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	<title>toccare-terra &amp;laquo; WordPress.com Tag Feed</title>
	<link>http://wordpress.com/tag/toccare-terra/</link>
	<description>Feed of posts on WordPress.com tagged "toccare-terra"</description>
	<pubDate>Mon, 08 Sep 2008 16:01:59 +0000</pubDate>

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	<language>en</language>

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<title><![CDATA[Fame di luce]]></title>
<link>http://annidiapprendistato.wordpress.com/2007/12/23/fame-di-luce/</link>
<pubDate>Sun, 23 Dec 2007 00:17:32 +0000</pubDate>
<dc:creator>Francesco</dc:creator>
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<description><![CDATA[Perché tanta fibrillazione? La città in questi giorni è un formicaio scoperchiato. A malapena il ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.ecodiroma.org/data/ecodiromaorg/traffico.jpg" align="left" height="235" hspace="7" width="180" />Perché tanta fibrillazione? La città in questi giorni è un formicaio scoperchiato. A malapena il tempo di salutarsi.</p>
<p>E' naturale, <a href="http://guide.dada.net/sogni/interventi/2005/11/234209.shtml" target="_blank">il sole da ieri è fermo all'orizzonte</a>. Chi lasciasse perdere regali, gozzoviglie e visite obbligate avvertirebbe lo stallo.  Perché altrimenti affannarsi in giorni in cui <b>non c'è niente da fare?</b></p>
<p>Non c'è niente da fare: perché altrimenti abbuffarsi in famiglia lamentandosi delle abbuffate obbligatorie con i familiari? E' <b>fame di luce </b>che si tenta di ammutolire.</p>
<p>La terra, in questi giorni, non vuole essere toccata. Bene ha fatto quest'anno il gelo a sigillarla. In questa sospensione tra l'ultimo espiro e un nuovo inspiro,<b> non c'è bisogno di ricordare</b>. Tutto sembrerebbe inutile. Preferisco lasciare andare il bene e il male, i gusci vuoti, gli involucri rotti delle mie azioni.</p>
<p><img src="http://annidiapprendistato.wordpress.com/files/2007/12/pic-0078.thumbnail.jpg" alt="pic-0078.jpg" align="right" height="145" hspace="7" width="192" />Sembra impossibile ricominciare, e in un certo senso dev'essere così, perché anche di questa esperienza si distilli in un <b>farmaco </b>per il prossimo risveglio. Perché non puoi rivivere se non hai prima attraversato una piccola o grande morte. Perché non si può ricevere se non hai lasciato andare.</p>
]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[Ora che stiamo per rinascere]]></title>
<link>http://annidiapprendistato.wordpress.com/2007/11/27/la-resa/</link>
<pubDate>Tue, 27 Nov 2007 10:10:11 +0000</pubDate>
<dc:creator>Francesco</dc:creator>
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<description><![CDATA[
Il mondo si disfa, il mondo si rifà senza il nostro cervellotico aiuto.
Tesse,
disintesse
e malgra]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.lastampa.it/multimedia/scienze_tecnologie/702_album/gelo.jpg" align="left" border="5" height="250" hspace="4" vspace="7" width="300" /></p>
<p>Il mondo si disfa, il mondo si rifà senza il nostro cervellotico aiuto.</p>
<p>Tesse,</p>
<p>disintesse</p>
<p>e malgrado sembri scomparire ogni traccia, svuotandosi fino al fondo del suo polmone, allora appare la gemma di un nuovo respiro.</p>
<p>La resa della vegetazione al gelo è una scintilla riflessa delle cosmogonie, quando raccontano della fine di un mondo.  E la preparazione di un altro (ma solo quando ogni speranza di recuperare le rovine è perduta: solo allora, non prima, si può rinascere. Quando lasci la presa, il bene e il male, è indifferente).</p>
<p>Cosa porti di te nella nuova vita, se hai dovuto lasciare tutto?</p>
<p>Rimane un enigma, che chiamiamo ancora - provvisoriamente - <b>morte.</b></p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Madre materia]]></title>
<link>http://annidiapprendistato.wordpress.com/2007/10/26/madre-materia/</link>
<pubDate>Fri, 26 Oct 2007 13:48:00 +0000</pubDate>
<dc:creator>Francesco</dc:creator>
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<description><![CDATA[

Ma come pensi di morire, un giorno, Narciso, senza una madre? Senza madre non si può amare, senza]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://volcanoes.usgs.gov/Imgs/Jpg/Photoglossary/20011005-0039_DAS_med.jpg"><img src="http://volcanoes.usgs.gov/Imgs/Jpg/Photoglossary/20011005-0039_DAS_med.jpg" style="display:block;text-align:center;cursor:pointer;width:320px;margin:0 auto 10px;" border="0" /></a></p>
<blockquote>
<p style="text-align:center;">Ma come pensi di morire, un giorno, Narciso, senza una madre? Senza madre non si può amare, senza madre non si può morire.</p>
<p style="text-align:center;"><a href="http://khayyamsblog.blogspot.com/2007/10/il-percorso-letterario-di-uninquieta.html#links"><span style="font-weight:bold;">Hermann Hesse</span></a><br />
<span style="font-style:italic;">Narciso e Boccadoro</span><br />
<span>1930</span>
</p>
<p style="text-align:center;">***</p>
</blockquote>
<p style="text-align:center;" align="left"><span></span></p>
<p align="left"><span style="font-weight:bold;">Madre </span>e <span style="font-weight:bold;">materia </span>sono strette e quasi indistinte sorelle. Un'amica mi raccontava che, il giorno della morte della madre, sotto la doccia non sentiva più la propria carne: la materia è una, e hanno un bel parlare di <span style="font-style:italic;">materie prime</span>. Una, come la madre. <span style="font-style:italic;">Ma-</span>, la radice indoeuropea,  sta per <span style="font-weight:bold;">misurare, disporre, ordinare</span>: ciò che nel cuore può essere tutt'uno, nel mondo delle cose si mettono in fila, una dietro l'altra, o si guardano dagli angoli della stanza.</p>
<p>La materia <span style="font-weight:bold;">cade</span>. Qualsiasi cosa si alzi da terra è destinato a tornarci, lo voglia oppure no. E la terra, che è la <span style="font-weight:bold;">matrice </span>di ogni <span style="font-style:italic;">materia</span>, è la sua Alfa e la sua Omega. Scaglie di pelle, capelli morti, ritagli di unghie, muco, croste di sangue, tutto il corpo.</p>
<p>E' cosa per stomaci forti la terra, così come essere madre, non è solo gioia della fioritura e del raccolto, ma anche il pantano e la morte. <span style="font-style:italic;">Madre </span>è anche la feccia dell'aceto, o del vino. La <span style="font-style:italic;">pasta madre</span> è un fermento, e come ogni fermento è <span style="font-weight:bold;">putrefazione</span>.</p>
<p>Affascina la strategia della terra: proprio come la montagna che non va dal Profeta, tutti i cadaveri e i semi vanno a lei. Anche i dormienti. Non potendo andare incontro a ognuno, La attrae indistintamente tutti.</p>
<p>(Eppure qualcosa si ostina a spingere verso l'alto: si veste di un gambo, di un fiore, arriva al seme e di nuovo si spoglia e tornando pura luce. Qualcosa che rimane fedele a se stesso nel suo vestirsi e spogliarsi di spoglie sempre nuove. Proprio come un fiume, dove - è ormai banale dirlo? - "non ci si bagna mai due volte nella stessa acqua", ma rimane sempre lo stesso fiume!</p>
<p>Ma perché questa messa in scena, non potrebbe la luce evitare di cadere in questa pozzanghera?</p>
<p>Sì, potrebbe. Ma proprio per questo è la luce)</p>
<p class="blogger-post-footer">________________________________________________________</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Non indicare le piante con il dito]]></title>
<link>http://annidiapprendistato.wordpress.com/2007/09/30/non-indicare-le-piante-con-il-dito/</link>
<pubDate>Sun, 30 Sep 2007 20:35:00 +0000</pubDate>
<dc:creator>Francesco</dc:creator>
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<description><![CDATA[Secondo il padre di un mio amico, se nell&#8217;orto indichi la verdura con il dito, non raccogliera]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://bp2.blogger.com/_YkV5JcZ2XU4/RwAcengCHvI/AAAAAAAAACs/9uD3bpZi9Io/s1600-h/Pianta+copia.jpg"><img src="http://bp2.blogger.com/_YkV5JcZ2XU4/RwAcengCHvI/AAAAAAAAACs/9uD3bpZi9Io/s320/Pianta+copia.jpg" style="float:right;cursor:pointer;margin:0 0 10px 10px;" border="0" /></a>Secondo il padre di un mio amico, <span style="font-weight:bold;">se nell'orto indichi la verdura con il dito, non raccoglierai niente.</span> Io, che coltivo la terra da alcuni anni, ho riflettuto spesso su questo argomento. E in questa considerazione trovo un fondo di vero.</p>
<p>Pochi giorni fa, un collega mi raccontava che dalle centinaia di piante di pomodori che quest'estate mi mostrava cariche di frutti - "guarda quanti: li ho piantati in ritardo, ma a settembre sono tutti maturi" - non ne ha poi raccolto nemmeno uno. "E' perché li hai indicati" gli ho risposto. Siamo scoppiati a ridere, concludendo che hanno ragione i contadini a lamentarsi sempre del tempo (di qualsiasi tempo metereologico), del raccolto, degli insetti e delle malattie.</p>
<p>E' vero, i contadini scongiurano le disgrazie anticipando le lamentazioni: ma del resto, chi non lo fa continuamente? Quante volte ci sentiamo dire "non voglio parlarne finché la cosa non è andata in porto", oppure: "non accadrà mai, sicuramente". Non è mica soltanto per riservatezza. Né si può liquidare solamente come scaramanzia.</p>
<p>Io dico la mia, quello che ho visto.<br />
Le piante non vogliono essere guardate mentre sono al lavoro per crescere. Non tutte le piante, solo quelle che noi abbiamo seminato. Quelle selvatiche possiamo puntarle col dito quanto vogliamo, continueranno a crescere vigorose e a proliferare invidiabilmente.  Sono immuni al nostro gesticolare.<br />
Ma immuni da che? Perché il gesto di indicare, o meglio di aspettarci un risultato, dovrebbe spargere  il germe del fallimento?</p>
<p><span style="font-weight:bold;">Le piante selvatiche non muoiono perché a nessuno importa che vivano o muoiano</span>, se vanno a seme o se ingrossano bene la radice. Nessuno raccoglierà i frutti o conserverà la semente.  Nessuno saprà mai se quella è la stessa erbaccia di ieri, o qualcun'altra che nel frattempo l'ha soppiantata. Tentano il tutto e per tutto. Molte ci riescono (sono geneticamente più forti), ma altrettanti semi non daranno nessun frutto.</p>
<p>Se non si vuole giustificare la follia del "mi metto al riparo da tutto" della chimica (ma in questo caso siamo nel settore dell'industria, non più dell'agricoltura), la terra insegna questo. Soprattutto ora che le condizioni climatiche mettono a dura prova il lavoro. <span style="font-weight:bold;">Non arriva mai quello che ti aspetti, come te lo aspetti</span>. Magari sfonderai le ceste con quintali di frutti strani e insperati. Ma ciò che hai accudito come tuo figlio, molto spesso ti darà amare delusioni.</p>
<p>Perché se ogni speranza è sporca di <span style="font-weight:bold;">paura</span>, allora preferisco disperare.</p>
<p>Riesce ciò che seminiamo con noncuranza - vera noncuranza, non finta. Guardarlo poco, indicarlo mai. Lo stretto necessario di cure. <span style="font-weight:bold;">Se si ammala e muore, nessuna lacrima</span>. Ma l'importante è seminare.</p>
<p><a href="http://bp1.blogger.com/_YkV5JcZ2XU4/RwAZ2XgCHtI/AAAAAAAAACg/7djU5-4nRcw/s1600-h/PIC-0027.jpg"><img src="http://bp1.blogger.com/_YkV5JcZ2XU4/RwAZ2XgCHtI/AAAAAAAAACg/7djU5-4nRcw/s320/PIC-0027.jpg" style="float:right;cursor:pointer;margin:0 0 10px 10px;" border="0" /></a> <span style="color:#000099;">Questi nella mia mano sono <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Helianthus_tuberosus"><span>topinambur</span></a>, detti anche </span><span style="color:#000099;font-style:italic;">carciofi del deserto</span><span style="color:#000099;">. </span><span style="color:#000099;">Qualcuno li aveva piantati nel mio terreno piantati anni fa, e da allora continuano a rinascere ogni anno. Spuntano dopo il raccolto dei piselli e crescono alti più di tre metri (sono, botanicamente, della famiglia dei girasoli). Non chiedono nessuna cura. E, ovviamente, fino  al momento di raccoglierli non li degno di uno sguardo.</span></p>
<p class="blogger-post-footer">________________________________________________________</p>
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