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	<title>we-call-upon-the-author-to-explain &amp;laquo; WordPress.com Tag Feed</title>
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	<description>Feed of posts on WordPress.com tagged "we-call-upon-the-author-to-explain"</description>
	<pubDate>Wed, 15 Oct 2008 22:36:35 +0000</pubDate>

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<title><![CDATA[Acido Lattico, il rovescio della medaglia (Intervista)]]></title>
<link>http://kingdomofink.wordpress.com/?p=90</link>
<pubDate>Mon, 08 Sep 2008 09:42:01 +0000</pubDate>
<dc:creator>kaizenj</dc:creator>
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<description><![CDATA[ Riparte il campionato, le Olimpiadi sono già un ricordo in via di sbiadimento. Gli atleti che soff]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://kingdomofink.wordpress.com/files/2008/09/bodypart.jpg"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-91" title="bodypart" src="http://kingdomofink.wordpress.com/files/2008/09/bodypart.jpg?w=69" alt="" width="69" height="96" /></a> Riparte il campionato, le Olimpiadi sono già un ricordo in via di sbiadimento. Gli atleti che soffrono, piangono, ridono, le immagini pechinesi di epici eroi in lotta contro i limiti, contro la fatica; sani, puliti e lontani dalla miseria umana dello showbusiness. Eppure sul comodino c’era qualcosa che stonava, che disturbava la diretta televisiva, che smorzava l’ardore della fiamma olimpica. I volti degli atleti acquistavano all’improvviso un’altra espressione. Infelice e artificiale. Sul comodino c’era Acido Lattico (Alberto Gaffi, 158 pagine, 11 euro) di Saverio Fattori.<br />
Una narrazione algida, impietosa che sonda, attraverso lo sguardo del protagonista Claudio Seregni, il lato oscuro dello sport e in particolare dell’atletica leggera. I toni sono quelli del noir psicologico e la tensione è quella del thriller: il risultato è una lama nei tendini, una rasoiata nei tessuti e nel corpo di un Italia senza riscatto morale, incapace di qualsiasi impegno etico, nemmeno in quello che veniva considerato il più pulito, il più sano, il più umile e contemporaneamente nobile degli sport. Lo sguardo cinico, asociale e freddo di Seregni non dà scampo e non risparmia nessuno, nemmeno i dilettanti alle prese con la maratona di New York o i superatleti alle prese con l’Ironman. Panorama.it ha incontrato l’autore, che con Acido Lattico è alla sua terza prova, in copyleft.<br />
<strong>Claudio Seregni corre, ma anche Saverio Fattori corre… Come nasce Acido Lattico?</strong><br />
Era inevitabile. Ho due passioni che non mi danno da mangiare ma che definire “Hobby” non farebbe giustizia. Mi occupo di letteratura e pratico atletica e podismo (e scrive , tra l’altro, sul mensile “Correre” n.d.r.). Non a livelli altissimi, sono un middle class in tutte e due queste attività. Sono due “cose” molto pesanti che non danno tregua e lasciano tossine. Per correre a livelli decenti devi farlo praticamente tutti i giorni, in agosto non ti conviene stare fermo un mese, tornare in forma sarebbe troppo complicato. E non c’è un giorno della mia vita che non faccia qualcosa di attinente alla letteratura. Da qualche parte dovevano fondersi, il mio cervello deve averci girato attorno qualche anno prima di posarsi sull’embrione di Acido Lattico, ma poi il gorgo mi ha risucchiato. Non è stato un flusso inarrestabile, un Fuoco Sacro, ma la storia ha preso una forma propria quasi indipendente dalla mia volontà. Oppure era già tutta dentro di me e non ne avevo piena coscienza. “Acido” nasce dall’amore-odio per l’atletica e dall’amore-odio per la letteratura. Io corro a livelli più bassi rispetto a Claudio Seregni, mi sono scelto un alter ego molto più forte. È molto più stronzo, all’inizio della storia è un individuo agghiacciante. Potrebbe essere tra i potenziali olimpici di Pechino. Potrebbe, non è così chiaro. Ho gareggiato da bambino e dai venticinque anni in poi, quindi non sono mai stato una promessa come lui, ho immaginato proprio la parte di carriera che nella realtà mi manca.<br />
<strong>In pochi si sono cimentati nella “narrativa sportiva”…</strong><br />
Male, i potenziali lettori di un romanzo che si occupa di queste tematiche sono davvero tanti. I giovani non praticano l’atletica, la crisi di vocazioni è tragica, ma i podisti over-35 che affollano le maratone domenicali sono un numero sterminato, in genere sono persone di cultura media che leggerebbero con interesse un romanzo con le tematiche di Acido. Sto avendo buoni riscontri anche durante le presentazioni. Ovviamente avendo pubblicato per un piccolo editore non troveranno pile di Acido Lattico in libreria, dovranno ordinarlo, dovranno sbattersi e fra qualche mese potranno scaricarlo da internet. In precedenza in Italia solo Mauro Covacich per Einaudi aveva scritto un libro di questo genere, A perdifiato, un romanzo ottimo, molto convincente. Il tema del doping è comunque molto morboso, la trasformazione del corpo, l’illusione della sospensione della performance e conseguente rimozione della vecchiaia e della morte. Nervi scoperti nella nostra società. Poi la maratona di New York ha una valenza di feticcio, secondo me a poco a che fare con l’Atletica Leggera. Molto con le Agenzie Turistiche.<br />
<strong>Come ti sei documentato?</strong><br />
Su internet trovi di tutto, poi avevo un collega culturista che mi parlava del GH, come dell’Elisir della giovinezza. Nel 1989 uscì un testo illuminate di Alessandro Donati e Antonello Sette, Campioni senza valore, con la scusa del caso Ben Johnson parlò molto di certe pratiche in Italia. Acido Lattico accenna al doping di Stato praticato in Italia negli anni Ottanta e ben descritto nel libro sopraccitato, ma senza l’intenzione di farne un report giornalistico o una Crociata Etica. Il mio non è un diario del doping. È fiction pura nella trama in una ragnatela di fatti veri o molto verosimili. Ci sono già stati processi su certi fatti e certi personaggi e buonanotte. Nulla da aggiungere. La pratica dell’autoemotrasfusione mi è sembrata molto “letteraria”, tutto qui. Penso di poter essere alla giusta distanza per cercare una descrizione credibile dei fatti. Né colluso, né inconsapevole. È un testo con una sua complessità, non giustifica il doping, né si fa illusioni. Non possiamo pretendere che lo sport professionistico sia il nostro giardino incontaminato. Vogliamo l’epica dei ciclisti che divorano passi dolomitici, vogliamo eroi sempre più invincibili. Poi ci strozziamo di indignazione e maccheroni davanti ai titoli dei telegiornali massimalisti. In realtà ho pena dei ciclisti dopati, non riesco ad odiarli. A ma basta leggere certi programmi di allenamento per capire che sarebbe molto difficile recuperare certi lavori senza l’aiuto farmacologico.<br />
<strong>Perché copyleft?</strong><br />
Perché quando una persona mi dice che ha letto il miei libri precedenti (Alienazioni Padane e Chi ha ucciso i Talk Talk?) dopo averli scaricati, sono sinceramente felice. Non di meno che se li avesse comprati in libreria. Per me la felicità e uguale. E poi io alla rete devo tutto.</p>
<p>Articolo pubblicato su Panorama.it del 8/9/2008</p>
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<title><![CDATA[Pan (Intervista)]]></title>
<link>http://kingdomofink.wordpress.com/?p=70</link>
<pubDate>Tue, 17 Jun 2008 14:31:55 +0000</pubDate>
<dc:creator>kaizenj</dc:creator>
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<description><![CDATA[ Pan (Marsilio, (464 pp. € 19) non è un romanzo facilmente inquadrabile, e questo, oltre alla qua]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://kingdomofink.files.wordpress.com/2008/06/pan.jpg"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-71" src="http://kingdomofink.wordpress.com/files/2008/06/pan.jpg?w=62" alt="" width="62" height="96" /></a> Pan (Marsilio, (464 pp. € 19) non è un romanzo facilmente inquadrabile, e questo, oltre alla qualità narrativa, depone a suo favore. Francesco Dimitri, classe 1981, appassionato di esoterismo, un paio di romanzi e di saggi alle spalle, fa di Roma lo scenario di un’avventura a cavallo tra le visioni di Tim Burton, Neil Gaiman, James Matthew Barrie e le ossessioni di HP Lovecraft, spostando così il confine tra sogno e realtà verso zone selvagge e buie, laddove fanciullezza, meraviglia e terrore confinano. I bambini perduti di Dimitri si muovono in una capitale stregata fatta di ombre, di orrori invisibili, di truce quotidianità, di goia anarchica e crudele.<br />
Pan, ci viene in ausilio il vocabolario, è narrazione panica in quanto relativa al dio Pan, a una forza primordiale e al timore di un pericolo che turba l’animo innescando comportamenti incontrollabili.<br />
Con Pan, la narrativa italiana riprende quel dialogo particolare con il fantastico e con il meraviglioso che negli ultimi tempi si era perso, sommerso da altri generi, Fantasy compreso. Andrebbe la pena ricordare, a volte, che “chi alla Meraviglia chiude gli occhi, di Morte sente tredici rintocchi”.<br />
Ho incontrato Francesco Dimitri.<br />
<strong>Che “oggetto narrativo” è Pan?</strong><br />
Un romanzo, uno di quelli identificatissimi. Non credo per niente nella confusione tra saggi, romanzi e “oggetti narrativi non identificati” vari. Di più: la trovo disonesta, una fegatura travestita da esperimento. Voglio sapere che roba compro. È come con il cibo: mangio di tutto, ma mi piace sapere cos’è. Se ordino un topo arrosto e mi danno caviale, mi incazzo. Ho ordinato topo, voglio topo. L’importante è che sia arrostito bene.<br />
<strong>Perché hai scelto Roma per ambientare la vicenda?</strong><br />
Io sono arrivato a Roma a diciotto anni, venendo dalla provincia di Taranto - non so se mi spiego. E l’impatto con una città del genere ti segna. Se Milano è come Metropolis, Roma somiglia a Gotham City: sporca, lurida, confusionaria, classista nel midollo, piena di gente che tira a fregarti. Eppure puoi scoprire un Mitreo sotterraneo vicino casa, puoi fare un giro a Monti e avere la sensazione di essere finito a Frittole, puoi andare a Villa Ada e trovare un vero e proprio bosco dentro la città. È un set ideale per il mio tipo di storie. Ed è un set che conosco, quindi mi è più facile mitologizzarlo, agguantare la città nella realtà consensuale e spingerla a tradimento nell’immaginario.<br />
<strong>Quanto ha inciso il tuo interesse per l’esoterismo nella stesura della storia?</strong><br />
Molto, anche se forse più come mood che altro. Per colpa di guru lampadati e tantrismo pret-a-porter, il pensiero magico è oggi frainteso in modo estremo. Me ne frega molto poco della cronaca - non dico che interessarsene sia sbagliato, dico solo che io preferisco fare altro. Se devo scegliere tra usare il mio tempo per farmi un’opinione seria sul programma politico di Berlusconi o farmela sul futuro della nobile casata Stark (chi legge Geroge R.R. Martin capirà), preferisco gli Stark, grazie tante. Mi interessano i miti, le storie, anche più della cosiddetta realtà - che poi altro non è se non il mito dominante, intessuto nella struttura stessa della tua lingua naturale. L’idea che sia “più reale” di altre storie non è solo sbagliata: è un inganno ontologico. Questa visione del mondo come tessuto di storie, che in più di un senso è magica, credo emerga da ogni cosa che scrivo.<br />
<strong>Terrore e meraviglia, macabro e fanciullesco vanno d’accordo?</strong><br />
Pochi hanno davvero letto il Peter Pan di James Barrie. È un libro terribile. Peter Pan è egoista, schizoide, violento, i Bambini Perduti per prima cosa tentano di accoppare Wendy. E questa è l’ultima frase: “E così via via avverrà, sempre, finchè i bambini saranno spensierati, innocenti e senza cuore.” Ecco, se non vi mette un brivido, non so cos’altro possa farlo. Nell’immaginario contemporaneo abbiamo fatto ai bambini la stessa cosa che abbiamo fatto alle fate: essendo creature pericolose, li abbiamo ridotti a esserini di polistirolo da rimbambire con dosi massicce di Melevisione. Il punto è che i bambini hanno avuto meno tempo per intessere le loro vite nella storia dominante e quindi sono aperti alle alternative: alla possibilità che la vicina di casa, che quel pagliaccio, che sembra un mostro, be’, sia un mostro. E hanno avuto meno tempo anche per convincersi che l’uomo sia un animale mite ancorchè un po’ sopra le righe. E quindi non hanno paura di affrontare il mostro con tutte le armi che servono - senza le fighettate da pensiero debole che si usano per coprire la paura. Appunto, terrore (mamma mia, è un dèmone!), meraviglia (che splendore - esistono i dèmoni!) e macabro (ok, splendido, ma vogliamo farlo fuori sì o no?) - in un certo senso dobbiamo davvero riscoprire il bambino interiore, come dicono gli psicologi da talk show. Il punto è che non è detto che quello che scopriremo ci piacerà.<br />
<strong>Quali sono gli scrittori cui sei debitore?</strong><br />
Tantissimi. Il principale credo sia Clive Barker, uno dei più grandi scrittori viventi, anche se in Italia è poco conosciuto e ancor meno letto. Il New York Times lo ha paragonato a Pynchon, ma per quanto mi riguarda Barker vince di parecchie lunghezze: un visionario capace di scombussolare il tuo mondo da cima a fondo. Poi c’è Tolkien, che ho letto e riletto in ogni salsa, e che con Il Signore degli Anelli mi ha fatto pensare, in quinta elementare, ‘io da grande voglio fare lo scrittore’. È un autore immenso, anche se credo di essere molto lontano da lui.<br />
E tanti altri, lo Steinbeck più cazzone (quello di Pian della Tortilla e La Corriera Stravagante), Ann Rice quando scrive di sesso, Stephen King quando delinea personaggi… tendo a studiare molto gli autori che mi piacciono.<br />
<strong>Pan ricorda il presupposto di American Gods di Gaiman per cui alcune divinità / enti soprannaturali tornano sulla terra….</strong><br />
Chiarisco subito due cose. La prima è che trovo American Gods un libro stupendo - forse il migliore di Gaiman, che è uno scrittore che seguo fin dai tempi di Sandman. La seconda è che, se American Gods vi è piaciuto, non è detto che vi piaccia Pan: sono libri molto diversi. Gaiman è uno scrittore pulito, che fa meccanismi a orologeria. Io sono più carnevalesco e rumoroso. Lo dico giusto per onestà.<br />
Comunque, credo che il “ritorno dell’Incanto” sia un tema nell’aria, per motivi culturali complessi. Di recente ho letto una trilogia che non conoscevo, inedita in Italia, di Mark Chadbourn, che racconta del ritorno in Inghilterra degli dèi celtici. Il tono e la storia non c’entrano nulla con quelli di Pan, ma la premessa è quasi identica, e ne sono rimasto colpito. Credo che stiamo vivendo la fine di un certo scientismo superstizioso, e che altre forme di pensiero stiano riemergendo - e questo è un bene. Vari alfieri del vecchio ordine, come Richard Dawkins, dimostrano una superficialità desolante nel non capire che il ritorno di un pensiero mitologico (il ritorno degli dèi, se vogliamo) non significa la morte della scienza - significa una nuova polifonia. Se ragioniamo in termini di “credere” e “non credere”, perdiamo uno dei più bei nuclei di Meraviglia del nostro tempo.<br />
<strong>Pan è un “fuori collana” per Marsilio, come ti sei trovato con la casa editrice veneziana (anche alla luce delle esperienze precedenti)?</strong><br />
Benissimo. Sinceramente, non pensavo che sarebbe andata così liscia: avevo in mente un libro molto forte, e temevo che avrei avuto problemi. Loro mi hanno garantito autonomia totale e poi (Meraviglia!) me l’hanno concessa davvero. Pan è un libro strano, per certi versi rischioso, soprattutto in un catalogo come quello Marsilio. Pubblicare il romanzo di una giovane ragazza che parla del suo ombelico sarebbe stata una scelta più ovvia, ma non l’hanno fatta. Insomma, se il libro fa schifo, non potrò dire che è colpa dell’editor (e la cosa mi dà quasi fastidio, è bello avere qualcuno da incolpare). Quanto al passato, so di essere stato fortunato, rispetto a tanti colleghi. Sia con Gargoyle che con Castelvecchi mi sono trovato bene: poi, è fisiologico che le esigenze cambino e alcune strade si allontanino.<br />
<strong>Cosa ne pensi del panorama attuale della narrativa italiana?</strong><br />
Domanda imbarazzante, perché se rispondo “ne penso male” dò l’idea di essere presuntuoso, e se rispondo “ne penso bene”, mento. Allora sarò sincero: in linea di massima, la narrativa italiana contemporanea non mi interessa. È un panorama ombelicale, privo di fascino e meraviglia. Non sopporto Montalbano e soci. Gomorra non sono riuscito a finirlo (sono un appassionato del Padrino di Puzo: mito, non cronaca, che per quella ci sono i giornali). Baricco anche, ma l’ho adorato quando si è scagliato contro i suoi critici. Intendiamoci, ci sono varie cose che mi piacciono - Confine di Stato, La Strategia dell’Ariete, tutto Eymerich (con i crescendo e i diminuendo tipici di ogni serie), e tanti altri. Ma non fanno sistema. Io cerco visioni alternative alla realtà consensuale, non necessariamente ‘fantastiche’ in senso stretto, ma particolari - alla John Fante, per dirne uno, o alla John Kennedy Toole. In Italia queste visioni scarseggiano: i nostri scrittori, troppo spesso, si sforzano più di fare libri intelligenti che di fare bei libri.<strong><br />
E dell’esplosione del Fantasy made in Italy, ora che anche Einaudi ha aperto le sue porte al genere?</strong><br />
Penso che dobbiamo stare attentissimi. Il mio professore di cinema all’università una volta mi disse che il problema italiano è che organizziamo l’industria culturale per filoni e non per generi. Il genere è un meccanismo di produzione. Il filone è una cosa che scavi fino a che non la esaurisci. Ecco, io vedo il rischio della ‘filonizzazione’, che è quanto di peggio possa capitare a un genere, perchè lo affossa per sempre o quasi (vedi alla voce Spaghetti Western). Dobbiamo stare molto, molto attenti a evitare il filone. Detto questo, spero invece di far parte di una rivoluzione del genere che parte dall’Italia e dimostri anche all’estero che cosa possiamo fare: con un mio vecchio libro sono arrivato sul mercato spagnolo, ma il mio sogno è raggiungere quello inglese. Un paio d’anni fa parlavo a un editore di alcuni progetti, e mi sentii dire che “il fantasy in Italia non vende, specie se scritto da Italiani”. Io dicevo che era solo questione di tempo. E adoro avere ragione.</p>
<p>Articolo pubblicato su Panrama.it il 13 giugno 2008</p>
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<title><![CDATA[Jan Dix, il giallo a regola d’arte]]></title>
<link>http://kingdomofink.wordpress.com/?p=68</link>
<pubDate>Sun, 08 Jun 2008 14:06:48 +0000</pubDate>
<dc:creator>kaizenj</dc:creator>
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<description><![CDATA[ Ogni nuova uscita di casa Bonelli è un piccolo evento. Ogni “numero uno” un piccolo tesoro per]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://kingdomofink.files.wordpress.com/2008/06/jan_dix_copertina.jpg"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-69" src="http://kingdomofink.wordpress.com/files/2008/06/jan_dix_copertina.jpg?w=72" alt="Jan Dix" width="72" height="96" /></a> Ogni nuova uscita di casa Bonelli è un piccolo evento. Ogni “numero uno” un piccolo tesoro per appassionati. Carlo Ambrosini, già all’opera come disegnatore e autore sulle pagine di Ken Parker, Dylan Dog e su quelle particolarissime di Napoleone, ha dato i natali a Jan Dix, un “investigatore”, a sua volta, molto particolare.<br />
Ho incontrato Ambrosini per farmi raccontare qualcosa in più su questa miniserie bimestrale di 14 numeri appena approdata in edicola.<br />
<strong>Chi è Jan Dix?</strong><br />
Un conoscitore, un osservatore d’arte; piccolo collezionista e mercante; pubblicista e scrittore (sempre d’arte) nonché consulente del Rijksmuseum di Amsterdam. Quarant’anni, fidanzato con Annika Hermans, la trentenne direttrice di una sezione della pinacoteca del museo. Dix gira il mondo per recupero, attribuzioni e acquisizioni di opere d’arte, ma anche per consulenze e conferenze. Vive ad Amsterdam in un loft in centro dove riceve la fidanzata, clienti vari e… ammiratrici.<br />
<strong>Da quanto tempo sei al lavoro sul personaggio?</strong><br />
Sono occupato da Dix praticamente a tempo pieno da più di due anni, dalla chiusura di Napoleone.<br />
<strong>Doveva chiamarsi Pollock…</strong><br />
Già… ma la legislazione sulla tutela del diritto d’autore degli artisti morti da meno di settant’anni ci ha costretto (in virtù della sua fumosità) a rivedere, l’utilizzo del nome.<br />
<strong>Cosa rappresenta l’arte per Dix? E per il suo autore?</strong><br />
Direi che per entrambi è uno strumento per gettare uno sguardo sul mondo. Una via preferenziale per acquisirne la conoscenza.<br />
<strong>Quali sono state le fonti di ispirazione per la creazione delle storie e del personaggio?</strong><br />
Per la caratterizzazione dei protagonisti, ho creduto di ispirarmi a dei modelli fisici quali quelli di Jeremy Irons e di Giulia Roberts che vogliono essere solo riferimenti di massima ai quali i disegnatori, me compreso, dovranno attenersi ma che sono liberi di interpretare con il loro segno. Irons ha un fisico sufficientemente atletico per rincorrere e ammazzare qualche cattivo (infatti spara, anche se con una certa riluttanza) ma anche un viso credibile come studioso capace di approfondimenti intellettuali. Giulia Roberts, d’altro canto, mi sembra molto bella senza essere troppo stereotipata. Il debito con la fisionomia degli attori per me è funzionale soprattutto a comunicare con i disegnatori per intenderci sulle tipologie di massima. Altri due componenti fissi della serie sono il giudice Hilman (un vecchio giudice in pensione, mentore e confidente di Dix il cui nome è un omaggio al grande psicanalista e filosofo) e per finire, Gherrit, il suo assistente, un venticinquenne carino, dinamico e scanzonato studente di architettura.<br />
Le attività di Dix nelle sue avventure saranno quella di perseguire i responsabili di furti, truffe o trafugamenti di opere d’arte, ma anche, forse soprattutto, quella di gettare uno sguardo più consapevole sulla realtà che lo circonda attraverso l’osservazione, lo studio e l’interpretazione dei contenuti tematici e poetici dei quadri, delle sculture e della produzione artistica in genere. Il taglio sarà quindi quello di un noir psicanalitico con rimandi (più o meno espliciti e in conformità con le leggerezza del linguaggio del fumetto) all’aspetto filosofico ed esistenziale del discorso artistico.<br />
<strong>Sembra esserci un filo che lega “la corte dei miracoli” del giudice Hilman ad alcuni personaggi del mondo psichico di Napoleone…</strong><br />
Sì, anche i barboni del giudice sono scorie umane e quindi scorie psichiche. Naturalmente le scorie, nell’osservazione dei fenomeni, sono più significative di quello che si espone in vetrina. Posso dirti però che non hanno certo l’importanza che avevano gli spiritelli di Napoleone. Questi vivono aneddoticamente molto più sul fondo.<br />
<strong>Jan Dix è una miniserie. Una scelta che in qualche modo sta dando nuova linfa alla Bonelli. Ha pensato immediatamente a Jan Dix in questi termini oppure poteva essere una serie classica?</strong><br />
La bimestralità prevista nelle uscite non è propriamente classica, ma mi consente di avere più cura del prodotto. La lunghezza della serie dipende dal gradimento e dalla pazienza dell’editore, diciamo che i 14 numeri sono garantiti, poi vedremo. Io comunque non ho pensato a un romanzo conclusivo di 14 puntate.<br />
Gli artisti che abbiamo trattato nei primi numeri sono: Vermeer, Rembrandt, Pollock, Van Gogh, Hopper… ma anche soggetti di fantasia come un esangue e maledetto pittore di ex voto, o artisti primitivi costruttori di totem e di immagini animistiche. Il materiale per sviluppare la serie non manca di certo.<br />
<strong>Napoleone è stato uno dei più interessanti e particolari personaggi di casa Bonelli, per le storie, per gli argomenti, ma anche per i disegnatori coinvolti. Su tutti (senza nulla togliere agli altri), lo stile decisamente sopra le righe di Paolo Bacilieri... I lettori possono aspettarsi lo stesso da Jan Dix?</strong><br />
Sì certo, Bacilieri è della partita e al momento sta ultimando la sua seconda storia. Lo staff di napoleone è confermato se si esclude che abbiamo perso Pasquale Del vecchio e acquisito un paio di nuovi autori, uno è Giez, l’altro, un autentico esordiente di talento: Andrea Borgioli. Gli altri sono i sempre ottimi Gabriele Ornigotti, Giulio Camagni (che è anche un interessantissimo pittore), Emiliano Mammuccari e naturalmente il sottoscritto.<br />
<strong>La serie è già stata scritta e disegnata tutta?</strong><br />
Si, ho già scritto dodici delle quattordici storie, ne abbiamo cinque finite e le altre in lavorazione.<br />
Che risposta vi aspettate da parte del pubblico?<br />
Una buona solida e nutritissima nicchia di affezionati.<br />
<strong>Dopo Dix?</strong><br />
Mi cogli impreparato. Chi lo sa?<br />
<strong>Napoleone, dopo nove anni, è finito forse un po’ troppo bruscamente, non è possibile un suo ritorno, nemmeno con un albo annuale, decennale?</strong><br />
Ecco questa potrebbe essere eventualmente una possibile occupazione dopo Dix. Quello che succederà al prodotto fumetto nei prossimi anni comunque è sottoposto alle leggi dell’imponderabile. Staremo a vedere.</p>
<p>Articolo pubblicato su Panorama.it il 27 Maggio 2008</p>
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<title><![CDATA[Carlo Lucarelli: L'Ottava vibrazione dell'arcobaleno (Intervista)]]></title>
<link>http://kingdomofink.wordpress.com/?p=58</link>
<pubDate>Sat, 10 May 2008 11:24:32 +0000</pubDate>
<dc:creator>kaizenj</dc:creator>
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<description><![CDATA[     Carlo Lucarelli torna dopo anni alla narrazione pura e lo fa con il romanzo storico L’ott]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-66" src="http://kingdomofink.wordpress.com/files/2008/05/cornelio.jpg?w=72" alt="" width="72" height="96" /> <a href="http://kingdomofink.files.wordpress.com/2008/05/ottavavibrazione.jpg"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-67" src="http://kingdomofink.wordpress.com/files/2008/05/ottavavibrazione.jpg?w=60" alt="" width="60" height="96" /></a>    Carlo Lucarelli torna dopo anni alla narrazione pura e lo fa con il romanzo storico <a href="http://www.bol.it/libri/scheda/ea978880619069.html" target="_blank"><em>L’ottava vibrazione</em></a> (Einaudi, 19 euro, 456 pp.) già in libreria, e con un fumetto particolare, <em><a title="Cornelio bizzarro" href="http://www.starcomics.com/cornelio/" target="_blank">Cornelio Bizzarro</a></em>, una miniserie bimestrale prodotta da <a title="star comics" href="http://www.starcomics.com/" target="_blank">Star Comics</a> che esordirà a maggio in edicola e che vede come protagonista lo stesso Lucarelli, o quasi.<br />
Ho incontrato lo scrittore emiliano per chiedere lumi su <em>Cornelio</em> e sul polifonico, torrido, a tratti sperimentale romanzo <em>L’ottava vibrazione</em>.<br />
<strong>Come è nata l’idea del fumetto, di cosa tratterà la miniserie e come è stato vedersi disegnati nei panni del protagonista?</strong><br />
Cornelio Bizzarro è nato da <a title="Smocovich" href="http://maurosmocovich.splinder.com/" target="_blank">Mauro Smocovich</a> e <a title="Di Bernardo" href="http://giuseppedibernardo.splinder.com/" target="_blank">Giuseppe di Bernardo</a> che hanno avuto l’idea e poi mi hanno coinvolto. Visto che il personaggio è uno scrittore e aveva a che fare con le cose che più o meno mi girano attorno, è venuto loro in mente di usare la mia immagine. All’inizio mi sembrava una cosa folle, una sciocchezza… ma siete matti? Poi siccome la storia ha un piega ironica, è quasi una presa in giro, allora ho detto va bene… dopodiché mi sono visto disegnato in tutti i modi ed è stato molto divertente. La storia è quella di uno scrittore horror - noir in crisi di ispirazione che si trova involontariamente coinvolto in vicende al limite del sovrannaturale per colpa di una ragazza di sua conoscenza, una specie di suo alter ego. Ad aiutarlo e ispirarlo ci sono alcuni personaggi letterari come Sandokan, Sherlock Holmes o Philip Marlowe. Dal punto di vista grafico sono molto contento, al di là del fatto che ci sia dentro io, è davvero un ottimo fumetto. Sarà una miniserie di sei puntate, poi si vedrà.<br />
<strong>Sono anni che i lettori aspettano anche un nuovo libro, come è tornare sugli scaffali con un romanzo?</strong><br />
Ho provato una soddisfazione da esordiente perché a tutti gli effetti <em>L’ottava vibrazione</em> è stato un nuovo esordio dopo molto tempo e con un romanzo diverso dagli altri, reinventadomi un modo di scrivere, facendo esperimenti stilistici e narrativi che per me erano nuovi. Tutto è nato dall’idea di non negarmi niente, ho cercato di raccontare la storia che avevo in mente senza pensare questo no perché non è noir o questo no perché così si intoppa. Ho cercato un respiro interno al romanzo, un filo conduttore .<br />
<strong>Il Leitmotiv del caldo soffocante…</strong><br />
Esatto. Il caldo diventa una condizione esistenziale interna la romanzo che permette un ritmo di narrazione anche lento, molto riflessivo, con la possibilità di fermarsi e iniziare a percorrere un’altra strada senza timore. Ci sono storie d’amore, di sesso, di guerra, delitti…<br />
<strong>La scelta dell’ambientazione, L’Eritrea del 1896, è casuale o è influenzata da tutto ciò che hai fatto in questi anni come <em><a title="blu notte" href="http://www.blunotte.rai.it/category/0,1067207,1067065-1070227,00.html#" target="_blank">Misteri d’Italia</a></em>?</strong><br />
La scelta del posto è stata casuale, anche se dal 2001 avevo in mente un’ambientazione coloniale. La scoperta di aver affinato alcuni metodi narrativi e investigativi è stata però fondamentale. Quando osservo un luogo, anche in riferimento a un periodo storico diverso, mi viene da chiedermi quali siano gli angoli bui… E nelle colonie italiane ce n’erano molti, per cui mi vi è venuto facile… La sorpresa è stata scoprire che come periodo era perfetto per raccontare certe cose.<br />
<strong>È un periodo che può fare da specchio per l’Italia di oggi?</strong><br />
Sicuramente. Ci sono connessioni molto nette. Negli studi che ho fatto per documentarmi ho letto di un ambasciatore straniero dell’epoca che dice: ‘voi italiani siete venuti qui senza sapere bene cosa fare e comunque non avreste i soldi per farlo’. Un parere che trasportato nel tempo potrebbe evocare molte avventure, anche economiche italiane, per esempio Malpensa. È anche uno sguardo sul modo di fare degli italiani: arrivi in un posto e non sai bene come è fatto, chissà cosa credi di fare, confidi nell’aiuto degli altri. Allora, c’era già tutto il carattere italiano di oggi, nel bene e nel male.<br />
<strong>Ci sono vari accenni a diversi dialetti italiani tra le pagine del libro, come ti sei documentato?</strong><br />
Mi sono guardato in giro. Alle volte mi bastava un accenno di suono, altre volte avevo bisogno di vere e proprie espressioni dialettali. Una volta per esempio dovevo scrivere in genovese, erano le due di notte, non potevo chiamare i miei amici genovesi a quell’ora e così sono entrato in una chat, “genova chat”, e spiegando il motivo della mia curiosità mi sono fatto spiegare… Mi sono documentato, ho chiesto, ho “rubato” e ho usato gli amici…<br />
<strong>Pane per i denti degli editor…</strong><br />
Gli editor in Einaudi hanno fatto un gran lavoro, Severino Cesari e Valentina Pattavina si sono messi a controllare e verificare tutte le parole in dialetto e nelle altre lingue. È stato un gran lavoro anche per loro, poveretti.<br />
<strong><a title="Manfredi" href="http://www.gianfrancomanfredi.com/" target="_blank">Gianfranco Manfredi</a> ha scritto la miniserie a fumetti per la Bonelli, <em><a title="Volto nascosto" href="http://www.bonellicomics.it/auto/cpers_index?pers=voltonascosto" target="_blank">Volto Nascosto</a></em>, ambientata nello stesso periodo e con lo stesso scenario de <em>L’Ottava Vibrazione</em>. Sembra quasi che si stia sviluppando un interesse narrativo inedito per il primo periodo coloniale italiano…</strong><br />
Ho letto i primi numeri di <em>Volto Nascosto</em> durante la fase finale della scrittura del libro. Né io, né Manfredi sapevamo quello che stava facendo l’altro. A un certo punto, dopo il secondo, terzo numero, Manfredi mi ha scritto, dicendo di aver letto una mia intervista in cui anticipavo i temi del romanzo… Entrambi stavamo scrivendo qualcosa, di diverso, eppure di simile indipendentemente l’uno dall’altro. Deve essere nell’aria. Questo argomento deve avere una nuova presa sul nostro immaginario. È un periodo di cui si è occupati poco a livello letterario. Se vuoi sapere qualcosa a livello storico materiale ce n’è molto ma narrativamente è stato raccontato di più il secondo periodo coloniale, quello fascista…<br />
<strong>Eppure potremmo considerarlo il nostro “far west”…</strong><br />
Sì. Ma non ci viene in mente, a me è venuta l’idea grazie a incontri e vicissitudini casuali. È un periodo storico di cui non ho visto film, non ho letto libri e a scuola non l’ho quasi studiato. È il nostro far west ma non ha mai fatto breccia nell’immaginario. Pensare a una storia coloniale esotica, prima delle casualità che mi hanno fatto venire in mente la trama del libro, mi avrebbe fatto venire in mente il far west americano, Little Big Horn…<br />
<strong>L’ottava vibrazione dell’arcobaleno è il nero. Il noir sembra essere di fronte a una nuova stagione, un momento in cui deve uscire da determinati canoni per rinnovarsi e non mostrare la corda spegnendosi lentamente tra logori cliché… </strong><br />
Sì è vero, ma siamo sempre noiristi in fin dei conti. Per quanto mi riguarda nel momento in cui ho deciso di rimettermi a scrivere romanzi non mi sono sentito di scrivere un altro noir, il che non esclude che non torni presto da quelle parti. In fin dei conti per <em>L’ottava vibrazione</em> ho usato le tecniche del noir: all’inizio del romanzo c’è una bambina, non sai chi è, forse è il diavolo…</p>
<p>Articolo pubblicato su Panorama.it il 29 aprile 2008</p>
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<title><![CDATA[Wu Ming 4: Stella del Mattino (intervista)]]></title>
<link>http://kingdomofink.wordpress.com/?p=56</link>
<pubDate>Fri, 02 May 2008 15:13:17 +0000</pubDate>
<dc:creator>kaizenj</dc:creator>
<guid>http://kingdomofink.it.wordpress.com/2008/05/02/wu-ming-4-stella-del-mattino-intervista/</guid>
<description><![CDATA[ Arriva in questi giorni in libreria Stella del Mattino (Einaudi Stile Libero, pp. 402, euro 16,80),]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.erbamate.net/wp-content/uploads/2008/04/stelladelmattino_wuming4.jpg" alt="stella del mattino" width="62" height="100" /> Arriva in questi giorni in libreria <em><a href="http://www.einaudi.it/einaudi/ita/catalogo/scheda.jsp?isbn=978880618694&#38;ed=87" target="_blank">Stella del Mattino</a></em> (Einaudi Stile Libero, pp. 402, euro 16,80), il romanzo solista di <a href="http://blog.panorama.it/libri/2008/04/30/inseguendo-lawrence-darabia-e-la-stella-del-mattino-di-wu-ming-4/www.wumingfoundation.com" target="_blank">Wu Ming</a> 4, Federico Guglielmi. Una storia fatta di storie, in cui la narrazione diventa soggetto di se stessa. Meno rocambolesco di quelli a cui ci ha abituato il collettivo al completo, il libro privilegia un taglio psicologico, raffinato, emotivo, caratterizzato da riflessioni e rapporti profondi tra personaggi.<br />
Protagonisti, accanto a Lawrence d’Arabia, <a title="Società tolkeniana italiana" href="http://www.tolkien.it/" target="_blank">J.R.R. Tolkien</a>, <a href="http://www.cslewis.org/" target="_blank">C.S. Lewis</a>, <a href="http://www.robertgraves.org/" target="_blank">R. Graves</a> e sua moglie, una straordinaria Nancy Nicholson.<br />
Ma come nascono le storie? Per esempio come è nato il famoso anello tolkeniano? Guglielmi mette in scena uno strepitoso dialogo tra Lawrence e Tolkien a proposito dell’<a href="http://www.lastoriasiamonoi.rai.it/puntata.aspx?id=43" target="_blank">anello donato dal principe arabo Feisal a <em>Lord Dimanite</em></a>: “Ricorda cosa mi disse a proposito della corruzione del potere?”<br />
“Mi sembra di sì,” rispose Ronald […]<br />
“Per due anni ho portato un anello come questi. Me ne sono servito per condurre le persone che si fidavano di me a un trionfo vano. Ho imbrogliato loro e me stesso […]”<br />
Ronald ascoltò la propria voce uscire bassa e vibrata, quasi non gli appartenesse.  “Che ne è dell’anello?”<br />
“Me ne sono sbarazzato.” La mano sottile si aprì sulla superficie liscia del vetro. “Certe volte mi sembra di averlo ancora al dito. Come se mi mancasse. Credo sia il richiamo del comando, la voglia di sentirsi ancora al centro degli eventi, fare la differenza.”<br />
E la storia di <em>Stella del Mattino</em> come è nata?  Lo ho chiesto a Wu Ming 4…<br />
“Non saprei individuare un momento preciso, ma credo che tutto sia partito dalla lettura de <em><a href="http://www.libreriauniversitaria.it/sette-pilastri-saggezza-lawrence-thomas/libro/9788845246166" target="_blank">I Sette Pilastri della Saggezza”</a></em> dice l’autore “Mi sono reso conto che non stavo leggendo un diario di guerra, ma un romanzo epico travestito da memoriale. Ho iniziato ad appassionarmi al personaggio di Lawrence e mi sono imbattuto nella miriade di visioni contrastanti sulla sua figura. L’interesse è cresciuto. Poi ho letto l’autobiografia di Graves in cui si racconta dell’amicizia con Lawrence nella Oxford post-bellica. Quando ho scoperto che anche Tolkien e C.S. Lewis erano lì nello stesso periodo, ho pensato che tutti loro avevano qualcosa in comune: erano reduci di guerra, erano narratori e poeti, lavoravano sui miti, negli anni successivi avrebbero partorito grandi opere mitopoietiche. Perché non metterli al lavoro su un mito in carne e ossa, visto che si trovava a portata di mano, nello stesso luogo e nello stesso momento? Così ho pensato di trasformare Graves, Tolkien e Lewis in detective alla ricerca della verità su Lawrence d’Arabia. Ognuno di loro poteva assumere un punto di vista diverso e approdare a una verità parziale che dicesse però qualcosa di significativo sul suo conto. Questa è stata l’idea centrale della trama.<br />
<strong><em>Stella del mattino</em> in qualche modo narra del narrare, del perché si narra e del potere della narrazione….</strong><br />
Sì, in particolare del valore terapeutico della narrazione e della scrittura. Narrare è l’unico modo che abbiamo per elaborare la nostra esperienza vissuta come singoli e come specie. Lo facciamo dalla notte dei tempi, infatti. Credo inoltre che il romanzo tratti del carattere multiforme e sdrucciolevole delle grandi narrazioni mitiche, che può portarle a essere forza motrice storica, catalizzatrici dell’aspettativa di intere comunità, o grandi infingimenti collettivi.<br />
<strong> Tolkien, Lewis e Graves. Hai scoperto qualcuno di loro mentre lavoravi al libro o erano già da tempo nella tua libreria?</strong><br />
Da adolescente sono stato un grande lettore di Tolkien, come molti. Lewis e Graves invece sono state delle vere scoperte. La cosa che però più mi ha colpito di loro non è stata la produzione letteraria, ma soprattutto la loro vita, i loro traumi. Mi sono accorto che erano ottimi personaggi drammatici, le loro stesse biografie rivelavano personalità complesse e contraddittorie, perfette per la narrativa. In altre parole ho capito che non sarebbero stati meno importanti di Lawrence nell’economia del romanzo che volevo scrivere, ma anzi, in un certo senso sarebbero diventati i veri protagonisti.<br />
<strong>Come ti sei documentato? </strong><br />
Tre scaffali della mia libreria sono stipati dei volumi che ho letto per scrivere <em>Stella del mattino</em>. La maggior parte li ho dovuti ordinare dall’estero, perché purtroppo in Italia non c’è molto materiale disponibile su questi autori. Su Lawrence poi, il dibattito in Italia è arenato su tesi di cinquant’anni fa… Ho usato molto anche internet, ovviamente. Trattandosi di personaggi famosi ci sono parecchi siti dedicati a loro. Il materiale era davvero sterminato. Poi ho fatto alcune spedizioni in Inghilterra: una a Londra e due a Oxford. È stato molto importante vedere dal vivo alcuni luoghi, percorrere le stesse strade dei protagonisti del romanzo, farmi una birra negli stessi pub, intrufolarmi nel giardino della casa di Lawrence, approfittando di una porta lasciata aperta. All’<a href="http://www.iwm.org.uk/" target="_blank">Imperial War Museum </a>di Londra ho visitato la mostra monografica su Lawrence in occasione del settantennale della morte, dove ho potuto vedere alcune riprese fatte da Lowell Thomas per il suo spettacolo-reportage. Insomma i supporti cartacei ed elettronici sarebbero serviti a poco senza un buon paio di scarpe comode e resistenti.<br />
<strong>Il Brandivino, tanto per giocare con le coincidenze, è il fiume della Terra di Mezzo ma è anche il fiume di <a href="http://blog.panorama.it/libri/2008/04/30/inseguendo-lawrence-darabia-e-la-stella-del-mattino-di-wu-ming-4/www.manituana.com" target="_blank">Manituana</a>…</strong><br />
In realtà non sono lo stesso fiume, anche se portano lo stesso nome. Quella è davvero una coincidenza. Meno casuale però è che il collettivo Wu Ming, al completo o nelle sue componenti singole, finisca sempre per sporcarsi le mani con la storia e con l’epica. In questo senso c’è davvero qualcosa che ci accomuna ai grandi narratori protagonisti di <em>Stella del mattino</em>. Non la portata letteraria o la fama, ovviamente, ma l’afflato, la ricerca di narrazioni-mondo, di complesse architetture narrative, di storie che possano trascendere il momento immediato e restituirci il senso di un agire collettivo. Tolkien parlava di “subcreazione” di realtà, basata sull’Incantesimo e non sulla Magia. Parafrasando e adattando il suo discorso al mio, la letteratura-magia si fonda su una grande capacità tecnica, ma alla fine del gioco di prestigio ripristina sempre le cose, ristabilisce l’ordine dato. La letteratura-incantesimo conduce invece ad altri mondi possibili, apre squarci di universo, traccia sentieri che si perdono all’orizzonte. Quindi è per definizione tanto poco rassicurante quanto più affascinante.<br />
<strong>Lawrence d’Arabia è una figura storica chiave nelle dinamiche che ancora oggi scuotono il Medioriente …</strong><br />
Da un certo punto di vista la storia si sta ripetendo in farsa. Basti pensare che nel 1920 le truppe britanniche si trovavano più o meno nelle stesse condizioni in cui si trovano oggi in Iraq. Non a caso negli ultimi anni Lawrence è ritornato sulla bocca di parecchi commentatori inglesi. Lawrence non è mai stato il demiurgo che pretendeva di essere, ma certo la sua vicenda interseca quella della nascita del Medio Oriente moderno e su alcune cose possiamo dire che aveva visto lungo. Tutto ciò che sta accadendo oggi da quelle parti può trovare un’origine nel triennio 1918-1921. La nascita dello stato d’Israele, la divisione geopolitica attuale, quella etnico-religiosa, etc. Più di una volta, mentre scrivevo il romanzo mi sono trovato a domandarmi cosa avrebbe pensato Lawrence di quanto stava accadendo in Medio Oriente. Ecco, a più di settant’anni dalla morte, la sua è ancora una figura con cui è possibile dialogare.<br />
<strong>Nel libro ci sono alcuni <em>inside jokes</em>: segno di attenzione al dettaglio e sommo divertimento, quanto hai impiegato a scriverlo e quanto ti sei divertito?</strong><br />
È vero, ho inserito nel romanzo alcune spie luminose che gli appassionati riconosceranno senz’altro. Però non l’ho fatto per puro divertimento, ma perché era maledettamente plausibile che le cose andassero così. Di cosa avrebbero parlato Lawrence e Tolkien se si fossero conosciuti? Della forza delle parole, del loro enorme potere, di quanto ci si possa innamorare delle proprie storie fino anche a crederci, a raccontarsi come eroi di una saga costruita su misura. O forse no. Forse avrebbero discusso di tutt’altro, erano individui talmente diversi. Ma è per questo che li ho portati sul terreno che mi interessava e ho provato a immaginare come se la sarebbero cavata uno contro uno.<br />
A pensarci bene non mi sono mai domandato quanto mi sono divertito a scrivere questo romanzo. Per me è molto più divertente scrivere in gruppo. La scrittura solista è più difficile, più incerta, sei lì da solo a porti sempre gli stessi dubbi senza che arrivino mai i nostri a cavarti d’impaccio. La stesura di <em>Stella del mattino</em> mi ha impegnato circa due anni e ho discusso per la maggior parte del tempo con libri e documenti. Ogni volta che alzavo gli occhi sulla foto di Lawrence appesa in cucina avevo la vaga sensazione che ridesse di me, che sfottesse l’ennesimo tentativo di raccontare la sua figura. Secondo me è lui quello che si è divertito.</p>
<p>Articolo pubblicato su Panorama.it il 29 marzo 2008</p>
<p><a href="http://http://www.wumingfoundation.com/italiano/stelladelmattino/">Blog dedicato a Stella del Mattino</a></p>
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<title><![CDATA[Christoph Hein, la dignità della rivolta (intervista)]]></title>
<link>http://kingdomofink.wordpress.com/?p=51</link>
<pubDate>Mon, 21 Apr 2008 09:37:48 +0000</pubDate>
<dc:creator>kaizenj</dc:creator>
<guid>http://kingdomofink.it.wordpress.com/2008/04/21/christoph-hein-la-dignita-della-rivolta-intervista/</guid>
<description><![CDATA[ 
     “Nella sua infanzia, un giardino” (e/o pp. 224, euro 17) è il nuovo romanzo di Chri]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p> </p>
<p><a href="http://kingdomofink.files.wordpress.com/2008/04/copj13.jpg"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-52" src="http://kingdomofink.wordpress.com/files/2008/04/copj13.jpg?w=61" alt="Nella sua infanzia, un giardino" width="61" height="96" />     </a>“Nella sua infanzia, un giardino” (e/o pp. 224, euro 17) è il nuovo romanzo di Christoph Hein, uno dei più importanti e controversi scrittori tedeschi degli ultimi decenni che come Christa Wolf ha avuto un importante ruolo di resistenza intellettuale, prima entro i confini della DDR e poi entro quelli della Germania unita e democratica. </p>
<p>“Nella sua infanzia, un giardino” rivisita attraverso lo sguardo di un padre la vicenda della morte di Wolfgang Grams, giovane membro della Rote Armee Fraktion, morto nel ‘93 in uno scontro a fuoco con la polizia in circostanze mai  chiarite. Hein non si limita a metter in scena una vicenda meramente politica, ma da fine scandagliatore d’animi trova nella dignità di un padre tradito da tutto ciò che considerava familiare, corretto e giusto, il perno attorno al quale narrare una storia che poco a che fare con la rivoluzione e molto con la rivolta esistenziale di camusiama memoria. </p>
<p>Ho incontrato Christoph Hein all’ITC Teatro di San Lazzaro (Bo) in occasione del reading multimediale del suo testo per la rassegna “La parola immaginata”.</p>
<p><strong>Come nasce l’idea di questo libro e perché a distanza di tutti questa anni hai deciso di raccontare questa vicenda?</strong></p>
<p>Devo ammetter che il punto di partenza è stata una reazione, o per meglio dire una non reazione, una mancata reazione dello stato tedesco nei confronti di questo evento. In effetti la cosa non è mai stata chiarita, non si doveva chiarire cosa fosse successo. In qualche modo l’accaduto è stato archiviato senza arrivare a una decisione univoca. Già all’epoca, avevo cercato di scrivere a proposito di questi fatti, ma avevo messo velocemente la cosa da parte, perché pensavo non fosse una materia adatta a essere raccontata. Solo più tardi ho pensato che fosse possibile raccontarlo attraverso una storia fittizia, di fantasia in modo da poter narrate fatti veri  prendendomi le libertà del romanziere.</p>
<p><strong>La narrativa ha una funzione che per certi versi né storia, né cronaca, possono  o vogliono permettersi?</strong></p>
<p>Si tratta di una questione antica tremila anni. È la  funzione dell’arte. Essa ha il compito di descrivere ciò che non possiamo descrivere con altri metodi. Tremila anni fa, all’epoca dei romani o anche all’epoca dei greci, l’arte era quella che descriveva le scienze naturali che  non si potevano spiegare in altro modo se non con formule o metodi artistici.  Quello che era il compito dell’arte nel passato oggi è confluito nel compito delle scienze naturali. L’evento di cui parlo nel libro non si è potuto spiegare o interpretare e solo l’arte è riuscita a farlo. L’arte con i suoi metodi, mezzi e strumenti perché non giudica...</p>
<p><strong>Uno dei protagonisti dei tuoi libri è la stessa Germania...</strong></p>
<p>Gli autori, a mio avviso, parlano sempre solo di sé e delle proprie esperienze. La causalità della nascita, dell’origine e della provenienza talvolta ha posto gli autori in condizioni difficili e complicate. A causa della mia stessa biografia e delle mie vicissitudini c’è costantemente un riferimento al mio rapporto con la Germania. Avevo un anno quando il III Reich è capitolato e i miei genitori sono stati costretti a scappare dai territori dell’ex Germania dell’est che poi sono diventati polacchi. Siamo finiti in una piccola città in cui avevamo lo status di rifugiati, di fuggiaschi. Venivamo additati come persone non desiderate. Mio padre poi era parroco e la DDR era un paese ateo e quindi eravamo in una condizione di indesiderati aggravata. A quattordici anni  ho abbandonato il paese, fuggendo letteralmente, e sono andato a Berlino ovest dove ho frequentato il liceo, ma anche lì ero considerato come un fuggiasco. Non avevo soldi, dovevo mantenermi un po’ come potevo... poi con la costruzione del muro sono diventato con la coercizione, con la forza, di nuovo un cittadino della DDR ma avevo commesso dei “peccati mortali” che gravavo sulla mio coscienza: ero scappato ed ero figlio di un parroco. Naturalmente tutto questo doveva essere punito. Ho cercato comunque di trovare la mia strada e di percorrerla ma la storia tedesca tornava sempre a bussare alla mia porta. Tornava a prendermi. Come cittadino dell’est reintegrato in questo nuovo paese pantedesco sono di nuovo un pesce fuor d’acqua che non appartiene al posto dove sta.</p>
<p><strong>Un fuggiasco fermo...</strong></p>
<p>(Ride) Essere un outsider quando si fa il mestiere di scrittore non è mai qualcosa di negativo. </p>
<p><strong>Quali libri hai sul comodino in questo momento e come è il panorama letterario attuale tedesco?</strong></p>
<p>Sul mio comodino ci sono davvero molti libri. C’è per esempio una vecchia raccolta di pensieri di Ernst Jünger, una sorta di diario che ha iniziato quando aveva settant'anni - c’è da tenere conto che è scomparso all’età di cento tre anni - </p>
<p>È difficile comunque fare una panoramica completa della letteratura tedesca... C’è una nuovissima corrente letteraria di scrittori giovani che hanno meno di quarant'anni. È un movimento molto vivace e molto spiritoso che vede tra le sue fila anche  molte donne. Negli ultimi anni si è sentito parlare molto dell’arrivo di questa nuova generazione con cui io sento di avere molte più affinità rispetto a quella precedente. Questa nuovissima progenie letteraria si differenzia in maniera molto più evidente e marcata rispetto alla letteratura italiana o americana.  Immagino sia lo stesso anche in Italia per quanto riguarda le nuove leve... Questi nuovi autori si presentano in modo diverso anche all’opinione pubblica, in generale grazie ai nuovi mezzi tecnologici, internet, computer... c’è una penetrazione più vasta a livello di pubblico. È un grandissimo cambiamento. </p>
<p><strong>Conosci la letteratura italiana attuale?</strong></p>
<p>Un po’. Tramite traduzione. C’è una casa editrice berlinese molto meritevole, la “Wagenbach”, che traduce scrittori italiani in modo egregio. </p>
<p><strong>La trasformazione e la mediazione della letteratura attraverso il teatro, i reading, le drammatizzazioni, come quello proposto da “La parola immaginata” possono aiutare la diffusione della letteratura?</strong></p>
<p><strong><span style="font-weight:normal;">Quello che queste forme teatrali possono fare di sicuro è arrivare a un altro strato, a un’altra categoria di pubblico. In Germania in particolare questo libro è stato teatralizzato diverse volte, a Berlino, Heidelberg, Francoforte e a queste rappresentazioni sono andate anche persone che magari non lo hanno letto... </span></strong></p>
<p> </p>
<p>Articolo pubblicato su Panorama.it </p>
<p><strong></strong></p>
<p><strong></strong></p>
<p> </p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[La Crociata della Tenebre (intervista)]]></title>
<link>http://kingdomofink.wordpress.com/?p=45</link>
<pubDate>Tue, 25 Mar 2008 16:26:29 +0000</pubDate>
<dc:creator>kaizenj</dc:creator>
<guid>http://kingdomofink.it.wordpress.com/2008/03/25/la-crociata-della-tenebre-intervista/</guid>
<description><![CDATA[     Giulio Leoni torna in libreria con il quarto capitolo della saga dedicata al Sommo Poeta in]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div><span class="Apple-style-span" style="font-family:'Times New Roman';font-size:12px;line-height:normal;"><span style="font-family:Georgia;font-size:16px;line-height:20px;" class="Apple-style-span"><img src="http://kingdomofink.wordpress.com/files/2008/04/cop13.thumbnail.jpeg" alt="cop13.jpeg" />     </span>Giulio Leoni torna in libreria con il quarto capitolo della saga dedicata al Sommo Poeta in veste di indagatore inaugurata nel 2000 con “Dante Alighieri e i delitti della Medusa” e proseguita con “I Delitti del Mosaico” e “I Delitti della Luce”, tutti pubblicati da Mondadori. Anche in questa occasione, giallo, thriller, avventura, romanzo storico dalle tinte esoteriche si sposano per dare vita a quel meccanismo narrativo affascinante e giocoso che ha decretato il successo internazionale di Leoni. </span></div>
<div>
<p style="font:normal normal normal 12px/normal 'Times New Roman';margin:0;"><b>È in uscita il prossimo capitolo della serie che vede Dante protagonista, puoi anticipare qualcosa?</b></p>
<p style="font:normal normal normal 12px/normal 'Times New Roman';margin:0;">L'idea era quella di concludere la trilogia fiorentina ispirata alle tre cantiche della Commedia con una sorta di quarto movimento che affrontasse, nel quadro di una vicenda criminale con morti ammazzati, quello fondamentale tra gli "enigmi" danteschi: la colpa. In altri termini il capitolo oscuro della vita del poeta, la caduta nel peccato mortale di cui poi l'avventura ultraterrena diventerà la via del riscatto. Insomma, come ogni tetralogia che si rispetti, mi piaceva chiudere con una sorta di Crepuscolo degli dei wagneriano. Non che ci siano walchirie e nanetti, intendiamoci, anzi lo sforzo di ricostruire in misura attendibile luoghi e atmosfere in gran parte scomparsi mi è costata una certa fatica. Forse ci sarà qualche ottone di troppo, ma spero che il lettore me lo perdonerà. Insomma volevo cercare di rendere lo sfaldarsi di un mondo che trascina con sé uomini e cose, e di contro lo sforzo di una mente razionale che cerca in qualche modo un qualche ordine nelle cose. Nel cuore stesso di una cristianità apprentemente trionfante, e invece corrosa dal risorgere di riti antichi e tenebrosi. Una specie di vena sotterranea, come se alla fine l'Acheronte non fosse che un affluente del Tevere. E mi piaceva l'idea che si svolgesse a Roma, un luogo davvero straordinario agli inizi del 300. La vicenda della Crociata delle Tenebre si apre con l'arrivo del poeta, incaricato di guidare l'ambasceria fiorentina alla corte di Bonifacio VIII, in un momento di grande tensione con il papato. L'ambasciata storicamente fu un disastro, che si concluse con l'esilio del poeta. Nel romanzo diviene una sorta di discesa agli inferi, un'esplorazione della palude del male.</p>
<p style="font:normal normal normal 12px/normal 'Times New Roman';margin:0;"><b>I tuoi libri vengono pubblicati in moltissimi paesi (alcuni anche piuttosto inusuali per la letteratura italiana) qual'è il tuo rapporto con l'estero e con le case editrici straniere?</b></p>
<p style="font:normal normal normal 12px/normal 'Times New Roman';margin:0;">Di viva curiosità. Ogni volta, specie nei casi di culture lontane, mi chiedo che diavolo potrà trovare un lettore turco, coreano o cinese in quello che ho scritto. Soprattutto quando dai traduttori mi arrivano domande del tipo: ma chi sono i guelfi e i ghibellini? e altre amenità del genere. E però Dante ha davvero qualcosa di magico, che sembra scavalcare tutte le differenze.</p>
<p style="font:normal normal normal 12px/normal 'Times New Roman';margin:0;"><b>In che rapporti sei, se lo sei, con altri scrittori italiani? Come ti sembra il panorama letterario attuale in Italia?</b></p>
<p style="font:normal normal normal 12px/normal 'Times New Roman';margin:0;">Conosco e stimo diversi autori nostri, soprattutto nel campo del giallo e del noir. Ma non mi capita spesso di incontrarli personalmente, forse perchè vivo a Roma, una città terribilmente faticosa per coltivare i rapporti umani. Quanto al panorama letterario non mi sembra peggiore di quello degli altri paesi, anzi. Se poi vuoi conoscere qualche mio amore sarebbe lunga, io sono un temperamento facile alle passioni. Ma certo tra gli italiani Manganelli e Germano Lombardi, Eco, Maurensig, Cotroneo mi ritornano spesso tra le mani. E poi Montale e Sanguineti, che non credo si amassero troppo ma tra cui non saprei davvero scegliere il più grande del secolo.</p>
<p style="font:normal normal normal 12px/normal 'Times New Roman';margin:0;"><b>Come ti documenti per scrivere le tue storie?</b></p>
<p style="font:normal normal normal 12px/normal 'Times New Roman';margin:0;">Attraverso le vie più diverse e qualche volta strane e casuali. Per lo più i miei racconti nascono da stimoli, curiosità di cui non saprei nemmeno indicare l'origine. Una lettura, magari distratta: spesso le idee migliori nascono da un fraintendimento, o da un errore. Solo dopo comincia un'opera più paziente di raccolta dei dati, e per questo Internet, la grande biblioteca o la bancarella all'angolo sono egualmente utili e talvolta risolutive. Per La donna sulla Luna una mia amica olandese mi regalò una carta di Berlino del 36, mentre per i riscontri sulla pellicola di Lang dovetti far venire dall'America una vecchia videocassetta della versione americana del film. Altre volte naturalmente è più facile, per i racconti su Fiume e d'Annunzio mi sono avvalso di memorie dell'epoca, oltre naturalmente agli ottimi lavori sul futurismo di Chiara Salaris e Giovanni Antonucci. Nel caso di Dante la documentazione a disposizione è pressoché sterminata, ma trovai un singolare filo conduttore nell'opera di Robert John, originale figura di gesuita, da cui appresi il coinvolgimento del poeta nel tentativo di assassinare papa Giovanni XXII. Cosa ahimé probabilmente non vera, ma che si incastonava perfettamente nella cornice di cui avevo preso a fantasticare.</p>
<p style="font:normal normal normal 12px/normal 'Times New Roman';margin:0;"><b>Sei autore molto prolifico, oltre ai quattro capitoli dedicati a Dante, ti sei dedicato anche a molte altre storie in cui fanno capolino diversi personaggi storici...</b></p>
<p style="font:normal normal normal 12px/normal 'Times New Roman';margin:0;">Sì, anche nei racconti non propriamente storici, la storia in qualche modo finisce per capitarci dentro. Siamo fatti di sogni, e la storia non ne è che il ricordo confuso.</p>
<p style="font:normal normal normal 12px/normal 'Times New Roman';margin:0;"><b>Come è nata l'dea di Dante indagatore?</b></p>
<p style="font:normal normal normal 12px/normal 'Times New Roman';margin:0;">Per pigrizia. Nel 1999 avevo deciso di scrivere un giallo ambientato nel passato. E volevo che il protagonista fosse un artista, meglio se uno scrittore, visto che in ragione dei miei studi era quella la categoria che conoscevo meglio. Poi avevo bisogno di un personaggio dinamico, dotato di un intelletto tagliente, con una vasta esperienza del male e delle passioni umane, e insieme in grado di risolvere anche una questione a colpi di spada, se necessario. Non mi piaceva troppo l'idea di un investigatore da tavolino. Poi mi serviva anche una psicologia travagliata, irta di contraddizioni, con una situazione sociale e familiare ricca di qualche affanno, per il colore. Una qualche propensione per il genere femminile, in modo da giustificare la necessaria eroina della vicenda. Dante mi sembrò perfetto, non c'era bisogno di inventare nulla. E poi non suonava il violino e soprattutto non sapeva cucinare, perché mi hanno sempre seccato gli investigatori che passano metà del romanzo all'osteria. Invece Dante mi era stato simpatico sin dai tempi dell'asilo, quando scrutavo i disegni del Dorè nel librone di famiglia. Solo che in principio lo scambiai con Virgilio, mi pareva impossibile che il protagonista fosse quello sempre dietro, un po' curvo, quasi con l'aria di essere lì per caso. E poi quel berrettino strano, mentre l'altro incoronato e ammantellato dominava gli inferi. Chissà che non sia nato allora il desiderio inconscio di rendergli in qualche modo omaggio, reverenza e giustizia.</p>
<p style="font:normal normal normal 12px/normal 'Times New Roman';margin:0;"><b>Qualcuno ha storto il naso? (penso a quello che è successo per esempio con Kant e critica della ragion criminale)</b></p>
<p style="font:normal normal normal 12px/normal 'Times New Roman';margin:0;">Immagino di sì, e sarebbe grave se così non fosse. Significherebbe che si è perso il gusto critico, e che non si è più in grado di distinguere tra un divertissement letterario e Delitto e Castigo. In genere però, superato lo sconcerto per un Dante un po' diverso dalla figurina Liebig delle scuole medie, devo dire di aver incontrato quasi sempre lettori abbastanza pazienti. Ho avuto anche qualche complimento, ma tra tutti ce ne uno che mi ha davvero commosso: una giovane lettrice di grande immaginazione mi ha chiesto se davvero Dante avesse mai fatto l'investigatore. Ne sono certo, ho risposto. E per un attimo siamo stati entrambi felici.</p>
<p style="font:normal normal normal 12px/normal 'Times New Roman';margin:0;"><b>Ci puoi raccontare della tua passione per l'illusionismo?</b></p>
<p style="font:normal normal normal 12px/normal 'Times New Roman';margin:0;">È una storia che risale addirittura all'infanzia. Negli anni cinquanta c'erano ancora a Roma alcuni cinema che nell'intervallo presentavano un piccolo avanspettacolo. E con il cantante napoletano e le ballerine c'era sempre un mago. Invece che ai giardinetti spesso vi venivo portato da un mio zio scapestrato, che penso fosse interessato soprattutto alle ballerine. Io me ne stavo lì a naso all'aria, con il mio pinocchio di legno, e senza saperlo devo aver visto Sitta, Riccardi, Brusini, il grande Arsenio che poi è stato il maestro di tutti i prestigiatori romani. Forse ho visto anche una delle ultime esibizioni di Chabernot. E altri che oggi nessuno ricorda, artisti straordinari che mi facevano pensare a quanto fossero fortunate quelle ballerine che vivevano immerse nella magia, e come avesse ragione mio zio a mandar loro tutti quei mazzi di fiori. In qualche modo nella mia fantasia la bellezza delle fanciulle e le fantasmagorie degli illusionisti si devono essere impastate indissolubilmente, e con esse il desiderio di conoscerne i segreti. Ho cominciato così a collezionare libri, manifesti, ricordi dei maghi del passato. A perseguitare quelli che riuscivo a conoscere per imparare i misteri dell'arte, che si trasmettono nel segreto più assoluto esclusivamente per tradizione orale.</p>
<p style="font:normal normal normal 12px/normal 'Times New Roman';margin:0;">È una malattia, come tante altre. Anche se resto convinto che le ballerine c'entrino in qualche modo.</p>
<p style="font:normal normal normal 12px/normal 'Times New Roman';min-height:15px;margin:0;"> </p>
<p style="font:normal normal normal 12px/normal 'Times New Roman';min-height:15px;margin:0;"> </p>
<p style="font:normal normal normal 12px/normal 'Times New Roman';min-height:15px;margin:0;">Articolo pubblicato, in parte, su "L'Indipendente" agosto 2007 </p>
</div>
]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[Il ritorno dell'inquisitore (intervista)]]></title>
<link>http://kingdomofink.wordpress.com/?p=35</link>
<pubDate>Mon, 25 Feb 2008 11:44:09 +0000</pubDate>
<dc:creator>kaizenj</dc:creator>
<guid>http://kingdomofink.it.wordpress.com/2008/02/25/il-ritorno-dellinquisitore-intervista/</guid>
<description><![CDATA[     Dopo cinque anni Valerio Evangelisti torna a scrivere del personaggio che lo ha portato nel ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div><span style="font-family:'Times New Roman';font-size:12px;line-height:normal;" class="Apple-style-span"><span style="font-family:Georgia;font-size:16px;line-height:20px;" class="Apple-style-span"><img src="http://kingdomofink.wordpress.com/files/2008/03/images.thumbnail.jpeg" alt="images.jpeg" /></span>     Dopo cinque anni Valerio Evangelisti torna a scrivere del personaggio che lo ha portato nel gotha degli autori di fantascienza. A ottobre esce per Mondadori Strade Blu “La Luce di Orione”, nuovo capitolo della saga dell’inquisitore Nicolas Eymerich che questa volta dovrà lasciare il regno di Aragona dopo essere stato esonerato dalla carica per recarsi a Padova alla riunione del capitolo domenicano, dove avrà anche un aspro confronto con Francesco Petrarca. </span></div>
<div><span style="font-family:'Times New Roman';font-size:12px;line-height:normal;" class="Apple-style-span">L’inquisitore intraprenderà poi un viaggio sulle galee dei crociati agli ordini di Amedeo di Savoia, alla volta di Costantinopoli.  </span></div>
<div><span style="font-family:'Times New Roman';font-size:12px;line-height:normal;" class="Apple-style-span">Dopo cinque anni Valerio Evangelisti torna a scrivere del personaggio che lo ha portato nel gotha degli autori di fantascienza. A ottobre esce per Mondadori Strade Blu “La Luce di Orione”, nuovo capitolo della saga dell’inquisitore Nicolas Eymerich che questa volta dovrà lasciare il regno di Aragona dopo essere stato esonerato dalla carica per recarsi a Padova alla riunione del capitolo domenicano, dove avrà anche un aspro confronto con Francesco Petrarca. </span></div>
<div><span style="font-family:'Times New Roman';font-size:12px;line-height:normal;" class="Apple-style-span">L’inquisitore intraprenderà poi un viaggio sulle galee dei crociati agli ordini di Amedeo di Savoia, alla volta di Costantinopoli. </span></div>
<div><span style="font-family:'Times New Roman';font-size:12px;line-height:normal;" class="Apple-style-span">La trama si complica e si avvita su stessa carica di orrori, di allucinazioni e di misteri e l’autore bolognese ha tirato, come da tradizione nei romanzi del ciclo, i fili attraverso tempo e storia come quelli che collegano un verso di Dante che nessuno ha mai saputo decifrare, <i>Raphèl mai amècche zabi almi,</i> con un Iraq in stato di guerra perenne nel futuro prossimo. </span></div>
<div>
<p style="font:normal normal normal 12px/normal 'Times New Roman';margin:0;"><b>Eymerich è tornato. Come mai lo hai lasciato da parte tanto a lungo e come mai è tornato?</b></p>
<p style="font:normal normal normal 12px/normal 'Times New Roman';margin:0;">Non volevo rimanere troppo legato a quel personaggio, però non intendevo neanche abbandonarlo. La sua "resurrezione" deve molto alle pressioni dei miei lettori, senza troppa resistenza da parte mia.</p>
<p style="font:normal normal normal 12px/normal 'Times New Roman';margin:0;"><b>La scelta di Bisanzio è stata fatta in base a una suggestione iniziale o deriva da una scelta ben precisa e calibrata?</b></p>
<p style="font:normal normal normal 12px/normal 'Times New Roman';margin:0;">Da un fatto storico preciso. Una crociata in tono minore guidata da Amedeo d'Aosta nel 1366, e diretta a Costantinopoli per sottrarre la città alla pressione turca. Fin dal mio secondo romanzo, uscito nel 1995, avevo ipotizzato che Eymerich vi partecipasse. La trama l'avevo già in mente da un decennio.</p>
<p style="font:normal normal normal 12px/normal 'Times New Roman';margin:0;"><b>Eymerich è mutevole e al contrario di molti personaggi seriali fa i conti con il suo passato. Com'è l'Eymerich de “La Luce di Orione”?</b></p>
<p style="font:normal normal normal 12px/normal 'Times New Roman';margin:0;">È simile a quello dei primi romanzi, solo con un dubbio in più: che ciò che sta vivendo non sia reale, bensì frutto della sua mente. Che il mondo sia stato organizzato in sua funzione.</p>
<p style="font:normal normal normal 12px/normal 'Times New Roman';margin:0;"><b>Il titolo si discosta dalle "puntate precedenti" in cui compariva quasi sempre il nome dell'inquisitore. Si tratta di una scelta precisa?</b></p>
<p style="font:normal normal normal 12px/normal 'Times New Roman';margin:0;">I titoli nascono un po' a caso, anche se, per me, contano nel guidare lo sviluppo della trama. Con "La luce di Orione" volevo suggerire al lettore che si tratta, in fondo, di un romanzo di fantascienza, diverso dai capitoli "metafisici" del ciclo, come "Cherudek" e "Mater Terribilis".</p>
<p style="font:normal normal normal 12px/normal 'Times New Roman';margin:0;"><b>Anche la copertina del libro è diversa... </b></p>
<p style="font:normal normal normal 12px/normal 'Times New Roman';margin:0;">Le copertine non le scelgo io, che non ho alcuna competenza grafica. Devo dire che, senza previi accordi col disegnatore, la copertina riflette assai bene la sostanza dantesca del romanzo.</p>
<p style="font:normal normal normal 12px/normal 'Times New Roman';margin:0;"><b>I tuoi libri sono pubblicati all'estero, anche in paesi lontani. Quale è il suo rapporto con l'estero?</b></p>
<p style="font:normal normal normal 12px/normal 'Times New Roman';margin:0;">La Francia è un caso particolare. Parlo il francese come una seconda lingua, e questo mi ha agevolato parecchio, in convegni, presentazioni e intreccio di rapporti personali. Per il resto, tradotto in una quindicina di lingue, direi che il successo maggiore lo riscuoto nei Paesi dell'ex Est europeo, Romania e Polonia in primo luogo. Non saprei dire perché. E, cambiando di continente, in Brasile. Ma tutte queste questioni le lascio alla mia agente e al mio editore. </p>
<p style="font:normal normal normal 12px/normal 'Times New Roman';margin:0;"><b>Il mercato librario americano e molto autoreferenziale ed è difficile che un autore straniero faccia breccia oltreoceano, eppure stai per partire per gli USA per delle conferenze. Cosa sta succedendo? </b></p>
<p style="font:normal normal normal 12px/normal 'Times New Roman';margin:0;">Non sta succedendo nulla. Negli Usa, in Canada e persino in Nuova Zelanda ho attirato gli interessi di una parte del mondo accademico (l'italo-canadese Luca Somigli, dell'università di Toronto, mi ha dedicato addirittura uno studio, pubblicato dalle edizioni Cadmo). Si tratta di un ambito del tutto separato da quello del mercato librario che conta. In inglese, finora, è uscito solo un mio racconto, in un'antologia europea curata dalla Science Fiction Writers of America. </p>
<p style="font:normal normal normal 12px/normal 'Times New Roman';margin:0;"><b>Che rapporti hai con gli altri scrittori italiani?</b></p>
<p style="font:normal normal normal 12px/normal 'Times New Roman';margin:0;">Ne frequento pochissimi. Quelli con cui curo il sito Carmilla On Line (Giuseppe Genna, Roberto Bui, Girolamo De Michele ecc.). A ogni morte di papa Niccolò Ammaniti e Loriano Macchiavelli. Più che altro per telefono Antonio Moresco, con cui ho un vero rapporto di fratellanza. Assieme si parla di tutto salvo che di letteratura. I miei amici più stretti non rientrano nella categoria degli intellettuali, ammesso che esista. </p>
<p style="font:normal normal normal 12px/normal 'Times New Roman';margin:0;"><b>Ultimamente hai lasciato da parte fantascienza e fantastico, anche se intrecciate con la storia, per esplorare le pieghe della storia "pura". </b></p>
<p style="font:normal normal normal 12px/normal 'Times New Roman';margin:0;">Io ho una formazione di storico, e la narrativa è stata per me un veicolo per riuscire a esprimermi fuori da convenzioni "scientifiche". "Noi saremo tutto" e i due Collari (“Il Collare Spezzato” e “il Collare di Fuoco” N.d.R.) sono saggi storiografici in forma romanzata. È una strada che non abbandonerò, nemmeno quando tratto di Eymerich e delle sue fantastiche avventure.</p>
<p style="font:normal normal normal 12px/normal 'Times New Roman';min-height:15px;margin:0;"> </p>
<p style="font:normal normal normal 12px/normal 'Times New Roman';min-height:15px;margin:0;"> Articolo pubblicato su "Panorama.it", settembre 2007</p>
<p style="font:normal normal normal 12px/normal 'Times New Roman';margin:0;"> </p>
<p style="font:normal normal normal 12px/normal 'Times New Roman';min-height:15px;margin:0;"> </p>
</div>
]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[e|co|mà|fia (intervista)]]></title>
<link>http://kingdomofink.wordpress.com/?p=37</link>
<pubDate>Tue, 12 Feb 2008 16:31:25 +0000</pubDate>
<dc:creator>kaizenj</dc:creator>
<guid>http://kingdomofink.it.wordpress.com/2008/02/12/ecomafia-intervista/</guid>
<description><![CDATA[    Abusivismo edilizio, discariche ed escavazioni abusive, traffico di rifiuti, racket degli ani]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p style="font:normal normal normal 12px/normal 'Times New Roman';margin:0;"><span class="Apple-style-span" style="font-family:Georgia;font-size:16px;line-height:20px;"><img src="http://kingdomofink.wordpress.com/files/2008/03/bestie.thumbnail.jpg" alt="bestie.jpg" />    </span>Abusivismo edilizio, discariche ed escavazioni abusive, traffico di rifiuti, racket degli animali, trafugamento e sottrazione di beni culturali archeologici e storici: in una parola ecomafia. e&#124;co&#124;mà&#124;fia che dal 1999 si trova tra “ecologo” e “ecometro” nel dizionario della lingua italiana grazie a “Legambiente” che ha condensato in un unico termine un grave problema ambientale, economico e sociale dandogli visibilità. </p>
<p style="font:normal normal normal 12px/normal 'Times New Roman';margin:0;">A distanza di otto anni da quella prima conquista viene varato un progetto particolare destinato a dare ancora più visibilità alle problematiche legate all’ecomafia. La narrativa di genere in Italia ha avuto la capacità di prendere le distanze dal semplice divertissement, acquisendo la consapevolezza di essere forse l’unico fenomeno letterario in grado di dare la misura della realtà e di confrontarsi criticamente con il presente senza perdere mordente o annegare nella pedanteria. La commistione tra le trame serrate e avvincenti tipiche del noir, del giallo, del thriller ecc. e l’analisi della contemporaneità sono stati alla base del successo crescente di molti autori che hanno intrapreso questa strada. “Edizoni Ambiente”, con un’intuizione felice, ha pensato di dare il via alla collana, tra fiction e reportage, “VerdeNero” affiancandola ai rapporti, agli studi e ai saggi sulle tematiche ambientali. Una collana in grado, visti i nomi coinvolti, di sensibilizzare attraverso la narrativa un pubblico vasto ed eterogeneo sui crimini ambientali che ogni giorno si consumano nel Paese.</p>
<p style="font:normal normal normal 12px/normal 'Times New Roman';margin:0;">“VerdeNero” prevede dodici romanzi brevi che parleranno di casi tratti dai precedenti rapporti ecomafia, dal commercio illegale di animali e dai traffici illeciti di rifiuti raccontati da alcune delle penne più note del panorama narrativo italiano che devolveranno il 2% delle proprie royalties alla campagna “SalvaItalia”.</p>
<p style="font:normal normal normal 12px/normal 'Times New Roman';margin:0;">A dare il la al progetto “Bestie” di Sandrone Dazieri, un romanzo sul racket degli animali che è stato presentato alla Fiera del Libro di Torino. A seguire (fino a ottobre 2007) Carlo Lucarelli, Simona Vinci, Wu Ming, Luca Rastello, Piero Colaprico, Eraldo Baldini, Niccolò Ammaniti, Giancarlo de Cataldo, Massimo Carlotto, Marcello Fois e tre autori segnalati da Camilleri: Giacomo Cacciatore,Valentina Gebbia e Gery Palazzotto.</p>
<p style="font:normal normal normal 12px/normal 'Times New Roman';min-height:15px;margin:0;">Abbiamo intervistato Sandrone Dazieri quale apripista della collana.</p>
<p style="font:normal normal normal 12px/normal 'Times New Roman';min-height:15px;margin:0;"><span class="Apple-style-span" style="font-weight:bold;">“Bestie” è stato pubblicato nella collana VerdeNero Storie di ecomafia  delle Edizioni Ambiente. Si tratta del primo romanzo uscito per loro. Cosa è VerdeNero? e perché hai deciso di partecipare a questa iniziativa editoriale?</span></p>
<p style="font:normal normal normal 12px/normal 'Times New Roman';margin:0;">VerdeNero è una collana delle edizioni Ambiente, che, nonostante il nome e la collaborazione costante, giurano di essere indipendenti da Lega Ambiente. Ho deciso di partecipare perché mi sembrava un'ottima idea parlare di ecomafia attraverso romanzi noir. Per altro, il noir come lo intendo io mette sempre i piedi nel piatto del presente, anche senza diventare tesi o inchiesta giornalistica. Che non so fare e non sono interessato a fare in un romanzo. Quindi un noir, che tocca temi come il contrabbando di animali esotici, ma soprattutto un noir.</p>
<p style="font:normal normal normal 12px/normal 'Times New Roman';min-height:15px;margin:0;"><span class="Apple-style-span" style="font-weight:bold;">VerdeNero si limita alla pubblicazione di libri (o prevede anche incontri, dibattiti, workshop ecc.)?</span></p>
<p style="font:normal normal normal 12px/normal 'Times New Roman';margin:0;">Fanno un sacco di dibattiti. Ho partecipato solo a un paio di incontri, ma loro ne organizzano  sempre. Spesso con Lega Ambiente.</p>
<p style="font:normal normal normal 12px/normal 'Times New Roman';min-height:15px;margin:0;"><span class="Apple-style-span" style="font-weight:bold;">Lo hai scritto ad hoc o stavi già lavorando su un tema del genere?</span></p>
<p style="font:normal normal normal 12px/normal 'Times New Roman';margin:0;">Ad hoc. Solo che il personaggio mi frullava in testa da anni, perché ho fatto il cuoco per un po', e mi sembrava un ottimo spunto per un personaggio patibolare come il mio protagonista.</p>
<p style="font:normal normal normal 12px/normal 'Times New Roman';min-height:15px;margin:0;"><span class="Apple-style-span" style="font-weight:bold;">Credi che il nero possa raccontare e sviscerare i problemi del verde?</span></p>
<p style="font:normal normal normal 12px/normal 'Times New Roman';margin:0;">In genere la letteratura può parlare di qualsiasi cosa.</p>
<p style="font:normal normal normal 12px/normal 'Times New Roman';min-height:15px;margin:0;"><span class="Apple-style-span" style="font-weight:bold;">La narrativa si sta avvicinando e/o mescolando al reportage?</span></p>
<p style="font:normal normal normal 12px/normal 'Times New Roman';margin:0;">In certi casi sì. come dicevo sopra, io non lo faccio, non più di qualsiasi scrittore che ambienti i romanzi nel presente, e che quindi è costretto a inserire elementi di attualità' in quello che fa.</p>
<p style="font:normal normal normal 12px/normal 'Times New Roman';min-height:15px;margin:0;"><span class="Apple-style-span" style="font-weight:bold;">Gomorra di Saviano potrebbe aver aperto o riaperto  la strada in questa direzione?</span><b></b></p>
<p style="font:normal normal normal 12px/normal 'Times New Roman';margin:0;">Gomorra è soprattutto un ottimo romanzo letterario, ma di sicuro ha mutuato alcuni degli elementi del noir e del reportage in sé. Diciamo che il modello Saviano, come ho già avuto modo di scrivere, ha reso vecchio tutta la narrativa d'inchiesta che veniva prima. il true crime, anche il noir classico, sembrano orrendamente obsoleti, ora.</p>
<p style="font:normal normal normal 12px/normal 'Times New Roman';min-height:15px;margin:0;"><span class="Apple-style-span" style="font-weight:bold;">È forse più efficace del giornalismo?</span></p>
<p style="font:normal normal normal 12px/normal 'Times New Roman';margin:0;">Bisogna capirci: efficace per cosa? Per denunciare? Per creare dibattiti? Per cambiare il mondo?  Per denunciare è uno strumento altrettanto valido, per creare dibattiti è molto più efficace perché appassiona di più e va su un pubblico di non specialisti, per cambiare il mondo è ugualmente inefficace.</p>
<p style="font:normal normal normal 12px/normal 'Times New Roman';min-height:15px;margin:0;"><span class="Apple-style-span" style="font-weight:bold;">Ecomafia in due parole: </span></p>
<p style="font:normal normal normal 12px/normal 'Times New Roman';margin:0;">La distruzione dell'ecosistema a scopo di lucro operato da malavita organizzata, più o meno legata con le "classiche" cosche mafiose.</p>
<p style="font:normal normal normal 12px/normal 'Times New Roman';margin:0;"><span class="Apple-style-span" style="font-weight:bold;">È una questione solo italiana?</span></p>
<p style="font:normal normal normal 12px/normal 'Times New Roman';margin:0;">No, è mondiale. Le scorie radioattive fanno il giro del mondo grazie a mafiosi di tutte le etnie, e di certo gli animali esotici non sono gli italiani ad abbatterli, non solo per lo meno. Noi abbiamo delle specialità, come l'abusivismo edilizio e una impunita' che si trova solo nei paesi in via di sviluppo.</p>
<p style="font:normal normal normal 12px/normal 'Times New Roman';margin:0;"> </p>
<p style="font:normal normal normal 12px/normal 'Times New Roman';margin:0;">Articolo pubblicato su <a href="http://www.carmillaonline.com" target="_blank">Carmillaonline</a> </p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Il metodo Cody McFadyen (intervista)]]></title>
<link>http://kingdomofink.wordpress.com/?p=19</link>
<pubDate>Fri, 21 Mar 2008 15:31:19 +0000</pubDate>
<dc:creator>kaizenj</dc:creator>
<guid>http://kingdomofink.it.wordpress.com/2008/03/21/il-metodo-cody-mcfadyen-intervista/</guid>
<description><![CDATA[    Che fine hanno fatto i serial killer? Fino a pochi anni orsono imperversavano per le librerie]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p style="font:normal normal normal 13px/normal Verdana;color:#333333;margin:0;"><span style="color:#000000;font-family:Georgia;font-size:16px;line-height:20px;" class="Apple-style-span"><img src="http://kingdomofink.wordpress.com/files/2008/03/cover-buio1.thumbnail.jpg" alt="cover-buio1.jpg" />    <span class="Apple-style-span" style="color:#333333;font-family:Geneva;font-size:11px;line-height:normal;">Che fine hanno fatto i serial killer? Fino a pochi anni orsono imperversavano per le librerie in tutte le salse. Serial killer collezionisti, eleganti, intelligenti, affascinanti, brutali, misticheggianti, viscidi e naturalmente tutti psicopatici…</span></span></p>
<p style="font:normal normal normal 11px/normal Geneva;color:#333333;margin:0;">Il filone d’oro degli anni ‘90 è quasi esclusivamente di provenienza USA, i nomi sono quelli di <span style="color:#000000;">Jeffery Deaver</span>, <span style="color:#000000;">Thomas Harris</span>, <span style="color:#000000;">Michael Connelly </span>, <span style="color:#000000;">Poppy Z Brite</span>, a suo modo <span style="color:#000000;">Bret Easton Ellis, </span>ecc. Molti altri autori si sono cimentati nel mettere in scena il “mostro della porta accanto” trasformandolo in una figura archetipica degna del vampiro ma scadendo poi inevitabilmente nei cliché imposti dagli autori di cui sopra. Anche in Italia diversi scrittori si sono dati al genere eppure i risultati non sono mai stati così epici come quelli degli americani. Non è solo una differenza di ambientazione - la periferia di Los Angeles, i vicoli di New York, le paludi della Florida, i boschi del Wyoming non sono la periferia di Palermo, i vicoli di Genova, il Polesine o i boschi del Abruzzo - ma anche e soprattutto di Weltanschauung.</p>
<p style="font:normal normal normal 11px/normal Geneva;color:#333333;margin:0;">Ho fatto quattro chicchiere con il texano <span style="color:#000000;">Cody MacFadyen</span>, lo scrittore che assieme a Jeff Lindsay, sembra aver donato nuova linfa al filone. MacFadyen è tornato di recente <span style="color:#000000;">in libreria</span> con <span style="color:#000000;">Gli occhi del buio</span> (Piemme, 415 pp., € 19,90).</p>
<p style="font:normal normal normal 11px/normal Geneva;color:#333333;margin:0;"> </p>
<p style="font:normal normal normal 11px/normal Geneva;color:#333333;margin:0;"><span style="font-weight:bold;" class="Apple-style-span">Negli anni ‘90 il giallo ha riscoperto il modo di esplorare il lato oscuro della natura umana: il serial killer…</span></p>
<p style="font:normal normal normal 11px/normal Geneva;color:#333333;margin:0;">Il male e i suoi estremi hanno sempre attratto l’attenzione della gente. Penso ad esempio a a Jack lo squartatore e da quanto tempo si racconta la sua storia…. La gente è affascinata dalla depravazione, forse perché ne è spaventata e forse perché ognuno porta in sé un po’ di quella depravazione, anche se messa a tacere. I serial killer ci terrorizzano perché non c’è nulla di sovrannaturale. Sono reali. I mostri sono orribili, come in ogni storia dell’orrore, ma questi mostri sono veri. E camminano in mezzo a noi, indossano abiti e cravatte e sorridono. Possono essere sposati, avere figli e contribuire, da bravi cittadini, al benessere della comunità. L’idea che il tuo vicino di casa possa torturare delle donne in cantina e poi accompagnare i figli a scuola la mattina dopo… Bè, è davvero sconvolgente…</p>
<p style="font:normal normal normal 11px/normal Geneva;color:#333333;margin:0;"> </p>
<p style="font:normal normal normal 11px/normal Geneva;color:#333333;margin:0;"><span style="font-weight:bold;" class="Apple-style-span">La tematica del serial killer, che sia legata alla concezione protestante della vita, alla predestinazione alla salvezza o alla dannazione, è tipicamente anglosassone?</span></p>
<p style="font:normal normal normal 11px/normal Geneva;color:#333333;margin:0;">Hai fatto centro. Noi tendiamo a essere molto preoccupati da ciò che è buono o cattivo nella nostra coscienza e cerchiamo sempre di vedere le cose in bianco e nero in modo da essere rassicurati, i serial killer ci danno un’immagine esatta del male, che nonostante sia disturbante, può essere un sollievo. Non ci sono sfumature di grigio, non c’è conflitto, nessuna questione morale da risolvere: sono malvagi e noi non siamo loro, in qualche modo significa che siamo buoni… Se solo la vita fosse davvero così chiara e netta…</p>
<p style="font:normal normal normal 11px/normal Geneva;color:#333333;margin:0;"> </p>
<p style="font:normal normal normal 11px/normal Geneva;color:#333333;margin:0;"><span style="font-weight:bold;" class="Apple-style-span">Quali sono le tue influenze letterarie?</span></p>
<p style="font:normal normal normal 11px/normal Geneva;color:#333333;margin:0;">Sono molte e varie, sono cresciuto divorando Stephen King, James Calvell, James Michener, tonnellate di fantascienza e fantasy e naturalmente i classici.</p>
<p style="font:normal normal normal 11px/normal Geneva;color:#333333;margin:0;"> </p>
<p style="font:normal normal normal 11px/normal Geneva;color:#333333;margin:0;"><span style="font-weight:bold;" class="Apple-style-span">Come lavori, che tipo di ricerche svolgi? </span></p>
<p style="font:normal normal normal 11px/normal Geneva;color:#333333;margin:0;">Comincio il romanzo, in genere con una frase o un’immagine forte e una vaga idea di trama. Inizio a scrivere e vedo come si sviluppa. Alle volte sono finito nei guai. È terribile scoprire, dopo aver scritto un centinaio di pagine, che non stai andando da nessuna parte. Quando scrivo, provo a farlo ogni giorno. Se non scrivo, mi sento in colpa. Mi sento come se perdessi il contatto con la storia e i personaggi. Mi dedico molto anche alla lettura, al cinema e alla musica in cerca di ispirazione, come volessi fare il pieno di creatività. So che non è una procedura da manuale, ma spero di perfezionare la tecnica nel corso della mia carriera. Ad ogni modo, faccio un sacco di ricerche. Compro libri, navigo in rete e provo a contattare gli esperti quando è possibile. Sono sempre sorpreso (e grato) dalla volontà delle persone di condividere il sapere. Uno dei miei lettori per esempio è un anestesista e ha risposto a una miriade di domande che avevo sull’argomento senza mai lamentarsi.</p>
<p style="font:normal normal normal 13px/normal Verdana;color:#333333;margin:0;"> </p>
<p style="font:normal normal normal 13px/normal Verdana;color:#333333;margin:0;"><a href="http://blog.panorama.it/libri/2008/01/22/il-ritorno-dei-serial-killer-e-il-metodo-cody-mcfadyen/" target="_blank">Intervista pubblicata su Panorama.it il 22 gennaio 2008 </a></p>
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