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	<title>ultimo-saluto &amp;laquo; WordPress.com Tag Feed</title>
	<link>http://wordpress.com/tag/ultimo-saluto/</link>
	<description>Feed of posts on WordPress.com tagged "ultimo-saluto"</description>
	<pubDate>Sat, 30 Aug 2008 15:49:21 +0000</pubDate>

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	<language>en</language>

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<title><![CDATA[Jean Baudrillard]]></title>
<link>http://studioplano.wordpress.com/2007/03/07/jean-baudrillard/</link>
<pubDate>Wed, 07 Mar 2007 10:44:47 +0000</pubDate>
<dc:creator>michelebrunello</dc:creator>
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<description><![CDATA[Se ne è andato senza troppo fragore.
Jean Baidrillard aveva rifutato le regole della cultura (il mo]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Se ne è andato senza troppo fragore.</p>
<p>Jean Baidrillard aveva rifutato le regole della cultura (il mondo accademico, i riconoscimenti formali) per rimanere sempre lucido e ficcante.</p>
<p>Non si è mai nascosto dietro la barriera della "cultura alta" e ha accettato di essere un intelletuale vero e in continua evoluzione, aggiornato e sempre dialettico con il mondo.</p>
<p>E' suo il concetto di "Simulacro" che ha aperto la strada a una serie di autori che si sono definiti "post-moderni" (ma lui preferiva definirsi "post-istorico") . E' grazie a lui che una disciplina altrimenti ermetica e di nicchia come la semiologia è stata rilanciata e messa in discussione nella contemporaneità.</p>
<p>Mi aveva impressionato quando, dopo '11 settembre, è intervenuto sostenendo una lucidissima quanto irriverente posizione. Non è possibile riassumerla in poche righe <a href="http://www.libreriauniversitaria.it/BIT/8871641728/La_violenza_del_mondo__La_situazione_dopo_l_11_settembre.htm" target="_blank">(questo è il link al libro).</a></p>
<p>Riporto dal servizio su repubblica di Franco Volpi: "C'è qualcosa che possiamo dire di avere imparato da tale controverso maestro cui è stato dedicato perfino un Cahier de l'Herme (2005), tanto intuitivo e preveggente quanto vago e volatile? Certo, almeno questo: che quando le cose sono soltanto quello che sembrano, presto ci sembreranno essere ancor meno. E che in un mondo del genere non ci rimane che essere indifferenti senza cinismo e appassionati senza entusiasmo."</p>
]]></content:encoded>
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<title><![CDATA[Piero Calamandrei]]></title>
<link>http://studioplano.wordpress.com/2006/09/28/piero-calamandrei/</link>
<pubDate>Thu, 28 Sep 2006 10:41:46 +0000</pubDate>
<dc:creator>bepivenezian</dc:creator>
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<description><![CDATA[Ricorre in questi giorni il cinquantenario della morte di Piero Calamandrei. E&#8217; difficile rico]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Ricorre in questi giorni il cinquantenario della morte di Piero Calamandrei. E' difficile ricordare in poche righe una personalità impegnata in politica in lunghi anni. E autore di moltissimi scritti che spaziano a 360°. A me piace moltissimo, tanto per fare un esempio tra i molti, la sua idea di federalismo: "prima che una dottrina politica è l'espressione dell'interdipendenza della sorte umana"<span></span>. Ma vorrei ricordarlo inserendo il discorso che tenne nel 1955 agli studenti milanesi. In questo discorso affronta temi come la costituzione, la libertà, l'impegno politico. Un testo semplice, un bel testo.</p>
<p><!--more--><br />
La Costituzione non è una macchina che una volta messa in moto va avanti da sé. La Costituzione è un pezzo di carta, la lascio cadere e non si muove: perché si muova bisogna ogni giorno rimetterci dentro il combustibile; bisogna metterci dentro l’impegno, lo spirito, la volontà di mantenere queste promesse, la propria responsabilità. Per questo una delle offese che si fanno alla Costituzione è l’indifferenza alla politica. È un po’ una malattia dei giovani l’indifferentismo. «La politica è una brutta cosa. Che me n’importa della politica?». Quando sento fare questo discorso, mi viene sempre in mente quella vecchia storiellina che qualcheduno di voi conoscerà: di quei due emigranti, due contadini che traversano l’oceano su un piroscafo traballante. Uno di questi contadini dormiva nella stiva e l’altro stava sul ponte e si accorgeva che c’era una gran burrasca con delle onde altissime, che il piroscafo oscillava. E allora questo contadino ipaurito domanda ad un marinaio: «Ma siamo in pericolo?» E questo dice: «Se continua questo mare tra mezz’ora il bastimento affonda». Allora lui corre nella stiva a svegiare il compagno. Dice: «Beppe, Beppe, Beppe, se continua questo mare il bastimento affonda». Quello dice: «Che me ne importa? Unn’è mica mio!». Questo è l’indifferentismo alla politica.<br />
È così bello, è così comodo! è vero? è così comodo! La libertà c’è, si vive in regime di libertà. C’è altre cose da fare che interessarsi alla politica! Eh, lo so anche io, ci sono... Il mondo è così bello vero? Ci sono tante belle cose da vedere, da godere, oltre che occuparsi della politica! E la politica non è una piacevole cosa. Però la libertà è come l’aria. Ci si accorge di quanto vale quando comincia a mancare, quando si sente quel senso di asfissia che gli uomini della mia generazione hanno sentito per vent’anni e che io auguro a voi giovani di non sentire mai. E vi auguro di non trovarvi mai a sentire questo senso di angoscia, in quanto vi auguro di riuscire a creare voi le condizioni perchè questo senso di angoscia non lo dobbiate provare mai, ricordandovi ogni giorno che sulla libertà bisogna vigilare, vigilare dando il proprio contributo alla vita politica...<br />
Quindi voi giovani alla Costituzione dovete dare il vostro spirito, la vostra gioventù, farla vivere, sentirla come vostra; metterci dentro il vostro senso civico, la coscienza civica; rendersi conto (questa è una delle gioie della vita), rendersi conto che nessuno di noi nel mondo non è solo, non è solo che siamo in più, che siamo parte, parte di un tutto, un tutto nei limiti dell’Italia e del mondo. Ora io ho poco altro da dirvi. In questa Costituzione c’è dentro tutta la nostra storia, tutto il nostro passato, tutti i nostri dolori, le nostre sciagure, le nostre gioie. Sono tutti sfociati qui in questi articoli; e, a sepere intendere, dietro questi articoli ci si sentono delle voci lontane...<br />
E quando io leggo nell’art. 2: «l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica, sociale»; o quando leggo nell’art. 11: «L’Italia ripudia le guerre come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli», la patria italiana in mezzo alle altre patrie... ma questo è Mazzini! questa è la voce di Mazzini!<br />
O quando io leggo nell’art. 8:«Tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge», ma questo è Cavour!<br />
O quando io leggo nell’art. 5: «La Repubbllica una e indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali», ma questo è Cattaneo!<br />
O quando nell’art. 52 io leggo a proposito delle forze armate: «l’ordinamento delle forze armate si informa allo spirito democratico della Repubblica», esercito di popoli, ma questo è Garibaldi!<br />
E quando leggo nell’art. 27: «Non è ammessa la pena di morte», ma questo è Beccaria! Grandi voci lontane, grandi nomi lontani...<br />
Ma ci sono anche umili nomi, voci recenti! Quanto sangue, quanto dolore per arrivare a questa costituzione! Dietro ogni articolo di questa Costituzione, o giovani, voi dovete vedere giovani come voi caduti combattendo, fucilati, impiccati, torturati, morti di fame nei campi di concentramento, morti in Russia, morti in Africa, morti per le strade di Milano, per le strade di Firenze, cha hanno dato la vita perché libertà e la giustizia potessero essere scritte su questa cartra. Quindi, quando vi ho detto che questa è una carta morta, no, non è una carta morta, è un testamento, è un testamenteo di centomila morti. Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra Costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove fuorno impiccati. Dovunque è morto un italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate lì o giovani, col pensiero, perché li è nata la nostra Costituzione.</p>
]]></content:encoded>
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<title><![CDATA[Wladimiro Dorigo]]></title>
<link>http://studioplano.wordpress.com/2006/07/04/wladimiro-dorigo/</link>
<pubDate>Tue, 04 Jul 2006 08:36:40 +0000</pubDate>
<dc:creator>bepivenezian</dc:creator>
<guid>http://studioplano.wordpress.com/2006/07/04/wladimiro-dorigo/</guid>
<description><![CDATA[
Consiglio Comunale del 3 luglio. Commemorazione di Wladimiro Dorigo. Foto di Edoardo Luppari/STUDIO]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal"><img width="359" src="http://studioplano.wordpress.com/files/2006/07/ep_5230.JPG" alt="ep_5230.JPG" height="238" /></p>
<p class="MsoNormal"><em>Consiglio Comunale del 3 luglio. Commemorazione di Wladimiro Dorigo. Foto di Edoardo Luppari/STUDIOPLANO.</em></p>
<p class="MsoNormal">Vengo a sapere solo oggi che il 1 luglio è mancato Wladimiro Dorigo. Esponente di primo piano della sinistra DC condusse lotte politiche con grande energia… e le perse praticamente tutte. Fu un grande fautore della seconda zona industriale e voleva anche la terza per correggere gli errori negli assetti proprietari di Porto Marghera. Sognava una Porto Marghera di PMI. Ma soprattutto fu tra i primi a interpretare in termini organici il rapporto Venezia – Mestre. Quando si scriverà una storia documentata dell’idea della Venezia metropolitana, il suo nome non potrà mancare. A livello nazionale grande risonanza ebbe la rivista da lui diretta <i>QuestItalia</i>. Fondamentale l’attività dell’ASAC sotto la sua direzione, ancora oggi la direzione più efficace che sia dato di ricordare.</p>
<p class="MsoNormal"><!--more--><br />
Forse i suoi contributi più importanti a Venezia, più che le azioni politiche, sono stati i suoi studi. Riallacciandomi all’idea di Edoardo di ricreare in questo blog una sorta recensioni e/o chiose alla letteratura su Venezia, per, credo, creare una mappa ragionata di quello che si scrive su Venezia, vorrei segnalare, ripromettendomi “recensioni” più particolareggiate due libri di grande spessore: 1. <i>La legge contro Venezia: natura, storia, interessi nella questione della città e della laguna</i>, 1973<i> </i>un libro nato sull’onda dell’approvazione della legge speciale su Venezia che colpisce per la profondità e lo spettro degli argomenti utilizzati (oramai è fuori commercio, ma reperibile in tutte le biblioteche veneziane e non solo. Per chi ne volesse possedere una copia, ha possibilità di trovarla nella libreria accanto alla chiesa dei Miracoli) 2. <i>Venezia romanica : la formazione della città medioevale fino all'età gotica </i>un libro monumentale in tutti i sensi che aiuta a chiarire il perché della forma urbis veneziana.</p>
<p class="MsoNormal">Una nota di colore che chiarisce il metodo di lavoro utilizzato da Wladimiro Dorigo in politica come nelle ricerche storiche: quando lavorai presso l’Istituto di Storia della Società e dello Stato Veneziano della Fondazione Cini, il direttore Giovanni Benzoni, mi raccontò di come Dorigo per scrivere alcuni suoi interventi si rifugiasse nel suddetto istituto e fosse capace di ore e ore di lavoro indefesso, intervallato solo da qualche veloce caffè e un breve passeggiata per il giardino della Cini.</p>
<p class="MsoNormal">Io non conoscevo Wladimiro Dorigo, ma di certo Venezia sentirà la mancanza di una persona capace di scrivere libri documentati e di impegnarsi fino allo stremo nella vita politica cittadina.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Gianni Pellicani]]></title>
<link>http://studioplano.wordpress.com/2006/04/21/114562994437384088/</link>
<pubDate>Fri, 21 Apr 2006 15:44:00 +0000</pubDate>
<dc:creator>bepivenezian</dc:creator>
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<description><![CDATA[
Questa notte è spirato Gianni Pellicani. Me lo hanno comunicato questa mattina con un SMS&#8230; e]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://photos1.blogger.com/blogger/7747/2216/1600/personalita%20Gianni%20Pellicani%20%201975-85vicesindaco.jpg"><img src="http://photos1.blogger.com/blogger/7747/2216/320/personalita%20Gianni%20Pellicani%20%201975-85vicesindaco.jpg" border="0" /></a></p>
<p>Questa notte è spirato Gianni Pellicani. Me lo hanno comunicato questa mattina con un SMS... e ho provato una fitta al costato. Per uno della mia generazione (classe 1976), ho subito pensato essere una reazione esagerata...<br />
Io non l'ho mai conosciuto, ne l'ho visto muoversi da protagonista nell'agone politico, però nei libri sì che ho incontrato il suo nome. Non solo perchè consigliere comunale del PCI per trent'anni, ma perchè vicesindaco nella famosa giunta Rigo-Pellicani che tanto ha significato per Venezia, ma anche per le strade che ha anticipato/accompagnato a livello nazionale. E dopo quella giunta venne il pentapartito e l'era De Michelis (semplificando brutalmente). Il suo nome mi è anche noto per le sue battaglie in parlamento a favore della Legislazione Speciale per Venezia. Infine se l'aeroporto Marco Polo è oggi il terzo aeroporto d'Italia lo dobbiamo anche a Gianni Pellicani che lo ha guidato con mani sicure per diversi anni.<br />
Insomma è un uomo politico di un'altra generazione, cui la scomparsa non può e non passerà inosservata: quando si compieranno degli studi sulla Venezia nel secondo dopoguerra il suo nome comparirà tra quello dei protagonisti.<br />
Ragionandoci la fitta al costato è stata una reazione più che giustificata davanti alla scomparsa di un protagonista indubbio, nel bene e nel male, della politica veneziana al quale voglio, con queste poche righe, rivolgere il mio primo e ultimo saluto.foto: archivo storico dell'ufficio stampa del Comune di Venezia.</p>
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