche inoltre ha cambiato natura, divenendo concorrente dell’Onu, ma non ha generato ordine bensì caos. Stefano Silvestri scrive, sul sito dell’Istituto Affari Internazionali: «Questa crisi ha dimostrato chiaramente come la Nato non possa efficacemente sostituirsi all’Unione europea quando la dirigenza Usa è incerta o distratta». Comunque, «la Nato non può essere la chiave di volta della politica nei confronti della Russia».</p>
<p>Per questo oggi è l’ora dell’Europa. L’ora di un «grande e difficile negoziato» con la Russia, ha scritto Arrigo Levi su La Stampa, e l’ora di una spiegazione interna sulla natura dell’Unione. Sarebbe bene se le due cose procedessero con gli stessi tempi, ma se necessario dovrà essere un’avanguardia a negoziare con Mosca un nuovo ordine che sia fondato su una duplice sicurezza: sicurezza degli europei dentro i propri confini, e promessa alla Russia che tali confini non saranno continuamente spostati a Est, dall’Unione o dalla Nato. È difficile dirlo, ma appartenere all’Europa non è appartenere all’Unione. Germania, Francia e Italia potrebbero far proposte, su cui le periferie si pronunceranno aderendo all’iniziativa o rifiutandola. Se le periferie e Londra la boicotteranno complicheranno i lavori dell’avanguardia senza tuttavia ottenere la tranquillità desiderata.<br />
Torneranno ad assaporare il fascino del premoderno, ma ­ lo si vede oggi ­ con risultati per nulla promettenti.</p>
<p>Il chiarimento tra europei è stato eluso prima dell’allargamento, ma meglio tardi che mai. Ci sono cose trascurate dai fondatori, e altre che restano incomprese a Est. Quel che i fondatori devono capire è che gli Stati periferici hanno speciali bisogni di sicurezza, ignoti a chi non vive sul confine. Le periferie sono avamposti, non trasferiscono volentieri sovranità. Occorre dunque rassicurarle, altrimenti sarà l’America a farlo con potenza non meno ottocentesca. Manca, nell’Unione, l’articolo 5 che nella Nato garantisce a ogni Stato aggredito l’assistenza di tutti. L’Ueo (Unione dell’Europa occidentale, fondata nel ’48) ha un analogo articolo 5, incluso nel trattato di Lisbona. Sospeso dopo il no irlandese, il trattato potrebbe attuarsi in parte, cominciando proprio da quest’articolo. Un contingente europeo nei Baltici e in Polonia potrebbe essere la prima tappa del chiarimento: i paesi-avamposto, più rassicurati, sarebbero indotti a capire le ragioni dei fondatori, scoprendo che una maggiore autonomia da Washington significa non solitudine ma forse più sicurezza.<br />
A questo punto si potrebbe aprire alla Russia, analizzando i veri pericoli della sua rinnovata forza. È vero che Mosca ha riaffermato in questi giorni una volontà di potenza trascurata dagli occidentali per oltre un decennio. È vero che Putin e Medvedev hanno per il momento vinto, militarmente. Ma la Russia è molto meno forte di quanto appaia. Non reincarna né l’Urss né lo zarismo. Non ha il grande potere d’influenza (il soft power) che aveva quand’era comunista. Non ha alleati fidati: al vertice dell’Organizzazione di cooperazione di Shanghai (Sco), riunitosi a Dushambe il 28 agosto, enorme è stata la diffidenza cinese e delle repubbliche centroasiatiche (Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan, Uzbekistan).</p>
<p>L’avventura georgiana e il riconoscimento dei secessionismi spaventano non solo Asia centrale e Cina, non solo Georgia, Ucraina, Moldavia, ma anche Stati amici con forti minoranze russe (Bielorussia). Senza una stabilizzazione negoziata della propria zona d’influenza Mosca è perdente, anche se possiede il petrolio di cui l’Europa (Germania e Italia in testa) non può fare a meno.</p>
<p>Il modello di negoziato già esiste, non bisogna tornare alla vecchia politica di potenza che seduce tanti responsabili americani e dell’Est europeo. La riunificazione tedesca fu negoziata con intelligenza tra Kohl, Gorbaciov e Bush senior: fu un successo, e produsse conquiste cruciali come la moneta unica e il progetto, anche se oggi interrotto, di costituzione. Da quell’esperienza varrà la pena ripartire, mostrandosi fermi con Mosca ma iniziando a comprenderla e a prenderla sul serio. Ignorare risentimenti e paure d’una potenza vinta vuol dire ignorare il reale, e preparare violenze future: già è avvenuto dopo il ’14-’18. Ma anche il Cremlino dovrà scoprire il reale: l’estero vicino che tanto l’inquieta è ormai anche vicinato europeo, e difficilmente potrà pacificarsi se ambedue ­ Unione e Russia ­ non fisseranno i propri confini smettendo di spostarli continuamente. Dopodiché potrebbe nascere una zona di libero scambio, alle frontiere dell’Unione, che includa Russia e Stati ex sovietici e che abbia sue istituzioni e rappresentanti (è la politica di vicinato proposta da Prodi, quando era presidente della Commissione europea). Una comune politica dell’energia potrebbe seguire, evitando che i più forti dell’Unione negozino con il Cremlino escludendo i più deboli.</p>
<p>Questo il compito dell’Europa. Lo assolverà se resterà fedele a Monnet e Schuman. Se saprà agire inventando il futuro, non trasformando la storia presente in giudizio universale e la memoria in un gioco al massacro.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Le due follie]]></title>
<link>http://daleggere.wordpress.com/?p=1109</link>
<pubDate>Mon, 11 Aug 2008 10:04:59 +0000</pubDate>
<dc:creator>mperone</dc:creator>
<guid>http://daleggere.it.wordpress.com/2008/08/11/le-due-follie/</guid>
<description><![CDATA[11 Ago 08
Barbara Spinelli
Una dichiarazione del Comitato Olimpico Internazionale, diffusa all’ind]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><em>11 Ago 08</em></p>
<p>Barbara Spinelli</p>
<p>Una dichiarazione del Comitato Olimpico Internazionale, diffusa all’indomani della guerra fra Georgia e Russia, riassume molto bene l’epoca in cui viviamo e lo stato mentale che la caratterizza: stato fatto di cecità, ignoranza, stupidità militante, irresponsabilità. «Non è quello che il mondo vorrebbe in questo momento vedere», sentenzia a Pechino il Comitato, e forse non sa quanto è fedele al vocabolario dominante nei governi e nei giornali d’Occidente. Anch’essi non vogliono guardare quel che accade e di conseguenza non lo vedono: non da oggi, ma da decenni. Ci si dichiara delusi, traditi, come se le Olimpiadi non fossero state questo sempre, dalle tirannidi greche antiche fino ai Giochi di Hitler nel ’36: un intreccio di bellezza estatica e di brutture, un fascinoso mito d’armonia poggiato sul duro pavimento di realtà fratricide. Le Olimpiadi sono sempre state un mondo parallelo, e lungo i millenni non hanno mai sostituito il mondo effettivo anche se ne hanno raffigurato le illusioni: l’umanità naviga triste verso lidi di felicità fittizia nelle odi di Pindaro come nella modernità.</p>
<p>Le Olimpiadi del 2008 non sono state infangate. La stupidità umana è un fango che precede il mito anche quando se ne nutre, e la caucasica guerra estiva lo conferma: non si può neppure escludere che i bellissimi simboli d’unità a Pechino siano un’immagine insopportabile per il cuore geloso di Mosca, che vede l’impero cinese affermarsi e il proprio degenerare. Al momento tuttavia Putin sembra vincente.</p>
<p>La Georgia non pare aver ripreso i territori che ritiene suoi e si ritira, Washington che era il principale alleato di Tbilisi cerca di negoziare soluzioni Onu accettabili per Putin. Vacilla infine la strategia occidentale alle periferie russe: l’incorporazione nella Nato di Georgia e Ucraina s’allontana.</p>
<p>Sono quasi vent’anni che non vediamo, non ci prepariamo, non pensiamo veramente la fine dell’impero sovietico. Quest’intermezzo era colmo di premonizioni ma l’abbiamo traversato con occhi bendati e idee defunte: con reminiscenze di Hitler e dei cedimenti democratici del ’38, con lo spirito resuscitato del ’14-’18 e dell’autodeterminazione dei popoli. In questi anni la mondializzazione ha messo le radici, accelerata da Cina e India, ma nessuno strumento è stato apprestato per governarla. L’unica bussola resta il predominio unilaterale americano, la sua presenza sempre più estesa in zone strategiche ricche di petrolio e gasdotti. L’unica lente attraverso cui si guarda il reale è quella dell’equilibrio delle potenze, della balance of power che gioca un nazionalismo contro l’altro. Clinton non è Bush junior ma il suo atteggiamento, come quello di Bush padre, non fu diverso. La fame di controllo sul Caucaso ha accomunato tre presidenze Usa, spegnendo i primi passi russi verso il post-nazionalismo e accrescendo nei suoi dirigenti il senso di umiliazione, offesa, risentimento.</p>
<p>In questa vecchia politica si mescolavano due ideologie. La prima immaginava un mercato mondializzato che poteva fare a meno della politica proprio mentre si moltiplicavano nel mondo conflitti più che mai politici su risorse e petrolio. La guerra in Iraq è stata l’acme del Grande Gioco attorno alle risorse, cui si sono aggiunte le interferenze nel Caucaso, la Nato usata come gingillo di potenza, le basi militari insediate in Asia centrale durante le guerre anti-terrore. La seconda ideologia è il nazionalismo etnico, che è riemerso nel pensiero occidentale cancellando la lezione di due guerre mondiali catastrofiche. L’aggressione serba contro i separatismi jugoslavi è sfociata in una guerra che ha visto l’Occidente intervenire a giusto titolo per evitare carneficine ma senza idea alcuna sulle società multietniche da ricostruire. I cedimenti mentali si sono susseguiti: si cominciò con l’appoggio a nazioni omogenee (l’accordo di Dayton suddivise la Bosnia in tre clan etnici) e si finì con il beneplacito alla secessione del Kosovo nel 2008. La sconfitta Usa ed europea ha inizio allora: se il mondo ragiona come nel ’14, non stupisce che anche Putin manipoli le etnie a proprio vantaggio.</p>
<p>Ora ci si indigna tutti sorpresi, ma quel che succede è una logica conseguenza di queste resuscitate idee defunte. E non voler vedere serve a poco, perché il non-visto esiste pur sempre e non eclissa colpe, omissioni, follie che sono di tutti. Non eclissa innanzitutto le colpe del Presidente georgiano, al potere dopo la Rivoluzione delle Rose del 2003. Il regista Otar Iosseliani, intervistato da La Repubblica, lo chiama «un folle, nel senso letterale del termine»: «Siamo nelle mani di un uomo che non ha la minima idea di come si governa ed è in preda al suo delirio di onnipotenza. È evidente che si è fatto prendere dal panico, abboccando alle provocazioni della Russia». Non meno folle è Putin, «anche se molto più intelligente»: non vuol rassegnarsi alla perdita dell’Urss, non ha mai accettato la sovranità della Georgia. Sono anni che eccita Abkhazia e Ossezia del Sud, ai confini georgiani, russificandole. Quasi tutti gli osseti del Sud hanno ottenuto in questi anni passaporti da Mosca e da Mosca sono tutelati.</p>
<p>Una debole tregua era stata instaurata, ai tempi di Shevardnadze presidente georgiano ed ex ministro degli Esteri di Gorbaciov. Truppe di interposizione erano state schierate nella regione - sulla base d’un accordo russo-georgiano stipulato il 24 giugno ‘92 - composte da russi, georgiani, osseti. È questo ordine che il nuovo presidente georgiano ha violato, aggredendo l’Ossezia del Sud e ignorando due referendum favorevoli all’indipendenza. È probabile non abbia agito da solo, e che nella sua follia ci sia del metodo. È il metodo di chi si sente spalleggiato, se non istigato. Alle sue spalle c’è un’America che mira a un’egemonia senza saperla esercitare; che da anni addestra militari georgiani, finanzia il nazionalismo di Tbilisi, promette l’adesione alla Nato più per accendere incendi che per spegnerli. È la crescente presenza Usa nel Caucaso e in Asia centrale che ha spinto anche il Cremlino alla follia. Senza l’appoggio Usa, Saakashvili sarebbe stato meno avventurista. Il suo metodo è l’attacco bellicoso, visto come sostituto della politica. Nato e Unione Europea sono per lui non strumenti di pacificazione, ma attrezzi di guerra.</p>
<p>Infine c’è l’irresponsabilità, vasta, dell’Europa. Sono anni che alle sue periferie si guerreggia, e ancora non ha preso forma un pensiero forte, convincente per Mosca e le nazioni che per secoli erano nella sfera d’influenza russa. Fra l’offerta d’adesione e l’indifferenza c’è il nulla, e il continuo tergiversare facilita ogni sorta di provocazioni. Non solo: l’adesione è offerta sbadatamente, dimenticando le radici ideali dell’Unione. Si appoggia la sovranità georgiana, ma senza spiegare che la sovranità in Europa non è più assoluta. Si permette al leader georgiano di usare la bandiera europea, e di stravolgerla. Per Saakashvili essa è un arma, più che un ponte. La cultura dell’Unione è del tutto assente nel suo ragionare, e di simile ignoranza gli europei non sono incolpevoli. A Tbilisi come a tanti dirigenti dell’Est non è stato detto che nazionalismo e irredentismo non sono più di casa nella comunità europea, né le Riconquiste che violano tregue. Putin non è d’accordo ma lui, almeno, non sventola la bandiera dell’Unione quando parla. Iosseliani ne è certo: «L’esercito georgiano è convinto di poter vincere, perché immagina di avere alle spalle la comunità internazionale e perché la comunità internazionale lo ha illuso. Così la Georgia si trasformerà in una piazza d’armi che si estenderà all’Abkhazia e poi all’Ucraina, e dove si combatteranno indirettamente le due superpotenze, Russia e Stati Uniti». La guerra è ancora in corso, anche se la sua macchina magari si fermerà un po’. Al posto di guida, intanto, c’è la forza di Putin: forza militare, forza di ricatto energetico, forza di chi scruta il nostro vuoto e non è portato a far altro che profittarne.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Vale Net Income Rises 22% on Record Iron-Ore Prices]]></title>
<link>http://ironoredaily.wordpress.com/?p=522</link>
<pubDate>Thu, 07 Aug 2008 04:58:50 +0000</pubDate>
<dc:creator>ironeer</dc:creator>
<guid>http://ironoredaily.it.wordpress.com/2008/08/07/vale-net-income-rises-22-on-record-iron-ore-prices/</guid>
<description><![CDATA[August 7th (Bloomberg) - Cia. Vale do Rio Doce, the world&#8217;s biggest iron-ore producer, said s]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>August 7th (Bloomberg) - Cia. Vale do Rio Doce, the world's biggest iron-ore producer, said second-quarter profit climbed 22 percent to the highest ever on record <a href="http://ironoredaily.wordpress.com/apps/quote?ticker=VALE5%3ABS">contract</a> prices for supplies sold to steel producers.</p>
<p>Net income rose to $5.01 billion, or $1.02 a share, from $4.095 billion, or 85 cents, a year earlier, Rio de Janeiro-based Vale said today in a statement posted on the Brazilian security regulator's Web site. The results topped the average estimate of 91 cents a <a href="http://www.cvm.gov.br/" target="_blank">share</a> from eight analysts <a href="http://ironoredaily.wordpress.com/apps/quote?ticker=RIO%3AUS">surveyed</a> by Bloomberg News.</p>
<p>Sales surged 22 percent after Vale won annual price increases of at least 65 percent in supply contracts for iron ore, which accounted for more than half of sales in the quarter. Still, profit was eroded as the average price of nickel, the company's second-biggest source of revenue, fell 43 percent from a year earlier.</p>
<p>``The market is in a buying mood after this result,'' said Daniel Gorayeb, an analyst at Spinelli SA in <a href="http://search.bloomberg.com/search?q=Sao+Paulo&#38;site=wnews&#38;client=wnews&#38;proxystylesheet=wnews&#38;output=xml_no_dtd&#38;ie=UTF-8&#38;oe=UTF-8&#38;filter=p&#38;getfields=wnnis&#38;sort=date:D:S:d1">Sao Paulo</a>. ``The company managed to take advantage of market demands by producing more of its higher-value products and focused more on what was of interest, which conveys a positive image.''</p>
<p>Analysts' Estimates</p>
<p>Vale, led by Chief Executive Officer Roger Agnelli, is spending $59 billion in the five years through 2012 to increase iron-ore capacity by 40 percent to 450 million metric tons a year and double nickel and copper production. Vale raised $12.1 billion in a July share sale, the biggest ever by a Brazilian company, to fund expansion and acquisitions.</p>
<p>The value of Vale's iron-ore sales climbed 72 percent to $6.12 billion in the quarter, while nickel plunged 41 percent to $1.87 billion.</p>
<p>Vale this year negotiated a sixth annual <a href="http://ironoredaily.wordpress.com/apps/quote?ticker=VALE5%3ABS">increase</a> in contract prices for its iron ore, the main raw material used to make steel. Nickel for delivery in three months averaged $25,919.69 a metric ton on the London Metal Exchange during the quarter, down 43 percent from a year earlier.</p>
<p>Vale said profitability at its nickel operations are high because the company is a low-cost producer.</p>
<p>``In the medium term, the combination of a reduced level of stainless-steel stockpiles and a drop in nickel inventories creates a favorable environment for the strong recovery of prices of the metal,'' Vale said in the statement.</p>
<p>Copper, Coal</p>
<p>Agnelli is seeking to expand in coal and copper as quarterly profit growth slowed from a 69 percent average in the past four years. In May, Agnelli told business leaders in Rio de Janeiro that ``if Vale doesn't grow, it will be swallowed.''</p>
<p>Net revenue rose to $10.6 billion from $8.69 billion in the second quarter of 2007. Vale was expected to post sales of $11.8 billion, the average of four estimates compiled by Bloomberg.</p>
<p>The results are based on generally accepted accounting principles in the U.S.</p>
<p>Based on Brazilian accounting standards, profit fell 22 percent as a weaker dollar eroded the value of exports when converted back into the local currency. Net income fell to 4.57 billion reais ($2.9 billion), or 94 centavos a share, from 5.84 billion<a href="http://ironoredaily.wordpress.com/apps/quote?ticker=VALE5%3ABS"> reais</a>, or 1.21 reais a share, a year earlier, Vale said in a statement on its Web site. Sales climbed 3 percent to 18.3 billion reais.</p>
<p>Most of Vale's sales are priced in dollars. The U.S. currency fell 17 percent against the Brazilian real in the 12 months through the end of the second quarter.</p>
<p>Vale's American depositary receipts gained 2.3 percent to $27.30 at 7:21 p.m. in after-hours trading in New York.</p>
<p>In regular Sao Paulo trading, Vale rose 1.9 percent to 36.71 reais. The stock has declined 28 percent this year, compared with a 9.9 percent drop for Brazil's Bovespa stock index.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Il profeta nel purgatorio del Gulag]]></title>
<link>http://daleggere.wordpress.com/2008/08/05/il-profeta-nel-purgatorio-del-gulag/</link>
<pubDate>Tue, 05 Aug 2008 08:00:33 +0000</pubDate>
<dc:creator>mperone</dc:creator>
<guid>http://daleggere.it.wordpress.com/2008/08/05/il-profeta-nel-purgatorio-del-gulag/</guid>
<description><![CDATA[5 Ago 08
Barbara Spinelli
Quando in Occidente apparve l’Arcipelago Gulag di Aleksandr Solzenicyn -]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><em>5 Ago 08</em></p>
<p>Barbara Spinelli</p>
<p>Quando in Occidente apparve l’Arcipelago Gulag di Aleksandr Solzenicyn - scritto fra il 1958 e il ’68, uscì nel ’73 a Parigi - fu come un torrente che s’abbatté sulle menti, le conquistò o le intimidì, comunque le cambiò per sempre. Il «saggio di inchiesta investigativa» era colmo di fatti, non confutabili; il tono era quello del profeta; lo sguardo sui campi di Lenin e Stalin aveva l’acutezza che possiedono gli occhi costantemente spalancati sul dolore. Occhi che scrutano dietro il sipario srotolato sulle cose; che le disvelano, come nell’Apocalisse quando ogni velo cade. Occhi che scoprono la paura che muove i mondi e tuttavia prepara la coscienza. Come in Isaia 28, 19: «Solo il terrore farà capire il discorso».</p>
<p>I fatti e il terrore narrati da Solzenicyn non erano ignoti. Chi voleva sapere, sapeva quasi da principio. La denuncia più libera era stata negli Anni 30-40: quando Stalin si alleò con Hitler, quando Orwell scrisse la Fattoria degli animali nel ’44, quando Koestler pubblicò Buio a mezzogiorno nel ’40, Lo Yogi e il Commissario nel ’45. La denuncia del comunismo totalitario divenne tabù dopo la guerra vinta con l’aiuto moscovita, creando attorno ai Gulag una sorta di crosta: quasi un secondo Permafrost, con cui le democrazie avvolsero il Permafrost sovietico. Da allora i profeti diverranno eretici inascoltati: Ignazio Silone, Victor Kravchenko, Margarete Buber-Neumann, furono traditori rinnegati per i comunisti sovietici e occidentali e perfino per molti non comunisti. Così Terra inumana di Joseph Czapski, Hexensabbat di Alexander Weissberg-Cybulski, Un mondo a parte di Gustaw Herling, Il Grande Terrore di Robert Conquest.</p>
<p>Il 25 settembre ’76, su La Stampa, Primo Levi si dichiara deluso dai dissidenti, e giunge fino a stabilire una graduatoria etica: «Duole dirlo: il terrore e l’isolazionismo staliniani trasmettono la loro infezione paralizzante anche ai loro testimoni e contestatori. (...) La loro statura è inferiore a quella dei loro corrispettivi che hanno combattuto il terrore hitleriano, o che oggi denunciano i delitti compiuti in Asia e Africa dalla civiltà occidentale».</p>
<p>Solzenicyn fu un torrente perché iniziò a erodere questi tabù, in Francia anche se non in Italia. Qui lo scrittore venne sminuito, spesso ignorato. Più intelligente e astuto dei compagni francesi, il Pci seppe costruire un muro, attorno allo scrittore, che lo teneva a distanza e lo rendeva sospetto. Era troppo russo e sferzante, troppo credente. Disturbava i revisionismi sfumati, e aveva una serietà che stonava: pochi resistettero al conformismo di un’intellighenzia che a differenza della francese non stava discostandosi dal partito comunista, negli anni dell’Arcipelago, ma assaporava proprio allora le sue primizie di potere.</p>
<p>Solzenicyn fu certo un credente, e nell’Italia d’allora - smagata, filistea - questo pesò e ancora pesa. È raro trovare giovani italiani che ammettano d’esser stati illuminati dall’Arcipelago, dai racconti di Salamov, da Koestler. Solzenicyn fu tuttavia un credente singolare, in Russia. La fede che non sfocia in insurrezione, il cristianesimo ortodosso che si sottomette all’autorità, non sono nell’Arcipelago il suo orizzonte. L’orizzonte sono la verità di fatti, il soffrire degli zek-prigionieri, l’introspezione di chi tollerò. La purificazione morale e pre-politica di Tolstoj gli è estranea: «In definitiva il punto non è certo la libertà politica. Lo scopo dello sviluppo dell’umanità non è una vacua libertà. E neppure una felice organizzazione politica della società. L’essenziale, naturalmente, sono i fondamenti morali della società! - solo che questo accade alla fine, ma all’inizio? Ma come primo passo?». La fede ortodossa, lamenta lo scrittore, non si occupa che sbadatamente di questi primi passi; nasconde le sofferenze troppo umane, terrestri; sembra tutta concentrata sulla finale palingenesi: sul Cristo risorto, sul Pantocrator vincitore della Terra. Solo i credenti si salvarono nei Gulag, ma furono credenti peculiari. La seconda parte dell’Arcipelago, dedicata alle tante rivolte nei campi (Novoçerkassk, Kengir, Sachalin, Vorkuta) narra un’ascesa purgatoriale in cui s’intrecciano pazienza e rivolta, spiritualità e sete di coltello. Nell’ortodossia cristiana il Purgatorio non c’è.</p>
<p>La parola dissidente non nasce con Solzenicyn ma con lui s’insedia nel nostro linguaggio. Il dissidente non è l’oppositore, non possedendo gli strumenti per opporsi. Si esprime con la profezia, col mettersi in disparte, col prepararsi. Fa politica sott’acqua, per vie traverse: con i Samizdat clandestini o con l’ironia. Chi tanto s’indigna in Italia contro le irriverenze dei comici potrebbe ricordare quel che fu Radio Erewan, ai tempi dei gulag. Il velo della menzogna fu strappato da comici e profeti: un lascito che non si sperderà.</p>
]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[ForumTV - intervento di Silvano Spinelli, CEO di Ethical Oncology Science]]></title>
<link>http://ricercainnovazione.wordpress.com/?p=190</link>
<pubDate>Mon, 04 Aug 2008 09:57:37 +0000</pubDate>
<dc:creator>paologiacon</dc:creator>
<guid>http://ricercainnovazione.it.wordpress.com/2008/08/04/forumtv-intervento-di-silvano-spinelli-ceo-di-ethical-oncology-science/</guid>
<description><![CDATA[scarica la presentazione eos-may-16-2008-padova1
prima parte dell&#8217;intervento

seconda parte

]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>scarica la presentazione <a href="http://ricercainnovazione.files.wordpress.com/2008/08/eos-may-16-2008-padova1.pdf">eos-may-16-2008-padova1</a></p>
<p>prima parte dell'intervento</p>
<p><span style='text-align:center; display: block;'><object width='425' height='350'><param name='movie' value='http://www.youtube.com/v/9TgH0jV-CYw'></param><param name='wmode' value='transparent'></param><embed src='http://www.youtube.com/v/9TgH0jV-CYw&rel=0' type='application/x-shockwave-flash' wmode='transparent' width='425' height='350'></embed></object></span></p>
<p>seconda parte</p>
<p><span style='text-align:center; display: block;'><object width='425' height='350'><param name='movie' value='http://www.youtube.com/v/UxDpFK_cO6c'></param><param name='wmode' value='transparent'></param><embed src='http://www.youtube.com/v/UxDpFK_cO6c&rel=0' type='application/x-shockwave-flash' wmode='transparent' width='425' height='350'></embed></object></span></p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Forza Europa]]></title>
<link>http://agoreuo.wordpress.com/?p=11</link>
<pubDate>Wed, 30 Jul 2008 10:57:10 +0000</pubDate>
<dc:creator>palombe</dc:creator>
<guid>http://agoreuo.it.wordpress.com/2008/07/30/forza-europa/</guid>
<description><![CDATA[Sul sito della &#8220;La Fabbrica.eu&#8221; è stata lanciata dall&#8217;on. Sandro Gozi una interes]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Sul sito della "<a href="http://www.lafabbrica.eu/">La Fabbrica.eu</a>" è stata lanciata dall'on. Sandro Gozi una interessante discussione sul futuro dell'Europa i cui risultati sono <a href="http://www.lafabbrica.eu/adon.pl?act=doc&#38;doc=105279&#38;tmpl=doc_blog_temi_passati">disponibili in rete</a>.</p>
<p>Ecco il mio contributo.</p>
<p>Credo che l'Europa debba riprendere il cammino indicato da Spinelli verso una piena unificazione politica che permetta a tutti i paesi europei di affrontare insieme le principali questioni poste dalla globalizzazione, in una prospettiva federale e democratica che consenta un intervento unitario della UE sulle principali scelte di tipo strategico (tra cui la politica estera e la politca economica) e la capacità di coinvolgere in ottica sussidiaria gli Stati nazionali e i livelli di governo territoriale.</p>
<p>Relativamente alla ratifica del trattato di Lisbona il mio pensiero è contenuto nel blog nel post "<a href="http://agoreuo.blogspot.com/2008/06/il-coraggio-di-investire-sul-futuro.html">Il coraggio di investire sul futuro</a>": Auspicherei la ratifica del trattato da parte di 25/26 Stati membri e lo svolgimento di un referendum europeo sul trattato, da svolgersi contestualmente alle prossime elezioni europee del 2009, per consentire finalmente un dibattito unitario sul futuro dell'Europa in tutti i paesi membri.</p>
<p>In ogni caso occorre avviare un processo di integrazione dell'Europa dal basso, attraverso il coinvolgimento dell'opinione pubblica, la realizzazione di una "rete civica europea", la costruzione di partiti europei, per consentire un confronto unitario sulle principali scelte da fare insieme.</p>
<p>Relativamente all'approfondimento del processo di integrazione ritengo che la strada migliore sia quella delle cooperazioni rafforzate. Relativamente all'allargamento ritengo essenziale innanzitutto completare il percorso di inclusione dei paesi balcanici e, parallelamente, approfondire il processo aperto con l'Unione per il Mediterraneo lanciata a Parigi lo scorso 13 luglio 2008.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Per tutto il resto c'è Mastercard?]]></title>
<link>http://ciclofrenia.wordpress.com/?p=547</link>
<pubDate>Tue, 22 Jul 2008 07:30:10 +0000</pubDate>
<dc:creator>Mr.Tambourine</dc:creator>
<guid>http://ciclofrenia.it.wordpress.com/2008/07/22/per-tutto-il-resto-ce-mastercard/</guid>
<description><![CDATA[Oggi ho deciso di essere easy listening.
Ma, pur nel cazzeggio, non rinuncio ad un barlume di denunc]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Oggi ho deciso di essere easy listening.<br />
Ma, pur nel cazzeggio, non rinuncio ad un barlume di denuncia sociale.<br />
Compagni, cittadini, fratelli, partigiani, camerati, quellochevvipare, è arrivato il momento di prendersi una rivincita sullo strapotere delle multinazionali.<br />
È arrivato il momento in cui <strong>LA MASTERCARD DEVE CHIEDERE SCUSA</strong>.</p>
<p>Anni e anni di <a href="http://it.youtube.com/watch?v=wCGzr9_Iq3c" target="_blank">pubblicità ingannevole</a>.<br />
Anni in cui abbiamo sorriso, abbiamo mangiato, ci siamo innamorati di fronte al loro romantico spot su cosa non può essere comprato.<br />
Amicizia, amore, sentimentingenerale, sosteneva la Mastercard, sono le uniche cose che la famosa carta di credito non può acquistare.</p>
<p><strong>EBBENE: NON È VERO.</strong></p>
<p>Non è solo una questione di abbracci davanti al camino, di cene tra amici, di masturbazioni spensierate di fronte alla Juventus in serie B.</p>
<p><strong>Esistono BENI MATERIALI che con la Mastercard non si possono acquistare</strong>.</p>
<p>Lo staff di <a href="http://www.impazzito.it/" target="_blank">Impazzito.it</a> (<a href="http://ciclofrenia.wordpress.com/about-me/" target="_blank">io</a> e <a href="http://www.impazzito.it/author/riccardo/" target="_blank">Ric</a>, nel caso specifico) ha realizzato un breve documentario in cui si smentisce la facile ed universalmente accettata tesi secondo la quale con la Mastercard si effettua qualsiasi tipo di transazione.</p>
<p>Godetevi il filmato. E, se lo apprezzate, dateci pure qualche stella.</p>
<p><span style='text-align:center; display: block;'><object width='425' height='350'><param name='movie' value='http://www.youtube.com/v/ymvdRHcBQjs'></param><param name='wmode' value='transparent'></param><embed src='http://www.youtube.com/v/ymvdRHcBQjs&rel=0' type='application/x-shockwave-flash' wmode='transparent' width='425' height='350'></embed></object></span></p>
<p><strong>N.B.</strong> - Nel corso delle riprese non è stato usato alcun tipo di sostanza stupefacente.</p>
<p><a href="http://oknotizie.alice.it/info/700829d0f8bf85/parodia_della_pubblicita_della_mastercard_divertentissima_.html" target="_blank"><strong>VOTA QUESTO ARTICOLO SU OKNOTIZIE</strong></a></p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Treccine e spinelli per «pregare»]]></title>
<link>http://itand.wordpress.com/?p=8</link>
<pubDate>Fri, 11 Jul 2008 13:15:34 +0000</pubDate>
<dc:creator>itand</dc:creator>
<guid>http://itand.it.wordpress.com/2008/07/11/treccine-e-spinelli-per-%c2%abpregare%c2%bb/</guid>
<description><![CDATA[È grazie a Bob Marley e al reggae che la cultura rastafari, fede di origine ebraico-cristiana, ma a]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>È grazie a Bob Marley e al reggae che la cultura rastafari, fede di origine ebraico-cristiana, ma anche versione religiosa del movimento politico nazionalista noto come Etiopismo, predicato da Marcus Garvey, si è fatta conoscere  al di fuori della Giamaica fin dai primi anni ’80. I suoi seguaci, riconoscibili per i lunghi dreadlocks (dure e spesse treccine di capelli) votivi e per l’uso della marijuana come erba medicinale e meditativa, adorano Ras Tafari, l’Imperatore che salì al trono d’Etiopia nel 1930 con il nome di HaileSelassiè. Molti riconobbero in lui il Cristo nella Sua Seconda Venuta, così come profeticamente annunciato dalla loro interpretazione delle Sacre Scritture.<br />
	 <br><br>Fonte: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=275186</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Il valzer della paura]]></title>
<link>http://daleggere.wordpress.com/2008/07/06/il-valzer-della-paura/</link>
<pubDate>Sun, 06 Jul 2008 11:52:10 +0000</pubDate>
<dc:creator>mperone</dc:creator>
<guid>http://daleggere.it.wordpress.com/2008/07/06/il-valzer-della-paura/</guid>
<description><![CDATA[6 Lug 08
Barbara Spinelli
Anche se il silenzio è vasto, sulle misure di sicurezza adottate in frett]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><em>6 Lug 08</em></p>
<p>Barbara Spinelli</p>
<p>Anche se il silenzio è vasto, sulle misure di sicurezza adottate in fretta da Berlusconi, c’è stato chi ha provato sgomento grande, apprendendo che il ministro dell’Interno Maroni aveva messo all’ordine del giorno, come provvedimento risolutivo, le impronte digitali imposte ai bambini Rom: hanno protestato insegnanti impegnati in difficili tentativi di inserzione, e pensatori, storici, politici d’opposizione. Ma le parole più nette, più indipendenti, meno nebbiose son venute dall’interno della Chiesa. Aveva cominciato l’arcivescovo di Milano Tettamanzi, denunciando gli sgomberi dei campi Rom in aprile («Si è scesi sotto il rispetto dei diritti umani»). Poi hanno parlato sacerdoti, vescovi, la Fondazione Migrantes. Infine è giunto l’editoriale di Famiglia Cristiana: un periodico che vende più copie di tutti i giornali (3 milioni di lettori) ed è presente in ogni chiesa.</p>
<p>L’editoriale del direttore, Antonio Sciortino, non usa eufemismi. Parla di «misure indecenti», di un governo per cui «la dignità dell’uomo vale zero». Enumera verità giuridiche elementari: l’accattonaggio non è reato, la patria potestà tolta quando i genitori Rom sono poveri o in condizioni difficili viola la Convenzione Onu sui diritti dell’infanzia, firmata dall’Italia. Ma soprattutto, ricorda il male scuro dell’Italia, tra i più scuri in Europa. L’Italia porta nel proprio bagaglio il fascismo con le leggi razziali e tuttavia questa «tragica responsabilità» finge di non averla: «Non ce ne siamo vergognati abbastanza». Anche questo crea sgomento: questo passato che non solo non passa, ma sembra dissolto in un acido, come se le revisioni di Fini a Fiuggi non si fossero limitate ad affrancare Alleanza nazionale ma fossero andate oltre, consegnando al nulla tutto un brano di storia nazionale. Il periodico obbedisce al motto del fondatore, Giacomo Alberione: «Famiglia Cristiana non dovrà parlare di religione cristiana, ma di tutto cristianamente».</p>
<p>Tuttavia l’ossessione dello straniero sospetto sin dalla nascita non è solo italiana. In questi giorni si discute di schedatura dell’infanzia in Francia («progetto Edvige»), anche se l’elaborazione di identikit - il profiling - non riguarda le etnie. Ma anche qui si pensa agli stranieri, e il significato è lo stesso: si predispongono liste di sospetti, in nome di uno stato d’emergenza infinita. Il modello d’integrazione del dopoguerra, chiamato in Francia protezionista, viene sostituito da un modello repressivo, dal populismo penale, da un inarrestabile proliferare di reati, dal profiling del diverso. Muta il mondo che abitiamo sempre meno generosamente, meno umanamente: una sorta di catastrofismo antropologico s’insedia negli spiriti e nei governi, che giudica l’uomo malvagio, incendiario. Che abolisce la fiducia: quest’apertura all’altro che scommette sul mutare della persona e non sugli immoti dati del suo corpo e della sua genetica.</p>
<p>Questa politica della sfiducia è iniziata prima dell’11 settembre, ma dopo il 2001 ha impastato sicurezza interna e antiterrorismo, importando dalla guerra le parole, le pratiche, le norme d’eccezione. Un libro uscito quest’anno in Francia, a cura di Laurent Mucchielli, descrive la frenesia della sicurezza impadronitasi dei governanti come dei giornali e spiega bene, in un saggio di Mathieu Rigouste, la militarizzazione delle menti. Anche qui riaffiorano automatismi, si son disperse vergogne o memorie. Rigouste, in un libro d’imminente uscita (L’ennemi intérieur, La Découverte) ricorda che linguaggio e azioni sono radicati nelle repressioni coloniali. Si parla di «contro-insurrezione», di «zone grigie dove s’annidano minacce di guerriglia», di «guerre di bassa intensità permanente» nelle banlieue. Ci sono consiglieri governativi (il colonnello de Richoufftz, il generale Henry Paris) che si fanno forti delle esperienze in Bosnia, Kosovo, perfino in Algeria.</p>
<p>A forza d’impastare il civile e il militare sono tanti i confini che sbiadiscono: tra ordine e emergenza, pace e guerra, e anche tra l’età maggiorenne (in cui diveniamo imputabili, incarcerabili) e quella minorenne, da tutelare e correggere con l’integrazione. Il bambino e l’adolescente diventano incubo, primo anello di catene devianti. Il XX secolo fu marchiato dalla foto del bambino con le braccia alzate, nel ghetto di Varsavia sopraffatto. Quell’immagine rivive: a Guantanamo, in Palestina, in Europa stessa. Chi ha contemplato il tremendo nel prodigioso film di Ari Folman (Waltz With Bachir), ricorderà la scena in cui l’autore, ebreo israeliano, racconta i palestinesi massacrati a Sabra e Chatila e vacilla perché quel che ha visto e quel di cui s’è reso complice gli fa venire in mente il bambino di Varsavia.</p>
<p>Chi difende le leggi Berlusconi difende cause apparentemente buone, e accusa i cristiani dissidenti di cecità: «Voi non andate nelle terre di desolazione e ignorate l’angoscia di tanti italiani», lamentano. Dicono che la legge è fatta per dare ai bambini un’identità che non hanno, per verificare se vanno a scuola, hanno case decenti, son sfruttati. Ma i bambini sfruttati e non scolarizzati in Italia sono ben più numerosi dei Rom, e questo conferma la discriminazione negativa di un’etnia (sono selettivi anche alcuni termini: commissario per la questione Rom, emergenza-Rom). Conferma una visione del male che non insorge perché società e istituzioni barcollano, o l’integrazione fallisce. Il male comincia nel genetico, nel corpo del bambino. Tanto più se diverso: Rom, musulmano, povero.</p>
<p>Sono anni che la delinquenza minorenne ossessiona, e un primo bilancio può esser fatto delle risposte date fin qui in Europa. I più repressivi sono stati i governi inglesi, poi il francese e l’italiano; mentre a Nord è sopravvissuto il modello integrativo. I risultati non confortano i fautori di ghetti. Con le repressioni inglesi, la delinquenza minorile è spettacolarmente aumentata: la sua parte nel crimine globale raggiunge percentuali senza eguali in Europa (20 per cento). Mentre in Norvegia, dove son preservate istituzioni solidali, i minorenni sono meno del 5 per cento della criminalità globale. Molte misure tecnologiche presentate come miracoli sono inefficaci. E in nome delle vittime o delle paure singole, è l’idea di una società coesa che si sfalda, è la sfiducia nelle istituzioni collettive che si attizza. Le impronte digitali, infine, accendono risentimento. Pierre Piazza, autore in Francia di una storia della carta d’identità, evoca afghani in cerca d’asilo che si son bruciati le dita, per protestare contro la schedatura.</p>
<p>I tempi d’azione affrettati e concitati, il rifiuto dei vecchi modi - più lenti - di curare le radici del male anziché estirparle: tutto questo mostra che insicurezza e paura sono spesso considerate una soluzione, più che un problema. Son usate e alimentate come uno strumento utile al potere. Sono la fuga nella politica delle emozioni, dell’annuncio declamatorio, del culto totemico di cifre continuamente contraffatte. A partire dal momento in cui, se un bambino ruba una bici, conta più la bici che la storia del bambino, il salto qualitativo è fatto: il salto nei nuovi reati (di accattonaggio o clandestinità); il salto nel sequestro del corpo, tramite biometria. L’habeas corpus, che è la facoltà di disporre del proprio corpo senza che esso sia manomesso o derubato, si perde.</p>
<p>I cittadini alle prese con lo spavento sono comprensibili. Ma la civiltà ha sue ragioni, che l’individuo impaurito non conosce o sottovaluta. Sono ragioni che riguardano anche lui. Il pastore Martin Niemoeller lo rammenta, in una poesia scritta a Sachsenhausen e Dachau, oggi esposta in un manifesto nelle vie di Roma. All’inizio deportano gli zingari, e tu taci. Poi gli ebrei, i sindacalisti, e sempre taci. Alla fine vengono per prender te. Non c’è più nessuno per protestare.</p>
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<title><![CDATA[Dalle stelle alle stalle...]]></title>
<link>http://lexatus.wordpress.com/?p=126</link>
<pubDate>Tue, 01 Jul 2008 05:18:25 +0000</pubDate>
<dc:creator>lexatus</dc:creator>
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Ladrate e giochi sporchi sono all&#8217;ordine del giorno per i ruBentini, ma almeno un tempo le fa]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:center;"><img class="aligncenter" src="http://www.gazzetta.it/Media/Foto/2007/04/02/secco--346x212.jpg" alt="" /></p>
<p>Ladrate e giochi sporchi sono all'ordine del giorno per i ruBentini, ma almeno un tempo le facevano per prendere Zidane, Emerson, Viera, Cannavaro, ... oggi si lotta per prendere Dario Knezevic dal Livorno dopo una guerra di mercato con Cairo del Torino, con quest'ultimo furioso per aver in mano un contratto firmato da Spinelli e deciso a depositarlo in Lega.</p>
<p>Questione di stile anzitutto (che la juve non ha mai avuto) e di importanza del club (che oggi è ai livelli di una neopromossa o poco più).</p>
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<title><![CDATA[CALCIO MERCATO - DE ROSSI ALLA ROMA, VIERI TORNA A BERGAMO]]></title>
<link>http://primapaginacasertana.wordpress.com/?p=2523</link>
<pubDate>Mon, 30 Jun 2008 21:03:26 +0000</pubDate>
<dc:creator>avv. Antonio Gaudiano</dc:creator>
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<description><![CDATA[ 
Si avvicinano i raduni e le squadre della serie A stringono i tempi per mettere a disposizione de]]></description>
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<p class="MsoNormal" style="line-height:normal;text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:12pt;font-family:&#34;"><span style="color:#000000;">Si avvicinano i raduni e le squadre della serie A stringono i tempi per mettere a disposizione dei tecnici rose più complete possibili. In attesa dei colpi di mercato con la C maiuscola, c'é chi si rafforza rinnovando il contratto ai campioni che già ha. E' il caso della Roma e Daniele De Rossi. Il centrocampista <!--more-->giallorosso, assai ambito anche da squadre straniere, ha prolungato il suo contratto fino a giugno 2012. Per un giocatore che potrebbe restare a Roma a vita, un altro che cambia l'ennesima maglia, anche se si tratta di un ritorno: Bobo Vieri é dell'Atalanta, dopo un anno alla Fiorentina. Torna dove esordì in A, stagione '95-'96. Non l'hanno fermato le contestazioni dei tifosi che lo giudicano un ingrato, dopo la parentesi dell'agosto 2006.</span></span></p>
<p>Ora l'Atalanta sta tentando anche di chiudere con il Napoli per Garics. Di segno contrario l'appello dei sostenitori juventini che gridano 'giu' le mani da Iaquintà. L'attaccante potrebbe essere inserito nella trattativa per arrivare ad Aquilani (ma oggi il procuratore del romanista, Franco Zavaglia, ha fatto sapere che il suo assistito pensa di rimanere nella capitale) o Hamisk e loro non gradiscono. Intanto alla Juve approda Dario Knezevic, dal Livorno. Ma c'é una coda polemica con il Torino, che sostiene di aver già depositato in Lega il contratto con il difensore. Solo che, come ha spiegato il presidente del club toscano Spinelli, la firma del croato è solo sul documento in possesso della Juventus, club che ora vorrebbe anche rinforzare l'attacco prendendo Diego Milito dal Saragozza. L'arrivo di Mourinho sulla panchina dell'Inter sembra aver chiuso la porta a Dejan Stankovic. Si parla di un interessamento della Juventus, ma Vinicio Fioranelli, agente del giocatore, nega di aver ricevuto offerte: "Stankovic è un giocatore dell'Inter, con me non ha parlato nessuno. La volontà è quella di rimanere e lui non ha nessuna intenzione di andare via. Offerte dall'Inghilterra? Non abbiamo offerte perché non ne stiamo cercando". Intanto la Samp ha preso in comproprietà il portiere Antonio Mirante, l'anno scorso in prestito alla società blucerchiata. Continua il balletto dei nomi intorno ad Emmanuel Adebayor.</p>
<p>Nella lista dei pretendenti all'attaccante togolese, a Milan e Barcellona si è aggiunto il Chelsea che, secondo il tabloid inglese The Mirror, avrebbe pronta un'offerta da 38 milioni di euro, la più alta per il suo cartellino da quando si parla di un possibile addio all'Arsenal, che per sostituire il togolese prendere 'Oba Oba' Martins dal Newcastle. Aggiunge un altro tassello alla sua squadra il Napoli, che ha ufficializzato l'acquisto di German Denis. Il 26enne attaccante argentino, prelevato dall'Independiente, ha firmato per 5 anni. Piacenza e Catania hanno raggiunto un'intesa di massima per il trasferimento alla società siciliana dell'attaccante Daniele Cacia.</p>
<p>Si attende solo il consenso del giocatore. La Lazio insiste per Zarate, smentisce di volere Domizzi e cerca ancora Amoruso: secondo il presidente della Reggina Lillo Foti (che pensa ancora a Terim come allenatore) è proprio Roma, sponda biancoceleste, la destinazione preferita del suo attaccante. A Bologna sono in arrivo due brasiliani: l'esterno basso Coelho, del Corinthians ma ora in prestito all'Atletico Mineiro, e quello alto Marco Antonio Miranda, ex San Paolo ed ora al Vitoria Bahia.</p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0 0 10pt;"><span style="font-size:12pt;line-height:115%;font-family:&#34;"> ANSA</span></p>
<p> </p>
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<title><![CDATA[L'opposizione anomala]]></title>
<link>http://daleggere.wordpress.com/?p=1002</link>
<pubDate>Sun, 22 Jun 2008 17:29:23 +0000</pubDate>
<dc:creator>mperone</dc:creator>
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<description><![CDATA[22 Giu 08
Barbara Spinelli
Spesso chi ci guarda da fuori dice qualcosa su noi e la nostra storia che]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><em>22 Giu 08</em></p>
<p>Barbara Spinelli</p>
<p>Spesso chi ci guarda da fuori dice qualcosa su noi e la nostra storia che è difficile dire a se stessi e perfino pensare. Di questo nostro terzo occhio possiamo risentirci o esser grati: comunque avremo l’impressione d’ascoltare una non improbabile verità. Nel mezzo d’un attonito imbarazzo un ange passe: un angelo passa, dicono i francesi. Accade nella vita degli individui come delle nazioni, e l’Italia non è l’unica a sperimentarlo. La Francia ha iniziato a scrutare dentro il proprio passato fascista grazie allo storico americano Robert Paxton, nel '66: l’angelo passò e i francesi impararono a vedere nel vasto buio della collaborazione. Chi guarda da fuori non è necessariamente uno straniero: può anche essere un connazionale che riesce a guardare da una certa distanza, che è meno fasciato da bende linguistiche patrie. Così è stato per l'Italia nell'ormai lunga epoca dominata da Berlusconi. La parola che più spesso la definisce è, da anni, «anomalia democratica»: il terzo occhio questo vede, anche quando comprende l’inquietudine della maggioranza che l’ha votata.</p>
<p>Sull’anomalia di Berlusconi molto è stato scritto, negarla è difficile. È anomalo il conflitto d’interessi. È anomalo che un governante controlli tutte le tv private e, se è al potere, anche le pubbliche. È anomala la naturalezza con cui, quando è Premier, cura i propri interessi e fabbrica leggi che gli evitino processi. È anomalo il fatto che continuamente si indaghi su di lui per corruzione, anche di giudici. Visti da fuori, i magistrati non sembrano eversori. Tutto questo non sorprende più molto: l’anomalia è nota ai più. Molto meno si è scritto invece sull’anomalia dell’opposizione: anomalia che crea ripetuto sgomento, in chi ci osserva con quel terzo occhio. Un’opposizione così impaurita di sé, così ansiosa d’apparire dialogante e conciliante, si vede di rado nelle democrazie. L’articolo dell’Economist del 12 giugno è rivelatore perché del tutto privo dei nostri infingimenti, come in passato lo è stato su Berlusconi. Questa volta lo sbigottimento si sposta su Veltroni: anche se il leader dell’opposizione ha scelto uno «stile Westminster» (governo ombra, fair play formale) «non c’è assolutamente nulla di britannico» nella sostanza del suo agire. Un’opposizione all’inglese, scrive l’Economist, non avrebbe esitato a indagare su Schifani - dopo le rivelazioni di Abbate e Travaglio - scoraggiando la sua nomina a presidente del Senato. Non avrebbe esitato a denunciare le bugie sulla cordata italiana pronta a comprare Alitalia in condizioni migliori di Air France. Avrebbe alzato una barriera contro il reato d'immigrazione clandestina, il divieto d’intercettazione per crimini tutt’altro che minori, le leggi che sospendono un enorme numero di processi (compresi i processi a Berlusconi; il processo per le violenze contro i manifestanti al vertice G8 del 2001; il processo sulle morti causate dall'amianto). La militarizzazione delle città crea straordinari consensi di italiani, infine, senza perciò divenire ordinaria.</p>
<p>Questa fatica-riluttanza a opporsi non solo è poco britannica. È poco francese, tedesca, americana. Perché nessuno, in questi Paesi, teme di apparire quel che è: inequivocabilmente oppositore, portato a dire no e a mostrare sempre quella che potrebbe essere l’alternativa al governo presente. Non mancano naturalmente le eccezioni: nell’emergenza alcune scelte sono condivise. Ma sono eccezioni, appunto: i politici sanno che le emergenze fiaccano la democrazia proprio perché aboliscono il conflitto, deturpano i modi di dire, demonizzano l’opposizione, parlamentare o giornalistica. Vogliono presto tornare a dividersi e appena possono lo fanno.</p>
<p>Così si comportano, senz’alcuna remora, i socialisti francesi, i democratici Usa, i conservatori inglesi: quando attaccano o contrattaccano, non si sentono in dovere di spiegare i motivi profondamente torbidi per cui hanno interrotto il dialogo. Non danno a questo opporsi il nome indecoroso di antiriformismo o massimalismo. Non sono accusati dalla stampa di «pura agitazione», di «precipitare nel rivoluzionarismo verbale». Nessuno si sognerebbe di accusare i democratici Usa di antibushismo, o la sinistra francese di antisarkosismo. Sono eccettuati i Paesi con larghe intese: in Germania i socialdemocratici non attaccano la Merkel perché la necessità li ha spinti nella Grosse Koalition. Nessuno dei due la voleva, ma hanno dovuto farla e non vedono l’ora di smettere, e riprendere la classica dialettica fra chi governa assumendosene le responsabilità e chi si oppone preparando il ricambio. In Italia non c’è Grande Coalizione ma una strana invasiva idea del decoro impone il linguaggio da Grande Coalizione.</p>
<p>In Italia si fatica a dare un nome al governo Berlusconi: un regime paradossale che promette sicurezza e lede la rule of law. Che fa ardite leggi finanziarie e sottovaluta la cultura della legalità. Ma ancor più impervio è dare un nome all’opposizione. Il Pd si oppone ma non vuol essere antiberlusconiano, si oppone ma non vuol farlo con la determinazione - peraltro rara - dell’Ulivo. Si oppone nell’impaccio, quasi avesse alle spalle severissime offensive: contro il conflitto d’interessi, contro le leggi ad personam. Nulla di questo è stato fatto eppure s’espande la paura di apparire antiberlusconiani, non nella realtà dei fatti ma nell’immaginario della pubblica chiacchiera.</p>
<p>Il clima nelle ultime ore sembra mutato, ma siccome alcune tendenze restano converrà indagare sulle radici di questo immaginario fatto di timori e fantasmi. Una delle radici è forse nella storia del Pci, evidentemente ancora inconclusa o mal conclusa. Non più comunisti, ormai liberali, gli eredi di Togliatti sono alla ricerca di un’identità introvabile ma una cosa sanno e desiderano: tutto vogliono essere, fuorché sembrare quello che sono stati in passato, cioè oppositori intransigenti. È l’intensità dell’opporsi che giudicano deleteria, molto più dell’ideologia che per decenni la sorresse. Abbandonata l’ideologia anche l’opporsi in sé viene abbandonato, come qualcosa di cui ci si vergogna, che sveglia un fantasma sgradito: il proprio. Scrive Paolo Flores d’Arcais sull’Unità che Veltroni non sa dire sì sì, no no. In realtà non oscilla: ha un rapporto malsano con il no, associandolo al no massimalista detto per mezzo secolo dai comunisti dell’Est e dell’Ovest.</p>
<p>Per la verità prima ancora di cambiar nome i riformatori postcomunisti avevano cambiato linea. Ma la cambiarono nell’economia, più che su Stato di diritto e rule of law. Ricordo i tempi in cui chi si congedava dai totalitarismi, in Est Europa, era affascinato da Pinochet. Pinochet aveva abolito la rule of law, ma aveva scommesso sul capitalismo con notevole successo, e questo piaceva al postcomunismo. Quel che non gli piaceva era ben altro, e gli incuteva panico. Panico di somigliare alle sinistre radicali, figure redivive del proprio passato. Panico, oggi, di fronte a chi fa dura opposizione concentrandosi innanzitutto sulla rule of law (Di Pietro, Bonino). Il discredito che colpisce i girotondi (ma che hanno fatto di sovversivo?) è segno di questa pavidità e del conformismo che secerne. Il confluire di tradizioni democristiane nel Pd non aiuta. Avvinti gli uni agli altri, i finti affratellati pencolano nel vuoto.</p>
<p>I massimi dirigenti del Pd hanno grandi tremori e forse non sarebbe male che cominciassero a parlarne. Altrimenti chi guarda da fuori continuerà a sbigottirsi: più sorpreso da questi tremori, in fondo, che da Berlusconi. Tra l’Italia e le altre democrazie si sta aprendo un baratro più vasto di quello che immaginiamo: non solo tra governanti diversi ma tra oppositori, giornalisti, sindacati diversi. Quasi non ce ne accorgiamo. Non ne usciremo dicendo che siamo così complicati e che nessuno, fuori casa, è in grado di capirci.</p>
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<title><![CDATA[Alessandro Barbano: fumare uno spinello e' come sparare]]></title>
<link>http://hempyreum.wordpress.com/?p=372</link>
<pubDate>Mon, 09 Jun 2008 08:58:57 +0000</pubDate>
<dc:creator>candidus</dc:creator>
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<description><![CDATA[Ogni anno in Italia sono ben quattro milioni le persone che fanno uno di &#8216;cannabis&#8217; e 1 ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignright" style="float:right;margin-left:10px;margin-right:10px;" src="http://img266.imageshack.us/img266/6047/smokinggunmn7.jpg" alt="" width="204" height="240" />Ogni anno 