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	<title>tessile &amp;laquo; WordPress.com Tag Feed</title>
	<link>http://wordpress.com/tag/tessile/</link>
	<description>Feed of posts on WordPress.com tagged "tessile"</description>
	<pubDate>Sat, 30 Aug 2008 15:09:14 +0000</pubDate>

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<title><![CDATA[Moda- La Gran Bretagna delocalizza in Italia]]></title>
<link>http://frammentinomadi.wordpress.com/?p=409</link>
<pubDate>Mon, 07 Jul 2008 12:20:22 +0000</pubDate>
<dc:creator>sparkaos</dc:creator>
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<description><![CDATA[Alcune aziende Inglesi hanno deciso di delocalizzare la produzione in Italia, evitando la Cina e alt]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Alcune aziende Inglesi hanno deciso di delocalizzare la produzione in Italia, evitando la Cina e altre simili possibilità.</p>
<p>L'Italia assicura in virtù della forte tradizione nel campo della modo qualità e costi più contenuti, mentre non causa problemi "etici" di immagine come le fabbriche lagher di alcuni paesi asiatici. In più una merce che si fregia dell'etichetta made in Italy ha sempre il suo fascino.</p>
<p>L'articolo originale --&#62;<a title="independent" href="http://www.independent.co.uk/life-style/fashion/news/why-british-brands-are-beating-a-path-to-italy-860860.html" target="_blank">Independent</a></p>
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</item>
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<title><![CDATA[Per filo e per segni]]></title>
<link>http://serenatriacca.wordpress.com/?p=524</link>
<pubDate>Tue, 22 Apr 2008 12:36:51 +0000</pubDate>
<dc:creator>Serena</dc:creator>
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<description><![CDATA[ Il 1° marzo è stata aperta al pubblico - presso il Museo storico di Bergamo, nel convento di San ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-525" src="http://serenatriacca.wordpress.com/files/2008/04/audrey_sabrina.jpg" alt="" width="280" height="375" align="left" /> Il 1° marzo è stata aperta al pubblico - presso il Museo storico di Bergamo, nel convento di San Francesco in Città Alta - la mostra <em>Per filo e per segni</em>, che racconta <em>innovazione e creatività dell'industria tessile a Bergamo, tra il XIX e XXI secolo</em>.<br />
L'iniziativa è stata promossa da <a href="http://fondazione.bergamoestoria.it/" target="_blank">Fondazione Bergamo nella storia</a>, da <a href="http://www.fondazionestoriaeconomicabergamo.it/" target="_blank">Fondazione per la storia economica e sociale di Bergamo</a> e dalla <a href="http://www.ffl.it/" target="_blank">Fondazione Famiglia Legler</a>. Dall'apertura al pubblico ai primi dieci giorni di aprile, si è stimata un'affluenza di 5500 visitatori, dei quali il 25% studenti. La mostra infatti è di grande attrattiva grazie all'originalità degli ideatori, che hanno saputo coniugare un meticoloso lavoro di ricerca agli ultimi ritovati della tecnologia. Il percorso offerto è infatti <em>multimediale e multisensoriale</em>, in cinque tappe (il cotone, la seta, le infrastrutture, la moda, il futuro): un viaggio tra tessuti, oggetti, dipinti, fotografie, video, suoni e interattività.</p>
<p>Grazie a questa mostra è possibile scoprire - tra l'altro - che fu grazie all'impegno di <strong>Fredy Legler</strong> che, fra il 1950 e il 1970, il cotonificio di <strong>Ponte San Pietro</strong> strinse collaborazioni con <strong>Hubert de Givenchy</strong>,<strong> </strong>stilista parigino di fama internazionale. Legler battezzò proprio una linea di tessuti chiamata "Sabrina", proprio come il titolo del film interpretato dalla famosa attrice. Ed è proprio con <em>tessuto Legler</em> che venne realizzato il celebre abito da sera che <strong>Audrey Hepburn</strong> indossa nel film <em>Sabrina</em> e che porta la firma di Givenchy...</p>
<p>________________________________</p>
<p><a href="http://www.perfiloepersegni.it" target="_blank"><em>Per filo e per segni</em></a><br />
Bergamo Alta - Museo Storico di Bergamo<br />
Convento di San Francesco, Piazza Mercato del Fieno<br />
Orari: tutti i giorni 9.30 – 13 e 14 - 17.30. Chiuso lunedì.<br />
Ingresso: 5 euro (comprensivo di visita a Campanone, Rocca-Museo Storico Sezione Ottocento e Museo Donizettiano)<br />
1 marzo / 29 giugno 2008</p>
<p>________________________________</p>
<p><a href="http://www.legler.it/index.html" target="_blank">Sito web</a> dell'azienda tessile Legler</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[I cinesi e la nostra sicurezza]]></title>
<link>http://100cittasicure.wordpress.com/?p=41</link>
<pubDate>Mon, 21 Apr 2008 08:44:40 +0000</pubDate>
<dc:creator>lgiannini</dc:creator>
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<description><![CDATA[La questione dello sfruttamento del lavoro nel settore della manifattura tessile è un tema che da d]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;">La questione dello sfruttamento del lavoro nel settore della manifattura tessile è un tema che da diverso tempo ha attirato la mia attenzione.  Innanzi tutto da un punto di vista sociologico: basti pensare agli eccezionali mutamenti in atto nell’economia e nella società cinese e indiana che si accompagnano sia a fenomeni di sfruttamento della manodopera che a fenomeni di estrema valorizzazione delle sue capacità intellettuali (settore delle nuove tecnologie), che nel contempo fanno necessariamente leva su premesse culturali e religiose. (<a href="http://rampini.blogautore.repubblica.it" target="_blank">Federico Rampini</a> è da questo punto di vista uno dei più importanti osservatori a nostra disposizione).</p>
<p style="text-align:justify;">In secondo luogo, è innegabile che la Cina e le sue vicende sono sempre più presenti nei nostre discussioni, a partire da quelle da bar fino ad arrivare ai salotti politici televisivi: l’invasione del “Made in China”, i problemi con i quartieri a prevalenza abitativa cinese (le Chinatown), il governo cinese e il Tibet ecc...</p>
<p style="text-align:justify;">Da parte mia credo molto nell’approccio critico al consumo: sulla necessità in quanto cittadini di essere anche consumatori responsabili in base alle informazioni di cui si dispongono. <img class="alignleft" style="float:left;border:1px solid black;margin:2px 4px;" src="http://www.raidue.rai.it/Static/immagine/276/doc3-china.jpg" alt="" align="left" />Da questo punto di vista comprare un capo “Made in China” significa spesso, oltre che avallare l’invasione di cui sopra, anche fruire di un processo di produzione che priva letteralmente di umanità gli individui che vi partecipano. Recentemente <a href="http://www.doc3.rai.it/category/0,1067207,1067059-1074576,00.html">Doc3</a>, condotto da <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Fabio_Volo">Fabio Volo</a>, ha trasmesso l’eccezionale documentario di Micha X.Peled, <a href="http://www.doc3.rai.it/category/0,1067207,1067059-1076844,00.html">China Blue</a>, promosso in Italia dalla <a href="http://www.abitipuliti.org/">Campagna Abiti Puliti</a>, dove vengono presentate le vicende di una 14enne cinese che come molte altre sue coetanee lascia il suo villaggio per raggiungere la costa orientale e lavorare nell’industria del tessile, con orari impossibili, salari da fame, vivendo in dormitori sovraffollati adiacenti alle aziende stesse.<br />
Ma a parte la mia personale visione, è evidente che la sensibilità pubblica vede il tema “Cina” soprattutto dal lato del pericolo, pericolo per comunità vengono percepite come nuclei isolati dal resto della città, con cui non si comunica e che occupano più o meno velocemente interi quartieri. <a href="http://www.report.rai.it/R2_HPprogramma/0,,243,00.html">Report</a> con il documentario <a href="http://www.report.rai.it/R2_popup_articolofoglia/0,7246,243%5E1075811,00.html">Schiavi del Lusso</a>, ha recentemente toccato bene il tema e ha reso l’idea di un’imprenditorialità cinese selvaggia, senza limiti, che sfrutta anche qui come in Cina una massa di operai stivata in aziende dove uomini, donne e bambini lavorano e convivono, dormono in stanze nascoste in doppie pareti senza finestre, ignorando qualsiasi norma sull’abitabilità e sull’igiene. Ma ha anche mostrato la connivenza dei nostri marchi tessili più importanti che utilizzano queste imprese per tagliare i prezzi di produzione di abiti che poi vengono etichettati “Made in Italy”, ingannando così due volte i compratori.</p>
<p style="text-align:justify;">Cosa c’entra questo con la sicurezza? Intanto è una domanda che faccio a chi legge questo blog. Di tutti i fenomeni migratori, quello cinese è forse uno dei più particolari. Si sente raramente parlare di questa popolazione nella cronaca riguardante la criminalità. <img class="alignleft" style="float:left;border:1px solid black;margin:2px 4px;" src="http://www.lastampa.it/redazione/cmssezioni/cronache/200704images/chinatown01G.jpg" alt="" align="left" />Non ho una buona memoria forse, ma ricordo solamente la famosa “<a href="http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/cronache/200704articoli/20397girata.asp">guerriglia di Chinatown</a>” di un anno fa, a Milano. Lo stesso, le comunità cinesi preoccupano. Perché? Per il loro isolamento, come dicevo prima? Perché sono in tanti? Perché non si sa come arrivano e come se ne vanno?.  Beh... ho deciso di dividere questo post in due parti, quindi a breve il seguito che tratterà dell’iniziativa della città di Prato. Perché la zona di Prato è probabilmente il caso più rappresentativo di questa situazione. Per commentare, intanto, cliccate su <em><strong>comment</strong></em> in cima al post. (continua...)</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[SCHIAVI IN QUESTO MONDO LIBERO ]]></title>
<link>http://listaetica.wordpress.com/?p=124</link>
<pubDate>Wed, 16 Apr 2008 13:39:48 +0000</pubDate>
<dc:creator>listaetica</dc:creator>
<guid>http://listaetica.wordpress.com/?p=124</guid>
<description><![CDATA[Carissimi,
L&#8217;associazione studentesca NonProfitLab, formata da studenti e laureati in
Economia]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Carissimi,</p>
<p>L'associazione studentesca NonProfitLab, formata da studenti e laureati in<br />
Economia e Management delle Imprese Cooperative e delle ONP, corso di laurea<br />
dell'Univesrità di Bologna, Facoltà di Economia di Forlì, VI invita<br />
calorosamente a partecipare al convegno *"SCHIAVI IN QUESTO MONDO LIBERO -<br />
IL CASO DEL SETTORE TESSILE"*, organizzato *dall'Associazione<br />
NonProfitLab*in collaborazione con<br />
*AICCO*N (Assocazione Italiana per la promozione della Cultura della<br />
Cooperazione e del Nonprofit) e all'interno del *Festival Human Rights<br />
Nights*.</p>
<p>Il convegno si terrà *venerdì 18 aprile, in aula Mattarelli*, secondo piano<br />
della facoltà di Economia, in *p.le della Vittoria 15 a Forlì,* a *partire<br />
dalle ore 17, *sarà intervallato da un *buffet equo e solidale* e terminerà<br />
con la proiezione del film-documentario *China Blue.*</p>
<p>Le tematiche affrontate riguardano lo sfruttamento dei lavoratori nel<br />
tessore del tessile, dovuto (anche) alla globalizzazione dei mercati e<br />
alla conseguente delocalizzazione del lavoro, e verrà dato particolare<br />
rilievo alla campagna Abiti Puliti, declinazione nazionale della Clean<br />
Clothes Campaign, movimento che mira a difendere i lavoratori e a far valere<br />
i loro diritti.</p>
<p>Convinti dell'attualità e dell'urgenza di tali argomenti, e certi<br />
dell'importanza di iniziative di divulgazione e sensibilizzazione come<br />
questa, l'associazione NonProfitLab confida in una vostra partecipazione!!!</p>
<p>In allegato, il programma dettagliato del convegno.</p>
<p>*Nicole Triboli<br />
*<br />
*per NonProfitLab*<br />
*contatti: <a href="http://it.groups.yahoo.com/group/listaetica/post?postID=tNLQFQe5Q2Du5xE5YmzRAiqe88FgcNCxhgd5deCoZ76L8bmQ1i3puihcibP9Aomecd3fEaHcY_biLliNFdw6">nonprofitlab@gmail.com</a>*</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA["Made in" e Stato sociale]]></title>
<link>http://mgpbiella.wordpress.com/?p=116</link>
<pubDate>Fri, 29 Feb 2008 11:19:29 +0000</pubDate>
<dc:creator>superlanz</dc:creator>
<guid>http://mgpbiella.wordpress.com/?p=116</guid>
<description><![CDATA[
Riceviamo e pubblichiamo la versione integrale della lettera aperta inviata da Silvano Civra Dano (]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p align="center"><a href="http://mgpbiella.wordpress.com/files/2008/02/luciano-barbera.jpg" title="Luciano Barbera"><img src="http://mgpbiella.wordpress.com/files/2008/02/luciano-barbera.jpg" alt="Luciano Barbera" /></a></p>
<p align="left">Riceviamo e pubblichiamo la versione integrale della lettera aperta inviata da Silvano Civra Dano (capogruppo leghista al Comune di Trivero e Responsabile Enti Locali per la Lega Nord biellese) al Segretario Federale Umberto Bossi, cui ha dato spazio in parte anche la stampa locale.</p>
<p>Mio Segretario,</p>
<p>devi assolutamente incontrare il Signor Luciano Barbera [Ndr: titolare del lanificio "Carlo Barbera &#38; C." sito a Callabiana (Biella) in borgata Pianezze]che da anni<br />
 conduce, con straordinaria competenza e grande energia, quella coraggiosa<br />
 battaglia per la difesa del made in Italy che l’Europa dei banchieri e<br />
 dei finanzieri vorrebbe cancellare.</p>
<p><!--more--></p>
<p>Il tuo movimento, che è anche un po’ mio perché lo servo da 17 anni, è<br />
 l’unico che possa adoperarsi presso il prossimo parlamento nazionale,<br />
 ed europeo, affinché questo argomento  venga iscritto tra le priorità.<br />
 L’unico perché tutti gli altri partiti, specie quelli che si riempiono<br />
 la bocca con “l’interesse nazionale “ non lo vogliono fare, perseguendo<br />
 consapevolmente obiettivi diversi a danno di chi lavora e produce nel<br />
 nostro paese. Eccoti alcuni esempi.<br />
A Biella, notoriamente una delle eccellenze italiane riconosciute nel<br />
 mondo, ci sono stati assessori provinciali che hanno chiesto  (2001)<br />
 finanziamenti per quelle aziende tessili che avessero delocalizzato la<br />
 produzione.<br />
Questo perché secondo loro, il “Sistema Biella” aveva bisogno di 9000<br />
 lavoratori extracomunitari in cinque anni. Non bastava dire lavoratori e<br />
 basta.<br />
L’anno successivo, venuto meno l’Accordo Multifibre, di lavoratori ce<br />
 n’erano già  6000 in cassa integrazione.<br />
Da Biella, Hotel Agorà, è passato anche un altro paladino<br />
 dell’interesse nazionale, l’on Urso, per convincerci che dovevamo farcene una<br />
 ragione: in Europa l’opzione tre (per noi made in Italy) non sarebbe mai<br />
 passata. Meglio chiedere il made in Europe (opzione due). Curioso concetto<br />
 dell’interesse nazionale, quando non si tratta di fichi secchi.</p>
<p>Anche l’ex vicepremier e ministro degli esteri ha sparato la sua dalle<br />
 sponde del lago di Como: “…l’Italia è un grande paese che nella sua<br />
 millenaria storia ha esportato prima braccia (vero, a causa dell’unità di<br />
 Italia che gli è tanto cara), poi  cervelli (vero anche questo, durante<br />
 il ventennio che gli sta tanto a cuore),  adesso è il momento di<br />
 esportare aziende”… Non male per un ministro degli esteri, quello del voto<br />
 agli immigrati divenuti cittadini per via breve sempre nell’interesse<br />
 nazionale.  Il nostro ministro degli esteri, non un altro.</p>
<p>Anche un Presidente cortese della Repubblica in visita di stato<br />
 accompagnato dal ministro di prima non ha potuto trattenersi :… “in India<br />
 grandi opportunità per le imprese italiane….” Interesse nazionale questo?<br />
  A stretto giro gli rispondeva una banca privata sempre biellese: “siamo<br />
 a Bengalore da dieci anni con 400 dipendenti che elaborano dati…”<br />
Scusi Presidente se non abbiamo aspettato il suo incoraggiamento. Più<br />
 modestamente, una giovane e spontanea insegnante in pensione come solo<br />
 l’Italia sa produrre, all’intervistatore televisivo:… “meno male che ci<br />
 sono i jeans cinesi altrimenti non potrei permettermeli….”. Modesta e<br />
 spontanea ha detto ciò che pensava senza pensare a ciò che diceva. Come<br />
 quel Presidente di Provincia che candidamente ritiene che se compriamo<br />
 cinese anche i cinesi staranno un po’ meglio.<br />
Al terzomondialista  preoccupa più l’operaio cinese di quello italiano.<br />
Forse per queste premesse un giudice italiano ha sentenziato che non è<br />
 reato marchiare made in Italy una merce totalmente prodotta all’estero<br />
 quando l’azienda detentrice del marchio ha la sua sede in Italia. Così<br />
 anche l’etichetta made in Italy potrà essere finalmente prodotta<br />
 all’estero come il capo che accompagna e che pretende di garantire. A quando<br />
 le banconote?</p>
<p>Mio ottimo segretario,  sin qui nessuno si è preoccupato di spiegare ai<br />
 consumatori italiani che tutte le “tensioni sociali” vanno a<br />
 scaricarsi sul sistema dei prezzi.<br />
Le materie prime (per noi le lane) come le tecnologie (telai) sono<br />
 disponibili sul mercato come il petrolio che le muove. La forza lavoro<br />
 invece, capace di nobilitare la materia prima, è mercato protetto. Ed è<br />
 bene che resti tale, pena l’allineamento al basso dei lavoratori, con<br />
 buona pace delle loro/nostre legittime  aspirazioni al benessere.<br />
Lo stipendio di quel magistrato, l’emolumento di quel presidente come<br />
 la pensione di quell’insegnante,  la sanità, la scuola e la cassa<br />
 integrazione  e tutto quello che è “stato sociale” entra nel prezzo di ciò<br />
 che il paese produce ed esporta.  Acquistando un metro di tessuto cinese<br />
 non contribuiremo più  allo stato sociale del nostro paese ma a quello,<br />
 inesistente, della Cina. E questo, che,  come ti ho dimostrato non<br />
 tutti hanno capito, a noi non interessa.<br />
I dazi che tu hai giustamente proposto all’Europa, e che il nostro ex<br />
 ministro degli esteri in compagnia di Prodi, l’amico dei cinesi,  ha<br />
 tanto deprecato, non hanno altro scopo che quello di  assicurare agli<br />
 italiani le giuste conquiste sociali che si sono dati e alle quali non<br />
 vogliono rinunciare.<br />
Il signoraggio della moneta unica europea interessa solamente chi ha<br />
 tanti soldi  da mettere a reddito e non a chi ha solo braccia per<br />
 lavorare. E la concorrenza asimmetrica  dei paesi in ritardo ricaccia indietro<br />
 di un secolo la storia industriale della Padania  che è la storia<br />
 dell’industria italiana, di cui Biella è stata ed è avanguardia, come<br />
 testimoniano le sue ciminiere all’ombra delle quali fumano i comignoli<br />
  delle case popolari dove sono nate le prime società di mutuo soccorso.<br />
Il faso made in Italy ruba il futuro nostro e quello dei nostri figli,<br />
 ai quali dovremo consegnare un passaporto solo per non aver voluto dare<br />
 una carta d’identità ai nostri prodotti.</p>
<p>“Dio salvi il made in Italy”, ma tu, Bossi, dagli una mano.<br />
A tua disposizione, cordialità padane.</p>
<p>Silvano Civra Dano<br />
Resp. EE. LL. Prov. Di Biella </p>
<p>Nota: nei giorni seguenti, non si sa se per puro caso o in virtù di tale lettera, il signor Barbera verrà invitato e incontrerà Bossi, Tremonti e Cota a Milano per discutere della salvaguardia delle eccellenze nostrane. E poi si dice che scrivere non serve mai a nulla...</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[La crisi del Tac pesa solo sui lavoratori]]></title>
<link>http://valentinadamico.wordpress.com/?p=99</link>
<pubDate>Wed, 18 May 2005 09:08:08 +0000</pubDate>
<dc:creator>valentinadamico</dc:creator>
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<description><![CDATA[Le aziende italiane del tessile abbigliamento calzaturiero, sfruttano i finanziamenti statali e inta]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://valentinadamico.files.wordpress.com/2008/07/adelchi-protesta_toto-copyr.jpg"><img src="http://valentinadamico.wordpress.com/files/2008/07/adelchi-protesta_toto-copyr.jpg?w=300" alt="" width="300" height="216" class="alignleft size-medium wp-image-189" /></a>Le aziende italiane del tessile abbigliamento calzaturiero, sfruttano i finanziamenti statali e intanto spostano la produzione all'estero.<br />
I dipendenti del secondo gruppo calzaturiero salentino, quello di Adelchi Sergio, "costretti" a "scegliere" tra licenziamento, mobilità, cassa integrazione. <a href='http://valentinadamico.files.wordpress.com/2008/07/impaz41.pdf'>Leggi l'inchiesta in pdf (L'ImPAZiente n.4)</a></p>
]]></content:encoded>
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