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Domenica 21 ottobre

Il silenzio del mattino mi ha destato dai miei rumorosi sogni notturni. Questa notte c’erano un sacco di persone, di intrecci e eventi. Ho spostato una mano dall’altra parte di questo grande letto, illudendomi di poter sfiorare la sua schiena bianca. 601 altre parole

Sogni

Sabato 20 ottobre

La sua immagine nello schermo mi fa sorridere di imbarazzo, di amore e di malinconia allo stesso tempo. Mi sono svegliata da due ore, sono ancora a letto, sento le lenzuola stropicciate incastrarsi tra i piedi nudi. 673 altre parole

Sogni

Giovedì 18 ottobre

E’ solo di sera, dopo aver terminato tutte le mie attività, che posso rilassarmi e finalmente concentrarmi sui vorticosi pensieri che mi vorticano dentro, come gli stormi delle rondini in questi giorni, pronti per il loro annuale viaggio verso Sud. 525 altre parole

Sogni

Mercoledì 17 ottobre 2018

Mentre il mio aereo atterrava a Roma, mi è venuto in mente che da bambina osservavo con attenzioni le luci che si accendevano nell’oscurità della notte. 407 altre parole

Sogni

COME HA CAMBIATO LA MIA VITA LA MALATTIA / PERCHE’ GUARIRE

COME HA CAMBIATO LA MIA VITA LA MALATTIA

La malattia è una brutta bestia, mi ha privata di tutto, a partire dalle amicizie: non stavo più con nessuno, mi isolavo sempre pensando di fare la cosa giusta, nascondendomi e non facendomi vedere; avevo perso il gusto della vita. 2.538 altre parole

Comunità A

E rimane solo il sogno della notte...

Il documentario sul ’68, in inglese, la liberazione individuale e la collettività che si perde, storie già sentite, quella parabola utopica che darà poi sull’individualismo, scrittori e filosofi vari, da tutto il mondo, la rivolta globale, il mondo di adesso… camminare la sera dopo aver sentito il Barre che mi diceva del regalo da comprare a Fizi per il suo compleanno, passare davanti al bar, dove si sentiva la voce di Miryam da fuori, i maghrebini che parlavano animatamente, il bar dei neri, dei terroni, dei cattolici, dei polentoni, dei vecchi e vecchie, degli albanesi e dei romeni, gestito da cinesi, bar multiculturale, dove mi ritrovo ogni volta, come l’altro giorno che passavo il pomeriggio più alcolico mai vissuto, quattro bicchieri di vodka dalle quattro del pomeriggio fino alle sette, con Miryam che ogni volta versava come se fosse la cosa più normale del mondo, perdermi nel suo sguardo, vedere quasi la divinità, perdermi nei miei pensieri e nei miei sogni, stando lì, seduto su quella sedia e vicino a quel tavolino che danno sulla strada, l’assenza di pensieri, il giro d’estasi dell’alcol, stare vicino a lei, a Miryam, e vedere il mondo dal suo punto di vista, la varia gente che mi passava affianco, chi scommetteva, chi si ubriacava, chi fumava, e io lì, seduto a contemplare l’infinito, senza sapere più perché stavo lì, forse perché ero innervosito da chi invade la casa, e lì in casa non ci potevo più stare, io che avrei voluto il silenzio, di tomba, per dormire, in quel primo pomeriggio dove il sonno si fa più sentire che la notte, perdermi in quell’alcol, in quella vodka come da tempo immemore, e gustare quell’estasi alcolica come non gustavo da tempo, grazie allo sguardo di Miryam e a lei che versava… camminare ieri sera, un po’ ancora stanco dagli allenamenti dell’ultimo periodo, il martedì, il sabato, mezz’ora di corsetta militare e mezz’ora di allenamento di taekwondo, karate, per scacciare i pensieri, per sentirmi vivo, ripassare l’altro giorno le forme grazie a video di youtube sul cellulare, camminare ieri sera pensando soltanto di tornare a casa la sera e ascoltarmi un po’ di musica pop giapponese da Kugou, che dopo dieci anni ho reinstallato, per sentire un po’ di musica diversa, le radio che ultimamente cambio sempre e che mi capita di sentire, discoradio, rtl 102.5, r101, la radio che mio padre ascolta sempre: radio24… le onde sonore, il sottofondo, Bruna che mi diceva che lei tiene sempre accesa in casa la televisione, per fare compagnia, per non sentire il silenzio, il silenzio di tomba, inquietante, diceva, lei che lascia sempre accesa la televisione, anche se non l’ascolta e non la guarda, e io, invece, il silenzio, il silenzio ovunque, che mi ricordava il silenzio della morte, il silenzio da cui scaturiscono le parole e le invocazioni a qualche divinità sperduta… e inondarsi così di musica anche quando non ce n’è bisogno, e del silenzio delle preghiere non sapere più che farsene quando la vera personalità è ora presente, unità di se stesso ritrovata, non andare più fuori di personalità quando c’è Miryam, o qualcun’altro, o qualcun’altra, sempre me stesso, anche con gli amici, in questo tempo che sa di noia e di calma, in ballo tra una cosa e l’altra… camminare la sera e tornare nella propria stanza ad ascoltare la musica J-Pop, quasi addormentarsi, e spegnere e chiudere tutto, e andare a dormire vestito, dopo quei suoni e quel canto pieno di vita ed energia, canzoni che non comunicano niente, se non proprio solo l’energia e la voglia di vivere, l’altezza dell’umore, e il niente… andare a letto vestito, dimenticando che oggi mi avrebbero fatto lavorare, mentre invece ho da vedere Saverio per raccontare le ultime vicende, e meglio così, riposarsi un po’, e lasciare anche andare via la vodka dell’altro giorno, che andando al bar l’altra mattina mi compariva la divinità al di là del bancone, di fronte a tutte le bottiglie di alcol, due parole con Bruna, con Paolo, e la mattinata poteva cominciare bene… non aver più quasi voglia di leggere niente, stanco delle solite geopolitiche che però te ne fanno sapere di più di chi vorrebbe spiegarti, e guardi la gente da lontano, come quei colleghi, quegli amici con i quali non c’è più molto in comune, loro e la loro musica, io e la mia musica, i miei amori, il mio mondo al di là di tutto, oltre le parole dei più, e accorgersi quasi di aver sempre vissuto in un mondo di interessi autonomi, di altre esperienze che hanno cambiato il mio modo di vedere il mondo rispetto agli altri, tra quel viaggio in Romania, quegli amici cinesi, quel maestro di Karatè musulmano e tutta la sua famiglia, la musica black metal, le ragazze dell’Est e la loro musica, quella bandiera albanese che è la mia vera bandiera, e dell’Italia non me ne è mai fregato niente, e continua a non fregarmene niente, anche dopo i discorsi con amici e colleghi, il mio mondo, me stesso, che niente ha da condividere con gli altri, con le altre, distante anni luce… quella letteratura contemporanea italiana che leggevo, la leggerezza, l’inutilità di quelle parole, quegli scrittori tutti di sinistra all’italiana, romanzi non miei ispirati da un’educatrice troppo, troppo italiana, non mi ritrovo e non mi sono mai ritrovato, e non mi piace per niente, vivo su altre note, su altri mondi, in un universo tutto mio, multiculturale, deterritorializzato, decentrato, che trovare qualcuno con i miei stessi interessi e gusti è impresa ardua, se non impossibile… e mi ritrovo così a essere me stesso, finalmente, in questa mia identità distante anni luce dagli altri, da tutto, e le parole quasi non mi escono più, le tengo per me, e non credo mai di trovare una persona con cui potermi aprire, tutto rimane sigillato, ermetico, distante anni luce… e quando credevi che Ana fosse dimenticata eccola riapparire in sogno, con la sua carica erotica, in un sogno dove lei viveva a casa mia, e alle 21:37 di sera non era ancora tornata, lei e la sua libera vita, lei che fumava sigarette e le buttava per terra nella mia stanza, in un viavai di gente e persone, come in un casino, vita completamente sbandata e libera, che l’email che diceva che quella spiritualità alternativa non mi interessava più era la via d’uscita da sensazioni passeggere e inutili, se non fosse per quando sei sul lavoro, e allora lì un po’ di disciplina dello spirito ti serve, per il resto no, forse solo per evitare i tilt dell’anima, gli alcolismi eccessivi, l’idolo dell’erotismo che nella notte e nel sogno si ripresentava, riportandomi alla memoria anche un’altra ragazza, quella Lorusso compagna di banco, la più figa tra tutte le ragazze, la più stupida, in un sogno erotico che quasi mi chiedo perché più di sette anni fa non ci provavo, non le dicevo niente, ma allora c’era Andra, ed era un’altra storia, io che forse mi dovevo ancora riprendere dal ricovero, dopo due anni, io che mi sentivo religioso ebraico, io che ancora l’orgia di sensazioni albanesi e dell’Est le dovevo ancora provare, Alina, Xhuliana, Leida, Ana, ancora non c’erano state, e ritornando indietro qualche parola in più l’avrei detta a Lorusso, che nel sogno mi appariva come una compagna, compagna erotica, compagna di relazioni, che allora anche non la volevo perché neanche maggiorenne, quinta superiore, e pensare che Franza mi chiedeva perché, che differenza fa l’età? 897 altre parole

Visioni

Combattente

Ho parlato con persone che ridevano contente

Nonostante questa vita le ha distrutte totalmente

Annientando le speranze, dando fine ai loro sogni

Combattendo a denti stretti per il resto di sti giorni.

THE DREAMER – FF

Aforismi