<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><!-- generator="wordpress.com" -->
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	>

<channel>
	<title>strade-di-firenze &amp;laquo; WordPress.com Tag Feed</title>
	<link>http://wordpress.com/tag/strade-di-firenze/</link>
	<description>Feed of posts on WordPress.com tagged "strade-di-firenze"</description>
	<pubDate>Sun, 12 Oct 2008 10:23:34 +0000</pubDate>

	<generator>http://wordpress.com/tags/</generator>
	<language>en</language>

<item>
<title><![CDATA[Le strade di Firenze - XXIV]]></title>
<link>http://sarmizegetusa.wordpress.com/?p=777</link>
<pubDate>Wed, 08 Oct 2008 00:53:13 +0000</pubDate>
<dc:creator>sarmizegetusa</dc:creator>
<guid>http://sarmizegetusa.it.wordpress.com/2008/10/08/le-strade-di-firenze-xiv-2/</guid>
<description><![CDATA[PONTE SANTA TRINITA (Corriere Fiorentino di domenica 5 ottobre 2008)
&#8220;Se sapessi con certezza ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://maps.google.it/maps?q=ponte+santa+trinita&#38;ie=UTF8&#38;oe=utf-8&#38;client=firefox-a&#38;ll=43.769568,11.248863&#38;spn=0.005509,0.013733&#38;t=h&#38;z=17">PONTE SANTA TRINITA</a> <em>(Corriere Fiorentino di domenica 5 ottobre 2008)</em></p>
<p style="text-align:right;"><em>"Se sapessi con certezza che c'é un uomo che sta venendo a casa mia con il deliberato proposito di farmi del bene, scapperei a gambe levate."<br />
(H.D. Thoreau)</em></p>
<p>Qualcuno esce ancora, la sera, a Firenze? Non è più cosa facile, si sa. Sono così tante e diverse le cose per cui si può venir multati che, forse, è meglio stare in casa. Anche se si esce, è bene farlo per tempo: ormai i locali sono obbligati a chiudere sempre prima, le piazze si svuotano e chi vuole una birra deve magari rivolgersi ai pusher di birre che girano per le piazze con zaini e sacchi refrigerati. Stare fuori, in questa città, è diventata quindi un'operazione complessa. Sempre meno locali possono tenere i tavolini esterni; gli orari di chiusura, abbiamo visto, tendono sempre più a coincidere con l'ora di cena, e anche lo sfruttamento degli spazi pubblici sta diventando sempre più rischioso. E non si pensi di usare le piazze come luogo d'incontro! Siamo forse impazziti? Deve essere l'idea balzana di qualche urbanista medioevale un po' tocco, sopravvissuta non si sa come fino a noi.<br />
L'ultima zona in ordine di tempo ad essere</p>
<p><!--more--><br />
dichiarata off-limits sono i "triangoloni" di Ponte Santa Trinita, ovvero i fronti dei piloni di sostegno. Da tempo immemore, innamorati locali e non si beano di una vista "privata" di Ponte Vecchio e dei Lungarni accampandosi lì sopra per qualche ora. I piloni a base triangolare sono relativamente piatti e abbastanza larghi da ospitare comodamente due persone. Ho scoperto oggi che, nella nuova Firenze che dice "no" al degrado, starci seduti sopra è vietato. Salatissima la multa per coloro che, sbaciucchiandosi lì sopra, evidentemente attentano al decoro cittadino.<br />
Sono forse un po' tardo, infatti mi ci è voluto parecchio per capire il perché di un simile divieto. Sono andato a controllare la storia del ponte, alla ricerca di un indizio. Ho scoperto che fu costruito, in legno, nel 1252, ma crollò dopo soli sette anni, nel 1259, sotto il peso della folla che assisteva a uno spettacolo fluviale. Fu riedificato in pietra, ma cedette sotto la spinta dell piena del 1333, che risparmiò solo il Ponte alle Grazie. La successiva riedificazione terminò nel 1415, ma il ponte crollò di nuovo nel 1557, e un'ultima volta quando i tedeschi lo fecero saltare, il 4 agosto del 1944. Ho pensato quindi di aver capito: siccome Ponte Santa Trinita ogni tanto crolla, si sono voluti tutelare cittadini e turisti dal prossimo disastro.<br />
Certo, però, mi son detto, dal 1557 erano quattrocento anni che reggeva, e l'ultimo crollo fu tutto artificiale: segno che la versione del sedicesimo secolo, opera dall'Ammannati col contributo di Michelangelo, era bella solida. Un attimo dopo, ho capito. E' perché qualcuno potrebbe cascare in Arno. Ci vogliono bene! Non vogliono che noi o, peggio, le nostre fidanzate, caschiamo nel fiume! E allora perché non ampliare quest'opera di prevenzione? Vietiamo l'accesso alle montagne! Alle colline! Ai greppi! Ai muretti! Magari anche alle panchine: conosco un tipo che si fece molto male, cadendo dalla spalliera di una panchina.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Le strade di Firenze - XXIII]]></title>
<link>http://sarmizegetusa.wordpress.com/?p=766</link>
<pubDate>Tue, 30 Sep 2008 22:22:21 +0000</pubDate>
<dc:creator>sarmizegetusa</dc:creator>
<guid>http://sarmizegetusa.it.wordpress.com/2008/10/01/le-strade-di-firenze-xxiii/</guid>
<description><![CDATA[VIA PALAZZUOLO (Corriere Fiorentino di domenica 28 settembre 2008)
Di là d&#8217;Arno. Di qua d]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://maps.google.it/maps?q=via+palazzuolo+firenze&#38;ie=UTF8&#38;oe=utf-8&#38;client=firefox-a&#38;ll=43.773805,11.242082&#38;spn=0.005508,0.013733&#38;t=h&#38;z=17">VIA PALAZZUOLO</a> <em>(Corriere Fiorentino di domenica 28 settembre 2008)</em></p>
<p>Di là d'Arno. Di qua d'Arno. La divisione suscita a volte l'ilarità dei forestieri, probabilmente perché gli appare del tutto futile, o incomprensibile: forse, per loro, dovrebbe esser sufficiente prendere atto dell'Arno, più che delle due parti che esso crea. Al contrario, per il fiorentino, le differenze e le distinzioni tra di là d'Arno e di qua d'Arno sono tante e tali, per temperamento, architettura, vita e spirito delle due città, che neanche vale la pena di stare ad elencarle e spiegarle in questa sede.<br />
C'è però una nuova differenza, più contemporanea di altre, tra il di là d'Arno e il di qua. O meglio, tra il di qua d'Arno che arriva fino a via Palazzuolo, del resto prossima e parallela al fiume, e il resto del centro. E non è che la annetta al di là d'Arno solo perché via Palazzuolo, lunga, stretta e dalle facciate alte, </p>
<p><!--more--><br />
rassomiglia a certe vie della zona di Santo Spirito. E' una questione più sottile. Il centro di Firenze, è sotto gli occhi di tutti, si sta trasformando in una enorme e vana vetrina. Una vetrina, per di più, per nulla originale, in quanto è fatta di marche e catene ben distribuite per l'orbe terraqueo (alcune, addirittura, ne fanno vanto, comunicandoci con placche di pietra o d'ottone che lo stesso identico negozio di borse o spolverini fa bella mostra di sé anche a MILANO - SHANGAI - LONDRA - NEW YORK - DUBAI, eccetera). Se non fosse che alzando il capo spunta a volte una cupola, una guglia, una torre di indiscutibile fiorentinità, passeggiando per diverse vie di qua d'Arno si potrebbe ben pensare di essere a Londra (ma anche ad Arezzo o Pisa, che ormai, nel commercio al dettaglio, la tipicità si è persa chissà dove in favore del brand). Di là d'Arno, o meglio, a partire da via Palazzuolo, questo non succede. Almeno, non succede ancora. Più del fiume stesso, questa via ad esso parallela, costituisce l'argine dell'omologazione più becera, è la linea che divide "il centro di una qualunque città" da "il centro di Firenze". So bene che il centro di Firenze lo si riconosce, e bene, dai monumenti. Ma da qui in poi, capita ancora di percepire quella cosa, che nessun piano regolatore può misurare, che si chiama atmosfera. Da via Palazzuolo, e poi giù oltre l'Arno, si possono ancora scorgere botteghe, negozi e attività che non hanno un direttore commerciale seduto nel suo ufficio di Milano, Londra o Shangai. In questa via si può ancora incrociare qualcuno che passeggia per il gusto di passeggiare e non solo per comprare un paio di scarpe o, nel migliore dei casi, visitare una chiesa e tornarsene in albergo. Addirittura, nella Firenze delle banche, via Palazzuolo sfoggia, quasi con orgoglio, la sede smessa di una banca da tempo chiusa.<br />
Qualche pignolo farà notare che c'è un kebabbaro, in via Palazzuolo: bene, anche quello ha un taglio di bottega, panini impastati e cotti sul posto, carne locale, ben diverso da quelli, globalizzati quanto le vetrine di lusso, coi loro doner surgelati, che come funghi spuntano nel resto del "di qua d'Arno".</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Le strade di Firenze - XXII]]></title>
<link>http://sarmizegetusa.wordpress.com/?p=723</link>
<pubDate>Mon, 22 Sep 2008 11:27:42 +0000</pubDate>
<dc:creator>sarmizegetusa</dc:creator>
<guid>http://sarmizegetusa.it.wordpress.com/2008/09/22/le-strade-di-firenze-xxii/</guid>
<description><![CDATA[VIA DI NOVOLI (Corriere Fiorentino di domenica 21 settembre 2008)
Mi dice un amico: &#8220;Vi viene ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://maps.google.it/maps?q=Via+di+Novoli,+50127+Firenze+Firenze,+Toscana,+Italia&#38;ie=UTF8&#38;oe=utf-8&#38;client=firefox-a&#38;hl=it&#38;cd=1&#38;geocode=FZE7nAIdPDarAA&#38;sll=41.442726,12.392578&#38;sspn=8.563192,14.941406&#38;t=k&#38;z=16">VIA DI NOVOLI</a> <em>(Corriere Fiorentino di domenica 21 settembre 2008)</em></p>
<p>Mi dice un amico: "Vi viene facile, a voi che scrivete, trovare la poesia in San Miniato al Monte, nelle logge del pesce e del grano, o al Duomo, tra le curve e i fraseggi di Arnolfo, Giotto e Brunelleschi!”<br />
“Avesse a andare, quel viziato del poeta,” continua lui protervo, “per la strada che portava da un lato a Peretola, Brozzi, Pistoia, dall'altro a Campi, Prato, e Lucca, addirittura.”<br />
Ci sono andato: è una strada che comincia con uno di quei distributori dove capita, al mattino, di incrociare una vecchia laida in tuta, il trucco sfatto, reduce da chissà cosa, che impreca contro qualcuno che non c'è. Una zona, laggiù dove s'abbozza via di Novoli, dove la periferia non è più neanche un luogo, e un circolo ARCI è un'isola di ragione, nella schizofrenia dell’asfalto e dei cavalcavia.<br />
Una strada dove</p>
<p><!--more--><br />
il chiosco del paninaro ha ancora la decorazione anni ’80, “all’americana,” dove chi esce a portar fuori il cane – ne incontro due – esce in ciabatte, “tanto, chi vuoi che incontri.” Via di Novoli. Ti volti e vedi dei cartelli gialli e minacciosi, con la sentinella stilizzata, che dicono "sorveglianza armata": eppure, quanto contrastano col sonno remissivo dei palazzi dell'Istituto Geografico Militare!<br />
Più giù, nell'angolo con via Baracchini, un glicine senza più le radici, o il fusto, continua ad abbracciare la sua rete: nero, forte di rigor mortis, la stringe ancora. E poi ancora cartelli gialli, altri cartelli militari sull'unico edificio storico in vista, la Villa degli Agli, una piccola fortezza merlata - da che si difende? – residuo di quando addirittura una torre, la famiglia degli Agli, vantava (in tempi, quelli sì, di sorveglianze armate). E poi vecchi edifici senza storia,  ma solidi, condomini sette piani, figli del boom degli anni sessanta, ogni piano quattro terrazzi, ogni palazzo ventotto terrazzi, ognuno una tenda spessa di cotone, verde scura oppure blu.<br />
Qualche passo dopo, sulla destra, la strada fa angolo con via Caduti di Cefalonia: là intorno lo sguardo abbraccia due agenzie interinali e una di prestiti, tre centri estetici, la TIM e la Wind: eccolo, il polso vero della periferia, di un'Italia che ovunque si fa periferia. Periferia generica, tra un Euronics, un'Esselunga e uno Starhotel (ma chi ci viene, a dormire qui, ci si chiede), uguali ovunque, e ancora il palazzo della Regione (ecco chi ci viene: i politici), ampio e dimesso, quasi bianco: Toscana, Lombardia o Puglia? Il dubbio viene.<br />
A toglierlo ci pensa, fatto qualche passo la chiesa di San Donato in Polverosa (ché color terra asciutta erano le tuniche dei suoi agostiniani), una massa solida, severa, di pietra scura, angoli netti, aperture nessuna; un campanile che è una torre di guardia, da abbazia. Una chiesa romanica, abside affreschi e tutto, posta lì, in mezzo agli asfalti, alle polveri, agli eternit, tra agenzie e telefonìe, come a ricordare al passante, poco prima che gli tocchi fronteggiare il cubo e la ciminiera dell’ex stabilimento FIAT, che si trova pur sempre, comunque, a Firenze.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Le strade di Firenze - XXI]]></title>
<link>http://sarmizegetusa.wordpress.com/?p=687</link>
<pubDate>Sun, 14 Sep 2008 22:24:45 +0000</pubDate>
<dc:creator>sarmizegetusa</dc:creator>
<guid>http://sarmizegetusa.it.wordpress.com/2008/09/15/le-strade-di-firenze-xxi/</guid>
<description><![CDATA[VIALE GIOVANNI LUDER (Corriere Fiorentino di domenica 14 settembre 2008)
E’ domenica mattina. Acco]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://maps.google.it/maps?q=viale+luder+firenze&#38;ie=UTF8&#38;oe=utf-8&#38;client=firefox-a&#38;ll=43.801007,11.203909&#38;spn=0.088834,0.154495&#38;t=h&#38;z=13">VIALE GIOVANNI LUDER</a> <em>(Corriere Fiorentino di domenica 14 settembre 2008)</em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;">E’ domenica mattina. Accompagno la mia ragazza a Peretola. E’ l’alba, la strada è sgombra, così arriviamo all’aeroporto in un attimo, e con largo anticipo; sono ventidue euro, spiega il tassista.</p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;">Lì per lì non viene da discuterne, ci sono da celebrare gli addii e poi, undici a testa, insomma, ci si fa meno caso.</p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;">Un’ora più tardi, affrontati il check-in e il gate, mi ritrovo da solo, all’ombra della tettoia esterna dell’aeroporto civile “Amerigo Vespucci” (nome non casuale, ché proprio a Peretola nacque il Vespucci). Un tassista mi guarda con aria interrogativa. “No, ventidue euro non te li do,” dico tra me, “che tanto Firenze è piccola e far due passi mi farà solo bene.”</p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;">Mi avvio a piedi, sottovalutando i sette chilometri che dividono l’aeroporto dal centro di Firenze, lungo il viale intitolato a Giovanni Luder, il primo fiorentino, anzi, il primo nel Granducato, a volare nei cieli della città.</p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;">“Due secoli fa il panorama da queste parti era senz’altro più </p>
<p><!--more--><br />
ameno,” mi dico, immaginando campi o forse addirittura boschi al posto dell’aeroporto, dei suoi cartelloni pubblicitari vuoti (nessuno vuole mettere le sue pubblicità qua?), delle grosse “C” di cemento che a loro volta sorreggono pannelli pubblicitari, rotanti e anch’essi vuoti.</p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;">La scritta bianco sporco “Aeroporto” si mischia al cielo che da quelle parti è sempre grigio. Mi volto e riprendo a camminare. Intorno, prefabbricati grigi, bigi, giallini, mesti, sciapi, lasciano all’uccello grasso di Botero il compito improbo di ravvivare l’intera zona.</p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;">In un’aiuola, un cespuglio di rose bianche (chi le ha piantate?) danno l’idea di un cespo di cicuta; poco più in là un cerchione si annerisce nell’erba, mentre sul muro del sottopasso fanno capolino gli arancioni e i gialli fluorescenti dei manifesti dei circhi, lasciati lì a sbiadire, a brandelli.</p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;">Non è fatta per i pedoni, via Giovanni Luder.</p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;">Non c’è nessuno all’orizzonte, in nessuna direzione; anzi, gli automobilisti che passano mi guardano straniti, si voltano proprio a osservarmi, mi seguono per quanto lo consente loro la traiettoria, qualcuno addirittura pare volersi soffermare, come a chiedermi dove ho lasciato la macchina in panne, o cosa stia mai cercando, là.</p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;">Mi passa un aereo sul capo. Vicino, vicinissimo: grasso, di metallo, pare imparentato con la statua vista poco prima; solo, ad ali spiegate. Non faccio neanche troppo caso al boato, che già il traffico ha cominciato a montare, e percepito da vicino, senza marciapiede, è assordante.</p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;">Ci vogliono motivi gravi, perché un pedone venga in via Giovanni Luder, penso, fissando lo sguardo su un mazzo di fiori, più in là, oltre il sottopasso, legato col fil di ferro a un pilone. E’ rigido e resiste, lì in mezzo al nulla: pare mummificato dallo smog o dalle piogge acide. Sono fiori di plastica, invece, i cui colori sgargianti una patina di polvere e fumi di scarico ha reso lividi di porpora, antracite, rame, violetto e petrolio, colori in fin dei conti più adatti, penso, a celebrare un ignoto lutto.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Vanni]]></title>
<link>http://sarmizegetusa.wordpress.com/?p=505</link>
<pubDate>Mon, 11 Aug 2008 05:39:08 +0000</pubDate>
<dc:creator>sarmizegetusa</dc:creator>
<guid>http://sarmizegetusa.it.wordpress.com/2008/08/11/vanni/</guid>
<description><![CDATA[È all&#8217;estero.
(Tornerò ad aggiornare il blog da lunedì 25 agosto; i personaggi precari del ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>È all'estero.</p>
<p><em>(Tornerò ad aggiornare il blog da lunedì 25 agosto; i personaggi precari del Corriere e le strade di Firenze tornano nella medesima settimana.</em></p>
<p><em>Il 30 agosto sarò ospite di Stereonotte, su Radio1.<br />
</em></p>
<p><em>Segnalo infine <a href="http://www.retididedalus.it/Archivi/2008/estate/LETTURE/vanni.htm"><strong>questo bell'articolo</strong></a> di Marco Simonelli su di me e sui miei libri, per Reti di Dedalus.) </em></p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[comunicazione di servizio]]></title>
<link>http://sarmizegetusa.wordpress.com/?p=482</link>
<pubDate>Tue, 05 Aug 2008 16:25:44 +0000</pubDate>
<dc:creator>sarmizegetusa</dc:creator>
<guid>http://sarmizegetusa.it.wordpress.com/2008/08/05/comunicazione-di-servizio-30/</guid>
<description><![CDATA[Segnalo una mia lunga intervista su ViaRoma100 a firma Nicola Secciani
Il 9 agosto alle 18:00, sulla]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Segnalo una mia lunga <a href="http://www.viaroma100.net/notizia.php?id=15621&#38;type=&#38;id_sez=12">intervista su ViaRoma100</a> a firma Nicola Secciani</p>
<p>Il 9 agosto alle 18:00, sulla terrazza del bagno Eugenia di Lido di Camaiore, presentazione de "Gli interessi in comune".</p>
<p>Nota:<em> "le strade di Firenze" torna a fine agosto.</em></p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[comunicazione di servizio]]></title>
<link>http://sarmizegetusa.wordpress.com/?p=460</link>
<pubDate>Tue, 29 Jul 2008 23:49:59 +0000</pubDate>
<dc:creator>sarmizegetusa</dc:creator>
<guid>http://sarmizegetusa.it.wordpress.com/2008/07/30/comunicazione-di-servizio-28/</guid>
<description><![CDATA[Segnalo questa bella intervista di Antonella Lattanzi per Kult, su &#8220;Gli interessi in comune]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Segnalo <strong><a href="http://www.kultunderground.org/articoli.asp?art=1029">questa bella intervista</a></strong> di Antonella Lattanzi per Kult, su "Gli interessi in comune" e sul mio lavoro letterario in generale. </p>
<p><em>La strada di Firenze (via di Novoli) è rimandata alla prossima settimana, causa edizione estiva del giornale.</p>
<p>Prossima presentazione del libro, sabato 2 agosto a Borgo San Lorenzo, presenta Johnny Tagliaferri.</em></p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Le strade di Firenze - XX]]></title>
<link>http://sarmizegetusa.wordpress.com/?p=407</link>
<pubDate>Tue, 22 Jul 2008 01:21:00 +0000</pubDate>
<dc:creator>sarmizegetusa</dc:creator>
<guid>http://sarmizegetusa.it.wordpress.com/2008/07/22/le-strade-di-firenze-xx/</guid>
<description><![CDATA[PIAZZA DEL DUOMO (Corriere Fiorentino di domenica 20 luglio 2008)
- Bada chi c&#8217;è! Andrea!
- O]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://maps.google.it/maps?f=q&#38;hl=it&#38;geocode=&#38;q=piazza+del+duomo,+firenze&#38;sll=43.7231,10.3964&#38;sspn=0.01084,0.018625&#38;ie=UTF8&#38;ll=43.773461,11.255225&#38;spn=0.002708,0.004656&#38;t=h&#38;z=18">PIAZZA DEL DUOMO</a> <em>(Corriere Fiorentino di domenica 20 luglio 2008)</em></p>
<p>- Bada chi c'è! Andrea!<br />
- Oh, ciao Arnolfo.<br />
- Che tu fai ancora a Firenze, con questo caldo, poi!<br />
- Eh, c'ho ancora due esami da dare...<br />
- Tu devi essere l'unico pisano che è venuto a fare ingegneria a Firenze...<br />
- Se conoscessi i miei, non ti sembrerebbe strano! Anche se i corsi sono finiti, preferisco stare qui, tanto ormai son più fiorentino che pisano.<br />
- Dai, facciamo due passi, si va a prendere un caffé.<br />
- D'accordo. Bello eh?<br />
- Icché?<br />
- Dico, bello il Duomo, eh?<br />
- Il Duomo è sempre il Duomo.<br />
- Chissà cosa poteva pensare un contadino medievale, quando veniva qui, alzava gli occhi e…<br />
- Intendi un contadino rinascimentale?<br />
- Si, vabbè, insomma, dicevo: chissà cosa pensava un contadino rinascimentale, quando veniva qui, che so, per il mercato, alzava gli occhi e</p>
<p><!--more--><br />
vedeva questa facciata. Probabilmente che era stata posata qui da Dio in persona.<br />
- Non pensava proprio nulla, perché la facciata non c’era.<br />
- Come?<br />
- Vien via! Abiti a Firenze da quanto? Sei anni? E non sai che la facciata è recente? Faresti meglio a tornare a Pisa!<br />
- Non ci credo.<br />
- La fece un tale De Fabris, tra il 1871 e il 1887. Prima era sgombra, tipo San Lorenzo. Oh! Che ti prende?<br />
- No... E' che sono sconvolto. Tipo sindrome di Stendhal, ma all’incontrario. Vedi... Come dire... Molto, dell’appartenenza a Firenze che mi ero costruito, ruotava intorno al Duomo.<br />
- Non ti capisco, ma ti consolo: secondo alcuni esisteva una facciata incompiuta, nel ‘300. Sai che nel museo sono conservati molti frammenti...<br />
- Non mi basta! Vedi, io mi ero in qualche modo trapiantato legandomi emotivamente con il passato fiorentino, e per di più convincendomi che il Duomo di Firenze era meglio di quello di Pisa!<br />
- Ma è meglio!<br />
- Ma cosa, "meglio"? Se è una patacca!<br />
- Eh, ma noi abbiamo il Campanile di Giotto!<br />
- Sai cosa sarà! Il campanile del nostro è la Torre di Pisa!<br />
- Questo è vero. Ma la cupola del Brunelleschi non ce l’avete.<br />
- Uhm… No, non mi basta. Non puoi capire, mi è morto qualcosa dentro. Mi dovrò rivolgere altrove...<br />
- In che senso?<br />
- Non lo so, sviluppare un legame con un altro monumento, un'altra chiesa... Magari Santa Croce...<br />
- Guarda che...<br />
- Non me lo dire!<br />
- Te lo devo dire. Anche la facciata di Santa Croce è del diciannovesimo secolo. Mi sa che ti toccherà rivolgerti a Santa Maria Novella...<br />
- No, mi fa venire in mente quando vado a prendere il treno.<br />
- Palazzo Vecchio! Meglio di così.<br />
- Peggio che mai, mi fa venire in mente il Cioni!<br />
- San Miniato al Monte! E' bella di nulla!<br />
- Troppo lontana.<br />
- Certo che sei incontentabile... Santo Spirito!<br />
- Ecco, Santo Spirito, magari... Chissà cosa pensava un contadino rinascimentale quando alzava gli occhi e vedeva la facciata di Santo Spirito!<br />
- Mah, magari nulla... Anche se è bellissima non è che sia impressionante...<br />
- Lo vedi? Mi toccherà tornare a Pisa.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Le strade di Firenze - XIX]]></title>
<link>http://sarmizegetusa.wordpress.com/?p=355</link>
<pubDate>Wed, 09 Jul 2008 08:31:20 +0000</pubDate>
<dc:creator>sarmizegetusa</dc:creator>
<guid>http://sarmizegetusa.it.wordpress.com/2008/07/09/le-strade-di-firenze-xix/</guid>
<description><![CDATA[PIAZZA SAN FIRENZE (Corriere Fiorentino di domenica 6 luglio 2008)
D’estate, è ben noto, Firenze ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://maps.google.it/maps?q=piazza+san+firenze&#38;ie=UTF8&#38;oe=utf-8&#38;client=firefox-a&#38;ll=43.769932,11.259018&#38;spn=0.002487,0.004699&#38;t=k&#38;z=18">PIAZZA SAN FIRENZE</a> <em>(Corriere Fiorentino di domenica 6 luglio 2008)</em></p>
<p>D’estate, è ben noto, Firenze si trasforma in una conca ribollente. Pare incredibile, ma accadeva anche prima del riscaldamento globale: in centro l’aria si incarognisce, le pietre ne fanno proprio il calore e paiono renderlo moltiplicato; allo stesso tempo, le bottiglie d’acqua salgono anche a due euro e cinquanta in certi esercizi. I turisti smettono l’entusiasmo primaverile per trasformarsi in povere figure sudate e ingobbite dagli zaini, che si trascinano in infradito tra questo e quel monumento. La conca è pure mortale: non tutti sanno che circa ottomila morti all'anno – il doppio di quelli causati dagli incidenti stradali – sono attribuibili al livello delle polveri sottili delle maggiori città, livello riguardo il quale Firenze è sempre stata parecchio competitiva.<br />
Se d’inverno l’insidia è nascosta e quasi non ci si fa caso, </p>
<p><!--more--><br />
d’estate il caldo fa stagnare i veleni, quasi vi fosse un’alleanza nefasta tra le due forze. Di questa fornace che impedisce il respiro e devasta il corpo e gli animi, il centro è sicuramente Piazza San Firenze. Benché sede di edifici di pregio sublime, quali l’impeccabilmente fiorentino Palazzo Gondi di Giuliano da Sangallo e il Bargello – palazzo prima e carcere poi – di Lapo Tedesco, San Firenze è una piazza ostile: imbruttita da cinque file di parcheggi per motorini, oltre che da una schiera di bancarelle prive di interesse, pare il luogo ideale per fermarsi, imprecare contro il caldo e l’aria cattiva, e subito ripartire verso una zona meno malevola.<br />
Non che di notte sia meglio: il tribunale, ospitato da due chiese gemelle di epoca barocca, assume con l’ombra connotati da incubo. Tra angioletti sospesi che paiono pronti a cascare sul malcapitato passante, trombettieri ormai senza faccia, statue con gli occhi tanto gonfi da far sospettare un’afflizione incurabile alla tiroide, l’edificio  impone nel visitatore una fuga immediata verso zone più gradevoli: Santa Croce, gli Uffizi, oppure il Duomo.<br />
E infatti, tanto di giorno quanto di notte, in pochi si trattengono in San Firenze. La sosta massima è rappresentata da cinque minuti su uno scalino, e la piazza è il luogo dove più spesso il fiorentino incontra persone alla ricerca di indicazioni: persone che vogliono andare altrove.<br />
Eppure le antiche cronache parlano di una bella piazza, più volte citata dai grandi del passato. Un tempo vi si affacciavano due chiese: quella di Sant'Apollinare, fondata nel sesto secolo dai bizantini e distrutta nel seicento, e quella di San Fiorenzo, proprio colui il cui nome distorto dà il nome alla piazza; la prima si trovava sotto l'attuale cappella di San Filippo Neri, mentre l'altra era sul lato opposto e fu distrutta per far posto alla piazza stessa. Ad esser superstiziosi si potrebbe immaginare che siano forse queste chiese rase al suolo, oppure il rancore dei torturati nelle segrete del Bargello, ad ammantare di insofferenza e fastidio una piazza che in qualunque altra città sarebbe certo additata come luogo quantomeno ameno, e sarebbe certamente centro di aggregazione e incontro.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Le strade di Firenze - XVIII]]></title>
<link>http://sarmizegetusa.wordpress.com/?p=349</link>
<pubDate>Mon, 30 Jun 2008 17:20:58 +0000</pubDate>
<dc:creator>sarmizegetusa</dc:creator>
<guid>http://sarmizegetusa.it.wordpress.com/2008/06/30/le-strade-di-firenze-xviii/</guid>
<description><![CDATA[VIA DEI CERCHI (Corriere Fiorentino di domenica 29 giugno 2008)
Ciascun che de la bella insegna port]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://maps.google.it/maps?f=q&#38;hl=it&#38;geocode=&#38;q=Firenze,+via+de%27cerchi&#38;sll=43.770706,11.256909&#38;sspn=0.005477,0.009398&#38;ie=UTF8&#38;ll=43.770865,11.256126&#38;spn=0.002739,0.004699&#38;t=h&#38;z=18">VIA DEI CERCHI</a> <em>(Corriere Fiorentino di domenica 29 giugno 2008)</em></p>
<p style="text-align:right;"><em>Ciascun che de la bella insegna porta<br />
del gran barone…<br />
(Par., XVI 127-132)</em></p>
<p style="text-align:right;"><em>“Ed avea Galigaio<br />
dorata in casa sua già l'elsa e il pome”</em><br />
<em>(Par., XVII 101-102)</em></p>
<p>Mi chiamo Anteo, sono un pensionato. Fin dalla più tenera infanzia ebbi la passione per le cose antiche e tradizionali; se poi riguardavano Firenze, meglio. Questa passione per la Firenze vecchia mi portò prima a lavorare per trent’anni per il Ministero dei Beni Culturali, a Roma, e poi, tornato “in patria”, mi ha portato a scegliaere di abitare in centro, nonostante gli svariati disagi e i troppi turisti. Si capisce che mi nutro quasi esclusivamente di trippa e lampredotto. Ai tempi, uno dei migliori lampredotti si mangiava in piazza dei Cimatori, alla quale si arriva passando da via dei Cerchi. Poi il banchetto cambiò gestione, ma rimase una buona ragione per traversare via dei Cerchi: un’osteria, tutta gestita da donne gentili ed energiche, che</p>
<p><!--more--><br />
paiono uscite da un’inesistente film di Almodovar di ambientazione toscana; vi si gusta un panino al lampredotto di tutto rispetto, magari non possente come quello del Porcellino o di Sant’Ambrogio, ma tuttavia equilibrato, sapido e di ottimo prezzo. Per chi ama le vestigia più antiche di Firenze, non solo a livello culinario ma anche dal punto di vista architettonico, passare in via dei Cerchi, che già dal Corso accoglie con due antiche croci rosse su marmo, è insieme un piacere e una sofferenza. Piacere, perché in questa strada - intitolata alla famiglia dei Cerchi, venuti dalle campagne della val di Sieve e divenuti ricchissimi in breve tempo, pare più per astuzia che per onestà - come altre nel cosiddetto “quartiere dello scandalo”, conta un numero impressionante di edifici due e trecenteschi (e ben due placche con citazioni dantesche, entrambe dal Paradiso: quella dedicata ai Della Bella e quella sui Galigai). C’è la stessa torre dei Cerchi, nata dall'unione di più case-torri, la quale fu teatro dei sanguinosi scontri tra Cerchi e Donati, che diedero poi origine alla divisione tra guelfi bianchi e guelfi neri nel primo Trecento, le tre torri dei Galigai (il nome dei Galigai significava nella Firenze medievale “conciatore di pelli,” anche se le torri in questioni appartenevano a una famiglia che si chiamava proprio in quel modo), palazzo Giugni, e tutto un succedersi d’archi e strutture trecentesche riportate alla luce dopo lo scempio del diciottesimo e diciannovesimo secolo. Perché come dicevo, via dei Cerchi è una gioia ma anche una sofferenza: tocca vedere quella che era la loggia dei Cerchi oggi assurdamente murata, violentata nella trasformazione in edificio; tocca veder le mensole del palazzo Giugni steccate di ferro, come gambe rotte, tenute insieme da una, due o anche tre fasce metalliche; e anche sui lavori di ristrutturazione e consolidamento iniziati nel 1988 sul palazzo dei Cerchi si potrebbe discutere parecchio. A volte è più il piacere, altre la sofferenza: in questo modo ogni giorno decido se mangiare il lampredotto per strada, oppure al chiuso dell’osteria.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Le strade di Firenze - XVII]]></title>
<link>http://sarmizegetusa.wordpress.com/?p=338</link>
<pubDate>Tue, 24 Jun 2008 14:02:19 +0000</pubDate>
<dc:creator>sarmizegetusa</dc:creator>
<guid>http://sarmizegetusa.it.wordpress.com/2008/06/24/le-strade-di-firenze-xvii/</guid>
<description><![CDATA[VIA FAENZA (Corriere Fiorentino di domenica 22 giugno 2008)
Mi chiamo Lindsay, ho ventisei anni e ve]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://maps.google.it/maps?q=via+faenza&#38;ie=UTF8&#38;oe=utf-8&#38;client=firefox-a&#38;ll=43.777121,11.251438&#38;spn=0.010954,0.018797&#38;t=h&#38;z=16">VIA FAENZA</a> <em>(Corriere Fiorentino di domenica 22 giugno 2008)</em></p>
<p>Mi chiamo Lindsay, ho ventisei anni e vengo da Charlotte, Carolina del Nord: tre volte ho alloggiato a Firenze e tre volte è stato in via Faenza.<br />
La prima volta avevo diciotto anni e uno zaino da alpinista. La mia era la “vacanza in Europa” che spesso si fa prima del college, e Firenze non era che una delle molte tappe di un viaggio pianificato più come un’abbuffata di mete che come una vera vacanza. Arrivai di notte, e non ci fu verso di trovare un ostello: i pochi che c’erano non rispondevano al telefono, oppure erano pieni o ancora avevano assurdi coprifuoco. Finii in via Faenza, e anche lì l’ostello era completo: sfinita per il troppo girare finii per posare lo zaino in un hotel a una stella, scelto a caso tra i ventidue che affollano i lati del primo tratto della via. Sarei rimasta solo due notti, compresa quella dell’arrivo, sicchè via Faenza mi restò nel ricordo più di un David visto di sfuggita o di un Ponte Vecchio tanto pieno di gente da farti temere il crollo. Via Faenza è un budello che</p>
<p><!--more--><br />
a seconda dei gusti può essere definito decadente oppure immondo, e certamente, scoprii più tardi, compete per il trofeo di strada meno profumata di Firenze: tuttavia mi fu chiaro fin dall’inizio che non era solo una di quelle “strade vicino alla stazione”, comuni a tutte le città, dove gli alberghi a basso costo si alternano ai call center e agli empori. La via nascondeva qualcosa di segreto, protetto con dignità dimessa, e insieme pareva schernirmi; tutto questo mi fece tornare lì quando, tre anni più tardi, decisi di visitare Firenze con più tempo e voglia, restando tre mesi per studiarne l’arte e la storia, per provare a capirla. E così, in questa seconda visita, affittai una stanza lì, per scelta. La via mi svelò alcuni dei suoi segreti: tra un kebab e un ristorante scoprii la Chiesa di san Iacopo in Campo Corbolini, detta Chiesa dei Cancelli, appartenente ai cavalieri Gerosolimitani; scoprii che prima di essere la strada degli alberghi a poche o pochissime stelle fu strada dei tipografi, ospitando il primo tipografo della storia cittadina, Bernardo Cennini, e poi gli stampatori Barbera, Niccolai, Civelli, Nerbini; seppi del poeta Alfonso de Lamartine, che definì l’Italia “terra de’ morti” e gli italiani “uomini nati vecchi sotto un sole invecchiato”, e per questo fu sfidato a duello e ferito dal rivoluzionario Gabriele Pepe; e di certe suore vallombrosane, che il pittore gotico Buonamico Buffalmacco riempiva di scherzi di ogni genere quando uscivano nella via.<br />
Sono stata per la terza volta in Italia l’anno scorso. Ero ormai talmente affezionata a via Faenza, dove naturalmente alloggiai quando mi trovai a Firenze, che volli andare proprio a Faenza. Trovai molta ceramica e una bella piazza, e proprio lì un’anziana mi spiegò che se c’è una via a Firenze che s’ispira alla città, quella è via Faentina, e non la mia via Faenza: l’ultimo dei segreti della via era il nome, che scoprii venire dalle “donne di Faenza,” proprio quelle monache vallombrosane, chiamate così in quanto seguaci della badessa Umiltà da Faenza, che da Buffalmacco subivano burle e sberleffi.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Le strade di Firenze - XVI]]></title>
<link>http://sarmizegetusa.wordpress.com/?p=321</link>
<pubDate>Mon, 16 Jun 2008 14:28:10 +0000</pubDate>
<dc:creator>sarmizegetusa</dc:creator>
<guid>http://sarmizegetusa.it.wordpress.com/2008/06/16/le-strade-di-firenze-xvi/</guid>
<description><![CDATA[PIAZZA SAVONAROLA (Corriere Fiorentino di domenica 15 giugno 2008)
Esistono strade, o piazze, che ha]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div id="l4jz" style="text-align:left;"><a href="http://maps.google.it/maps?f=q&#38;hl=it&#38;geocode=&#38;q=piazza+savonarola,+firenze&#38;sll=43.796376,11.259785&#38;sspn=0.051669,0.10643&#38;ie=UTF8&#38;ll=43.782052,11.266828&#38;spn=0.001615,0.003326&#38;t=h&#38;z=18">PIAZZA SAVONAROLA</a> <em>(Corriere Fiorentino di domenica 15 giugno 2008)</em></div>
<p>Esistono strade, o piazze, che hanno per le rispettive città la medesima funzione che l'incarnato svolge nelle persone: pur non costituendo il tratto più importante, un'occhiata veloce è sufficiente per avere una diagnosi superficiale ma in genere piuttosto affidabile. A Firenze, questa funzione è svolta da piazza Savonarola, abbastanza lontana dal centro per essere fuori dall'itinerario, anche casuale, di qualunque turista, eppure abbastanza vicina da non essere in alcun modo periferia. Piazza Savonarola di giorno dorme. Al tempo della mia infanzia era uno dei luoghi principi per il trastullo dei bimbi, e frotte di nonne, mamme e fanciulli la popolavano, le nonne avvicendandosi sulle panchine, le mamme sgolandosi a chiamare i figli e mollando scapaccioni, i bambini cercando pervicacemente le zone d'aiuola dove sporcarsi venisse loro più facile. Oggi, fotografata in un sabato pomeriggio qualunque, piazza Savonarola presenta poche sparute</p>
<p><!--more--><br />
presenze: due senegalesi si distendono sul muretto-panchina per riposare da una giornata di vendite e di nascondino coi vigili del centro; tre badanti accompagnano altrettante anziane; una signora sulla sessantina si dedica alle parole crociate; un vecchio, i gomiti sulle ginocchia, fissa di fronte a sé il nulla. Così la piazza  racconta come è cambiata, in venti o trent'anni, la popolazione cittadina.<br />
Non so come fosse di sera, venti o trent'anni fa, dal momento che ero bambino: certo è che oggi, quando vedo la bolgia di adolescenti che scendono dai motorini o dalle auto, con scarpe dorate o argentate, bermuda o jeans con scritte stampate sulle chiappe, polo nere o rosa, capelli rasati o con le frange sugli occhi, capisco che per quanto  giovane sono già in quella fase funesta in cui si guardano i ragazzi e si pensa: "ma come son vestiti questi?"<br />
Non so cosa pensi il Savonarola, immortalato in posa ammonitrice nella statua imposta alla città dallo scultore Enrico Pazzi (già autore del Dante di piazza Santa Croce, pretendeva mettere quel Savonarola in piazza della Signoria), di un simile sfoggio di griffe e Nike silver e frangette e Mini Cooper e scooter: probabilmente vorrebbe poter scendere dal piedistallo per prenderli tutti a pedate nel sedere (e probabilmente ne buscherebbe pure, e finirebbe appeso al chioschetto, che i ragazzini della piazza son parecchi e paiono pure piuttosto aggressivi).<br />
Basta fare un giro di giorno o di sera, e quale che sia la fauna che vi si incontra si capirà di essere non tanto nella Firenze della storia e del mito, quanto in una città piuttosto ricca ma un poco decadente, con molti anziani, molti immigrati e molti abiti costosi addosso ai ragazzi. Lo studio liberty di Rinaldo Carnielo, lì accanto, dà il polso del momento per quanto riguarda l'arte, quella che si fa, non quella che si ammira: il figlio lo aveva donato alla città chiedendo espressamente che il piano terra divenisse museo e il resto fosse adibito a studi per artisti. Nessun artista vi ha uno studio, e il cartello dei lavori sulla facciata ha la data di ultimazione coperta da una pecetta.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Le strade di Firenze - XV]]></title>
<link>http://sarmizegetusa.wordpress.com/?p=304</link>
<pubDate>Mon, 09 Jun 2008 16:03:58 +0000</pubDate>
<dc:creator>sarmizegetusa</dc:creator>
<guid>http://sarmizegetusa.it.wordpress.com/2008/06/09/le-strade-di-firenze-xv/</guid>
<description><![CDATA[VIA MAFFIA (Corriere Fiorentino di domenica 8 giugno 2008)
Via Maffia si profilava da un lato vuota ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://maps.google.it/maps?f=q&#38;hl=it&#38;geocode=&#38;q=via+maffia,+firenze&#38;sll=41.442726,12.392578&#38;sspn=14.054772,25.576172&#38;ie=UTF8&#38;ll=43.767638,11.246653&#38;spn=0.003308,0.006244&#38;t=h&#38;z=17">VIA MAFFIA</a> <em>(Corriere Fiorentino di domenica 8 giugno 2008)</em></p>
<p style="text-align:right;"><em>Via Maffia si profilava da un lato vuota come un rifugio per assassini, dall'altro murata, chiusa, ma arresa come una conchiglia fiorita.<br />
(Sergio Nelli)</em></p>
<p>Una sera, recandomi a cena da un amico che vive in via Maffia, vidi, di fronte al portone che chiude quella strada, una coppia. Lui supplicava, con vasto repertorio di artifizi gestuali e dialettici, di salire. La ragazza si smarcó rapida, e dopo un bacio appena soffiato gli chiuse sul muso il pesante portone. L'amico mi aveva giá aperto il suo, di portone, ma non potei fare a meno di guardare il ragazzo girarsi e percorrere a ritroso, per tutta la sua lunghezza, la via.<br />
Non sono frequenti, a Firenze, le strade senza sbocco. Il centro pare pensato come un complesso ornamento, una trina nella quale ogni elemento si lega agli altri e degli altri é presagio o séguito. Per questo, via Maffia dá a chi si trovi a percorrerla l'impressione di un arto mozzato: il portone che ne sancisce la fine é una cicatrice, un moncone. Tuttavia, forse proprio per </p>
<p><!--more--><br />
quel principio d'armonia a cui non si riesce a sfuggire fino in fondo, anche via Maffía offre uno sfogo, una possibilitá di fuga, in quella via sant'Agostino che la incrocia, in una perpendicolare lievemente convessa, e di fatto la divide in due diverse strade, affatto differenti.<br />
Immaginiamo di fuggire da via Maffia, viandanti casuali sgomenti per l'improvviso portone, che ci nega lo sbocco in chissá quale corte, viuzza o porticato. Immaginiamo di voltargli le spalle e scappare, ignorando via sant'Agostino e correre a diritto, fino a via di Santo Spirito. Nel primo tratto della nostra corsa, forse, non ci accorgeremmo del particolare carattere dell'ultimo tratto della via, nel quale i portoni di servizio, che ricordano quelli delle botteghe dei falegnami, e l'estro di alcuni abitanti – al 58 il nome della famiglia che vi abita é scritto con tubi di rame, al 37 la porta é ornata da uno stemma con due chiavi unite da un nastro – danno vita a un'atmosfera piú da borgo che da cittá. Di certo, peró, non importa quanto poco saremmo attenti, giunti alla seconda metá di via Maffia, non potremo non essere inebriati dal suo malinconico susseguirsi di gialli. Il giallo senape della scuola, quello crema del palazzo di fronte e il giallo cera di quello subito successivo; il giallo sbiadito del consolato yemenita, quello marcio degli alloggi dal 20 al 16 rosso, il giallino quasi impercettibile del 5 e del 7, e quello antico, sciupato ma in qualche modo nobile del numero 1. Sará comunque una fuga sicura, quella lungo i gialli, lungo via Maffia, per cagione di un altro suo tratto definitorio: l'assenza totale di passanti. Solo chi ha per obiettivo la via stessa, o sta vagando del tutto privo di obiettivi, ne percorre infatti il bel lastricato, ed é di solito lesto a sfuggirle, conservando tuttavia per essa un vago affetto, quasi la via ispirasse un senso di comunanza tra la sua condizione e quella dell'essere uomini, ogni giorno mutilati, tesi a sbiadire verso a un finale mai glorioso.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Le strade di Firenze - XIV]]></title>
<link>http://sarmizegetusa.wordpress.com/?p=292</link>
<pubDate>Tue, 03 Jun 2008 00:45:52 +0000</pubDate>
<dc:creator>sarmizegetusa</dc:creator>
<guid>http://sarmizegetusa.it.wordpress.com/2008/06/03/le-strade-di-firenze-xiv/</guid>
<description><![CDATA[PIAZZA DELLA REPUBBLICA (Corriere Fiorentino di domenica 1 giugno 2008)
Domenica ore sei,
tutti si d]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://maps.google.it/maps?f=q&#38;hl=it&#38;geocode=&#38;q=piazza+della+repubblica,+firenze&#38;sll=45.478807,9.197099&#38;sspn=0.010261,0.020084&#38;ie=UTF8&#38;ll=43.771504,11.254077&#38;spn=0.002642,0.005021&#38;t=h&#38;z=18">PIAZZA DELLA REPUBBLICA</a> <em>(Corriere Fiorentino di domenica 1 giugno 2008)</em></p>
<p style="text-align:right;"><em>Domenica ore sei,<br />
tutti si danno del lei<br />
intorno ai tavolini,<br />
piccolini e sudicini<br />
dei noiosi caffè.<br />
Piazza Vittorio,<br />
piazza rottorio...<br />
piazza de'letterati<br />
che dicon male di tutti<br />
sotto gli occhi di tutti.</em></p>
<p style="text-align:right;"><em>(G. Papini)</em></p>
<p>Mi chiamo Adamo, vivo in piazza della Repubblica. Sono vecchio. Non così anziano da aver visto piazza della Repubblica quando si chiamava Mercato Vecchio, ma abbastanza per aver conosciuto persone che la chiamavano ancora "Piazza Vittorio" e che ricordavano le discussioni animate dei futuristi. I tavolini, oggi, sono piuttosto puliti, e i letterati sono stati sostituiti dal popolo dei compratori di scarpe, ma per il resto le parole del Papini descrivono bene l'atmosfera della piazza. Un'atmosfera noiosa che si scontra quotidianamente col dato oggettivo che la vuole centro di Firenze. Da sempre questo centro è un parcheggio per passanti, oggi più di prima con la scomparsa dei circoli letterari. Mi direte: ma ci sono gli artisti di strada. Vi risponderò: </p>
<p><!--more--><br />
che artista di strada è quello delimitato, immatricolato, autorizzato?<br />
Una volta, erano le due del mattino, colto dall'insonnia tenace che mi affligge dal '73, scesi in piazza alla ricerca di un bicchiere. Bar aperti non ce n'erano, ma sul gradino della Colonna dell'Abbondanza tre personaggi suonavano i loro strumenti. Diversi e insieme omogenei come il trio di musici di Picasso, si capiva che si erano trovati per caso, e dopo qualche accordo avevano trovato una linea comune in una melodia malinconica, di sapore vagamente argentino. Non feci in tempo ad accostarmi al piccolo pubblico che si era formato, nel deserto della piazza, attorno a quelle note basse e dolenti, che per volume non superavano una chiacchierata, che la Municipale sgomberò il capannello.<br />
Potete capire il mio sgomento quando, ogni sera ormai, non vedo la stessa solerzia nell'intervenire contro quei signori che vendono eliche di plastica, promuovendole dimostrandone il funzionamento. Ogni elica che si innalza nel cielo di piazza della Repubblica ha due lucine (per certi versi fanno pendant con quella giostra che pare uscita direttamente da un incubo). Nella mia ingenuità pensai che la luce fosse generata dal movimento, con un effetto volano. In realtà, ognuna di quelle eliche ha non una, non due, ma quattro pile al suo interno. Quattro pile che prima o poi finiranno nei rifiuti ordinari - e quindi nella nostra acqua e nella nostra terra - delle famiglie che cedono alle suppliche dei bimbi.<br />
In campagna elettorale, poi, peggio che mai: spariscono le eliche ma la piazza si affolla di gazebo che espongono le facce, un tempo livide, oggi tutte lampadate, dei leader politici. Per queste ed altre ragioni, quando scendo in piazza, non posso fare a meno di ripensare al "florenzicidio" di cui parlava il Carocci, e se alzo gli occhi all'arco, inevitabilmente leggo: L'ANTICO CENTRO DELLA CITTÀ, DA SECOLARE SQUALLORE A VITA <em>VUOTA</em> RESTITUITO.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Le strade di Firenze - XIII]]></title>
<link>http://sarmizegetusa.wordpress.com/?p=281</link>
<pubDate>Tue, 27 May 2008 02:33:02 +0000</pubDate>
<dc:creator>sarmizegetusa</dc:creator>
<guid>http://sarmizegetusa.it.wordpress.com/2008/05/27/le-strade-di-firenze-xiii/</guid>
<description><![CDATA[VIA DE&#8217; MEDICI (Corriere Fiorentino di domenica 26 maggio 2008)
Mi chiamo Angela, sono un avvo]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://maps.google.it/maps?f=q&#38;hl=it&#38;geocode=&#38;q=via+de'medici,+firenze&#38;sll=36.716567,15.08731&#38;sspn=0.012178,0.020084&#38;ie=UTF8&#38;ll=43.771791,11.254807&#38;spn=0.01097,0.020084&#38;t=h&#38;z=16">VIA DE' MEDICI</a> <em>(Corriere Fiorentino di domenica 26 maggio 2008)</em></p>
<p>Mi chiamo Angela, sono un avvocato. Non lo sono da molto: fresca di esame di stato, mi sono laureata quattro anni fa, dopo una lunga militanza da fuoricorso. Arrivai a Giurisprudenza, ingenua, dal Mugello: al primo anno, tra una festa e un aperitivo, detti tre esami di difficoltà irrisoria – Storia delle Costituzioni Moderne, storia delle Codificazioni moderne e un altro che già ora non ricordo – e mi feci l’idea che anche il grado di difficoltà della facoltà corrispondesse a quello di quegli esamini.<br />
Quando sbattei sugli scogli rappresentati dai vari Diritto Privato, Romano, Amministrativo - per non parlare delle “Procedure”! - non potei far altro che perdere l’anno, e poi un altro, e poi un altro…<br />
Trovandomi fuori corso, vidi minacciata la mia permanenza a Firenze: “Se la ‘un vole studiare, andrà a lavorare,” disse mio padre a mia madre, una domenica che ero andata a trovarli, e</p>
<p><!--more--><br />
lo disse a voce abbastanza alta perché sentissi anch’io, dalla stanza accanto. Fu così che mi murai in casa a studiare. Chiusi il portone, salutai gli amici e le feste, sposai il Codice Civile. Abituata com’ero a folleggiare la notte, mi venne naturale dormire al mattino, assettarmi alla scrivania a pomeriggio inoltrato e studiare fino all’alba. Le rare volte che mi concedevo un’ora d’aria e uscivo dalla mia cripta in via de’Medici era quando il sole che filtrava dalle persiane indicava un bel pomeriggio, o la musica serale da piazza della Repubblica suggeriva divertimento e passeggiate amene. Così, scendevo, ma non mi spingevo mai oltre la mia via. Scendevo le scale, e fumavo una sigaretta in via de’Medici, come i mille inservienti dei molti esercizi che in via de’ Medici hanno il retro. Sì perché via de’Medici è una via di servizio, tutta retri. La via dei culi, la chiamava un amico, ai tempi in cui ancora ricevevo amici a casa: c’è il culo della Cassa di Risparmio di Firenze, quello dell’Hotel Savoy e dell’Hotel Maxim, quello del Disney Store (spesso, di notte, mi sono immaginata che da qui sarebbero potuti entrare i ladri, e trafugare migliaia di Winnie the Pooh, e Sirenette, e Paperine) e quello di Robiglio. Gli sfiati dei condizionatori dell’albergo ingombrano l’accesso alla via di uno scirocco artificiale, che sfianca a passarci attraverso; l’arredamento stradale è fatto di cassonetti e cumuli di sacchi della spazzatura, il lastricato è di mozziconi.<br />
Via de’Medici: potrebbe sembrare una sorta di contrappasso il fatto che alla famiglia più nobile sia intitolata la via meno nobile di Firenze: pochi sanno infatti che i Medici arrivarono a Firenze dal Mugello, come me: erano mercanti di lana intraprendenti e turbolenti, tanto da meritarsi il nome di “Masnada del Mercato Vecchio”. A quei tempi dimoravano qui. Ma vale poco dire “sto in via de’Medici,” si ingannerebbe  l’interlocutore, portandolo a immaginare chissà che viale da lui colpevolmente dimenticato: ora che l’università l’ho finita, e di nuovo ricevo ospiti, dico sempre: “una parallela di via Calzaiuoli, piccola, vi si accede da via degli Speziali.”</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Le strade di Firenze - XII]]></title>
<link>http://sarmizegetusa.wordpress.com/?p=261</link>
<pubDate>Mon, 19 May 2008 21:47:15 +0000</pubDate>
<dc:creator>sarmizegetusa</dc:creator>
<guid>http://sarmizegetusa.it.wordpress.com/2008/05/19/le-strade-di-firenze-xii/</guid>
<description><![CDATA[BORGO SAN FREDIANO (Corriere Fiorentino di domenica 19 maggio 2008)

Un’amica mi disse una volta c]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://maps.google.it/maps?q=borgo+san+frediano&#38;ie=UTF8&#38;oe=utf-8&#38;client=firefox-a&#38;ll=43.769792,11.243606&#38;spn=0.005485,0.010042&#38;t=h&#38;z=17">BORGO SAN FREDIANO</a> <em>(Corriere Fiorentino di domenica 19 maggio 2008)<br />
</em><br />
Un’amica mi disse una volta che Borgo San Frediano va letto come il ceppo di un albero tagliato, nel quale gli anelli mostrano i vari momenti della vita. Ho scoperto che è vero: come il resto di Firenze, San Frediano cambia, ma il passato qui pare in qualche modo meglio radicato, e sebbene non possa resistere all’accelerazione del tempo attualmente in corso, almeno ne resistono i segni. La vocazione del borgo all’antico, d’altronde, è scritta nel suo nome: il vescovo Frediano non è personaggio quattrocentesco o cinquecentesco, come i molti che danno il nome ad altre strade e piazze della città, bensì alto medioevale: la sua morte è infatti datata al 588. Allo stesso Frediano era intitolata una chiesa, ora scomparsa, risalente a prima dell’anno mille. Forse, anche nel rinascimento Borgo San Frediano portava con sé più di altre vie i segni tangibili dei secoli oscuri da poco superati.<br />
Per “leggere gli anelli” di San Frediano, il borgo va percorso </p>
<p><!--more--><br />
partendo dalla Porta. La prima fascia che si incontra è la più vecchia: ci sono echi della San Frediano delle botteghe, anche se nel 2008 non c’è traccia di quella dove lavorava la Tosca di Pratolini, e sono sopravvissute soltanto quelle che offrono artigianato “alto”: il laboratorio di un orefice, un negozio di mobili artigiani, uno di sculture, la bottega di un artigiano delle scarpe, un antiquario e due robivecchi assai vicini all’essere antiquari a loro volta. Dopo piazza de’Nerli, famiglia anch’essa medioevale, della cui antica potenza fu testimone Cacciaguida, trisavolo di Dante, continuano le botteghe (due ceramisti, un altro orafo, uno studio di disegno e scultura) ma si incontra anche la San Frediano popolare che ha ormai ceduto il passo: una pescheria chiusa, un’insegna voltata, ancora molte saracinesche sbarrate, l’immancabile e micidiale negozio “tutto a 75-85-95 centesimi,” il cinema Eolo trasformato in spettrale sala bingo e poi di nuovo chiuso, tre lavanderie di cui una, ancora, chiusa.<br />
Passata la casa dove alloggiò Maria Maddalena dei Pazzi si arriva infine alla terza fascia, quella della San Frediano moderna che diventa trendy: nella parte di borgo più prossima al centro si trovano due bei ristoranti (uno, giapponese, che era molto trendy qualche anno fa e un altro, italiano, che è trendy adesso), un negozio di musica dedicato esclusivamente al jazz, un negozio di vestiti che più street sarebbe difficile immaginarlo e infine la più bella libreria indipendente di Firenze, con tanto di bistrot e divanoni per leggere; tutto aperto in tempi recenti: il giapponese risale a dodici anni fa, il resto è tutto storia di questi anni.</p>
<p>Un’elemento che sfugge a questa catalogazione sono infine i soldatini. Perché a San Frediano ci sono ben due negozi dedicati a soldatini e miniature da simulazione, e addirittura un negozio di valigie ha in vetrina modellini di soldati napoleonici e templari: forse è anch’essa un’eredità del vescovo Frediano, che da asceta nel 560 si fece uomo di guerra, fronteggiando a più riprese i Longobardi.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Le strade di Firenze - XI]]></title>
<link>http://sarmizegetusa.wordpress.com/?p=244</link>
<pubDate>Tue, 13 May 2008 00:12:32 +0000</pubDate>
<dc:creator>sarmizegetusa</dc:creator>
<guid>http://sarmizegetusa.it.wordpress.com/2008/05/13/244/</guid>
<description><![CDATA[VIA PANICALE (Corriere Fiorentino di domenica 12 maggio 2008)
Mi chiamo Remigio, ho cinquantadue ann]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://maps.google.it/maps?q=via+panicale&#38;ie=UTF8&#38;oe=utf-8&#38;client=firefox-a&#38;t=h&#38;z=16">VIA PANICALE</a> <em>(Corriere Fiorentino di domenica 12 maggio 2008)</em></p>
<p>Mi chiamo Remigio, ho cinquantadue anni e sono ateo da quaranta. O meglio, tale mi professavo fin da quando, dodicenne, trovai più attraenti i biliardi del circolo rispetto alle navate della chiesa. A quei tempi vivevo a Firenze sud, e sognavo di andare a stare in centro. Ci sono voluti trent´anni e un prepensionamento, ma alla fine l´ho fatto: ora vivo in via Santa Reparata, che é un po´ l´argine vivo di quel processo di trasformazione in corso nel centro. Quando vivi in periferia vedi il centro immutabile come i suoi palazzi, poi ci vai a stare e ti cambia sotto il naso. Qualcuno questo cambiamento lo chiama degrado; certo é che se sposti tutto in periferia e lasci solo le vetrine, qualcosa prima o poi succede. Santa Reparata é l´argine: se vuoi vedere come diventerá non hai che da andare in via Panicale. Io ci vado quasi ogni notte, a mangiare un kebab, che la moglie non ce l´ho piú, ho solo una sorella che mi invita a pranzo la domenica, e di "paninari" fiorentini che abbiano voglia di aprire di notte, non ce n´é uno. Il kebabbaro di via Panicale mi piace anche perché vende la birra: da ateo mal </p>
<p><!--more--><br />
sopporto quelli che impongono la coca-cola a me per motivi religiosi loro. Certe volte quando scendo le scale incontro quello del primo piano, che rientra dalla passeggiata col cane: "vai a prendere un panino nella casbah?" mi dice ogni volta. E ogni volta io preciso: "nella medina." Borgo Medina. Perché via Panicale non é una via ma un borgo: sta infatti fuori dalle porte delle penultime mura, quelle del 1172. Una volta, sotto una delle due madonne di Borgo Medina una signora<br />
anziana mi disse, additando un gruppo di giovani stranieri sui loro motorini: "Chissá che ne pensa lei."<br />
"Io credo che non pensi proprio nulla," risposi.<br />
Nonostante il mio ateismo militante, non manco di apprezzare le chiese. E proprio sulle chiese sono caduto. All´angolo tra via Panicale e via Guelfa, c´é una chiesetta  intitolata a San Barnaba. Tante volte mi sono fermato sul suo scalino a mangiare il mio panino. Quasi ogni volta, alzandomi, ne ho ammirato il portale trecentesco fregiato dagli stemmi del Comune, del Capitano del Popolo e della Parte Guelfa, e dalla terza madonna di via Panicale, quella robbiana. Tante volte mi ero fermato a guardare, ma non c´ero entrato mai, che di notte è chiusa.<br />
Domenica scorsa, peró, mia sorella mi dice che sta poco bene e quindi niente pranzo: vado a farmi un kebab di mezzogiorno. Il cortile della chiesa é affollato. Tutti orientali. Filippini. Mi piglia la voglia di curiosare. Spingo una delle ante di della porta interna, qualcuno di là si sposta per farmi entrare. Dentro c´é tanta gente come non ne ho mai vista in una chiesa. Neanche a un matrimonio, neanche alle messe di quand´ero piccolo, a Firenze sud. Un filippino mi guarda stupito, quasi preoccupato. Sorrido. Quello mi fa capire a gesti che me ne dovrei andare.<br />
"Come sarebbe a dire?", mi scaldo.<br />
"Qui solo cattolici," risponde quello.<br />
"Guardi che io sono cattolico," rispondo.<br />
Accidenti. Fregato con le mie mani.<br />
Il filippino mi lascia entrare. Mi trovo un posto in un angolino.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Le strade di Firenze - X]]></title>
<link>http://sarmizegetusa.wordpress.com/?p=231</link>
<pubDate>Mon, 05 May 2008 23:53:11 +0000</pubDate>
<dc:creator>sarmizegetusa</dc:creator>
<guid>http://sarmizegetusa.it.wordpress.com/2008/05/06/le-strade-di-firenze-x/</guid>
<description><![CDATA[VIA PIETRAPIANA (Corriere Fiorentino di domenica 5 maggio 2008)
Via Pietrapiana potrebbe sembrare un]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://maps.google.it/maps?q=via+pietrapiana&#38;ie=UTF8&#38;oe=utf-8&#38;client=firefox-a&#38;ll=43.771435,11.264602&#38;spn=0.005485,0.010042&#38;t=h&#38;z=17">VIA PIETRAPIANA</a> <em>(Corriere Fiorentino di domenica 5 maggio 2008)</em></p>
<p>Via Pietrapiana potrebbe sembrare una via collocata nel passato. C’è un “centro arredotessile” a caratteri cubitali, e noi non siamo più abituati a vedere scritte così grosse che non facciano capo a nomi di multinazionali o grandi catene; ci sono le poste, con quell’aria burocratica: l’edificio pare importato con un ponte aereo direttamente da Berlino est; in via Martiri del popolo, addirittura, si intravedono un negozio “Ottica foto” e un’insegna “Confezioni”. Tutto è anni ’70, eppure via Pietrapiana è una via contemporanea. Una via che dice molto della Firenze di oggi, tra tante vie che <em>dicono molto</em> della Firenze del ‘500. E non è contemporanea solo perché d’estate, sotto la Loggia del Pesce, apre un baretto coi dj-set (e i mojiti a otto euro): il fulcro – assolutamente involontario – della contemporaneità di via Pietrapiana è la Standa.<br />
La Standa di via Pietrapiana è l’unico vero supermercato del centro.<br />
Nell’unico vero supermercato del centro vanno tutti quelli che in centro ci vivono e non hanno modo di andare altrove. Tutti quelli senza automobile, tutti quelli che non hanno voglia di</p>
<p><!--more--><br />
accollarsi lo sforzo necessario a far la spesa in un posto più conveniente, come le molte Esselunga e Coop poco fuori dal <em>centro-centro</em>.<br />
Alla Standa hai il polso della Firenze straniera. Perché gli stranieri vengono a stare in centro. Gli studenti, meno, ora che li hanno cacciati buttando le facoltà a Novoli o a Sesto e trasformandole in esamifici (prendi l’autobus – frequenta – dai l’esame – levati di torno che tanto qua non c’è altro da fare), ma gli stranieri sono ancora tutti qui. Tutti questi studenti e studentesse d’arte che a migliaia ogni anno vengono a farsi tre, sei, o dodici mesi all’ombra della cupola del Brunelleschi, di giorno fanno la spesa alla Standa di via Pietrapiana.<br />
In genere, lo studente Standa è donna. In genere, la studentessa Standa è americana. Ha le infradito perché è convinta di essere in un paese tropicale; porta un vestitino estivo, verde pisello, o giallo canarino, o con motivi comunque colorati; ride molto ma a tratti si pianta perplessa davanti a uno scaffale; compra moltissimi vini, rigorosamente a caso (va molto il rosé, che nessun fiorentino compra mai. Probabilmente tutto il rosé della Standa viene acquistato da cittadini stranieri), pasta di ogni genere, meglio se grossa e dalle forme astruse, amari Ramazzotti, bottiglie di Fernet Branca e snack preconfezionati. È forse per queste ragioni che il fiorentino che si trova a far la spesa alla Standa tende a valutare questi ospiti come superficiali o peggio sciocchi, peccando non solo di superbia (cosa di cui purtroppo non può fare a meno) ma anche di stupidità, che invece questa gente, che di certo ama l’arte e la cultura – altrimenti andrebbe in spiaggia invece che venir qui – se trovasse accoglienza diversa che la sola vendita di alcolici fino all’esaurimento (delle scorte, della nottata o della tempra), potrebbe forse dare alla città quello spunto di vita che da un po’ di tempo – cinquecento anni, più o meno – manca all’appello.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Le strade di Firenze - IX]]></title>
<link>http://sarmizegetusa.wordpress.com/?p=211</link>
<pubDate>Tue, 29 Apr 2008 01:43:48 +0000</pubDate>
<dc:creator>sarmizegetusa</dc:creator>
<guid>http://sarmizegetusa.it.wordpress.com/2008/04/29/le-strade-di-firenze-ix/</guid>
<description><![CDATA[VIA RICASOLI (Corriere Fiorentino di domenica 27 aprile 2008)

Via Ricasoli è forse la strada dove ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://maps.google.it/maps?f=q&#38;hl=it&#38;geocode=&#38;q=via+ricasoli,+firenze&#38;sll=41.442726,12.392578&#38;sspn=14.485784,29.882813&#38;ie=UTF8&#38;ll=43.776114,11.257489&#38;spn=0.006817,0.014591&#38;t=h&#38;z=16">VIA RICASOLI </a><em>(Corriere Fiorentino di domenica 27 aprile 2008)<br />
</em><br />
Via Ricasoli è forse la strada dove il visitatore occasionale di Firenze trascorre più tempo: in coda, per entrare alla Galleria dell’Accademia e vedere il David. Nessuno ricorda granché di una via in cui è stato solo in coda. In via Ricasoli si aspetta. Nessuno si preoccupa di indagarne il nome, di scoprire che lo prende dai baroni Ricasoli da Brolio, il più celebre dei quali fu quel Bettino Ricasoli che non si tolse il cappello di fronte al Granduca Leopoldo II, e qualche anno più tardi fu il secondo presidente del consiglio del regno, dopo il Cavour. Nessuno esplora via Ricasoli, nessuno la gode. Si arriva, ci si mette in fila, si punta lo stretto accesso alla Galleria e la sua bacheca nera degli orari, fatta con i caratteri di plastica a incastro. Al massimo, dopo, si va nel negozio dove vendono la riproduzione del David – originale, nel senso: “originale del Giannelli” – oppure si ripiega per quella, più economica in quanto cinese, </p>
<p><!--more--><br />
dei banchetti intorno. In pochi si prendono la briga di attraversare di nuovo la via a ritroso, e scoprire Palazzo Gerini con le sue sette finestre inginocchiate, il Teatro Niccolini ingiustamente abbandonato a sé stesso o tantomeno Palazzo Pucci o Casa Poccianti. Qualcuno, magari, in vena di spese, entrerà in una delle tre librerie della via: la libreria evangelica, la Libreria Editrice Fiorentina, o meglio ancora l’antica libreria Gozzini, che a dispetto dell’ingresso umile custodisce centocinquantamila volumi di pregio, stampati dal quindicesimo secolo a oggi.<br />
Tutti, però, incapperanno nel principale mistero di via Ricasoli. Lungo la via ci sono molti giovani nordafricani che vendono stampe. Evidentemente chi è appena uscito dalla Galleria dell’Accademia è più propenso a comprare una stampa rispetto a una falsa borsa di Gucci, si dirà. Vero. Ma quello che colpisce è la selezione di stampe. Accanto all’ovvio David, alla Venere di Botticelli, ai panorami di Firenze, molti con i colori del tutto cambiati, accanto all’Uomo Vitruviano, tra gli angioletti di Raffaello e quelli di Bouguerau, ci sono anche quadri la cui presenza è quasi inquietante: un branco di cavalli, un nudo di schiena, una ballerina, un mare cobalto. Tutti lavori di poco o nessun valore artistico, eppure smerciati di fronte all’Accademia da anni, il che fa presumere che di ciascuno vengano vendute intere risme. E’ mai possibile che quei quattro disegnacci possano vendere meglio di una riproduzione, di un Giotto, di un Masaccio, di un Piero della Francesca? Mi avvicino e sbircio le firme degli autori. La terribile ballerina è firmata “Yosef Laieiam” (cerco su Google: nessuna traccia); la donna di schiena “Philip Bodolay” (anche qui, buio pesto), il mare cobalto “Hooper”. Google mi dà un indizio, dopo un’altra ricerca finisco sulla pagina personale di tale Moira Hooper, una pacifica signora della Cornovaglia che, si legge, “ha conseguito il diploma all’istituto d’arte di Falmouth nel 1999”. Chissà se immagina di essere venduta ogni giorno in via Ricasoli, al posto di Giotto, Piero e Masaccio.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Le strade di Firenze - VIII]]></title>
<link>http://sarmizegetusa.wordpress.com/?p=200</link>
<pubDate>Tue, 22 Apr 2008 02:16:33 +0000</pubDate>
<dc:creator>sarmizegetusa</dc:creator>
<guid>http://sarmizegetusa.it.wordpress.com/2008/04/22/le-strade-di-firenze-viii/</guid>
<description><![CDATA[PIAZZA DELLE CURE (Corriere Fiorentino di domenica 20 aprile 2008)
Mi chiamo Eva, ho ventisei anni; ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://maps.google.it/maps?f=q&#38;hl=it&#38;geocode=&#38;q=piazza+delle+cure,+firenze&#38;sll=41.442726,12.392578&#38;sspn=13.134115,37.617188&#38;ie=UTF8&#38;ll=43.786765,11.268958&#38;spn=0.00309,0.009184&#38;t=h&#38;z=17">PIAZZA DELLE CURE</a> <em>(Corriere Fiorentino di domenica 20 aprile 2008)</em></p>
<p>Mi chiamo Eva, ho ventisei anni; vengo da Milano. Mi perdo sempre. E' che sono proprio  priva di senso dell'orientamento. Quando abitavo a Milano era un dramma. Se uscivo di casa potevano succedere due sole cose: o mi ritrovavo di fronte al mio liceo (l'unico percorso che in vita mia ero riuscita a memorizzare era diventato nella mia mente l'unico percorso possibile), oppure mi ritrovavo in posti assurdi come piazza Salgari o via Anacreonte; i punti di riferimento propri del tessuto urbano, su di me non avevano presa. A meno che un cantone, una chiesa, un palazzo non avesse una dignità artistica, un autore da tenere a mente, non lo avrei mai ricordato. Indicazioni quali "alla terza rotonda a destra," "di fronte all'Esselunga", "al secondo semaforo a sinistra," per me non avevano alcun significato. A Milano, poi, i punti di riferimento artistici erano troppo sparsi: Il Duomo, Sant'Ambrogio, le Colonne di San Lorenzo non erano sufficienti. Mi aiutavano a volte i graffiti. Ce ne sono di belli, a Milano; </p>
<p><!--more--><br />
di una ventina avevo memorizzato autore e forma, e solo grazie ad essi riuscivo ad andare in facoltà, al lavoro, a fare acquisti.<br />
Al secondo anno di università il mio problema si fece più acuto. Certo, avrei potuto iniziare a girare con una cartina, ma era comunque troppo.<br />
Fu così che decisi di completare i miei studi a Firenze. Solo qui, dove il sublime è presente a ogni angolo, posso orientarmi serenamente. "Svolti alla Loggia dei Lanzi!" "Dopo Santo Spirito a sinistra!" "La seconda traversa dopo Orsammichele!"  Queste sì che sono indicazioni.<br />
Qualche giorno fa, però, dovetti spingermi fuori dalla cerchia dei Viali, addirittura oltre piazza Savonarola. Tremavo. Arrivai a destinazione prendendo come riferimento piazza Santissima Annunziata e continuando a diritto, ma al momento di andarmene fui perduta. Girai a casaccio per un po’, finchè non mi arenai in quella che seppi poi essere Piazza delle Cure. Una piazza come ce ne sarebbero almeno dieci, se Firenze fosse grande quanto Milano. Condomini, negozi. Una lingua di rotaie che la taglia in mezzo. Un'idea di mercato sotto a una tettoia di ferro; svincoli, traffico, cartelli. Ero nel panico.<br />
Scesi le scalette del sottopassaggio, nella speranza di trovare un punto di riferimento al di là della ferrovia. Fu lì che accadde il miracolo. Là sotto, nel ventre di quella piazza così anonima, trovai pesci cibernetici, mastini tatuati, api mutanti, ragazze con le cuffie, orsetti psichedelici, koala fumatori, coniglietti postmoderni, e scritte, scritte, scritte. Non un solo angolo era privo di affreschi: una sistina contemporanea, inusuale in una città come Firenze, dove quando va bene il murale è una scritta che inneggia alla Fiorentina. In basso, sotto ogni opera, le firme degli autori. Presi un foglio e scrissi: Hyde, Ums, Elo, Spino, Irwin, ADR, Cruko, Puna, 5MOR, Kno, Roge, Jado, Ribes. Per tornare a casa dovetti prendere un taxi ("dove la porto?" "la prima via dopo Santa Maria del Carmine!”) ma da allora potei spingermi fino alle Cure, e anche un poco oltre.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Le strade di Firenze - VII]]></title>
<link>http://sarmizegetusa.wordpress.com/?p=181</link>
<pubDate>Tue, 15 Apr 2008 14:30:22 +0000</pubDate>
<dc:creator>sarmizegetusa</dc:creator>
<guid>http://sarmizegetusa.it.wordpress.com/2008/04/15/le-strade-di-firenze-vii/</guid>
<description><![CDATA[BORGO PINTI (Corriere Fiorentino di domenica 13 aprile 2008)

A lo spedale a Pinti ha’riparare
e g]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://maps.google.it/maps?f=q&#38;hl=it&#38;geocode=&#38;q=borgo+pinti,+firenze&#38;jsv=107&#38;sll=43.774847,11.264614&#38;sspn=0.01097,0.020084&#38;ie=UTF8&#38;ll=43.774843,11.264613&#38;spn=0.005485,0.010042&#38;t=h&#38;z=17">BORGO PINTI</a> <em>(Corriere Fiorentino di domenica 13 aprile 2008)</em></p>
<p style="text-align:right;"><em><br />
A lo spedale a Pinti ha’riparare<br />
e già mi par vedere stare a desco<br />
ed in terzo, Alighier co’la farsata.<br />
(Forese Donati)</em></p>
<p>Dovendo parlare di Borgo Pinti, verrebbe difficile partire dalla storia. Lo <em>spedale</em> nel quale Forese Donati voleva collocare per scherzo Dante non esiste più, al suo posto c’è la chiesa di S.Maria Maddalena dei Pazzi; porta a Pinti, costruita quando il borgo venne incluso nella più recente cerchia di mura, non esiste più. Di Borgo Pinti si sa che esiste da prima del 1100 e che si chiamava Borgo Fulceraco, ma la sua storia è oscura in più punti.<br />
A chi si trovasse a dover parlare di questa via, allora, verrebbe allora naturale percorrerla in tutta la sua singolare lunghezza, e provare a raccontarne il presente.</p>
<p><!--more--><br />
Questo nostro narratore direbbe forse che Borgo Pinti è un ponte: la strada scavalca un Arno immaginario e parallelo, che scorre pressapoco all’altezza di via della Colonna, per unire la Firenze dei viali, che già lascia intendere Campo di Marte, col centro delle chiese e dei ponti veri. Sebbene notissimo, il borgo è poco frequentato. Le presenze sono sempre singole o a coppie, pare che da novecento anni non vi si sia mai visto un assembramento. Come un ponte Borgo Pinti invita ad essere traversato, lungo, stretto e fresco; a differenza di altre vie del “di qua d’Arno,” è ancora vivo: ci sono due botteghe di vestiti vintage, la bottega di un’artigiana e quella di una pittrice, uno spazio mostre, un laboratorio di ceramica e uno di feltro, una sartoria vecchio stile, un negozio di cibo bio; se passa una ragazza stai certo che ha la frangetta. Borgo Pinti è <em>trendy</em>, nel senso buono del termine.<br />
Ma la sopresa vera, quella che riporta Borgo Pinti alla sua dimensione più fiorentina, alla dimensione di strada-della-città-dagli-infiniti-segreti, si ha quando, ormai prossimi al rombo dei Viali, si nota un cancello aperto, si infila la testa per curiosare e si scopre un giardino pubblico che profuma di mentuccia, così, inaspettato, proprio quando ci si è ormai rassegnati all’asfalto. Il Giardino del Borgo, già giardino di Villa Salviati, è un giardino romantico, un tipo di giardino senza geometrie fisse che si fonda sull’idea secondo cui è bello ciò che suscita emozioni e risveglia le passioni sopite. Riaperto dal 2000, il Giardino del Borgo più che di menta, una volta, profumava di catalogno, un gelsomino arrivato in Spagna dal Medio Oriente e prima ancora dall’India, che tale messer Fioretti regalò al Salviati. Passata la sopresa, però, il visitatore si accorgerebbe che il giardino non è tenuto benissimo, le erbacce spuntano qua e là e il suo limite è segnato da un nastro rosso e bianco, da cantiere. Eppure a chi lo scoprisse verrebbe comunque da dire: andateci!<br />
“Perché?” risponderebbe qualcuno.<br />
La risposta è qualche metro più in là, girato l’angolo. Una volta là c’era il Giardino della Gherardesca. C’è ancora, a dire il vero, ma diventerà il parco di un albergo, della catena Four Seasons. La signorina, gentile, avverte che “no, non si può entrare.”</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Le strade di Firenze - VI]]></title>
<link>http://sarmizegetusa.wordpress.com/?p=167</link>
<pubDate>Tue, 08 Apr 2008 22:46:35 +0000</pubDate>
<dc:creator>sarmizegetusa</dc:creator>
<guid>http://sarmizegetusa.it.wordpress.com/2008/04/08/le-strade-di-firenze-vi/</guid>
<description><![CDATA[LARGO CESARE CANTÚ (Corriere Fiorentino di domenica 6 aprile 2008)
Cesare Cantù, letterato neoguel]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://maps.google.it/maps?q=largo+cesare+cant%C3%B9&#38;ie=UTF8&#38;oe=utf-8&#38;client=firefox-a&#38;t=h&#38;z=16&#38;iwloc=addr">LARGO CESARE CANTÚ</a> <em>(Corriere Fiorentino di domenica 6 aprile 2008)</em></p>
<p>Cesare Cantù, letterato neoguelfo, è autore di di uno dei romanzi storici meno interessanti lasciati ai posteri e di una Storia Universale che non è molto più che una raccolta di testimonianze lacunosa e inaccurata. Una non-celebrità che ben si addice a un non-luogo; un personaggio milanese (Cantù nacque a Brivio, in provincia di Como e morì a Milano) che ben si addice a uno slargo che potrebbe ben essere a Milano.<br />
Una donna in scarpe da ginnastica bianche si accende una Muratti.<br />
Due vecchie in babbucce parlano di morti.<br />
Una zingara, le calze colorate negli zoccoli di legno, rovista in un cassonetto che ha su scritto “Duccio gay”.<br />
Un nonno porta a spasso una bimba.<br />
In largo Cesare Cantù ci sono: un piccolo supemercato in uno di quegli edifici sghembi montati su colonnini di cemento, come si vedono a volte nelle località sciistiche, un negozio di ricambi, un franchising video, un bar con distributore di sigarette, un alimentari, una macelleria, una cabina telefonica, un’aiuola che conta due alberi, tre cespugli, quattro panchine, quattordici piccioni e un lampione con adesivo “S.O.S. mutui”.<br />
In fondo a via Melchiorre Gioia (che suggerisce ancora Milano) vedi una casa finto medievale che ti ricorda che, forse, sei a Firenze.<br />
In fondo a via Lanzi, invece, si scorgono altere le cime d’albero di Villa Fabbricotti, che paiono dire, snob:  </p>
<p><!--more--><br />
“quassù è tutta un’altra cosa.”<br />
Sul lato sud c’è la ferrovia, solo in parte nascosta dallo steccato di cemento da cui fanno capolino pruni e vitalbe. Dietro, fermo su un binario morto, s’intravede un treno “sperimentazione UTMR”. Ci sono poi i camion coi banchi del mercato, fermi in processione su viale Lami come una fila di vetrine.<br />
Viene naturale cercare un angolo buono. C’è. Sul lato est, tra il piazzale rialzato del supermercato e il sottopasso, c’è una scaletta, tre scalini di numero, che gira intorno a un albero ficcato in mezzo a due metri quadri di aiuola. Una scala inutile, fatta solo per goder dell’albero e dell’edera sulla destra, e quindi bella. La sali e vedi: un cartone di vino da tavola, due confezioni di wurstel, pacchetti di diana, multifilter, winston, camel lights, ancora diana; un bicchiere di plastica, sei birre, un pezzo di stagnola pieno di righe nere, il compressore, nero, di un frigorifero, tre scatolette di sardine, un osso di pollo, un guanto, l’involucro di cartone di una delle scatolette, una “ricaricard” Wind, la confezione di una radiolina portatile, una maglietta azzurra tutta sporca di terra, una cannuccia, la confezione di una merendina, l’involucro di un preservativo, un numerino per coda alla ASL, un pacchetto di figurine Panini, una  penna biro gialla e nera col marchio “Western union,” un mucchio di terriccio da conchino, la sorpresa di un uovo di pasqua ancora imbustata, una garza, un foglio di velina rossa, un pezzo di catalogo Ikea.<br />
Giri il capo, lancio lo sguardo nel sottopasso; più giù se ne intravede un altro, coperto di rampicanti; lo scorcio è retró, ti immagini questa Firenze negli anni ’60. Lo imbocchi, spunti al Romitino, ti avvii. </p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Le strade di Firenze - V]]></title>
<link>http://sarmizegetusa.wordpress.com/?p=140</link>
<pubDate>Tue, 01 Apr 2008 03:22:33 +0000</pubDate>
<dc:creator>sarmizegetusa</dc:creator>
<guid>http://sarmizegetusa.it.wordpress.com/2008/04/01/le-strade-di-firenze-v/</guid>
<description><![CDATA[VIA DEGLI ALFANI (Corriere Fiorentino di domenica 30 marzo 2008)

Mi chiamo Niccolò e ho trent’an]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://maps.google.it/maps?f=q&#38;hl=it&#38;geocode=&#38;q=via+alfani,+firenze&#38;sll=40.723341,14.871422&#38;sspn=0.011514,0.020084&#38;ie=UTF8&#38;t=h&#38;z=16&#38;iwloc=addr">VIA DEGLI ALFANI</a> <i>(Corriere Fiorentino di domenica 30 marzo 2008)<br />
</i><br />
Mi chiamo Niccolò e ho trent’anni. La mia vita è tutta a Firenze, e la mia Firenze è tutta in via degli Alfani.<br />
Appena mi guadagnai il diritto di girar da solo, a dodici anni o poco più, ogni pomeriggio filavo al <i>New Computer Service</i>. Erano gli anni dell’Amiga e dei primi PC e lì si potevano comprare tutti i giochi, a prezzi accessibili anche per un bimbo. Se fossero piratati, non lo seppi mai. Arrivavo da via dei Pilastri, e spesso mi fermavo all’imbocco: non mi attirava tanto il banco del Montiloro con la madonna del Daddi, quanto quel san Sebastiano coi piedi sospesi: più che infilzato pareva impiccato.<br />
Qualche anno più tardi, l’attrazione principale divenne lo Stratagemma, oggi vicino al Duomo: lì passavo le giornate a spiar le scatole di giochi di ruolo dai titoli iniziatici e tutti scritti in inglese, e siccome alla fine giocavo sempre e solo a <i>Dungeons&#38;Dragons</i>, ogni volta non compravo che un pugno di dadi: a sei facce, a quattro, a otto, dodici e venti, ognuno incarnazione di un solido platonico. Più tardi esplose la mania delle carte di Magic, ed erano pomeriggi a scambiare, giocare al “Cardillac” – quanto mi dava noia quella “R” in più – e decantar le virtù di Draghi di Shivan e Angeli di Serra.<br />
Crebbi, mi chiamò la musica. Il Rock Bottom! Ai tempi era pieno di ragazzini, oggi ci trovi per lo più ultraquarantenni, e i dischi di Tim Buckley, Buffalo Springfield, Tangerine Zoo, Mystic Siva, </p>
<p><!--more--><br />
King Crimson e l’LP dei discorsi di Timothy Leary, addirittura, tutti al muro coi prezzoni da collezionisti bene in vista, ma qualcosa, del fascino di quegli anni, ancora resiste. Da quelle parti, pure, vidi quei pulcini stilizzati che altri chiamano “pea brain,” forse il primo esempio di street art italiana: uno, sbiadito, a sua volta resiste.<br />
Ero tanto affezionato a via degli Alfani che fui lì lì per iscrivermi a Lettere, pur essendo un cane in italiano e un mostro a matematica. Ci pensò mio padre a ficcarmi a forza a ingegneria, com’era giusto.<br />
Non smisi di andare nella mia via. Il bar nella piazzetta era buono per lumar le studentesse: passando le mattine in una facoltà di maschi, ne avevo un gran bisogno; nei volantini affissi al muro leggevo chi avrebbe suonato all’Emerson o al CPA, e le aule aggiunte di lettere e filosofia erano buone per cercare tranquillità e leggere al fresco, che l’aria era di chiesa.<br />
Passò qualche anno, trovai una ragazza, conosciuta sotto Santa Maria degli Angeli. Insieme ridemmo della scritta  “andate a lavorare,” che qualcuno aveva lasciato sulla targa degli Amici dei musei fiorentini: nella sua ferocia, era più fiorentina degli stessi musei e dei loro amici. La prima volta che uscimmo, la portai alla latteria di via degli Alfani. Siamo ancora insieme; per quanto riguarda la latteria, invece, dopo che vidi il prezzo delle fette di torta che mangiammo, ci tornai sempre con la massima cautela.<br />
Oggi vivo in un’altra parte di Firenze, ma agli Alfani vado ancora. La via è cambiata: meno di altre, ma ha comunque pagato lo svuotamento del centro. Ci sono tre Internet point, tre empori di bigiotteria e un kebabbaro. Il negozino “tutto a un euro” non c’è, ma solo perché l’han fatto in via dei Servi, lì accanto.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Le strade di Firenze - IV]]></title>
<link>http://sarmizegetusa.wordpress.com/?p=116</link>
<pubDate>Wed, 26 Mar 2008 01:36:44 +0000</pubDate>
<dc:creator>sarmizegetusa</dc:creator>
<guid>http://sarmizegetusa.it.wordpress.com/2008/03/26/le-strade-di-firenze-iv/</guid>
<description><![CDATA[PIAZZA DELLA PASSERA (Corriere Fiorentino di domenica 23 marzo 2008)
Durante uno di quei pomeriggi d]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://maps.google.it/maps?f=q&#38;hl=it&#38;geocode=&#38;q=piazza+passera,+firenze&#38;sll=41.442726,12.392578&#38;sspn=11.65701,20.566406&#38;ie=UTF8&#38;ll=43.767367,11.250424&#38;spn=0.002743,0.005021&#38;t=h&#38;z=18&#38;iwloc=addr">PIAZZA DELLA PASSERA</a> <i>(Corriere Fiorentino di domenica 23 marzo 2008)</i></p>
<p>Durante uno di quei pomeriggi di primavera in cui Piazza Santo Spirito inizia a riempirsi di presenze indolenti, incontrai un vecchio dalla barba lunga. Pareva aveva voglia d'attaccar bottone, così presi l'iniziativa:<br />
"Certo che Santo Spirito è la piazza più affascinante di Firenze."<br />
"Povero grullo," rispose quello: "la più affascinante è un'altra. Vieni con me."<br />
Nonostante avessi l'impressione che dicesse così solo per fare il bastian contrario, presi a seguirne la camminata zoppa.<br />
"Piazza della Passera è in un'altra dimensione," disse. "Devi sapere che esistono portali che a volte collegano luoghi e mondi lontani. Ce ne sono rimasti pochi, ma qualcuno resiste ancora.”<br />
"E come si entrerebbe, in questi 'portali'?", chiesi sprezzante.<br />
"Dipende dalla via che prendi, ovviamente. Se passi da via Toscanella, partendo dallo Sdrucciolo de’Pitti e sotto alle sette mensole, allora scorgi i due canti di pietra scoperta che spuntano dall’intonaco giallo, e sei ad Arezzo o a Siena.<br />
Se sempre da via Toscanella arrivi, ma sei partito da Borgo san Iacopo, ti accompagnano i tavolini di un caffè, altri li scorgi in piazza e davvero diventa Barcellona, uno di quegli angoli dove le ramblas divengono meno affollate, e mangiare le tapas non</p>
<p><!--more--></p>
<p>è solo un rito da turisti.<br />
Se invece ci arrivi da via dello Sprone venendo da via Guicciardini, la piazza si presenta con la facciata del suo palazzo meno bello: ti salutano due finestre cieche, un’antenna sorveglia quattro comignoli, e pensi di essere in qualche paese toscano minore, una Montevarchi, una Figline; poi si distende la piazzetta, e torni.<br />
Arrivando via dei Sapiti trovi solo dubbi: gli archi in fondo dicono Lucca – ma mancano i mattoni – o Perugia – ma la strada è troppo in piano. Finisci per pensare di essere a Pisa, dalle parti dietro il Ponte di Mezzo.<br />
Se ci arrivi da via dei Vellutini, le lanterne, basse e incombenti, fanno pensare addirittura a Londra.<br />
Se infine arrivi ancora da Via dello Sprone, ma partendo da piazza Frescobaldi, il segno dell’Arno ti ricorda di essere a Firenze. Ma anche venendo da lì puoi rimaner giocato: spesso in piazza della Passera ci sono eventi e musiche e allora davvero sei sicuro che non sei qui ma in chissà quale città europea, di quelle che ci tengono a restar vitali al centro."<br />
Per non essere da meno del vecchio, volli spiegargli il perché del nome. Mi feci bello citando il Bargellini, evocai l'anno terribile del 1348. Raccontai di quando un gruppo di ragazzini trovarono una passera morente, e, aiutati dagli abitanti della piazza, tentarono invano di salvarla.<br />
Il vecchio mi guardò scettico. Continuai:<br />
"La passera morì, ma non fu per la fame," ammonii. "Morì di peste, che da lì si propagò per tutta la città, causando 40.000 morti su 96.000 che erano gli abitanti."<br />
Stavamo entrando in piazza: il vecchio si grattò la barba come a chiedere se avessi finito, e mi disse:<br />
"Povero credulone! Primo, quella leggenda viene da Siena - vai, vai, a Siena e chiedi della gazza! - e secondo... A Firenze chiamiamo così una piazza e credi che avessimo la testa ai pennuti o alle pestilenze? Sei sicuro di non esser tu, originario di Lucca, Montevarchi, Barcellona o Londra?"</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Le strade di Firenze - III]]></title>
<link>http://sarmizegetusa.wordpress.com/?p=94</link>
<pubDate>Tue, 18 Mar 2008 01:29:49 +0000</pubDate>
<dc:creator>sarmizegetusa</dc:creator>
<guid>http://sarmizegetusa.it.wordpress.com/2008/03/18/le-strade-di-firenze-iii/</guid>
<description><![CDATA[VIA CAVOUR (Corriere Fiorentino di domenica 16 marzo 2008)
- Me lo vuoi dire dove si va?
- E se ti f]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://maps.google.it/maps?f=q&#38;hl=it&#38;geocode=&#38;q=via+camillo+cavour,+firenze&#38;sll=43.775974,11.256716&#38;sspn=0.010969,0.020084&#38;ie=UTF8&#38;ll=43.778035,11.257102&#38;spn=0.010969,0.020084&#38;t=h&#38;z=16&#38;iwloc=addr">VIA CAVOUR</a><i> (Corriere Fiorentino di domenica 16 marzo 2008)</i></p>
<p>- Me lo vuoi dire dove si va?<br />
- E se ti fidassi, una volta tanto?<br />
- Amore, non è che non mi fido, è che mi piace saperle prima, le cose.<br />
- Te l’ho detto: in un posto in via Cavour. Gira di qua!<br />
- Alla Marzocco?<br />
- Non c’è più; ora c’è la Martelli. Dai, seguimi.<br />
- Non mi porterai mica al banchino dei libri? Una volta ci presi un VHS di Taxi Driver e non funzionava!<br />
- Ma ti pare che ti porto al banchino dei libri? E poi, te l’ho detto, è in via Cavour, non in via Martelli.<br />
…<br />
- Ah! La mostra di Ottone Rosai! Ci sarà lo sconto studenti?<br />
- Non sei mica più, studente.<br />
- Tò! Ma la tessera ce l’ho ancora!<br />
- Comunque, no, niente Rosai. Tanto l’hanno prorogata, ci si tornerà. Dài, cammina.<br />
- Non mi dire che vuoi andare a studiare alla biblioteca Marucelliana! L’hai detto te, io studente non sono più… E comunque quel posto non m’ha mai sconfinferato. Troppo serioso!</p>
<p><!--more--></p>
<p>- Ma secondo te, usciamo e poi vado a studiare? Via, su.<br />
- Al cinema-teatro della Compagnia, allora! Buona idea, un’ultima visita prima che chiudano anche questo.<br />
- Veramente, l’hanno già chiuso. Dài, siamo quasi arrivati.<br />
- Ho capito! Vuoi andare in San Marco a vedere le cappelle affrescate dal Beato Angelico! Una di quelle cose che tutti i fiorentini sanno che c’è ma nessuno c’è mai stato. Bella idea.<br />
- No. Te l’ho detto, è in via Cavour. Comunque, siamo arrivati.<br />
- “Museo dei serial killer e pena di morte”… Dico, ma scherzi?<br />
- No. Dài, entriamo.<br />
- Di tutte le boiate…<br />
- Non fare storie. Hai promesso che mi accompagnavi.<br />
- Guarda, non so se mi manda più in bestia il fatto che a Firenze ci sia mercato per un museo del genere o il fatto che tu ci voglia andare.<br />
- Non giudicare prima di vedere. Salve. Due biglietti, per favore.<br />
- Sconto studenti, eh!<br />
…<br />
- Non t’è garbato?<br />
- Senti, amore, se volevo vedere una scarrellata di bambolotti, andavo da Dreoni giocattoli, qui accanto. E poi, solo tre stanze?<br />
- In effetti era piccino…<br />
- E poi: che ci dicono la sedia elettrica, il lettino da iniezioni e la camera a gas nella stanza in fondo? Stanno lì a dire che anche lo stato può essere un serial killer, o a rassicurarci che tutti quei birboni che ci hanno mostrato hanno fatto la fine che meritavano?<br />
- In effetti non è che fosse moralmente limpidissimo…<br />
- Ma soprattutto: mi fai un museo sui serial killer qui, e non dedichi almeno una stanza al Mostro di Firenze? Ma si scherza davvero? Sembra fatto in serie: scommetto ce ne sono altri, uguali, in altre città.<br />
- In effetti si… Oh, guarda: la maglina di Charles Manson! Me la regali?<br />
- La camicia di forza, ti regalo!</p>
]]></content:encoded>
</item>

</channel>
</rss>
