<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><!-- generator="wordpress.com" -->
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	>

<channel>
	<title>tosaerba &amp;laquo; WordPress.com Tag Feed</title>
	<link>http://wordpress.com/tag/tosaerba/</link>
	<description>Feed of posts on WordPress.com tagged "tosaerba"</description>
	<pubDate>Thu, 21 Aug 2008 06:47:48 +0000</pubDate>

	<generator>http://wordpress.com/tags/</generator>
	<language>en</language>

<item>
<title><![CDATA[Vicini di casa]]></title>
<link>http://panirlipe.wordpress.com/?p=49</link>
<pubDate>Tue, 25 Mar 2008 09:08:58 +0000</pubDate>
<dc:creator>pani</dc:creator>
<guid>http://panirlipe.wordpress.com/?p=49</guid>
<description><![CDATA[

Quando arriva la primavera i segnali sono molti: le giornate si allungano, i merli fanno rotta tra]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://panirlipe.wordpress.com/files/2008/03/panirlipe_primavera.jpg" title="panirlipe_primavera"></a></p>
<div style="text-align:center;"><a href="http://panirlipe.wordpress.com/files/2008/03/panirlipe_primavera.jpg" title="panirlipe_primavera"><img src="http://panirlipe.wordpress.com/files/2008/03/panirlipe_primavera.jpg" alt="panirlipe_primavera" width="400" /></a></div>
<p class="MsoNormal">Quando arriva la primavera i segnali sono molti: le giornate si allungano, i merli fanno rotta tra il giardino e l’olivo, indaffarati a costruire i nuovi nidi. E poi, con i primi caldi l’erba cresce ed è necessario riprendere il tosaerba, pulirlo, sistemare la presa della corrente, tutte cose che ci si è dimenticati di fare alla fine dell’autunno. O meglio, non si è voluto fare per pigrizia.<br />
Un altro segnale è il sacchetto di plastica che pende sulla rete di confine. Dentro ci si trovano le primizie che il mio vicino gentilmente mi regala. Lui, figlio di contadini, ex contadino, ex alpino, un nonno con i baffoni, ci offre sempre qualcosa del suo raccolto, anche il vino che mosta o un piatto di bogoni che insieme abbiamo catturato.<br />
Talvolta ci troviamo tutti e due alle prese con il tosaerba o con la potatura di qualche pianta oppure solo intenti ad osservare la vita che cresce e allora ci perdiamo in chiacchiere, fino a quando il sole tramonta e il freddo ci entra nelle ossa. Oppure fino a quando sua moglie non lo reclama, chiamandolo sempre per cognome, un vezzo che di sicuro si porta dietro da quando erano giovani.<br />
Lei, ex figlia delle montagne, ex operaia in un biscottificio, ogni tanto mi parla di quel “caval mato” della secondogenita, che dopo otto anni ha lasciato Marco ed è andata a vivere con un uomo sposato. Poi è tornata con il fidanzato, poi è andata a vivere con un altro uomo. Infine è tornata di nuovo con il fidanzato ma di sicuro lo lascerà alla fine del mese.<br />
E ogni volta che mi racconta questo, io mi chiedo chi sia più matto: la figlia o Marco che ogni volta l’accoglie a braccia aperte?<br />
Lo penso ma non lo dico, perché fa tutto lei da sola:<br />
“Quel caval mato…” e poi ci aggiunge qualche altra parola che non è bello sentire pronunciare da una madre. E allora io le dico:<br />
“No signora, non dica così. L’importante è che lei sia contenta, in salute…” e tante altre frasi inutili che si dicono per portare conforto. Parole che escono per pura cortesia ma che a volte funzionano perché la signora, raccolta l’insalata e ascoltate le mie parole mi dice:<br />
“Pani, cosa vuole farci? Bisogna tenerla così. L’è un caval mato…” e rientra in casa ridendo, con gli occhi lucidi ma il sorriso sulla bocca.</p>
]]></content:encoded>
</item>

</channel>
</rss>
