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	<title>tumore-societa &amp;laquo; WordPress.com Tag Feed</title>
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	<description>Feed of posts on WordPress.com tagged "tumore-societa"</description>
	<pubDate>Sat, 26 Jul 2008 16:02:43 +0000</pubDate>

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<title><![CDATA[Il ruolo dell’ebraismo nella cinematografia statunitense]]></title>
<link>http://gigionetworking.wordpress.com/2007/11/27/dietro-il-sogno-americano-il-ruolo-dell%e2%80%99ebraismo-nella-cinematografia-statunitense/</link>
<pubDate>Tue, 27 Nov 2007 13:29:46 +0000</pubDate>
<dc:creator>Italiano Liberale</dc:creator>
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<description><![CDATA[Dietro         il sogno americano
Il ruolo dell’ebraismo nella         cinematografia statunitense]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="text-align:center;" align="center"><img src="http://img107.imageshack.us/img107/7158/holliwoodot1.jpg" alt="Woody Allen" align="left" hspace="2" /><span style="font-size:14pt;font-family:Verdana;"><font color="#ff0000"><strong>Dietro         il sogno americano</strong></font><br />
</span><span style="font-family:Verdana;"><font size="2"><strong>Il ruolo dell’ebraismo nella         cinematografia statunitense<br />
</strong></font>         </span><font size="2"><span style="font-family:Verdana;">Tratto dal         libro: "Dietro il sogno americano", Gianantonio Valli, ed.         Barbarossa</span></font></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><font face="Verdana" size="2">Se         da una parte tutte le maggiori case di produzione hollywoodiane sono         strettamente in mani ebraiche (ma lo sono anche catapecchie         cinematografiche come          la Producers Releasing         Company, del ragioniere Leon Fromkess), ebraiche sono anche le prime         banche che finanziano l'industria filmica.<br />
L'unica, parziale eccezione è rappresentata dalla Bank of Italy,         fondata nel          1904 a         San Francisco da Amedeo Peter Giannini, un immigrato italiano nato nel          1870 a         San Josè. Dotato di un talento e di una forza d'animo eccezionali, dopo         il praticantato bancario egli ottiene i primi capitali per la sua         impresa dai fratelli Herman Wolf ed lsaiah Wolf Hellman, due dei più         potenti banchieri della California (il secondo è inoltre il fondatore,         nel 1872, della prima sinagoga del B’nai B’rith di San Francisco).          </font>
</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><font color="#ff0000"><strong><font face="Verdana" size="2">Fattosi         largo a forza in uno establishment ostile, allora dominato dai banchieri         anglosassoni, l'italiano si appoggia agli ebrei, stipulando, attraverso         il produttore Sol Lesser, un'alleanza con i produttori di Hollywood e         con i banchieri di New York interessati allo sviluppo dell'industria         cinematografica.</font></strong></font></p>
<p align="justify"><font face="Verdana" size="2">          </font><font face="Verdana" size="2">Il propulsore di tale impegno non è però direttamente Amedeo, ma suo         fratello Attilio, detto «Doc» per via di una sua laurea in medicina. Quando          la Bank         of Italy rileva la fallita Bowery and East River Bank di New York, è         ancora Sol Lesser a consolidare la banca di Giannini attraverso il         coinvolgimento di Attilio nelle attività finanziarie delle compagnie di         produzione. In tal modo «Doc» diviene la prima fonte di capitale per         Marcus Loew, Lewis Selznick, Florenz Ziegfeld e dozzine di altri         impresari ebrei, sia teatrali che cinematografici: «una collaborazione         tra outsiders», la definisce Neal Gabler.                  </font></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><font color="#ff0000" face="Verdana" size="2">Fondata         nel 1919,  la Loews Incorporated         vede l'interessamento anche di altri banchieri. Come abbiamo accennato         parlando della MGM, è per questo motivo che nella direzione della Loew         compaiono i «gentili» W.C. Durant, dirigente della General Motors, e         H. Gibson, presidente della Liberty National Bank.</font></p>
<p align="justify"><img src="http://disinformazione.it/images/warner.JPG" alt="Hollywood Propaganda" align="right" border="0" height="195" hspace="3" width="283" /><font face="Verdana" size="2"> Un altro banchiere perno dello sviluppo dell'industria cinematografica         americana è Otto Hermann Kahn. Nato nel          1867 a         Mannheim dal banchiere Bernard Otto, dopo un periodo di lavoro nella         filiale londinese della Deutsche Bank, nel 1893 è nominato direttore         della filiale newyorkese della Speyer &#38; Co. Tre anni più tardi egli         sposa Addie Wolff, figlia di Abraham, socio nella Kuhn Loeb &#38; Co.,         nella quale banca viene assunto l'anno seguente - «verosimilmente per         il fatto che era stata fondata da ebrei come lui», ci informa piamente         il Gabler - divenendone un'autorità.                  </font></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><font face="Verdana" size="2">In         tempo rimarchevolmente breve, da impiegato Otto diviene alto dirigente e         socio. Dal 1903 al 1917 è presidente del Consiglio di Amministrazione         della Metropolitan Opera Company. Adolph Zukor, già finanziato da         Pierpont Morgan, lo contatta intorno al 1919 tramite suo fratello Felix         Kahn, proprietario di una delle più estese catene teatrali newyorkesi.         Quando          la Paramount         apre la sua campagna di acquisti di teatri (nel 1921 possiede od ha         costruito ben trecentotre locali di prima visione), Felix </font><font face="Verdana" size="2"> cede la sua         catena, venendo cooptato nella casa e divenendone uno dei massimi         dirigenti, oltre che amico intimo di Zukor. Alla fine degli anni Venti,         delle quindicimila sale cinematografiche sparse sul territorio degli         Stati Uniti,          la Paramount         ne controlla un terzo.<br />
Cosi si esprime ancora il Gabler: «Zukor aveva una forte affinità con         i Kahn. I due fratelli erano apostati dal giudaismo, senza speranza di         assimilazione, sebbene essi fossero in proposito più decisi che non         Zukor. </font><font face="Verdana" size="2">Otto aveva completamente rigettato il giudaismo e si era fatto         episcopaliano. Essi affettavano uno stile di vita "imperiale",         pensando di consolidare in tal modo il loro status di gentleman. Ed         ancora credevano nelle arti come mezzo di mobilità sociale. In effetti,         sembra che Otto Kalm si riferisse a Zukor quando, pochi anni più tardi         notificò ad un gruppo di soggettisti e produttori che "nell'arte         come in ogni cosa il popolo americano ama essere guidato in alto e in         avanti", continuando poi a riferirsi "alla grande importanza         ed alla potenzialità del cinema come industria, influenza sociale ed         arte"».                   </font></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><img src="http://disinformazione.it/images/mgm.JPG" alt="Hollywood Propaganda" align="left" border="0" height="185" hspace="3" width="283" /><font face="Verdana" size="2">Un         gustoso aneddoto sul suo conto merita a questo punto di essere riportato.         Fattosi protestante, Kahn cerca per anni di ignorare e di far ignorare         la sua origine ebraica. Passando un giorno per          la Quinta Strada         in compagnia dell'umorista ebreo Marshall Wilder, affetto da una gobba         pronunciata, egli indica al compagno la chiesa della quale è assiduo         fedele, dicendogli: «Marshall, sai che una volta ero ebreo?». «Sì,         Otto» - è la risposta di Wilder, evidentemente memore del fatto che o<em>lim         haebreus semper haebreus</em> - «e anch'io una volta ero gobbo».<br />
</font><font face="Verdana" size="2">Come          la Kuhn,</font><font color="#ff0000"> Loeb &#38; Co. per la Triangle (insieme a Rockefeller) e per Zukor, cosi altri banchieri ebrei         finanziatori dei tycoons hollywoodiani sono S.W. Straus per Carl Laemmle         e Goldman, Sachs &#38; Co. per i fratelli Warner.</font><br />
<font face="Verdana" size="2"> Solo Williarn Fox avrebbe «osato» accordi con banchieri «gentili»         non legati alla finanza ebraica, e subito l'A T &#38; T, Halsey, Stuart         &#38; Co. ed altri finanzieri avrebbero cospirato per sottrargli il         potere di controllo sulla filmografia sonora, campo nel quale Fox si         trovava allora all'avanguardia e nel quale essi avevano investito         considerevoli mezzi finanziari.                  </font>
</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><font color="#ff0000"><strong>La         crisi dell'ottobre 1929 costringe le grandi case a fare ricorso alla         Chase National Bank di Rockefeller, oppure alla Atlas Corporation di         Morgan, che impongono una drastica politica di organizzazione e         sottomettono alla fine la produzione al loro diretto controllo.</strong></font></p>
<p align="justify"><img src="http://disinformazione.it/images/paramount.JPG" alt="Hollywood Propaganda" align="right" border="0" height="195" hspace="3" width="283" /><font face="Verdana" size="2">«Il 1935» - scrive Sadoul - «è         l'anno in cui le conseguenze della crisi economica e della nuova         "guerra dei brevetti sonori" portano ad un rafforzato         controllo dei grandi gruppi finanziari sulla città del cinema. Otto         Grandi regnano ormai su Hollywood; cinque "maggiori": la Paramount,         la Warner, la Loew-MGM, la Fox         e          la RKO         insieme con tre "minori": la Universal,          la Columbia         e la United Artists.         Le cinque case maggiori totalizzano l'88 per cento del giro d'affari,         sono proprietarie di 4.000 grandi cinematografi-chiave e producono l'80         per cento delle superproduzioni. Insieme con le tre case minori,         monopolizzano il 95 per cento della distribuzione. Questi Otto Grandi         sono consociati nella Motion Picture Producers of America (MPPA) e a loro         volta sono controllati - il più spesso a due o tre mandate - dal gruppo         Rockefeller o dal gruppo Morgan. Per di più, alcune di esse sono legate         a W. Randolph Hearst, a Du Pont De Nemours, alla General Motors, alla         General Electric e a varie grandi banche. L'alta finanza americana,         direttamente proprietaria di Hollywood, sceglie attraverso i suoi         fiduciari i soggetti dei film, che, prima di venir realizzati da un         cineasta, debbono piacere ad una manciata di finanzieri».                  </font></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><font color="#ff0000"><strong>I         veri padroni degli oligopoli cinematografici rappresentati dalle         maggiori case di produzione sono ancor oggi i grandi finanzieri di Wall         Street (anch'essi nella maggior parte di ascendenza ebraica). I maggiori         trust finanziari e bancari statunitensi, le «Big Three», sono ancor         oggi i gruppi Rockefeller, Morgan, e          la Kuhn Loeb         &#38; Co.</strong></font></p>
<p align="justify"><font face="Verdana" size="2">Come continua Georges Sadoul, l'attività dei monopoli cinematografici         di Hollywood sarà da allora prevalentemente diretta da fini         commerciali: «I dirigenti, che sono praticamente i delegati dell'alta         finanza, stabiliscono con precisione quanto deve rendere ogni film e se         il bilancio risulta in deficit tutti quelli che hanno concorso a crearlo         (attori, directors e producers) si troveranno presto o tardi licenziati.         I finanziatori americani padroni di Hollywood liquidano spietatamente         questi executives, che sembrano tanto potenti, non appena il bilancio         delle grandi case da essi dirette si rivela passivo».</font></p>
<p align="justify"><font color="#ff0000"><strong> Tuttavia, nota sempre Sadoul, in talune circostanze i finanzieri di Wall         Street autorizzano delle spese «disinteressate». Uno degli esempi più         chiari si manifesta nel primo decennio del dopoguerra.</strong></font></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><font face="Verdana" size="2"><img src="http://img504.imageshack.us/img504/5335/sr0um9bh8.jpg" alt="Spettro/Spauracchio del Comunismo" align="left" height="186" hspace="3" width="288" /></font><font face="Verdana" size="2">Nel         1948          la Fox         è la prima a lanciare un film anticomunista, «</font><font color="#ff0000"><em><strong>La cortina di ferro</strong></em></font>»,         in appoggio alla guerra fredda. <font face="Verdana" size="2">Con una contemporaneità significativa,         la manovra propagandistica viene ripresa largamente dalla stampa, dalla         televisione e dalle case editrici. Film senza alcuna qualità artistica,         «La cortina di ferro» provoca subito, sia negli USA che all'estero,         vive proteste. Il suo mancato successo commerciale non impedisce         tuttavia ad Hollywood di continuare a produrre per sei o sette anni</font><font face="Verdana" size="2">         numerose pellicole anticomuniste - con eguale insuccesso.<br />
«Per la Fox, la MGM,         la Warner, la RKO, la Paramount         questa serie costituì certamente un deficit di molti milioni di         dollari. Ma lo sforzo delle cinque majors fu disinteressato soltanto in         apparenza, poiché queste grandi case erano in effetti legate anima e         corpo agli interessi dei gruppi Morgan e Rock</font><font face="Verdana" size="2">efeller, alle grandi         fabbriche di armi e di forniture militari o di bombe atomiche che         gravitano intorno alle ditte Kodak, Du Pont de Nemours, General Motors,         General Electric, etc.».                  </font>
</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><font face="Verdana" size="2">I         film anticomunisti contribuiscono a creare nell'opinione pubblica il         panico della guerra fredda e pertanto a determinare commesse militari,         atomiche o di altro genere, a tutto vantaggio delle grandi ditte e degli         interessi che controllano anche le maggiori case cinematografiche di         Hollywood. Pertanto il bilancio complessivo è largamente attivo.</font></p>
<p align="justify"><font color="#ff0000"><strong> I legami che uniscono Hollywood al mondo del big business risultano         quanto più chiari nella pittoresca figura del multimiliardario «gentile»         Howard Hughes.</strong></font></p>
<p align="justify"><img src="http://img263.imageshack.us/img263/135/hellsangelsvigjp9.jpg" alt="Sionismo / Affarismo / Propaganda" align="right" height="415" hspace="3" width="443" /><font face="Verdana" size="2">Nato nel 1905 (e deceduto nel 1976), questo figlio di un milionario         californiano si interessa ben presto, </font><font face="Verdana" size="2">come abbiamo visto, al cinema (nel         1932 è tra l'altro produttore di Scarface). Fin dall'età di         venticinque anni finanzia, e talvolta anche dirige, numerose pellicole         nelle quali ha gran parte l'aviazione, attività tra l'altro a lui cara         anche dal punto di vista sportivo. Mentre conquista alcuni record come         aviatore, egli consolida così la fama di talune dive che godono dei         suoi favori.</font></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><font face="Verdana" size="2">Nel         1948 il Nostro acquista per parecchi milioni di dollari, dal gruppo         finanziario Rockefeller,          la RKO. Per         sette anni la società resta apparentemente in deficit, e nel 1955         Hughes la rivende ad un gruppo di grossi industriali della gomma.<br />
</font><font face="Verdana" size="2">«Si disse allora» - scrive Sadoul - «che          la RKO         era stata per lui un capriccio da miliardario che accoppiava a quella         aviatoria la passione per le dive. Ma il settimanale Time ricorda, il 17         ottobre 195 5, da dove vengono i miliardi di Hughes. La fonte della         notizia ne garantisce la veridicità, dato che questa pubblicazione         americana opera nell'ambito degli interessi Morgan e, assieme alle         rivelazioni, pubblica anche due pagine di pubblicità pagate da Hughes»'.                  </font>
</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><font face="Verdana" size="2">In         breve, secondo la rivista, Flughes è uno dei dieci maggiori proprietari         di industrie belliche americane. Nel bilancio militare degli USA la Howard Hughes         Aircraft Co. (i cui stabilimenti occupano un'area di trenta ettari in         California e in Arizona) incide ogni anno per duecento milioni di </font><font face="Verdana" size="2">dollari sulla fornitura di missili teleguidati fabbricati da una delle         aziende affiliate,          la CSTI. Oltre         a queste due società, il Nostro domina anche          la Hughes Tool         Co. e          la TWA, la più grande compagnia aerea internazionale americana. Queste         aziende impiegano complessivamente cinquantamila persone ed il loro giro         d'affari annuo raggiunge i settecento milioni di dollari (tutti i dati         sono ovviamente da riferire al 1955).</font></p>
<p><img src="http://img267.imageshack.us/img267/9164/hollycia2cm1.jpg" alt="Hollywood CIA" align="left" height="330" hspace="3" width="300" /><font face="Verdana" size="2">La RKO, durante il periodo in cui è di proprietà privata di Hughes,         moltiplica la produzione di film anticomunisti e di film di guerra che         si svolgono in Corea od altrove, e dove l'aviazione ha un posto di primo         piano. Citiamo, per tutti, The Bridges at Toko-ri, «I ponti di Toko-Ri»         (1954), del «gentile» Mark Robson, prodotto da William Perlberg e         George Seaton, con gli attori «gentili» William Holden e Grace Kelly.                  </font></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><font face="Verdana" size="2">Anche         se il loro bilancio complessivo è quindi deficitario, la loro         propaganda contribuisce tuttavia a determinare una situazione che viene         cosi riassunta da Time: «Gli Stati Uniti avevano ormai trasmesso tutte         le loro commesse di materiale antiaereo ad un unico gruppo finanziario,         affidandosi completamente nelle mani di Howard Hughes, come egli stesso         ebbe a dichiarare».<br />
E’ dunque difficile considerare la grande produzione filmica americana         indipendentemente dai grandi gruppi industriali e finanziari che la         controllano, poiché, nell'azione tendente a monopolizzare il cinema         mondiale, Hollywood è collegata, da oltre mezzo secolo, agli altri         grandi monopoli statunitensi (banche, petrolio, industrie aviatorie,         automobilistiche, elettriche, chimiche ed atomiche).                  </font>
</p>
<p class="MsoNormal" align="center"><font face="Verdana" size="2">                    <img src="http://disinformazione.it/images/teatro.JPG" alt="I monopoli di Hollywood" border="0" height="354" width="567" />         </font></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><font face="Verdana" size="2">I         «grandi» di Hollywood ed i monopoli americani nel 1950. La percentuale         (ad esempio, Paramount 20 per cento) indica quella di ogni compagnia,         nel 1939, rispetto alla cifra d'affari complessiva delle otto majors.<br />
Le principali case bancarie ebraiche statunitensi del XX secolo. Le         linee interrotte indicano i legami matrimoniali; la doppia         sottolineatura, i membri attivi delle varie banche. Strettissima è         l'interconnessione tra le maggiori, con perno sulla Kuhn, Loeb &#38; Co.         e sulla J. &#38; W. Seligman &#38; Co.<br />
I «grandi» di Hollywood ed i monopoli americani nel 1950. La         percentuale (ad esempio, Paramount 20 per cento) indica quella di ogni         compagnia, nel 1939, rispetto alla cifra d'affari complessiva delle otto         majors.                  </font>
</p>
<p class="MsoNormal" align="center"><font face="Verdana" size="2">          <img src="http://disinformazione.it/images/teatro2.JPG" alt="Principali banche ebraiche statunitensi" border="0" height="430" width="709" />         </font></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><font face="Verdana" size="2">A         pp. 154-5: Le principali case bancarie ebraiche statunitensi del XX         secolo. Le linee interrotte indicano i legami matrimoniali; la doppia         sottolineatura, i membri attivi delle varie banche. Strettissima è         l'interconnessione tra le maggiori, con perno sulla Kuhn, Loeb &#38; Co.         e sulla J. &#38; W. Seligman &#38; Co.</font></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:right;" align="right"><font face="Verdana" size="2"><em><strong>Tratto da: <a href="http://www.disinformazione.it/"><font color="#268f14" face="Verdana" size="2">www.disinformazione.it</font></a></strong></em></font></p>
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